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Coppola Motta - Appunti di finanza aziendale: glossario economico e finanziario

Banca centrale europea (BCE)

La Banca centrale europea (BCE) è stata inaugurata il 30 giugno 1998. Dal 1° gennaio 1999 essa ha il compito di dare attuazione alla politica monetaria europea definita dal Sistema europeo di Banche centrali. Concretamente gli organi decisionali della BCE (Consiglio direttivo e comitato esecutivo) dirigono il sistema europeo di Banche centrali (SEBC) il cui compito è di gestire la massa monetaria, di condurre operazioni di cambio, di detenere e gestire le riserve ufficiali di cambio degli Stati membri e di provvedere al buon funzionamento dei sistemi di pagamento. La BCE succede all'Istituto monetario europeo (IME).

Basilea II

Attualmente il sistema creditizio italiano è interessato da un ulteriore sviluppo che deve essere considerato per analizzare i possibili impatti sull'erogazione dei prestiti alle PML. L'adozione dei sistemi di rating interno come strumento per il vaglio del merito di credito. Le proposte pubblicate nel gennaio 2001 dal Comitato di Basilea per una nuova regolamentazione dell'adeguatezza patrimoniale delle banche, e che entreranno in vigore nel 2004, presentano numerose e rilevanti novità, le quali mirano a realizzare una più stretta corrispondenza tra i requisiti patrimoniali e i profili di rischio delle banche nonché a incentivare l'adozione di più efficaci sistemi di controllo e gestione dei rischi.

Rispetto al primo Accordo del 1988, le principali modifiche riguardano la misurazione del rischio di credito attraverso l'approccio del rating interno. Si tratta di un approccio standardizzato alla valutazione del merito di credito, in quanto basato su procedure algoritmiche che formulano un giudizio sintetico di affidabilità applicando parametri predefiniti ai valori soggettivi riferiti a un singolo prenditore. In questo modo, rispetto alle attuali procedure di valutazione, l'attenzione si sposta sulle caratteristiche del debitore desumibili da dati ufficiali, interni o esterni all'azienda di credito; la stessa dimensione aziendale diviene un parametro per l'assegnazione della classe di rating. Un simile approccio rigidamente strutturato non può non ridurre di conseguenza la discrezionalità del valutatore nella concessione dei prestiti e favorire il minore scostamento fra merito di credito effettivo e i prestiti concessi.

L'effetto principale della normativa in esame sull'attività bancaria è una maggiore conoscenza, prudenza e responsabilità che la banca deve possedere nel concedere credito. In effetti, la normativa, inquadrando il rischio ben oltre il pur importante aspetto dei requisiti patrimoniali, come un vero e proprio fattore produttivo (quindi un input delle funzioni produttive della banca), esige cambiamenti strategici ed organizzativi all'interno della banca in modo da focalizzare risorse e attenzione su una politica del rischio. Così, se finora la rischiosità del cliente da finanziare ha effetto solo sul tasso, ovvero sulle condizioni da applicare al finanziamento, e non ha al momento della concessione dei credito alcun effetto diretto sul patrimonio della banca la quale sopporterà una perdita nel caso si verifichi successivamente l'insolvenza del cliente, adesso a fronte della normativa Basilea 2 la banca al momento stesso della concessione dei credito dovrà valutare l'assorbimento di capitale che potrà impegnare nel caso negativo dell'insolvenza.

Per quanto attiene agli effetti della normativa sull’erogazione di finanziamenti alle PMI è prevedibile che l'adozione da parte delle banche di sistemi di rating interno potrà condurre a criteri di valutazione più oggettivi, che premieranno le imprese che oggi soffrono fenomeni di razionamento a causa della loro incapacità di esporre efficacemente i propri punti di forza ai fini del vaglio del merito creditizio e perché appartenenti a questa fascia dimensionale, mentre saranno penalizzate quelle imprese che riescono a ottenere finanziamenti in misura o a condizioni più favorevoli di quanto sarebbe giustificato dalle proprie condizioni oggettive, in virtù della capacità di gestire le relazioni con la banca grazie alla tradizione e alla notorietà vantata sulla piazza.

BEI (Banca Europea per gli Investimenti)

Creata nel 1958 in ambito comunitario per contribuire allo sviluppo equilibrato e stabile dell’Europa comunitaria; raccogliendo capitali sul mercato. Finanzia opere infrastrutturali ed investimenti privati sia in ambito comunitario che extracomunitario.

Bilancia dei pagamenti

Insieme dei conti nei quali vengono registrate tutte le operazioni economiche che attraversano le frontiere di un paese e che sono effettuate dagli operatori residenti, enti ed istituti internazionali. Essa dà una visione sintetica e completa dei rapporti economici internazionali di un paese, in un dato periodo di tempo. Si compone di diverse parti:

  • Bilancia delle partite correnti: Questo conto si suddivide a sua volta in diverse componenti delle quali la principale è la bilancia commerciale, che registra tutte le importazioni (entrata) ed esportazioni (uscita) di merci. Il saldo della bilancia commerciale è importante per due motivi: esso indica il grado di competitività di un paese rispetto agli altri; alternativamente può indicare il grado di dipendenza di un paese dall’economia degli altri.
  • Il conto analogo per i servizi è intitolato conto delle partite invisibili.
  • Altra componente fondamentale della Bilancia dei pagamenti è il conto dei movimenti di capitale. Questo registra tutti i flussi di valuta necessari per realizzare degli investimenti all’estero. In particolare si possono avere investimenti esteri diretti (per esempio, per la costruzione di una fabbrica all’estero) o investimenti finanziari (acquisto di titoli obbligazionari ed azioni, prodotti derivati). In entrambi i casi occorre trasferire dei capitali da una nazione all’altra. Questa voce è tanto fondamentale quanto la bilancia commerciale perché indica la capacità di un paese di attrarre capitali nazionali e stranieri, per finanziare la crescita economica.
  • In particolare un segno negativo dei movimenti di capitale indica che c’è un deflusso di denaro verso l’estero (e questo è quanto accade in Italia, per esempio, negli ultimi anni), mentre un segno positivo registra un afflusso di risorse finanziarie dall’estero, e quindi anche un’accresciuta dipendenza degli investimenti interni da operatori stranieri. Una più dettagliata scomposizione delle risorse finanziarie in debiti di breve e lungo termine permette di valutare la stabilità degli investimenti realizzati all’interno del paese.
  • Tralasciando la componente di natura prettamente tecnica di errori ed omissioni, un’altra parte importante è costituita dalle riserve ufficiali. Queste sono costituite dalle attività (valute o altre attività finanziarie) estere detenute dalle banche centrali a salvaguardia dell’economia nazionale. La variazione delle riserve ufficiali corrisponde al saldo algebrico delle altre tre parti; perciò il saldo della bilancia dei pagamenti indica la differenza dei pagamenti che deve essere coperta dalle operazioni della Banca Centrale, e quindi il grado di esposizione delle Autorità monetarie nazionali rispetto ai mercati internazionali.

Capital gain

Guadagno derivante dalla cessione o dalla vendita di azioni, titoli o diritti a queste riconducibili. Anche i guadagni dei prodotti derivati rientrano in questa categoria. In Italia, il regime tributario del capital gain prevede solo un’imposta sostitutiva con due aliquote del 12% o 27%. Ma con una particolarità: chi opera direttamente sul mercato valutario non è sottoposto a tassazione; se, invece, lo fa per conto di un fondo di investimento, i detentori di una quota del fondo vedranno i propri guadagni tassati.

La centrale dei bilanci

È un sistema informativo nato dalla partecipazione volontaria delle banche italiane ad una società di capitali, denominata "Centrale dei Bilanci s.r.l. - Società per gli Studi Finanziari", allo scopo di consentire alle aderenti ed anche a terzi, previo sostenimento di costi di consultazione, di ottenere informazioni sulle società affidate dal sistema attraverso la riclassificazione, su base triennale, dei bilanci ufficiali delle stesse e l'analisi dei principali rapporti e margini di natura reddituale, finanziaria e patrimoniale. Sotto quest'aspetto la Centrale dei bilanci offre le stesse informazioni che altri sistemi di analisi di bilancio sono in grado di offrire evitando che la riclassificazione venga fatta dalla stessa società che accede alla consultazione. In più, però, la Centrale dei bilanci, contando su un archivio di dati con serie storica dal 1982 e relativi ad un insieme di oltre 37.000 società, è in grado di fornire significativi confronti settoriali, fra le performances dell'impresa consultata e quelle medie di appartenenza del settore considerato.

Tuttavia l’utilizzo di tale sistema informativo è diffuso soprattutto fra le banche medio-grandi, mentre molte banche cosiddette "locali" preferiscono utilizzare sistemi centralizzati per la valutazione del merito di credito che comportano minori costi di istruttoria, tenendo conto del resto che esse potrebbero anche farne a meno grazie ai vantaggi informativi di cui già godono per il loro forte radicamento sul territorio.

La centrale dei rischi

Costituisce un servizio accentrato di informazioni sui rischi bancari che, a differenza della Centrale dei bilanci, è gestito su base obbligatoria. Essa, istituita nel 1962 dal CICR e gestita fin d'allora dalla Banca d'Italia nell'interesse dell'intero sistema creditizio italiano, permette di verificare se il soggetto che richiede un affidamento dispone già di linee di fido presso altri istituti. In base alle norme che regolano il servizio, le dipendenze di tutte le banche sono tenute a segnalare mensilmente alla Centrale dei rischi le posizioni della clientela affidata. In particolare suddetto obbligo di segnalazione sussiste per tutti i rapporti di affidamento che presso la banca segnalante raggiungono o superano 150 milioni di lire e, inoltre, per tutti i crediti "in sofferenza" di qualunque importo.

Queste comunicazioni consentono alla Centrale di conoscere per ciascun cliente la sua posizione globale di rischio presso l'intero sistema bancario: il cumulo dei fidi accordati e utilizzati, l'esistenza e l'ammontare di un eventuale sconfinamento dai limiti del fido accordato, l'esistenza di eventuali azioni legali nei confronti dei cliente a causa di crediti bancari non rimborsati. Le stesse singole banche hanno la possibilità di usufruire in qualsiasi momento delle informazioni gestite dalla Centrale dei rischi, per la propria politica di marketing, per l'istruttoria delle pratiche di fido, per il controllo degli affidamenti in essere e per la loro eventuale revisione. In questo modo esse possono soprattutto cautelarsi dai cosiddetti fidi multipli, cioè un complesso di fidi accordati da più banche ad un medesimo nominativo senza che ne siano a conoscenza.

La Centrale dei rischi è, quindi, una fonte informativa preziosissima, anche alla Banca d'Italia, che da essa trova importanti informazioni sulla situazione e sull'andamento della domanda di credito da parte del sistema economico nel suo complesso, delle sue singole componenti geografiche, settoriali e dimensionali e delle singole banche che in esso operano. Tuttavia l'utilizzo dei dati della Centrale dei rischi soffre di alcune limitazioni derivanti però non dallo strumento in sé ma dalla prassi bancaria in materia di valutazione del merito creditizio. Infatti, il solo fatto che il soggetto potenziale cliente sia fra quelli censiti per un preesistente rapporto di affidamento presso il sistema costituisce, nella prassi bancaria italiana, motivo di rassicurazione per il finanziatore, il quale è spinto irrazionalmente a fidarsi della valutazione fatta da altri prima di lui, risparmiando così anche costi di proprie valutazioni. Ciò ha portato di conseguenza a ritenere che l'assenza dall'anagrafe della Centrale dei rischi, per le PMI in particolare, giustifichi i mancati affidamenti e soprattutto le non approfondite valutazioni del merito creditizio da parte delle banche.

CIPE

Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, istituito con la legge 48/67, è un organo di direzione in campo economico e finanziario; oltre a competenze generali in materia di programmazione economica esso svolge un ruolo importante per quanto attiene le politiche per le aree depresse.

Consensus

Il "Consensus" è un accordo informale stipulato in sede OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nel 1976 e riguarda le forniture con regolamento dilazionato oltre i due anni, assistite da garanzia assicurativa e/o agevolazioni finanziarie statali. Gli Stati contraenti hanno inteso limitare la concorrenza tra i Paesi industrializzati orientati, talvolta, a concedere eccessive dilazioni di pagamento e facilitazioni ai Paesi in via di sviluppo.

Elemento portante dell'accordo internazionale è la fissazione di una matrice di tassi minimi (ora completamente soppiantata dai tassi CIRRS - tassi d'interesse di riferimento commerciale, variabili mensilmente - poi EUROCIRRS) e di durate massime delle dilazioni di pagamento concesse agli acquirenti esteri, il cui rispetto viene considerato vincolante da parte dei Paesi aderenti ai fini della concessione degli interventi di sostegno. In particolare si richiede:

  • La fissazione di un tasso d'interesse a carico della parte acquirente non inferiore ai livelli minimi stabiliti;
  • La riscossione di una quota di pagamenti anticipati e/o contestuali non inferiore al 15% del valore della fornitura, mentre l'85% dovrà essere dilazionato oltre i 24 mesi;
  • Rimborsi del credito in rate al massimo semestrali, comprensive di capitale in rate uguali ed interessi computati sul debito residuo (quindi in rate decrescenti);
  • Data di scadenza della prima rata non superiore a 6 mesi dalla data di partenza del credito;
  • I periodi massimi consentiti del rimborso sono stabiliti in sede OCSE, secondo la categoria di appartenenza del Paese interessato (Ia cat. paesi relativamente ricchi: 5 anni, IIa cat. paesi relativamente poveri: 10 anni).

EURIBOR (Europe Interbank Offered Rate)

È il tasso che dal 30 dicembre 1998 sostituisce il RIBOR. È rilevato giornalmente alle ore 11.00 (ora dell’Europa Centrale) dal Comitato di gestione dell’Euribor (Euribor Panel Steering Committee) secondo il criterio giorni effettivi/360 e diffuso sui principali circuiti telematici. Il panel di riferimento per la rilevazione, è formato dalle 57 maggiori banche europee.

Euro

Dal 1° gennaio 1999 è la moneta unica dell’Unione Europea. A differenza dell’Ecu, non si tratta di un paniere di valute ma di una moneta di pieno diritto, con tassi di conversione fissati irrevocabilmente nei confronti delle singole monete nazionali.

Financial advisor

È il consulente finanziario incaricato dell’esame e della strutturazione finanziaria dell’iniziativa su cui si intende applicare il project financing.

Finanziamento in pool

Prestito concesso al debitore da un gruppo di banche e coordinato da una di esse (Capofila) che agisce in nome di tutte.

Fondi comuni di investimento

I fondi comuni d’investimento sono fondi istituiti nell’interesse dei soci partecipanti e gestiti da società specializzate in tale attività e dotate di specifici requisiti (società di gestione del risparmio). Le somme versate dai partecipanti sono investite da dette società di gestione in strumenti finanziari, crediti ed altri beni mobili o immobili, secondo quanto specificato da un apposito regolamento del fondo. Tra questi strumenti finanziari rientrano anche i prodotti derivati. In Italia sono stati istituti con una legge del 1983 e hanno contributo ad accrescere il volume di investimenti da parte di speculatori propensi a rischiare molto per guadagnare di più.

Gettito fiscale

Per gettito fiscale si intende l’ammontare delle risorse che lo Stato raccoglie con imposte e tasse. Tali risorse sono poi utilizzate, tra le altre cose, per la spesa pubblica. Una caratteristica importante del sistema tributario è la progressività: un’imposta si dice progressiva quando la sua aliquota media (il rapporto tra quanto il contribuente è tenuto a pagare e la base imponibile) è crescente al crescere della base imponibile. La progressività è uno degli strumenti tramite i quali lo Stato può ridistribuire ricchezza, soprattutto con la tassazione diretta.

Tuttavia nel corso del tempo in Italia la situazione si è evoluta in maniera poco chiara, perché è notevole lo squilibrio tra l’eccessiva imposizione sui redditi e il troppo lieve trattamento dei patrimoni e capital gains, con effetti disincentivanti per le attività produttive. Infatti una percentuale di poco superiore al 6% del totale del gettito fiscale è dovuta alle imposte sui capital gains.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/09 Finanza aziendale

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