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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.La scelta degli investimenti 23-04-07

Gli investimenti che si vanno a realizzare devono pertanto garantire il sufficiente margine di

sicurezza ,anche al verificarsi di eventi parzialmente negativi onde assicurare che il rendimento

atteso si collochi in un intervallo di valori accettabili.

Queste considerazioni sono particolarmente importanti per progetti di grandi dimensioni e di lunga

durata ,come avviene per le operazioni di Project financing di cui parleremo in seguito.

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COPPOLA MOTTA –Appunti di finanza aziendale.Il business plan 23-04-07

Il business plan

La struttura del business plan

Il business plan è il piano predisposto da una impresa per documentare e supportare un proprio

progetto di investimento, tramite l’uso di analisi e prospetti informativi descrive le caratteristiche

industriali, commerciali e finanziarie del progetto nonché la sua redditività.

In altri termini il business plan è un documento nel quale le decisioni in merito alle aree di affari

in cui l’azienda intende concentrarsi vengono formalizzate e tradotte in specifici programmi

d’azione per il periodo di riferimento, dopo un’attenta analisi della situazione interna ed esterna,

tesa a valutare le effettive possibilità di realizzazione del piano con risorse umane e finanziarie di

cui l’azienda dispone o può disporre. I destinatari del piano possono essere diversi :

ƒ il manegement dell’impresa;

ƒ i finanziatori o le banche;

ƒ gli azionisti o i soci;

ƒ gli enti erogatori degli incentivi pubblici.

Non esiste quindi un unico business plan per lo stesso investimento ,in quanto la struttura della

documentazione e le relative analisi risentono del destinatario delle informazioni e pertanto vanno

finalizzate all’utente. Inoltre la complessità è strettamente rapportata alla dimensione e al tipo di

investimento, per cui per investimenti di piccole dimensioni esistono business plan piuttosto

semplificati. Particolare elaborazione richiedono i business plan per la creazione di impresa in

quanto in questo caso l’investimento è la stessa impresa. Nel caso di piani predisposti per l’accesso

agli incentivi pubblici le informazioni da fornire sono definite dalla legge e dai regolamenti.

Le prime due fasi del processo di programmazione (definizione degli indirizzi e definizione

dell’investimento) rappresentano i momenti fondamentali dell’analisi del piano, che in modo

analitico possono essere elencate le seguenti fasi:

− analisi delle caratteristiche generali del mercato;

− analisi delle caratteristiche dei mercati di specifico interesse;

− valutazione dell’area di insediamento della struttura (qualora il progetto prevede la costruzione

di un edificio);

− progettazione delle caratteristiche tecniche del progetto;

− analisi finanziaria;

− analisi economica.

Il business plan prende quindi in considerazione tutti gli elementi (di mercato, tecnici,

organizzativi, finanziari ed economici) necessari per poter decidere se arrivare oppure o no alla

effettiva progettazione e realizzazione dell’iniziativa.

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COPPOLA MOTTA –Appunti di finanza aziendale.Il business plan 23-04-07

Aspetti tecnico-organizzativi

La valutazione degli aspetti tecnico-organizzativi rappresenta il momento critico del business

plan, in quanto condiziona fortemente le successive analisi finanziarie ed economiche. In particola

gli aspetti che vengono presi in considerazione sono i seguenti:

− la localizzazione;

− la struttura fisica dell’impianto;

− le caratteristiche tecniche (impianti ecc.);

− il grado di specializzazione;

− la categoria e la qualità dei servizi;

− la gamma e quindi il grado di concentrazione dei servizi;

− il personale.

Ciascuno degli elementi summenzionati va attentamente considerato anche in funzione della loro

incidenza sui seguenti fattori:

− costi di investimento;

− costi di gestione;

− costi di manutenzione;

− flessibilità gestionale.

Esempio : Piano degli investimenti a lungo termine della Soc. Delta S.p.A.

Descrezione del bene Quantità Costo Costo Coeff. Amm.

unitario compl.vo

Gru a torre h 16 b 21 q 1 20.000.000 20.000.000 10%

600

Impastatrice 350 lt 2 500.000 1.000.000 15%

Ponteggi 1.000 mq. 10.000 10.000.000 10%

Puntelli a vite 100 15.000 1.5000.000 15%

Pala meccanica 2 35.000.000 35.000.000 20%

Autocarro 1 45.000.000 45.000.000 20%

...............

Costo totale impianti 126.000.000

tecnici

L’analisi della domanda

Sinteticamente, nel corso dell’elaborazione del business plan, l’analisi della domanda richiede

l’espletamento delle seguenti fasi:

− identificazione e analisi puntuale dei segmenti di mercato;

− identificazione dei bisogni e delle esigenze di ciascuno dei segmenti individuati;

− individuazione del trend di ciascun segmento a livello generale e a livello di area in cui l’impresa

opera;

− identificazione della concorrenza per tipo di segmento;

− analisi della rispondenza dei propri servizi alle esigenze di mercati obiettivo;

− assunzione delle decisioni per ciascun segmento.

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COPPOLA MOTTA –Appunti di finanza aziendale.Il business plan 23-04-07

L’identificazione dei segmenti, dei bisogni e delle decisioni, nonché le analisi dei principali trend

del mercato, consentono di effettuare le scelte relative ai segmenti da privilegiare rispetto ad altri

e/o modificare in tempo utile le scelte effettuate in passato per sviluppare nuove aree di affari o per

potenziare altre.

L’analisi dell’ambiente esterno

L’analisi dell’ambiente socio-economico, ma anche politico, tecnologico che caratterizza sia le

aree di provenienza della domanda che quelle di localizzazione dell’offerta assumono una

fondamentale importanza, in quanto consentono di capire l’evoluzione dei trend del mercato in

generale.

L’ambiente presenta continue opportunità e continue minacce che, devono essere valutate ai fini

di saper cogliere le prime ed evitare o quantomeno ridurre le conseguenze negative che le seconde

possono apportare.

Le opportunità sono determinate da favorevoli situazioni ambientali, come ad esempio un forte

aumento della domanda di particolari segmenti, avvenimenti particolari che favoriscono la

promulgazione di leggi di finanziamento ecc..

Le minacce sono invece determinate da situazioni sfavorevoli, come crisi economiche, forti

mutamenti nei tassi di cambio che comportano una sensibile rivalutazione della moneta del paese in

cui è localizzata l’azienda rispetto a quelle dei paesi di provenienza della domanda estera ecc..

L’analisi della concorrenza

L’analisi della concorrenza è un aspetto di vitale importanza nella elaborazione del business

plan. I principali elementi da prendere in considerazione sono:

− il numero delle imprese concorrenti nell’area in cui è localizzata l’impresa;

− la localizzazione;

− i segmenti di mercato su cui operiamo;

− le quote di mercato potenziali (fair share) e reali;

− la gamma di servizi offerti;

− il posizionamento, sia a livello globale di impresa che a livello dei singoli servizi (valutazione

dei minus point e dei plus point della concorrenza).

Naturalmente, non tutte le imprese operanti nell’area sono da considerare imprese concorrenti, ma

solo quelle che operano sugli stessi segmenti di mercato.

La localizzazione

Nello studio di una nuova iniziativa una scelta fondamentale è quella relativa alla localizzazione

dell’edificio. Nell’effettuare questa scelta occorre tener conto dei seguenti aspetti: a) caratteristiche

geomorfologiche del terreno; b) caratteristiche funzionali della zona (area urbana, agricola,

industriale); c) ubicazione specifica dell’impianto (centro storico, centro direzionale ecc.) d) livello

di infrastrutture esistenti.

La valutazione degli elementi è di fondamentale importanza in quanto essi incidono, sui costi di

investimento, di gestione, di manutenzione e sulla flessibilità spazio-temporale dell’azienda.

In pratica l’investimento per la realizzazione di una struttura varia non solo in funzione alle

dimensioni, ma anche in funzione della quantità di area necessaria e del luogo ove la struttura deve

sorgere.

Parimenti l’investimento per il terreno sarà più elevato in un centro urbano che non in una zona

lontana da aggregati urbani. 3

COPPOLA MOTTA –Appunti di finanza aziendale.Il business plan 23-04-07

I costi di manutenzione risulteranno in genere più elevati se in fase di costruzione sono stati

impiegati materiali scadenti o sono state effettuate lavorazioni di bassa qualità.

Le caratteristiche strutturali

Le caratteristiche strutturali dell’edificio o dell’ opificio vanno definite con riferimento ai seguenti

elementi:

− quantità di area edificabile disponibile;

− tipologia funzionale;

− impianti di cui deve essere dotato;

− qualità e quantità dei servizi.

L’analisi della situazione interna

L’analisi della situazione interna consente di valutare, tenuto conto delle altre analisi compiute,

le capacità operative dell’impresa e quindi di poter fissare obiettivi realisticamente raggiungibili con

le risorse di cui si dispone.

Pertanto, determinati l’ubicazione, il tipo di struttura, la gamma dei servizi, gli impianti necessari e

tutti gli altri aspetti che compongono il preventivo tecnico, si può passare alla formulazione

dell’analisi finanziaria, i cui scopi sono:

ƒ prevedere l’entità del fabbisogno necessario per la costituzione, l’organizzazione, e

l’avviamento dell’impresa;

ƒ individuare le possibili forme di finanziamento;

ƒ valutare il ritorno degli investimenti.

La previsione del fabbisogno finanziario deve tener conto della distinzione tra fabbisogno

relativo agli investimenti a lungo ciclo di utilizzo (immobili, arredi, attrezzature ecc.), fabbisogno

relativo agli investimenti a breve ciclo di utilizzo (stampanti, materie prime ecc.) e grado di

liquidità da dare per affrontare il periodi gestione.

Gli investimenti a lungo termine risultano naturalmente più elevati se si tratta di costruire ex

novo l’impianto, rispetto a quelli da sostenere in caso di ristrutturazione di un impianto già

esistente.

Una previsione del fabbisogno finanziario limitata ai soli investimenti a medio-lungo termine

risulterebbe errata, in quanto essa si troverebbe nell’impossibilità di avviare la gestione, se non

ricorrendo a successivi indebitamenti o a nuovi conferimenti dell’imprenditore o dei soci, a meno

che non vi sia l’intenzione iniziale di affidare la gestione dell’esercizio.

Il fabbisogno finanziario relativo agli investimenti in fattori a breve ciclo di utilizzo e

all’avviamento della gestione va previsto tenendo in debita considerazione il ciclo di ritorno di

questa parte del capitale.

Forme di finanziamento

Definita l’entità complessiva del fabbisogno finanziario, occorrerà individuare le possibili forme di

finanziamento distinguendo in primo luogo fra risorse esterne e quelle interne.

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COPPOLA MOTTA –Appunti di finanza aziendale.Il business plan 23-04-07

Gli scenari possibili sono tanti; essi vanno da una situazione ottimale in cui l’imprenditore o i soci

sono in grado di soddisfare l’intero fabbisogno finanziario a una opposta che vede un forte

squilibrio fra risorse proprie e risorse esterne, con un maggior peso verso queste ultime.

Occorre perciò fare molta attenzione al rapporto tra risorse finanziarie interne e risorse finanziarie

esterne: non è raro il caso di imprese che pur, in presenza di un livello non particolarmente elevato

di produzione, presentano risultati economici positivi in assenza di particolari oneri finanziari; e di

imprese che al contrario pur registrando produzioni elevate chiudono i bilanci con scarsi utili se non

addirittura in perdita, a causa proprio di uno squilibrato rapporto tra fonti interne ed esterne.

Perciò, formulare un piano finanziario ad hoc vuol dire in primo luogo individuare e stabilire un

corretto rapporto tra mezzi propri e risorse esterne, fra indebitamento a breve e indebitamento a

medio-lungo termine; vuol dire anche valutare la possibilità di ricorrere ad altre forme di

finanziamento come il leasing finanziario (mobiliare o immobiliare) e al lease-back in alternativa ad

un eccessivo indebitamento.

Fabbisogno finanziario

Spese di impianto 20.000.000

Capitale per l’acquisto degli impianti 126.000.000

tecnici

Capitale per l’acquisto di beni ad uso 10.000.000

amministrativo

Fabbisogno finanziario per l’acq. di 156.000.000

impianti tecnici e amm.vi

Capitale per l’acquisto di beni e servizi 200.000.000

per la costruzione da effettuare

Totale fabbisogno finanziario 356.000.000

Disponibilità finanziarie

Capitale proprio 250.000.000

Capitale terzi 106.000.000

Totale disponibilità finanziaria 356.000.000

Da quanto detto, si desume che nel valutare le possibilità di finanziamento gli scenari possibili sono

diversi, si possono cioè avere più mix di finanziamenti ed ogni alternativa ha implicazioni diverse

sulla struttura finanziaria dell’impresa e sulla futura gestione. In ogni caso è necessario disporre di

una quantità minima di mezzi propri sia in relazione alle richieste dei finanziatori che non

assumerebbero il rischio qualora lo stesso imprenditore non dimostri una determinata volontà di

investire sue risorse , sia in relazione alle leggi di incentivazione che prevedono una quantità

minima di mezzi propri (ad esempio la legge 488/92 prevede una quantità di mezzi propri pari al

30% dell’investimento). 5

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.il rapporto banca impresa 23-04-07

IL RAPPORTO IMPRESA BANCA

Un problema cruciale che si presenta nelle imprese è il rapporto con l’ente finanziatore , in particolare la

banca ,in quanto tale relazione può condizionare sia il ricorso alle diverse formule finanziarie sia le

condizioni di costo delle fonti di finanziamento.

La richiesta di qualsiasi finanziamento è sottoposta a un esame, detto istruttoria, che tende a valutare la

capacità di credito dell’impresa e quindi il suo merito creditizio. L’istruttoria che può essere più o meno

semplificata esamina i seguenti aspetti dell’impresa:

ƒ la struttura giuridica e organizzativa;

ƒ mercati di riferimento;

ƒ situazione economica, finanziaria e patrimoniale attuale e prospettica;

ƒ le capacità professionali e manageriali dell’imprenditore e dei quadri direttivi.

ƒ I programmi di investimento

L’analisi viene condotta non solo considerando la storia dell’impresa e il suo andamento nel tempo, ma

anche in termini prospettici in quanto il rimborso di quanto ricevuto avverrà nel futuro e pertanto dovrà

essere valutata la capacità di reddito attuale ma anche quella prospettica.Particolare cura viene posta

nell’esame dei bilanci sia storici che previsionali e dei flussi finanziari, nonché agli aspetti

organizzativi.Sulla base delle analisi svolte dal finanziatore l’impresa ottiene un fido che potrà essere

utilizzato per le sue operazioni finanziarie. Inoltre saranno definite le condizioni contrattuali ,la forma tecnica

di utilizzo (apertura di credito, mutui, sconto, ecc.) ed eventuali garanzie reali o personali, volte a rafforzare

l’obbligazione assunta dall’azienda nei confronti della banca.

Nel rapporto banca impresa è molto importante ridurre le asimmetrie informative, dovute a informazioni

incomplete fornite dall’impresa ,che altrimenti potrebbero alterare il giudizio di credito ,con conseguenze

negative sia in termini di maggiori costi ,garanzie e quantità di credito concesso. Questo problema si presenta

frequentemente per le aziende di medie e piccole dimensioni sia per una non buona organizzazione contabile

e finanziaria sia per un comportamento imprenditoriale non orientato alla trasparenza.

Bisogna distinguere fra la valutazione per la concessione di credito a breve effettuata dalla banca e quella

relativa al medio e lungo termine.Nel primo caso essendo il credito bancario richiesto per integrare il capitale

circolante dell’impresa saranno valutati tutti gli aspetti gestionali ordinari dell’azienda che possono

assicurare nel breve la restituzione di quanto prestato o un rigiro finanziario che permetta in un gioco di

alternanze dei flussi finanziari di ripianare pro tempore eventuali squilibri di cassa.Nel secondo caso oltre

alla valutazione generale dell’impresa viene effettuata una analisi dettagliata dell’investimento da realizzare

mediante il business plan presentato dall’azienda.

Gli affidamenti concessi alle imprese dalle banche rifluiscono al di sopra di una determinata soglia (

ottantamila euro) in un sistema informativo centralizzato gestito dalla Banca di Italia ,chiamato Centrale dei

Rischi.Rifluiscono in queso sistema senza alcuna soglia i crediti in sofferenza verso le imprese.Questo

sistema serve alle banche per conoscere l’esposizione debitoria dell’impresa ,indipendentemente dalle

banche che hanno concesso il credito, e costituisce elemento di valutazione nel rapporto finanziario. Da

questo sistema di rilevazione sono esclusi il leasing e il factoring e i finanziamenti di tipo non bancario.

Una eccessiva esposizione non facilita un ulteriore accesso al credito ,ne particolari situazioni di

immobilizzo che possono originare incagli o sofferenze.Pertanto una impresa pur potendo avere rapporti con

più banche ,operando molte volte come un arbitraggista , deve aver presente quale è la sua posizione a livello

della Centrale dei Rischi.

Occorre che le imprese conoscano meglio i criteri di valutazione adottati dalle banche sia per programmare

meglio i propri investimenti sapendo di poer disporre di potenziali risorse finanziarie aggiunive,sia per

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.il rapporto banca impresa 23-04-07

gestire correttamente i rapporti in essere con il mondo finanziario a fini di evitare spiacevoli sorprese che

possono incidere negativamente sulla loro gestione.

Di seguito vengono forniti i principali metodi e criteri di valutazione adottati dal mondo bancario italiano nei

confronti del sistema imprenditoriale.Il processo di valutazione delle imprese da parte del mondo finanziario

sta subendo una profonda trasformazione sulla base dell’accordo internazionale Basilea II,che entrerà

presumibilmente in funzione nel 2006.Tale accordo comporta regole più rigide e severe nei finanziamenti

bancari e pertanto richiede e richiederà profondi cambiamenti nelle banche e nelle imprese.

Per maggiori dettagli sul sistema bancario italiano,sulla Centrale dei bilanci,sulla Centrale dei Rischi e su

Basilea II far riferimento al Glossario Economico e Finanziario

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.il rapporto banca impresa 23-04-07

L'analisi dell’impresa

Ai fini di una corretta valutazione dell’impresa, la banca deve esaminare la sua capacità reddituale

attuale e prospettica . L'analisi della redditività aziendale parte col considerare la situazione

economica alla luce dei dati esposti in bilancio ma richiede soprattutto una valutazione dei

programmi dell'impresa, della capacità imprenditoriale, dei problemi del settore di attività in cui

opera l'impresa, del suo grado di flessibilità e dei risultati economici consuntivi.Innanzitutto viene

effettuata una analisi della forma giridica dell’impresa,in quanto essa definisce il livello di

responsabilità dell’imprenditore e anche le possibilità di finanziamento.Una particolare attenzione

viene posta al mercato in cui opera l’impresa,ai suoi competitors e alla gamma dei prodotti e dei

servizi offerti.L’analisi dei risultato economico effettuata sulle sole informazioni desumibili dal

bilancio d'impresa per essere più utile deve basarsi su una riclassificazione dei conto economico a

valore della produzione e costo dei fattori della produzione di modo che siano messi in evidenza i

maggiori aspetti dell'attività aziendale, sull'evidenziazione dei componenti di reddito di natura

straordinaria, sull'analisi delle politiche di bilancio, e, laddove l'impresa richiedente fido facesse

parte di un gruppo, su un'analisí su base consolidata dei risultato economico delle imprese facenti

capo allo stesso gruppo così da defuiire il valore di credito del gruppo dato che spesso la crisi

finanziaria~ di un'impresa si accompagna a quella dell'intero gruppo o che il gruppo spesso

interviene per ragioni di immagine a sostenere l'impresa in difficoltà.La valutazione dei programmi

dell'impresa viene effettuata perché l'analisi sul bilancio consuntivo, consentendo di valutare la

flessibilità del volume ma non fornendo indicazioni circa l'econornicità di eventuali strategie di

diversificazione prodotti e di espansione che implicano cambiamenti nell'intera struttura dei costi

aziendali, è un indicatore parziale della flessibilità aziendale.Questa valutazione richiede la

presentazione, accanto al Conto economico (C.E.)dell'ultimo esercizio consuntivo, di un Conto

economico di previsione costruito, utilizzando lo stesso schema, con riferimento al primo esercizio

in cui le iniziative da intraprendere faranno emergere chiaramente il loro contributo al reddito. E'

importante poi che questo C.E. di previsione sia accompagnato da una relazione illustrativa redatta

dall'impresa e che indichi gli effetti che le iniziative da intraprendere o già intraprese avranno sui

prezzi di vendita. sui prezzi di acquisto dei fattori produttivi, sulle combinazioni produttive e sulla

dimensione dell'attività.Altro punto da valutare ai fini dell'analisi della redditività aziendale è la

capacità imprenditoriale: occorre cioè identificare le decisioni e i momenti difficili che hanno

caratterizzato la gestione d'impresa sotto la guida dell'imprenditore, alla luce della sua capacità di

intrattenere buoni rapporti con clienti, fornitori e dipendenti e delle scelte strategiche adottate.

Laddove poi ci si trovi in una fase di successione nella conduzione dell'impresa, occorrerà valutare

anche il futuro imprenditore, per quanto ciò sia difficile anche nei casi in cui, soprattutto nelle PMI,

la successione è regolarmente predisposta.

Anche i problemi del settore economico di appartenenza incidono sul giudizio circa la capacità di

reddito dell'impresa, In effetti, poiché ogni impresa ha caratteristiche uniche che la differenziano

dalle altre, sarà utile un'analisi del settore mediante indicatori di bilancio di un campione di imprese

similari ricorrendo ai dati forniti dalla Centrale dei bilanci

Il grado di flessibilità dell'impresa , cioè la sua capacità di adattarsi o confrontarsi con le mutevoli

situazioni di mercato in cui opera, rappresenta spesso il presupposto principale della redditività

futura. Per valutarlo alcuni dei fattori che la banca dovrà considerare sono: la capacità di operare

con costi fissi ridotti, di utilizzare un apparato produttivo per produzioni con caratteristiche diverse,

di ricorrere in modo variabile al fattore lavoro. l'ammontare delle risorse finanziarie a disposizione

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.il rapporto banca impresa 23-04-07

dell'impresa, il grado di addestramento della manodopera, il grado di concentrazione della clientela

e dei mercati di vendita, dei fornitori e dei mercati di approvvigionamento, e altri fattori che

condizionano lo svolgimento dell'attività imprenditoriale.

L'analisi della redditività aziendale, infine, richiede una valutazione dei risultati economici

consuntivi. Allo scopo una prima impostazione consiste nell' identificare le politiche di bilancio

che, miranti a diminuire o differire il carico fiscale e a mascherare un cattivo andamento

economico, tanto inficiano, soprattutto con riguardo alle PMI, l'analisì della reddìtività basata sui

soli indici di redditività. Per cogliere queste politiche è necessario farsi un'opinione sul fatto che il

risultato ufficiale di bilancio si collochi al di sopra o al di sotto di quello effettivo e ciò ricercando,

sulla base dell'ultimo bilancio dell'impresa, le eventuali sopravvalutazioni o insussistenze tra le

attività di bilancio, le eventuali omissioni o sottovalutazioni tra le passività e verificando i criteri

adottati nella determinazione dei componenti di reddito di competenza dell'esercizio. Utile,ma

avviene solo per imprese di determinate dimensioni, al riguardo è anche la certificazione eseguita

da società di revisione autorizzate e rilasciata solo se i valori esposti in bilancio corrispondono alle

risultanze delle scritture contabili e degli accertamenti fatti, se sono conformi alle norme per la

redazione e il contenuto del bilancio e se i fatti di gestione sono esattamente rilevati nelle scritture

secondo corretti principi contabili.Altra impostazione che, accanto a quella basata sul bilancio,

permette di valutare il risultato econonico a consuntivo è l'analisi della variazione dell'intensità di

capitale circolante netto.La nozione di c.c.n. fornita dall.analisi di bilancio, di indice della capacità

dell'impresa di far fronte nel breve termine ai propri impegni, impedisce la comprensione della

composizione delle varie voci di questa fondamentale grandezza finanziaria, da assumere invece, in

modo che sia più utile alle indagini aziendali, come misura degli effetti finanziari prodotti dalla

gestione in modo tale che le variazioni da essa subite, di volta in volta, concorrano, unitamente al

risultato economico, a configurare i fabbisogni o le eccedenze di liquidità generate dalla gestione.In

particolare l'intensità di c.c.n. è data dal rapporto tra c.c.n. e fatturato: essa sarà tanto maggiore

quanto maggiore è la durata del ciclo finanziario e perciò una più alta intensità caratterizzerà le

imprese industriali rispetto a quelle commerciali, il cui cielo finanziario manca delle fasi di

acquisizione delle materie prime e di trasformazione delle stesse in prodotti finiti.Per il fatto, poi,

che il c.c.n. può variare anche indipendentemente dall'aumento del fatturato è utile esaminare alcuni

indicatori, scomponendo il c.c.n. nella sua parte attiva (c.c. lordo) e nella sua parte passiva, e

verificare la loro evoluzione, rispetto al fatturato, su un arco di tempo di almeno due esercizi

consecutivi:

- crediti fatturato;

- scorte fatturato;

- debiti verso fornitori / fatturato.

Un incremento più che proporzionale rispetto al fatturato di queste tre voci è sinonimo di un

fabbisogno finanziario crescente. Infatti, analizzando singolarmente, lo sviluppo dei crediti sul

fatturato indica difficoltà nell'incasso, per vendite effettuate a clienti marginali o a cattivi

pagatori,oppure indica mancata svalutazione di crediti inesigibili; la crescita delle scorte sul

fatturato denuncia aspetti negativi della gestione, quali la presenza di rivalutazioni delle scorte al

solo scopo di mascherare perdite d'esercizio. a meno che l'acquisto di maggiori scorte non sia

motivato da finì speculativi; un incremento dei debiti verso fornitori segnala, infine, la presenza di

debiti scaduti che l'impresa non ha saputo fronteggiare puntualmente e quindi una situazione di

forte tensione finanziaria.

Per meglio comprendere la situazione aziendale complessiva e la natura dei fabbisogno finanziario

dell'impresa è molto importante per il finanziatore informarsi sulla natura dei nuovi investimenti

che non viene indicata nel bìlancio.La presenza di investimenti di ristrutturazione, volti ad

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.il rapporto banca impresa 23-04-07

intervenire sulle strutture produttive per combinare in modo più economico i fattorì produttivi o per

limitare la gestione ai settori più redditizi, è indice di una tensione aziendale che cerca di

migliorare la redditività ritenuta insoddisfacente. Invece, gli investimenti di ammodernamento sono

indice di vitalità dell'impresa che cerca di mantenere competitivo il suo apparato produttivo; perciò

a preoccupare maggiormente è una loro assenza. Gli investimenti di diversificazione, volti a

modificare il tipo di attività svolta dall'impresa, sia che essa si trovi in un settore maturo in buone

condizioni sia che, invece, operi in un settore insoddisfacente ricercando nuove opportunità,

comportano un alto livello di rischio, che sarà ovviamente massimo nel caso in cui l'impresa non

disponga di adeguate risorse finanziarie. Nel caso di investimenti di mera sostituzione, con

un'analisi condotta rapportando i nuovi investimenti agli ammortamenti negli ultimi tre, quattro o

cinque anni, secondo il settore di attività si cercherà di verificare che il rinnovo delle strutture

produttive avvenga tempestivamente o è differito nel tempo. Nel caso di investimenti di

ampliamento della capacità produttiva, il giudizio sarà positivo laddove l'impresa, grazie al buon

andamento della gestione, stia cercando di ampliare l'attività in corso, mentre se la situazione

economica e finanziaria dell'impresa è negativa allora tali investimenti denotano una situazione

aziendale difficile in cui viene impiegata una strategia di sviluppo ad alto rischio.

Ai fini della valutazione della capacità di rimborso, il finanziatore non può che considerare

positivamente l'esistenza di un ultimo tipo di investimenti, quelli finanziari, riguardanti disponibilità

in conti bancari attivi, titoli per impiego temporaneo di disponibilità, finanziamenti accordati a

terzi, scorte eccedenti il fabbisogno, terreni, irrimobili civili, partecipazioni in imprese che

svolgono attività non congìunte, macchinari e altri beni strumentali non utilizzati nel processo

produttivo. Questo perché tra le situazioni che comportano una riduzione dei debiti di

finanziamento, e quindi capacità di rimborso, troviamo la liquidazione delle attività,

l'autofinanziamento, la ricapitalizzazione per cassa e i disinvestimentí, i quali sono correlati

appunto all'esistenza di investimenti finanziari.

L'analisi per indici di bilancio

L'analisi per indici di bilancio è un procedimento di elaborazione usato per facilitare l’

interpretazione dei dati contenuti nel bilancio partendo da una riclassificazione dei due prospetti

contabili che lo compongono per poi, in secondo momento, costruire i cosiddetti "Indici di

bilancio-financial ratios", cioè rapporti o differenze tra i valori contenuti nel bilancio e legati tra

loro da relazioni logiche.Lo schema dello stato patrimoniale riclassificato si propone di evidenziare

l'entità e la composizione dell'investimento globale nei vari business e l'entità e la composizione

dei mezzi di finanziamento attinti per coprire il fabbisogno generato da tale investimento, nonché

di avere una visione immediata delle correlazioni reciproche.Per rappresentare tali grandezze viene

seguito il criterio finanziario, per cui l'attivo è visto come impieghi e il passivo patrimoniale come

fonti degli impieghi sono classificati secondo il grado di liquidità, cioè la loro attitudine a

tramutarsi in forme monetaria nel breve periodo, in:

• attivo consolidato;

• attivo corrente.

Il totale degli impieghi esprime la misura del capitale investito, ovvero il fabbisogno finanziario

d'impresa al momento della formazione del bilancio,fabbisogno che deve essere coperto dalle

fonti di finanziamento.Le fonti sono classificate in funzione del loro grado di esigibilítà, cioè la

loro esigenza a dar luogo ad una uscita monetaria nel tempo. Risultano quindi formate da:

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.il rapporto banca impresa 23-04-07

• capitale proprio (o patrimonio netto);

• capitale di terzi, distinto, a sua volta, in base alla scadenza in:

• passività correnti;

• passività consolídate'.

Il totale delle fonti è il capitale di finanziamento che,ovviamente, coinciderà con il capitale

investito.I principali indicatori della struttura finanziaria d'impresa che interessano ai fini

valutativi sono:

• il grado di indebitamento

• gli indici di posizione dì liquidità.

L'indebitamento può essere misurato in modi diversi, tutti comunque miranti ad evidenziare in che

rapporto stanno tra loro le fonti di finanziamento strutturali, cioè il capitale proprio e i debiti

finanziari. L'indice più frequentemente usato allo scopo è: debiti o capitale di credito/capitale

proprio, che segnala quanto un'impresa è indebitata su ogni euro di capitale di rischio .Esso è

importante per identificare il volume di capitalizzazione e sottocapitalizzazione dell'impresa. Infatti

raggiunta una certa soglia K l'impresa è considerata sottocapitalizzata, cioè con capitale minore

rispetto a quanto le occorrerebbe per la gestione. Ciò per l'impresa comporta:

1. minore autonomia, tendendo a dipendere esclusivamente da terzi per la proprio vita aziendale

(indice di indipendenza finanziaria = capitale proprio/capitale investito);

2. debole capacità dì credito: essendo l'indice di indebitamente una misura di garanzia nei

confronti dei creditori, quanto più il suo valore sarà elevato tanto più diventa critica la solvibilità

a lungo termine dell'impresa, ovvero la sua capacità a remunerare e rimborsare i prestiti ottenuti.

Da non trascurare è anche il fatto che l'indebitamento possa riflettersi in una maggiore o minore

redditività del capitale proprio attraverso il meccanismo della leva finanziaria.

Gli indici della posizione di liquidità mirano ad accertare l'attitudine dell'impresa a realizzare un

equilibrio finanziario, cioè la sua capacità di far fronte con regolarità ai propri impegni finanziari a

mano a mano che giungono a scadenza contando sul ritorno in forma liquida dell'attivo corrente. Un

primo indice è il current ratio dato dal rapporto:

attivo corrente /passività correnti.

Solo se superiore all’unità o a un determinato valore ancora maggiore indicherebbe la capacità

dell'impresa di far fronte nel breve termine, agli impegni.

Il margine fra i due valori rappresenta il capitale circolante netto:

attivo corrente - passività correnti = CCN

Un secondo indice è quello di liquidità primaria o secco di liquidità ovvero acid test, il quale

esclude dall'attivo corrente le rimanenze di magazzino, essendo principalmente impieghi destinati a

essere mantenuti nel tempo e quindi non convertibili totalmente in forma liquida se non in ipotesi di

liquidazione.Il rapporto è:

(attivo corrente - rimanenze)/ passività correnti 6

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.il rapporto banca impresa 23-04-07

mentre il margine seguente,che rappresenta la capacità dell'impresa di far fronte nell'immediato alle

proprie obbligazioni attraverso le attività prontamente tramutabili in numerario quali denaro in

cassa, crediti verso banche, titoli,è detto margine di tesoreria.

(attivo corrente - rimanenze) - passività correnti

L'indagine sull'indebitamento e sulla liquidità dell'impresa può essere ulteriormente estesa ad

aspetti di composizione degli impieghi degli indici di rigiro e di quelli di copertura volti ad

individuare le determinanti della situazione rilevata e, quindi, le aree di possibile intervento.Gli

indici di rotazione (o di rigiro) segnalano il numero delle volte in cui il capitale investito e gli

elementi che lo compongono si rinnovano ad opera delle vendite, nell'ambito del perìodo

amministrativo. L'indice di rotazione del capitale investito si calcola come:

ricavi netti di vendita / capitale investito che in pratica segnala quante volte i ricavi originati dalla

gestione d'impresa hanno consentito il recupero degli investimenti. Altro importante indice di rigiro

è quello dei crediti che permette di valutare l'effettivo grado di liquidità dei crediti nei confronti

della clientela ed esprimibile mediante il rapporto:

fatture di vendita/Crediti verso clienti oppure come:

scadenza media dei crediti = (crediti verso clienti/fatture di vendita) x 365

In analogia con questo indice sarà poi possibile calcolare quello di scadenza media dei debiti, che

sarà dato dal rapporto: (debìti versofornitori lfatture di acquisto) x 365

Gli indici di copertura effettuano un'indagine sulla solidità, che segnala la capacità dell'impresa

di mantenere nel medio e lungo periodo un costante equilibrio tra flussi di uscita causati dal

rimborso delle fonti e flussi in entrata provenienti dal recupero monetario degli investimenti fissi

realizzato col processo di ammortamento. L'indice più impiegato è:

capitale proprio/passività consolidate = indice di copertura degli impieghi

se superiore all'unità indicherebbe la validità finanziaria dell'impresa e la sua capacità di far fronte

anche in tempi non brevi agli impegni finanziari. nelI'espressìone differenziale:

capitale proprio -passività consolidate = margine di struttura

Secondo il principio della razionalità della copertura finanziaria , per una struttura equilibrata ,è

necessario che gli impieghi siano finanziati da fonti che abbiano la stessa durata. Perciò, laddove il

capitale proprio non riesca da solo a finanziare gli impieghi fissi, si ricorrerà in aggiunta ai debiti a

M/L termine (debiti consolidati).Ai fini di una completa analisi finanziaria, perché laddove risulti

positiva e l’impresa possa ottenere capitale in prestito, è indispensabile infine esaminare la sua

redditività sotto l’aspetto economico e produttivo, attraverso l'impiego di due indici "trasversali. Il

R.O.I. (return on investment) è l'indice della redditività complessiva del capitale investito espresso

dal rapporto:

risultato operativo / capitale investito

Consente di valutare se e in quale misura la gestione operativa è in grado di remunerare l'intero

capitale investito nella gestione d'impresa, sia esso capitale proprio o capitale di credito. Dunque,

7

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.il rapporto banca impresa 23-04-07

oltre a rappresentare un indicatore globale della redditívità aziendale, il R.O.I fornisce la misura

dell'efficienza economica della gestione caratteristica, intesa come capacità dell'impresa di porre in

atto opportune politiche di investimento operativo in modo da produrre un flusso di reddito

adeguato alle risorse impiegate. Il R.O.E. (return on equity) è l'indice di redditività del capitale

proprio ed è espresso dal rapporto:

utile netto / capitale proprio

Questo indicatore esprime se l'impresa è sana dal punto di vista economico, in termini di quanto

ritorna dalla gestione sotto forma di reddito su ogni 100 euro impiegati a titolo di proprietà. E'

dunque l'indice che più interessa i finanziatori e i soci e più in generale gli azionisti, perché esprime

il potenziale grado di remunerazione dei loro investimenti. Confrontato, poi, con i saggi di

remuncrazione di investimenti alternativi senza rischio (BOT, CCT, ecc.), consente di apprezzare la

convenienza dell'impiego dei mezzi proprio nell'attività d'impresa.In conclusione secondo l'ottica

dell'analisi per indici di bilancio,contrapponendo attività e passività fra loro,l'equilibrio finanziario

verrebbe a realizzarsi qualora le attività correnti siano almeno pari o maggiori rispetto alle

possibilità correnti ed il margine di struttura sia pertanto positivo o nullo, al quale dovrà

forzatamente corrispondere un livello degli indici di liquidità e dei relativi margini tale da garantire

la capacità di rimborso.L’analisi per indici da sola non è sufficiente ad esprimere un giudizio

compiuto sullo gestione dell’impresa. Innanzitutto tale tipo di analisi, per le sue caratteristiche di

staticità, trascura l'origine delle stesse poste prese in considerazione. A tale proposito si rammenti

che risultati d'esercizio nominalmente positivi e indici di liquidìtà soddisfacenti possono emergere

non solo dall'esame di situazioni aziendali sane ma anche, soprattutto, dall'analisi di situazioni di

crisi, portando a conclusioni simili ma basate su realtà profondamente diverse. Inoltre le

informazioni date dai bilanci non sono pienamente attendibili perché spesso derivano da politiche

volte a mascherare la reale situazione dell'impresa al solo fine di ottenere concessione di nuovi fidi

o rinnovi di quelli esistenti. Va poi segnalata la pericolosità degli indici le cui risultanze diventano

spesso l'unica sintesi del giudizio e dell'analisi, così che tali indicatori, invece di costituire semplici

strumenti di relativa importanza per l'analisi complessiva, impediscono di esaminare nel dettaglio

tutto lo svolgersi dell'attività aziendale.

Le garanzie nel rapporto banca-PMI

Il basso grado di informazione che la banca ha della situazione della piccola impresa è la causa

principale del razionamento del credito, della richiesta di garanzie e del più elevato costo del

denaro.Le garanzie costituiscono un presidio ma non sono da sole sufficienti a garantire il buon

esito di un finanziamento.Spesso nel contesto italiano ,la banca, più che dar peso come dovrebbe

alle capacità di reddito dei richiedenti, subordina, nei fatti. l'erogazione del credito all'acquisizione

di garanzie, soprattutto patrimoniali, favorendo così chi possiede già un patrimonio e di credito non

avrebbe affatto bisogno, e danneggiando l'instaurarsi di relazioni di clientela corrette basate, come

di dovere, su valutazioni del merito creditizio che destinano il credito a chi ne ha veramente

bisogno.Questo avviene maggiormente nei territori che presentano un più alto rischio creditizio o in

momenti di bassa congiuntura economica.Non è corretto da parte delle banche e dei finanziatori in

generale considerare le garanzie come fattori decisivi nella scelta di affidamento delle imprese,

nella convinzione che permettano di far fronte ai rischi di credito, dato che in realtà la decisione di

un finanziamento si fonda sostanzialmente su un'accertata solidità economica e finanziaria

dell'impresa richiedente, solidità che le eventuali garanzie da prestare rafforzeranno, specie in

quelle situazioni in cui la capacità di rimborso non è facilmente desumibile per il lungo tempo in

cui il prestito è accordato all'impresa.E proprio riguardo alle operazioni a medio e lungo termine,

occorre osservare come le garanzie abbiano un valore diverso da quello assunto nel breve: un valore

8

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.il rapporto banca impresa 23-04-07

strutturale in quanto rappresentate dallo stesso bene oggetto dell' investimento.Nelle operazioni di

credito a breve prevalgono le garanzie personali come fideiussione e avallo o reali come il pegno,in

quelle a medio termine prevalgono le garanzie reali come l’ipoteca,il privilegio o il pegno.

I consorzi di garanzia collettiva fidi

Per ovviare al problema delle garanzie sono stati da tempo creati dei Confidi (consorzi di garanzia

collettiva fidi), che sono enti costituiti come consorzi o cooperative tra piccole e medie aziende, su

base provinciale, generalmente presso le sedi delle associazioní dei commercianti, degli industriali,

degli artigiani. Essi si propongono di facilitare l'ottenimento del credito da parte delle PMI di offrire

alle banche, in contropartita, una "garanzia collettiva" per i fidi ottenuti dalle aziende consorziate.

Queste ultime garantiscono, infatti, in solido il buon fine dei fidi ottenuti, sulla base del principio

della mutua cooperazione, rilasciando dichiarazioni di fideiussione e versando una modesta quota di

adesione che viene destinata alla costituzione di un fondo rischi.

L'opera di questi enti ha ovviamente prodotto un miglioramento nel rapporto banca - PMI del nostro

paese. Le banche convenzionate con i Confidi, oltre alla garanzia collettiva che riduce i loro rischi,

traggono vantaggi indiretti dall'allargamento della clientela, dalla sua maggiore stabilità,

dall'acquisizione di servizi abbinati agli utilizzi dei fidi e dalla dilatazione del volume delle proprie

relazioni d'affari. Per le imprese consorziate i vantaggi sono rappresentati dalla maggiore possibilità

di ottenere crediti e dalle condizioni particolarmente favorevoli su operazioni, tassi, modalità di

rimborso e. appunto garanzíe, che derivano dal loro maggiore potere contrattuale. Quindi, in una

realtà industriale e imprenditoriale delle PMI strutturalmente debole sotto il profilo finanziario e

caratterizzata da una endemica sottocapitalizzazione, i Confidi rappresentano un concreto punto di

riferimento per ampliare la propria gamma dì rapporti con il sistema creditizío.

Inoltre, per prossimità geografica o comuni interessi associativi, i Confidi sono in grado di meglio

conoscere e valutare le PMI che ad essi si affidano, affiancandole, come veri e propri partner,

anche nella preparazione della documentazione richiesta per il finanziamento, e questa migliore

conoscenza potrà indirizzare l'attività delle banche,che si avvantageranno anche per il loro

supporto consulenziale e per il loro patrimonio informativo.

9 MUTUI

MUTUI

FAMIGLIE IMPRESE ENTI PUBBLICI

Finanziamento di opere

Acquisizione di beni,

Acquisizione e/o pubbliche o ripianamento

attrezzature e impianti per

ristrutturazione beni disavanzi di cassa

il processo produttivo

durevoli (Casa) Fasatura del finanziamento

Anticipazione del proprio Creazione di beni durevoli con i vari stadi

potere di acquisto per successiva dell’investimento

commercializzazione

Pagamento dilazionato nel Fasatura del finanziamento Pagamento dilazionato nel

tempo con i vari stadi tempo

dell’investimento

Pagamento dilazionato nel

tempo

MUTUO

¾ finanziamento a medio-lungo termine

¾ rimborsato in rate periodiche

¾ assistito sempre da garanzie reali e in

alcuni casi anche da garanzie personali

(ipoteca o privilegio)

¾ copertura parziale dell’investimento salvo

casi particolari

¾ benefici fiscali per famiglie ed imprese

¾ rimborso secondo piano di ammortamento

¾ tassi fissi o variabili

possono essere di scopo o non di scopo

IMPRESE

MUTUO: effetti contabili sull’impresa

Stato patrimoniale

Capitale fisso Mutuo

Capitale circolante Conto Economico

Quota interessi

Quota amm.

La quota diminuisce il debito presente nel

passivo BANCA

MUTUO: effetti contabili sul bilancio

Stato patrimoniale

Prestito a medio lungo Obbligazioni

termine Conto Economico

Interessi su Ricavi su

obbligazioni prestiti

Principali piani di ammortamento

a) rate costanti quota capitale

quota interessi

b) quote capitali costanti

a)

quota quota

interessi capitale t

b)

quota quota

interessi capitale t

IMPRESE

MUTUI – ciclo produttivo

investimenti produttivi

mutui di scopo

1) suddivisione per settori

¾ ¾

industriali agrari

¾ ¾

alberghieri cinematografici

¾ ¾

commerciali etc.

¾ navali

2) la garanzia è rappresentata dai beni

acquisiti con l’investimento

es. impianto industriale

3) l’investimento deve essere documentato

con un opportuno business plan che

garantisca il ritorno dell’investimento

4) modalità di erogazione (in una o più

soluzioni)

- prefinanziamento

- preammortamento

- ammortamento IMPRESE

Esempio di mutuo alberghiero

Costruzione di un albergo dal valore di 10

mln.

Fase 1 - Prefinanziamento pagamento interessi

sull’erogato

2,5 mln. 5 mln. 2,5 mln. t

erogazioni per stato di avanzamento lavori

Fase 2 - Preammortamento pagamento interessi

t

Fase 3 - Ammortamento

pagamento interessi e capitale

t

IMPRESE

Gli elementi per la scelta del mutuo

ritorno dell’investimento

Tasso fisso andamento dei tassi

variabile

Durata: correlata al tempo di recupero

Valuta tassi

rischio di cambio

Rapidità istruttoria

Costi accessori spese istruttoria

commissioni

Livello di copertura dell’investimento

Possibili alternative con il leasing

BANCA

Rischio del finanziatore

¾ la valutazione deve essere effettuata con

molto rigore sulla base

1. andamento dell’azienda

2. validità del business plan

3. rischio assunto dall’imprenditore

(mezzi propri)

¾ normalmente non è possibile controllare la

situazione dell’azienda dopo aver erogato il

mutuo (salvo non vi siano altri rapporti)

¾ l’insolvenza si manifesta con il non

pagamento della rate di mutuo

¾ difficoltà di recuperare il credito pur in

presenza di garanzie:

1. tempi lunghi giudiziari

2. natura del bene in garanzia

IMPRESE

Mutui – ciclo finanziario

• risolvono esigenze finanziarie non

ripianabili nel breve

• ristrutturano il passivo di un’azienda

consolidando i debiti a breve

Natura dei mutui: mutui fondiari

Durata: in genere 7-10 anni

Garanzia: immobili

Entità del mutuo: 50% o 75% valore imm.

Condizioni per l’erogazione: l’azienda deve

essere in grado di pagare le rate di mutuo

Erogazione: in unica soluzione

IMPRESE

Mutui per cofinanziamento progetti agevolati

da fondi pubblici

legge 488/92 (contributi a fondo perduto)

mutui a tasso agevolato

Mutui per cofinanziamento progetti

La garanzia è rappresentata dal flusso di

ritorno dell’investimento

*assimilabile al project financing

Famiglie

Mutui di scopo

Mutui per l’acquisto o ristrutturazione di

immobili esistenti (MUTUO FONDIARIO)

Mutui per la costruzione di nuovi immobili

(MUTUO EDILIZIO, in genere concesso a

cooperative) Mutui non di scopo

Immobile in garanzia per ottenere una

liquidità per uso generico

ENTI PUBBLICI

assegnazione del finanziamento a banche

tramite gara

tasso elemento fondamentale

Mutui per finanziamento di opere pubbliche

alternativa a BOC, BOP, BOR

Mutui per ripianamento disavanzi di cassa

Business plan

piano di analisi finanziaria ed

economica dell’iniziativa proposta

Alcuni elementi del BP:

- descrizione dell’azienda

- analisi del mercato

- obiettivi da perseguire

- analisi costi benefici dell’investimento

- effetti dell’investimento sull’azienda

- ricaduta occupazionale

- spese da sostenere

BANCA

Problematiche dei mutui

• copertura finanziaria del flusso dei

mutui

• emissione di obbligazioni

- prezzo e tasso di collocamento

- tasso fisso o variabile

• ricorso al mercato dei capitali

(mismatching)

- interno (rischio di tasso)

- estero (rischio di tasso e/o di

cambio)

• ricorso alla cartolarizzazione o alla

cessione del credito

- rischio di credito

Coppola Motta Appunti di finanza aziendale I finanziamenti bancari 23-04-07

I finanziamenti bancari

Le imprese ricorrono al credito bancario o per soddisfare esigenze di capitale circolante (credito a breve) o

per integrare il capitale fisso (credito a medio e lungo termine),la banca concede il credito valutando il

merito creditizio dell’azienda, esaminando la sua situazione patrimoniale, economica e finanziaria, oltre i

suoi programmi di sviluppo.

Le forme tecniche per le quali le banche sovvengono, nel breve periodo , ai bisogni finanziari delle aziende

possono riguardare sia specifiche esigenze ( es. finanziamento in valuta all’import/export, anticipazioni su

documenti o su merci ecc.) sia lo smobilizzo di crediti ( sconti, anticipi su fatture, salvo buon fine ) sia infine

essere finalizzate a fornire un accompagnamento creditizio elastico e non determinato in termini temporali ,

in modo da consentire alla clientela di far fronte alle sfasature di cassa prodotte dall’accavallarsi dei cicli

produttivi e all’esigenza di effettuare i pagamenti prima di conseguire gli incassi (elasticità di cassa).

1. 1 La apertura di credito

Il contratto bancario che meglio risponde alla citata ultima esigenza é l’apertura di credito (a/c) in c/c,

definita dal c.c. - art.1842 - come “quel contratto con il quale la Banca si obbliga a tenere a disposizione

dell’altra parte una somma di denaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato.

L’operazione descritta, per essere il credito “a revoca”, é formalmente a breve termine me di fatto essa é

sostanzialmente a tempo indeterminato, salvo il venir meno del merito creditizio dell’imprenditore..

Diversa é invece il discorso per la A/C straordinaria, in essa é noto il momento del rimborso del cliente, il

quale non può normalmente effettuare versamenti in deconto prima della scadenza

L’impresa nella A/C in c/c paga il denaro in termini di utilizzo e pertanto se il conto corrente da origine a

saldi positivi e negativi, in corrispondenza con le entrate e le uscite aziendali, questo tipo di finanziamento

risulta abbastanza conveniente, data la flessibilità di uso e il costo rapportato all’utilizzo.

Simile alla A/C straordinaria é la sovvenzione cambiaria che consiste nell’erogazione di un finanziamento,

eventualmente alla scadenza rinnovabile, a fronte di un rilascio alla banca da parte dell’impresa di un effetto

cambiario.

L’apertura straordinaria, come la sovvenzione cambiaria, servono a risolvere problemi stagionali o esigenze

straordinarie delle gestione aziendale. Esistono altre particolari forme di apertura di credito che presentano

vantaggi per l’impresa e vengono adoperate anche a livello internazionale:

ƒ stand by;

ƒ evergreen.

1. 2 Lo smobilizzo dei crediti commerciali

Può darsi il caso che determinate imprese, in relazione alla loro specifica attività, abbiano l’esigenza di

mobilizzare parte del loro portafoglio crediti, in modo da poter disporre anticipatamente delle relative

contropartite numerarie. In tal caso le banche intervengono e le forme tecniche relative sono:

ƒ lo sconto cambiario;

ƒ l’accreditamento s.b.f,;

ƒ gli anticipi su fatture ;

La forma più ricorrente ove sorga l’esigenza di mobilizzazione di crediti commerciali, é senz’altro lo sconto.

L’art.1858 del c.c. definisce lo sconto “il contratto con il quale la Banca, previa deduzione dell’interesse,

anticipa al cliente affidato l’importo di un credito verso terzi non ancora scaduto, mediante la cessione salvo

buon fine, del credito stesso”.

La banca, cioè, se decide di accettare l’esecuzione dell’operazione, presta al cliente una somma correlata

all’importo di uno o più crediti che questi vanta nei confronti dei suoi debitori i quali rimangono obbligati

principali, mentre il cliente cedente garantisce il buon fine dell’operazione impegnandosi, in caso contrario, a

rivalere la banca stessa. 1

Coppola Motta Appunti di finanza aziendale I finanziamenti bancari 23-04-07

Il concetto giuridico di sconto é molto vasto, perché in esso rientra la cessione alla Banca di qualunque

credito in danaro non ancora scaduto.

Tuttavia la banca sconta solamente i cosiddetti crediti cartolari cioè’ i crediti incorporati in un documento

che attribuisce esclusivamente al beneficiario la possibilità di far valere il diritto che da esso risulta.

Nell’ambito di contratti di sconto, si può’ distinguere lo sconto cambiario e quello non cambiario.

Esistono poi operazioni di sconto garantite

- da tratte documentate

- da effetti derivanti da vendite assistite da privilegio

- da note di pegno (warrant)

Le tratte documentate, frequenti nei regolamenti internazionali, sono tratte non accettate, accompagnate dai

titoli rappresentativi della merce.

Esse si riferiscono ad operazioni stipulate alle clausole D/P e D/A.

Con la clausola D/P (documenti contro pagamento) la consegna dei documenti che consentono il ritiro della

merce ha luogo solo all’atto del pagamento della cambiale. La tratta può essere a vista o a scadenza.

Con la clausola D/A (documenti contro accettazione) la consegna dei documenti ha luogo solo all’atto

dell’accettazione, dopo di che la tratta diventa libera e cessa di essere assistita da garanzia reale.

Le cambiali relative a vendite con pagamento rateizzato di beni strumentali o di uso durevole con patto di

riservato dominio, o a vendite di autoveicoli assistite da ipoteca, purché i contratti relativi risultino

regolarmente registrati e gli estremi delle registrazioni siano riportati sugli effetti vengono facilmente

ammesse allo sconto anche per scadenze superiori, ma non oltre i 12 mesi.

I magazzini generali, su richiesta di chi ha effettuato un deposito di merci, rilasciano un titolo

rappresentativo delle merci, costituito dalla fede di deposito e dall’unita nota di pegno ( warrant );con tali

titoli si può ricorrere a forme tecniche di anticipazione o di sconto.

Gli anticipi su ricevute bancarie sono finanziamenti a fronte di ricevute di incasso per riscuotere fatture a

carico di clienti; sono note come ricevute bancarie perché vengono affidate alle banche stesse per la

riscossione.

Le ricevute bancarie sono preferite per motivi fiscali e psicologici; infatti consentono un notevole risparmio

sull’imposta di bollo e soddisfano i clienti che non desiderano figurare come obbligati cambiari.

Sulle ricevute presentate all’incasso, le banche accordano finanziamenti aprendo particolari conti anticipi su

ricevute bancarie.

L’accreditamento salvo buon fine è utilizzato oltre che per mobilizzare crediti nascenti da titoli non

scontabili, anche nel caso in cui l’operatore non abbia necessità di immobilizzare subito ed interamente il suo

credito. Infatti si possono accreditare anche titoli scontabili e se l’impresa non effettua prelevamenti prima

della loro scadenza paga solo una commissione per il servizio.

I vantaggi per l’impresa sono la possibilità di mobilizzare carta non bancabile e quella di rientrare dallo

scoperto effettuando versamenti e limitando cosi il costo, oltre eventuali vantaggi fiscali. Questa forma

tecnica è particolarmente utile per la tesoreria aziendale in quanto permette di sfruttare i vantaggi

dell’apertura di credito con quelli dello sconto.

Gli anticipi su fattura sono una forma tecnica applicata nei casi in cui non é possibile certificare altrimenti i

crediti vantati.

L’azienda presenta le fatture in originale alla banca accompagnandole con una lettera nella quale richiede

l’anticipo e dichiara di cedere il credito.

La banca provvede all’inoltro al debitore delle fatture, con una lettera nella quale viene precisato che il

pagamento deve avvenire mediante accredito sul c/c intrattenuto dall’impresa presso di essa.

1. 3 Anticipazioni su titoli e merci

Un’impresa che per scelte gestionali o di mercato persegua una politica di stoccaggio delle merci anche in

una sola delle fasi del ciclo produttivo, spesso vede crescere le esigenze di copertura creditizia del suo

fabbisogno finanziario; può ricorrere allora all’anticipazione o ai finanziamenti garantiti da merci.

Vi ricorrono spesso le aziende legate al mondo dell’agricoltura per cui l’entità dell’approvvigionamento, la

di la delle caratterizzazioni stagionali, dipende infatti dalle previsioni sull’evoluzione dei prezzi delle materie

prime.

Le imprese industriali possono ricorrervi quando, a fronte di un processo produttivo che copre tutto l’anno,

abbiano un mercato prevalentemente stagionale. 2

Coppola Motta Appunti di finanza aziendale I finanziamenti bancari 23-04-07

Altre volte, invece, le imprese sono costrette a concentrare la propria attività nel giro di pochi mesi per la

deperibilità della materie prime che utilizzano.

In tal caso ricorrono all’anticipazione per finanziare la conservazione del prodotto che viene poi

gradualmente venduto nei mesi successivi; tipico esempio è dato dalla produzione dei formaggi o dei vini.

L’anticipazione può essere chiesta anche su titoli che siano in disponibilità del richiedente. In questo caso

esso presenta caratteristiche diverse da quelle delle operazioni su merci. Infatti essa proviene da aziende di

ogni categoria e non presenta il carattere stagionale che , di solito, caratterizza una quota elevata delle

anticipazioni su merci. Inoltre le anticipazioni su titoli possono avere una durata notevole grazie ai continui

rinnovi che le banche accordano. Questa operazione può essere utilizzata per risolvere problemi momentanei

di liquidità da parte della tesoreria aziendale, costituendo i titoli una riserva di prima linea.

In particolare all’anticipazione su titoli ricorrono le società finanziarie e gli operatori di Borsa. In ogni caso

l’anticipazione si configura come un contratto di prestito monetario a breve termine, garantito da pegno di

merci, di valori mobiliari o di crediti, costituito dall’azienda affidata a favore dell’istituto di credito

finanziatore. Il debitore mantiene la proprietà del bene ma ne perde la disponibilità pur conservando il diritto

di alienarlo previo assenso della banca.

L’oggetto dato in pegno può essere conservato presso la banca, in locali del proprietario stesso del bene,

presso i magazzini generali o presso un terzo depositario. In caso di beni viaggianti si costituisce il pegno su

documenti rappresentativi della merce.

Non tutti i beni possono essere utilizzati all’uopo. Si richiede che essi abbiano i requisiti tali che la banca, al

momento della concessione de prestito, possa giudicare la garanzia idonea ad assicurare il recupero del

credito alla scadenza. Pertanto tra le merci vengono accettate soltanto quelle che hanno prezzi di ampia

pubblicità (merci quotate) e che abbiano valori sufficientemente stabili.

Allo stesso i valori mobiliari utili per le anticipazioni sono quelli di largo mercato e quotati nelle borse

valori. La stima delle cose offerte in garanzia dovrebbe indicare il presumibile valore di realizzo del pegno

nel caso che la sua vendita sia necessaria alla scadenza. L’impresa riceve come importo del finanziamento il

valore di mercato dei beni dati in garanzia decurtato di un quid (scarto) che tiene conto delle possibili

oscillazioni del valore dei beni e di eventuali rischi di realizzo da parte del finanziatore in caso di insolvenza

del debitore. A titolo di esempio in una anticipazione garantita da titoli si applicherà uno scarto maggiore alle

azioni rispetto alle obbligazioni , mentre si applicherà uno scarto ancora minore se le obbligazioni sono

costituite da titoli di Stato (Btp, Cct, ecc.).

1. 4 le garanzie bancarie e assicurative a favore delle imprese

Le esigenze creditizie dell’azienda sono fronteggiate con il ricorso al credito mercantile (dilazioni da

fornitori), speciale (mutui e finanziamenti a lungo termine), bancario (crediti per cassa in lire e valuta e

crediti di firma).

La banca cioè oltre a prestare all’azienda i mezzi monetari necessari a finanziare il suo ciclo produttivo o a

smobilitare la sua creditoria commerciale, interviene a sanare un deficit di fiducia che i terzi possono avere

nei confronti dell’azienda, consentendole quindi di assumere impegni diversificati (non solo di dare ma

anche di fare o non fare) assistiti da garanzia bancaria. A titolo di esempio la partecipazione ad una gara di

appalto prevede che l’impresa partecipante presti una garanzia alla stazione appaltante per garantire la serietà

dell’offerta, qualora si aggiudichi la gara dovrà presentare una ulteriore garanzia per assicurare il corretto

adempimento e cosi via.

La funzione di garanzia della banca é possibile in quanto essa ha i requisiti richiesti dal terzo nei cui

confronti si impegna, e cioè é necessario che la garante abbia la solidità patrimoniale, l’operatività e la

professionalità sufficiente a tutelare il terzo, in una parola che sia dotata di adeguato “standing”.

Tali garanzie (crediti di firma) rappresentano un campo di grande interesse, in particolare nel comparto delle

opere e forniture pubbliche e nei rapporti con l’estero, per i vantaggi che presentano per tutte le parti

interessate.

Il terzo garantito é chiaramente tutelato dall’affidabilità della banca che, con la garanzia, espone la sua

immagine ed il suo buon nome alle valutazioni del mercato. Ciò costituisce per la banca un rischio di

immagine - aggiuntivo a quelli, che andremo ad esaminare, tipici dell’attività creditizia - in relazione al

pericolo di dimostrare, qualora fosse escussa la garanzia, la sopravvalutazione del merito creditizio del

proprio cliente. . 3

Coppola Motta Appunti di finanza aziendale I finanziamenti bancari 23-04-07

L’impresa che richiede la garanzia bancaria ha il vantaggio di poter concludere - grazie all’impegno della

banca - affari che altrimenti non avrebbe potuto sottoscrivere. Ha inoltre il vantaggio di non dover

immobilizzare fondi per costituire cauzioni e di ricorrere al credito extrabancario in maniera più agevole ed

economica.

Le garanzie si dividono in cauzioni e crediti di firma.

Le cauzioni sono depositi in contanti e in titoli effettuati per conto del cliente a favore di Enti pubblici o

aziende committenti lavori o forniture. Esse possono essere costituite presso le casse della banca o presso

terzi. Nel primo caso possono essere effettuati con fondi del cliente ( non vi é quindi funzione creditizia ma

solo di deposito ) con fondi della banca ( ed in questo caso il cliente pagherà commissioni adeguate al costo

del denaro che la banca gli mette a disposizione ). La cauzione con fondi della banca rappresenta un

“prestito” di questa anche nell’ipotesi che le somme rimangano presso le sue casse in quanto la banca

costituisce un deposito a nome del terzo garantito perdendo la disponibilità dell’importo della cauzione.

I crediti di firma si dividono in cambiari e non cambiari. I primi comportano per la banca un impegno

predeterminato nell’importo e nella scadenza in quanto incorporato in un titolo cambiario. Sono l’avallo e

l’accettazione.

L’avallo é la garanzia che la banca presta in favore dell’obbligato principale o di regresso di un titolo

cambiario. La garanzia bancaria, migliorando la qualità della carta, comporta minori rischi e quindi anche un

minor tasso di sconto a carico del beneficiario che volesse negoziare il titolo presso la sua banca.

L’accettazione é la firma che la banca appone costituendosi debitrice principale di una tratta emessa a suo

carico da un beneficiario che in tal modo soddisfa le sue ragioni di credito nei confronti del suo debitore,

cioè del cliente che la banca va a garantire.

L’accettazione essendo un debito sottoscritto da una banca, può essere facilmente scontata dal beneficiario

ovvero ceduta ad un terzo risparmiatore.

L’accettazione di una grande banca può essere infine facilmente negoziata sui mercati finanziari nazionali e

internazionali.

Le accettazioni danno origine a un particolare mercato dove per le imprese è possibile finanziarsi in forma

non monetaria.

Vediamo in particolare come funziona questo mercato .L’impresa A emette su una banca delle tratte ,che

vengono da questa regolarmente accettate .Questi titoli vengono ceduti dall’impresa ad altra impresa per

fornitura di merci od altri servizi, senza che vi sia esborso di denaro.

L’impresa B può a sua volta girare le tratte ad altre imprese oppure le può negoziare (scontare ) presso

un'altra banca realizzando il loro valore monetario.

Il vantaggio di questa operazione consiste nel fatto che l’impresa A :

• non aumenta la propria struttura del passivo in quanto non si indebita

per cassa ;

• sostiene un costo molto più basso in quanto non paga un tasso di interesse ma solo una

commissione commisurata al volume delle accettazioni.

L’unico problema riviene dall’imposizione fiscale che se troppo eccessiva annulla gli altri effetti benefici

rendendo il mercato delle accettazioni asfittico come già avvenuto in passato in Italia.

I crediti non cambiari sono la fideiussione ed i crediti documentari.

La fidejussione é la principale garanzia delle obbligazioni non immediatamente determinabili per importo o

scadenza oltre che delle obbligazioni di fare o non fare. Viene prestata dalla banca, a fronte di una

controfidejussione del cliente richiedente tale credito di firma, dopo attenta analisi del suo merito creditizio.

É infatti una operazione inquadrata nella prima categoria di rischio, che può esporre la banca anche a

rilevanti danni sul piano dell’immagine. Le fideiussioni possono essere rilasciate anche dalle compagnie

assicurative. Le fideiussioni possono essere di diverso tipo a seconda della obbligazione che vanno a

garantire, distinguiamo:

ƒ bid bond :servono a garantire l’impresa che partecipa ad una gara di appalto;

ƒ performance bond: servono a garantire l’impresa per l’esecuzione delle opere una volta aggiudicatasi

la gara di appalto;

ƒ advance payment bond: servono a garantire l’ottenimento di anticipi da parte dell’impresa prima

della conclusione dell’opera. 4

Coppola Motta Appunti di finanza aziendale I finanziamenti bancari 23-04-07

La fideiussione ha avuto un ulteriore sviluppo per effetto degli interventi dello Stato e della UE a sostegno

dell’economia ,in quanto le imprese destinatarie degli incentivi per ottenere degli anticipi abbisognano di

essere coperti da tale tipo di garanzia.

Il credito documentario, infine, é il contratto -- quasi sempre relativo al commercio internazionale, per il

quale la banca dell’importatore, conformemente alle sue istruzioni, si obbliga - contro consegna dei

documenti rappresentativi della merce e degli altri richiesti dal compratore - a pagare l’importo convenuto o

ad accettare tratte emesse dal venditore estero ovvero a negoziare senza rivalsa gli effetti sottoscritti dal suo

cliente. É normalmente previsto l’intervento, su richiesta della banca ordinante, di una banca del paese

dell’esportatore incaricata di notificargli il credito eventualmente aggiungendo la propria conferma.

1. 5 I finanziamenti in lire e valuta -import/export

I prestiti in valuta riguardano essenzialmente le operazioni con l’estero, anche se la modifica

dell’ordinamento valutario italiano (deregulation valutaria) , a partire dal 1990 ,ha reso possibile utilizzare

questi finanziamenti per qualsiasi altro uso aziendale.

Le operazioni ,che innescano tali tipi di prestiti, possono essere transazioni commerciali, legate

all’import/export , operazioni di investimento di carattere durevole all’estero, operazioni di carattere

speculativo, infine operazioni volte ad ottenere un indebitamento a costi più bassi, salvo la valutazione di

eventuali rischi di cambio.

Le imprese di importazione ricorrono a tali forme tecniche, onde regolare i loro rapporti finanziari con la

controparte estera; assume particolare importanza la valuta di fatturazione e le modalità di pagamento

(anticipato, cash, posticipato).La scelta della valuta (lire o moneta estera) comporterà’ alla scadenza del

finanziamento un operazione di cambio o degli euro nella valuta di fatturazione o della valuta di

finanziamento in euro da rimborsare. Sarà’ pertanto necessario in funzione delle aspettative e degli

andamenti di scenario, valutare il rischio di cambio che potrebbe comportare per l’impresa un maggior onere.

Situazione similare può presentarsi per l’impresa di esportazione, che può voler anticipare l’incasso della

commessa o della fornitura, ricorrendo a un prestito in euro o in valuta.

Caso particolare può essere rappresentato dall’impresa di import/export che può riuscire a neutralizzare il

rischio di cambio, tramite un opportuno matching dei flussi monetari da e sull’estero.

In tutti gli altri casi, sarà necessario ricorrere ad operazioni di copertura (hedging) a termine, facendo

coincidere il termine con la scadenza del finanziamento, onde non incorrere nel rischio valutario. La

copertura in parte annulla il beneficio dell’indebitamento in valuta, in quanto a priori allinea il tasso del

finanziamento a quello in lire, tuttavia la valutazione effettiva del guadagno o della perdita si potrà fare solo

a consuntivo sulla base dell’andamento dei cambi.

Un cenno va fatto ai principali strumenti di regolamento monetario con l’estero; dobbiamo distinguere le

imprese dai privati, data la diversità degli strumenti di pagamento.

Strumenti principali di regolamento per le imprese sono:

a) l’assegno

b) il bonifico (tramite lettera, telex, o rete swift)

c) pagamenti documentari

d) compensazioni contabili tramite conti correnti.

Per i privati, soprattutto per esigenze turistiche, oltre all’assegno e al bonifico, oggi viene sempre più

largamente usata la carta di credito con autorizzazione internazionale.

1.6 Il credito a medio e lungo termine

Le imprese fanno ricorso al credito a medio e lungo termine per soddisfare o esigenze di capitale fisso

tramite la realizzazione di nuovi investimenti o per consolidare situazioni debitorie che richiedono un

maggior respiro in termini di tempi di restituzione. Il credito è concesso normalmente nella forma tecnica

del mutuo per specifiche esigenze e spesso con vincolo di destinazione (mutui di scopo) , nel senso che la

fonte di finanziamento è strettamente correlata all’investimento da realizzare . A seconda del settore

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Coppola Motta Appunti di finanza aziendale I finanziamenti bancari 23-04-07

economico di appartenenza e della destinazione del credito parleremo di credito industriale, agrario,

alberghiero, edilizio, navale , al commercio ecc. Ogni tipo di finanziamento è rivolto o risolvere problemi di

scorte o problemi di investimenti fissi nel settore delle infrastrutture imprenditoriali (macchine,

miglioramento suoli, attrezzaggio , punti di vendita, miglioramento o costruzioni immobili, ecc.).

Oggi tutte le banche possono concedere dei mutui secondo quanto previsto dalla 2° direttiva comunitaria e

dal nuovo testo unico in materia creditizia e bancaria (1993). In passato invece i finanziamenti a medio e

lungo termine potevano essere curati solo da particolari banche, definite come istituti di credito speciale (Imi,

Isveimer, Centrobanca, Crediop, Sezioni speciali del Banco di Napoli , ecc.).

La banca ai fini della concessione del mutuo valuta , oltre che la solvibilità dell’impresa, il progetto di

investimento (business plan) e il suo ritorno economico effettuando una istruttoria approfondita, la cui

conclusione positiva porta alla delibera di finanziamento e alla definizione delle caratteristiche del mutuo.

La durata dei mutui varia, normalmente dai cinque ai dieci anni, salvo il credito fondiario ed edilizio ed il

credito agrario, in tal caso si può arrivare anche a 20 anni e oltre. Il rimborso e’ solitamente graduale e

avviene mediante la tecnica dell’ammortamento a rate costanti, comprensive di capitale e interessi, o a quote

capitali costanti.

Laddove gli investimenti finanziati non determinano subito un reddito, può essere previsto un periodo di

preammortamento di due o tre anni, durante il quale l’impresa è tenuta al pagamento dei soli interessi sul

capitale ricevuto.

Nel caso l’investimento non venga realizzato tutto insieme ma si procede per stadi di avanzamento ad

esempio nella costruzione dell’impianto o dell’immobile , l’erogazione del mutuo viene effettuata

gradualmente in proporzione al valore dell’opera realizzata (prefinanziamento). Ad esempio nella

costruzione di un albergo le erogazioni saranno effettuate gradualmente all’edificazione del rustico e al

completamento dell’edificio .

Pertanto in questo caso si avrà prima un periodo di prefinanziamento fino al completamento dell’albergo e

l‘impresa sarà tenuta al pagamento degli interessi sulle anticipazioni ottenute. Successivamente vi sarà un

periodo di preammortamento finché l’albergo non entrerà a regime e dopo vi sarà l’ammortamento con

restituzione degli interessi e del capitale (vedi grafico 1).

PREF. PREAMM. AMMORTAM.

Grafico 1

I mutui sono sempre assistiti da garanzie reali, spesso costituite dagli stessi beni che sono stati finanziati, non

mancano tuttavia anche casi dove esistono garanzie di tipo personale(fideiussioni).

Il mutuo per sua natura non copre mai totalmente l’investimento da realizzare, si va dal 50% fino al 90%,a

seconda della tipologia dei prestiti.

Nell’ambito di leggi speciali nazionali o regionali è possibile accedere da parte delle imprese a mutui a tasso

agevolato molto al di sotto dei tassi del mercato finanziario, con benefici effetti sul conto economico. Ogni

settore economico ha le sue leggi di agevolazione, anche se ,oggi, il disegno di integrazione europea e il

rispetto del principio della libera concorrenza ha reso meno frequenti e in casi particolari e in zone particolari

questi interventi.

I mutui permettono all’impresa di correlare il rimborso con il rientro degli investimenti, presuppongono

invece che l’azienda abbia già una parte dei capitali per realizzare l’investimento.

Il costo dell’operazione in lire è abbastanza standard, anche se esistono differenze nei tassi fra le varie

banche; diverso ragionamento va fatto per i mutui in valuta dove i tassi sono riferiti al Paese di origine della

moneta. Resta il problema di doversi premunire contro il rischio di cambio e il caso dei mutui in ECU

costituisce una valida testimonianza. Un caso particolare è costituito dai mutui fondiari in cui tramite la

costituzione in garanzia di un immobile (ipoteca di primo, secondo grado) l’impresa ottiene una liquidità

utile per investimenti aziendali non specificamente definiti ,in quanto non vi è un vincolo di destinazione.

Questo sistema è usato spesso dalle imprese per consolidare i debiti a breve verso le banche ,in quanto con

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Coppola Motta Appunti di finanza aziendale I finanziamenti bancari 23-04-07

l’erogazione del mutuo estinguono la debitoria a breve accendendo un debito a medio e lungo termine.

L’importo di un mutuo fondiario è rapportato al valore dell’immobile (50% o 75%) e al reddito dell’impresa,

che deve dimostrare di poter pagare le rate di ammortamento.

1.7 Il credito alle piccole e medie imprese

I mutui possono comunque assumere una importanza notevolmente diversa nelle piccole e medie società per

azioni, e in quelle di grandi dimensioni. In periodi di situazione normale del mercato dei finanziamenti, per

queste ultime i mutui a medio termine rappresentano una delle varie fonti alternative di finanziamento di non

breve durata. L’impresa di notevoli dimensioni avrà infatti nel mercato una rilevante forza contrattuale e

potrà quasi indifferentemente ricorrere al mutuo oppure ad altre forme tecniche adatte allo scopo, come le

emissioni azionarie, quelle obbligazionarie e via dicendo. La decisione di ricorrere al mutuo piuttosto che

alle altre forme tecniche può essere dettata dal costo, dai riflessi fiscali, dalle interferenze nella gestione e nel

controllo aziendale, dai rapporti con le altre forme di finanziamento e quindi dalla struttura finanziaria e via

di seguito.

Molto importante in tali decisioni può essere il ricordato elemento costo.

Il credito a medio termine alle aziende industriali è stato del resto da molti anni uno dei settori in cui sono

particolarmente intervenute lo Stato ,le Regioni e l’unione europea, i quali hanno adottato numerosi

provvedimenti miranti alla riduzione degli oneri per interessi nel Mezzogiorno e nelle aree depresse e

montane del Centro Nord, sia per espandere le esportazioni, sia per agevolarne il collocamento di nuove

macchine utensili e di produzione che stimolino l’aggiornamento tecnologico, sia infine per rafforzare

genericamente il settore delle piccole e medie imprese.

Queste ultime sono state particolarmente interessate dall’organizzazione del credito a medio termine in Italia,

la quale ha rappresentato per esse, anche in periodi di normale situazione dei finanziamenti, non una delle

varie forme alternative di finanziamento, ma spesso l’unica fonte a non breve termine di pretta natura extra-

aziendale.

Le piccole e medie società per azioni hanno infatti una scarsa forza contrattuale nel mercato dei

finanziamenti e pertanto non possono, ad esempio, pensare di collocare con successo nel pubblico nuove

emissioni di azioni o di obbligazioni. Quando si procede a tali emissioni, generalmente esse sono infatti

collocate per intero presso i vecchi soci o presso nuovi e ben precisi soci o finanziatori reperiti già prima

dell’emissione stessa. Per contro pur dovendo fare molto assegnamento sull’autofinanziamento, esse

riescono ad autofinanziarsi con difficoltà per i bassi redditi che in genere caratterizzano le loro produzioni.

Tutte le citate fonti di finanziamento che, quale che sia la loro veste giuridica, sono in pratica rappresentative

di capitale proprio, costituiscono tuttavia la base principale della struttura finanziaria aziendale. Senza di esse

sarebbe infatti pressoché impossibile ricorrere all’indebitamento. Questo è in genere negoziato presso i

fornitori, dove ritrova dei limiti naturali nella dimensione aziendale, nella struttura del mercato e via dicendo,

oppure presso le banche, che concedono due tipi fondamentali di finanziamenti: a breve e a medio termine.

Poiché quelli a breve male si adattano a soddisfare fabbisogni finanziari durevoli , si può dedurre che i mutui

a medio termine rappresentano pressoché l’unica fonte veramente esterna all’azienda, che possa soddisfare i

fabbisogni suddetti. Il ricorso ai mutui non riguarda solo le P.m.i ,ma anche le grandi imprese o in momenti

di difficoltà dei mercati finanziari o per opportunità economiche e fiscali L’avvento delle borse locali

(Metim) o la diffusione del rating potrebbe modificare la struttura debitoria delle P.m.i, in quanto questi

strumenti amplierebbero i canali di accesso diretto al mercato dei capitali.

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COPPOLA MOTTA- Appunti di finanza aziendale.Leasing factoring e altre operazioni 23-04-07

Leasing

Il contratto di leasing è un contratto di affitto di beni mobili o immobili,utilizzabili per svogere

determinate attivà aziendali.Una impresa o un ente pubblico, che abbia bisogno di un determinato

tipo di bene, sia esso, un immobile o una parte della parte della propria attrezzatura, in vece di

acquistarlo lo affitta, con possibilità di riscatto dopo un determinato periodo pagando un

determinato canone.

Distinguiamo un leasing finanziario da leasing operativo ;nel primo intervengono tre soggetti il

produttore dei beni immobili o strumentali ,la società di leasing e l’impresa fruitrice del beni tramite

il contratto stipulato .Nel secondo intervengono solo due soggetti l’azienda produttrice dei beni e

l’impresa utilizzatrice. Il riscatto, secondo i termini contrattuali, sarà possibile ad un costo del bene

o del servizio, che tenga conto del canone pagato per il periodo in cui lo si è tenuto in affitto e del

deprezzamento che il bene stesso ha subito in quel periodo. La formula si è diffusa in tutto il mondo

ed ha avuto un buon successo anche in Italia. Una delle ragioni delle sua diffusione è la difficoltà di

finanziamento sia per le imprese, sia per gli enti pubblici.L’aumento continuo dei costi ha

praticamente ridotto le possibilità di autofinanziamento. Una delle fonte principali dello stesso, il

risparmio, sta riducendosi in tutto il mondo o è sempre più attirato da altre fonti che non siano

quelle di fornire un capitale di rischio alle imprese, mentre l’accesso al mercato finanziario

soprattutto per le imprese di piccola e media dimensione si presenta piuttosto difficoltoso.Vediamo

il vantaggio del leasing dal punto di vista delle società finanziarie: innanzitutto esso toglie ogni

difficoltà di cassa a breve termine dato che costituisce, in pratica, un finanziamento unico a lungo

respiro capace di risolvere i problemi di attrezzatura e di acquisizioni di servizi di un’impresa.In

secondo luogo, il leasing permette di acquisire l’intero finanziamento necessario alla struttura di

un’impresa senza alterare minimamente quelle che sono le sue caratteristiche patrimoniali; cioè il

leasing può permettere ad un’impresa di risolvere determinati problemi di attrezzatura e di servizi

senza alterare la sua struttura finanziaria interna.Possono esistere anche vantaggi fiscali rispetto ad

altre forme di finanziamento che spingono l’impresa verso queste forme atipiche di finanziamento.

Tuttavia un vantaggio importante deriva dalla non proprietà dei beni ,in quanto l’impresa in caso di

beni a rapida obsolescenza può rinnovarli con maggiore facilità.

Un particolare tipo di leasing, quello immobiliare, permette una mobilità degli investimenti

mobiliari che l’acquisto di immobili non concede senza alcun dubbio. Prendiamo in esame, per

esempio, un problema che molte imprese debbono oggi affrontare: quello di sfollare uffici, o peggio

ancora stabilimenti dal centro urbano. Un’impresa può trovarsi nell’impossibilità di attuare questo

programma di allontanamento dal centro per carenze finanziarie.

E’ chiaro che il leasing, meno oneroso di qualsiasi forma di acquisto, può fornirle delle

opportunità , in questo senso, irrealizzabili in altro modo. Inoltre, esso favorisce il riequilibro dei

rapporti fra gli investimenti mobiliari e i restanti impieghi di capitali disponibili: infatti,

l’investimento immobiliare può essere assai più gravoso che altre forme di investimento spesso più

urgenti. Riducendo l’onere del primo, il leasing attenua un disequilibrio che caratterizza parecchie

imprese (soprattutto tra le medie e le piccole) italiane.

Un’altra forma di leasing ( leasing pubblico ) è quella a favore degli enti pubblici, che permette

loro di acquisire beni o servizi che sarebbero preclusi con altre forme più tradizionali di

acquisizione, appunto per la carenza di mezzi finanziari di cui, normalmente soffrono questi enti

anche per effetto delle restrizioni legate al rispetto del patto di stabilità..

Il leasing operativo ,rispetto al leasing finanziario, assicura non solo l’utilizzo di un bene,

dietro pagamento di un canone per un certo tempo, ma garantisce l a manutenzione dello stesso, con

sostituzione totale o parziale per malfunzionamenti , che si possono verificare durante la sua vita

aziendale.

Tale operazione, che comporta canoni più elevati rispetto al leasing finanziario, viene normalmente

effettuata dai produttori di beni strumentali, che così si assicurano un continuo mercato di sbocco

della loro produzione. E’ sempre possibile alla scadenza per l’impresa esercitare il diritto di

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COPPOLA MOTTA- Appunti di finanza aziendale.Leasing factoring e altre operazioni 23-04-07

opzione, che spesso non viene esercitato trattandosi di beni a rapida evoluzione tecnologica e a

rapida obsolescenza. Una particolare forma di leasing finanziario è il Sale and lease-back ,in cui

un’impresa cede ad una società di leasing un bene mobile o immobile ottenendo in cambio una

determinata somma di denaro rapportata al valore del bene .Contemporaneamente stipula un

contratto di leasing per l’utilizzo dei beni ceduti dietro pagamento di un canone periodico .

Il vantaggio per l’impresa è quello di soddisfare un fabbisogno finanziario senza privarsi di beni

utili ,non accrescendo il proprio indebitamento.

Il leasing , nell’ambito delle politiche di intervento dello Stato nell’economia , può essere

incentivato concedendo delle agevolazioni in conto canone .L’impresa pagherà un canone ridotto e

la differenza di canone fra quello calcolato al tasso di mercato e quello agevolato sarà corrisposto

dall’ente agevolatore alla società di leasing

Il leasing agevolato è previsto sia nella legge 488/92 che nella legge 1329/65 (Sabatini).

Il factoring

Il contratto di factoring consiste nel trasferimento di crediti commerciali dal loro titolare ad un

factor, che si assume l’incarico della riscossione e ne garantisce il buon fine anche in caso di

insolvenza momentanea a fronte del pagamento di alcune commissioni per il servizio reso.La

definizione appare tuttavia incompleta: non pone in evidenza uno dei ruoli più importanti del

factoring che è quello economico .Il contratto di factoring esiste, soprattutto nei paesi anglosassoni

,da secoli, in Italia una prima normativa si è avuta con la legge 52 del 1991, che più in generale ha

formato le cessioni di credito.Considerato nelle sue strutturazioni più varie, ha assolto funzioni di

assicurazione di semplice finanziamento agli imprenditori. E’ stato usato molto ai tempi delle

colonizzazioni, quando con i contratti di factoring si facilitavano le esportazioni in mercati molto

lontani. E’ stato usato come strumento per ottenere indirettamente credito o per realizzare vendite di

crediti. In questo tipo di operazione distinguiamo tre soggetti :

ƒ colui che cede i crediti commerciali (cedente ) ;

ƒ il factor che gestisce il portafoglio crediti ;

ƒ i debitori che alle scadenze definite dovranno onorare i loro impegni .

Le clausole essenziali del contratto di factoring sono grosso modo le seguenti :

ƒ per il campo di applicazione il contratto è in esclusiva, nel senso che il venditore si impegna ad

offrire al factor tutti i crediti che sorgeranno nei confronti dei suoi clienti e di non trattare con

nessun altro factor per la durata del contratto .

ƒ la durata del contratto può essere determinata o indeterminata ; la risoluzione del contratto

prevede un preavviso che le parti concordano in anticipo;

ƒ per la scelta della clientela il fornitore - venditore è tenuto a chiedere al factor l’approvazione

per gli affari conclusi in caso contrario, il factor ha la possibilità di rifiutare il credito non

autorizzato o accettarlo sotto condizioni sospensive;

ƒ per il trasferimento dei crediti intestato al debitore in c/c, dove vengono registrate le fatture

approvate e non approvate, a credito del venditore; a suo debito, invece, gli eventuali

prelevamenti del venditore e le remunerazioni spettanti al factor;

ƒ per la garanzia di buon fine il rischio di insolvenza dell’acquirente, come pure il rischio di

mancato pagamento alla scadenza, è a carico del factor; la garanzia di buon fine si applica ai

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COPPOLA MOTTA- Appunti di finanza aziendale.Leasing factoring e altre operazioni 23-04-07

crediti approvati e che provengono da vendite o da prestazioni di servizi non contestate da

parte dell’acquirente;

La remunerazione del factor è costituita da una commissione e da un interesse per le

anticipazioni effettuate (la commissione varia da un minimo dello 0,75% ad un max del 3% in

funzione di vari elementi; il tasso di interesse viene fissato in relazione all’ andamento del mercato

e alla valutazione del cliente effettuata dal factor ).Esistono diverse forme contrattuali di factoring

di seguito elencate.Il conventional factoring ed il maturity factoring sono due tipi di “notification

factoring “. Il primo tipo prevede una vera e propria forma di finanziamento con la cessione della

possibilità di richiesta anticipata di parte di tutto il credito ceduto; il secondo, invece, si limita a una

vera e propria attività gestionale da parte del factor.Il “non notification factoring” è invece un

contratto per cui i venditori fornitori trasferiscono al factor la totalità dei loro clienti ma sono

dispensati dall’indicare sulle loro fatture che il pagamento debba essere effettuato nelle mani del

factor. a quest’ultimo, dunque, spetta la copertura dei rischi di insolvenza e un eventuale

finanziamento , ma non può incaricarsi della riscossione del credito.Il contratto di factoring ,in

estrema sintesi , può essere o una mera attività di servizio legato all’amministrazione ed incasso dei

crediti o una operazione di finanziamento ,in quanto anticipa crediti non ancora scaduti. In questo

secondo caso va definito precisamente la natura del rischio , in caso di inadempienza del debitore

,che può essere assunto interamente dal factor (formula pro soluto) o trasferito al cedente ( formula

pro solvendo ).

La cartolarizzazione dei crediti.

La cartolarizzazione (securitization) dei crediti non è altro che la trasformazione di un portafoglio

crediti non negoziabile in titoli negoziabili che vengono collocati sul mercato.

I crediti vengono acquistati da una società appositamente costituita denominata special purpose

vehicle (SPV) e ne costituiscono l’attivo di bilancio .L’acquisto viene reso possibile tramite

l’emissione di titoli (obbligazioni) il cui rendimento è strettamente collegato alla qualità e al livello

totale o parziale di solvibilità dei crediti acquisiti.

Le operazioni di cartolarizzazione data la loro peculiarità sono sempre assoggettate a rating onde

poter facilitare il collocamento dei titoli presso il pubblico.

Diversi sono i vantaggi per i diversi protagonisti dell’operazione:

ƒ La società che cede i crediti ottiene fondi liquidi che può impiegare in nuovi investimenti

redditizi con una perdita in valore capitale dei crediti ceduti .Continua a svolgere per conto della

SPV l’incasso dei crediti ricevendone un compenso in termini di commissioni;

ƒ La SPV ,laddove abbia acquisito i crediti con la giusta valutazione ,ottiene un capital gain fra

valore di acquisto e valore di incasso del credito oltre a realizzare un margine economico tra il

tasso del portafoglio acquisito e quello delle obbligazioni emesse .Il valore di acquisto deve

essere sempre inferiore al valore stimato e atteso dell’incasso ,solo il verificarsi di questa

condizione rende vantaggiosa l’operazione .E’ pertanto necessario che la SPV effettui delle

analisi attente e approfondite dei diversi crediti sia in relazione alle forme tecniche sia in

relazione ai debitori.

ƒ L’investitore ottiene un buon livello di rendimento connesso al livello di capital gain ottenuto

dalla SPV.

Esistono anche altre forme di cartolarizzazione legate a un diverso rapporto fra il cedente e il

cessionario ( formule pro solvendo ),alla presenza di fondi di garanzia e alla tipologia dei crediti

cartolarizzati .Un caso particolare è costituito dalla securitization di crediti parzialmente esigibili o

problematici che danno origine ad un mercato di titoli assimilabili ai junk bonds.Questo tipo di

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COPPOLA MOTTA- Appunti di finanza aziendale.Leasing factoring e altre operazioni 23-04-07

operazione è stata realizzata da banche italiane (Banca nazionale del lavoro ,Banca di Roma ) per

alleggerire l’attivo di crediti incagliati e di sofferenze.

La normativa sulla cartolarizzazione è piuttosto recente in Italia ed è stata definita dalla legge

130/1999 ,invece in Paesi esteri tale tipo di operazione è diffusa da anni.

IL PROJECT FINANCING

Prima di introdurre la definizione del project financing è utile effettuare una distinzione fra

finanziamento d’impresa e quello di progetto.

Il finanziamento di impresa ha per oggetto la valutazione dell’equilibrio economico-finanziario

dell’impresa e degli effetti su tale equilibrio dei nuovi investimenti realizzati e dei nuovi debiti

contratti, mentre quello di progetti ha per oggetto la valutazione dell’equilibrio economico-

finanziario di uno specifico progetto imprenditoriale legato a un determinato investimento,

giuridicamente ed economicamente indipendente dalle altre iniziative delle imprese che lo

realizzano.

Il Project Financing è un’operazione di finanziamento nella quale:

ƒ l’iniziativa economica viene generalmente realizzata dai promotori, pubblici e/o privati,

attraverso la costituzione di una società di progetto, che consente la separazione economica e

giuridica dell’investimento (ring fence);

ƒ l’investimento viene valutato da banche e azionisti principalmente (ma non esclusivamente) per

le sue capacità di generare ricavi;

ƒ i flussi di cassa connessi alla gestione delle opere realizzate costituiscono la fonte primaria per il

servizio del debito e per la remunerazione del capitale di rischio;

ƒ le garanzie principali sono prevalentemente di natura contrattuale piuttosto che di natura reale.

I settori di intervento, a livello nazionale o internazionale, più frequenti sono quelli dell’energia,

delle infrastrutture, dell’ambiente, delle telecomunicazioni, impianti turistici.

Dal punto di vista dei modelli operativi si possono distinguere quattro fasi elementari:

esecuzione (build) ;

‰ gestione (operate) ;

‰ proprietà (own) ;

‰ trasferimento (transfer) .

‰

che si combinano opportunamente dando origine alle diverse operazioni.

ƒ B.O.T. (Build Operate and Transfer)

Il soggetto proponente costruisce, gestisce per un tempo predefinito e trasferisce, al termine di quel

periodo, l’opera. E’ particolarmente usato nei paesi in via di sviluppo nei quali si avverte il bisogno

di opere pubbliche che richiedono elevati finanziamenti.

ƒ B.O.O. (Build Operate and Own)

Il trasferimento finale non avviene ma si mantiene la gestione e la proprietà delle opere rinvenienti

dal progetto da parte del soggetto proponente. 4

COPPOLA MOTTA- Appunti di finanza aziendale.Leasing factoring e altre operazioni 23-04-07

Può essere utilizzato per qualsiasi tipo di investimento, da quelli di piccole e medie dimensioni ai

grandi impianti industriali.

ƒ B.O.O.T (Build Operate Own and Trasfer)

Il progetto viene gestito da una società creata ad hoc per un determinato periodo di tempo e solo

successivamente la proprietà dell’impianto viene trasferita al committente. Questa operazione è

tipica per le infrastrutture pubbliche date in concessione per un determinato periodo di tempo.

Alla base di ogni operazione di Project financing v’è un business plan che tenga conto delle

esigenze e degli obiettivi di tutte le parti interessate. Esso rappresenta la “base” di valutazione per

chiunque intenda partecipare al progetto.

Questa particolare forma di finanziamento ha ricevuto impulso in Italia con l’approvazione della

nuova legge sugli appalti pubblici la cosiddetta Merloni-ter che ha colmato un vuoto legislativo

rispetto ad altri Paesi, e con la restrizione delle risorse finanziarie pubbliche ,dovuta al rispetto dei

parametri del trattato di Maastricth. La nuova normativa permette ai capitali privati di intervenire

nella progettazione e creazione di infrastrutture pubbliche e ricevere il giusto ritorno dalla gestione

delle opere realizzate. 5

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

La Comunità europea e gli interventi a favore delle imprese

L’Unione Europea persegue l’adattamento e l’uguaglianza dello stato economico e sociale dei Paesi

membri, con l’obiettivo di realizzare politiche economiche e sociali che tendono all’unione dei

Paesi già membri e a favorire l’ingresso di altri Paesi europei nell’Unione stessa.

La politica comunitaria trova il suo fondamento negli articoli 158 e 159 del Trattato istitutivo della

CEE.Infatti, l’art. 158 dispone che per promuovere uno sviluppo armonioso dell'insieme della

Comunità, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua

coesione economica e sociale. In particolare la Comunità mira a ridurre il divario tra i livelli di

sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite o insulari, comprese le zone

rurali.L’art. 159 invece, dispone che gli Stati membri conducono la loro politica economica e la

coordinano anche al fine di raggiungere gli obiettivi dell'articolo 158. L'elaborazione e l'attuazione

delle politiche e azioni comunitarie, nonché l'attuazione del mercato interno tengono conto degli

obiettivi dell'articolo 158 e concorrono alla loro realizzazione. La Comunità appoggia questa

realizzazione anche con l'azione che essa svolge attraverso Fondi a finalità strutturale (Fondo

europeo agricolo di orientamento e di garanzia, sezione « orientamento », Fondo sociale europeo,

Fondo europeo di sviluppo regionale), la Banca europea per gli investimenti e gli altri strumenti

finanziari esistenti.Con l’avvio del nuovo periodo di programmazione 2007-2013, importanti novità

sono state introdotte nella politica di coesione predisposta dalla Commissione Europea.

Gli aiuti di Stato

L’intervento con riasorse pubbliche a favore di imprese private trova un divieto esplicito nella

normativa europea ,che trova il suo principio fondamentale nel rispetto della libertà di concorrenza

che sarebbe distorta se alcune imprese fossero favorite risptto ad altre.Il divieto trova tuttavia un

superamento tramite deroghe specificatamente previste o autotrizzazioni della

Commissione.Qualsiasi altro tipo di intervento è oggetto di sanzioni e il Paese che infrange il

divieto è assoggettato a delle penalità.

Le deroghe previste dal trattato riguardano le zone dell’Europa che hanno bassi tassi di sviluppo

(regioni nuts II con PIL inferiore al 75% della media europea a 25 paesi (EU-25) e pertanto vanno

aiutate per convergere verso il livello di vita delle zone più ricche. Ai sensi dell'articolo 87,

paragrafo 3, lettere a) e c), del trattato, la Commissione può considerare compatibili con il mercato

comune gli aiuti di Stato concessi per favorire lo sviluppo economico di determinate zone

svantaggiate all'interno dell'Unione europea. Gli aiuti di questo tipo sono definiti aiuti di Stato a

finalità regionale. Si tratta di aiuti agli investimenti a favore delle grandi imprese o, in determinate

circostanze particolari, di aiuti al funzionamento, in entrambi i casi destinati a regioni specifiche al

fine di riequilibrare disparità regionali. Sono considerati del pari aiuti a finalità regionale livelli più

elevati di aiuti agli investimenti concessi a piccole e medie imprese situate nelle regioni

svantaggiate al di sopra di quanto consentito in altre zone.

Poiché sono volti a colmare gli svantaggi delle regioni sfavorite, gli aiuti di Stato a finalità

regionale promuovono la coesione economica, sociale e territoriale degli Stati membri e dell'Unione

europea nel suo complesso. Questa specificità regionale differenzia gli aiuti a finalità regionale da

altre forme di aiuti orizzontali, quali gli aiuti alla ricerca, allo sviluppo e all'innovazione,

all'occupazione, alla formazione o alla tutela ambientale, che perseguono altri obiettivi di interesse

comune ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, del trattato CE, anche se a volte con intensità di aiuto

superiori nelle zone svantaggiate per tener conto delle difficoltà specifiche che esse devono

affrontare .

Gli aiuti di Stato a finalità regionale agli investimenti hanno come obiettivo lo sviluppo delle

regioni più sfavorite, tramite un sostegno agli investimenti e alla creazione di posti di lavoro. Gli

aiuti a finalità regionale promuovono l'ampliamento e la diversificazione delle attività economiche

1

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

delle imprese ubicate nelle regioni più svantaggiate, in particolare incoraggiando le imprese ad

insediarvi nuovi stabilimenti.

La finanza comunitaria

Si intende per Finanza comunitaria l’insieme degli interventi finanziari effettuati dalla Unione

europea (U.E.) a favore delle diverse regioni degli Stati membri.Tali interventi nascono dalla

consapevolezza che la sfida del Mercato unico e dell’Unione monetaria per avere pieno successo,

ha bisogno il più possibile dell’integrazione armonica ed equilibrata dell’economia dei vari Paesi

membri, la UE già da tempo ha approntato una serie di strumenti, in grado di incidere

strutturalmente e in modo significativo sulle economie dei diversi Paesi.Molti tra gli interventi

previsti riguardano l’assistenza alle PMI che, come è noto, svolgono un ruolo di primo piano non

solo nell’economia nazionale ma anche in quella, ormai realizzata, del grande mercato

unico.L’articoli 1 del Trattato di Roma istitutivo della Comunità europea (1957) recita che “la

Comunità ha il compito di promuovere la coesione economica e sociale fra gli Stati membri" e trova

conferma nel Trattato di Maastricht.Il principio guida dell’intervento comunitario è costituito

dall’ampio coinvolgimento dei soggetti locali nel processo decisionale e nella fase

operativa(sussidiarietà). La Comunità opera, per finalità strutturali, in base a due finalità di

intervento:

1. aiuti o sovvenzioni tramite i Fondi strutturali ;

2. prestiti tramite BEI .

La Comunità prevede di realizzare la coesione socio-economica tra i Paesi membri attraverso una

strategia complessa che prevede tre azioni:

1. Favorire lo sviluppo delle regioni della comunità in ritardo;

2. Favorire la cooperazione fra i diversi Stati membri e le diverse regioni europee;

3. Favorire la Cooperazione verso l’esterno dell’Unione europea,in particolare con i

paesi dell’area mediterranea e con quelli dell’Europa orientale.

A livello dei singoli Stati membri vengono perseguiti obiettivi prioritari che nella programmazione

1994-1999 erano cinque e invece si sono ridotti a tre in quella 2000-2006 e quella 2007-2013 ,si

possono riassumere nei seguenti punti:

sviluppo e adeguamento delle regioni in ritardo di sviluppo,riconversione delle regioni o delle

parti di regione gravemente colpite dal declino industriale,lotta alla disoccupazione di lunga

durata, inserimento professionale dei giovani e integrazione delle persone minacciate di

esclusione dal mercato del lavoro,adattamento dei lavoratori e delle lavoratrici ai mutamenti

industriali e all’evoluzione dei sistemi di produzione,adeguamento delle strutture agrarie e

ammodernamento della pesca , sviluppo e adeguamento delle zone rurali .

Tutto ciò ispirandosi sostanzialmente a quattro principi base :

compartecipazione tra la UE e le Autorità nazionali e regionali, attuata attraverso una

stretta concertazione tra la Commissione, lo Stato membro interessato e l’Autorità

competente a livello nazionale;

complementarità, in base alla quale l’intervento comunitario è complementare

rispetto a quello nazionale (addizionalità);

2

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

sostituzione di un intervento fondato prevalentemente su singoli progetti con un

approccio incentrato su programmi operativi ;

semplificazione, armonizzazione e razionalizzazione” delle regole di gestione,

valutazione e controllo, per assicurare una maggiore “efficacia e trasparenza”.

Per quanto riguarda i fondi strutturali, gli interventi finanziari possono assumere le seguenti forme:

1. cofinanziamento di programmi operativi (coinvolge direttamente, con ruoli e

responsabilità differenti, la Comunità, gli Stati membri e le Regioni interessate);

2. cofinanziamento di un regime di aiuti nazionale destinato ai diversi settori produttivi,

purché questo regime non risulti in contrasto con le regole di concorrenza;

3. concessione di sovvenzioni globali (metodo mutuato da BEI e CECA per prestiti

globali ad intermediari finanziari), sotto forma di linee di credito gestite da “organismi

abilitati” designati dagli Stati membri, destinate al finanziamento di singole iniziative

promosse da soggetti, piccoli o medi.

Nel quadro delle procedure vigenti il processo di pianificazione, programmazione e progettazione

prevede pertanto:

1. la formulazione di un Piano di sviluppo regionale, che accorpi e coordini in una

strategia unitaria le proposte formulate dalle Regioni. Il piano finanziario predisposto e

definito comporta un’assunzione di responsabilità da parte dello Stato e delle Regioni in

merito alla copertura e alla ripartizione delle risorse finanziarie nonché alla competenza

amministrativa dei soggetti designati all’attuazione delle azioni operative,

2. la definizione di un Quadro strategico da parte della Commissione di concerto con lo

Stato Membro e nell’ambito della “compartecipazione”. Esso costituisce, attraverso la

decisione di approvazione, un grande impegno politico, ancor prima che amministrativo,

per il finanziamento delle iniziative previste:

3. la formulazione di Programmi operativi o la definizione di altre forme di intervento

quali regime di aiuto, sovvenzioni globali, progetti di dimensione adeguata, studi e

assistenza tecnica, attraverso cui si attuano le azioni proposte nel Piano di sviluppo

regionale ed incluse nel Quadro comunitario di sostegno.

Appare utile sottolineare che, in tema di cumulo “prestiti - sovvenzioni”, esiste una misura massima

di intervento così fissata:

50% dell’investimento previsto per i prestiti concessi sia da un solo strumento

finanziario (ad es. BEI) sia per quelli accordati da due o più strumenti finanziari;

50% nell’ipotesi di concessione di prestiti e contributi in c/capitale a favore di un

singolo progetto di investimento; in alcuni casi ben motivati, tale limite percentuale può

adeguarsi sino al 70% della spesa prevista.

Nel quadro della riforma, l’interlocutore principale del UE è diventato lo Stato membro

direttamente interessato e, per esso, le Regioni - o altro soggetto designato dall’autorità nazionale -

che amministrano i flussi finanziari provvedendo a distribuirli ai beneficiari.Dopo la disanima,

seppur sintetica, dei principali strumenti finanziari attivabili in sede UE, vi è ancora da dire che

alquanto apprezzabile appare l’iniziativa degli organi comunitari anche nel settore della formazione,

dell’informazione e dell’assistenza alla cooperazione transnazionale, a favore della PMI.Uno

3

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

strumento comunitario di informazione è stato creato con l’attivazione degli Eurosportelli, ubicati in

genere presso le Camere di Commercio, che coprono l’intera area comunitaria. Questi sportelli

svolgono i compiti di fornire, alle PMI, tutte le informazioni relative al processo di integrazione

europea, normativa e finanziaria.

L’accesso ai fondi europei

L’accesso ai fondi comunitari permette alle imprese, soprattutto le PMI, di poter disporre di

finanziamenti a fondo perduto dimensionalmente rapportati al tipo di obiettivo ,in cui rientra il

territorio dove sarà realizzato l’investimento dell’ impresa. Nelle zone obiettivo 1 tale valore è ha

l’intesità massima (dal 50% al 70%), la copertura del restante parte viene effettuata con mezzi

propri o con credito bancario a medio e lungo termine. I benefici degli investimenti, in specie in

aree in ritardo di sviluppo, sono evidenti, resta la difficoltà dell’iter procedurale e la predisposizione

del progetto (Business plan), che deve essere molto accurato, onde non essere bocciato in sede di

istruttoria da parte dei comitati di valutazione.

L’accesso ai fondi strutturali può avvenire o tramite le regioni (POR)e i Ministeri per

progetti multiregionali (PON). Per determinati programmi speciali (TACIS, MEDA II, ecc.) che

riguardano interventi in altri Paesi limitrofi al territorio comunitario può fare direttamente

riferimento alla Comunità europea.Le domande di cofinanziamento vengono presentate dalle

imprese sulla base di un bando pubblicato che definisce le caratteristiche dei soggetti beneficiari e

dei progetti ammissibili.I progetti vengono valutati da un valutatore interno od esterno alle Regioni

e Ministeri e l’elenco delle imprese che risultano assegnatarie degli incentivi viene pubblicato sulla

gazzetta ufficiale (regionale o nazionale o europea ).

La programmazione europea

Si sono succeduti nel tempo diversi periodi di programmazione di durata settenale di seguito si

riportano sinteticamente le principali caratteristiche:

Il periodo 1994-1999

La programmazione ha individuato i segeuenti Fondi Strutturali:

F.E.S.R .Fondo Europeo di Sviluppo Regionale finalizzato alle riduzioni degli squilibri

regionali;

F.S.E. Il Fondo Sociale Europeo , che ha il compito di promuovere l’occupazione, e la

formazione professionale, all’interno della comunità;

F.E.O.G.A .Il Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e Garanzia , che opera per il

miglioramento delle strutture agricole attraverso aiuti diretti e indiretti.

Nel periodo 1994-1999 la programmazione ha ripartito il territorio secondo 5 obiettivi di seguito

elencati con le principali relazioni esistenti tra gli obiettivi comunitari e i diversi fondi strutturali :

Obiettivo 1 FESR, FSE, FEOGA - Orientamento;

Promozione dello sviluppo e adeguamento delle regioni in ritardo di sviluppo; tali regioni sono

quelle il cui PIL per abitante è inferiore o vicino al 75% della media comunitaria (i Paesi interessati

4

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

da tale obiettivo sono l’Italia, la Spagna, la Francia, La Grecia, L’Irlanda, Il Portogallo, alcuni per

intero, altri limitatamente ad alcune regioni; per l’Italia l’obiettivo n. 1 riguarda il Mezzogiorno).

Obiettivo 2 FESR, FSE;

Riconversione di regioni o parti di regioni (come bacini di occupazioni) gravemente colpite dal

declino industriale e individuate di volta in volta in base ad alcuni parametri, come tasso di

disoccupazione superiore alla media comunitaria, un tasso di occupazione industriale rispetto alla

occupazione complessiva superiore alla media comunitaria e infine al calo dell’occupazione

industriale.

Obiettivo 3 FSE;

Lotta contro la disoccupazione di lunga durata per facilitare la rioccupazione di persone di età

superiore ai 25 anni e disoccupate da più di 12 mesi.

Obiettivo 4 FSE

Facilitare l’inserimento professionale dei giovani di età inferiore ai 25 anni e alla ricerca di impiego.

Obiettivo 5A FEOGA - Orientamento, SFOP;

Adattare le strutture di produzione, di trasformazione e di commercializzazione nell’agricoltura e

nella silvicoltura.

Obiettivo 5B FEOGA - Orientamento, FSE, FESR.

Promozione dello sviluppo delle zone agricole caratterizzate da elevato tasso di occupazione

agricola, da bassi livelli di reddito agricolo e da basso livello di sviluppo socio-economico.

Tutta l’azione dei fondi strutturati, con l’ausilio anche dell’intervento della BEI, è finalizzata al

raggiungimento di detti obiettivi.

Obiettivo Strumenti di Intervento

FESR FSE FEAOG BEI

n. 1 Si Si Si si

n. 2 Si Si No si

n. 3 No Si No si

n. 4 No Si No si

n. 5a No No Si no

n. 5b Si Si Si si

Tab. Strumenti di intervento per obiettivi

Il periodo 2000-2006

Il documento preparatorio approntato dalla Commissione Europea Agenda 2000-2006 ha fornito le

indicazioni a cui devono ispirarsi i nuovi programmi comunitari e a cui devono attenersi le diverse

Regioni in modo da trasferire le risorse :

maggiore concentrazione degli aiuti che sarà perseguita con la riduzione da sei a tre degli

obiettivi da raggiungere : 5

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

1) obiettivo 1 FESR FSE FEAOG-O SFOP

regioni in ritardo di sviluppo di cui hanno fatto parte anche sei regioni italiane (Basilicata

,Campania ,Calabria ,Puglia ,Sicilia ,Sardegna );ne sono uscite ,rispetto al periodo 1994-99

l’Abruzzo ed il Molise) ;

2) obiettivo 2 FESR FSE FEAOG SFOP

aree in declino industriale ,riconversione rurale ,pesca problemi urbani (ingloberà gli ex

obiettivi 2,5a e 5b);

3) obiettivo3 FSE

risorse umane (ingloba gli ex obiettivi 3 e 4).

Semplificazione e decentramento delle procedure di attribuzione dei fondi :saranno conferiti

maggiori poteri ed autonomia di gestione dei fondi agli enti locali e si renderanno più snelle le

procedure burocratiche.

Ottimizzazione dell’efficacia delle risorse e del loro controllo :sarà ottimizzato l’utilizzo dei

fondi inserendo dei meccanismi competitivi fra non utilizzate in un determinato lasso di tempo

verso quelle regioni che manifestano un loro più efficiente ed efficace utilizzo.

Il totale dei fondi a disposizione dell’Italia è stato di circa 120mila miliardi di cui 90mila per le zone

obiettivo 1 e 30mila per gli obiettivi 2 e 3. Le risorse sono state ripartite :

1) su base territoriale per singola regione e saranno riportate nei P.O.R ( piani operativi

regionali ) dei singoli enti territoriali e nel P.O.N ( piano operativo nazionale ) per quelle

gestite dallo Stato centrale.

2) Su base settoriale ,per asse prioritario di sviluppo.

Occorre infine sottolineare che la ripartizione dei fondi comunitari 2000-2206 è stata l’ultima

occasione per diverse regioni italiane di beneficiare degli aiuti per le regioni in ritardo di sviluppo .I

criteri di selezione delle aree di intervento ,legati al livello di PIL pro-capite rispetto alla media

europea e la dimensione massima di popolazione assistita ,l’ ingresso di nuovi Stati (Europa a 25 e

non più a 15) come quelli del Est con PIL molto bassi ha portato all’esclusione di alcune regioni

italiane come Basilicata, Sardegna.

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Gli elementi di ogni programma operativo di ogni documento unico di programmazione sono:

gli assi prioritari del programma stesso, con indicazioni circa la loro coerenza con il quadro

comunitario di sostegno corrispondente, i relativi obiettivi specifici, quantificati nella misura in cui

la loro natura lo consenta, e la valutazione dell'impatto atteso;la descrizione sintetica delle misure

previste per attuare gli assi prioritari;un piano finanziario indicativo che precisi per ciascun asse

prioritario e per ogni anno l'importo della dotazione finanziaria prevista.Dal momento che la

struttura dei POR era stata definita nel PSM (Programma di Sviluppo per il Mezzogiorno),

documento elaborato dal Mintesoro ed approvato dal Cipe, i 7 POR hanno tutti la seguente struttura

6

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

per assi (ad eccezione del Molise, cui manca l’asse V, Città). Differenze tra i singoli programmi

operativi si riscontrano, invece, nell’articolazione delle misure. Quanto ai DOCUP, la struttura per

assi varia da Regione a Regione e pertanto non vi è una struttura tipo. Ai sette POR sopracitati,

vanno aggiunti sette PON, per la realizzazione di programmi settoriali multiregionali.

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e g i c i s o n o s

e i.. Vi sono però fondi trasversali ai sei assi impegnati per l’assistenza

tecnica: Campi di intervento: Difesa del suolo; Gestione dei rifiuti,

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l i Risanamento aree contaminate, conoscenze sullo stato delle

risorse naturali

Campi di intervento: Valorizzazione dei beni culturali,

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a l i sviluppo e gestione delle risorse culturali

Campi di intervento: politiche attive per il lavoro,

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e miglioramento dei sistemi formativi, promozione delle pari

opportunità

Campi di intervento: supporto allo sviluppo imprenditoriale

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e nei settori dell'industria, artigianato, commercio, servizi,

turismo e agricoltura

Campi di intervento: struttura urbana della regione,

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t à rafforzamento delle funzioni direzionali dei capoluoghi di

provincia, reti di piccoli centri per il potenziamento di

servizi alle imprese

Campi di intervento rafforzamento del sistema di trasporto,

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i o sviluppo dell'Information & Comunication Tecnology e

crescita della new economy

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Essendo un documento politico programmatico, il Programma Operativo Regionale si concentra

sulle scelte strategiche per lo sviluppo della Regione, individua le linee d’intervento per attuare tali

scelte, descrive sinteticamente le misure, che rappresentano lo strumento attraverso il quale

finanziare le operazioni (progetti), individua altresì gli ambiti sui quali il programma trova

applicazione con i progetti integrati, in attuazione dei principi comunitari della concentrazione,

dell’integrazione e della sussidiarietà. Il POR contiene infine la ripartizione delle risorse per grandi

direttrici strategiche d’intervento, cioè in relazione ai sei assi prioritari, e le principali indicazioni

per l’attuazione del programma.Nelle pagine seguenti vengono riportati i POR delle regioni

meridionali e alcuni DOCUP.

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e n t o è frutto di un negoziato tra le singole regioni dell’obiettivo 1 con il

coordinamento Autorità Centrali e la Commissione conclusosi nell’estate del 2000 che riguarda

l’intero settennato 2000-2006. Il POR infatti è il documento politico programmatico, proposto dalle

singole Regioni (semplificazione e decentramento) ed approvato dalla Commissione Europea,

necessario ad attuare le misure del Quadro Comunitario di Sostegno, composto da un insieme

coerente di assi articolati in misure pluriennali, per la realizzazione del quale è possibile far ricorso

ad uno o più fondi e ad uno o più strumenti finanziari esistenti.

7

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

Quadro Comunitario di sostegno 2000-2006- Piano finanziario dei POR

Risorse

Programmi Operativi

Regionali Risorse Investimenti

Fondi Fondi Totale private Totali

strutturali nazionali risorse (comprens. della

pubbliche quota priv.)

Sicilia 3.858 3.728 7.586 1.829 9.415

Campania 3.825 3.051 6.876 2.340 9.216

Puglia 2.639 2.053 4.692 1.979 6.671

Calabria 1.994 1.763 3.757 2.106 5.863

Sardegna 1.946 1.946 3.892 794 4.686

Basilicata 743 516 1.259 327 1.586

Molise (sostegno 181 240 421 184 605

transitorio)

Totale 15.186 13.297 28.483 9.559 38.042

Milioni di euro

I l P

O N è il documento programmatico proposto dai singoli Ministeri competenti ed approvato dalla

Commissione Europea ai fini dell’attuazione del Quadro Comunitario di Sostegno. Analogamente al

POR è composto da un insieme coerente di assi articolati in misure pluriennali. L’azione del Pon

non si estrinseca in una sola regione,interessa più regioni o problematiche che non hanno uno

specifica definizione regionale. I sette PON sono proposti dai seguenti Ministeri:

• Attività Produttive (PON sviluppo locale);

• Interno (PON sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno);

• Politiche agricole (PON pesca);

• Istruzione ed Università (PON la scuola per lo sviluppo);

• Economia (PON assistenza tecnica al QCS);

• Infrastrutture e Trasporti (PON trasporti), non ancora approvato dalla Commissione;

• Ricerca ed innovazione tecnologica (PON ricerca scientifica, sviluppo tecnologico, alta

formazione).

Quadro Comunitario di sostegno 2000-2006- Piano finanziario dei PON

Fondi Contributi Risorse %risorse Risorse Costo Totale

Programmi Operativi strutturali nazionali pubbliche pubbliche private (comprensivo

Nazionali della quota

privata)

Sviluppo locale 1978,9 1940,4 3919,3 32,4 4100,0 8.019,3

Sicurezza per lo sviluppo 573,1 539,8 1112,9 9,2 1.112,9

del Mezzogiorno

Pesca 122,0 89,4 211,4 1,7 65,1 276,5

Scuola per lo sviluppo 472,6 245,8 718,4 5,9 718,4

Assistenza tecnica al QCS 312,4 120,2 432,6 3,6 432,6

Trasporti (non approvato 1801,3 2201,6 4002,9 33,0 4.002,9

dalla Commissione) 1191,5 524,8 1716,2 14,2 322,5 2.038,7

Ricerca scientifica,

sviluppo tecnologico, alta

formazione

Totale 6.451,8 5.661,9 12113,8 4.487,6 16.601,3

8

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

Milioni di euro

DOCUP

Per quanto riguarda il Centro–Nord (obiettivo 2), il documento che per analogia è assimilabile al

POR è il D

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e ) . Le risorse comunitarie destinate a queste

aree dovrebbero ammontare complessivamente a 2.608 milioni di euro. Il 4 luglio 2001 sono stati

approvati 7 DOCUP (Abruzzi, Lazio, Liguria, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto) per un valore

complessivo di1997,5 milioni di euro.

Quadro Comunitario di sostegno 2000-2006- Piano finanziario dei DOCUP

Risorse

Docup Risorse Investimenti Totali

Fondi Fondi Totale private (compr. della quota priv.)

strutturali nazionali risorse

pubbliche

Abruzzo 185,4 282,9 468,3 296,6 764,9

Lazio 371,5 473,9 845,4 72,6 918

Milioni di euro

D

istribuzione fondi comunitari per

forme di intervento

Docup

Pic 10%

5%

Pon Por

25% 60%

Dunque, in sintesi, la gran parte delle risorse (60%) messe a disposizione dalla Commissione

Europea è destinato ai POR, mentre la restante parte è divisa tra PON (25%), Docup (10%) e Pic

(5%). 9

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

Il periodo 2007-2013

Una delle principali novità della riforma della politica della coesione predisposta dalla

Commissione europea (e condivisa da tutti i paesi) per il periodo 2007-2013 è il tentativo di

rafforzare, a livello europeo e nazionale, l'identificazione, la visibilità e la verificabilità degli

obbiettivi strategici di questa politica, e di meglio legarli agli obbiettivi di sviluppo fissati nei vertici

di Lisbona e Goterbog. Questa scelta risponde alle critiche che la politica di coesione ha incontrato

e incontra nel confronto politico e culturale europeo, mira ad accrescerne l'efficacia e la visibilità

politica e accoglie la richiesta fatta dall'Italia sin dal I Memorandum sul futuro della politica di

coesione:

rende più forte ed esplicito l'indirizzo della politica di coesione come strumento per accrescere la

competitività dell'Unione.

La svolta strategica proposta dalla Commissione trova il principale punto di forza nella previsione,

per ogni paese beneficiario, di un Quadro di riferimento strategico nazionale (QSN) che, per tutti gli

obbiettivi della politica di coesione, definisca all'inizio del periodo la strategia che con la politica di

coesione si intende perseguire.

L’importanza del Quadro strategico nazionale è rimarcata dal fatto che gli obbiettivi in esso

enunciati sono oggetto centrale dei Rapporti stragetici sull’attuazione che la Commissione e gli

Stati membri saranno chiamati a discutere nel corso dell’attuazione del QSN. E' dunque nel definire

il contenuto di tale Quadro e il processo attraverso cui scriverlo che si manifesta l'interpretazione

che l'Italia vuole dare alla svolta strategica.

Il QSN quadro strategico nazionale

L'esistenza in Italia di una politica regionale, realizzata in base all'articolo 119, comma 5, della

Costituzione attraverso il Fondo per le aree sotto utilizzate, le Intese istituzionali di programma e gli

Accordi di Programma Quadro, e la scelta compiuta di rendere questa politica pienamente coerente

con quella comunitaria, e viceversa, implica che il QSN debba di necessità riferirsi a entrambe le

politiche. Gli obbiettivi di coesione economica, sociale e territoriale e di competitività territoriale e

le azioni per perseguirli sono infatti comuni alle due politiche. Entrambe costituiscono strumenti per

attuare gli obbiettivi di Lisbona e Goteborg.

Ne discende che il QSN, come già avviene nelle principali economie europee, dovrà trovare posto,

come per la politica comunitaria, un impiego programmatico settennale, anche per la politica

regionale nazionale.

Attraverso questa scelta di convergenza programmatica fra politica regionale nazionale e

comunitaria, si potranno pienamente utilizzare gli strumenti dell'Intesa istituzionale di programma e

dell'Accordo di programma quadro, che costituiscono la piena attuazione del principio di leale

collaborazione del nostro assetto costituzionale. Nello stesso ambito di concertazione istituzionale

del QSN, tali strumenti saranno rafforzati e semplificati , mentre le proprietà della componente

nazionale della politica regionale potranno essere riviste, con riguardo all'intero ambito delle

politiche pubbliche rilevanti per lo sviluppo.

Si realizzerà così un impianto strategico unitario che non vedrà più due programmazioni – la

comunitaria e la nazionale - distinte, anche se con punti di incontro.

I CINQUE CONTENUTI DELLA STRATEGIA

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

Quali siano gli elementi fondanti di una "Strategia per la politica di coesione", realizzata con risorse

comunitarie e nazionali, è bene identificato dalla prassi di programmazione costruita dall'Italia nel

2000-2006, nel Sud e nel Centro-Nord, dall'impianto della riforma della politica di coesione e dal

modo in cui l'Italia l'ha prima richiesta e intende ora interpretarla.

Tali profili strategici sono cinque e andranno articolati distintamente per i tre obbiettivi:

I. Obiettivi di coesione e competitività per il 2013: date le opportunità relative al complesso delle

risorse disponibili, le criticità nel loro utilizzo, e le tendenze e economiche e sociali in atto,

dovranno essere individuati gli obbiettivi che l'Italia e le sue specifiche aree possono prefiggersi di

raggiungere alla fine del periodo grazie alla politica regionale, comunitaria e nazionale.

II. Proprietà di intervento: dovranno essere individuati quali tipologie di interventi, e segnatamente

quali beni pubblici, e servizi collettivi, potranno prioritariamente consentire, nelle diverse aree

territoriali, di realizzare gli obbiettivi sopra indicati. Nel caso dell'obiettivo 2, questo indirizzo

strategico, nel prevedere per il Fondo FESR le priorità "innovazione", "ambiente" e "accessibilità",

e per il Fondo FSE le priorità relative all'occupazione, allo sviluppo delle risorse umane e

all'inclusione sociale, consentirà di motivare la concentrazione tematica e territoriale delle risorse.

Per tutti gli obiettivi, l'indirizzo servirà anche a motivare la natura regionale o multiregionale, ove

appropriata dell'intervento e le scelte relative alle aree urbane e rurali e alle aree meno favorite così

come definite dal Trattato Costituzionale in corso di ratifica all'art.III-220, con riguardo particolare

alle montagne, isole e regioni transfrontaliera.

III. Integrazione finanziaria e programmatica: anche in relazione alla esplicita previsione della

coesione territoriale nel Trattato, dovranno essere individuate le scelte da compiere per assicurare

l'integrazione fra fondi e, con particolare riferimento alle risorse umane e allo sviluppo rurale,

quella fra la politica comunitaria di coesione e le altre politiche comunitarie, nonchè una miglior

coerenza fra programmazione economico-sociale e pianificazione territoriale.

IV. Integrazione fra politiche regionali e politiche nazionali: si dovrà individuare quale coerenza

esiste fra politiche regionali, comunitaria e nazionale, e politiche nazionali di settore e di rete, ossia

quali politiche nazionali sono necessarie per l'efficacia delle politiche regionali.

V. Governance e capacità istituzionali: definire quali soluzioni istituzionali dovranno

prioritariamente essere adottate, nell'assetto amministrativo, nella regolazione dei mercati e nel

partenariato istituzionale e con le parti economiche e sociali, e quali iniziative di rafforzamento

delle capacità istituzionali dovranno essere prese, al fine di dare maggiore efficacia alle politiche

regionali, comunitaria e nazionale.

I nuovi obiettivi

Obiettivo 1: Convergenza

Questo obiettivo, in linea con l'attuale obiettivo 1, è volto ad accelerare la convergenza degli Stati

membri e delle regioni in ritardo di sviluppo, migliorando le condizioni di crescita e di occupazione.

Esso riguarda gli Stati membri e le regioni in ritardo di sviluppo. I settori d'intervento sono i

seguenti: qualità degli investimenti in capitale fisico e umano, sviluppo dell'innovazione e della

società basata sulla conoscenza, adattabilità ai cambiamenti economici e sociali, tutela dell'ambiente

nonché efficienza amministrativa. Si prevede che esso sia finanziato dal FESR, dal FSE e dal Fondo

di coesione.

Le risorse globali destinate a tale obiettivo ammontano a 264 miliardi di euro, corrispondenti cioè in

totale al 78,5% degli stanziamenti. Sono ammissibili:

• ai fondi strutturali (FESR e FSE):

- le regioni (attuali zone NUTS II = Nomenclatura, Unità Territoriali Statistiche - sistema di

suddivisione del territorio comunitario), il cui PIL pro

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

capite è inferiore al 75% della media comunitaria. Il 67,3% dell'importo globale degli stanziamenti

destinati a questo obiettivo riguarda tali regioni;

- le regioni, il cui PIL pro capite supera il 75% ("effetto statistico" a seguito dell'allargamento), sono

ammesse al beneficio di un aiuto transitorio, specifico e decrescente. A queste regioni è assegnato

l'8,4% dell'importo globale;

• al Fondo di coesione: gli Stati membri, il cui reddito nazionale lordo (RNL) pro capite è inferiore

al 90% della media comunitaria e che attuano programmi di convergenza economica. Essi possono

beneficiare del 23,9% delle risorse destinate a tale obiettivo. Il Fondo intende contribuire allo

sviluppo sostenibile e al rafforzamento delle capacità istituzionali e dell'efficienza della pubblica

amministrazione;

• ad un aiuto specifico del FESR: le regioni ultraperiferiche, ammesse a beneficiare dello 0,42%

degli stanziamenti. Lo scopo è facilitare la loro integrazione nel mercato interno e compensare le

difficoltà specifiche di sviluppo che le caratterizzano (compensazione dei costi supplementari

derivanti dall'ultra perifericità).

Il contributo massimo degli stanziamenti a livello dell'asse prioritario è il seguente:

• 75% della spesa pubblica cofinanziata dal FESR o dal FSE. Il massimale può raggiungere l'80% se

le regioni ammissibili sono localizzate in uno Stato

membro che beneficia del Fondo di coesione. Esso può addirittura raggiungere

l'85% nel caso delle regioni ultraperiferiche;

• 85% della spesa pubblica cofinanziata dal Fondo di coesione;

• 50% della spesa pubblica cofinanziata in regioni ultraperiferiche (compensazione dei costi

supplementari tramite nuova assegnazione supplementare del FESR).

Obiettivo 2: Competitività regionale e occupazione

Questo obiettivo punta, al di fuori delle regioni in ritardo di sviluppo, a rafforzare la competitività,

l'occupazione e le attrattive delle regioni. Esso consentirà di anticipare i cambiamenti socio-

economici, promuovere l'innovazione, l'imprenditorialità, la tutela dell'ambiente, l'accessibilità,

l'adattabilità dei lavoratori e lo sviluppo di mercati di lavoro che favoriscano l'inserimento. Si

prevede che sia finanziato dal FESR e dal FSE.

Le regioni ammissibili sono le seguenti:

• le regioni attualmente ammissibili all'obiettivo 1 per il periodo di programmazione 2000-2006, che

non soddisfano più i criteri di ammissibilità regionale dell'obiettivo convergenza e beneficiano

pertanto di un finanziamento transitorio. Spetta alla Commissione selezionare ed adottare l'elenco

delle regioni ammissibili, valido dal 2007 al 2013;

• tutte le altre regioni della Comunità non ammissibili all'obiettivo convergenza.

Per quanto riguarda i programmi finanziati dal FSE, la Commissione propone quattro priorità, in

linea con gli orientamenti formulati nell'ambito della Strategia europea per l’occupazione (SEO):

accrescere l'adattabilità dei lavoratori e delle imprese, potenziare l'accesso all'occupazione,

rafforzare l'inserimento sociale e avviare riforme nel settore dell'occupazione e dell'inserimento.

Le risorse destinate a tale obiettivo si elevano a 57,9 miliardi di euro, corrispondenti cioè al 17,2%

dell'importo globale, equamente ripartite tra il FESR e il FSE. Di questo importo, il 16,7% è

destinato ad un sostegno transitorio decrescente.

Nell'ambito di questo obiettivo, gli interventi possono beneficiare di un finanziamento che arriva

fino al 50% della spesa pubblica. Il massimale si eleva all'85% per le regioni ultraperiferiche.

Obiettivo 3: Cooperazione territoriale europea

Questo nuovo obiettivo è inteso a rafforzare la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e

interregionale, basandosi sull' iniziativa Interreg. Si prevede che l'azione sia finanziata dal FESR.

L'obiettivo consiste nel promuovere la ricerca di

soluzioni congiunte a problemi comuni tra le autorità confinanti, come lo sviluppo

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

urbano, rurale e costiero e la creazione di relazioni economiche e reti di PMI. La cooperazione è

orientata su ricerca, sviluppo, società dell'informazione, ambiente, prevenzione dei rischi e gestione

integrata delle acque.

Sono ammissibili le regioni di livello NUTS III, situate lungo le frontiere terrestri interne e talune

frontiere esterne, nonché alcune frontiere marittime adiacenti, separate da un massimo di 150

chilometri. La Commissione intende adottare un elenco delle regioni ammissibili.

La totalità del territorio della Comunità è ammissibile per quanto riguarda il sostegno alle reti per la

cooperazione interregionale e lo scambio di esperienze.

Il massimale di cofinanziamento raggiunge il 75% della spesa pubblica.

IL QSN: OBIETTIVI, PRIORITÀ E RISORSE DELLA POLITICA REGIONALE 2007-13

Il 22 dicembre 2006, il Cipe ha approvato il Quadro Strategico Nazionale (Qsn), ossia il documento

di orientamento strategico, previsto dall’articolo 27 del regolamento Ce 1083/2006, che gli Stati

membri sono tenuti a presentare alla Commissione europea in attuazione della riforma della politica

di coesione comunitaria, a seguito della quale Stato centrale e Regioni hanno deciso in Italia di

unificare la programmazione della politica regionale comunitaria con quella della politica regionale

nazionale (al momento Fondo per aree sottoutilizzate). Le due politiche condividono, infatti, gli

stessi obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale e di competitività territoriale, nonché le

azioni per perseguirli, e tale unitarietà programmatica contribuisce, inoltre, a rafforzare gli obiettivi

e le priorità strategiche fissate a livello europeo dagli Orientamenti stessi e dalle Agende di Lisbona

e Goteborg.

Sviluppo dei circuiti della conoscenza, il miglioramento della qualità della vita, della sicurezza e

dell’inclusione sociale nei territori, il potenziamento delle filiere produttive, dei servizi e della

concorrenza, l’internazionalizzazione e la modernizzazione sono i quattro macro obiettivi su cui si

muove il Qsn per la definizione della politica regionale di sviluppo nel ciclo di programmazione

2007-2013.

Ciascun macro obiettivo è a sua volta suddiviso in priorità di riferimento per un totale di 10 priorità

tematiche, articolate secondo il seguente schema.

1. Sviluppare i circuiti della conoscenza

miglioramento, valorizzazione delle risorse umane (Priorità 1);

o promozione, valorizzazione e diffusione della Ricerca e dell’innovazione per la

o

competitività (Priorità 2);

2. Accrescere la qualità della vita, la sicurezza e l’inclusione sociale nei territori

uso sostenibile e efficiente delle risorse ambientali per lo sviluppo (Priorità 3);

o inclusione sociale e servizi per la qualità della vita e l’attrattività territoriale (Priorità

o

4);

3. Potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza

Valorizzazione delle risorse naturali e culturali per l’attrattività per lo sviluppo

o

(Priorità 5);

Reti e collegamenti per la mobilità (Priorità 6);

o Competitività dei sistemi produttivi e occupazione (Priorità 7);

o Competitività e attrattività delle città e dei sistemi urbani (Priorità 8);

o

4. Internazionalizzare e modernizzare

Apertura internazionale e attrazione di investimenti, consumi e risorse (Priorità 9);

o Governance, capacità istituzionali e mercati concorrenziali e efficaci (Priorità 10).

o

Ciascuna priorità è poi ulteriormente articolata in uno o più obiettivi generali e diversi obiettivi

specifici che concorrono ad esplicitare il contenuto tematico di ognuna di essa.

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

Nel dettaglio, la Priorità 1 intende promuovere il miglioramento delle competenze delle persone

nelle diverse fasi della vita e nei diversi contesti (scolastico, lavorativo ecc.), come precondizione

necessaria non solo per accrescere la competitività dei sistemi produttivi ma anche per aumentare la

partecipazione al mercato del lavoro, in particolare delle donne, e l’inclusione sociale, soprattutto

degli immigrati.

In connessione con gli obiettivi della Priorità 1, la Priorità 2 riconosce la necessità di un

significativo sviluppo delle capacità di innovazione, creazione e applicazione della conoscenza e di

un migliore utilizzo delle Tecnologie di Informazione e di Comunicazione, sostenendo, in

particolare, iniziative per un collegamento più forte tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa,

considerato uno dei principali fattori che tendono a consolidare la debolezza sistemica dell’Italia.

La politica regionale nazionale può efficacemente rafforzare l’azione imprescindibile della politica

ordinaria, cui resta il compito di assicurare la disponibilità di capitale umano qualificato ed un

quadro fiscale più incentivante per le attività di ricerca e, soprattutto, resta in capo alla politica

ordinaria la capacità di mobilitare risorse ed interventi che, in discontinuità con quanto verificatosi

negli anni recenti, sostengano in modo adeguato la politica regionale.

Una maggiore capacità di cogliere e sfruttare le opportunità della ricerca e della cooperazione tra

ricerca e imprese è rilevante anche ai fini della promozione di un uso sostenibile delle risorse

naturali, cui si indirizza la Priorità 3, in quanto qualità ambientale ed uso sostenibile ed efficiente

delle risorse ambientali rappresentano, sempre di più, fattori di competitività e attrattività per lo

sviluppo locale.

L’esigenza di raggiungere adeguati livelli di qualità nell’offerta di servizi energetici, di servizi idrici

e di gestione dei rifiuti, nonché idonee condizioni di sicurezza sul territorio è particolarmente

avvertita nelle regioni del Mezzogiorno, soprattutto nelle regioni dell’Obiettivo “Convergenza”, che

presentano criticità ancora elevate, anche se esistono grandi opportunità di sviluppo connesse

all’innovazione tecnologica nell’uso delle risorse ambientali.

Nell’ambito dello stesso obiettivo “Accrescere la qualità della vita, la sicurezza e l’inclusione

sociale nei territori”, la Priorità 4 intende promuovere una società inclusiva e migliorare le

condizioni di sicurezza.

Tale obiettivo viene perseguito attraverso due livelli di intervento: a) le politiche rivolte alle persone

e alle imprese attivando un loro maggiore coinvolgimento nella definizione di obiettivi e progetti; b)

le azioni di sistema, ovvero le politiche strumentali, rivolte al consolidamento del sistema servizi

(infrastrutture materiali ed immateriali, azioni informative e di orientamento, rafforzamento della

legalità ecc.).

La tutela della biodiversità e la trasformazione della dotazione locale di risorse naturali, culturali e

paesaggistiche in aumento dell’attrattività, anche turistica, del territorio, è il tema centrale della

Priorità 5, che individua nell’attuazione delle politiche comunitarie e nazionali, nella valorizzazione

del patrimonio naturale e nell’attivazione di nuove filiere produttive, collegate alle risorse

ambientali e culturali alcuni degli indirizzi che possono concorrere alla realizzazione della politica

regionale unitaria in tale settore.

Il potenziamento delle filiere produttive, dei servizi e della concorrenza passa anche attraverso il

miglioramento delle reti e della mobilità (Priorità 6) al fine di realizzare un sistema di trasporto

efficiente, integrato, flessibile e sostenibile, privilegiando quei progetti che abbiano indicatori e

obiettivi di “efficacia logistica” (riequilibrio modale, decongestionamento delle aree metropolitane,

integrazione con il sistema territoriale dei trasporti).

La necessità di una maggiore qualità ed articolazione dei servizi offerti, è vista sempre di più,

nell’ambito dell’intera politica regionale unitaria, comunitaria e nazionale, come condizione

necessaria per accrescere il rendimento degli investimenti privati e dei sistemi produttivi locali,

sospingendo verso l’alto la competitività e l’occupazione. A tal fine si indirizza la Priorità 7, che

mira ad integrare, soprattutto attraverso la promozione dei progetti integrati locali, le azioni rivolte

alla competitività e sostenibilità dei processi produttivi locali con gli interventi a favore

dell’occupazione e quelli rivolti al capitale sociale.

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

Per la loro peculiare natura, i sistemi produttivi incentrati sulle città, richiedono interventi specifici,

delineati nella Priorità 8, che si concentra sui temi dello sviluppo della competitività e

dell’attrattività delle città, attraverso la diffusione di servizi avanzati di qualità, il miglioramento

della qualità della vita, e il collegamento con le reti materiali ed immateriali.

Gli obiettivi del Quadro di recupero di competitività del Centro Nord e di aumento di quella del

Mezzogiorno passano anche attraverso la maggiore capacità di apertura del sistema economico

nazionale e l’innalzamento dei livelli di legalità.

A tal fine la Priorità 9 si focalizza su due linee di intervento, una rivolta al miglioramento delle

capacità di apertura e internazionalizzazione dei sistemi territoriali, delle imprese e della Pubblica

Amministrazione e, l’altra, all’attrazione nel nostro Paese non solo di capitali e investimenti diretti

ma anche di competenze e risorse umane e consumi turistici.

Il conseguimento di più elevati standard di legalità si delinea, come evidenzia nello specifico la

Priorità 10, nel rafforzamento delle competenze tecniche e di governo delle amministrazioni e degli

enti attuatori per migliorare l’efficacia della programmazione e la qualità degli interventi per offrire

servizi migliori ai cittadini; nell’innalzamento dei livelli di legalità, che nel caso delle regioni

dell’Obiettivo “Convergenza” deve essere integrata con quelle di tutela della sicurezza (Priorità 4)

ed, infine, nell’apertura alla concorrenza dei servizi.

Le 10 priorità tematiche dovranno essere perseguite con intensità e modalità differenziate fra le due

macroaree (Centro Nord e Mezzogiorno) e fra gli obiettivi comunitari di riferimento (Convergenza,

Competitività regionale e occupazione, Cooperazione Territoriale), con l’intento di dar vita ad una

politica regionale unitaria che guardi con particolare attenzione agli obiettivi della coesione e dello

sviluppo del Mezzogiorno.

L’effettivo perseguimento degli obiettivi individuati e la necessaria coerenza della impostazione

strategica complessiva è affidata ad un assetto programmatico, basato prevalentemente sui

Programmi Operativi Regionali monofondo, ossia programmi finanziati con contributo del Fondo

Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e con contributo del Fondo Sociale Europeo (FSE).

A tal proposito, la tabella sottostante evidenzia l’elenco dei Programmi Operativi Regionali,

suddivisi per macroarea “Competitività e occupazione” (distinta a sua volta in programmi delle

regioni Centro Nord e programmi delle Regioni Mezzogiorno) e “Convergenza”.

Tabella - 1: Elenco dei Programmi Operativi Regionali per macroarea “Competitività e

occupazione” e “Convergenza”

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Competitività regionale e occupazione / Centro Nord

CONTRIBUTO COMUNITARIO

POR

Por Emilia Romagna POR FESR POR FSE

Por Friuli Venezia Giulia POR FESR POR FSE

Por Lazio POR FESR POR FSE

Por Liguria POR FESR POR FSE

POR FSE

Por Lombardia POR FESR POR FSE

Por Marche POR FESR

Por P.A. Bolzano POR FSE

POR FESR

Por P.A. Trento POR FESR POR FSE

POR FSE

Por Piemonte POR FESR POR FSE

Por Toscana POR FESR POR FSE

Por Umbria POR FESR POR FSE

Por Valle d'Aosta POR FESR

Por Veneto POR FESR POR FSE

Competitività regionale e occupazione / Mezzogiorno

CONTRIBUTO COMUNITARIO

POR POR FSE

Por Abruzzo POR FESR POR FSE

Por Molise POR FESR POR FSE

Por Sardegna ST POR FESR

Convergenza / Mezzogiorno

POR CONTRIBUTO COMUNITARIO

POR FSE

Por Basilicata ST POR FESR

POR FESR POR FES

Por Calabria

Por Campania POR FESR POR FSE

POR FESR POR FSE

Por Puglia POR FSE

Por Sicilia POR FESR

Fonte: elaborazione SRM su dati QSN 2007-13

Un’altra parte della programmazione operativa 2007-2013, più esigua sia numericamente che in

termini di dimensione finanziarie complessive, avverrà nel quadro dei Programmi Operativi

Nazionali – Sicurezza, Istruzione, Ricerca e competitività, Reti e mobilità e Governance e AT.

Tabella 2: Elenco dei Programmi nazionali

CONVERGENZA PROGRAMMI NAZIONALI COMPETITIVITA'

MEZZOGIORNO REGIONALE

PO FONDO PO FONDO PO FONDO

Pon Sicurezza FESR Pnm Istruzione FAS Pon Azioni di Sistema FSE

Pon Istruzione FESR Pnm Ricerca e Competitività FAS

Pon Ricerca e Competitività FESR Pnm Reti e Mobilità FAS

Pon Reti e Mobilità FESR Pnm Governance AT FAS

Pon Governance AT FESR

Pon Istruzione FSE

Pon Governance AT FSE

Fonte: elaborazione SRM su dati QSN 2007-13

Nelle Regioni Convergenza, saranno adottati esattamente 5 Programmi Operativi Nazionali con

contributo comunitario del FESR e 2 Programmi Operativi Nazionali con contributo comunitario

del FSE.

Per ragioni attinenti al sistema delle competenze istituzionali e alla funzionalità e all’efficacia

attese, tali Programmi saranno affidati alla titolarità di un’amministrazione centrale al fine di

renderli più coerenti ed integrati nella programmazione complessiva e più aperti alla partecipazione

effettiva degli interlocutori istituzionali e in particolare delle Regioni.

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Nelle regioni “Competitività e occupazione” sarà attuato, invece, un Programma Operativo

Nazionale “Azioni di sistema”, finanziato con il contributo del FSE.

Quattro delle stesse priorità tematiche cui si indirizzano i Programmi Operativi Nazionali

(Istruzione, Ricerca e competitività, Reti e mobilità e Governance e AT) saranno anche oggetto di

Programmi Nazionali, finanziati con risorse FAS e diretti all’intera area del Mezzogiorno.

Nel Sud Italia la strategia del Quadro Strategico Nazionale, seguendo le indicazioni del Documento

Strategico del Mezzogiorno, predisposto a cura delle otto Regioni del Mezzogiorno nel 2005, si

attuerà pure attraverso Programmi Operativi Interregionali, ovvero forme di intervento che mirano a

realizzare interventi che, per ragioni non solo strettamente territoriali, coinvolgono più di una

singola regione. Tabella 3: I Programmi Operativi Interregionali

PO INTERREGIONALI PO NAZIONALI INTERREGIONALI

CONVERGENZA MEZZOGIORNO

PO FONDO PO FONDO

Poin Energie rinnovabli e risparmio energetico FESR Pnim Energia rinnovabile FAS

Poin Attrattori culturali, naturali e turismo FESR Pnim Cultura e turismo FAS

Fonte: elaborazione SRM su dati QSN 2007-13

Il Quadro prevede che tali programmi, promossi e attuati da coalizioni di Amministrazioni centrali

con il contributo di uno o più centri di competenza nazionali, siano riferiti al tema delle energie

rinnovabili e risparmio energetico ed a quello dei grandi attrattori culturali, naturali e turismo.

Agli obiettivi “Convergenza” e “Competitività regionale e occupazione” si aggiunge, infine,

l’Obiettivo “Cooperazione territoriale” che sarà perseguito attraverso l’attuazione di Programmi

operativi di cooperazione territoriale in un ambito di forte coerenza e integrazione con la

programmazione della politica regionale unitaria, comunitaria e nazionale.

Considerando congiuntamente le risorse dei fondi strutturali comunitari, del relativo

cofinanziamento nazionale (statale e regionale) e le risorse aggiuntive nazionali specificatamente

dirette allo sviluppo territoriale (Fas), che per la prima volta confluiscono nello stesso programma,

la politica regionale unitaria potrà disporre in concreto nel periodo 2007-2013 di circa 122 miliardi

di Euro.

La previsione relativa sia alle risorse ordinarie che aggiuntive (comunitarie e nazionali) è contenuta

nel Quadro Finanziario Unico Pluriennale di cassa (QFU), che programma e monitora il complesso

della spesa pubblica in conto capitale della Pubblica Amministrazione, evidenziando la ripartizione

delle risorse per le macroaree Centro Nord e Mezzogiorno.

Per quanto riguarda la destinazione territoriale di tali fondi, la programmazione delle risorse

comunitarie e del relativo cofinanziamento segue le regole dei fondi strutturali in accordo con le

prospettive finanziarie dell’Unione, che fissano gli importi complessivi destinati alla politica di

coesione e la loro quantificazione per Stato membro ed obiettivo.

Per le risorse aggiuntive nazionali finalizzate allo sviluppo territoriale viene confermata

l’allocazione dei fondi per l’85% alle 8 Regioni del Mezzogiorno, in ragione dell’ampiezza del

potenziale di sviluppo sottoutilizzato presente in questa area, e per il 15% ai territori delle 11

Regioni e delle 2 Province Autonome del Centro Nord.

Oltre alla ripartizione tra le due macroaree, la programmazione della spesa relativa alle risorse

aggiuntive nazionali prevede, per effetto di una novità introdotta dalla legge finanziaria 2007, che,

come avviene per la politica comunitaria, anche per la politica regionale nazionale, i fondi siano

disponibili anno per anno con un impegno programmatico settennale.

Una notevole concentrazione di risorse sarà destinata alle regioni del Mezzogiorno ed in particolare

alle quattro Regioni che, secondo l’Unione Europea, fanno parte dell’obiettivo “Convergenza”:

Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. 17

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Grafico 1: La ripartizione dei Fondi strutturali per obiettivo

3% Convergenza

22% Competitività regionale e

occupazione

Cooperazione territoriale

europea

75%

Fonte: elaborazione SRM su dati QSN 2007-13

Come evidenziato, infatti, dal grafico soprastante (ulteriormente esplicitato nella tabella

successiva), i fondi strutturali assegnati in sede europea all’Italia ammontano a 25.582.830.238 (a

prezzi 2004), di cui il 75% per il nuovo obiettivo 1 – Convergenza (19.206.558.558). In particolare

18.819.646.405 di euro sono destinati alle regioni rimaste in Obiettivo 1 (Campania, Calabria,

Puglia e Sicilia) e 388 milioni alla Basilicata a titolo di phasing out.

Tabella 4: La ripartizione delle risorse dei Fondi strutturali per obiettivo

NUOVO OBIETTIVO 1 - Convergenza

Obiettivo 1 (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) 18.819.646.405

Phasing out statistico (Basilicata) 386.912.153

Totale 19.206.558.558

NUOVO OBIETTIVO 2 - Competitività regionale e occupazione

Phasing in (Sardegna) 876.697.708

Competitività regionale e occupazione (le rimanenti Regioni 4.749.142.937

e Provincie Autonome)

Totale 5.625.840.645

NUOVO OBIETTIVO 3 - Cooperazione territoriale europea

Totale (Tutte le Regioni) 750.431.035

25.582.830.238

TOTALE COMPLESSIVO ITALIA

Fonte: elaborazione SRM su dati QSN 2007-13

Al nuovo Obiettivo 2 “Competitività regionale e occupazione” andranno 5.642 milioni (pari al

22%), di cui 879 per il phasing in della Sardegna, mentre per il nuovo Obiettivo 3 “Cooperazione

territoriale europea” sono previsti 750 milioni.

Tali risorse saranno ripartite dal 2007 al 2013 con importi annuali indicizzati per un ammontare

totale di 28.811.768.920, di cui tre miliardi di indicizzazione.

Oltre la metà della quota costituente la dotazione complessiva del solo Obiettivo “Convergenza”, è

destinata ai Programmi Operativi Regionali con un contributo FESR pari a 11.333.539.736 di euro e

con un contributo FSE di 1.854.887.329 di euro per un totale complessivo che supera i 13 miliardi

di euro.

Tabella 5: Dotazione indicativa annuale dei Por per Fondo – Obiettivo Convergenza

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(Importi in Euro a prezzi 2004 indicizzati del 2% annuo)

Convergenza Partecipazione comunitaria

PO Fondo Totale 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013

Por Basilicata ST FESR 282.908.040 59.561.616 53.628.481 47.434.195 40.970.686 34.229.664 27.202.612 19.880.786

FSE 146.912.744 30.930.052 27.849.004 24.632.342 21.275.875 17.775.295 14.126.182 10.323.994

Por Calabria FESR 1.499.120.026 201.649.567 205.682.558 209.796.210 213.992.134 218.271.977 222.637.416 227.090.164

FSE 430.249.377 57.873.685 59.031.160 60.211.782 61.416.018 62.644.338 63.897.225 65.175.169

Por Campania FESR 3.284.920.224 441.861.046 450.698.266 459.712.231 468.906.476 478.284.605 487.850.297 497.607.303

FSE 706.477.375 95.029.654 96.930.247 98.868.852 100.846.229 102.863.153 104.920.416 107.018.824

Por Puglia FESR 2.802.414.901 376.958.310 384.497.476 392.187.426 400.031.174 408.031.798 416.192.434 424.516.283

FSE 456.207.077 61.365.306. 62.592.612 63.844.465 65.121.354 66.423.781 67.752.257 69.107.302

Por Sicilia FESR 3.464.176.545 465.973.163 475.292.627 484.798.479 494.494.449 504.384.338 514.472.024 524.761.465

FSE 855.245.581 115.040.756 117.341.571 119.688.403 122.082.171 124.523.814 127.014.290 129.554.576

Fonte: elaborazione SRM su dati QSN 2007-13

Sia per quanto riguarda il FESR che per il FSE, la Sicilia è, in particolare, la regione che, come

dimostra la tabella che segue, assorbe maggiori risorse: 4.319.422.126 di euro, di cui oltre 3 miliardi

provenienti dal FESR.

Leggermente inferiore il dato della Campania che raccoglie complessivamente quasi 4 miliardi di

euro (FESR: 3.284.920.224; FSE: 706.477.375), circa un miliardo in più rispetto alla Puglia, dove il

fondo FESR sfiora i 3 miliardi di euro mentre il fondo FSE i 500 milioni. Segue a distanza la

Calabria (FESR: 1.499.120.026; FSE: 430.249.377) mentre all’ultimo posto si colloca la Basilicata

in regime transitorio con 400 milioni (FESR: 282.908.040; FSE: 146.912.744).

La quota rimanente dei fondi FESR (circa 7 miliardi di euro) finanzia, sempre nelle Regioni

Convergenza, 5 Programmi Operativi Nazionali ed i Poi Energia rinnovabile e risparmio energetico

ed Attrattori culturali, naturali e turismo.

Tabella 6: Dotazione complessiva dei Pon e Poi per Fondo – Obiettivo Convergenza

(Importi in Euro a prezzi 2004 indicizzati del 2% annuo)

CONVERGENZA

PO FESR FSE

Pon Sicurezza 579.040.437

Pon Istruzione 247.654.915 742.964.746

Pon Ricerca e Competitività 3.102.696.821

Pon Reti e Mobilità 1.347.728.891

Pon Governance AT 138.095.405 207.143.108

Poi Energie rinnovabli e risparmio energetico 803.893.176

Poi Attrattori culturali, naturali e turismo 515.575.907

Fonte: elaborazione SRM su dati QSN 2007-13

La voce più cospicua è quella rivolta alla promozione della ricerca e dell’innovazione, la cui scarsa

diffusione, sia nel settore privato che in quello pubblico, può essere considerata tra le principali

fonti di ritardo di competitività del Paese ed in particolare del Mezzogiorno. In tale ambito la

partecipazione comunitaria supera i 3 miliardi di euro; cifra pari a circa il doppio di quella a

sostegno dei processi di trasporto di merci e persone, altro tema di particolare rilevanza per lo

sviluppo territoriale delle regioni interessate dalla misura.

Altri due Programmi Operativi Nazionali, rivolti ai temi dell’istruzione e della Governance, sono,

invece, finanziati dal FSE con un contributo complessivo di circa 950 milioni di euro.

Considerando congiuntamente i diversi Programmi Operativi, l’ammontare complessivo del Fondo

FESR in relazione all’Obiettivo “Convergenza” supera i 18 milioni di euro, importo di gran lunga

superiore al totale FSE, pari a 3,5 miliardi di euro.

Sostanzialmente più equa la suddivisione tra i Fondi FESR e FSE per quanto concerne l’Obiettivo

“Competitività Regionale e Occupazione”, che assorbe complessivamente oltre 6 miliardi di euro.

Sono, infatti, 3.213.786.199 e 3.082.423.842 di euro, i fondi provenienti rispettivamente dal FESR e

dal FSE per il finanziamento dei Programmi Operativi Regionali per la macroarea “Competitività e

19

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

Occupazione”, che include le Regioni del Centro Nord e le Regioni del Mezzogiorno Abruzzo,

Molise e Sardegna.

A tali Regioni sono assegnati anche i rimanenti 28 milioni di euro del fondo FSE per il Programma

Operativo Nazionale “Azioni di sistema”.

Tabella 7: Dotazione indicativa annuale per Fondo – Obiettivo Competitività regionale e

occupazione

(Importi in Euro a prezzi 2004 indicizzati del 2% annuo)

Competitività regionale Partecipazione comunitaria

e occupazione Totale 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013

Totale 6.324.890.107 949.314.918 930.050.235 909.635.238 888.031.621 865.200.005 882.504.005 900.154.085

Totale FESR 3.213.786.199 506.198.851 487.634.592 468.125.81 447.640.546 426.149.172 434.672.158 443.365.599

Totale FSE 3.111.103.908 443.116.067 442.415.643 441.509.957 440.391.075 439.050.833 447.831.847 456.788.486

Fonte: elaborazione SRM su dati QSN 2007-13

In particolare, alle regioni del Mezzogiorno incluse nel nuovo Obiettivo 2, sono stati destinati

complessivamente circa 1 miliardo e 350 milioni (FESR: 282.908.040; FSE: 146.912.744), di cui i

tre quarti alla Sardegna in regime transitorio. Segue l’Abruzzo che riceve risorse per un importo

pari a circa 140 milioni dal FESR e 130 dal FSE, mentre il Molise, con un ammontare totale di 110

milioni, è la regione che assorbe meno risorse.

Tabella 8: Dotazione indicativa annuale dei Por per Fondo – Obiettivo Competitività

regionale e occupazione/Mezzogiorno

(Importi in Euro a prezzi 2004 indicizzati del 2% annuo)

Competitività regionale Partecipazione comunitaria

e occupazione

PO Fondo Totale 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013

Por Abruzzo FESR 139.760.495 18.799.458 19.175.446 19.558.956 19.950.135 20.349.137 20.756.120 21.171.243

FSE 127.719.591 17.179.812 17.523.408 17.873.876 18.231.353 18.595.981 18.967.901 19.347.260

Por Molise FESR 81.526.776 10.966.326 11.185.653 11.409.366 11.637.553 11.870.304 12.107.710 12.349.864

FSE 29.903.836 3.618.888 3.691.265 3.765.091 3.840.393 3.917.200 3.995.544 4.075.455

Por Sardegna ST FESR 729.291.176 172.004.566 146.756.421 120.429.548 92.990.898 64.406.530 65.694.660 67.008.553

FSE 243.097.059 57.334.855 48.918.807 40.143.183 30.996.966 21.468.843 21.898.220 22.336.185

Fonte: elaborazione SRM su dati QSN 2007-13

Per quanto concerne, infine, l’Obiettivo “Cooperazione territoriale europea” , la partecipazione

comunitaria di circa 850 milioni di euro è finanziata esclusivamente tramite il fondo FESR.

I FONDI STRUTTURALI 2007-2013

Abbiamo quindi visto che l’Unione Europea persegue l’obiettivo di realizzare politiche economiche

e sociali che tendono all’unione dei Paesi già membri e a favorire l’ingresso di altri Paesi europei

nell’Unione stessa. Tali obiettivi rendono concreta l’esigenza di sviluppare dei processi formativi ed

educativi permanenti finanziati da fondi strutturali e comunitari con l’obiettivo di garantire e

perseguire una stabilità sociale grazie ad un equilibrio sopranazionale.

I fondi strutturali previsti dalla programmazione 2007-2013 sono:

• FESR – Fondo europeo di sviluppo regionale

• FSE – Fondo sociale europeo

• FEASR – Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale

• FEP – Fondo europeo per la Pesca

• Fondo di Coesione 20

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

FESR

Il Fondo europeo di sviluppo regionale contribuisce al finanziamento di interventi destinati a

rafforzare la coesione economica e sociale eliminando le principali disparità regionali attraverso il

sostegno allo sviluppo e all'adeguamento strutturale delle economie regionali, inclusa la

riconversione delle regioni industriali in declino e delle regioni in ritardo di sviluppo, e sostenendo

la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale. In tal modo, il FESR dà attuazione

alle priorità comunitarie e in particolare all'esigenza di rafforzare la competitività e l'innovazione,

creare e mantenere posti di lavoro stabili e assicurare lo sviluppo sostenibile. Il FESR concentra il

proprio intervento su priorità tematiche. La tipologia e la gamma delle azioni finanziabili

nell'ambito di ciascuna priorità rispecchiano la diversa natura degli obiettivi «Convergenza»,

«Competitività regionale e occupazione» e «Cooperazione territoriale europea».

Nell'ambito dell'obiettivo «Convergenza», il FESR concentra il suo intervento sul sostegno allo

sviluppo economico sostenibile e integrato, a livello regionale e locale, e all'occupazione,

mobilitando e rafforzando la capacità endogena tramite programmi operativi volti

all'ammodernamento e alla diversificazione delle strutture economiche e alla creazione e al

mantenimento di posti di lavoro stabili. Ciò è ottenuto principalmente perseguendo le seguenti

priorità, mediante una precisa combinazione di politiche secondo le specificità di ciascuno Stato

membro.

Nell'ambito dell'obiettivo «Competitività regionale e occupazione », l'intervento del FESR nel

quadro delle strategie di sviluppo sostenibile, nel promuovere l'occupazione, si concentra

principalmente sulle tre seguenti priorità:

1) innovazione ed economia della conoscenza, ivi compreso con la creazione e il rafforzamento di

efficaci sistemi economici regionali dell'innovazione, di relazioni sistemiche tra i settori pubblico e

privato, le università e i centri tecnologici, che tengano conto delle esigenze locali;

2) ambiente e prevenzione dei rischi;

3) accesso ai servizi di trasporto e di telecomunicazioni di interesse economico generale;

Nell'ambito dell'obiettivo «Cooperazione territoriale europea», l'intervento del FESR si concentra

sulle seguenti priorità:

1) realizzazione di attività economiche, sociali e ambientali transfrontaliere mediante strategie

comuni di sviluppo territoriale sostenibile;

2) creazione e sviluppo della cooperazione transnazionale, inclusa la cooperazione bilaterale tra

regioni marittime non disciplinata dal punto 1), tramite il finanziamento di reti ed azioni che

favoriscano uno sviluppo territoriale integrato;

3) rafforzamento dell'efficacia della politica regionale;

FSE

Il Fondo Sociale Europeo contribuisce a realizzare le priorità della Comunità riguardo al

rafforzamento della coesione economica e sociale migliorando le possibilità di occupazione e di

impiego, favorendo un alto livello di occupazione e nuovi e migliori posti di lavoro. A tal fine esso

sostiene le politiche degli Stati membri intese a conseguire la piena occupazione nonché la qualità e

la produttività sul lavoro, a promuovere l'inclusione sociale, compreso l'accesso all'occupazione

delle persone svantaggiate, e a ridurre le disparità occupazionali a livello nazionale, regionale e

locale. In particolare, il Fondo fornisce sostegno alle azioni in linea con le misure prese dagli Stati

membri sulla base degli orientamenti adottati nell'ambito della Strategia europea per l'occupazione.

Nello svolgere i propri compiti il Fondo promuove le priorità della Comunità riconducibili

all'esigenza di potenziare la coesione sociale, rafforzare la produttività e la competitività e

promuovere la crescita economica e lo sviluppo sostenibile. In tale contesto, il Fondo tiene conto

delle priorità pertinenti e degli obiettivi della Comunità nei settori dell'istruzione e formazione,

aumentando la partecipazione al mercato del lavoro delle persone economicamente inattive,

21

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

combattendo l'esclusione sociale (in particolare per le categorie svantaggiate come le persone con

disabilità) e promuovendo l'uguaglianza tra donne e uomini e la non discriminazione.

Nell'ambito degli obiettivi «Convergenza» e «Competitività regionale e occupazione», il Fondo

sostiene azioni negli Stati membri intese a conseguire le priorità sotto elencate:

a) accrescere l'adattabilità dei lavoratori, delle imprese e degli imprenditori, al fine di migliorare

l'anticipazione e la gestione positiva dei cambiamenti economici;

b) migliorare l'accesso all'occupazione e l'inserimento sostenibile nel mercato del lavoro per le

persone in cerca di lavoro e per quelle inattive, prevenire la disoccupazione di lunga durata e la

disoccupazione giovanile, incoraggiare l'invecchiamento attivo e prolungare la vita lavorativa e

accrescere la partecipazione al mercato del lavoro;

c) potenziare l'inclusione sociale delle persone svantaggiate ai fini della loro integrazione

sostenibile nel mondo del lavoro e combattere ogni forma di discriminazione nel mercato del

lavoro;

d) potenziare il capitale umano;

Nell'ambito dell'obiettivo «Convergenza», il Fondo sostiene negli Stati membri azioni inerenti alle

priorità sotto elencate:

a) espandere e migliorare gli investimenti nel capitale umano;

b) rafforzare la capacità istituzionale e l'efficienza delle pubbliche amministrazioni e dei servizi

pubblici a livello nazionale, regionale e locale e, ove opportuno, delle parti

sociali e delle organizzazioni non governative in una prospettiva di riforme, miglioramento della

regolamentazione e buona governance, soprattutto nei settori economico, occupazionale,

dell'istruzione, sociale, ambientale e giudiziario.

FEASR

Con il Regolamento sul finanziamento della Politica Agricola Comune (PAC), viene introdotto un

nuovo strumento: il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR), previsto per

finanziare il cosiddetto secondo pilastro della PAC. Il nuovo Fondo sostituisce il FEOGA, Sezione

“garanzia” e “orientamento”, utilizzato nella vecchia programmazione 2000-2006.

Il FEASR prevede, in un unico programma, gli interventi di sviluppo locale rurale precedentemente

inclusi nei POR (Programmi operativi regionali), nei PSR (Programmi di sviluppo rurale) e nelle

azioni dell’iniziativa comunitaria LEADER.

Il FEASR intende migliorare:

1. la competitività del settore agricolo e forestale;

2. l’ambiente e del paesaggio rurale;

3. la qualità della vita e diversificazione l’economia rurale.

La Commissione ha adottato le principali linee di azione del Fondo di sviluppo rurale, prevedendo

un’attenzione particolare per:

- il trasferimento della conoscenza e l’innovazione nel settore agro-alimentare attraverso

investimenti sul capitale fisico e umano;

- la prevenzione della biodiversità, degli habitat naturali e del sistema forestale, delle acque e dei

cambiamenti climatici;

- la creazione di opportunità di impiego;

- il miglioramento della governance locale e la valorizzazione del potenziale di sviluppo endogeno

dei territori rurali.

FEP

Il Fondo europeo per la pesca (FEP), presentato dall'esecutivo Ue nel luglio 2004 e concepito per

garantire lo sviluppo sostenibile del settore europeo della pesca e dell'acquacoltura, sostituisce dal

1° gennaio 2007 lo Strumento finanziario di orientamento della pesca (SFOP).

Il FEP, dotato di un bilancio globale di circa 3,8 miliardi di euro per un periodo di sette anni, è

chiamato a sostenere il settore nel processo di adattamento volto a renderlo più competitivo e

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

promuovere misure destinate alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente. Il fondo dovrà aiutare

inoltre le comunità di pescatori più duramente colpite dalle evoluzioni del mercato a diversificare le

proprie attività economiche e sostenere le misure volte a favorire l'utilizzo di manodopera

qualificata.

Tutti i rami del settore potranno beneficiare di un aiuto finanziario: le attività di pesca marittime e

continentali, le imprese acquicole, le organizzazioni di produttori, il settore della trasformazione e

della commercializzazione e le zone di pesca. Il nuovo fondo prevede un aiuto rafforzato per le

attività di pesca continentali e l’acquacoltura rispettosa dell’ambiente. Gli Stati membri potranno

inoltre beneficiare di modalità di attuazione semplificate e di una maggiore flessibilità

nell'applicazione dei criteri di ammissibilità, che potranno così essere più facilmente adeguati alle

esigenze delle industrie nazionali.

Il nuovo fondo si articolerà attorno a cinque priorità fondamentali:

• aiutare la flotta ad adattare la capacità e lo sforzo di pesca alle risorse alieutiche disponibili;

• sostenere i vari rami del settore;

• fornire un aiuto alle organizzazioni che rappresentano l'interesse collettivo del settore;

• favorire lo sviluppo sostenibile delle zone dipendenti dalla pesca;

• fornire un'assistenza tecnica agli Stati membri per facilitare la fornitura di aiuto.

Il Fondo di coesione,

integra gli altri strumenti comunitari di sviluppo regionale, in materia di ambiente e di infrastrutture

di trasporto di interesse comune per promuovere la coesione economica e sociale e la solidarietà fra

gli Stati membri. Dall'allargamento dell'UE, il 1° maggio 2004, il Fondo di coesione si applica ai

dieci nuovi Stati membri unitamente ai tre Stati membri beneficiari dell'UE a 15 (Spagna,

Portogallo, Grecia) per la fine del periodo 2000-2006. Dal gennaio 2004, l'Irlanda non è più

beneficiaria e, a decorrere dal gennaio 2007 anche la Spagna non ottempererà più ai criteri di

ammissibilità al finanziamento del Fondo di coesione.

Viene inoltre proposto un nuovo regolamento per fornire un quadro orientativo agli Stati membri e

alle regioni per la creazione di Gruppi Europei per la Cooperazione Transfrontaliera (GECT), allo

scopo di superare gli ostacoli a tale tipo di cooperazione. Il GECT dovrebbe avere la facoltà di

attivarsi o per attuare programmi o progetti di cooperazione territoriale cofinanziati dalla Comunità,

segnatamente a titolo dei fondi strutturali in conformità del regolamento (CE) n. 1083/2006 e del

regolamento (CE) n. 1080/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, relativo

al Fondo europeo di sviluppo regionale (5), oppure per realizzare azioni di cooperazione territoriale

unicamente su iniziativa degli Stati membri e delle loro autorità regionali e locali, senza alcun

intervento finanziario della Comunità.

Con la nuova programmazione per il periodo 2007-2013, è inoltre previsto che il 4% dei fondi sarà

trattenuto a livello centrale e verrà distribuito solo a metà a seguito di verifica di efficienza ed il 7%

del finanziamento sarà erogato all’approvazione del progetto mentre il resto al SAL (Stato

avanzamento lavori).

I REGIMI DI AIUTO

Gli incentivi ,sotto qualsiasi forma,vanno rapportati agli investimenti e devono essere uguali per le

diverse zone d’Europa che presentano lo stesso tipo di classificazione in termini di obiettivi e di

reddito.Vengono adottati due indicatori ESL e ESN,il primo è il rapporto massimo fra valore attuale

degli incentivi e quello degli investimenti,il secondo deriva dal primo ,depurandolo dagli effetti

fiscali, e tiene conto dei diversi regimi fiscali presenti in Europa in quanto l’incentivo ricevuto

dall’impresa viene assoggettato a tassazione fiscale.. Essi rappresentano il limite di incidenza degli

aiuti di stato entro il quale ogni agevolazione deve essere ricondotta per la determinazione del

livello di incentivazione. Il primo (ESL), a differenza del secondo (ESN), non tiene conto del carico

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

fiscale.Nella tabella che segue viene indicato in funzione del PIL la massima intensità in termini di

ESL. ESL-Intensita masima

Reddito per Regioni Imprese

Misura PIL rispetto media europea GI MI PI

<45% eu-25 50% 60% 70%

<60% eu-25 40% 50% 60%

<75% eu-25 30% 40% 50%

e.statistico < 75% eu-15 30% 40% 50%

L’intervento dell’impresa in funzione del principio di addizionalità non deve essere inferiore al

25%.

Esistono anche interventi che data la loro modestia non pongono problemi di cumulo, tali interventi

si definiscono de minimis. Lo Stato e le altre Amministrazioni pubbliche possono erogare aiuti alle

imprese solo nel limite di determinati massimali, fissati in percentuale sugli investimenti, autorizzati

espressamente dalla Commissione europea. Ogni progetto di legge agevolativa deve pertanto essere

notificato alla Commissione stessa. Fanno eccezione gli aiuti di piccola entità, definiti dalla U.E. de

minimis, che si presume non incidano sulla concorrenza in modo preoccupante.

Le pubbliche autorità possono quindi erogare aiuti alle imprese di qualsiasi dimensione, in regime

de minimis, senza obbligo di notifica, nel rispetto di certe condizioni. L’importo totale massimo

degli aiuti di questo tipo ottenuti da una impresa non può superare, nell’arco di tre anni, i 200.000

euro (prima era di 100.000 euro). Ciò significa che per stabilire se una impresa possa ottenere una

agevolazione in regime de minimis e l’ammontare della agevolazione stessa, occorrerà sommare

tutti gli aiuti ottenuti da quella impresa, a qualsiasi titolo (per investimenti, attività di ricerca,

promozione all’estero, ecc.), in regime de minimis, nei tre anni precedenti la nuova agevolazione.

L’impresa che richiede un aiuto di questo tipo dovrà quindi dichiarare quali altri aiuti ha ottenuto in

base a quel regime; dalla sottrazione dal tetto massimo di 200.000 euro di tutti gli aiuti ottenuti in

regime de minimis nei tre anni precedenti, risulterà l’importo massimo concedibile a quell’impresa

in un determinato momento in base allo stesso regime. Dal computo dei 200.000 euro vanno esclusi

gli aiuti che una impresa possa avere ottenuto o potrà ottenere in base ad un regime autorizzato

dalla Commissione (ad esempio, in base a leggi agevolative nazionali). E’ infatti possibile il cumulo

di un aiuto autorizzato e di un aiuto in regime de minimis, anche se si riferiscono allo stesso

investimento

La Banca europea degli investimenti

Di seguito esamineremo alcune funzioni di due istituzioni comunitarie che possono svolgere un

ruolo importante nei processi finanziari delle P.m.i.

B.E.I

La Banca europea degli investimenti ,costituita nell’ambito del Trattato di Roma (1957), ha come

obiettivo la concessione di prestiti alle piccole e medie imprese. I prestiti possono essere di due

categorie:

a) Prestiti globali.

I prestiti non vengono concessi direttamente alle imprese ma a banche autorizzate che possono

operare nell’ambito di un plafond per finanziamenti alle P.m.i. I settori assistibili sono l’industria,

l’agricoltura , servizi ,turistico-alberghiero, infrastrutture ,energia. I finanziamenti sono pari al 50%

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Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

dell’investimento e hanno durata fino 12 anni. Sono previsti anche finanziamenti per la creazione di

nuovi posti di lavoro ,in tal caso l’importo arriva fino al 75% dell’investimento.

a) Prestiti individuali

Vengono concessi direttamente dalla Banca a grandi imprese per iniziative di notevole entità.

F.E.I

Il fondo europeo per gli investimenti è stato creato nel 1994 ed è posseduto al 60% dalla BEI, ha

l’obiettivo di fornire garanzie per agevolare l’accesso ai finanziamenti o per la realizzazione di

infrastrutture a livello europeo o alle piccole e medie imprese. Nel caso delle p.m.i la garanzia può

coprire il 50% del finanziamento. La FEI opera oggi anche nel settore del venture capital favorendo

la nascita di fondi chiusi per l’assunzione di partecipazioni di minoranza nel capitale di rischio delle

imprese.

Approfondimento

La BEI si contraddistingue da qualsiasi altra banca per il fatto di essere un’istituzione comunitaria

dotata di autonomia finanziaria e di personalità giuridica pubblica. Altra caratteristica che rende la

BEI unica è che essa opera senza scopo di lucro. Il suo compito principale è di contribuire

attivamente al conseguimento dello sviluppo equilibrato e senza scosse delle regioni facenti parte

dell’UE. Analizzando lo statuto della BEI si possono evincere quali siano gli obiettivi istituzionali

che essa si prefigge, cioè: cercare di rafforzare la coesione sociale ed economica promovendo

iniziative imprenditoriali all’interno delle zone più svantaggiate; creare nuove infrastrutture e

servizi nei settori sia della salute che dell’istruzione essendo fondamentali per la formazione di

capitale umano; sviluppare reti di trasporti, telecomunicazioni ed energia che abbiano dimensione,

valenza europea; preservare e migliorare lo sviluppo naturale ed urbano tramite l’utilizzo delle fonti

di energia rinnovabili; supportare lo sviluppo delle piccole e medie imprese inserendole nel contesto

dei mercati finanziari. La BEI per il raggiungimento di tali obiettivi effettua soprattutto prestiti a

medio lungo termine, i quali prestiti finanziano progetti rientranti nei seguenti settori economici

quali infrastrutture, energia, industria, agricoltura, servizi e commercio elettronico.

Per quel che concerne le infrastrutture tra queste risultano finanziate le telecomunicazioni ed i

trasporti. Molta attenzione è dedicata anche al campo idraulico, tra cui rientrano le reti idriche ed il

trattamento delle acque. Il settore dell’energia è tutelato in tutta la sua fase, cominciando dalla

produzione, alla trasmissione fino ad arrivare alla distribuzione agli utenti finali. Molta attenzione è

posta verso lo sviluppo sostenibile infatti la BEI è propensa nell’effettuare finanziamenti verso

quelle iniziative che in campo energetico utilizzino fonti alternative all’utilizzo di idrocarburi

naturali. Al settore dell’industria sono concessi prestiti relativi agli impianti ed ai macchinari. Per

l’agricoltura sono previsti interventi ampi e ben definiti, mentre per il settore dei servizi i

finanziamenti riguardano la formazione professionale e le infrastrutture turistiche. Ma i progetti

ritenuti di maggiore importanza e quindi finanziati prioritariamente dalla BEI, sono quelli

riguardanti lo sviluppo e l’innovazione tecnologica. Analizzando i prestiti che la BEI offre si nota

che questi si suddividono in tre grandi categorie; prestiti individuali diretti che saranno concessi al

beneficiario finale, prestiti individuali indiretti che saranno concessi ad un intermediario che a sua

volta in nome della BEI li girerà ai destinatari finali ed infine ci sono i prestiti globali che saranno

sempre concessi ad intermediari autorizzati ma che stavolta ripartiranno le somme tra investimenti

medio piccoli. Le spese dei progetti che sono finanziate dalla BEI sono; l’acquisto delle aree

edificabili, i materiali e le attrezzature, brevetti, know how, ricerca e sviluppo. La BEI si procura i

propri fondi mediante prestiti obbligazionari operando sui mercati mondiali e conseguenza di ciò,

sarà che il tasso al quale la BEI concederà i prestiti sarà anche frutto delle condizioni generali che in

quel momento agiscono e regolano i mercati, nonché dalla valuta nella quale il prestito sarà

25

Coppola Motta-Appunti di finanza aziendale.Finanza comunitaria 31-05-07

concesso. In genere il finanziamento della BEI non supera il 50% dell’investimento complessivo,

ma se accanto a questo risultano esserci anche finanziamenti di tipo comunitario, occorre che la

percentuale coperta dal privato sia almeno del 30%. In alcuni particolari investimenti i

finanziamenti possono superare anche il 50% ed arrivare addirittura al 90% del fabbisogno

finanziario. Concludendo, i prestiti che la BEI elargisce sono a medio lungo termine e normalmente

sono compresi tra i cinque ed i venti anni di durata.

26

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

LEGGI DI INCENTIVAZIONE

Di seguito vengono illustrate le principali leggi di incentivazione nate per soddisfare esigenze e

bisogni diversi ma tutte tese a favorire lo sviluppo economico.Le leggi si diversificano non solo per

le esigenze soddisfatte,ma anche per i diversi modi dell’intervento pubblico.Vengono trattate in

modo specifico la legge Sabatini, la legge 488/92 per gli interventi a favore delle aree in ritardo di

sviluppo e due leggi per la creazione di nuove imprese la 185/00 -imprenditoria giovanile- e la

215/92 -imprenditoria femminile-.

LEGGE 1329/65 SABATINI

La legge Sabatini ha l’obiettivo di favorire l’acquisto di nuovi macchinari da parte delle imprese ai

fini di migliorare le performance produttive e reddituali concedendo all’impresa acquirente un

contributo in conto interessi e permettendo l’acquisto con pagamento rateizzato.La legge Sabatini è

l’unica legge di incentivazione che ha resistito per pù di 50 anni ,grazie alla semplicità di

finanziamento e alle modalità di accesso.La legge Sabatini non prevede bandi.

La gestione prevede un'operazione di sconto di effetti cambiari (con formula pro solvendo o pro

soluto) con durata massima di 5 anni; gli effetti devono essere rinvenienti dalla compravendita di

macchinari produttivi (nuovi di fabbrica), di costo unitario non inferiore a 516,46 euro, da

utilizzarsi in territorio italiano.

Ad abbattimento del tasso applicato alla dilazione, la Ditta acquirente, tramite una banca

convenzionata, riceve un contributo in conto interessi in un'unica soluzione in via anticipata.

Imprese venditrici sono le imprese industriali, commerciali ed artigiane appartenenti a paesi membri

della UE. Imprese acquirenti sono le imprese industriali, commerciali, artigiane, di servizi ed

agricole appartenenti ai paesi membri della UE rientranti nei parametri dimensionali di cui al

Decreto del Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato del 18/9/1997 (max 250

dipendenti, fatturato non superiore a 40 milioni di euro o, in alternativa, attivo netto di bilancio non

superiore a 27 milioni di euro).

L'importo dell'operazione agevolabile è pari al 100% del costo del macchinario (esclusa I.V.A.)

maggiorato degli interessi applicati alla dilazione del pagamento, nell'ambito dei seguenti

massimali: 1.549.370,70 euro di montante per singola operazione, 2.324.056,05 euro di capitale

dilazionato, per singola impresa acquirente per anno solare.

Il contributo è correlato al tasso di riferimento in vigore al momento della stipula del contratto di

compravendita; la misura dell'agevolazione dipende dalle dimensioni dell'impresa e dalla

ubicazione dell'unità produttiva, e può variare dal 15% al 50% del suddetto tasso di riferimento.

Esistono alcune esclusioni o limitazioni all'intervento agevolativo per determinati settori produttivi.

1

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

LA LEGGE 488/92

La legge 488/92 costituisce il principale intervento d’agevolazione a favore delle imprese avviato

dopo la conclusione dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno ,gestito fino al 1990 dalla Cassa

per il Mezzogiorno.

Per tali motivi nel ’92 il Parlamento ha approvato la legge 19 dicembre 1992, n. 488 che ha

abrogato l’intervento straordinario nel Mezzogiorno ed ha impostato una nuova politica per le “aree

depresse”.Caratteristica della nuova legge è che l’intervento ,in linea con la visione europea, non è

più destinato alle sole aree del Mezzogiorno, ma per la prima volta, il territorio interessato agli

incentivi è delimitato dalle “aree depresse”, con le quali vengono comprese, seppure con intensità di

aiuti differenziati, le zone del Mezzogiorno, ma anche quelle zone del Centro-Nord Italia ricadenti

nella summenzionata definizione.La legge 488/92 nasce con il principale obiettivo di favorire

l’incremento produttivo, economico e occupazionale, delle imprese operanti nei settori

manifatturieri, estrattivi ed in alcuni dei servizi; è pertanto un importante strumento di politica

industriale capace di incidere sul tessuto produttivo sia di aree con problemi strutturali (obiettivo

1), sia di aree con una struttura produttiva robusta ma costrette ad un impegnativo processo di

ristrutturazione.La legge in questione ha rappresentato una novità nel panorama delle leggi

agevolative, sia per i principi che la ispirano che per il modus operandi.Da sempre rappresenta per

molte imprese una modalità di supporto agli investimenti in presenza di un mercato del credito non

sempre disponibile a sostenere iniziative caratterizzate da un rischio più elevato di default. Per i

territori ospitanti le imprese agevolate, lo strumento ha costituito e tuttora costituisce un’opportunità

di assorbimento delle sacche di disoccupazione ed inoccupazione che altrimenti determinerebbero

la mobilità del capitale umano a livello territoriale, con un aumento del costo sociale in termini di

costi di movimento,adattamento e di spopolamento.Dopo varie vicissitudini, l'operatività dello

strumento avviene nel 1996.

Sebbene gli imprenditori ne mettano in risalto le regole procedurali rigorose, la trasparenza e la

tempistica sicura, la caratteristica principale della 488 è la selettività.

Il confronto con analoghi strumenti di incentivazione utilizzati nel Regno Unito (Regional Selective

Assistance, RSA) e in Francia (Prime d'Aménagement du territoire, PAT) mostra che, nel 2000,

solo il 42 per cento delle domande presentate per incentivi sono state approvate, rispetto all'87 per

cento della PAT e al 76 del RSA. D'altronde, però, la dimensione dell'intervento è molto diversa tra

i paesi: nello stesso anno, la 488 ha considerato 8.800 domande, rispetto alle 1.608 della RSA e alle

158 della PAT.

La principale innovazione introdotta dalla 488/92 è costituita da un sistema di concessione delle

agevolazioni "razionato" sulla base di un meccanismo d'asta. Questo sistema assicura la

compatibilità tra domanda e offerta di agevolazioni; i contributi sono, infatti, concessi nel limite

delle disponibilità finanziarie, selezionando con graduatorie regionali gli interventi da agevolare

sulla base di criteri di merito, sintetizzati da un punteggio pari alla somma di 5 indicatori

(normalizzati e standardizzati):

• l'indicatore di capitale proprio (la quota di capitale proprio che l'impresa impiega nel

programma di investimento);

• l'indicatore della quota di occupati (il numero di nuovi occupati per capitale investito);

• l'indicatore della quota di agevolazione (l'inverso della frazione di contributo richiesta sulla

agevolazione massima concedibile).

A questi si sono affiancati, con la riforma del 1999:

2

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

• l'indicatore di priorità regionale (indice di conformità alle priorità territoriali e settoriali

decise da ogni Regione);

• l'indicatore ambientale (conformità del progetto al mantenimento del patrimonio

ambientale).

Con la riforma del 2006 è stato eliminato l’indicatore della quota di occupati ed introdotto

l’indicatore degli investimenti innovativi (rapporto tra le spese ammissibili relative ad investimenti

innovativi e il totale delle spese ammissibili).

Il criterio utilizzato nella graduatoria per avere indicazioni sulla la bontà dell'investimento è quello

di valutare quante risorse proprie l'imprenditore decide di investire nel progetto. In questo modo

l'imprenditore ‘rivela' le proprie aspettative rispetto all'investimento: maggiore è il rischio che

l'imprenditore assume in proprio, più il progetto deve essere considerato promettente. La

valutazione generale della sostenibilità finanziaria e della valenza economica del progetto precede

la costruzione delle graduatorie, e viene svolta tramite attività istruttoria sulle domande presentate

dalle cosiddette banche concessionarie.

Tra i criteri di selezione delle iniziative è stato introdotto il principio della sufficienza dell'aiuto, in

base al quale lo Stato non è disposto a pagare più di quanto l'imprenditore ritiene di dover chiedere

per il sostegno dei propri investimenti. Questo equivale a introdurre tra gli imprenditori un

meccanismo d'asta, per cui la probabilità di ottenere l'agevolazione aumenta al diminuire della

quota di aiuto richiesto.

L'introduzione di principi di selezione e concorrenza fra gli imprenditori consente un minor esborso

finanziario da parte dello Stato, aumentando l'efficacia della spesa statale. D'altronde il meccanismo

d'asta non è perfetto: le imprese hanno imparato a conoscere il metodo di valutazione, e quindi in

molti casi scelgono il livello di agevolazione da richiedere basandosi sul punteggio acquisito negli

altri parametri e sulla passata esperienza, riducendo il vantaggio per lo Stato. Questo è in parte

inevitabile, ed è il costo necessario per far ‘rivelare' alle imprese informazioni sull'agevolazione

minima che sarebbero disposte ad accettare per attivare l'investimento. Purtroppo tale meccanismo è

stato eliminato dai futuri bandi della 488/92.

Un'altra caratteristica della 488/92 è la sua flessibilità: il metodo utilizzato per la selezione dei

progetti meritevoli di aiuto può essere agevolmente applicato in contesti diversi e rappresenta un

modo efficiente di distribuire risorse in base a criteri espliciti e trasparenti. Non è un caso che

procedure simili a quelle della 488/92 siano state suggerite e utilizzate per i patti territoriali, per

l'incentivazione delle imprese nelle aree terremotate dell'Umbria e delle Marche, per interventi in

aree di crisi. Inoltre, il metodo è stato facilmente adattato per comprendere indicatori di preferenza

elaborati a livello regionale: simulazioni effettuate hanno mostrato che effettivamente in questo

modo si è indirizzata una parte delle risorse verso obiettivi territoriali e settoriali coerenti con

l'attività programmatoria delle Regioni. D'altronde, mentre concentrare territorialmente gli

interventi aiuta la nascita di cluster industriali e quindi la formazione di esternalità positive per le

imprese, la scelta di favorire particolari settori appare in genere discutibile, e fonte di distorsioni del

mercato.

Anche se la 488 ha portato a ridurre la quantità di aiuto per progetto, selezionando gli stessi sulla

base delle preferenze del legislatore, questo strumento suscita molti apprezzamenti. Una delle

critiche rivolte alla precedente legge 64 per il Mezzogiorno era di concedere i contributi spesso

dopo anni dall'intervento, non riuscendo a influenzare le decisioni di investimento delle imprese, ma

solo regalando, a chi poteva aspettare, un "premio". Molte analisi mostrano invece che la 488

effettivamente è capace di generare nuovi investimenti.

FUNZIONAMENTO DELLA LEGGE 488/92 FINO AL 2005

3

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

La legge 22 ottobre 1992 n. 488 ha come principali obiettivi l'incremento produttivo, economico ed

occupazionale, attraverso la concessione, a fronte di investimenti da realizzare, di un contributo in

conto capitale alle imprese operanti nei seguenti settori:

• Estattivo e Manifatturiero

• Costruzioni

• Distribuzione Energia elettrica,vapore e acqua calda

• Servizi reali alle imprese

• Commercio

• Turismo

Le suddette tipologie di imprese, al fine di rientrare nei cosiddetti soggetti beneficiari, dovevano

presentare le seguenti caratteristiche:

1 essere localizzate nelle

• aree Obiettivo 1 (Calabria, Basilicata, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia);

• aree a regime transitorio (Abruzzo e Molise);

• aree Obiettivo 2;

2. effettuare un programma di investimento rientrante nelle seguenti tipologie ammissibili:

• la costruzione di un nuovo impianto;

• l'ampliamento dell'impianto produttivo esistente;

• l'ammodernamento dello stesso;

• la ristrutturazione dell'impresa;

• la riconversione;

• la riattivazione di insediamenti produttivi inattivi;

• la delocalizzazione, ossia il trasferimento degli insediamenti produttivi.

Le spese ammissibili erano quelle relative all'acquisizione mediante locazione finanziaria o alla

costruzione di immobilizzazioni nella misura in cui queste ultime sono necessarie alle finalità del

programma oggetto della domanda di agevolazioni. Dette spese riguardavano:

• progettazione e direzione lavori, studi di fattibilità economico finanziaria e di valutazione di

impatto ambientale, oneri per le concessioni edilizie e collaudi di legge, quote iniziali di

franchising, consulenze per ottenere la certificazione di qualità (Uni e Iso 9000) o ambientale (ISO

14001) - fino ad un massimo del 5% delle spese complessive ammissibili;

• suolo aziendale, sue sistemazioni e indagini geognostiche;

• opere murarie e assimilate;

• infrastrutture specifiche aziendali;

• macchinari impianti ed attrezzature varie, nuovi di fabbrica; mezzi mobili strettamente

necessari al ciclo di produzione, purchè dimensionati alla effettiva produzione;

• programmi informatici commisurati alle esigenze produttive gestionali dell'impresa;

• brevetti concernenti nuove tecnologie di prodotti e processi produttivi;

• impianti alimentati da fonti rinnovabili ed impianti alimentati da fonti assimilate.

Ammissibili erano solo le spese sostenute dal giorno successivo alla scadenza del

termine per la presentazione delle domande del bando precedente. Facevano eccezione le spese

relative ai punti 1 e 2, sopraindicati, che potevano essere sostenute anche nei 12 mesi precedenti alla

data di presentazione della domanda.

I vincoli erano costituiti dalla disponibilità dell'immobile relativo all'unità produttiva ove veniva

realizzato l’investimento.

• Rispondenza ai vigenti specifici vincoli edilizi, urbanistici e di destinazione d'uso.

• Obbligo contabilità ordinaria; 4

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

• Obbligo di fornire cauzione (3-6 per mille) alla presentazione della domanda;

• Valore del capitale proprio non inferiore al 25% dell'investimento complessivo.

Le agevolazioni di cui le imprese potevano beneficiare erano espresse in termini di "Equivalente

Sovvenzione Lorda" (ESL) ed "Equivalente Sovvenzione Netta" (ESN) secondo i criteri di

appartenenza a determinati ambiti territoriali e sulla base delle risorse disponibili assegnate, con

delibera CIPE. L'agevolazione viene accordata a seguito dell'istruttoria attuata dalle banche

convenzionate con il MICA ed in base ad una graduatoria di merito degli investimenti proposti,

redatta dal Ministero stesso. Ai fini della graduatoria il MICA può formare ulteriori classifiche per

il raggiungimento di specifici obiettivi di sviluppo territoriale e/o produttivo formulando aggiuntivi

indicatori progettuali.

Le agevolazioni concedibili consistevano in un contributo in c/capitale, nei limiti e nelle misure

massime articolate per dimensione dell'impresa beneficiaria (piccola, media, grande) ed ubicazione

dell'unità locale. Per quanto riguardava le agevolazioni concedibili, l'impresa doveva

necessariamente richiedere, attraverso l'indicazione di una percentuale nel modulo di domanda, la

misura intera o solo una parte della stessa. Le misure massime erano espresse in Equivalente

Sovvenzione Lordo (ESL) ed Equivalente Sovvenzione Netto (ESN). Si tratta essenzialmente di un

sistema di calcolo che tiene conto sia degli eventuali scostamenti temporali tra la realizzazione degli

investimenti e la disponibilità delle agevolazioni, sia, limitatamente all'ESN, dell'imposizione

fiscale gravante sulle agevolazioni erogate. Le percentuali quindi, in ESL e ESN esprimono

l'effettivo beneficio di cui l'impresa gode, indipendentemente dalle modalità temporali di

realizzazione degli investimenti e di disponibilità delle agevolazioni ed indipendentemente dalle

imposte.

L'esito dell'istruttoria da parte della Pubblica Amministrazione determinava la pubblicazione delle

seguenti graduatorie:

• Una graduatoria ordinaria: Graduatoria per ciascuna regione dei progetti comportanti

investimenti complessivamente ammissibili fino a 25 milioni di euro non assoggettabili alla

disciplina multisettoriale degli aiuti regionali ai grandi progetti di investimento.

• Una graduatoria speciale: Graduatoria per ciascuna regione dei progetti fino a 25 milioni di

euro relativi ad un'area (non superiore al 50% del territorio complessivo regionale) o a più settori

(minimo) di attività eventualmente individuate come prioritarie dalla regione medesima.

La formulazione della graduatoria speciale è rimessa alle regioni, che dovranno decidere entro il 15

giugno.

• Graduatorie per progetti superiori a 25 milioni di euro:

1. Una relativa ai progetti ubicati nelle aree di cui all'obiettivo 1; (comprensivo di Abruzzo e

Molise)

2. Una relativa ai progetti ubicati nelle restanti aree.

Le graduatorie si basano sui seguenti parametri:

• Valore del capitale proprio, investito dall'impresa per l'attuazione del programma di

investimenti, non può essere comunque inferiore al 25% dell'investimento complessivo.

• Incremento occupazionale determinato dall'iniziativa imprenditoriale, si intende

l'occupazione aggiuntiva a regime. Per convenzione, esso si considera nullo nel caso di riduzione

dell'occupazione.

• Priorità regionali individuate con riferimento a particolari aree del territorio, a specifici

settori merceologici, a particolari tipologie di investimento (sempre osservando l'ammissibilità alle

agevolazioni), in modo da adeguare gli interventi alle esigenze di sviluppo economico locale.

5

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

Il Ministero dell'Industria poteva formare eventuali ulteriori graduatorie finalizzate al

raggiungimento di specifici obiettivi di sviluppo territoriale e/o produttivo di volta in volta

prioritari, anche in riferimento agli obiettivi definiti nell'ambito della programmazione negoziata.

Tale strumento agevolativo è stato però oggetto di importanti interventi di riforma.

Una parziale modifica dello strumento era stata già operata negli anni addietro con l’eliminazione

del parametro di riduzione della percentuale richiesta di contributo e con la correlata fissazione di

percentuali predefinite di aiuto concedibile, in funzione della differente tipologia di investimento

proposto ( D.L. 7 ottobre 2002 e il D.L. 24 luglio 2003).

Con l’entrata in vigore del “decreto sulla competitività” si è messo in atto una vasta azione di

riforma del sistema degli incentivi.La progressiva riduzione delle risorse disponibili da parte

dell’Unione Europea e la mancata partecipazione finanziaria delle banche al sostegno delle imprese

agevolate sono solo alcune delle cause che hanno sollecitato il Ministero delle attività produttive ad

una totale rivisitazione della legge 488/92.

Si parla, infatti, di “Riforma della legge 488” in quanto le novità introdotte sono così rilevanti da

modificare totalmente il suo meccanismo di funzionamento e da suscitare dubbi e incertezze nel

mondo delle piccole e medie imprese.

La riforma del 2005

Il processo di riforma del sistema degli incentivi ha segnato nel corso del 2004 e dei primi mesi del

2005 alcuni importanti risultati concreti sino a giungere nel 2006 alla definizione del decreto che ha

definitivamente cambiato il modo di concepire l’incentivo da parte della pubblica amministrazione.

La legge finanziaria 2005 (legge 311/2004) ha delineato un nuovo quadro di riferimento, attraverso

l’istituzione di uno specifico fondo rotativo per il sostegno alle imprese presso la Cassa Depositi e

Prestiti, con una dotazione finanziaria iniziale di 6 miliardi di euro. L’obiettivo di medio periodo è

che il fondo diventi lo strumento finanziario attraverso il quale, via via, saranno finanziate tutte le

leggi d’incentivazione tra cui la legge 488/92.

Nell’immediato, il fondo consente di finanziare alcuni degli interventi agevolativi più importanti,

come la legge 488/92, i contratti di programma, il FIT (Fondo Innovazione Tecnologica) ed il FAR

(Fondo Agevolazioni alla Ricerca). Importante, nella definizione di questo nuovo quadro di

riferimento, è il decreto legge 35/2005 (piano d’azione per lo sviluppo, convertito con legge

80/2005), che prevede all’art. 8 alcune disposizioni finalizzate alla riforma degli incentivi e, in

particolare introduce nuovi principi sulla base dei quali saranno concesse le agevolazioni della

legge 488/92 e della programmazione negoziata.

Si tratta di modifiche sostanziali, dal momento che prevedono una prima svolta del sistema; il

contributo in conto capitale non può essere superiore al finanziamento con capitale di credito,

composto da un finanziamento pubblico agevolato, attraverso il fondo rotativo, e da un

finanziamento bancario a tasso di mercato.

La legge 488/92 dunque viene chiamata ad una prima modifica animata da un mix di motivazioni,

finanziarie ed economiche. Nel periodo 1996-2004 sono stati varati 23 bandi di applicazione di cui

8 riservati all’industria; le domande presentate dai settori industriali sono state 32.254;le

agevolazioni pubbliche concesse sono state pari a 17,7 miliardi di euro a fronte di 60,6 di

investimenti e oltre 450mila occupati a regime; Il contributo in conto capitale ha quindi

rappresentato il 29,2% del totale investimenti.

- il solo settore manifatturiero meridionale ha rappresentato il 64,2% degli investimenti totali

manifatturieri a valere sulla legge. 6

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

LEGGE 488/92: GLI INVESTIMENTI MANIFATTURIERI PER IMPORTO IN %

Centro-nord

35,8% Mezzogiorno

64,2%

Fonte: elaborazioni su dati IPI 2006

Con la riforma si intendono raggiungere i seguenti obiettivi:

• in primo luogo attenuare l’impatto sulla finanza pubblica del contributo in conto capitale e

ridurre l’intensità complessiva degli aiuti;

sono da effettuare però alcune riflessioni su questo punto:

a) il contributo pubblico agli investimenti a partire dal 2007-2013 subirà già drastiche riduzioni; si

pensi che per le regioni Obiettivo 1 dovrebbe scendere al 30% del totale, senza considerare che la

percentuale scenderà ulteriormente per Sardegna e Basilicata;

b) già ora di fatto il contributo pubblico per effetto dei meccanismi a graduatoria ammonta a circa il

30% per cui possiamo senz’altro dire che il contributo in conto capitale è destinato a scomparire, tra

l’altro lo stesso IPI menziona nelle sue ricerche che se consideriamo i bandi di gara del biennio

2004-2004, il tasso si aiuto ammonta al 31% nel Sud, al 13% nel centro ed al 24% nel nord;

c) il meccanismo è già diventato, per effetto delle modifiche apportate (cauzioni, limiti agli

investimenti….) molto selettivo e la finanza pubblica incide ora ben poco sul totale: basti pensare

che si è passati dai 9,840 miliardi di euro assegnati nel periodo 1996-1999 ai 7,846 del 2001-2004;

le domande agevolate sono state rispettivamente 18.377 e 13.877 dunque 4.500 progetti in meno.

LEGGE 488/92 – RAPPORTO TRA INCENTIVO E TOTALE INVESTIMENTO IN %

7

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

40

35

30

25

20 1996 1997 1998 1999 2001 2002 2003 2004

Fonte: elaborazioni su dati IPI 2006

• in secondo luogo impegnare maggiormente le imprese, attraverso il passaggio graduale dal

contributo in conto capitale a un sistema di finanziamento, in parte pubblico, in parte bancario;

su questa seconda finalità dalla riforma si concorda sul fatto di impegnare le imprese circa la

necessità di dover rischiare maggiormente sugli obiettivi del proprio investimento, ricordando

tuttavia che il meccanismo della legge già prevedeva il 25% del totale investimento finanziato con

mezzo propri ed il resto mediante contributo in conto capitale ed altri strumenti, tra cui il

finanziamento bancario.

Sicuramente questo vincolo ha chiamato, però l’imprenditore alla presentazione di un progetto

strutturato e convincente atteso che più volte la 488 è stata oggetto di cambiamenti che ne hanno

resa complessa la richiesta di agevolazione e sempre più collegato - la presentazione della richiesta

stessa - alla struttura contabile e finanziaria dell’azienda, ma ciò prescinde dal finanziamento e dalla

sua tipologia pubblica o privata.

Il cambiamento avvenuto nel tempo ha comportato il crescere delle domande revocate in corso

d’opera che sono passate dalle 498 del biennio 1997-98 alle 2.199 del 2002-2003, forse su questo

dato occorreva che il pubblico decisore assumesse decisioni più mirate.

• coinvolgere il sistema bancario nel finanziamento diretto degli investimenti delle imprese.

E’ indubbio che l’obbligatorietà della presenza del contributo bancario porterà ad un maggior

coinvolgimento delle banche nello strumento di incentivazione e non solo le banche concessionarie

ma anche quelle più piccole, atteso che il finanziamento, si ricorda, è concedibile non solo dalle

banche abilitate all’istruttoria (c.d. “agenti”). Ed è indubbio che l’impresa è chiamata ad un

significativo salto culturale che è quello della necessità di redigere un progetto bancabile oltre che

finanziabile.Una maggiore severità nel selezionare i progetti che sono assoggettati alle valutazioni

di Basilea II e, soprattutto una maggiore presenza nelle imprese agevolate di imprese già clienti

delle banche stesse poiché aventi requisiti di fiducia e referenze già avute dalle banche stesse che

istruiscono i progetti,saranno fattori fondamentali per i risultati della selezione.

8

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

2. La legge 488/92 come strumento di politica industriale

La revisione del sistema degli indicatori della legge 488/92 dovrebbe favorire l’introduzione di

meccanismi di maggiore selettività degli investimenti/iniziative agevolabili e finalizzare lo

strumento più direttamente allo sviluppo dei fattori di competitività delle imprese.

I tre indicatori di cui si terrà conto sono:

1. rapporto tra la misura massima del contributo in conto capitale e la misura richiesta;

2. rapporto tra le spese ammissibili relative ad investimenti innovativi e il totale delle spese

ammissibili;

3. punteggio complessivo conseguito dal programma sulla base di specifiche priorità regionali.

La vera novità è rappresentata dal 2° indicatore che tiene conto dei c.d. Investimenti innovativi; la

legge 488 diventa così uno strumento rivolto a privilegiare quelle imprese che intendono innovare e

favorire quindi un processo di crescita anche non strettamente dimensionale.

Gli investimenti innovativi, infatti, riguardano:

1 - apparecchiature, macchinari e impianti robotizzati, connessi al ciclo produttivo, gestiti da

sistemi digitali basati su piattaforme software e correlati servizi per la realizzazione o la

personalizzazione di applicazioni informatiche a supporto dell’utilizzo dei sistemi citati;

2 - piattaforme e tecnologie digitali funzionali alla gestione della produzione e finalizzate alla

reingegnerizzazione ed integrazione dei processi organizzativi, aziendali ed interaziendali e

correlati servizi per la realizzazione o la personalizzazione di applicazioni informatiche a supporto

delle predette piattaforme e tecnologie;

3 - acquisizione di brevetti funzionali all’esercizio dell’attività oggetto del programma;

4 - apparecchiature scientifiche destinate a laboratori e uffici di Ricerca e Sviluppo aziendali;

5 - piattaforme e tecnologie digitali per la gestione dei sistemi di interfaccia e transazione con

clienti e fornitori e correlati servizi per la realizzazione o la personalizzazione di applicazioni

informatiche a supporto dell’utilizzo delle predette piattaforme e tecnologie.

E’ indubbio che si tenderà a privilegiare il sistema industriale rispetto al turismo ed al commercio

che comunque avranno risorse riservate senza competere con le industrie manifatturiere.

Anche su questo fronte sono molto importanti i risultati del primo bando di gara per verificare

soprattutto quali sono i settori a più alto tasso di investimento innovativo. Al momento,

soffermandosi sui principali risultati dell’ultimo bando di gara, la Legge ha privilegiato,

nell’assegnazione delle agevolazioni i settori seguenti:

LEGGE 488- I PRIMI 10 SETTORI ATECO 91 MANIFATTURIERI CHE HANNO AVUTO

PIU’ AGEVOLAZIONI

SETTORI ATECO % AGEVOLAZIONI

CONCESSE

28 - Prodotti in metallo 13.7

15 – Alimentari 10.6

35 - Mezzi di trasporto 10.6

37 - Materiali da recupero 7.3

9

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

26 - Materiali da costruzione 7.1

36 – Mobili 6.8

25 - Gomma e Plastica 6.6

29 – Macchine 6.6

20 – Legno 6.1

24 – Chimica 5.3

TOTALE 80.8

Fonte: elaborazioni su dati IPI 2006

Per quanto riguarda l’indicatore regionale. L’unica riflessione da effettuare riguarda il “problema

delle scelte di politica industriale” ; la legge demandava e demanda alle regioni il compito di

scegliere quei settori o quei territori ritenuti strategici con l’obiettivo di far individuare ai governi

territoriali quelle linee direttrici strategiche di sviluppo del proprio territorio; ciò non è avvenuto

poiché alcune regioni, con le scelte che hanno fatto, hanno privilegiato tutti i settori di tutti i

territori; si pensi ad esempio alla regione Campania che ha inserito tra le priorità i territori che sono

ricompresi in patti territoriali, contratti d’area, distretti industriali, Prusst e Aree di crisi.

Il quesito che ci siamo posti trova quindi una risposta non positiva, vale a dire che la legge 488

probabilmente non ha assolto a quelle finalità di direzionare una incisiva politica industriale del

Paese; anche perché non per questo è stata concepita. Tra l’altro non è neanche pensabile che si

1 degli stanziamenti nazionali a

possa delegare ad una legge di incentivazione che assorbe il 32%

favore delle aree depresse, insieme al credito di imposta (legge 388/2000), compiti di decidere quali

possano essere le strategie di politica industriale di un Paese che al momento vanta la presenza di 51

provvedimenti agevolativi nazionali “attivi”, senza considerare i provvedimenti regionali e

comunitari.

La 488 dunque è di fronte ad una nuova svolta che ha reso necessaria una reimpostazione dello

strumento così da favorire il sostegno ad investimenti ancor più selezionati ed a imprese che

abbiano determinate caratteristiche di solidità ed ora anche bancabilità; al riguardo la nuova

versione del provvedimento ha portato all’elaborazione di parametri aggiuntivi che potranno

contribuire a maggiorare gli indicatori mediante uno scoring. Essi sono:

a) Ricerca e sviluppo.;

b) Internazionalizzazione.;

c) Tutela dell’ambiente.;

d) Fusioni.;

e) Stages.;

f) Asili nido.;

g) impresa giovane..

Tutti gli indicatori sono generati dalla necessità di stimolare nell’impresa cambiamenti importanti o

almeno avviarne il processo; resta da vedere quanto il tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno,

costituito in maggioranza da Piccole e Piccolissime imprese, possa rispondere all’esigenza di

inserire asili nido oppure quanto possa adempiere a costosi procedimenti rivolti ad ottenere

certificazioni ambientali.

1 Nel Mezzogiorno gli interventi con l’incidenza percentuale maggiore sono la legge 488/92 - industria (28,2% del

totale Mezzogiorno) e il credito d'imposta per le aree sottoutilizzate (18,1%), nel Centro-Nord il FIT, (20,4%), il FAR

(12,2%), la legge 808/85 e i programmi industriali delle imprese aeronautiche (10%).

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COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

Le vere leve restano le maggiorazioni per la ricerca e sviluppo e l’internazionalizzazione cui ormai

tutti i sistemi di incentivazione vanno convergendo nel senso di assegnare maggiori risorse per

queste strategie o considerarle appunto requisiti per ottenere premialità. Ormai il dettato per la

competitività è definito anche per la legge 488: crescere (fusioni), innovare e internazionalizzare.

Il primo bando 2006 dopo le modifiche normative

Obiettivo di questa sezione è fornire un quadro sintetico di alcune delle principali novità che la

legge 488/92 presenta a partire dal primo bando dopo la riforma.

Bandi

Un solo bando per tutti i settori

Non vi saranno più bandi tematici singoli per Industria, Turismo e Commercio ma vi sarà un solo ed

unico avviso di gara che riguarderà tutti i settori. I fondi saranno appositamente distribuiti per

ciascun comparto.

Due meccanismi di agevolazione

Non vi sarà più soltanto il contributo in conto capitale ma anche un finanziamento agevolato

concesso dalla Cassa Depositi e Prestiti

Il finanziamento agevolato ha una durata, non superiore a 15 anni e non inferiore a 6 anni. Il

rimborso del finanziamento agevolato avviene secondo un piano di ammortamento a rate semestrali

costanti posticipate scadenti il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno. Il tasso agevolato da

applicare al finanziamento è pari allo 0,50% annuo.

Introduzione del finanziamento bancario ordinario

Deve sussistere nel piano finanziario un finanziamento bancario ordinario, a tasso di mercato, di

importo e durata pari a quelli del finanziamento agevolato, destinato alla copertura finanziaria degli

investimenti ammissibili

Limiti ai programmi di investimento

Alle agevolazioni sono ammessi i programmi di investimento comportanti spese complessivamente

ammissibili non superiori a 50 milioni di euro, per i settori “industria” e “turismo”, e non superiori

a 20 milioni di euro per il settore “commercio”:

Investimenti minimi ammissibili

I programmi di investimento non possono essere inferiori a 1 milione di euro, fatta salva la facoltà

delle regioni e delle province autonome di modificare detto minimo, entro i seguenti limiti:

11

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

a) da 400.000 euro a 1.500.000 euro per le attività del “settore industria”, ad eccezione di quelle dei

servizi;

b) da 300.000 euro a 2.500.000 euro per le attività del “settore turismo”;

c) da 150.000 euro a 1.000.000 euro per le attività del “settore commercio” e dei servizi.

Istruttorie e graduatorie

Gli adempimenti tecnici e amministrativi per l'istruttoria delle domande di agevolazione sono svolti

da soggetti selezionati denominati “banche concessionarie.

Una volta selezionati i progetti verranno elaborate:

- una graduatoria ordinaria per ciascuna regione, relativa ai programmi comportanti

investimenti complessivamente ammissibili fino a 25 milioni di euro per i settori “industria” e

“turismo”, e fino a 20 milioni di euro per il settore “commercio”.

- una graduatoria speciale per ciascuna regione, riferita ai programmi relativi ad un’area o

a più settori di attività eventualmente individuati come prioritari dalla regione tra quelli ammissibili

e comportanti investimenti complessivamente agevolabili fino a 25 milioni di euro per i settori

“industria” e “turismo”, e fino a 20 milioni di euro per il settore “commercio

- due graduatorie multiregionali, una per le iniziative ubicate nelle aree del Mezzogiorno e

l’altra per quelle ubicate nelle aree del Centro-Nord, riguardanti i programmi comportanti

investimenti complessivamente ammissibili superiori a 25 milioni di euro e fino a 50 milioni di euro

e relative ai soli settori “industria” e “turismo”.

I tre indicatori:

1. rapporto tra la misura massima del contributo in conto capitale e la misura richiesta;

2. rapporto tra le spese ammissibili relative ad investimenti innovativi e il totale delle spese

ammissibili;

3. punteggio complessivo conseguito dal programma sulla base di specifiche priorità regionali.

Il concetto di investimenti innovativi

Gli investimenti innovativi riguardano:

1) apparecchiature, macchinari e impianti robotizzati, connessi al ciclo produttivo, gestiti da

sistemi digitali basati su piattaforme software e correlati servizi per la realizzazione o la

personalizzazione di applicazioni informatiche a supporto dell’utilizzo dei sistemi succitati;

2) piattaforme e tecnologie digitali funzionali alla gestione della produzione e finalizzate alla

reingegnerizzazione ed integrazione dei processi organizzativi, aziendali ed interaziendali e

correlati servizi per la realizzazione o la personalizzazione di applicazioni informatiche a supporto

delle predette piattaforme e tecnologie;

3) acquisizione di brevetti funzionali all’esercizio dell’attività oggetto del programma;

4) apparecchiature scientifiche destinate a laboratori e uffici di Ricerca e Sviluppo aziendali;

12

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

5) piattaforme e tecnologie digitali per la gestione dei sistemi di interfaccia e transazione con

clienti e fornitori e correlati servizi per la realizzazione o la personalizzazione di applicazioni

informatiche a supporto dell’utilizzo delle predette piattaforme e tecnologie.

I meccanismi che aumentano il valore degli indicatori

a) Ricerca e sviluppo. Maggiorazione dell’1,5% per i programmi proposti dalle imprese che, con

riferimento agli ultimi tre bilanci approvati alla data di presentazione della domanda, presentano un

valore medio delle spese di ricerca e sviluppo, rilevabili dalla relazione sulla gestione ovvero dalla

nota integrativa pari almeno al 3% del fatturato;

b) Internazionalizzazione. 1% per i programmi proposti dalle imprese che, con riferimento

all’ultimo bilancio approvato alla data di presentazione della domanda, presentano un incremento

della quota di fatturato derivante da esportazioni dirette pari ad almeno il 30% del valore medio

della stessa quota nei tre bilanci precedenti quello di riferimento, ovvero per i programmi proposti

dalle imprese che, con riferimento a ciascuno degli ultimi tre bilanci approvati alla data di

presentazione della domanda, presentino un valore della quota di fatturato da esportazioni dirette

pari ad almeno il 50%;

c) Tutela dell’ambiente. 0,5% per i programmi proposti dalle imprese che, alla data di

presentazione della domanda abbiano già aderito a sistemi internazionali riconosciuti di

certificazione ambientale ISO 14001 o EMAS;

d) Fusioni. 0,5% per i programmi proposti dalle imprese risultanti da operazioni di fusione

realizzate nei dodici mesi antecedenti la data di presentazione della domanda; le predette operazioni

di fusione devono riferirsi a piccole e medie imprese che, alla data della fusione, operino da almeno

tre anni. Le operazioni di fusione devono inoltre riferirsi a piccole e medie imprese operanti in

settori di attività riconducibili alla medesima divisione della classificazione delle attività

economiche ISTAT 2002, ovvero contraddistinte da un forte collegamento economico a monte o a

valle;

e) Stages. 0,25% per i programmi proposti dalle imprese nelle cui unità produttive, nei dodici mesi

precedenti la data di presentazione della domanda, siano stati realizzati stages della durata minima

di tre mesi, finalizzati all’inserimento di laureati, sulla base di accordi con Università o Centri di

ricerca pubblici e privati;

f) Asili nido. 0,25% per i programmi proposti da imprese che, alla data di presentazione della

domanda, risultino dotate, nell’unità produttiva oggetto del programma, di strutture adibite ad asili

nido, nonché per i programmi proposti da imprese che, alla data di presentazione della domanda,

abbiano ottenuto, con riferimento all’esercizio precedente la presentazione della domanda, la

riduzione tariffaria dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro;

g) impresa giovane. 1% per i programmi proposti da imprese che, alla data di presentazione della

domanda, risultino costituite da non più di un anno.

13

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

FINANZA PER LA CREAZIONE DI IMPRESA

Problemi inerenti alla creazione di un’impresa

Il soddisfacimento del fabbisogno finanziario con ricorso all’esterno pone diversi problemi alle

imprese, le cui esigenze vengono valutate dai mercati e dai finanziatori secondo precise

metodologie volte a misurare il rischio di solvibilità.

Particolari problemi sorgono invece per imprese di nuova costituzione senza legami giuridici ed

economici con altre aziende produttive, in quanto al rischio normale di solvibilità si aggiunge anche

quello più generale di rischio d’impresa, non sempre facilmente valutabile.

La necessità di irrobustire il tessuto economico stimolando la nascita di nuove imprese e

contribuendo a diminuirne la mortalità nei primi, critici anni di vita costituisce un obiettivo

economico fondamentale di interesse pubblico. La spinta alla enterprise creation si inquadra anche

in una svolta di politica industriale che porta tutti i soggetti, dal Governo alle organizzazioni

datoriali e dei lavoratori, a dedicare più attenzione ai problemi delle piccole imprese.

Su questa linea, del resto, si muove da tempo anche la UE, i cui programmi di supporto

all’economia sembravano marginali finchè nelle regioni “deboli” si poteva contare sulla

disponibilità di migliaia di miliardi di fondi nazionali, mentre ora assumono importanza

determinante.

E’ certamente enterprise creation la politica che ha portato alla nascita della legge 44/86 per la

imprenditorialità giovanile, come lo sono state alcune leggi regionali nel Mezzogiorno: tra le

migliori ricordiamo quelle della Basilicata e della Sardegna e la legge 28 della Campania.

Sono invece esempio di creazione di posti temporanei le iniziative nate dall’articolo 23 della legge

finanziaria del 1988 per far svolgere ai giovani “lavori socialmente utili”, ma anche i finanziamenti

alle cooperative abruzzesi o pugliesi accordati da leggi regionali che privilegiano il lavoro per conto

di enti pubblici. D’altra parte, una job creation realizzata con chiarezza di obiettivi è sempre meglio

di una cattiva enterprise creation: i cospicui finanziamenti accordati molte volte hanno fatto in realtà

nascere pochissime imprese effettivamente sane e competitive.

La distinzione tra job ed enterprise creation si è dunque delineata nettamente negli anni ‘80. E sono

anche emerse le caratteristiche di una “buona” politica di creazione d’impresa che, per avere

successo, presuppone uno stretto collegamento tra le nuove imprese e l’ente finanziatore, a

condizione, ovviamente, che quest’ultimo possa mobilitare professionalità adeguate.

In tempi economicamente difficili è ancora più necessario distinguere enterprise creation e job

creation. L’enterprise creation serve ad irrobustire il tessuto locale, ma non deve essere confusa con

gli interventi contingenti e non si può attribuire ad essa un’immediata azione anticongiunturale.

Nelle aree di crisi dove esiste un problema specifico di reimpiego o di disoccupazione vengono

quasi sempre privilegiati altri strumenti che danno vita a impieghi temporanei.

Modalità di intervento

Il nesso tra ente promotore e impresa promossa è fondamentale per il successo. Soprattutto per le

imprese di dimensioni minori, che non hanno una propria organizzazione manageriale, è essenziale

che ai nuovi imprenditori vengano assicurati tutoraggio e servizi nei primi anni di vita. Il

finanziamento una tantum, così come il corso di formazione non accompagnato da consulenza, poco

aiuta il successo delle nuove iniziative. 14

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

Le modalità di intervento della finanza pubblica a sostegno delle enterprise creation si realizzano

previa approvazione del progetto da parte degli organi competenti attraverso alcune modalità:

- finanziamenti a fondo perduto per una certa percentuale dell’investimento;

- finanziamenti delle spese generali;

- mutui a tasso agevolato;

- fondi di garanzia.

Le diverse modalità di intervento devono tuttavia essere in linea con le direttive comunitarie

per il rispetto del principio della libera concorrenza.

La legge sull’imprenditoria giovanile

La legge n.44 del 1986, recante misure agevolative per la promozione della imprenditoria

giovanile nel Sud, si proponeva come finalità primaria la creazione di nuove imprese produttrici di

beni oppure fornitrici di servizi in qualsiasi settore di attività. Tale provvedimento legislativo

(chiamato anche “Legge De Vito”) traeva origine - per richiami di tipo interpretativo -

dall’intervento straordinario per il Mezzogiorno, e si rivolgeva ai giovani residenti nei territori

meridionali. La disciplina è stata modificata dal D.L. 31/1/95 n.26, coordinato con la legge di

conversione 29/3/1995 n.95: il Decreto ha ridefinito l’ambito territoriale di applicazione della legge

44 ora operativa per tutti i territori compresi negli obiettivi 1, 2 e 5b, stabiliti con regolamento

CEE 2052/1988 e riportati nella legge 488/1992. Con decreto 24/11/1994 n.695 è stato, inoltre,

emanato il Regolamento con le modalità per la concessione delle agevolazioni.Successivamente la

legge 185 del 2000 ha ereditato le esperienze e la normativa precedenti (ex legge 44/86 e 95/95.) e

ha accorpato anche la 236/93 sui beni culturali.La competenza della gestione e affidata a Sviluppo

Italia.Le agevolazioni possono essere utilizzate sia per la costituzione di nuove aziende che per

l'ampliamento di aziende già esistenti.

COSTITUZIONE DI NUOVE AZIENDE

Le agevolazioni si rivolgono a nuove aziende composte in maggioranza sia numerica che di capitali

da giovani di età tra i 18 e i 35 anni, residenti nei territori di applicazione della legge alla data del 1°

gennaio 2000 oppure nei 6 mesi precedenti alla data di ricevimento della domanda.

Anche la sede legale, amministrativa e operativa della società deve essere localizzata in uno dei

territori agevolati

AMPLIAMENTO DI AZIENDE GIA' ESISTENTI

Le agevolazioni si rivolgono a società o cooperative già esistenti che rispondano ai seguenti

requisiti:

essere economicamente e finanziariamente sane

aver avviato la loro attività almeno 3 anni prima della data di ricevimento della domanda

essere in possesso dei requisiti di età e residenza dei soci e di localizzazione della sede legale,

operativa e amministrativa della società alla data di ricevimento della domanda e nei due anni

precedenti. 15

COPPOLA MOTTA-Appunti di finanza aziendale: Le leggi di incentivazione 08-06-07

Le aziende che hanno già usufruito delle agevolazioni di cui al D.Lgs. 185/00 devono aver

completato il programma di investimenti ammesso alle agevolazioni almeno 3 anni prima della data

di ricevimento della domanda e devono essere in regola con il pagamento delle rate di mutuo.

I progetti d'impresa possono riguardare:

- la produzione di beni in agricoltura, industria e artigianato

- la fornitura di servizi alle imprese.

L’attività d’impresa prevista nel progetto agevolato deve essere svolta per un periodo minimo di 5

anni a decorrere dalla data di inizio effettivo dell’attività d’impresa. Per un analogo periodo di

tempo deve essere mantenuta la localizzazione dell’iniziativa (sede legale, amministrativa e

operativa) nei territori agevolati. Sono esclusi i servizi alle persone e alle amministrazioni

pubbliche, le attività socio-sanitarie e le attività di commercio e turismo.

Possono essere finanziati i progetti d'impresa che prevedono investimenti fino a 2.582.000 euro.

Finanziamenti per l'investimento

Consistono in contributi a fondo perduto e mutui a tasso agevolato concessi entro i limiti stabiliti

dall'Unione Europea. Modulando opportunamente l'ammontare del contributo a fondo perduto e del

mutuo agevolato, la copertura finanziaria iniziale può arrivare:

- nel Sud all'80-90% dell'investimento

- nel Centro Nord fino al 60-70% dell'investimento.

Per quanto riguarda l'agricoltura per i progetti nel settore della produzione agricola le agevolazioni

sono concedibili esclusivamente in termini di ESL secondo il nuovo regolamento n. 1857/2006

della Commissione del 15 dicembre 2006 che prevede:

- 50% nelle zone svantaggiate individuate ai sensi del Reg. CE n. 1257/99 o nelle zone di cui all’art.

36 lettera a), punti i), ii), iii), del regolamento (CE) n. 1698/2005, designate dagli Stati membri;

- 40% nelle restanti zone dei territori agevolati.

Tali massimali possono essere elevati di 10 punti percentuali nel caso di investimenti realizzati da

giovani agricoltori.

L’importo globale degli aiuti concessi ad una singola impresa non può superare 400.000 Euro

erogati su un qualsiasi periodo di 3 esercizi o 500.000 Euro se l’azienda si trova in una zona

svantaggiata individuata ai sensi del Reg. CE n. 1257/99 o nelle zone di cui all’art. 36 lettera a),

punti i), ii), iii), del regolamento (CE) n. 1698/2005, designate dagli Stati membri.

Per i progetti nel settore della produzione agricola l’acquisto e/o la realizzazione dei beni oggetto

dell’investimento deve essere successivo all’ammissione alle agevolazioni deliberate.

Per i progetti nel settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, le

agevolazioni sono concedibili esclusivamente in termini di ESL secondo i limiti fissati dal

regolamento n. 1857/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006 che prevede:

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in banca, assicurazione e mercati finanziari
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di finanza aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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