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1 - La struttura dei mercati finanziari ed il valore segnaletico dei mercati di offerta
1.0 - Premessa. ............................................................................................................................. 1
1.1 - I sistemi monetari internazionali: cenni. .............................................................................. 6
1.2 - Il mercato dei capitali: cenni sulla struttura. ...................................................................... 10
1.3 - Il mercato monetario: valore informativo. ......................................................................... 14
Il mercato monetario “al dettaglio”: valore informativo.
1.4 - .................................................. 20
1.5 - Le previsioni di variazione del costo del denaro: la informazione. ................................... 22
1.6 - Il mercato Finanziario e Mobiliare. ................................................................................... 25
1.7 - Le indicazioni sulle prospettive dei tassi e rendimenti. ..................................................... 34
1.8 - Considerazioni riassuntive. ................................................................................................ 39
–
1.9 Lettura consigliate ............................................................................................................. 40
1.0 - Premessa.
Lo studio dei mercati finanziari, delle loro regole e strumenti contrattuali, della dinamica
della formazione del prezzo degli strumenti finanziari è essenziale ai fini della valutazione delle
condizioni e dei possibili vincoli allo sviluppo del sistema aziendale.
L’azienda è una organizzazione finalizzata al profitto, gestita nella prospettiva di crescita del
valore economico del capitale di rischio in dotazione, che si avvale dello strumento del “ciclo di
produzione” per realizzare una trasformazione di capitali finanziari il cui netto finale è un flusso di
ritorno accresciuto rispetto al capitale originario.
La trasformazione di tali capitali e la riconduzione a flusso di ritorno è rilevata mediante un
sistema di regole di misurazione che è campo di indagine e definizione della finanza aziendale, la
regolamentazione attinente alla stima del profitto di gestione ed alla crescita del valore economico è
stata realizzata col sistema di regole che tuttora presiedono agli istituti della rilevazione contabile
per la determinazione del bilancio di funzionamento ed alla valutazione del capitale economico
d’azienda mediante le tecniche specifiche a tale indagine.
Il risultato della gestione aziendale è misurato, ed è misurabile, mediante la stima del surplus
di flussi finanziari che ritornano a seguito della trasformazione temporanea in strumenti di
produzione e oggetti della produzione (beni e servizi).
L’uso del capitale, materia prima essenziale alla gestione aziendale ed ai progetti specifici di
attività dell’azienda, si realizza mediante la stipula di contratti, tipicizzati o personalizzati, che
determinano condizioni, durata , garenzie, finalizzazioni e, sempre, onere d’uso.
Le condizioni d’uso, in senso lato, hanno ad obiettivo la efficacia delle modalità di
provvista, e cioè hanno ad obiettivo la formulazione di regole di attingimento, durata di utilizzo e
modalità e tempi di rimborso che si armonizzino il più possibile alle esigenze di attingimento,
durata e ritorno determinate dal fabbisogno da ciclo di produzione, commercializzazione e incasso.
La ripetitività di modelli d’uso ha determinato, nel tempo, la tipizzazione di contratti d’uso
della materia prima “finanza”: ad esempio i contratti bancari, i contratti di borsa, i contratti di
finanziamento etc.; tali “strumenti” – di volta in volta anche adattabili rispetto alle esigenze
dell’utilizzatore, costituiscono il risultato giuridico contrattuale di una combinazione fra esigenze
d’uso e rischio d’uso che massimizza la “efficacia” dell’uso fra le Controparti Finanziarie.
Giuseppe Frisella 2
Un ruolo primario nella formalizzazione e standardizzazione di questi strumenti è stato
esercitato dagli Intermediari Finanziari (Banche ed istituti Finanziari) e dagli Operatori del Mercato
Finanziario.
A riprese successive, ed in funzione della maturità raggiunta dal mercato finanziario
domestico, sono intervenuti i Governi Nazionali per redigere norme e cristallizzare e meglio
regolamentare la utilizzazione degli strumenti negoziali finanziari.
La complessità collegata alla regolamentazione degli strumenti finanziari è determinata da
una specificità: l’uso della materia finanziaria, e quindi il suo costo, è più legato alle esigenze e
caratteristiche dell’impiego che non alla stessa qualità della materia prima. Con un esempio: per la
acciaio o ferro di qualità diversa in relazione all’uso; per
costruzione di una corazza è necessario
attivare un motore è necessario benzina o diesel a seconda delle caratteristiche del motore; per
gestire un progetto di investimento si ha necessità di “denaro”; materia prima unica e standard la cui
unica e possibile differenziazione di base è la “valuta” di denominazione (euro, dollaro, yen etc.)
Questa materia prima ha un’altra caratteristica singolare: va restituita tale quale alla fine o
non deve essere consumata dall’uso e, in
nel corso della gestione dei progetti di investimento,
generale, il suo è un costo di utilizzazione e non un costo di acquisizione definitiva: il capitale
finanziario di debito va rimborsato ma anche il capitale finanziario di rischio va restituito.
la flessibilità dell’uso è risolta dalle condizioni contrattuali dello
Per queste caratteristiche,
strumento finanziario, necessario veicolo e collegamento fra Controparti Finanziarie che ha lo
scopo di assicurare la maggiore “produttività” della materia finanza, e cioè la migliore
combinazione fra uso, rischio e rimborso per minimizzare il costo corrispettivo dell’uso.
Il proprietario della materia finanza ha una scelta di fondo da compiere: scegliere se definirsi
(quindi: socio dell’azienda) ovvero
promotore e riferimento del progetto di investimento aziendale
finanziatore del progetto di investimento aziendale (quindi creditore dell’azienda).
La scelta iniziale fra Socio o Creditore comporta la scelta della categoria di ruolo, fra le due
primarie categorie possibili, e quindi la necessità immediatamente successiva della selezione dello
strumento contrattuale (contratto di finanziamento o contratto sociale) che meglio contempera le
esigenze ed aspettative del proprietario della materia finanziaria e dell’utilizzatore della materia
finanziaria.
Per entrambe le Controparti, la scelta di campo apre il riferimento di mercato che riguarda il
corrispettivo/onere d’uso della materia “finanza”.
Il corrispettivo/onere d’uso è strettamente collegato alla qualità del fabbisogno e
più che alla qualità della materia prima, come si è rilevato in questa premessa.
dell’utilizzatore
Per questo motivo, l’indagine dell’effettivo costo corrispettivo dell’uso del capitale è così
complesso, dipendendo strettamente dalla qualità del fabbisogno piuttosto che dalla qualità della
materia.
La caratteristica rilevata fa capire anche un’altra specificità del tema finanziario: il
miglioramento della efficienza d’uso dei capitali finanziari è legata alla informazione sul loro
risultato d’uso. Il risultato dell’uso, e cioè la valutazione costante delle combinazioni di rischio e
di durata, influenza ed è influenzato dalla informazione di ritorno al mercato oltre che dalla
maggiore o minor disponibilità del risparmio (rectius: giacenza dello stock di materia finanza).
La conoscenza delle regole di funzionamento del mercato dei capitali, e degli strumenti
finanziari in essi negoziati, è quindi premessa per realizzare l’obiettivo di efficacia ed efficienza
nell’uso della materia “finanza”. Giuseppe Frisella 3
La regolamentazione pubblica di tale mercato, e degli intermediari che in esso operano, è
un’altra premessa per migliorare la soddisfazione delle Controparti nella definizione del
corrispettivo/onere d’uso della risorsa.
La progressiva internazionalizzazione delle economie e la globalizzazione del mercato
hanno migliorato di molto la informazione, contribuendo al miglioramento della efficacia ed
efficienza dell’uso dello stock di capitale finanziario mondiale.
La efficacia ed efficienza del funzionamento del mercato di questa materia prima è oggi
ancor più rilevante. La globalizzazione ed internazionalizzazione degli scambi ha acuito la
concorrenzialità fra le aree geografiche e politiche di produzione ed i costi unitari di prodotto sono
più che mai costi di sistema d’area piuttosto che costo degli specifici fattori di produzione.
E’ evidente, per fare un esempio, che il costo orario di un Addetto alla produzione non è
dato dalla sola remunerazione netta che monetizza periodicamente: ad essa sono agganciati oneri
che, in senso ampio, caratterizzano la qualità di area e la maturazione politica dell’area
accessori
nella quale opera e lavora la persona. Il costo, cosiddetto “accessorio”, dato dagli oneri
– –
contributivi specifici è oggi una parte spesso non preponderante di altri costi associati alla
qualità dei processi produttivi dell’area geografica. Si pensi agli oneri delle leggi sulla sicurezze
degli ambienti di lavoro, agli oneri di sistemazione del contesto urbano, agli oneri di controllo della
qualità dei cicli di produzione e del rispetto di regole di sanità ambientale e sociale e meglio si
possono valutare i costi generali del “sistema d’area” che inevitabilmente si scaricano sui costi
unitari di prodotto.
Per controbattere la oggettiva e pesante diversità dei coisti unitari di produzione di sistema
d’area, la strategia è di tipo politico e sociale, cioè concorrere alla accelerazione dei tempi di
maturazione delle società meno sviluppate; ma è una strategia a tempi assai lunghi.
Nell’immediato, una parte notevole –
dei cicli di produzione sovente quelli a contenuto
– può ancora mantenersi nell’ambito delle aree evolute a
tecnologico e di ricerca più avanzato
condizione che sia elevata la capacità d’uso efficace ed efficiente della materia indispensabile a tali
cicli di produzione, e cioè la finanza.
Il divario di onerosità in aree a diverso livello di sviluppo, e quindi a diverso gradiente di
rischio, è tuttora un fattore di competizione efficace e decisivo. Lo è maggiormente se si osserva
che il “prodotto” offerto nelle aree sviluppate tende a posizionarsi su una combinazione di
“prodotto/finanza”, ovvero dalla “finanziarizzazione” crescente del prodotto.
Con un esempio: il leasing, nella successiva versione di full leasing, nella versione ulteriore
di full renting è un modo di vendere il prodotto mediante la soluzione del suo sistema di
– –
pagamento. Un altro esempio: il project finance è una modalità di offrire un servizio la gestione
mediante l’acquisizione della realizzazione. Con questa combinazione a base finanziaria la
gestione, ad esempio, del Ponte sullo stretto di Messina diventa una commessa a durata poliennale
affidata a chi risolve la costruzione dell’oggetto dal quale dipende la gestione del servizio.
Estremizzando il concetto anche su base domestica, potremmo immaginare che le forniture di
–
alimenti alle persone si possano contrattualizzare per tempi lunghissimi introducendo di fatto il
–
monopolio contrattuale per la fornitura avendo a postulato la offerta alla famiglia di costriuzione
della sua cucina personale! – vero obiettivo dell’azienda
Ciò che rileva, è il fatto che il contratto pluriennale di gestione
– appare una “conseguenza naturale” della realizzazione di un bene a gestione poliennale (la cucina
od il ponte) e tutto si può realizzare laddove si reperisca la soluzione più efficiente di copertura
finanziaria dei due fabbisogni: di progetto e di gestione.
Giuseppe Frisella 4
E’ quindi essenziale la migliore conoscenza dei mercati di offerta degli strumenti finanziari
d’uso della materia finanza dipendente dalle
e delle regole di formazione del corrispettivo/onere
caratteristiche del bisogni di impiego e del soggetto che impiega.
I mercati di offerta degli strumenti finanziari sono oggetto di regolamentazione
internazionale e nazionale; in Italia, la modificazione più recente al regolamento delle transazioni
monetario finanziarie ed alla struttura del mercato regolamentato è stata definita con D.Lgs. 24
– –
febbraio 1998 n.ro 58 Testo Unico Finanziario (TUF) la cui entrata in vigore è del 1 luglio
1998. Il TUF ha fornito un complessivo aggiornamento delle regole che si applicano al mercato
(mercato regolamentato) ed alla gestione accentrata di strumenti finanziari (vedasi il Monte Titoli),
in una logica di semplificazione ed adeguamento alle regole comuni del mercato europeo.
Il mercato regolamentato nazionale è stato riformato nel periodo 1996-1998, adottando un
indirizzo di tipo privatistico, statuendo che l’organizzazione e la gestione dei mercati regolamentati
sia svolta in forma di impresa e gestita da apposite società per azioni.
In Italia si è quindi costituita la Borsa valori italiana s.p.a., che ha assunto la gestione dei
principali mercati regolamentati.
Il ruolo di controllo e di intervento sui regolamenti di attività è stato riservato dal TUF alla
CONSOB, sentita la Banca d’Italia.
Con le deliberazioni del 18 dicembre 1996, n. 10386, e 23 dicembre 1996, n. 10410, la
CONSOB ha riconosciuto quali mercati regolamentati:
- la Borsa Valori,
- il Mercato Ristretto,
- il Mercato Italiano dei Futures e dei contratti di Opzione (MIF e MTO),
- il mercato Telematico dei Titoli di Stato (MTS),
La Borsa Valori s.p.a., quale società di gestione del mercato regolamentato, determina:
- le condizioni e le modalità di ammissione, esclusione e sospensione degli operatori e
degli strumenti finanziari di negoziazione,
le condizioni e le modalità per lo svolgimento delle negoziazioni e per l’accertamento e
- la pubblicazione dei prezzi, i tipi di contratto ammessi alle negoziazioni, nonché i criteri
per stabilire i quantitativi minimi di titoli e strumenti finanziari negoziabili nel mercato.
In questo quadro normativo e regolamentare, nel nostro contesto nazionale di rilevano e si
esplicitano prezzi e quotazioni di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, derivati e strumenti di
finanziamento e di investimento) che certamente hanno un alto valore di informazione e di guida
nelle scelte che attengono all’utilizzo della risorsa finanziaria.
La conoscenza di tali informazioni, e delle regole sottostanti, è quindi di rilevante interesse
per gli operatori finanziari.
Il contesto nazionale è certamente parte, e quindi direttamente influenzato, da un più vasto
contesto internazionale, nel quale si scambiano strumenti finanziari, anche se denominati in valute
differenti
La regole e le condizioni degli scambi internazionali hanno avuto una forte accelerazione dal
vasto fenomeno di “globalizzazione” dei mercati, che ha interessato profondamente il mercato
finanziario in virtù delle peculiari caratteristiche che possiede.
Giuseppe Frisella 5
La risorsa finanziaria, per le sue stesse caratteristiche, è in prima posizione nei processi di
globalizzazione e sovente precede le stesse integrazioni politiche delle aree di scambio; l’attuale
scenario è comunque il risultato di una evoluzione che conta appena due secoli e mezzo.
I fatti significativi che ne caratterizzano le regole di attività hanno una vita ancor più
giovane e si concentrano essenzialmente negli ultimi 50 anni.
Giuseppe Frisella 6
1.1 - I sistemi monetari internazionali: cenni.
Il primo sistema di scambio dell'industria monetaria è stato concepito a metà del '700 e
rimase in attività dal 1880 circa al 1914: si trattava del sistema denominato "gold standard" ed era
basato sostanzialmente sull'ancoraggio delle singole monete degli stati sovrani ad una quantità di
oro prefissata.
L'espressione materiale del cosiddetto "capitale" era quindi una espressione composita: una
ma ancorata ad un bene merce di generale e storica accettazione: l’oro.
denominazione di valuta,
Nel 1944, dopo un periodo di anarchia finanziaria giustificata anche dagli sconvolgimenti
bellici, con gli accordi di Bretton Wood si formalizzò la rinascita della regolamentazione valutaria;
il sistema normativo e regolamentare è noto come "gold exchange standard" e, con esso, alla
parità fra moneta ed oro si affiancava anche la parità fra dollaro ed oro, e si delegava al dollaro
l'effettiva conversione in oro con lo standard di 35 dollari per oncia di oro (grammi 31,104).
La sorveglianza del sistema era demandata al Fondo Monetario Internazionale (FMI), unico
deputato ad autorizzare modifiche di parità monete/oro in ragione di gravi squilibri strutturali del
sistema paese emittente.
Il passaggio fu di grande rilievo, poiché lo sganciamento delle valute dal contenuto aureo e
la successiva regolamentazione, tramite il FMI, determinava una delega politica, oltrecché tecnica,
alla nazione emergente Stati Uniti d’America, rafforzando, contemporaneamente, l’inserimento nel
sistema delle transazioni internazionali della valuta dollaro e candidando tale valuta a divenire
strumento dei pagamenti internazionali.
La dimensione della influenza politica sul valore dello strumento di pagamento valutario era
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