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PRINCIPI BASE ED OBIETTIVI DELLA FINANZA D’AZIENDA

L’obiettivo della finanza aziendale è quello di ottimizzare i profitti, inoltre essa si basa su 3 principi:

PRINCIPIO DI INVESTIMENTO: evitare di investire in progetti che riducano il valore,

• considerando solo quelli con un rendimento atteso (misurato sulla base dei flussi di cassa

attualizzati e incrementati che il progetto produrrà e tenendo conto degli effetti collaterali

positivi quando colloco sul mercato un nuovo prodotto che fa si che incrementino le vendite

anche dei vecchi prodotti, e negativi quando il vecchio prodotto non si vende più a causa

del subentro del nuovo) superiore alla soglia minima di rendimento accettabile (che deve

riflettere la rischiosità del progetto e la struttura finanziaria utilizzata).

PRINCIPIO DI FINANZIAMENTO: Scegliere una struttura finanziaria (che include la scelta

• del rapporto fra capitale netto e capitale di terzi,e può avere un impatto sia sulla soglia

minima di rendimento, sia sui flussi di cassa)che massimizzi il valore dei progetti intrapresi

e che sia in linea con il tipo di investimenti da finanziare.

PRINCIPIO DEI DIVIDENDI: Qualora non vi siano opportunità di investimento in grado di

• generare un rendimento superiore alla soglia minima, restituire il denaro ai proprietari. Ciò

che va restituito è il c.d. excess cash, ovvero i flussi di cassa in eccesso (sottoforma di

dividendo).

Il LEGAME tra questi 3 principi si comprende considerando che il valore di un’impresa dipende

da quanto valore essa produrrà in futuro (flussi di cassa attesi attualizzati a un tasso che riflette

la rischiosità degli investimenti e la struttura finanziaria utilizzata per finanziarli).

L’ OBIETTIVO DELL’IMPRESA è massimizzare il valore che può essere:

1. VALORE DEL CAPITALE NETTO;

2. VALORE DELL’IMPRESA NEL SUO INSIEME.

La finanza aziendale tradizionale sostiene che l’impresa dovrebbe puntare alla massimizzazione

dei prezzi azionari (ovvero del valore del capitale netto) per tre motivi fondamentali:

1. Si ha un immediato riscontro delle iniziative intraprese dal management.

2. I prezzi azionari tengono conto delle politiche di crescita di un’azienda.

3. E’ un criterio chiaro con cui scegliere i progetti di investimento e le modalità di finanziamento.

Se l’obiettivo è massimizzare il valore del capitale netto possono sorgere dei conflitti tra

azionisti e obbligazionisti. Gli azionisti potrebbero attuare azioni volte a trasferire a loro favore

ricchezza a scapito degli obbligazionisti, a costo anche di ridurre il valore complessivo

dell’impresa. All’origine del conflitto c’è la diversa natura dei diritti sui flussi di cassa spettanti a tali

gruppi. Gli obbligazionisti di solito hanno priorità di pagamento rispetto agli azionisti, sempre che

l’azienda produca un livello di reddito sufficiente ad adempiere ai suoi obblighi finanziari. Gli

azionisti hanno invece diritto al pagamento dei flussi di cassa residuali, ma hanno anche

l’opportunità di dichiarare il fallimento della società se essa non è in grado di far fronte ai suoi

obblighi finanziari. Un aumento del leverage (livello di indebitamento di un’azienda) può

danneggiare gli obbligazionisti. Ciò si verifica in modo molto evidente nelle operazioni di leveraged

buy-out (LBO). Si tratta di operazioni utilizzate per l’acquisizione di una società tramite debito. Gli

obbligazionisti sono consapevoli del potere degli azionisti di intraprendere azioni a loro svantaggio.

Possono quindi attivarsi inserendo clausole contrattuali dirette a limitare il potere degli azionisti

(COVENANT) oppure possono acquistare essi stessi una partecipazione azionaria nell’azienda.

Vi sono 3 tipi di AZIONISTI:

• AZIONISTI PROPRIETARI: controllano e gestiscono l’azienda e sono poco interessati al

rendimento immediato;

• AZIONISTI RISPARMIATORI: sono interessati al rendimento;

• AZIONISTI SPECULATORI: detengono azioni per un brevissimo periodo di tempo

speculando ed operando in mercati inefficienti (nei quali il valore delle azioni non

rappresenta il reale valore dell’impresa) contribuendo essi stessi ad aumentare il grado di

inefficienza. A causa del mercato inefficiente, in Italia le imprese hanno come obiettivo la

massimizzazione del valore dell’impresa, che è calcolato facendo riferimento al valore

attuale dei flussi attesi, quelli cioè che l’azienda potrà generare nel futuro.

Possono sorgere anche Conflitti tra azionisti e management : gli azionisti affidano al

management il compito di gestire l’azienda per loro conto ed il management a sua volta si rivolge

alle banche e al mercato obbligazionario per finanziare l’impresa; Il management trasmette al

mercato le informazioni necessarie per fare apprezzare l’operato dell’azienda .Tenendo conto di

ciò, porsi l’obiettivo della massimizzazione del valore o del prezzo azionario pone alcuni problemi,

poiché i manager incaricati dagli azionisti di gestire l’impresa possono avere interessi personali

che divergono da quelli degli azionisti. Nonostante ciò, i manager tendono ad essere più prudenti,

in quanto gli azionisti hanno il potere di riprendere ed eventualmente licenziare i manager che non

operano correttamente, ossia nell’interesse degli azionisti stessi. In effetti, esistono due

meccanismi in grado di sorvegliare sull’operato dei manager che sono l’assemblea annuale

(durante la quale si possono manifestare deleghe per confermare un manager o licenziamenti per

sostituirli) e il consiglio di amministrazione (il cui compito è quello di assicurare che il

management agisca nell’interesse degli azionisti). Per allineare gli interessi tra azionisti e

management è possibile fornire a quest’ultimo una quota di partecipazione azionaria. Mentre, per

aumentare il potere

degli azionisti sul management è possibile fornire agli azionisti informazioni migliori e più

aggiornate, che permettono di giudicare meglio l’operato del management.

La maggior parte delle aziende che non scelgono come funzione obiettivo la massimizzazione del

valore, scelgono un obiettivo intermedio (tipo la quota di mercato), che dovrebbe poi tradursi in un

aumento di valore. Se non c’è questo collegamento tra obiettivo intermedio e valore, la funzione

obiettivo scelta non è valida. Una funzione obiettivo deve rispondere a 4 criteri base:

• Chiarezza;

• Facilità e velocità di utilizzo;

• Costi collaterali ridotti;

• Compatibilità con la massimizzazione del valore dell’impresa nel lungo termine.

La funzione obiettivo di massimizzazione del valore li rispetta.

L’EVOLUZIONE DELLA FINANZA

A livello delle singole aziende:

Sino agli anni ’80 era diffusa l’idea che nelle piccole e medie imprese la funzione finanza potesse

essere poco sviluppata. Ciò veniva spiegato considerando le conseguenze macroeconomiche di

un investimento decisamente maggiori nella grande impresa rispetto alla piccola, proprio a causa

della diversa scala dimensionale dell’investimento stesso. Consideriamo questo esempio:

Piccola impresa: Invest. 100

Grande impresa: Invest. 10.000

r (prev.)= 15% K= 12% r = ciò che l’investimento mi da come ritorno nel tempo

k = costo dei fondi necessari per avviare l’investimento

L’investimento viene avviato poiché r >k

r (effettivo)= 10% K= 12%

Entrambe le aziende subiscono una perdita del 2%. Per la piccola impresa significa una perdita di

2 (2% di 100), mentre per la grande azienda significa una perdita di 200 (2% di 10.000).Se a livello

macroeconomico la perdita della Grande si avverte in misura maggiore, a livello micro (ossia a

livello della singola azienda), la perdita è la medesima.

A livello dei singoli paesi:

In Italia la funzione finanza è meno sviluppata rispetto ad altri paesi, ciò dipende da:

1. Diverso sentiero di sviluppo industriale seguito.

2. Forte presenza di industria leggera e forte ricorso al decentramento produttivo.

3. Forte presenza di imprese a conduzione familiare.

4. Caratteristiche del mercato finanziario.

5. Basso livello di innovatività del sistema finanziario.

6. Intervento dello Stato (aziende a partecipazione statale, emissione titoli, erogazione di contributi,

emanazione di leggi in materia finanziaria).

Il motivo per cui la funzione finanza si è sviluppata meno in Italia è imputato a la deducibilità degli

oneri finanziari nei bilanci delle imprese: tanto più lo Stato concede la possibilità di dedurre oneri

finanziari tanto più l’azienda è portata ad aumentare l’indebitamento, così diminuisce l’importo

delle imposte da pagare e la conseguenza è uno scarso sviluppo della funzione finanza. Il nuovo

art. 96 (Tiur) stabilisce un limite alla deducibilità. La soglia di deducibilità si determina in base al

30% del risultato operativo lordo (Rol) ottenuto come differenza tra Ricavi e Costi (senza

considerare gli ammortamenti e canoni) e si riferisce all’importo degli interessi passivi al netto di

quelli attivi.

RICORDA:

Calcolo degli interessi deducibili: Rol= (val. della prod. – costi della prod.) + amm.ti + canoni

leasing

Calcolo della soglia: Rol x 30%

Eccedenza indeducibile (valore che non si può dedurre): interessi passivi netti – Soglia

SE SOGLIA ≥ INTERESSI PASSIVI NETTI = vantaggio fiscale pieno quindi è

• possibile utilizzare la formula sintetica per il calcolo del Kie (costo del debito effettivo o

netto)

Kie = Kin - (Kin*T) = Kin (1 - T)

Kin= tasso nominale

T = aliquota fiscale

SE SOGLIA < INTERESSI PASSIVI NETTI = vantaggio fiscale parziale. Per il

• calcolo del Kie è necessario utilizzare la formula analitica che prevede di calcolare l’importo

della “soglia di deducibilità” e di applicare su tale importo l’aliquota di imposta. Questo

rappresenta il valore del vantaggio fiscale da sottrarre al valore degli interessi passivi. Kie

si otterrà facendo il rapporto tra Int.passivi al netto del vantaggio fiscale e il valore

del debito finanziario;

SE SOGLIA ≤ 0 = non si ha alcun vantaggio fiscale.

• Pertanto Kin = Kie

Per imprese escluse dal campo di applicazione IRES (imposta sul reddito delle società: è

l’imposta che grava sulle società di capitali, società cooperative, ecc.) esiste comunque una sorta

di “valore soglia” rappresentato dall’Ebit che deve essere CAPIENTE rispetto all’importo degli

oneri finanziari per avere il vantaggio fiscale completo e poter utilizzare la formula sintetica di

Kie . Se l’Ebit non è capiente dobbiamo comunque utilizzare il calcolo analitico per valutare

l’effettivo beneficio fiscale e quindi gli oneri finanziari realmente a carico dell’impresa che mi

consentono di calcolare Kie. IL BUSINESS PLAN

È un progetto che motiva, analizza, valuta, riassume l’attività dell’impresa che si desidera

intraprendere o lo sviluppo che si vuole imprimere ad un’ attività già esistente. Esso ha due finalità:

una sul PIANO INTERNO, è uno strumento di:

ANALISI E VALUTAZIONE

per individuare eventuali difficoltà non prevedibili ad un esame superficiale della business

☛ idea

per simulare possibili interventi di adattamento

☛ per evidenziare punti di debolezza del contesto aziendale (post)

☛ induce ad un orientamento unitario dell’impresa

PIANIFICAZIONE utile come documento programmatico per definire lo scheduling delle attività

CONTROLLO

utile per valutare i risultati rispetto ai dati previsionali

☛ analizzare scostamenti tra quanto definito in fase previsionale e quanto verificatosi a

☛ consuntivo

per poter simulare in anticipo eventuali azioni correttive

una sul PIANO ESTERNO, è uno strumento di COMUNICAZIONE CON ENTI FINANZIATORI.

In sostanza il Business Plan definisce tutte le attività necessarie per la realizzazione del progetto,

specificando per ognuna di esse il timing ed il relativo fabbisogno finanziario: ciò consente di

definire un quadro completo del livello di rischio e di incertezza della business idea. Il Business

Plan è uno strumento di conoscenza utile in ogni stadio di vita dell’impresa.

ANALISI ECONOMICO-FINANZIARIA Un investimento è conveniente se r > k , ed è opportuno se

non va ad aumentare in misura eccessiva il grado di rischio finanziario percepito dall’esterno. E’

quindi fondamentale comprendere come i terzi valutano l’impresa: si analizza il rischio percepito

dai finanziatori, si considerano i bilanci delle società ed il giudizio deve tener conto di una serie di

indicatori. Ogni volta che devo mettere in atto una strategia di investimento devo valutare:

FATTIBILITA’ TECNICO-INDUSTRIALE

• FATTIBILITA’ COMMERCIALE

• FATTIBILITA’ CULTURALE-ORGANIZZATIVA

• FATTIBILITA’ SOCIALE

• FATTIBILITA’ FINANZIARIA

Il bilancio d’esercizio può svolgere due funzioni, come:

Strumento di conoscenza della gestione e dei suoi risultati per i responsabili

☛ dell’amministrazione aziendale;

Strumento di comunicazione che svolge una funzione informativa nei confronti dei vari

☛ soggetti che a vario titolo sono interessati all’azienda e al suo andamento.

Il bilancio (impresa) lo si può analizzare per indici o per flussi, l’analisi per indici prevede:

Riclassificazione del Bilancio: si analizza tutto ciò che incide sul rischio finanziario;

• Raffronti temporali: si dispongono bilanci degli ultimi 3 anni per analizzare l’andamento

• aziendale;

Raffronti con realtà aziendali omogenee: confronto di imprese che operano nello stesso

• settore, che hanno la stessa dimensione o gli stessi anni di vita;

STATO PATRIMONIALE RICLASSIFICATO CON OTTICA FINANZIARIA

ATTIVO: si parte dal capitale più immobilizzato per poi arrivare al capitale dissolubile.

Le immobilizzazioni immateriali: parte meno liquida, sono beni che hanno un senso quando

l’azienda è funzionante, ma non hanno più senso nel momento in cui valuto che il rischio di questa

azienda non possa far fronte ai pagamenti.

+ Le immobilizzazioni materiali: sono beni senza ammortamento (lorde).

+ Partecipazioni e crediti oltre l’esercizio: spesso le aziende non voglio far emergere la

partecipazione i un’altra azienda così utilizzano lo strumento del credito pluriennale che è

esattamente la stessa cosa (partecipazioni mascherate).

= ATTIVO IMMOBILIZZATO.

LIQUIDITA’ DIFFERITE:

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/09 Finanza aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher thesaimakeup di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Finanza aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Mariani Giovanna.
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