Popper e il neopositivismo
Tre interpretazioni al rapporto tra Popper e il neopositivismo:
- Popper sarebbe una sorta di neopositivista dissidente (fine anni '50)
- È l'avversario del neopositivismo (dagli anni '60)
- Posizione intermedia tra neopositivistici e anti-neopositivistici (recente)
Il rapporto con il neopositivismo è la chiave di lettura privilegiata dell'epistemologia. Ma, sebbene il nesso con il neopositivismo sia una componente importante, non è l'unica né la principale. Il suo pensiero si è pur sempre sviluppato a stretto contatto con le tesi neopositivistiche, con cui condivide la battaglia per l'unità della scienza, l'unicità del metodo scientifico, l'idea della scienza come miglior esempio di condotta intellettuale.
Popper ed Einstein
La rivoluzione epistemologica di Popper è il riflesso, in filosofia, della rivoluzione scientifica compiuta da Einstein in fisica: il popperismo è comprensibile solo in riferimento a Einstein. Le teorie non sono organizzate in vista di conferme, ma di possibili smentite (previsioni rischiose). Le teorie scientifiche non sono verità assolute ma ipotesi. I principi di fondo della sua epistemologia sono: falsificazione e fallibilismo.
Le dottrine epistemologiche
Il principio di falsificabilità
Ricerca la linea di confine tra asserzioni scientifiche e altre asserzioni. Per il neopositivismo, una teoria risulta scientifica nella misura in cui può essere verificata dall'esperienza. Il verificazionismo è un'utopia perché per verificare una teoria dovremmo avere presenti tutti i casi. Per definire lo status di una teoria, Popper introduce il criterio di falsificabilità: una teoria è scientifica nella misura in cui può essere smentita dall'esperienza. Una teoria che non può essere contraddetta da nessuna osservazione non è empirica: più numerosi sono i falsificatori potenziali, più la teoria appare scientifica.
Le asserzioni-base
Alla base del processo di falsificazione ci sono le asserzioni base: enunciati elementari intersoggettivamente controllabili e sulla cui accettazione esiste un accordo tra scienziati. Ma poiché la comunità dei ricercatori può sempre decidere di metterle nuovamente in discussione, la base empirica del sapere risulta priva di assolutezza, rendendo la scienza una costruzione precaria. Le asserzioni base non sono la base del sapere in senso cronologico (la conoscenza comincia da aspettative teoriche generali) o logico (non esistono nozioni semplici da cui derivare le altre), ma metodologico con una duplice funzione: le asserzioni base servono per stabilire il carattere scientifico di una teoria (una teoria è falsificabile se esiste almeno un falsificatore potenziale) e le asserzioni base accettate costituiscono il punto di partenza del meccanismo di controllo di una teoria.
Teoria della corroborazione
La superiorità epistemologica del principio di falsificabilità deriva dal fatto che miliardi di conferme non rendono certa una teoria, mentre un solo fatto negativo riesce a confutarla (esempio dei cigni). Ciò che si impara da un'esperienza non è la verità di una teoria, ma la falsità di un'ipotesi. La scienza non è il mondo delle verità certe, ma delle ipotesi non ancora falsificate. Le teorie possono essere corroborate: il grado di corroborazione non garantisce a una teoria la capacità di sopravvivere a controlli futuri, né significa che essa sia più vera di altre. La corroborazione è un criterio di scelta tra ipotesi rivali.
Il criterio di falsificabilità è variamente discusso. Se dal punto di vista logico, la smentita di una teoria...
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