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Filosofia morale: soggettività morale e vincolo intersoggettivo

Cap I°

Introduzione al corso

Il percorso che affronteremo nelle lezioni partirà dal soggetto morale per poi passare al vincolo con l’altro. Questo passaggio andrà da Husserl agli autori che lo interpretano, in particolare Ricoeur e Waldenfels. Essendo un percorso tematico, verranno descritti i concetti fondamentali della filosofia morale ed essendo una filosofia descrittiva, descriveremo ciò che deriva dall’esperienza. Si tratta di un’operazione di riconoscimento.

La scelta ricaduta su autori contemporanei e non su autori convenzionalmente classici perché è classico l’autore che riesce a dire delle cose che valgono nel suo tempo e che continuano a rimanere attuali, per questo motivo Aristotele e Platone sono oggi ancora così importanti. Ovviamente questo vale anche per Husserl, Ricoeur, Waldenfels. Il pensatore classico è colui che riesce a pensare autenticamente rendendo la sua lettura valida anche per altri tempi.

Epochè: sospensione. Epochè è un termine che utilizza filosoficamente Husserl. Cosa significa sospendere? Significa mettere tra parentesi, per poter iniziare a fare filosofia, per passare da un atteggiamento naturale a un atteggiamento trascendentale. Ciò che viene messo tra parentesi è quello che riguarda il nostro modo tradizionale, tutte le nostre idee, i pregiudizi, gli stereotipi. Husserl sostiene che per pensare è necessario fare a meno di tutti i concetti già precostituiti e devo abbandonare tutte le preoccupazioni che interferiscono con il pensiero.

Ma la vita è più del pensiero e al contempo il pensiero è più della vita, quindi per dare un senso a quelle preoccupazioni è necessario concentrarsi sul pensiero: talvolta penso, talvolta sono (Hannah Arendt). La nostra esistenza è un’oscillazione continua: quando si pensa si è in un non luogo e in un non tempo, quando invece agisci non si pensa.

È importante sottolineare che si tratta di un’oscillazione tra queste due fasi poiché un pensiero che fa a meno della realtà e cioè senza un’azione che non ha una ricaduta nella vita pratica, è rischioso proprio perché rischia la fallacia metafisica. Il pensiero può pensare tutto, ma ciò non significa che sia reale. Il pensiero deve quindi avere una ricaduta nella realtà e si deve nutrire di quella realtà. L’azione senza pensiero rischia di essere un’azione cieca: un esempio a tal proposito è la violenza, cioè un’azione in cui è venuto meno il pensiero. Pensiero e azione si devono quindi continuamente scambiare, intrecciare.

Ricoeur e Waldenfels si rifanno a Husserl in maniera critica, in particolare sul nucleo tematico del soggetto morale e per questo sono al contempo discepoli e critici di Husserl. Soggetto che acquisirà il suo carattere di moralità soprattutto con questi due autori, in quanto Husserl non si interesserà particolarmente del carattere etico della soggettività.

La filosofia fenomenologica è una filosofia descrittiva e conoscitiva, cioè intende conoscere i fenomeni, le cose per come appaiono al soggetto. Si tratta di un orizzonte più teoretico a differenza dei suoi discepoli che in qualche modo faranno emergere la problematica etico morale fessurando questo soggetto Husserliano che è un soggetto compatto, un ego aperto al mondo e alla realtà dei fenomeni ma che riesce a far cerchio con se stesso, senza di fatto chiudersi, ma facendo sempre riferimento a se stesso. Ricoeur e Waldenfels fessurano questa autoreferenzialità del soggetto e lo aprono all’altro: da qui “soggetto morale e vincolo intersoggettivo”.

Nello specifico si intende sì il rapporto con l’altra persona, ma anche un’alterità presente nel soggetto stesso: noi abbiamo un inconscio e questo inconscio è già “l’altro in noi”, è la parte involontaria che ci abita. Ricoeur insiste soprattutto su questo aspetto. Ciascuno di noi ha diverse maschere e per maschere non si vuole indicare ipocrisia ma semplicemente la maschera è il modo di presentarsi al mondo: diversi ruoli, diversi ambienti richiedono maschere diverse, ciò significa che ogni contesto necessita di un particolare ruolo.

Questa analisi ci porta a chiederci chi noi siamo evidenziando il problema della definizione di sé. L’inconscio però non è gestibile, è un’alterità indisciplinata, sfuggente. Non possiamo pensare di poter gestire la nostra vita come un nostro possesso (io voglio essere così e quindi sarò così), è assolutamente illusorio. Così come noi non ci apparteniamo anche le nostre idee di fatto non ci appartengono, ma sono di tutti e più noi insistiamo sul “mio corpo” le “mie idee”, più queste non sono soggette alla nostra proprietà.

L'obiettivo è quello di lasciare andare ciò che riteniamo nostro, poiché è di grande liberazione sostenere che noi non possediamo nulla; noi siamo il primo ostacolo a noi stessi. Una maggior consapevolezza ci porta a dire che noi siamo abitati dall'altro, ma non significa possederlo, né raggiungerlo, esso rimane irraggiungibile, l'altro io non posso toccarlo nel profondo, non posso che arrivare in maniera indiretta nella sua vita psichica, posso dedurlo dal comportamento.

Nel nostro atteggiamento naturale, non filosofico, noi crediamo che pensare e agire siano la stessa cosa. È opportuno invece mettere in luce delle distinzioni. Ricoeur e Waldenfels introducono l’alterità, la quale fessura (altera) quel soggetto compatto che è appunto l’ego trascendentale di Husserl.

Introduzione a Edmund Husserl (1859-1938) – Dall’Io all’altro

Husserl è il padre della fenomenologia. Letteralmente il termine fenomenologia significa “studio dei fenomeni”. Cosa sono quindi i fenomeni? Si tratta degli oggetti per come appaiono alla nostra coscienza. La fenomenologia è centrata sulla visione, è il modo in cui io vedo l’oggetto con gli occhi dell’intelletto e vedendolo ne riconosco il significato, non lo invento, non lo riproduco ma bensì lo riconosco.

La fenomenologia di Husserl è modello ed esempio di una filosofia rigorosamente teorica, teoretica. Egli affronta il rapporto della coscienza con il mondo dei fenomeni, da un punto strettamente conoscitivo, teorico, come fosse uno scienziato. Si tratta di un approccio gnoseologico. È importante capire il rapporto tra questa filosofia rigorosamente, scientificamente teoretica (una delle opere di Husserl si intitola “la filosofia come scienza rigorosa”) e la morale, l’agire pratico. Non a caso tra Husserl e i sui due principali interpreti subentra l’alterità, ovvero ciò che spinge a un movimento dalla pura teoresi a una filosofia pratica, morale.

La filosofia teoretica di Husserl è una filosofia incentrata sull’io, sull’ego, sull’ego cogito, e che dall’io arriva all’altro. La “quinta meditazione” tratta da “Meditazioni Cartesiane” affronta proprio il tema dell’intersoggettività, ciò a indicare che Husserl si pone anch’esso il problema dell’altro, ma lo fa da un punto di vista teoretico, della conoscenza e per conoscere l’altro parte dall’io. Ricoeur e Wandenfels partendo dall’altro rappresentano un movimento eccentrico rispetto alla concezione concentrica di Husserl che invece è concentrato sull’ego. Per semplificare possiamo dire che Husserl va dall’io all’altro mentre Ricoeur e Wandenfels partono dall’altro per arrivare all’io.

Nel passaggio dall’altro all’io emerge la questione etica perché la questione etica sta nella relazione dell’io con l’altro, sta nella questione di un soggetto da sempre relazionale, che costitutivamente è in relazione con l’altro. Questo aspetto non a caso trova sviluppo in autori che si sono formati alla scuola della fenomenologia, perché la coscienza husserliana è una coscienza aperta (Husserl la definisce “coscienza intenzionale”). La relazione etica indica una relazione che appartiene alla prassi, all’agire e che non viene completamente assorbita dal discorso teorico, è un’eccedenza del discorso teorico in quanto i concetti non riescono ad afferrarla completamente. Il soggetto di Husserl non è un soggetto empirico, fattuale, ma si tratta di un soggetto universale, pensante, cui tutti partecipano ma che non coincide con la realtà empirica. Husserl mette tra parentesi gli oggetti empirici per come noi li conosciamo nell’esperienza mondana, perché Husserl vuole mettere in luce come io conosco un oggetto destrutturando l’oggetto per come noi lo conosciamo nel suo significato d’uso, mirando all’essenza dell’oggetto, cioè al significato ideale di quell’oggetto.

Introduzione a Ricoeur e Wandenfels: gli eretici della fenomenologia

Ricoeur e Wandenfels non sono semplicemente coloro che si contrappongono alla teoria di Husserl: essi sono autori che restano fenomenologi, ma il loro rapporto critico con Husserl è da pensare come un rapporto eretico, sono degli eretici della fenomenologia. L’eretico non è colui che intende negare quella provenienza ma ha una pretesa maggiore, cioè vuole inverarla, vuole renderla autentica. Questi autori si relazionano alla fenomenologia per renderla autentica, per aprirla all’altro, criticando a Husserl di non aver riconosciuto in maniera concreta, la presenza dell’altro nella sua filosofia.

Parte sulla filosofia morale, punti tematici:

  • Distinzione tra filosofia morale, morale ed etica.
  • Oggetto della morale: il bene (esso non è un oggetto che posso descrivere, come un oggetto fenomenico, perché è un oggetto da fare, non da conoscere. Il bene non può essere messo a distanza come un oggetto fenomenico ed essere descritto).
  • Soggetto della morale: soggetto, uomo, coscienza.
  • Passaggio dal soggetto al singolare al vincolo intersoggettivo (relazione con l'altro e convivenza con gli altri).

Cap II° Husserl: Il padre della fenomenologia

La fenomenologia: la soggettività pura

È dalla fenomenologia che emerge l’urgenza della questione etica. Ma perché? Apparentemente la fenomenologia non sembrerebbe interessata alla questione etica. Abbiamo già visto che la fenomenologia studia e descrive i fenomeni che sono gli oggetti per come appaiono alla nostra coscienza. La coscienza che possiamo chiamare ego è intesa da Husserl in senso strettamente conoscitivo: è il soggetto di ogni conoscenza, l’orizzonte intrascendibile (che non si può prescindere) della fenomenologia. L’ego in Husserl è la soggettività pura e cioè non empirica, non mondana, non fattuale; è “Io pensante, l’Ego cogito”. Si tratta del fondamento assoluto del senso di qualsiasi oggetto.

La coscienza intenzionale e la relazione con il fenomeno

Questa coscienza è per Husserl “intenzionale” cioè sempre riferita ad altro da sé, cioè al fenomeno. Intenzionale significa che è sempre aperta ad altro da sé. Importante chiarire che stiamo parlando di una soggettività pura, non empirica, si tratta del fondamento della conoscenza e non delle cose. L’obiettivo di Husserl è proprio quello di essere scientifico e quindi di eliminare la soggettività come soggettivismo cioè intesa come doxa, opinione, impressione privata poiché la conoscenza che si ottiene dalla fenomenologia deve essere una conoscenza universale e necessaria, valida per chiunque eliminando il prospettivismo del soggettivismo che risulta, invece, relativo. Si tratta dell’attività di pensiero nelle sue categorie fondamentali che è comune a tutti. La verità della conoscenza ha quindi come obiettivo quello dire qualcosa che sia valido per tutti. Il punto è quindi come io posso conoscere il significato autentico di quell’oggetto? Innanzitutto devo togliere dalla mente tutto ciò che mi è stato insegnato per poter tornare alla nascita del significato, sapere il momento in cui nasce il significato, il momento dell’incontro tra il soggetto trascendentale e l’apparizione dell’oggetto, del fenomeno per come mi appare. L’intenzionalità (aperta ad altro) quindi è un concetto fondamentale in Husserl e indica la costitutiva correlazione della coscienza con il mondo fenomenico: c’è una coscienza intenzionale e ci sono degli oggetti intenzionati. La coscienza essendo intenzionale non è mai chiusa, è sempre coscienza di qualcosa (di un fenomeno intenzionato). Per Husserl è fondamentale individuare questa relazione tra coscienza e fenomeno, da cui nasce il significato del fenomeno. È importante chiarire che il significato si rivela attraverso questa relazione e non è un prodotto della coscienza; la coscienza è un’osservatrice che guarda, descrive e individua il significato del fenomeno. Non esiste una coscienza non intenzionale. La coscienza quindi si costituisce come coscienza intenzionale, in questo modo essa non è coincidente con se stessa perché se così fosse sarebbe una coscienza chiusa in se stessa e questo in Husserl non può essere.

Filosofia moderna: Cartesio (1596-1650) e la centralità del soggetto

Nella storia del pensiero filosofico è prevalsa a partire dalla filosofia moderna un’altra immagine della coscienza: in questo particolare momento si è data importanza al soggetto a differenza di quanto avveniva nel periodo classico in cui il soggetto era ricompreso all’interno di una cornice molto più ampia. Nel periodo moderno sono gli esseri umani a fare la storia. Il padre della filosofia moderna è Cartesio, con il suo “Discorso sul metodo, cogito ergo sum” del 1537. In Cartesio centrale diventa il soggetto e la coscienza come punto coincidente con se stesso: “penso dunque sono”. Con Cartesio inizia la filosofia moderna e si segna una svolta epocale nella storia del pensiero, tanto che Husserl scrive nel 1931 la sua opera “Meditazioni cartesiane” sul calco del titolo di un’opera importante di Cartesio che è appunto “Meditazioni metafisiche”.

La coscienza in Cartesio ha la forma di un punto coincidente con se stesso e ciò emerge formalmente dalla nota espressione cartesiana attraverso cui si esprime una “autoreferenzialità immediata”. “Penso dunque sono” è un’espressione circolare: da me arrivo a me. Quella di Cartesio è una certezza puntuale da cui il filosofo crede si possa rifondare la conoscenza filosofica. Il cogito ergo sum è nel pensiero di Cartesio la risposta che serve ad arginare un dubbio: “Siamo certi che il mondo che ci circonda, che gli oggetti intorno a noi, le persone, io stesso nella mia veste da camera siamo reali?” questa domanda rappresenta il nucleo dell’angoscia umana e anche del pensiero filosofico. Ciò che chiamiamo realtà è realmente reale? A questo interrogativo Cartesio risponde dicendo che si può dubitare di tutto, ma non del fatto che sto dubitando. Il pensiero è reale perché io lo penso, quindi è. Il dubitare è esso stesso un atto del pensiero quindi se io dubito io penso e se penso sono reale, sono reale come cosa che pensa “res cogitans”.

Ecco quindi che il soggetto che pensa diventa il punto centrale che dimostra il reale e permette di uscire dall’angoscia di una realtà inconsistente. Questa angoscia affrontata da Cartesio emerge non a caso con la filosofia moderna in quanto è in questo periodo che viene meno quell’orizzonte di sacralità che tutelava le nostre insicurezze perché tutto accadeva sotto la guida di un’entità superiore. L’Illuminismo è proprio la messa in discussione di questo orizzonte e l’uomo vuole fare a meno di quella garanzia. Si tratta appunto della secolarizzazione, cioè del passaggio da un orizzonte sacro a un orizzonte profano. Si tratta chiaramente di un momento di liberazione in cui l’uomo si svincola dall’autorità religiosa che non poteva essere messa in discussione e liberandosi sprofonda anche nello smarrimento e cerca nuovi punti di riferimento. Mentre l’illuminismo si caratterizza come una critica radicale alla religione quasi fosse superstizione, Cartesio invece accetta l’idea di Dio come garante della conoscenza che l’uomo riesce a ottenere. A tale proposito Cartesio dice che se l’uomo in quanto soggetto finito, ha in sé un’idea che appartiene a un ente infinito significa che questa non può essere un’idea propria dell’uomo perché un essere finito non può produrre l’idea di un essere infinito. Questo ragionamento porta a riconoscere l’esistenza di un essere che è al di fuori del soggetto e che è appunto Dio.

La coscienza fungente e il carattere trascendentale

Husserl non ha questa concezione cartesiana di “punto” della coscienza ma ha una concezione di “anello aperto”. Nonostante questa diversa concezione della coscienza si ha comunque l’angoscia dell’inconsistenza della realtà. Infatti il secondo carattere della coscienza di Husserl è il suo carattere “Trascendentale”. La coscienza di Husserl è intenzionale e trascendentale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

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