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riflette anche nell’organizzaz anatomica dei nuclei che controllano queste funzioni. La

vocalizzazione richiede l’attività sincrona dei muscoli orali, vocali e respiratori e dipende da una

sede più centrale: l’area grigia.

PERCHE’ I MAMMIFERI NON SONO MELODIOSI COME GLI UCCELLI?

Il linguaggio umano dipende in maniera determinante da strutture della corteccia cerebrale e da

movimenti rapidi ed esperti dei muscoli orali e vocali. I sistemi viscerali più direttamente coinvolti

nelle vocalizzazioni dei mammiferi non sono adatti al compito. Nei mammiferi terrestri esiste una

netta separazione dei nuclei motori scheletrici che controllano il movimento della lingua e dei

nuclei motori viscerali, che controllano il tratto respiratorio. Ciò limita il controllo della

coordinazione. I cetacei sembrano usare muscoli associati ai seni e allo sfiatatoio. Negli uccelli vi è

una notevole partecipazione delle regioni uditive, motorie e associative del prosencefalo. Tale

passaggio a un controllo più volontario del flusso dell’aria è probabilmente un adattamento alle

richieste del volo. Anche l’adattamento dei cetacei per controllare i flussi d’aria, al pari degli uccelli,

ha prodotto una produzione del suono più controllabile. Quindi, solo quando il sistema di controllo

muscolare scheletrico entra in azione si nota una particolare attitudine alla flessibilità. Nell’uomo la

questione è più complicata. Il nostro è un processo di vocalizzazione ibrido: l’articolazione della

lingua e della bocca devono lavorare precisamente per modulare i suoni prodotti nella laringe.

Abbiamo una capacità senza precedenti di controllo! In qualche modo, la laringe umana deve

essere controllata dai sistemi del cervello implicati nel controllo dei muscoli scheletrici. I nostri

sistemi viscero-emozionali e i sistemi muscolo-scheletrici spesso competono per l’accesso alla

vocalizzazione. Questa sovrapposizione è un modello esternalizzato di una relazione neurale

internalizzata nella produzione della parola nell’uomo. In termini neurologici i richiami sono

caratterizzati da programmi viscero-motori in primo piano su uno sfondo di posture facciali e

boccali relativamente stabili. Il linguaggio INVERTE LA RELAZIONE. Le componenti motorie

scheletriche del tratto orale sono in primo piano su uno sfondo vocale-respiratorio.

ACQUISIZIONE DEL CONTROLLO

Mutamenti evoluzionistici hanno determinato un maggiore controllo della corteccia sui segnali

motori in uscita dai sistemi articolatori e vocali del tronco cerebrale. Tali mutamenti sono stati

prodotti da un aumento nella proporzione di corteccia cerebrale rispetto a queste strutture del

tronco cerebrale. La differenza tra primati e umani è caratterizzata da un aumento ulteriore di

questa sproporzione. L’uomo ha un controllo corticale sui nuclei dei muscoli della faccia e della

lingua, e sulle funzioni laringee. Menti simboliche

SBILANCIATI IN AVANTI

Il cervello dell’uomo è un cervello di grande scimmia cui si aggiungono significative modificazioni di

proporzioni e relazioni tra le parti. C’è una predominanza dell’influsso prefrontale su altre strutture,

per quanto riguarda processi sensoriali, motori e di attivazione. Noi umani quindi esprimeremmo

uno “stile cognitivo” sbilanciato in avanti. Differenti aree prefrontali sono collegate a differenti

strutture corticali. Non esiste un’area prefrontale omogenea. Perciò è difficile definire le funzioni.

CREARE SIMBOLI

La corteccia prefrontale ha un ruolo critico nella costruzione dell’architettura di memoria distribuita

su cui poggia il riferimento simbolico ed è di particolare importanza per l’elaborazione del

linguaggio dove sono necessarie corrispondenti analisi associative sequenziali, gerarchiche e

subordinate. Il controllo prefrontale è probabilmente vitale per guidare la scelta delle parole e i

mutamenti di logica. La SW (individui spiccatam verbali con gravi deficit) determina uno scarso

sviluppo di gran parte del cervello, ma la conservazione della corteccia frontale e del cervelletto

che quindi hanno un maggiore controllo sui processi cognitivi. L’effetto è amplificare la

predisposizione ad apprendere associazioni simboliche, saltando quasi, però, i legami indicali di

sostegno verso oggetti o eventi. La preservazione del cervelletto nella SW e nell’autismo indicano

che nell’uomo il cervelletto sarebbe legato all’analisi acustica più che nelle altre specie. La

coevoluzione tra cervello e linguaggio ha dunque visto l’ingrossamento della corteccia prefrontale

per affrontare le difficoltà simboliche e dei mutamenti delle connessioni derivanti da ciò, che hanno

fornito migliori facoltà vocali e uditive. 6

Dove ha sede il linguaggio?

SPINGERE UNA SPINA QUADRATA IN UN FORO ROTONDO

Nella 2nda metà del 1800 Broca e Wernicke dimostrarono che differenti disfunzioni del linguaggio

erano la conseguenza di danni a differenti aree del cervello. L’intuizione fu che il cervello andava

analizzato in termini di circuiti e non di semplici regioni. Una compromissione legata a un danno in

una certa regione non vuol dire quindi che la funzione compromessa risieda in quella regione. La

corrispondenza potrebbe essere indiretta. Probabilmente le funzioni del linguaggio corrispondono

a funzioni del cervello e sono organizzate secondo una logica differente. Vi possono essere molti

percorsi neurologici per arrivare alla stessa meta simbolica. Le aree di Broca e Wernicke non

dovranno essere considerate più aree del linguaggio, bensì aree che il linguaggio utilizza più

intensamente.

RIFLETTORI SUL CERVELLO

Gli studi con le stimolazioni dimostrano che le regioni dove la stimolazione compromette la

funzione linguistica si aprono a ventaglio dall’area frontale della bocca nei lobi prefrontale e dai

dintorni dell’area uditiva posteriormente. Il sistema del linguaggio è assai meno localizzato di

quanto suggerivano i dati dei danni cerebrali e probabilmente molte aree contribuiscono alla sua

elaborazione. Altri strumenti (flusso ematico cerebrale regionale, tomografia a emissione di

positroni e risonanza magnetica funzionale) hanno fornito dati ulteriori utili per confronti incrociati.

Le immagini chiariscono, in conclusione, che le aree classiche del linguaggio sono complicate

aggregazioni di aree, ciascuna con differenti funzioni.

DOVE NON SONO I SIMBOLI

I simboli linguistici non hanno una sede precisa. La rappresentaz mentale di un oggetto complesso

è basata su una correlazione di numerose associazioni iconiche. Più l’oggetto o la relazione sono

complicati, più numerose sono le valutazioni iconiche e indicali necessarie per riconoscerli. La

ricodificazione simbolica di sistemi di relazioni iconiche e indicali è utile perché ci consente di

ignorare gran parte della vasta trama di associazioni indicali. Essa però richiede una

ricapitolazione idealizzata della storia di acquisizione indicale che ha condotto alla relazione.

Allora, le operazioni grammaticali non sono gestite da un elaboratore centrale, ma nella loro

localizzazione sono compito-dipendenti, dislocate cioè in base alle richieste di elaborazione. Il

riferimento simbolico è localizzato solo virtualmente.

LATERALIZZARSI

La lateralizzazione quasi di certo un effetto, non una causa, della coevoluzione di cervello e

linguaggio. E’ un adattamento del cervello al linguaggio. Le inclinazioni innate alla lateralità sono

solo inclinazioni in un processo competitivo che può riguardare la competizione sinaptica.

L’emisfero destro assume molte funzioni linguistiche.

COEVOLUZIONE E la parola divenne carne

IL CERVELLO CHE NON CONOBBE EVOLUZIONE

Le strutture che rendono unico il cervello umano si sono evolute in risposta all’uso delle parole.

Mark Baldwin ipotizzò che l’apprendimento e la flessibilità del comportamento amplificano e

indirizzano la selezione naturale. In parole povere, i comportamenti influenzano l’evoluzione: un

animale, equilibrando temporaneamente i comportamenti nel corso della vita come reazione a

nuove condizioni, produrrebbe modificazioni irreversibili nel contesto adattativo delle generazioni

future (esempi: l’evoluzione della tolleranza al lattosio). Conrad Waddington descrisse un processo

affine, l’”assimilazione genetica”. Egli sosteneva che la selezione naturale tende a sostituire con

predisposizioni genetiche le risposte adattative flessibili a vincoli ambientali persistenti. La

produzione di tali risposte tenderà a “canalizzarsi” sempre più. Cioè, a distanza di molte

generazioni, la loro produzione sarà sempre più influenzata dall’eredità genetica e meno dai

segnali esterni (esempi: adattamento alla malaria). 7

La capacità di apprendere può essere tra le più efficaci fonti di cambiamento evoluzionistico.

Consente a un organismo di accedere a un repertorio di adattamenti potenziali, estendendo la

gamma di predisposizioni comportamentali “campionate” dalla selezione. Per quanto riguarda il

linguaggio, nonostante tali capacità, la conoscenza grammaticale non può essere un adattamento

al linguaggio. Il cambiamento linguistico è molti ordini di grandezza più rapido del mutamento

genico evoluzionistico, perciò adattamenti mentali a strutture sintattiche specifiche sono

difficilmente attuabili. Alcuni caratteri del linguaggio sono però pressoché comuni a ogni lingua:

sono definibili, infatti, “istinti” caratteri invarianti come i programmi motori delle vocalizzazioni o le

caratteristiche sensoriali degli stimoli o gli stati di eccitazione emotiva per un predatore o un

richiamo (esempi riferiti ai cercopitechi)

ADATTAMENTI AL LINGUAGGIO

Le inclinazioni all’apprendimento sono quindi causa e conseguenza dell’evoluzione baldwiniana.

Oltre a considerare gli immutevoli attributi sensomotori dell’uso del linguaggio, dovremo

considerare anche il fatto che potrebbero esistere degli invarianti nel contesto di apprendimento

del linguaggio. Insomma, pochissimi aspetti della logica grammaticale del linguaggio avrebbero

potuto essere precablati dalla selezione naturale, perché essi sono privi delle caratteristiche

invarianti necessarie alla selezione.

Le richieste computazionali della simbolizzazione non solo sono la fonte principale delle pressioni

selettive per il rimodellamento del cervello (prefrontalizzazione), ma probabilmente hanno anche

originato le basi dell’”istinto” del linguaggio.

HOMO SYMBOLICUS

Esistono chiari correlati biologici della comunicazione simbolica a lungo termine prodotta dalla sua

selezione sui tratti del cervello: in particolare, il suo volume e le variazioni correlate di

organizzazione interna. I paleontologi sono d’accordo nel ritenere che il cervello degli ominidi

cominciò a ingrossarsi significativamente circa 2 milioni di anni fa. La successiva espansione

cerebrale si verificò in maniera incrementale fin quasi alla nostra epoca. Più di ogni altra specie, gli

adattamenti comportamentali degli ominidi hanno determinato il corso della loro evoluzione fisica,

e non viceversa. L’origine dell’”umanità” può essere definita come quel punto nella nostra

evoluzione dove gli strumenti divennero la principale fonte di selezione sul nostro corpo e sul

nostro cervello. Si pensa che i primi utensili siano stati prodotti dal genere Homo habilis, ma

nessuno ci garantisce che gli adattamenti comportamentali siano collegati univocamente a una

specie…Non è impossibile infatti che una specie “erediti” un adattamento comportamentale, non

geneticamente, ma nel comportamento, socialmente.

LA RETE COEVOLUTIVA

La miriade di usi derivati dalla comunicazione simbolica possono ciascuno sembrare pressioni

selettive a favore del linguaggio. L’evoluzione ha delle analogie con l’entropia, molti fili paralleli

vengono intrappolati nella rete della selezione naturale e intessuti come se si appartenessero da

sempre. Gould ha definito la versione biologica di questo processo transadattamento. La

comunicazione simbolica venne reclutata per decine di funzioni. Essendone più funzioni

dipendenti, sarebbe risultata un adattamento indispensabile.

Se il mistero del linguaggio è l’origine delle facoltà simboliche, perché venire a dipendere da un

mezzo estremamente elaborato come la parola? Lo sviluppo della capacità vocale esperta fu di

certo un processo protrattosi nel tempo che vide l’aumento del volume cerebrale, l’accrescimento

del controllo della corteccia sulla laringe e causò il crescente uso della simbolizzazione vocale. Si

parla di un discorso che può risalire fino a 2 milioni di anni fa.

ISCRIZIONI NELLE CAVERNE

“L’assenza di una prova non è la prova di un’assenza”. Della maggior parte dei manufatti

sappiamo che nella quasi totalità sono costituiti da materiale deperibile. Quindi dovremmo essere

molto misurati anche nella tendenza a interpretare quello che non vediamo. I nostri antenati non

furono fatalmente indirizzati verso la pittura, la scultura etc. La comparsa di questi elementi,

rifletterebbe cambiamenti ecologici fortuiti e mezzi di comunicazione più durevoli che non una

rivoluzione nella comunicazione.

Origini della comunicazione simbolica

UNA PASSIONE PER COMUNICARE 8

La comunicazione simbolica appare “iperdeterminata”: come se tutto avesse congiurato a suo

favore. Miriadi i potenziali vantaggi derivanti: spartire il cibo, pianificare guerra e difesa, trasmettere

abilità, etc. Le difficoltà come pure i costi di apprendimento dei simboli hanno impedito che le altre

specie evolvessero capacità simboliche. Quale vantaggio selettivo della simbolizzazione avrebbe

mai potuto indurre un gruppo di ominidi a sobbarcarsi tali costi? In Etologia, il processo per cui un

comportamento si modifica progressivamente specializzandosi nella propria funzione comunicativa

è definito “ritualizzazione”.

PERCHE’ LE SOCIETA’ UMANE NON DOVREBBERO FUNZIONARE

Noi umani, riguardo alla riproduzione sessuale, interagiamo socialmente secondo modelli anomali

per le altre specie. I maschi e le femmine adulti vengono assegnati a un partner in particolare,

spesso per sempre. Il matrimonio stabilisce nuovi diritti e doveri. Durante la nostra evoluzione, due

speciali richieste – acquisire la carne e accudire i piccoli – hanno contribuito a rinforzare un altro

aspetto caratteristico: la vita cooperativa di gruppo. Perché la monogamia, con il preciso modello

umano, non si verifica in nessun altra specie? La vita di gruppo e l’approvvigionamento da parte

del maschio possono avvenire insieme solo in casi in cui l’accesso riproduttivo è limitato.

UNA SOLUZIONE SIMBOLICA

La stabilità dei gruppi umani dipende dalla reciprocità. Una relazione in cui talvolta l’individuo

sacrifica la propria opportunità riproduttiva a favore di altri, se è elevata la possibilità del

“contraccambio”, si chiama “altruismo reciproco”. Come è stato conservato questo modello? Come

dire chi bara e chi no? Stabilire un legame sessuale esclusivo in un conteso sociale non è una

relazione limitata a due individui. Nell’uomo, la prevenzione del tradimento si fonda in parte sulla

possibilità di essere puniti dall’intero gruppo sociale. Il matrimonio è una relazione simbolica, siamo

in presenza di una formazione di alleanze. Insomma, una forma di regolamentazione delle

relazioni con mezzi simbolici fu essenziale già per gli ominidi primitivi: si doveva rappresentare un

contratto sociale.

ORIGINI RITUALI

Gli ominidi primitivi dovettero imparare un complesso di associazioni tra segni e oggetti, a ripeterli

in continuazione, a disimparare l’associazione concreta a favore di una più astratta. Che cosa

avrebbe potuto alimentare queste esigenze nelle prime culture simboliche? Il rituale.

Molte attività rituali prendono la forma di un processo ideale di scoperta dei simboli. Non

sorprenderebbe sapere che i simboli sociali primitivi per stabilire i ruoli riproduttivi furono creati per

una sorta di reductio ad absurdum rituale. Il sostegno dei rituali è essenziale anche per assicurare

la comprensione del “contratto”.

Ancora oggi comunque i simboli sono strettamente legati a pratiche culturali e strumentali di tipo

rituale. La teoria delle origini simboliche descrive come le richieste esclusive della competizione e

della cooperazione riproduttiva crearono le precondizioni della nostra intelligenza simbolica. I

simboli stessi hanno quindi origine sociale.

Una mente serendipica

IL CALCOLATORE A PROVA DI ERRORE

Le altre specie mancano di una struttura essenziale che solo il cervello umano possiede. Negli

umani una ristrutturazione del cervello ha agito da catalizzatore, il fondamento genetico delle

capacità simboliche è stato indotto a “fissarsi”. L’acquisizione del linguaggio è a prova d’errore: lo è

perché il cervello umano è stato costruito per eccesso affinché imparasse le associazioni

simboliche (la nostra corteccia prefrontale è ipersviluppata). La predisposizione prefrontale può

fare la differenza tra successo e fallimento: è questo il caso dell’apprendimento dei simboli.

LA SFINGE

La nostra forma mentis nasce da un uso nuovo delle risorse del cervello. La capacità di

considerare insieme prospettive alternative incoerenti è esclusiva dell’uomo (es. le barzellette).

NESSUNA MENTE E’ UN’ISOLA

Le facoltà simboliche consentono di rappresentare caratteri di un mondo di cui nessun altra specie

ha esperienza: il mondo dell’astrazione. Calarsi nei panni altrui non è facile. Costruire una

rappresentazione mentale indipendente dell’esperienza soggettiva dell’altro rappresentata come

se riuscissimo a metterci nei suoi panni, richiede un salto simbolico. I simboli ci consentono di far

parte di una mente virtuale comune. Però costruire il punto di vista altrui richiede la capacità di

conservare la consapevolezza dell’informazione indicale, e di usarla per dare vita a una

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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in filosofia e politica
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Gensini Stefano.

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