TEMI DI FILOSOFIA DEL DIRITTO
Condizioni della descrizione della complessità nella società del mondo
1.
Mondo: una imprecazione cristiana, ha scritto una volta Nietzsche.
Ma a cosa serve un’idea di mondo? L’idea riformulata da Nietzsche, di un mondo vero e di un
mondo falso; l’idea di un mondo ordinato, obbediente alle leggi della natura o al volere divino e
l’idea di un mondo disordinato, scompaginato dagli uomini, case, strade,mari. Ma è pur viva
l’idea di un mondo totalizzante, di come dicono i filosofi, e di un mondo artificiale, di un
pericoloso mondo senz’anima, o, come lo chiamavano i critici qualche anno fa, di un mondo
colonizzato. Non sempre però la tradizione offre distinzioni nette o valori opposti come
riferimenti della rappresentazione del mondo. Più spesso i tratti si confondono, l’orizzonte si
espande.
Nella rappresentazione del mondo sono inclusi gli uomini, così nelle apocalittiche immagini di
universali sconvolgimenti, i primi che vengono colpiti sono gli uomini.
L’ottocento raccolse e organizzò le acquisizioni riflessive e trasse anche le conseguenze più
radicali. I singoli erano tutti uguali. Abitavano il mondo. Anche se non proprio direttamente.
Perché il mondo era diviso in territori che erano territori degli stati e in questi territori vivevano i
cittadini che erano cittadini degli stati. E allora l’ordine del mondo era l’ordine degli stati e
quindi la coesistenza delle nazioni. Ciò che accade al loro interno era questione interna. Era
questa la società dei cittadini del mondo di cui Kant aveva parlato nel 1784. L’idea di Marx,
che “l’uomo è il mondo dell’uomo,stato,società”. Marx pensava che questo mondo, noi lo
abbiamo solo interpretato in modi diversi. Adesso si tratta di trasformarlo. Si legge nell’800,
che l’umanità raggiunge livelli alti del suo sviluppo verso una comunità del mondo. L’idea di
questo dover essere, diventa la giustificazione che motiva l’interesse per la pace e la fiducia
nel diritto. Da qui scaturisce la certezza che lo stato avrebbe realizzato il bene comune. E
proprio per la realizzazione di questo fine l’ottocento assiste alla riunificazioni nazionali, alle
ricostruzioni nazionali, alle restaurazioni nazionali. Il bene comune e la pacifica coesistenza
sono gli spazi, reali e metafisici allo stesso tempo, all’interno dei quali si realizza l’antica idea
che adesso si chiama umanità perché si lascia governare dalla ragione. Ma proprio questi
presupposti razionali della coesistenza nella comunità del mondo rendono impossibile la
stessa coesistenza. Ogni nazione e ogni stato sono giustificati nella loro immane necessità.
Essi hanno bisogno di affermare la propria irriducibile individualità. La parola d’ordine è :
sicurezza.
Il secolo scorso ha realizzato le premesse di un pensiero di civiltà. La realizzazione di quelle
premesse diventa evidente già all’inizio del secolo, quando sul teatro del mondo, di quel
mondo della ragione e dell’umanità. Il volto reale di quel paradosso che si chiamava sicurezza
si è manifestato come guerra; guerre fredde o calde, ma sempre guerre mondiali. I singolo
hanno cominciato a correre per il mondo, ad attraversare le regioni, e hanno sperimentato la
costituzione paradossale del diritto, la struttura paradossale della sovranità,la paradossale
distinzione delle forme dell’uguaglianza. Paradossale è il diritto perché la distinzione tra diritto
e illecito comincia da se stessa; paradossale è la struttura della sovranità perché il popolo è
sovrano perché è privo di potere; paradossale è l’uguaglianza perché essa è l’altra parte di
una distinzione di cui l’altra parte è la disuguaglianza. L’evidenza di questi paradossi
impedisce alle strutture che su di essi sono costruite di operare senza presupposti. L’uomo
della comunità del mondo è un uomo libero. La libertà della comunità del mondo vive in uno
spazio che si estende a tutta la terra, così la politica, per la democrazia. E il mondo ha, un
nuovo ordine. E poiché l’espansione e la velocità raggiunta dai media della diffusione rendono
ormai possibile l’esperienza della simultaneità dell’accadere in tutte le regioni della terra e
rendono possibile allo stesso tempo spiegare l’accadere attraverso la semplificatrice
costruzione di catene causali, si è cominciato ad usare il termine globalizzazione.
Ciò che si produce con la produzione di società è senso, cioè determinazione che fissa una
possibilità e rinvia ad altre possibilità. Il mondo allora è l’orizzonte delle possibilità che si
riproducono per ogni attualizzazione di senso. Chiamiamo evoluzione il meccanismo in virtù
del quale ciò che è improbabile si rende possibile da sé. E allora ciò che si chiamava storia del
mondo si può osservare come evoluzione della società. Questa società è società del mondo
perché è l’unica società che abbiamo, perché determina i suoi confini, perché il mondo è
l’orizzonte delle possibilità sempre aperte e attualizzabili. Il mondo allora è l’orizzonte lungo il
quale si dispiega tutto il possibile. Questo mondo presuppone società, allora, come struttura
selettiva come l’ha chiamata Luhmann, come contesto delle operazioni che la rendono
possibile, come contesto che rende possibili le operazioni che la rendono possibile. E infatti
non è pensabile un prima e un dopo. Se la comunicazione sociale è l’operazione che possiede
universale capacità di raccordo, allora società è la struttura universale delle universali
possibilità di raccordo della comunicazione sociale. Società del mondo, ha scritto Luhmann, è
il prodursi, l’accadere, il verificarsi del mondo nelle comunicazioni. Società del mondo è
risultato di evoluzione. Evoluzione c’è sempre. Nella società del mondo si realizza un costante
incremento delle possibilità di esperienza che porta all’emergenza continua di ordini riduttivi
che rendono possibile l’esperienza concreta.
In questa società il vincolo del tempo si produce nella forma del rischio. Rischio è tecnica della
imputazione di eventi quando si verifica un danno che si voleva evitare. Rischio significa che
un’altra decisione avrebbe potuto evitare il danno che si è prodotto. Il rischio è costruzione di
un osservatore. Non esistono situazioni nelle quali, come si dice, ci sia un rischio. Rischio è il
necessario non-sapere di ogni sapere. Questo significa che è possibile evitare un rischio, ma
solo a condizione di correre altro rischio senza sapere quale. Da questa prospettiva le
cosiddette politiche si sicurezza non solo non hanno nulla a che fare con la sicurezza. Ma
incrementano il rischio.
La società del mondo si osserva continuamente in se stessa con l’occhio di molteplici
osservatori. Si rende necessario, allora, formulare l’idea di storicità di questa società. Come le
semantiche attraverso le quali questa società descrive se stessa, così anche le forme della
selettività con le quali operano le strutture, cominciano sempre da se stesse, hanno sempre se
stesse come riferimento del loro inizio. Per questo non c’è inizio, ma neppure continuità.
La descrizione di un sistema che si trovi in un determinato stato non può essere realizzata
attraverso la descrizione di tutti gli elementi che caratterizzano lo stato di quel sistema.
Luhmann racconta che Maturana una volta ha detto: “Si potrebbe descrivere un organismo
vivente attraverso la descrizione di tutte le molecole necessarie, ma così non si potrebbe mai
comprendere proprio ciò che in realtà si verifica: l’autopoiesi della vita” La società del mondo
presenta confini chiaramente definiti. Essa evolve, si stabilizza, opera come struttura selettiva
che opera continuamente. Essa applica a se stessa questa selettività. Essa opera sempre in
relazione a se stessa. Chiamiamo complessità un principio della formazione di sistemi
(Luhmann). Attraverso la formazione di sistemi è possibile osservare la distinzione che guida
la formazione di sistemi come distinzione di sistema e ambiente. Strutture selettive di questo
tipo lasciano emergere la contingenza e permettono anche di osservare in che modo si
determina continuamente un rapporto contingente tra complessità e contingenza. In questo
senso Luhmann ha definito complessità come “principio della forma che genera forma”.
Forma, nel senso usato da Spencer Brown è l’unità di una distinzione. La prima
distinzione,abbiamo detto, è quella tra sistema e ambiente.
Come la società, così l’osservatore sono esposti ad altre osservazioni che usano altre
distinzioni. La descrizione occulta una latenza che può sempre essere diversa. Questa latenza
fa vedere come contingente la descrizione, come costruzione il mondo, entrambi come
prestazione propria della società. L’osservatore che osserva un altro osservatore non è un
osservatore migliore, ma solo un altro osservatore che vede la distinzione che usa il primo
osservatore, ma non può vedere la sua distinzione.
C’è un disegno di Salvator Dalì che ha per titolo Dalì all’età di sei anni mentre solleva la pelle
dell’acqua per osservare un cane addormentato sotto l’ombra del mare.
Nella speranza che il suo paese potesse raggiungere la democrazia, José Saramago, il
grande scrittore portoghese, scrisse nel 1974 il primo di trenta poemi nei quali cercava di
esprimere “l’angoscia, la paura, e anche la speranza di un popolo oppresso che a poco a poco
vince la rassegnazione e organizza la resistenza fino alla battaglia decisiva”. Saramago si
ispirò al quadro di Salvator Dalì e concluse che “niente c’è sotto l’ombra che il bambino solleva
come una pelle scorticata”. E L’osservatore? Rispondo con le parole di Saramago: può
“guardare in disparte la propria ombra con occhi invisibili e sorriderne mentre le persone
cercano perplesse dove non c’è niente”.
Evoluzione della fiducia e periferie dell’accadere
2.
Fiducia è un termine che è facilmente utilizzato sul mercato piuttosto disorientato delle cose
sociologiche con le quali si cerca di descrivere la società contemporanea. Fiducia (così come il
rischio) ha una particolare connessione con il tempo. È una possibilità di costruzione del
futuro. Fiducia è un vincolo del tempo. La fiducia permette di affrontare il futuro utilizzando il
non-sapere di cui disponiamo al presente. Fiducia estende il presente, gli dà continuità, lo
apre. Nel passato invece, la fiducia può trovare conferma, la sua memoria opera solo al
presente. Fiducia evolve, e l’evoluzione ha a che fare con il tempo. La fiducia di cui si parla nei
Salmi non è certo la fiducia di cui si parla nel costituzionalismo moderno. Christian Wolff
(filosofo tedesco) scriveva che colui al quale manca la fiducia è continuamente in ansia per il
proprio futuro cioè la fiducia diviene sostituto di sicurezza nel momento in cui il sussistere di
requisiti cognitivi motiva l’aspettativa della delusione di un’aspettativa.
Il complesso semantico nel quale originariamente si produce la fiducia ha a che fare con
condizione,stato,protezione, verità.
Fiducia lega il singolo e la sua comunità alla divinità. La fiducia può essere data solo alla
divinità. Questa fiducia ha a che fare con il futuro: la divinità sa e vuole il futuro e per questo
da certezza al presente. Il singolo e la comunità non possono che accettare questa certezza
devono obbedire come sudditi e non hanno alternativa. Il diritto naturale trasformerà questa
vecchia semantica della fiducia in una semantica dell’affidarsi senza assoggettarsi. I sudditi
devono essere rielaborarsi come sovrani inventati come popolo. Nella semantica dell’ordine
sociale subentra la ragione, il diritto naturale diventa diritto della ragione. Il potere che ha
diritto di essere potere si presenta come potere conforme a ragione. Conferire fiducia a questo
potere è razionale. Coloro che dispongono della fiducia, in realtà non dispongono di altro
potere che non sia il potere di conferire fiducia. Ma sanno di poterla cercare. Il secolo 19° può
essere considerato come il secolo della fiducia, in quanto si costituiscono associazioni di
lavoratori che sono luoghi della fiducia. Ma anche nella fabbriche e nelle imprese i datori di
lavoro si attivano per ottenere la fiducia dei lavoratori. La costituzionalizzazione del diritto e
della politica apre un grande orizzonte alla fiducia. La monarchia, il parlamento sono
organizzazioni della fiducia. Qualunque organizzazione politica inventa nella fiducia il
riferimento della sua fondazione. Fondato sulla fiducia, il sistema politica non deve soggiacere
al controllo, cioè alle minacce dell’ambiente. Sotto l’apparente simmetria della fiducia si
nasconde la circolarità della politica. In realtà si conferisce fiducia alla fiducia nella politica. In
questa fiducia c’è ancora l’affidarsi, ma non c’è più traccia del bisogno di protezione, di rifugio.
C’è invece la certezza della partecipazione alla costruzione del futuro. La fiducia non è più una
questione morale, ma una questione della situazione. È una questione che ha a che fare con
l’urgenza del futuro immanente alla situazione nella quale si distende il presente. Questa
fiducia moderna, il suo stile, ha a che fare con il tempo. Una teoria della fiducia, diceva
Luhmann, presuppone una teoria del tempo.
La forma della differenziazione sociale che ha dato corpo alla modernità della società moderna
rende urgente la questione del tempo. Nella simultaneità dell’accadere i sistemi sociali si
costruiscono vincoli del futuro i quali bloccano alcune possibilità e lasciano aperti spazi
determinati di costruzione del futuro. Per la costruzione di questi vincoli si utilizzano requisiti
disponibili. Uno di questi può essere il sapere, l’altro può essere l’esperienza del passato. Il
vincolo consente di superare la situazione precaria con il tempo, riducendo la complessità
dovuta alla simultaneità dell’accadere. Uno di questi vincoli che legano il tempo è il rischio. Un
altro è la fiducia. Fiducia è un’anticipazione del futuro perché rischia il futuro nel presente. Si
deve agire: non si ha il tempo di procurarsi nuove informazioni sulla situazione, perché il
rapporto con il tempo sarebbe ancora più precario, si usa la sicurezza interna di cui si dispone
e si rischia. La diffusione dei media facilità l’apprendimento della fiducia nei confronti del
sistema : la fiducia nel sistema diventa routine e non viene distrutta neppure quando
l’aspettativa su cui si investe venga delusa. Perché possano operare si chiede la fiducia degli
altri. Quando ordini sociali raggiungono un alto grado di complessità, vi è bisogno di
meccanismi riflessivi che applicano processi selettivi a se stessi. Tali meccanismi si applicano
alla realtà che essi stessi costruiscono, e la fiducia nella fiducia esercita come suo oggetto la
realtà che essa stessa costruisce. Essa è fiducia nei requisiti che generano fiducia. A questa
fiducia nella fiducia si generano sistemi sociali che usano come informazione il risultato delle
loro stesse operazioni. Il rischio di questa fiducia nella fiducia resta latente, ma è proprio
questa latenza che rende razionale l’affidarsi attraverso la riflessività della fiducia.
Basta guardare gli altri: si troverà un motivo ragionale per dare fiducia nella loro fiducia nel
fatto che la finzione funziona. Si vedrà per esempio che la democrazia funziona perché il
popolo è sovrano, anche se la sovranità risiede nel popolo, proprio perché il popolo non ha
alcun potere. Nei contratti sociali del sud d’Italia vi è un continuo surplus di comunicazione. Il
livello al quale si tratta il tema della comunicazione è sempre meno rilevante. Mentre si sente
che la comunicazione comunica sempre qualcosa di non comunicato. La rete della
comunicazione diventa rete della protezione, del sostegno. Si deve dare fiducia. Ci si deve
lasciar includere, l’alternativa (l’esclusione) costa troppo. I sistemi sociali operano attraverso
dei codici che elaborano la complessità ed attraggono così la fiducia moderna. I sistemi sociali
operano in base alla universale inclusione producevano sempre più esclusione. Una società
che non ha centro e non ha un vertice tollera le periferie e le mantiene. Le periferie sono
condensati di esclusione, non solo di persone ma anche di accesso alla realtà della
comunicazione prodotto dalla generalizzazione dei codici, contro i quali si creano resistenze
nelle periferie, che come parassiti deformano i codici. Per questo i valori del codice viene
continuamente rimodellato e adattato alla situazione e alla persona. Nelle periferie il tempo si
rallenta perché la comunicazione consuma il tempo e riduce la possibilità dell’accadere. Nelle
periferie si stabilizza un meta codice che ha la funzione di consentire la riproduzione dei
parassiti che resistono alla differenzazione, di rallentare il tempo della società e di ridurre le
possibilità dell’accadere. Esso è un meta-codice violento che usa la distinzione tra illusione ed
esclusione ed elimina la contingenza. Luhmann diceva “ tanto la fiducia quanto la speranza
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