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Il potere moderno e la distinzione tra stato e società

Il potere moderno si costituisce con una distinzione tra Stato e società. È il luogo che produce tale distinzione. L’effetto principale di questa separazione è la completa depoliticizzazione della sfera sociale (che è la sfera privata), mentre la sfera politica è la dimensione pubblica. Non si tratta di trovare dove collocare il potere, ma di scoprire che il potere moderno gioca tutto il suo potere in quella separazione. Qual è lo statuto di politicità della società/dimensione sociale?

Marx e la separazione tra struttura e sovrastruttura

Marx non intende rovesciare il rapporto fra struttura società e sovrastruttura Stato. Ovvero quest’ultimo non esercita il potere su un’associazione di individui privati. Il potere moderno è esattamente giocato fra una dimensione politica assorbita integralmente da un’istituzione e lo spazio di riproduzione degli individui (società) composta solo da individui privati. Non dice che la società dei liberi cittadini deve controllare lo Stato.

La relazione che distingue il rapporto tra gli uomini è la separazione tra società e politica. Questa è invisibile nella sua autorappresentazione. Questa risulta invisibile per ciò che è se è assunta per come si dà. Il potere moderno si struttura producendo un effetto di occultamento rispetto alla dimensione eminentemente politica dei rapporti. La rappresentazione dell’ordine della società occulta il carattere politico dei rapporti sociali.

Il potere e la scissione tra società e stato

Attribuisce piena politicità ai rapporti materiali. Il potere non riguarda solo l’ordine dello Stato imposto nella società, ma anche la scissione società-Stato che al contempo è prodotta e produce un occultamento (= effetto ideologico) di non poter vedere il carattere politico dei rapporti sociali; ovvero non vedere nei rapporti materiali di riproduzione della vita come il potere si relazioni tra i soggetti implicati nei processi. Il potere non è faccenda dell’esercizio del governo, è faccenda che investe gli individui nelle loro relazioni.

Se il potere moderno è questo occultamento, vuol dire che l’operazione filosofica di svelare tale occultamento è politica. Questa operazione, da un punto di vista epistemologico Marxiano, non passa dalla teoria all’azione, nel momento in cui la filosofia, all’altezza della piena autorità, svela l’occultamento come dimensione strutturante del potere moderno. Allora, se le fonti di relazione risultano invisibili, portare alla luce l’occultamento è un’azione politica. La filosofia non può sottrarsi al proprio carattere di inevitabile politicità. La filosofia è come una talpa, porta alla luce ciò che è nascosto a piena esposizione.

La critica di Marx a Hegel

La critica di Marx a Hegel riguarda il fatto che quella filosoficità sia adatta al suo tempo. Pensare come Hegel non basta. La forma di relazione implicita nella distinzione società-Stato richiede un gesto filosofico capace di distinguere tale operazione. Tale operazione, tanto concettuale, porta a una rottura concettuale e quindi politica. Si spende all’altezza della dissoluzione tra pubblico e privato.

Dentro questa cornice si deve intendere quella che in Marx diventa la critica della proprietà e dell’alienazione. Il dissolvere la distinzione passa attraverso la critica del concetto di proprietà e la dissoluzione delle relazioni proprietarie come atti di relazione. La dimensione dell’alienazione è materialmente determinata. Dunque, quando si parla di alienazione, si deve intenderla come un fenomeno riguardante il lavoro e prettamente quello operaio.

Il lavoratore e la dimensione della fabbrica

Marx, quando parla del lavoratore, parla del lavoratore operaio, ovvero colui che lavora in un sistema capitalistico di un certo modo. Al fine che ci sia l’alienazione del lavoratore, ci deve essere la dimensione della fabbrica. La sua analisi non si chiude alla dimensione di un modo di produzione capitalistico tipo dell’800. Il suo discorso riguarda le dimensioni della socializzazione da un punto di vista materiale. Lui parla del lavoratore all’altezza del modo di produzione capitalistica di quell’epoca. La sua analisi è adeguata nel tempo in cui è, ed è scienza circa quella dimensione di produzione. Affinché la sua analisi non sia più valida, dovremmo essere fuori da un sistema di produzione capitalistico. Egli prende la fabbrica poiché il suo problema è individuare il luogo di produzione dove si attua la distinzione capitalistica. Vuole analizzare i luoghi di produzione del valore. Il luogo di produzione materiale del legame per Marx è la fabbrica. L’analisi è adeguata al tempo se ci si pone la domanda “dove si produce il capitale? Dove si valorizza il valore?”

Marx porta a scienza il principio di determinazione storica (concetto opposto alla relativizzazione del sapere). La garanzia giuridica che lo Stato fornisce alla proprietà (Hobbes dice che prima deve essere istituita la proprietà) l’istituto della proprietà è quello che permette lo scambio tra forza lavoro specifica e specifico salario. Rende pensabile l’istituzione del lavoro salariato. Specificazione storica: il lavoro in questo caso parla del lavoro scambiato in un salario; infatti non tutti i lavori sono pagati: ad esempio, coloro che lavorano come liberi professionisti non sono salariati poiché dipendono da se stessi. La proprietà privata rende possibile lo scambio tra forza lavoro e salario. La messa a lavoro avviene attraverso il comando.

La dimensione politica delle relazioni umane

Quando all’altezza dell’ordine moderno si assume la dimensione dello Stato come unica forma politica, allora si presuppone la rilevanza politica del rapporto. Dunque, grazie a questo effetto di nascondimento, non è percepibile la stessa realtà del lavoro salariato. La dimensione di riproduzione della vita è posta in una perfetta inpoliticità. Marx sta pensando alla politicità delle relazioni umane fuori dalla dimensione statuale. Luogo in cui le relazioni sono relazioni di potere e quindi politiche. L’occultamento funziona all’altezza del concetto moderno di proprietà e del suo essere all’altezza del sistema di riproduzione sociale. La nozione di proprietà funge da giustificazione tra forza lavoro e capitale. La scissione occulta la politicità che la relazione di tipo lavoro salariato implica. La nozione moderna di proprietà impedisce di pensare lo scambio tra forza lavoro e capitale.

L’intera sfera delle relazioni economico-sociali. L’economia infatti, quando diventa scienza nella modernità (nel ‘600 guarda caso ovvero nel periodo in cui i concetti politici moderni si strutturano) si potrà pretendere come scienza neutrale che vede queste relazioni che vengono assunte come apolitiche poiché appaiono apolitici i rapporti che questa vuole descrivere.

La scienza economica e politica moderna

Non c’è solo la scienza dei concetti politici moderni a funzionare nel dispositivo dell’ordine moderno, c’è anche un’altra scienza. Accomunate dal carattere di neutralità rispetto all’ordine materiale. Tale scienza è l’economia. Dal momento in cui Marx reinveste la dimensione economico-sociale di politicità, sono le relazioni fatte dall’economia e politica moderna. Marx le definisce come scienze borghesi. Tale definizione implica di definirle come scienze di parte.

Ma dire che una scienza, un sapere decisivo per la vita degli uomini non è politicamente neutrale ma è un sapere di parte, è un sapere Borghese. Lo dice dall’altezza di un altro sapere neutrale che vede questo sapere come di parte? Queste sono borghesi poiché hanno una funzione politica. O si pensa di disporre di un sapere neutrale da cui giudicarlo oppure, come ha detto Marx, riarticolato l’assetto logico e discorsivo del sapere stesso, riarticola la relazione tra sapere e realtà. La neutralità non è un assunto del potere. L’ha scoperto quando la filosofia non può non essere politica quando l’imposto ordine politico sociale non permette di portare a vedere. Dice a quelle scienze di essere borghesi e non neutrali. Non assume su di sé una presunta neutralità ma sa di essere un sapere di parte, un sapere che assume una posizione specifica poiché sa che non esiste un rapporto neutro tra i saperi e la realtà.

Non si tratta di trovare una scienza più vera ma di cambiare lo statuto epistemico della scienza, è una rottura epistemologica radicale. È un rapporto riarticolato tra sapere e realtà. Vuole far vedere il reale e non il reale come appare.

Il concetto di ideologia

La distinzione fra società e Stato opera queste relazioni, è consustanziale l’effetto di occultamento alle relazioni. Non è una menzogna, è un’autorappresentazione del reale che ha effetti reali. Egli introduce il concetto di “ideologia”. Serve a ripensare il rapporto col pensiero dell’oggettività. Se il pensiero è parte integrante della società allora la società può essere vista come distaccata dal pensiero. Ogni pensiero adeguato può alterare le forme della società. “...ambito esistenza...” Produttivo di realtà e non solo descrittivo. Scopre il segreto della scienza politica moderna. È un discorso performativo perché vuole produrre effetti specifici di realtà. Assume questa posizione come scienze naturali e oggettive rispetto alla realtà. Questo sapere assume nel proprio statuto nella realtà. Deve assumere questo carattere specifico delle relazioni. Lo Stato è un’istanza insufficiente per la messa in forma del potere politico.

Lo Stato moderno presuppone la scissione verso la società, sempre in crisi rispetto alle relazioni di potere che non solo il comando legittimo di un potere legittimo ma le relazioni sociali comprese all’altezza della loro strutturale politicità. All’origine della crisi della società, i conflitti politici non sono solo del governo ma di tutti gli elementi. Perché lo Stato non è un elemento solo pacificatore di questi conflitti ma parte in causa? Tale orizzonte non è tanto la società.

Nuova qualificazione delle relazioni sociali

Si tratta di una nuova qualificazione delle relazioni sociali. Questa nuova dimensione necessaria per spiegare quanto accade è la dimensione di classe. Classe= concetto politico e non descrittivo. Non descrive una condizione sociale ma una posizione e una pratica politica. La classe politica in Marx va assunta come soggetto. Quindi come capace di azioni politiche. È classe solo quando c’è un soggetto che compie un’azione politica.

Classe operaia = soggetto poiché soggiogata al dominio statuale sociale, essa ha anche il senso di incarnare anche l’unica classe capace di svelare la sua identità di classe ovvero comprendersi come tale ovvero nella menzogna della sua posizione e dunque svelare. Cioè la classe operaia è il soggetto che scopre la propria posizione subalterna come produttrice e legittimante della falsa equiparazione identificazione ugualitaria degli uomini come individui perfettamente liberi e uguali. Comprende come la propria soggezione poggia su dei saperi specifici (economia e politica) che producono falsi livellamenti. È l’unico soggetto che può dissolvere l’identità delle classi.

Il lavorio salariato e il processo di accumulazione del capitale

Nel concetto di lavorio salariato è implicito il suo essere origine e funzione del processo di accumulazione del capitale; ovvero produzione del capitale sociale come processo di produzione. La fabbrica moderna è il luogo di costruzione di classe con il proletariato. Questo nasce come classe solo nella fabbrica. La classe non è un soggetto ipostatizzato; è opposto rispetto al concetto di popolo che è sempre determino nella sua esistenza, rispetto al concetto di popolo nomina sempre una parte e non il tutto. Non è neanche la chiave di volta per cui sia possibile far saltare l’ordine politico esistente. È un soggetto rivoluzionario solo nella misura in cui comprende se stesso e sopprime se stesso come classe. Altrimenti sarebbe solo un soggetto che prende il potere ma quella forma di relazione non viene interrotta con la presa del potere quindi lo statuto della classe operaia non sta nel fatto che è la classe che deve andare al potere ma che quel soggetto per compiere la sua funzione storica deve sopprimersi come quel soggetto.

La concentrazione di operai nella fabbrica è la condizione necessaria con cui si producono le pratiche di un’identità collettiva. Questi processi non possono portare alla costituzione di un soggetto conforme a quello della sovranità statuale. Questo soggetto non può che costituirsi come soggetto all’interno delle sue condizioni materiali. Quelle condizioni che lo determinano non lo riproducono come soggetto adeguato al potere moderno.

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

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