Che materia stai cercando?

Filosofia delle scienze sociali: argomento, Hobbes

Appunti di filosofia delle scienze sociali su Hobbes basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Farnesi Camellone dell’università degli Studi di Padova - Unipd, facoltà di Scienze politiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Filosofia delle scienze sociali docente Prof. M. Farnesi Camellone

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Perché certi dispositivi concettuali funzionano automaticamente nella nostra testa, cercare di capire se quei

meccanismi sono automatici.

Inizio programma

Si deve sempre ricordare che la prassi non è indipendente dalla teoria ma è sia l’elemento di genesi sia

l’elemento che concorre alla produzione di nuovi oggetti.

Thomas Hobbes

Il quesito sui diritti umani coincide con quello sull’individuo e la sua società.

Solo da questo punto vi è una differenza epocale, prima di ciò non si può parlare di individuo e società.

L’opera di Hobbes considerata è il Leviatano del 1651. Lontananza temporale tra la stesura del testo e

l’evento cardine ovvero la riv. Francese.

Come il testo centra con il 1789? Hobbes era un assolutista v/s la riv. Francese ha rotto con l’assolutismo,

appare una contraddizione che non c’è. Hobbes parla rigorosamente del potere, sia lega i diritti dell’uomo ad

un potere che li garantisca. In questo senso ciò permette di chiudere con la rivoluzione francese di finire in

un certo modo.

Leviatano

• L’immagine di copertina spiega il contenuto del libro:

Sovrano: composto da persone e detenente la spada e il pastorale

 Città

 Medici: becco contro la peste

 Geometri: con il bastone

• Dispositivo che dovrebbe liberare tutti gli uomini dallo stato di natura

• Ha un solo volto ma il corpo è composto da molte persone

• L’unico individuo riconoscibile è il sovrano (rappresentante la sovranità). Quest’ultimo non ha una

consistenza propria ma è costituito dal corpo di tutti gli altri. I corpi sono tutti rigidi.

L’ordine civile è mantenuto/garantito poiché i cittadini/sudditi fanno parte e compongono il leviatano.

Le uniche persone nella città sono i medici, riconoscibili per il becco contro la peste, e dei geometri (con il

bastone) che indicano gli spazi.

La vita della città va governata e amministrata con una serie di tecnologie che non sono solo il potere

assoluto. Infatti lo Stato per funzionare ha bisogno:

Della sovranità: popolo

 Della forza per esercitarla (spada),

 Una credenza collettiva (pastorale)

 Tecnologie specifiche per riprodurre la vita in un certo modo ovvero medici e geometri

Se gli individui si allontanassero dal Leviatano tornerebbero allo stato di natura in cui erano liberi e il

sovrano non esisterebbe più. Senza il complesso, l’incorporazione di tutti gli individui il sovrano non esiste.

Il contratto sociale prevede che tutti concedano ad una terza persona (che non cede i propri diritti) il diritto di

disporre della loro vita. I contraenti del patto sociale sono gli individui che scelgono un sovrano diventando

sudditi.

Il potere di Hobbes non ha alcuna caratteristica, è un luogo, un posto vuoto. Il potere è fondato e si origina

dal basso e in questo senso assoluto (sciolto dai vincoli essendo generato dall’uomo). Il sovrano ha tutto il

biopotere (potere naturale) per costruire gli individui.

1)Il leviatano è un “dispositivo”, una macchina, che opera una fondamentale sovrapposizione tra sfera

politica e sfera giuridica. Si può parlare di diritto solo se si può parlare di potere, si può parlare dei diritti dei

cittadini, sudditi etc solo se si contempla l’esistenza di un potere al quale questi si rimettono. Tale

sovrapposizione determina il posto della sovranità moderna (potere + giustezza). Tale discorso non è solo

quello del potere ma anche quello dei diritti (il potere determina l’esistenza o l’assenza di diritti). Vi è

sempre una questione di vita e di morte. Il potere assoluto decide di vita e di morte, cos’è o non ‘è una vita

umana; decide la forma specifica di una vita adeguata che può vivere all’interno di quel sistema (per questo

ci sono i medici e i geometri). Produce gli uomini come individui.

2) Hobbes mostra la modernità politica in modo diverso rispetto quella che siamo soliti identificare nelle

costituzioni moderne. Il potere moderno ci rende liberi poiché sudditi di una legge che abbiamo voluto. La

base è che la volontà di quel potere sia la nostra libertà (volontà del popolo). Affinché il potere funzioni ci

devono essere degli individui che lo legittimano. Nello stesso modo il potere a sua volta deve creare

individui sottomessi (liberati) alle/dalle sue regole. Il sovrano deve istruire (“legiferare”) il popolo circa la

verità umana e la natura dell’ordine, deve diffondere temi come l’uguaglianza tra gli individui e la necessità

di un potere comune che li rende buoni cittadini. Hobbes ritiene che i luoghi del sapere debbano essere

pubblici affinché trasmettano il giusto sapere. La formazione degli individui deve far comprendere la loro

natura come individui. Negli stati moderni si viene educati come individui singoli ed irripetibili, liberi finché

la propria libertà non lede l’altrui diritto.

27/9/2017

Caratteristiche generali:

• Democrazia formale poiché legata ad una rappresentanza formale.

• Il sovrano ha gli stessi diritti di un uomo qualsiasi dal punto di vista umano ma nella veste della sua

autorità detiene il potere.

• Per mettere in discussione la forma democratica è necessario mettere in discussione il rapporto

legittimo che intercorre tra le persone.

Titolo del libro

Il leviatano nella realtà è un animale marino tratto dal libro di Giobbe che non ha alcun altro rivale. Oppure

può essere anche un altro animale terrestre Behemoth, tratto sempre dal libro di Giobbe, che assomiglia ad

un ippopotamo.

Leviatano: è una rappresentazione di un ideale mondo politico

Behemoth (altro libro) racconta i fatti della guerra civile inglese e l’analisi di Hobbes a riguardo. È un

trattato politico che narra e critica la situazione nella quale il governo abusa dei suoi poteri.

Sottotitolo del libro

“La materia, la forma e il potere di uno Stato ecclesiastico e civile”

Analisi:

• La materia è l’elemento più semplice di questa costruzione. 5

• La forma è la sovranità che è un potere assoluto. È il rapporto che sussiste tra sovrano e singoli

individui. Rende la materia forma, il popolo è la messa in forma della moltitudine degli individui e

nel rapporto fra popolo e rappresentante quell’ordine è l’unico ordine in grado di immaginarsi

tendenzialmente come eterno. Ogni regno è mortale poiché perisce per conquista o per implosione.

Ma il dispositivo (il leviatano) ovvero il rapporto tra materia e forma, il rapporto tra il popolo e il suo

sovrano, è sempre valido. Questa non è un’opinione politica ma lui la ritiene essere la vera scienza

politica.

• Ecclesiastico: il rapporto tra individui e Dio deve tradursi nel rapporto dei cittadini con il loro

Sovrano per questo il sovrano ha anche il pastorale. Il Sovrano, visto il contesto dell’Inghilterra,

assume anche la guida religiosa; è un periodo travagliato dai conflitti.

Punto “C” power point

“La costruzione hobbesiana si rivela come un dispositivo di disciplinamento che si attua grazie alla

rappresentanza e che produce un corpo politico disciplinato (il popolo) e, allo stesso tempo, disciplinante (gli

individui)”

Tale dispositivo ha la funzione di produrre un unico corpo politico. Un corpo politico con una forma

specifica, che sia disciplinato, ordinato in un certo modo; tale corpo politico si chiama popolo che è la messa

in forma in uno spazio definito disciplinato in un certo modo.

Si deve ricordare che l’Inghilterra in questo periodo è divisa in ceti che Hobbes ritiene un “tumore”.

Il corpo politico è un corpo disciplinato e al contempo disciplinante poiché è il potere del popolo ceduto ad

un rappresentante che è il Sovrano che determina l’ordine sociale (amministrato dal sovrano).

Il potere produce il suo presupposto, si tratta di un “presupposto posto”; per dimostrare una cosa la si deve

porre come presupposto nella formulazione del sillogismo.

Il compito del sovrano è quello di disciplinare i sudditi come individui ovvero produrli come individui. Si

tutela l’identità del singolo messa in relazione con altri individui. L’individualità è tutelata dal singolo.

Il concetto di nazione e nazionalità deriva dal fatto che l’uomo è un animale “passionale” che tende a

costruire legami e in questo senso ogni movimento che si schiera contro l’identità nazionale è senza senso.

Il Leviatano vuole essere un commento alle scritture e anche una critica alle false ideologie. Egli vuole

disciplinare gli individui nella loro parte passionale.

Hobbes ritiene che il sovrano debba permettere ai cittadini che siano felici. L’immagine che un cittadino ha

della sua vita deve essere definita dal Sovrano.

Cos’è una forma di vita industriosa e felice? Viene decisa dal Leviatano che è tutti gli individui.

Ha senso per l’uomo mettere in gioco la propria vita? Si, per esempio per salvare i propri cari.

Si può pensare altresì che la conservazione della propria vita possa essere messa in discussione per esempio

credendo che sia giunto il momento di togliere la gramigna per la venuta del Regno.

In caso di rivoluzione:

• Se l’evento scatenante è la necessità di prendere il potere per una forma di governo più giusta allora

vuol dire semplicemente dover ricostituire lo Stato.

• Il problema per Hobbes non è prendere il potere ma aspirare a via superiori per raggiungere le quali

si ritiene essere giusto sovvertire la forma di governo del paese.

Senza il riconoscimento altrui il diritto non ha motivo di esistere, sono i soggetti di diritto che hanno bisogno

del tempo.

Nel Leviatano è tratteggiata tanto la fabbricazione dell’individuo come effetto speculare delle teoria

giuridico-politica del contratto sociale (i diritti), quanto la sussunzione di questo stesso individuo in

concezioni relazionali della collettività (la società degli individui), quanto ancora una biopolitica germinale,

intesa come tecnica di governo dell’interscambio produttivo e riproduttivo di società e Stato

(amministrazione come governo della vita).

Governare la vita vuol dire darle una forma specifica.

Il contesto cui si riferisce il Leviatano

La “modernità” è una definizione ex post, i moderni stessi si danno il nome, si autorappresentano a partire da

una rottura, definiscono loro stessi l’epoca precedente il Medioevo.

Il fatto di essere nuovo è il punto principale. Se si pensa di essere nuovo, una rottura rispetto al passato, di

essere migliori, si pensa che le cose possono essere cicliche, è la stessa idea della “rivelazione” con la

differenza che quest’ultima presuppone un’entità superiore che fa dono della rivelazione e di una grazia;

l’illuminazione invece, l’illuminismo, si impone come rottura con questa visione dell’umano, è l’uomo che

schiarisce la strada che lo porta ad un futuro radioso, innestato in una traiettoria di progresso che diventa

indice della storia.

Il moderno si percepisce come nuovo, quando si unisce assolutismo-illuminismo e riv. Francese. Vi è una

visione dell’umano e una visione della storia in una pratica politica specifica (riv. Francese).

“Nascita della modernità: la connessione genetica tra assolutismo, Illuminismo e Rivoluzione francese,

traccia la traiettoria di un processo di secolarizzazione che trasforma l’escatologia in una storia progressiva.

Si tratta della ridislocazione mondana del piano trascendente della salvezza, che deve essere illuminato dalla

ragione.”

Escatologia: la riflessione che si interroga sul destino ultimo dell'essere umano e dell'universo. L'escatologia

in quanto legata alle aspettative ultime dell'uomo (vita oltre la morte) può influenzare in modo significativo

la visione del mondo e il comportamento quotidiano.

Cambia il modo in cui si vedono le cose umane, non più trascendente ma immanente (= realtà che esiste in

modo separato da un’altra), ridislocazione mondana del piano della salvezza. La ragione (illuminismo)

prende il posto della religione.

Il leviatano è un “Dio Mondano” che può salvare gli uomini.

“Dal punto di vista politico, questo processo accompagna l’istituzione di un dispositivo statuale capace di

pacificare i territori devastati dalle guerre civili di religione. Un ordinamento che crea le premesse per la

costruzione di un mondo morale, in cui individui neutralizzati godono di una libertà di coscienza privata di

responsabilità politica.”

La teoria dei “due soli” viene eliminata.

Il Leviatano deve essere capace di salvare i territori civili dalle religioni, fino ad allora la civiltà aveva

pensato a sé come un'unica “civitas terrena” (cristiani tutti fratelli). Tuttavia ci si uccideva.

Hobbes crea il foro interno, tutti obbediscono al principe e personalmente, nel loro intimo, nello spazio

privato, possono avere una religione. La religione può esistere in uno stato se le sue dottrine non sono

contrarie alle dottrine statali. La religione deve essere un fatto privato.

Se la religione si vede privatizzata, l’individuo viene individuato come entità privata. Il posto nella sfera

pubblica che prima era occupato dalla religione viene occupato dalla nazione.

“Dal punto di vista filosofico, il processo di sviluppo del cogito cartesiano, in quanto unica garanzia rimasta

all’uomo sottratto al vincolo religioso, conduce alla trasformazione dell’escatologia in utopia.” 7

Il piano escatologico, quello della salvezza dell’umano, diventa automaticamente utopico, rimane come

dimensione di riferimento casuale. La salvezza può esistere solo nella nazione.

La ragione cartesiana deve essere intesa come calcolo razionale rigorosissimo all’interno di un sistema

definito ovvero è un fatto privato poiché posto uno spazio di riferimento, tutto ciò che accade, accade dentro

lì.

[Se tutto è spiegabile con la scienza allora si può fare filosofia anche nella propria stanza.]

“Queste traiettorie (politica e filosofica) si intrecciano, fino al punto che progettare la storia, cioè pianificare

l’estensione e la direzione della riproduzione e implementazione della vita, diventa importante quanto

conquistare la natura. La forma Stato è la tecnologia che deve rendere cogente questa progettazione”

La vita nello stato di natura non è accettabile poiché si vive nella paura quindi la prima funzione dello Stato è

quella di garantire un futuro.

La forma stato deve rendere cogente (=obbligo inderogabile) il progetto “vita”.

“La disgregazione dell’unità della Chiesa durante il secolo XVI scardina l’ordinamento sociale tradizionale.

La pluralizzazione delle Chiese innesca la degenerazione di un ordine costituito sull’articolazione di

famiglie, ceti, corporazioni. Tale disgregazione non è governabile tramite gli strumenti dell’ordinamento

tradizionale. L’imperativo diventa quello di trovare un nuovo piano di coesistenza tra le Chiese in lotta tra

loro: lo Stato è, dunque, la risposta specifica al disordine provocato dalle guerre civili di religione.”

Il presupposto dell’infrazione dell’ordine medievale coincide con la disgregazione della chiesa cattolica. La

società medievale era infatti basata su categorie fino ad allora rette dalla religione e dalle consuetudine ma

grazie alla ragione l’uomo si può liberare da tali condizioni.

L’ordine dello stato moderno non è presupposto, sono presupposti gli individui.

“La nascente società commerciale (o nascente società borghese) tende a dissolvere la cogenza

dell’organizzazione cetuale da un punto di vista materiale.”

L’ascesa della borghesia grazie alle nuove attività commerciali porta le città ad internazionalizzarsi. La

nobiltà, facente parte di un ordine precostituito, è isolata nelle ville, lontana dalla fervente città.

“Il passaggio non sembra essere semplicemente quello da un tipo di società ad un’altra: la rottura della

modernità con il passato è la nascita di un nuovo tipo umano?”

Ascesa della borghesia, ascesa della casta dei mercanti. Tali individui sono riconosciuti per quello che sono

personalmente, si riconosce il nome del borghese per le sue qualità viceversa il nobile è conosciuto per la sua

famiglia alle cui caratteristiche si deve uniformare (viene definito da una esternalità). Si forma il terzo stato

(borghesia).

Ciò che chiamiamo storico è sempre vero? L’uomo è sempre uomo o cambia? Siamo o non siamo gli stessi

uomini di 2000 anni fa? L’evoluzione da un primate tipo scimmia all’uomo è un punto di rottura.

“Questo processo porta con sé una profonda trasformazione antropologica. L’uomo deve ritirarsi nei recessi

della sua anima, luogo in cui rimane giudice di sé stesso, mentre le sue azioni esterne devono essere

subordinate al giudizio e al tribunale del sovrano. La voce della coscienza non deve più risuonare all’esterno,

ma deve sopirsi nell’interiorità. Dal punto di vista politico, questa precisa separazione tra interno ed esterno

consente di considerare ogni morte violenta nella guerra civile di religione come una sorta di suicidio. Chi si

assoggetta al sovrano vive attraverso di lui; chi non lo fa viene annientato, ma la colpa di ciò ricade su lui

stesso. La sopravvivenza di ognuno poggia sulla sua capacità di nascondere la propria coscienza. Ciò è il

presupposto della nozione di tolleranza.”

Il problema della religione all’interno di un contesto statale può assumere due distinte connotazioni:

• Se coincide con i precetti statali non ha un peso politico e può coesistere pacificamente con il regime

di governo.

• Se non coincide con i precetti dello stato potrebbe essere un elemento distorsivo rispetto a quali linee

guida i cittadini devono seguire

Certe religioni come per esempio l’islam influenzano troppo la politica e quindi la ragione di stato diventa

influenzata da qualcosa di esterno al patto sociale dei cittadini. La religione, in quel caso, supera il patto

sociale, non è solo nella sfera privata ma è anche in quella pubblica.

2/10/2017

[All’interno del sistema Hobbesiano il referendum in Catalogna si deve interpretare come un tumore (un

nuovo leviatano) all’interno del Leviatano Spagna. Il problema è il mal funzionamento del dispositivo

spagnolo, biopoliticamente non è riuscito a mantenere l’unità, dal punto di vista formale ha creato dei corpi

intermedi che possono ergersi al Leviatano.

Quanto accade in Spagna è ancora dentro la concezione hobbesiana. ]

Il progetto antropologico di Hobbes

Hobbes spesso identifica la sua scienza politica a partire da un progetto antropologico. L’individuo è

• La base da cui si argomenta la necessità di istituire un ordine istituito sotto un potere comune.

• Il prodotto (risultato) di quell’ordine. Infatti grazie al processo di incorporazione gli individui,

mantenendo la loro individualità, danno forma al sistema ovvero potere al sovrano

Il sovrano ha il compito di produrre i propri presupposti ovvero gli individui come soggetti specifici. Il

potere che ha il sovrano è quello di garantire agli uomini una forma di vita adeguata al tempo della sovranità.

Esistono tuttavia degli elementi disgreganti infatti gli uomini, lasciando invariata la loro individualità,

passano da uno stato di natura ad una condizione di sudditi all’interno di una nazione.

Nell’antropologia Hobbesiana vi sono elementi che producono e altri che disgregano l’ordine sociale.

Struttura del desiderio secondo Hobbes

Hobbes cerca di normalizzare l’incertezza nell’avvenire. In altre parole, poiché l’uomo ritiene che la vita sia

qualcosa di cui si dispone temporalmente, egli cerca di rendere più certo l’avvenire attraverso una

canalizzazione delle passioni nella speranza di una vita migliore. Regolamentando le passioni vi può essere

un futuro più certo

Gli uomini sono fatti di passioni in particolare:

• Paura: di morire ad esempio. Può essere utilizzata come mezzo funzionale da chi esercita il potere.

• Speranza: gli uomini sperano in qualcosa quando belligerano secondo la loro fede.

Tali passioni sono genetiche poiché insite nella natura umana, sono presenti nello stato di natura come nello

stato sociale. Le passioni, costituenti elemento di tensione all’interno dell’uomo, lo spingono a modificare sé

stesso e il luogo cui abitano. Questa ricerca, progressione dell’uomo a qualcosa di migliore ovvero alla

felicità deve essere funzionalizzata e normalizzata rispetto la forma di vita che si deve seguire. Il problema è

creare una struttura canalizzata per una forma di vita migliore. Hobbes cerca di definire “in che senso” vita

migliore.

La speranza

Serve per pensare alla fuoriuscita dallo stato di natura: gli uomini temono la morte violenta e sperano in una

vita migliore. La continua ricerca di qualcosa di migliore (es. una vita migliore) indica che questi animali 9

non si accontentano e in questa vita non possono trovare un “summum bonum” o un “finis ultimus”. I

desideri umani sono insaziabili. E quindi le passioni umane vanno regolamentate al fine di regolamentare le

tensioni.

La felicità è un continuo progresso del desiderio da un oggetto all’altro, dove il raggiungimento del primo è

la via per il conseguimento del secondo. L’uomo trova felicità nella possibilità di assicurarsi la soddisfazione

di un desiderio futuro.

Il concetto di desiderio orienta la temporalità umana nel futuro ovvero verso una continua ricerca di

soddisfazione di bisogni di cui non si ha certezza. Il futuro corrisponde a qualcosa di ignoto verso il quale il

desiderio di felicità umana è protratto, non essendo definito l’oggetto della felicità vi è incertezza.

Nella natura il futuro non esiste, è solo un prodotto della mente umana che attribuisce alle azioni presenti la

successione delle azioni passate. In natura esiste solo il “qui e ora”, gli animali fanno corrispondere al

desiderio di mangiare la soddisfazione dello stesso. Gli altri animali vivono un eterno presente naturale,

l’uomo ha bisogni complessi che si strutturano in un’articolazione temporale complessa orientata al futuro.

La vita si ripete sempre nello stesso modo tra gli animali, per l’uomo invece la vita si riproduce in

continuazione, la vita dell’uomo deve evolvere in uno spazio definito ove si riproduce in modo identico.

Se nell’antropologia Hobbesiana l’uomo è un animale orientato al futuro deve essere compresa come un

eterno presente.

Normalizzare questa situazione vuol dire trasformare questa tensione trasformativa entro uno spazio definito

in cui essa, trasformandosi, riproduce sé stessa come identica.

L’uomo vive l’ordine causale come ordine temporale, infatti individua la consequenzialità delle azioni

all’interno di un sistema causa-effetto. In questo sistema la duplice natura umana si esplica come

• Passioni  desiderio – immaginazione ovvero l’uomo desidera una situazione migliore

• Razionalità  ragione – calcolo ovvero l’uomo cerca di migliorarsi al fine di raggiungere la felicità

nel futuro.

La combinazione di queste elementi permette agli uomini di immaginare delle situazioni future migliori e a

concepire le catene di connessione tra un desiderio e l’altro.

Se si rimuove il piano della trascendenza, si deve pensare su un piano immanente l’uomo, non essendo un

animale soltanto passionale ma anche razionale, è in continuo movimento.

L’uomo è un animale “curioso” poiché si interroga (immaginando)su tutti i possibili effetti che è in grado di

produrre una determinata cosa. Gli animali invece cercano semplicemente le cause o i mezzi che producano

un effetto immaginato.

Curiosità: è una tensione umana che induce l’uomo ad interrogarsi su “che cosa si può fare con”.

L’uomo desidera conoscere il futuro o meglio prevederlo (attraverso la conoscenza dei legami causali) e

desidera necessariamente anche controllarlo.

Il futuro è un concetto privo dell’attributo dell’esistenza e quindi l’uomo hobbesiano, poiché tende a

muoversi verso il futuro, è abitato dall’incertezza: si muove strutturalmente verso qualcosa che non conosce.

Desiderio + curiosità = felicità

La continua ricerca di rapporti causa – effetto trascende la dimensione temporale e l’esperienza sensibile, in

questo modo l’uomo, conoscendo le diverse connessioni, può essere liberato dal desiderio di una

soddisfazione immediata dei propri bisogni. Il fine non è più la soddisfazione di un bisogno immediato ma la

conoscenza del modo attraverso il quale soddisfare la maggior quantità di bisogni futuri.

Il potere di ogni uomo risiede nei mezzi di cui dispone nel presente per ottenere un apparente bene futuro.

Potere= capacità di agire.

Il potere coincide con la capacità di agire secondo stimoli emotivi. Il potere inoltre può essere introdotto

quando gli stimoli all’uomo vengono orientati secondo una linea temporale. Maggiore è la linea temporale

maggiore è il potere. Hobbes definire la ricerca di potere come “un desiderio perpetuo ed ininterrotto”.

Non è un problema morale ovvero che non si riesce ad accontentarsi è che essendo un uomo non può. Si può

essere felici solo se si continuano ad accumulare mezzi per ottenere più potere.

Il desiderio di potere è un’inclinazione di tutta l’umanità che cessa solo con la morte. Tale desiderio di potere

non solo trova origine nel concetto di continua ricerca di una soddisfazione più intensa di quella raggiunta

ma anche nel fatto che non è possibile assicurarsi il potere e i mezzi per vivere bene che si hanno nel

momento presente senza acquisirne di maggiori.

In questo senso speranza, intesa come desiderio unito alla convinzione del conseguimento dell’oggetto, e

paura, avversione unita alla convinzione di un danno arrecato dall’oggetto, si rivelano come concetti

inseparabili dell’uomo in quanto essere desiderante.

Parlando dello stato di natura da cui l’uomo vuole fuggire, Hobbes parla della paura di morire e non della

morte in sé. L’uomo antropologicamente vive in modo fittizio poiché non vive la propria vita come un eterno

presente ma come un futuro.

Spero di essere felice, spero in una vita migliore ma ho paura perché del futuro non si ha certezza.

Si deve costruire una macchina, una tecnologia specifica che permetta questo.

Hobbes non ha posto a tema “la relazione” ovvero la dimensione del legame sociale:

• Il legame “in pace e unità” tra gli uomini è artificiale, non esisterebbe senza il contesto sociale.

• Il Potere: la forza di ogni uomo si rivela mettendolo in relazione con altri uomini. Nello stato di

natura esistono legami di potere infatti il più debole è succube del più forte (è lecito quindi uccidere

per conservare la propria vita). È razionale cercare la pace ma se non ci sono garanzie sulla vita è

giusto uccidere per primi per avere salva la propria vita.

[La misura è artificiale ed è una condizione in cui la naturale smisuratezza è riproducibile in maniera

ordinata.

L’assenza di misura non è cattiva ma non è condizionabile da una misura. Se tale antropologia è legata a

questa forma politica moderna è sia perché ne è legata sia perché la produce. Deve connettersi ad una forma

di socialità artificiale adeguato a questa smisuratezza. Parlando da un punto di vista materiale questa

antropologia è legata alla società capitalistico borghese.]

3/10/17

Capitolo XIII del Leviatano

Hobbes spesso definisce un concetto per negazione.

La condizione di vita dentro un ordine civile è artificiale in quanto costruzione dell’uomo.

No ordine civile= stato di natura che non è una condizione passata ma presente in quanto possibile se gli

uomini vivono senza una società costituita.

La guerra civile indica che vi è una condizione di vita naturale in quanto gli uomini non sono in un ordine

civile. Gli uomini infatti per conservare il proprio stato di natura si pongono in conflitto gli uni contro gli

altri. 11

Se ci si trova in una condizione di “stato civile” ovvero si realizza il corpo politico inteso come forma al cui

vertice vi è un sovrano vi è la pace; quando l’ordine si rompe per gli uomini si prospetta un ritorno alla

condizione naturale. E il timore del ritorno allo stato di natura è un monito per gli uomini.

Vedi file capitolo XIII omini. p una condizione di vita naturale



Nessuno ha più forza di un altro.

In assenza di un potere civile, ovvero nello stato di natura, gli uomini si associano per un utile. Si alleano per

realizzare un fine specifico che una volta esausto, determina la dissolvenza del gruppo. Il che si crea è

un’alleanza finalizzata al proprio bene (nuocendo ad un altro).

L’unione finalizzata alla realizzazione di un proprio desiderio è possibile poiché altri condividono lo stesso

desiderio ma se due uomini vogliono la stessa cosa e non la possono avere entrambi, allora si scontrano.

Nello stato di natura non possono accordarsi poiché non conoscono i limiti ovvero una misura per regolarsi,

la loro possibilità di essere felici si basa sulla possibilità di garantirsi un ulteriore desiderio e i mezzi per

raggiungerlo.

Nello stato di natura gli uomini sono uguali poiché liberi nello stesso modo. Infatti possono aggredirsi l’uno

vicendevolmente e l’unico sistema per tutelarsi è agire d’anticipo al fine di potersi garantire un futuro

(atteggiamento razionale). In altre parole significa assoggettare gli altri uomini finché non si vede nessun

altro potere più grande del proprio e quindi nessun potere da cui poter esser assoggettati. In natura è quindi

razionale sottomettere il più grande numero di uomini possibile finché non esiste un potere così grande da

potermi sottomettere.

L’uguaglianza è funzionale all’ordine secondo la “nona legge di natura” ovvero “contro la superbia”

Superbia: condizione per la quale qualcuno si ritiene superiore o migliore ad un altro. Tale condizione in

natura non accade poiché tutti gli uomini sono uguali.

Per Aristotele il miglior governo è quello condotto dagli uomini con le virtù adatte a governare. La filosofia

classica da Aristotele a Hobbes ritiene che i migliori debbano governare e che la servitù sia normale (chi ha

forza deve fare altri lavori). Tuttavia tale discorso presuppone che il concetto duale di “padrone/servo” esista

nella natura ma non è così in quanto gli uomini sono tutti uguali.

Tale pensiero Aristotelico tuttavia non prende in considerazione il fatto che “Ben pochi sono infatti così stolti

da preferire di essere governati dagli altri piuttosto che governarsi da sé”. In altre parole Hobbes ritiene che

sia preferibile autogovernarsi piuttosto che farsi sottomettere da un altro uomo (se si è uguali si ha la

medesima capacità di governare, non esistono i “migliori”).

[Le leggi di natura sono calcoli razionali che servono per mantenere la conservazione. Sono leggi che

indicano cosa si deve e cosa non si deve fare].

La ragione fornisce una legge di natura che permette di confrontarsi contro i superbi. Infatti:

• Se la natura avesse fatto gli uomini uguali tale uguaglianza deve essere riconosciuta.

• Se gli avesse fatti disuguali, questa uguaglianza deve essere ugualmente riconosciuta, poiché gli

uomini, ritenendosi uguali, non entreranno in uno stato di pace se non a uguali condizioni].

L’uguaglianza sarà la base per chiedere potere per i borghesi.

L’ordine deve adattarsi a tali forze incipienti. Gli uomini si devono pensare come uguali, chi governa? In

natura l’anarchia (poiché non esiste alcun archetipo).

Gli uomini devono pensare che sia migliore che si governino da sé e qui scaturisce il problema della

sovranità rappresentativa.

Capitolo XIII

Cause di contesa:

• Rivalità: 2 o più persone si uniscono contro una terza. Aggressione per vantaggio.

• Diffidenza: nulla garantisce che tu mantenga ciò che hai promesso. Aggressione per sicurezza

• Gloria: reputazione. Riguarda la relazione con la misura del potere. Aggressione per la loro

reputazione.

Se gli uomini vivono fuori da un potere comune che gli assoggetta si chiama guerra. (stato di assenza di un

potere comune tra i soggetti).

La guerra non consiste solo nello scontro ma in uno spazio di tempo nel quale l’uomo si aspetta come

imminente lo scontro.

“La pace è tutto quel tempo in cui non vi è guerra”.

Pace= tempo in cui è ragionevole aspettarsi di non essere aggrediti. È un tempo non possibile in uno stato di

natura quindi la pace è artificiale.

Tempo di guerra: timore della morte violenta, di essere assoggettati e ridotto il proprio potere. Condizione di

vita misera, ostile, animalesca (poiché la condizione al desiderio non è garantita) e breve.

Nella condizione naturale dell’uomo bene e male non hanno ragione di esistere poiché ogni uomo è

naturalmente contro ogni altro uomo.

Stato di natura= assenza di un ordine civile ovvero del fatto che qualcuno può porre una legge.

Dove non c’è legge non c’è giustizia ma neanche ingiustizia in quanto non esiste una legge che le definisca.

L’individuo di Hobbes nello stato di natura è solitario. L’unica eccezione è la madre con i figli che si alleano

tutti contro il padre.

L’unico legame che esiste in natura è quello del potere.

La non garanzia delle relazioni di potere rende i legami insicuri e quindi preferibile la solitudine.

L’istituzione dell’ordine è possibile sia grazie alla razionalità sia le passioni (paura della morte, desiderio di

quelle cose necessarie a una vita piacevole e la speranza di ottenerle con la propria operosità ingegnosa)

Leggi di natura: sono un calcolo della ragione funzionale all’autoconservazione ovvero opportune clausole di

pace sulle quali si possono portare gli uomini ad un accordo.

Le passioni che inducono gli uomini alla pace sono:

• Paura della morte

• Desiderio di quelle cose necessarie a una vita piacevole

• Speranza di ottenerle con la propria operosità ingegnosa

Tali clausole sono quelle che la ragione definisce come leggi di natura. La ragione stessa suggerisce le

clausole di pace entro le quali portare gli uomini ad un accordo.

Se gli uomini fossero razionali non sarebbe necessario l’allontanamento dallo stato di natura.

Capitolo XIV 13

Diritto naturale: “è la libertà che ciascuno ha di usare il proprio potere a suo arbitrio per la conservazione

della sua natura, cioè della sua vita e conseguentemente di fare qualsiasi cosa che, secondo il suo giudizio e

la sua ragione, egli concepisca come il mezzo più idoneo a questo fine.”

Ovvero “è la libertà di fare tutto ciò che si può”

Il diritto riguarda il potere. Quindi se si parla di diritto si sta parlando di potere. Tale diritto è unicamente

legato a questa forma di vita e quindi riguarda ciò che si può fare. In tutto questo Dio non c’è, quando si

parla dell’uomo non si parla di Dio.

Capitolo XXI

La mia libertà è tutto ciò che ho il potere di fare per conservarmi ovvero tutto il mio potere. Tali individui

sono esseri viventi che in assenza di un potere comune esprimono integralmente la loro potenza.

“La libertà è l’assenza di impedimenti esterni ovvero è la pura espressione di una forza. Un uomo libero è

colui che, nelle cose che è capace di fare con la propria forza e il proprio ingegno, non è impedito di fare ciò

che ha la volontà di fare”.

Hobbes ritiene che

• Fisicamente l’uomo possa muoversi liberamente come un sasso che rotola

• Quando ci si riferisce ad altro che non sia un corpo si sta compiendo un abuso in quanto non è

soggetto a movimento.

Quello che si definisce “libero arbitrio” non designa alcun movimento della “volontà” (come se questa fosse

libera d’agire) o dei desideri o delle inclinazioni umane ma come la capacità di muoversi senza trovare

arresti soddisfando quello che vuole, desidera fare (libero movimento del corpo).

L’uomo non è libero d’agire se tutte le azioni che compie sono determinate da una catena consequenziale

precedente ovvero si prende una decisione al posto di un'altra in base all’andamento della catena

consequenziale. La prima causa di tutta la catena è Dio

Non esiste il libero arbitrio a fare il bene oppure no, gli esseri viventi si muovono come corpi, il loro agire è

guidato dal potere che determina la loro libertà.

Tutto ciò che si può dire in difesa della libertà è legato a quanto si può fare con la libertà.

La libertà riguarda il potere rispetto a quello che si vuole o non si vuole fare allora timore e libertà sono

compatibili poiché si può sia:

• Ubbidire alle leggi in quanto tali

• Ubbidisce alle leggi poiché si teme la punizione.

Gli uomini ubbidiscono alla legge poiché temono la punizione altresì sono consapevoli che potrebbero

disubbidire.

Tutte le azioni che gli uomini compiono contro le leggi possono essere evitate in quanto si ha la libertà di

scegliere.

[definizione di libertà che sfugga da ciò per domani]

Legge di Natura

Diritto di natura: spazio di operatività di ogni individuo all’infuori di un ordine artificiale che tenga tutti in

assoggettazione.

“La legge di Natura è un precetto o una regola generale scoperta dalla ragione, che proibisce ad un uomo di

fare ciò che distruggerebbe la sua vita o che gli toglierebbe i mezzi per conservarla, e di non fare ciò che egli

considera meglio per conservarla.” (ovvero di non fare tutte quelle cose che non si considerano le migliori

per conservarla)

Diritto: libertà di fare o di astenersi dal fare [libertà]

Legge: determina e obbliga a una delle due cose [obbligo]

La legge naturale è una scoperta della ragione umana ed è naturale poiché concerne “la spinta naturale

dell’uomo” ovvero la conservazione.

Nello stato di natura se io ho il potere di assoggettare un altro uomo ho anche il diritto di farlo poiché il suo

potere e quindi la sua libertà e il suo diritto sono inferiori ai miei; si deve ricordare che in uno stato di natura

resiste chi annienta tutti gli avversari. Se il potere è la libertà, la libertà è l’assenza di impedimenti esterni.

=> Quindi se si uccide un'altra persona non si viola il diritto di quella persona poiché il diritto è

proporzionale al potere quindi il suo potere è inferiore al mio.

Finché vige il diritto naturale la vita degli uomini è breve, meschina, misera e triste poiché distante dalla

misura della felicità ma in una condizione di diritto naturale non c’è violazione del diritto di alcuno.

“finché dura questo diritto naturale di ciascuno a tutto, nessuno può avere la sicurezza, per quanto forte o

saggio sia, di vivere per tutto il tempo che la natura permette solitamente di vivere agli uomini.”

Il problema è la costituzione di un ordine capace di garantire il diritto di tutti.

4/4/2017

Nello stato civile la legge determina lo spazio all’interno del quale si esercita il proprio diritto.

Condizione di guerra= condizione naturale

Il diritto deve essere limitato poiché essendo per definizione privo di misura.

La ragione scopre la prima delle leggi naturali

1 legge Naturale

“Ciascuno debba cercare la pace per quanto ha speranza (= ragionevole previsione sul futuro) di ottenerla, e

che, se non è in grado di ottenerla, gli sia lecito cercare e utilizzare tutti gli aiuti e i vantaggi della guerra”

2 Legge di Natura

“Difendersi con tutti i mezzi disponibili”

“Esser disposti, quando anche gli altri lo siano, a rinunciare, nella misura in cui lo si ritenga necessario alla

pace e alla propria difesa, al diritto su tutto e ci si accontenti di avere tanta libertà nei confronti degli altri

quanta se ne concede agli altri nei confronti di sé stessi.”

La seconda legge chiarisce la dinamica della prima.

Afferma di rinunciare sul diritto di tutto a condizione che ciò sia necessario alla pace e alla propria difesa. La

rinuncia non deve limitare le possibilità di esistere.

La legge del Vangelo stessa asserisce “Qualunque cosa tu pretendi gli altri facciano per te, falla tu per loro”

(Matteo VII, 12) ovvero asserisce una dinamica di fiducia necessaria per l’uscita dello stato di natura.

Nello stato di natura ci si fida solo per un determinato scopo in quanto l’uomo, essendo un animale

insaziabile, si allea momentaneamente solo per veder soddisfatti i propri bisogni. L’ uomo non è quindi

sfiducioso verso il prossimo ma è costituito così per natura. Tale sfiducia è la struttura antropologica con cui

l’animale uomo è costituito e non un pessimismo antropologico. 15

Se non c’è una garanzia che tutti si privino del proprio diritto è sempre ragionevole non cederlo poiché ci si

esporrebbe “come preda”. È ragionevole cedere il proprio diritto se anche tutti lo fanno, il problema è avere

la garanzia che tutti lo facciano.

Se gli uomini fossero completamente razionali un potere terzo non servirebbe in quanto gli uomini

riuscirebbero a coesistere..

Cosa significa cedere un diritto quando, in una condizione di assenza di potere comune, tutti lo hanno?

“Abbandonare un diritto su qualcosa significa privarsi della libertà di impedire ad altri di giovarsi del

proprio diritto sulla stessa cosa. Infatti, colui che abbandona un suo diritto o lo trasferisce, non dà ad un altro

uomo un diritto che quest’ultimo prima non possedeva, perché non esiste niente a cui ciascun uomo non

abbia diritto per natura, ma si limita a togliersi dalla sua strada perché egli possa godere del suo diritto

originario senza essere ostacolato né da lui né da altri. Di conseguenza, l’abbandono di un diritto da parte di

qualcuno si ripercuote su qualcun altro soltanto come una corrispondente diminuzione di ostacoli all’uso del

proprio diritto originario.”

Cedere un diritto non vuol dire “dare qualcosa a qualcuno” ma “togliersi” e lasciare uno spazio vuoto

corrispondente alla cessione del prorpio diritto naturale su tutto. Il gesto di “togliersi” deve essere inteso non

come una rinuncia ma come un “lasciar spazio” ad altri, riducendo loro gli ostacoli per il godimento del

diritto.

[Il posto di potere diventa lo spazio vuoto]

Tutto ciò passa per una logica del diritto e quindi di contratto.

Modalità di deposizione del diritto:

• Rinuncia: “Quando non ci si preoccupa di sapere su chi ricade il beneficio della rinuncia”

• Trasferimento: togliersi il diritto a favore di qualcuno

Giustizia

“E quando, in un modo o nell’altro, si è abbandonato o ceduto un proprio diritto, si dice allora che si è

OBBLIGATI o TENUTI a non ostacolare coloro ai quali questo diritto è stato ceduto o abbandonato, dal

giovarsene e che si deve, ed è proprio DOVERE, non vanificare quell’atto volontario, perché il frapporre un

simile ostacolo equivarrebbe ad INGIUSTIZIA e INGIURIA, essendo sine jure. Infatti, si è in precedenza

rinunciato a quel diritto o lo si è trasferito. Perciò l’ingiuria o l’ingiustizia nelle controversie del mondo è

qualcosa di simile a ciò che nelle dispute scolastiche viene chiamato assurdità. Come in quella sede, infatti, è

chiamata un’assurdità contraddire ciò che si è sostenuto all’inizio, così nel mondo si chiama ingiustizia o

ingiuria l’atto di rendere volontariamente inefficace ciò che si è fatto volontariamente all’inizio. “

Completa giuridificazione della nozione di giustizia. Una volta ceduto il diritto se si compie un’azione volta

al riacquisto del potere si sta commettendo un’ingiustizia essendo “sine jure”. Infatti se si ha

precedentemente ceduto il potere al sovrano e quindi non si ha più il potere per intervenire.

“Ingiuria o ingiustizia è l’atto di rendere volontariamente inefficace ciò che si è fatto volontariamente

all’inizio”

Si cede il diritto per la pace e quindi è sciocco voler riprendersi il potere. Quando altresì si resiste per la

propria vita si è “in Jure” poiché si cede il potere e non la propria vita. Infatti “non è possibile che un uomo

abbandoni il diritto di resistere a chi lo assale con la forza per togliergli la vita, perché non è concepibile che

aspiri con questo mezzo ad un qualunque bene per se stesso”

Si è vincolati quando posso riconoscere la natura del vincolo che mi obbliga. La legge deve essere sempre

manifesta. Le leggi sono solo parole e quindi serve un potere che incuta timore nel caso della violazione.

Il corpo fisico si muove solo per interesse o in senso opposto se teme un male.

“il motivo e lo scopo per cui si compie una rinuncia.”

La passività di fronte ad ogni situazione è inconcepibile poiché ogni individuo vuole tutelare la propria vita.

Modi di trasferimento del potere

• Contratto: Il trasferimento reciproco [e immediato] di un diritto

• Patto: “uno dei contraenti può cedere la cosa oggetto del contratto da parte sua, e permettere che

l’altro adempia la sua parte in un determinato momento successivo, accordandogli fiducia durante

questo periodo di intervallo. In questo caso il contratto, per parte del secondo contraente, si dice

PATTO o CON-VENZIONE [Pact or Covenant]. Entrambe le parti possono anche stipulare ora di

adempiere il contratto successivamente.”. è qualcosa che succede in un periodo di tempo definito e

non immediato.

In una dimensione di assenza di garanzia si deve pensare all’immediatezza del contratto e non alla dilatezza

temporale del patto.

• Donazione: “Quando il trasferimento di un diritto non è reciproco, ma una sola delle parti lo

trasferisce con la speranza di ottenere con ciò l’amicizia o i servizi di un’altra persona o dei suoi

amici, oppure con la speranza di guadagnarsi la reputazione di persona caritatevole o magnanima o

di liberasi della sofferenza della compassione, oppure con la speranza di una ricompensa celeste”

il contratto è un vincolo quindi necessità di segni:

• Espliciti: parole (se riferite al futuro si chiamano promesse)

Il tempo verbale utilizzato all’interno delle frasi indica “da quando” ha efficacia il contratto. Le parole future

non hanno valore poiché riferite ad un tempo virtuale, sono promesse di un atto futuro della volontà.

Il tempo verbale del contratto è sempre nel presente poiché esiste solo un eterno presente. Inoltre i contratti

redatti con il tempo presente o passato indicano un trasferimento di potere immediato invece il tempo futuro

indica che il trasferimento del potere non è ancora avvenuto, il tempo futuro non è obbligante (nello stato di

natura).

Lo stato di natura non è passato ma è una condizione possibile nel caso in cui si sciolga il vincolo.

Il contratto è costantemente in origine quindi non è mai nel passato.

Lo scambio è valido nella dimensione del futuro solo se lo scambio è reciproco. Poiché il contratto

associativo non è quello tra un popolo e un sovrano ma tra individui di una moltitudine. Vincola il futuro.

Il contratto è tra noi che cediamo reciprocamente un diritto ad un terzo, ovvero rinunciamo al potere per un

sovrano.

Invalidità dei patti:” se si stabilisce un patto, in cui nessuna delle due parti è attualmente adempiente e lo si

fonda sulla fiducia reciproca, nella pura condizione naturale (che è una condizione di guerra di ciascuno

contro ogni altro) esso è nullo sulla base di qualsiasi sospetto ragionevole.”

Non si possono fare patti nello stato di natura.

Sono possibili solo se si obbedisce ad un potere comune.

Senza la garanzia di un potere terzo non possono esistere i patti ma solo i contratti: “Non è invece nullo, se

esiste un potere comune, posto al di sopra delle due parti, con un diritto e una forza sufficienti per imporre

l’adempimento”

Capitolo XV Le altre leggi di natura

La terza legge di natura asserisce che “Gli uomini debbono mantenere i patti che hanno fatto” 17

Infatti: “Senza di essa i patti si fanno in vano e non sono che parole vuote e, persistendo il diritto di tutti gli

uomini a tutte le cose, si è ancora nella condizione di guerra.”. È ingiusto non rispettare i patti ovvero tornare

indietro dalla cessione del diritto.

L’atto di rispettare i patti è la base per il concetto di giustizia.

Permane ancora il problema circa la volontà di rispettare i patti: è superabile solo grazie al “timore” di una

punizione. Ovvero è necessaria un’autorità terza che tuteli i contraenti.

“Pertanto, prima che i nomi di giusto e ingiusto possano trovar posto, deve esservi un qualche potere

coercitivo, per costringere ugualmente gli uomini all’adempimento dei loro patti col terrore di punizioni più

grandi del beneficio che si ripromettono dalla rottura dei patti medesimi, e per render valida quella proprietà

che gli uomini acquistano per mutuo contratto in compenso della loro rinuncia al diritto universale. Un

siffatto potere non esiste prima dell’istituzione dello Stato”

Hobbes ritiene l’inesistenza di una giustizia prima dell’esistenza di un potere legittimo in quanto i patti non

trasferiscono alcun diritto nell’immediato e quindi possono anche non esser rispettati in natura. (e neanche la

proprietà privata).

Gli uomini entreranno in una condizione di pace solo se pensano che ubbidendo al sovrano stanno ubbidendo

a sé stessi.

Non è una dimensione fiduciaria dal punto

La costituzione razionale è identitaria. L’artificialità è nel luogo del potere; in questo spazio deve prodursi

una perfetta indicazione. Il comando cui si ubbidisce deve essere riconosciuto come proprio.

“ciò significa anche che la giustizia è la volontà costante di dare a ciascuno il suo”

“Perciò dove non esiste suo, ossia dove non esiste proprietà, non esiste ingiustizia; e proprietà non esiste

dove non esiste un potere coercitivo costituito, cioè dove non esiste Stato, giacché [in questo caso] tutti gli

uomini hanno diritto a tutte le cose: quindi, dove non esiste Stato, nulla è ingiusto. Cosicché la natura della

giustizia consiste nel rispettare i patti validi, ma la validità dei patti non ha principio se non con la

costituzione di un potere civile sufficiente a costringere gli uomini a mantenerli; ed è allora che ha pure

principio la proprietà. […]”

Rispettare i contratti è una questione di proprietà ovvero dare a ciascuno il suo. Possedere un oggetto

significa avere diritto su quel soggetto ovvero goderne in modo esclusivo.

Quando gli uomini si ritraggono per cedere spazio, lo fanno tutti assieme poiché vivendo in un eterno

presente, tutti rinunciano contemporaneamente al loro potere. Il vuoto che si crea viene da quel momento

affidato ad un sovrano ( la cui figura nasce in quell’istante).

Il potere viene dal basso. È una forza che si crea non da una concessione ma da una rinuncia di diritti

condivisa fra tutti i cittadini ed è una cosa che funziona in ogni istante che si riproduce identica anche in

futuro.

L’unione deve essere una sottomissione alla propria volontà (che è nel Sovrano).

Hobbes non dimentica l’aspetto storico infatti sa che tutti gli stati sono frutto di una belligeranza ovvero la

conquista da parte di un sovrano. Tuttavia egli ritiene che tutti gli stati per funzionare come macchine devono

pensarsi come se creati attraverso un contratto.

Il contratto è un momento logico, tuttavia ci deve essere un effetto politico. Dal punto vista storico non c’è

mai un contratto.  Lo stato per origine belligerante (ovvero quello che si crea dal punto di vista storico) deve

essere come se fosse stato creato dal basso.

Quello che deve essere costituito è un uomo che pensi a sé stesso come individuo. La retorica è legata all’io e

non alla cittadinanza (che è appunto formata da tanti “io”). Infatti l’individuo deve essere costituito come

essere privato. Lo spazio pubblico è uno spazio vuoto all’interno del quale gli “io” si muovono per compiere

il loro interesse privato. Non esiste un fine della nazione, l’unico interesse pubblico è il mantenimento della

forma.

Lato materiale del potere= proprietà

“Ci sono [invece] alcuni che procedono troppo oltre e che sostengono che la legge di natura sia costituita da

quei precetti che conducono non già alla preservazione della vita terrena dell’uomo, ma al conseguimento,

dopo la morte, di una felicità eterna; alla quale ritengono che l’infrangere i patti possa condurre e sia, di

conseguenza, cosa giusta e ragionevole (tali sono quelli che ritengono un’opera meritoria l’uccidere, il

deporre o il rivoltarsi contro il potere sovrano costituito sopra di loro col loro consenso). Ma, poiché non c’è

alcuna conoscenza naturale dello stato dell’uomo dopo la morte e ancora meno della ricompensa che allora

sarà data al tradimento della promessa […], il tradimento della promessa non può essere chiamato un

precetto di ragione o di natura.”

Hobbes supera il concetto medievale secondo cui si poteva legittimamente deporre il sovrano. La concezione

Medievale si basava che il sovrano era “unto” da Dio e che quindi agiva secondo la sua legge; nel momento

in cui il popolo avesse ritenuto che il sovrano non compiva più la volontà di Dio, sarebbe stato legittimato ad

ucciderlo. La rivolta all’obbedienza posta al sovrano è ingiusta poiché si ha stipulato un patto che deve

essere rispettato.

Il comando e l’ubbidienza devono essere così stringenti da essere interiorizzati, infatti gli uomini devono

obbedire alle leggi in quanto espressione della loro volontà (poiché chi legifera detiene la propria volontà).

Gli uomini altresì devono desiderare di rispettare le leggi in quanto espressione della loro volontà. Si

passa da un’ubbidienza condizionata ad una che è assoluta poiché introiettata (è come se si obbedisse a se

stessi).

[Il sovrano essendo un dispositivo quindi può benissimo essere una persona o un parlamento.]

“Il tradimento della promessa non può essere chiamato un precetto di ragione o di natura”

La Giustizia:

• Commutativa: è quella dei contraenti, è una legge di natura “vale a dire l’adempimento al patto”

• Distributiva: “è la giustizia dell’arbitro; vale a dire l’atto del definire ciò che è giusto. Se, nel

compimento di questo atto (che gli è stato affidato da coloro che lo hanno scelto) l’arbitro mantiene

fede all’incarico, è detto distribuire a ciascuno il suo”.

Il potere del sovrano/parlamento è assoluto poiché non c’è potere più grande di fare le leggi.

“Le leggi di natura obbligano in foro interno; vale a dire, vincolano a desiderare che abbiano effettuazione.

Ma non obbligano sempre in foro externo, cioè al porle in atto. […]. La scienza di queste leggi è la vera e

unica filosofia morale. Infatti la filosofia morale non è altro che la scienza di ciò che è bene e male nei

rapporti e nella società degli uomini […]. [Ma] si resta nella condizione di mera natura (che è una condizione

di guerra) fintantoché l’appetito privato è la misura del bene e del male. […]. Questi dettami della ragione si

chiamano col nome di leggi di natura. Tuttavia impropriamente, poiché esse non sono che conclusioni o

teoremi concernenti ciò che conduce alla conservazione e alla difesa degli uomini, mentre la legge è

propriamente la parola di colui che detiene per diritto l’impero sugli altri. Ciononostante, se consideriamo i

medesimi teoremi in quanto comunicati dalla parola di Dio, che tutte le cose comanda per diritto, allora sono

chiamate leggi propriamente. […]”

Le leggi essendo espressione della volontà propria devono interiormente far desiderare agli uomini il loro

rispetto. Le leggi altresì definiscono gli spazi d’azione del diritto e quindi anche la distinzione tra “pubblico”

e “privato”. L’uomo se trova nel suo “io” la natura del “bene e del male” continua ad esistere in uno stato di

natura in quanto sono le sue pulsioni a dar valore al concetto di ”bene e male”. Tali leggi vengono definite di

19

natura poiché “scaturiscono naturalmente dall’uomo”, in realtà le leggi vere e proprie possono essere

prodotte solo da colui il quale ha il potere per produrle.

Le leggi di natura possono essere propriamente considerate come “leggi” solo nel caso in cui queste siano

prodotte da Dio che è l’entità suprema (e quinti tali leggi sarebbero l’espressione della sua volontà).

Per parlare del diritto di natura non ha parlato del concetto

Il sovrano è sovrano solo per istituzione sociale grazie ad una moltitudine sociale che gli lascia lo spazio

pubblico. Gli altri saranno sudditi nella misura in cui ubbidendo alle leggi del sovrano ubbidiscono a sé

stessi.

9/10/2017

Capitolo XVI - “Persone, autori” e cose impersonate –

È la differenza dell’opera rispetto la tradizione filosofica. Il Leviatano si distacca dal “de cive”

Il capitolo apre il discorso politico e chiude quello antropologico. È il dispositivo di funzionamento della

macchina del sovrano.

“G. Duso, la rappresentanza genesi e critica di un concetto, Franco Angeli”

La logica del contratto di per sé è insufficiente per spiegare un pensiero specifico.

La logica pattizia del contratto non è sufficiente a rendere pienamente pensabile un ordine capace di rendere

pacifica la vita degli uomini. Manca la possibilità razionale di avere fiducia, ovvero non pensare

all’immediatezza della stipula del contratto.

Il contratto funzionava solo con la presenza di una forza esterna.

“Una persona è colui le cui parole o azioni sono considerate come sua creazione, o come una

rappresentazione delle parole o azioni di un altro uomo, o di qualsiasi altra cosa cui vengono attribuite”

La definizione di persona presuppone che vi sia qualcuno che la consideri come tale. Si è una persona solo se

• Se le parole da lui prodotte sono considerate come tali  allora la persona si definisce come Naturale

• Se si riportano le parole di o le azioni di un altro uomo persona le riconosce come tali oppure se

qualcun altro mi riconosce come riportante le parole di qualcun altro.  allora la persona viene

definita come “dissimulata” o “artificiale”.

È necessaria una dinamica di riconoscimento.

“Riconoscimento sia veramente sia mediante finzione”

Finzione: quando qualcuno è incaricato di parlare per qualcun altro.

Rappresentante= persona fittizia poiché istituita, perlomeno quando parla a nome di altri.

“Una persona è dunque lo stesso che un attore, sia sulla scena che nella conversazione comune, e l’atto

dell’impersonare è l’agire od il rappresentare sé stesso o gli altro, e si dice che chi rappresenta altri sostiene

la parte di quella persona od agisce in suo nome”

Quando si parla di persone sia parla di maschere ovvero di ciò che gli altri possono vedere e riconoscere. Noi

tutti per gli altri siamo portatori di un sembiante esteriore ovvero di una maschera.

[Interiorità= parte che gli altri individui non possono vedere. Le leggi naturali riguardano solo il foro interno

in quanto il loro obbligo non riguarda le persone.]

Persona= attore: rappresenta il volto esteriore di sé. Si è un riflesso di qualcos’altro.

“Delle persone artificiali alcune trattengono le loro parole ed azioni da coloro che rappresentano. In questo

caso la persona è l’attore, e colui che crea le parole e le azioni e le concede a quello è l’autore”

Quando si agisce per conto di un’altra persona si da corpo all’azione della persona che si rappresenta.

“Delle persone artificiali, alcune hanno il riconoscimento delle loro parole e azioni da parte di coloro che

essi rappresentano: allora la persona e l’attore, colui che ne riconosce le parole e le azioni è l’AUTORE, e in

questo caso l’attore agisce con autorità. Infatti, quello che, parlando di beni e proprietà, si chiama

proprietario […], parlando di azioni, si chiama autore. E, come il diritto di possesso si chiama AUTORITÀ.

Cosicché per autorità si intende sempre il diritto di fare un atto, e fatto con autorità [significa] fatto per

incarico o col permesso di colui cui appartiene il diritto.”

Ovvero l’attore riconosce le decisioni dell’autore come proprie.

Figure:

• Rappresentante= autore, il cui diritto è quello del rappresentato.

• Rappresentato= attore, sul cui diritto si forma l’autorità del rappresentante.

Quando una moltitudine di individui si riconosce in una sola persona che è riconosciuta come loro

rappresentante, gli è possibile uscire dallo stato di natura.

“Una moltitudine diviene una sola persona, quando gli uomini [che la costituiscono] vengono rappresentati

da un solo uomo o da una sola persona e ciò avviene col consenso di ogni singolo appartenente alla

moltitudine.”

Il corpo di una persona deve diventare il corpo di tutti. L’unità della persona rappresentativa è la

rappresentanza delle persone rappresentate.

“Inoltre, poiché la moltitudine, di natura, è non una ma molti, non può essere intesa come un solo autore ma

come molti autori (di tutto quello che il rappresentante fa o dice in suo nome) – ognuno dando a colui che li

rappresenta tutti l’autorità appartenente a se stesso in particolare, e riconoscendo, nel caso di un

conferimento di autorità senza restrizione, tutte le azioni che questi compie.”

La moltitudine di persone che concedono la propria autorità al sovrano (quello che viene istituito come tale

in quel momento), compiono un atto personale. Il sovrano infatti rappresenta:

• La popolazione nella sua completezza

• Il singolo cittadino poiché noi stessi gli abbiamo ceduto il nostro potere.

“Se il rappresentante è costituito da molti uomini, bisogna considerare come voce di tutti quella del maggior

numero […]”

Il sovrano rappresenterà tutti i cittadini ma agirà secondo il criterio della maggioranza (NB. Non ha obbligo

di mandato) in quanto sarà il volere dei molti a guidarlo, gli altri dovranno assoggettarsi a questo volere

poiché è quello del sovrano e quindi, specularmente anche il loro.

Il criterio di scelta è l’effettualità della forza e quindi la maggioranza. Non è questione di “più giusto” ma di

“più forte”.

“Una moltitudine di uomini si trasforma in una persona quando è rappresentata da un uomo o da una

persona, perché ciò è il risultato del consenso di ciascun componente di quella moltitudine preso

singolarmente, non l’unità del rappresentato, ed il rappresentante costituisce una ed una sola persona, e non

si può intendere in altro modo l’unità di una moltitudine […] E se la rappresentanza è costituita da molti

uomini, la voce della maggioranza deve essere considerata come la voce di tutti. Infatti se per es. la

minoranza si pronuncia in senso favorevole e la maggioranza in senso negativo, i voti contrari saranno in 21


PAGINE

42

PESO

137.87 KB

PUBBLICATO

8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso laurea in scienze politiche, studi internazionali, governo delle amministrazioni
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher r.deluchi96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia delle scienze sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Farnesi Camellone Mauro.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Filosofia delle scienze sociali

Filosofia delle scienze sociali, argomento Marx
Appunto
Governo locale - sviluppo locale
Appunto
Riassunto esame Metodologia della ricerca sociale, prof. Pellegrini, libro consigliato Introduzione alla ricerca politica e sociale, Isernia
Appunto
Domande & Risposte - Scienza Politica - Almagisti
Appunto