La banalità del male
La banalità del male è un'espressione che ha reso celebre Hannah Arendt. Non deve essere intesa superficialmente o banalizzata. Nelle sue intenzioni, indica la sproporzione tra la fisionomia dei criminali nazisti, uomini comuni, mediocri funzionari o grigi burocrati, come Eichmann, e l'enormità del male da loro commesso. La grandezza non è solo quantitativa ma anche qualitativa dei crimini feroci da loro perpetrati. La banalità del male, per Arendt, indica sproporzione.
Il processo contro Eichmann
Quando nel 1961, a Gerusalemme, segue il processo contro Eichmann, a colpirla e scioccarla è questa sproporzione. La reazione alla vista di Eichmann è sconcerto: le azioni che lui aveva commesso erano mostruose, ma chi le aveva commesse era un uomo comune come tanti, normale. Né demoniaco né mostruoso. Per tutta la durata del processo, insisterà nel dichiararsi innocente. Affermava di non aver mai avuto intenzione di fare male a alcun ebreo, non aveva mai ucciso e nemmeno mai offeso. Per tutto il processo insisterà dicendo che aveva semplicemente obbedito agli ordini. Scrive Arendt: "Eichmann non faceva altro che protestare. Affermava di non aver mai voluto fare di sua spontanea volontà, mai nessuna intenzione, aveva solo obbedito agli ordini".
La sproporzione e la banalità del male
Si trattava di capire e comprendere questo nuovo tipo di criminale che, come Eichmann, si professa innocente e senza accorgersene contribuì allo sterminio di 6 milioni di ebrei. "Senza accorgersene" è il vero problema della banalità del male. Com'è possibile che non vi sia neppure avvertenza della colpa? Che non si senta colpevole?
Per rispondere, Arendt riprende alcune riflessioni svolte ne Le origini del totalitarismo. La tesi di questo capolavoro è che in uno stato totalitario, come quello nazista e sovietico, l'individuo è completamente plagiato e deresponsabilizzato. Plagiato da ideologia e propaganda martellanti, capaci di livellare le coscienze, di assopirle e addomesticarle, confondendole con la menzogna. Deresponsabilizzato perché inserito in un apparato statale come ingranaggio di una macchina in cui esercita una funzione limitata e non controlla l'insieme.
I massacri amministrativi
Quella che contraddistingue il massacro del popolo ebraico da quello di altri popoli è l'apporto tecnico e burocratico. Sebbene il massacro di interi popoli abbia precedenti, si tratta più propriamente di "massacri amministrativi", fugando il pregiudizio che certe mostruosità possano essere commesse solo ai danni di una razza diversa. Non è escluso che, nell'economia automatizzata di un futuro, gli uomini siano tentati di sterminare coloro con un QI al di sotto di un certo livello. Hitler aveva cominciato così, prima sterminò i disabili e gli esseri fragili e bisognosi.
Definendo la Shoah "massacro amministrativo", la Arendt coglie il motivo per cui lo sterminio degli ebrei rappresenta il primo caso disumano di massacro a opera dell'uomo. Tanti altri massacri ci furono, come quello degli armeni dai turchi, ma la Shoah è unica. Di unico ha che c'è una sorta di catena di montaggio della morte. Arendt coglie nel segno che erano massacri tecnico-amministrativi. L'apparato nazista era come una catena di montaggio per organizzare lo sterminio di massa.
La modernità e i suoi incubi
Il saggio dedicato a Kafka è un piccolo capolavoro. Il processo di Kafka è quasi una descrizione di quello che avverrà. Il protagonista del processo, Joseph K., viene invischiato in un processo in cui non si sa il capo d'accusa, lui non organizza la difesa, una sorta di incubo. Per essere assolto, K. fa di tutto, cerca di corrompere la portinaia, di arrivare al giudice, cerca di sciogliersi e liberarsi dall'ingranaggio soffocante.
In questo saggio, Arendt dà un'interpretazione un po' diversa. Adorno, nell'estetica in Kierkegaard, definisce Kafka come il più grande discepolo di Kierkegaard, esprime in parabole il suo pensiero. Il saggio mostra come molte volte la letteratura preceda per intuizioni la filosofia, serbatoio di idee per i filosofi. Kafka morì a 40 anni e la sua fama crebbe negli anni '20. I suoi ammiratori, pur dissentendo sul significato della sua opera, concordano su un punto: tutti colpiti dalla novità della narrazione, dalla modernità stilistica di nessun altro autore.
Kafka si è tenuto ben lontano dallo sperimentalismo tecnico, senza cambiare la lingua tedesca, la spoglia finché diviene chiara e semplice. Una delle possibili interpretazioni di semplicità della sua lingua è che la modernità di Kafka ha poco a che vedere con la moderna complicazione della vita interiore. Leggendo Kafka, c'è un'affascinazione vaga e generica. Finché il significato nascosto si rivela come verità semplice. Il romanzo Il processo ha talmente tante interpretazioni da riempire una biblioteca.
Joseph K. e il sistema
L'uomo processato da leggi che gli sono sconosciute e alla fine viene giustiziato. Nel tentativo di capire i motivi, scopre che dietro c'è una grande organizzazione, guardiani corrotti e magistrati di altissimo rango con servitori, scrivani e carnefici. K. ricorre a un avvocato che gli dice che la cosa da fare è adattarsi e non criticare. Chiede consiglio al cappellano che gli fa una predica sulla grandezza del sistema e gli dice di non cercare la verità: "non accettare tutto come vero ma come necessario".
Menzogna a principio universale. Arendt evidenzia come in questo incubo, K. evidenzia come colui che finisce nelle maglie di questi apparati amministrativi faccia fatica non solo a capire ma a districare. K. non capisce nulla di quello che accade, esce da un ufficio a un altro. È un incubo. Kafka capisce che la modernità sarebbe stata popolata da sorta di incubi, apparati amministrativi, eccessivo tecnicismo, dover imbrattare carte su carte, perdere ore e ore a cercare di venire a capo di una pratica. L'aveva capito benissimo.
Il ruolo dell'individuo nella macchina burocratica
Arendt aggiunge che apparato tecnico è alle dipendenze di politica corrotta e individuo come rotella di ingranaggio, avendo funzioni limitate, è deresponsabilizzato completamente. Eichmann dirà "io mi occupavo di trasporti" e davvero non aveva mai odiato o ucciso, ma faceva parte di macchina amministrativa. Faceva arrivare in orario perfetto i treni ad Auschwitz, piccolo tratto di quel complesso percorso, non vede l'intero. Non si sentiva responsabile.
Può rotella di ingranaggio complicato avere percezioni sue? Questa macchina enorme ha come fine, come dice Galimberti, "qual è il fine della tecnica?" è l'efficienza. Suo unico fine. Quando enorme macchina lavora bene è tutto. Non altro fine che efficienza, perde di vista lo scopo. Disumanizzante. Arendt coglie questo tratto in Kafka. Egli sapeva che individuo nelle maglie della macchina burocratica è già condannato.
L'interpretazione di Kafka
Interpretazione legge si accoppia a amministrazione illegalità, insensato automatismo ha privilegio dell'ultima parola. Ma negli anni '20 burocrazia non appariva ancora male grande come terrore nel romanzo. Persone spaventate dal racconto. Ricercarono altre spiegazioni e le trovarono in misterioso ritratto della realtà religiosa come terribile teologia. Concezione kierkegaardiana di Dio come trascendente nei romanzi di Kafka.
Ragione di equivoco va ricercata nell'opera di Kafka, egli ritrae società che si è arrogata il posto di Dio e uomini scambiano le leggi per divine. Ciò che va nel mondo è sua pretesa di rappresentare una necessità divina. Kafka vuole distruggere questo mondo facendo emergere sua odiosa struttura nascosta. Ma lettore degli anni '20, attratto dai contrasti, non vuole prestare ascolto alla ragione, comprende Kafka chiarisce quanto fosse adatto a questa società. Falsa necessità e menzogna come legge divina.
Per la prof alla fine K. viene giustiziato e prima di esecuzione grottesca c'è una scena nel duomo in cui prologo dell'omino dinanzi alla legge. È legge morale. È etica. Kafka è ebreo. Omino davanti alla legge cerca di entrare nel palazzo della legge ma ha paura del primo guardiano che lo sbarra, cerca di corromperlo, cerca di entrare ma lo ferma. Alla fine, omino dopo anni sta per morire chiama guardiano e pietosamente gli si fa vicino e gli chiede come mai non riesce a entrare nella legge, guardiano vede che sta morendo e chiude le porte e omino non capisce. Guardiano gli dice che porte erano aperte solo per lui e le chiude. Che significa?