La filosofia dell’educazione è diversa dalla pedagogia in senso stretto:
pedagogia = la tecnica dell’insegnamento e usufruisce di altre
discipline
filosofia = un idea più complessa di cos’è l’educazione, nella storia e
nella politica.
La FILOSOFIA DELL’EDUCAZIONE = cerca di capire i nessi fra le
pedagogie e le tecniche vere e proprie + la complessità del pensiero + capire i
nessi tra i sistemi dell’educazione.
Edgar Morin
Nato a Parigi nel 1921, filosofo e sociologo francese, noto per l'approccio
transdisciplinare con il quale ha trattato un'ampia gamma di argomenti.
L'autore ha dedicato gran parte della sua opera ai problemi di una "riforma
del pensiero", affrontando le questioni centrali che pone alla base delle sue
riflessioni sull'umanità e sul mondo: la necessità di una nuova conoscenza che
superi la separazione dei saperi presente nella nostra epoca e che sia capace
di educare gli educatori ad un pensiero della complessità.
In Morin è anzitutto fondamentale la distinzione tra civilizzazione e cultura.
La cultura è l'insieme delle credenze e dei valori caratteristici di una determinata
comunità. La civilizzazione è invece il processo attraverso il quale si
trasmettono da una comunità all'altra: le tecniche, i saperi, le scienze.
Le tre sfide di Morin conducono all’organizzazione del sapere.
LA SFIDA CULTURALE Morin sostiene che "la cultura, ormai, non solo
è frammentata in parti staccate, ma anche spezzata in due blocchi": da una parte
la cultura umanistica "che affronta la riflessione sui fondamentali problemi
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umani, stimola la riflessione sul sapere e favorisce l’integrazione personale delle
conoscenze", dall’altra, la cultura scientifica che "separa i campi della
conoscenza, suscita straordinarie scoperte, geniali teorie, ma non una riflessione
sul destino umano e sul divenire della scienza stessa". A ciò va aggiunta
LA SFIDA SOCIOLOGICA "l’informazione è una materia prima che la
conoscenza deve padroneggiare e integrare", una conoscenza "costantemente
rivisitata e riveduta dal pensiero", il quale a sua volta "è oggi più che mai il
capitale più prezioso per l’individuo e la società".
LA SFIDA CIVICA L’indebolimento di una percezione globale conduce
all’indebolimento del senso della responsabilità, poiché ciascuno tende a essere
responsabile solo del proprio compito specializzato, così come
all’indebolimento della solidarietà, poiché ciascuno percepisce solo il legame
con la propria città: "la conoscenza tecnica è riservata agli esperti" e "mentre
l’esperto perde la capacità di concepire il globale e il fondamentale, il cittadino
perde il diritto alla conoscenza".
Secondo Morin è necessario raccogliere queste sfide attraverso la riforma
dell’insegnamento e la riforma del pensiero: "è la riforma di pensiero che
consentirebbe il pieno impiego dell’intelligenza per rispondere a queste sfide e
che permetterebbe il legame delle due culture disgiunte. Si tratta di una riforma
non programmatica ma paradigmatica, poiché concerne la nostra attitudine a
organizzare la conoscenza".
Per spiegare questo concetto Morin richiama una frase di Michel de
Montaigne: "È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena". Egli
perciò distingue tra
“una testa ben piena” = una testa nella quale il sapere è accumulato,
ammucchiato, e non dispone di un principio di selezione e di
organizzazione che gli dia senso"; e
2 una “testa ben fatta” = che, invece di accumulare il sapere, comporta
"un’attitudine generale a porre e a trattare i problemi; principi
organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro senso".
Secondo Morin, una "testa ben fatta", mettendo fine alla separazione tra le
due culture, consentirebbe di rispondere alle formidabili sfide della globalità e
della complessità nella vita quotidiana, sociale, politica, nazionale e mondiale.
L’educazione deve favorire l’attitudine della mente a porre e a risolvere i
problemi e deve, in particolar modo, stimolare il pieno impiego dell’intelligenza
generale. Questo impiego richiede il libero esercizio de:
curiosità : facoltà più viva e diffusa dell’infanzia e dell’adolescenza;
che molto spesso l’insegnamento spegne ma che deve essere spronata e
incoraggiata.
Dubbio : che permette di ‘ripensare il pensato’ e che mette in moto
quell’ars cogitandi (include l’uso della logica, della deduzione,
dell’induzione), l’arte dell’argomentazione e quella della discussione.
‘metis’ graca : cioè l’insieme di attitudini mentali che combinano
l’intuizione, la sagacia, la previsione, l’elasticità mentale, la capacità di
cavarsela.
Serendipità : arte di trasformare dettagli apparentemente insignificanti
in indizi che consentono di ricostruire tutta una storia.
La filosofia è una forza di riflessione e interrogazione sui problemi della
conoscenza e della condizione umana.
Una testa ben fatta è una testa atta a organizzare le conoscenze così da evitare
la loro sterile accumulazione. Comporta operazioni di
Interconnessione (congiunzione, implicazione, inclusione)
3 Separazione (differenziazione, opposizione, selezione)
Analisi
Sintesi
Il processo è circolare, passa dalla separazione al collegamento, dal
collegamento alla separazione, poi dall’analisi alla sintesi e viceversa.
La nostra società e il nostro insegnamento hanno privilegiato la separazione e
l’analisi a scapito dell’interconnessione e della sintesi che rimangono
sottosviluppati.
Proprio perché il nostro modo di conoscenza ci permette di distinguere gli
oggetti tra loro è necessario concepire ciò che li interconnette, cioè è necessaria
una conoscenza specifica del suo contesto. La contestualizzazione (Croce
utilizza il termine storicizzare) è importante perché nessun problema, per quanto
astratto, viene valutato se non contestualizzato. Dunque, lo sviluppo della
contestualizzazione e della globalizzazione dei saperi diventa un imperativo
dell’educazione PENSIERO ECOLOGIZZANTE : esso non si limita solo a
situare un evento nel suo contesto, ma incita anche a vedere come modifichi
questo contesto o come lo chiarisca. Tale pensiero diventa con ciò anche
inevitabilmente pensiero del complesso.
A tal proposito, possiamo dire che accanto al problema della
contestualizzazione c’è il problema della complessità. C’è complessità quando
sono inseparabili le differenti componenti che costituiscono un tutto (come
quella economica, politica, sociologica, psicologica) e quando c’è un tessuto
interdipendente, interattivo e inter-retroattivo fra le parti e il tutto e fra il tutto e
le parti.
La complessità non è la somma delle cose; esempio la nostra vita non è la
somma dei nostri vissuti.
4 Morin – EDUCARE ALLA COMPLESSITà – non è la semplice
interdisciplinarità (mettere una serie di discipline e collegarlo) – Complessità è
pensare a tutte le discipline e cercare di collegarle ai problemi della vita. Più una
persona è in questa condizione più è utile nella vita. Complessità è
problematizzare le cose.
Inoltre accanto al concetto di complessità Morin parla anche di
SPECIALIZZAZIONE dice che è necessaria alla nostra società ma non
significa che ‘necessariamente’ l’uomo debba fare solo quello (la complessità),
ma ampliare la conoscenza. Lo specialismo non può vivere senza complessità.
Inoltre una società non deve essere basata solo sullo specialismo perché
altrimenti essa si inaridirebbe, cioè la società diverrebbe atomizzata dove non si
è capaci di fare scelte civiche. Lo specialismo ha la sua grande forza nella
contestualizzazione.
Pascal riteneva che sia impossibile conoscere le parti senza conoscere il tutto,
così come è impossibile conoscere il tutto senza conoscere le parti. Per pensare
localmente si deve pensare globalmente, come per pensare globalmente si deve
pensare anche localmente.
Nel XX secolo con la seconda rivoluzione scientifica si ha uno nuovo spirito
scientifico che spinge a interconnettere, contestualizzare e globalizzare saperi
fino ad allora frammentati e compartimentali. La nascita di nuove discipline che
contribuiscono alla formazione di una testa ben fatta. Queste nuove scienze,
ecologia, scienza della terra, cosmologia, hanno per oggetto non un settore o una
parte, ma un sistema complesso che costituisce un tutto organizzatore. Esse
infrangono il vecchio dogma riduzionista di spiegazione attraverso l’elementare;
esse considerano: dei sistemi complessi nei quali le parti e il tutto si
interproducono e si interorganizzano a vicenda, e, nel caso della cosmologia, un
a complessità che è al di là di ogni sistema.
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ECOLOGIA in questa scienza si è imposta l’idea di ECO-SISTEMA :
insieme delle interazioni tra popolazioni viventi in seno ad un’unità geofisica
determinabile costituisce un’unità complessa di carattere organizzatore.
L’ecologia può essere uno degli strumenti per capire la complessità dei
fenomeni.
SCIENZE DELLA TERRA in seguito alla scoperta della tettonica delle
placche, questa nuova scienza considera il nostro pianeta come un sistema
complesso che si auto-produce e auto-organizza. Inoltre questa scienza ha anche
rivitalizzato la geografia: scienza complessa per definizione poiché comprende
la fisica terrestre, la biosfera, gli insediamenti umani; essa ritrova le sue
prospettive multidimensionali, complesse e globalizzanti.
COSMOLOGIA la concezione di un cosmo singolare in divenire. Per
conoscere questo cosmo, si associano all’osservazione astrofisica i risultati degli
esperimenti microfisici, cioè si associa la disciplina dell’infinitamente piccolo
alla discipline dell’infinitamente grande.
Morin aiutandosi con queste nuove scienze, che differiscono dalla fisica
classica, cerca di affrontare la ‘realtà’. Le reputa scienze oggettive, che sono
semplicemente la descrizione di un fenomeno in quel momento. Non c’è una
verità assoluta. La scienza non vuole sapere chi ha fatto l’uomo ma come esso è
fatto. Capitolo 3
La condizione umana
L’apporto della cultura scientifica –
-
6 Lo studio della condizione umana non dipende soltanto dai lumi delle scienze
umane ma dipende anche da quelle scienze naturali quali sono la cosmologia, le
scienze della Terra e l’ecologia.
L’essere umano ha la sua origine nella natura vivente e fisica, ma ne emerge e
se ne distingue attraverso la cultura, il pensiero e la coscienza.
L’apporto delle scienze umane –
-
Paradossalmente, sono le scienze umane che oggi apportano il contributo più
debole allo studio della condizione umana in quanto sono disgiunte, frazionate e
compartimentale.
Le religioni, i miti, le ideologie dovrebbero essere considerate per il loro
potere e la loro influenza sulle menti umane e non più come ‘sovrastrutture’.
L’apporto della cultura umanistica –
-
L’apporto della cultura umanistica allo studio della condizione umana resta
capitale. L’importanza del linguaggio è nei suoi poteri e non nelle sue leggi di
funzionamento.
In ogni grande opera della letteratura, del cinema, della poesia, della musica,
della pittura, della scultura c’è un pensiero profondo sulla condizione umana.
Capitolo 4
Apprendere a vivere
7 Durkheim affermava che l’oggetto dell’educazione non è dare all’allievo una
quantità sempre maggiore di conoscenze, ma è ‘costituire in lui uno stato
interiore profondo che l’orienti in un senso definito e per tutta la vita’. Ciò
significa che imparare a vivere richiede non solo conoscenze, ma la
trasformazione, nel proprio essere mentale, della conoscenza acquisita in
sapienza e l’incorporazione di questa sapienza per la propria vita.
La scuola di vita e la comprensione umana –
-
La cultura umanistica fornisce le conoscenze, i valori, i simboli che orientano
e guidano le vite umane = una preparazione alla vita per tutti.
Letteratura, poesia, cinema devono essere considerati come scuole di vita in
molteplici sensi:
Scuole della lingua : che rivela tutta la sua qualità e possibilità
attraverso le opere di scrittori e poeti e permette all’adolescente di
esprimersi pienamente nella sua relazione con gli altri.
Scuole della qualità poetica della vita, e quindi dell’emozione estetica e
dello stupore.
Scuole della scoperta di sé, in cui l’adolescente può riconoscere la sua
vita soggettiva attraverso quella dei personaggi di romanzi o di film.
Può scoprire la rivelazione delle proprie aspirazioni, problemi, verità,
non solo in un libro che espone idee, ma anche, e talvolta, più
profondamente, in un poema o in un romanzo.
Scuole della complessità umana: la conoscenza della complessità
umana fa parte della conoscenza della condizione umana e poiché nello
stesso tempo questa conoscenza ci inizia a vivere con esseri e situazioni
complesse. È nel romanzo o nel film che si riconoscono i momenti di
8 verità dell’amore, i tornenti delle anime straziate e che si scoprono le
instabilità profonde dell’identità.
Scuole della comprensione umana: nella lettura o nella visione
cinematografica, la magia del libro o del film ci fa comprendere ciò che
nella vita quotidiana non comprendiamo. La letteratura è “la sola a
saper rappresentare e chiarire le situazioni di incomunicabilità, di
chiusura in sé stessi, di qui pro quo comici o tragico”; possiamo
imparare le lezioni fondamentali della vita, la compassione per le
sofferenza di tutti gli umiliati e la comprensione autentica.
Letteratura, poesia, cinema, psicologia, filosofia dovrebbero convergere per
divenire scuole di comprensione. ESSE DEVONO ESSERE CONSIDERATE
COME SCUOLE DI VITA.
L’iniziazione della lucidità –
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L’iniziazione alla lucidità è di per se stessa inseparabile da un’iniziazione
all’onnipresenza del problema dell’errore.
Si deve insegnare che ogni percezione è una traduzione ricostruttiva, operata
dal cervello a partire dai terminali sensoriali, e che nessuna conoscenza può fare
a meno dell’interpretazione. L’apprendistato alla comprensione fa parte
dell’apprendistato alla lucidità, esso non sono non è mai compiuto una volta per
tutte, ma deve essere continuamente ricominciato (rigenerato).
L’introduzione alla noosfera –
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Noi alimentiamo con le nostre credenze e le nostre fedi, i miti o le idee
generati dalle nostre menti, e questi miti o idee acquistano consistenza e potere.
Non siamo solo possessori delle idee, ma da esse siamo anche posseduti, capaci
di morire o di uccidere per un’idea.
Si dovrebbe così poter aiutare gli adolescenti a muoversi nella noosfera =
mondo delle idee, del mito e dell’immaginazione.
9 La filosofia della vita –
-
L’insegnamento della filosofia potrebbe fornire come strumento i due frutti
più preziosi della cultura europea: la razionalità critica e autocritica, che
permette proprio di auto-osservarsi e che favorisce la lucidità, e dall’altra parte,
la fede incerta.
La filosofia concerne l’esistenza di ciascuno e la vita quotidiana. Essa non è
una disciplina, è una forza di interrogazione e di riflessione che verte non solo
sulle conoscenze e sulla condizione umana, ma anche sui grandi problemi della
vita. Il filosofo dovrebbe ovunque stimolare l’attitudine critica e l’autocritica,
fermenti insostituibili di lucidità, e ovunque incoraggiare alla comprensione
umana, compito fondamentale della cultura.
Capitolo 5
Affrontare l’incertezza
Il contributo più importante del sapere del XX secolo è stato lo scoprire che la
conoscenza ha dei limiti ed è incerta. Morin pensa che ciò non è negativo ma è
una grande conquista perché ci mette in condizioni di poterla affrontare, non ci
si deve rassegnare allo scetticismo.
Parlare di incertezza per Morin significa parlare di libertà.
Dice Morin l’incertezza domina in tutti i livelli e in tutti i campi. In campo
fisico e biologico (biologo Maturana), con la prima rivoluzione scientifica, è
crollato il principio deterministico e il mito dell’oggettività. Essa ha ridotto la
sfera del calcolabile e del misurabile a una provincia dell’incalcolabile e dello
sconfinato.
10 In campo delle scienze umane, la condizione umana è segnata da due tipi di
incertezze:
incertezza cognitiva incertezza storica
quando conosciamo non abbiamo mai
la certezza, facciamo una ricostruzione
della realtà e questo comporta dei
rischi.
Ci sono tre principi d’incertezza nella conoscenza:
Cerebrale Fisico Epistemologico:
la conoscenza non è mai la conoscenza dei fatti è deriva dalla crisi dei
un riflesso del reale, ma sempre debitrice fondamenti di certezza
sempre traduzione e dell’interpretazione della filosofia (da
ricostruzione, cioè Nietzshe)
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