Che materia stai cercando?

Filosofia della Storia

Appunti di Filosofia della storia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Ghia dell’università degli Studi di Trento - Unitn, Facoltà di Lettere e filosofia, del Corso di laurea in filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Filosofia della storia docente Prof. F. Ghia

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

lo collettivo, ovvero il particolare si fa universale e viceversa. Il diritto si fa

mediatore tra l’universale e il particolare.

Hegel vede lo stato come l’unione tra sostanzialità soggettiva e oggettività politica e

distingue tra diritto statuale interno, diritto statuale esterno e storia del diritto.

La costituzione viene vista come elemento di unità sostanziale dello stato. La

costituzione non è qualcosa che può essere stato fatto, non ha a che vedere con la

dimensione della concreta operatività. La costituzione si dà insieme alla unità

sostanziale del popolo di cui quella costituzione è espressione. La costituzione di uno

stato forma un’unica sostanza con la religione, con l’arte e con la filosofia del popolo

che quella costituzione esprime.

La costituzione nella sua forma oggettiva rimanda in forma esplicita alle tre forme

fondamentali dello spirito oggettivo. La dimensione della soggettività viene

progressivamente minimizzata da parte di Hegel, come le buone intenzioni della

moralità che sono sì una bella cosa, ma all’atto pratico non hanno nessuna efficacia.

L’enfasi che Hegel pone sulla dimensione oggettiva è un’enfasi che evidentemente ha a

che fare con la preoccupazione hegeliana di dare concreta attuazione all’oggettività. La

costituzione è il modo in cui lo spirito dello stato trova una sua concreta applicazione.

Lo stato sorge come un atto di imperio, ovvero istintivamente e non riflettendo. Nello

sviluppo della storia, lo stato prende forma attraverso la costituzione. Vi è una

distinzione, all’interno di esso, tra chi comanda e chi obbedisce, in quella che si può

definire una dialettica del comando. La costituzione, in questo senso, è ciò che dà vita e

realtà allo stato in forza di questo nesso tra comando e obbedienza. Ciò è reso possibile

solo se questa dialettica viene esplicitata attraverso una suddivisione del potere.

La suddivisione del potere, dice Hegel, deve avvenire sulla base di tre momenti

fondamentali del concetto, ovvero universalità, particolarità e singolarità. Di fatti, la

tripartizione del potere corrisponde alla tripartizione del concetto:

• Potere legislativo (universalità): determina la legge universale a cui ogni

cittadino deve essere riconoscente e in cui si riconosce;

• Potere esecutivo (particolarità): applica l’universalità delle leggi ai casi

particolati;

• Potere giudiziario (singolarità): singolarizza nella soggettività delle istituzioni il

momento universale e particolare;

La forma di governo che predilige Hegel è la monarchia costituzionale, ovvero il potere

del principe che rappresenta l’aufhebung del momento aristocratico e del momento

democratico e sintesi tra la monarchia patriarcale, l’aristocrazia e la democrazia,

riprendendo l’idea classica della forma migliore di governo.

La costituzione deve risultare organicamente dalla storia dello spirito del popolo. Lo

scopo vuole essere quello di non rendere la costituzione come qualcosa di già fatto e di

fattibile. Essa infatti non può essere un qualcosa di modificabile.

Fichte nel “Discorso alla nazione tedesca” compie un’operazione simile a quella

adottata da Hegel, ovvero porre al fondamento di tutto la formazione di uno spirito di

una nazione. L’unità dello stato è rappresentata dalla costituzione, espressione profonda

in un’unità spirituale di un popolo.

La dimensione politica e la dimensione della moralità non possono essere separate.

priv L’idea di stato etico è quella di uno stato che deve protegger ei principi della vita etica.

ato, Questa idea rappresenta un po’ uno scandalo nella trattazione hegeliana, perché è una

ma trattazione che contraddice ogni presupposto di una libera espressione delle opinioni

anc all’interno della comunità politica. Hegel, in questo senso, non dà una risposta univoca.

he Lo stato diventa sì grande mediatore della moralità, ma questo crea una contradizione

quel

riguardo la

nozione di

libertà come

assoluto.

Hegel dice

“Libertà può

esserci solo

dove

l’individuali

tà viene saputa come qualcosa di positivo nella natura divina”.

Ciò che per l’uomo è libertà è nella natura divina necessità. Nella natura divina, libertà e

necessità coincidono e la potenza assoluta e la potenza ordinata sono unificate, quindi

non vi è differenza tra libertà e necessità.

Quel nesso tra dimensione razionale e intelligibile trova in quello che Hegel dice un

ulteriore momento di sviluppo e di chiarezza: l’essere mondano, in quanto inserito nella

storia infinita, è un essere relativo o ingiustificato. L’essere mondano è ingiustificato

perché non ha in sé la possibilità di rispondere alla “questio iuris”. Hegel inserisce la

Rechtvertingung, ovvero l’approntamento del diritto, come processo del manifestarsi

della questio iuris, nell’accezione kantiana del termine. Kant dice che ci sono due

domande: la prima riguarda la costituzione fattuale di una determinata norma, mentre la

seconda riguarda la costituzione sostanziale e ontologica della norma- Da queste due

domande, Kant fonda la nozione per cui il termine “deduzione” viene assunto in

accezione giuridica.

Per rispondere al perché questo essere finito abbia una costituzione ontologica e possa

cioè rispondere di sé alla domanda “quid iuris”, occorre che il principio esista non come

qualcosa che è dato per casualità, ma esista come qualcosa che è dato per necessità, per

questo lo stato si basa sulla religione.

Il basarsi dello stato sulla religione vale in maniera regolativa, ovvero la fondazione

della giustizia della oggettività del particolare nell’universale è data come se fosse

iscritta nella verità eterna della natura di Dio, come se la libertà fosse da lato divino una

espressione della necessità della natura di Dio.

Hegel questo passaggio non lo fa, mentre Kant sì, ma la verità è che Hegel non lo può

fare, in quanto dalla premessa della coincidenza tra pensiero ed essere l’uso dei concetti

sarà sempre costitutivo, in quanto regolativo sarebbe una contraddizione. Non è lo stato

etico nell’accezione negativa del termine, ma lo è come non può non essere secondo la

sua essenza.

L’analogia funziona dal momento in cui Hegel sceglie la monarchia costituzionale come

migliore forma di governo.

Lo scopo di Hegel è quello di avere coscienza della verità. Lo stato consente la

30.11.2015 dimensione positivi dell’individualità (la coscienza come auto-coscienza) e attraverso

questa operazione rende possibile e concreta la libertà.

Emerge così un’idea di distacco tra sé e l’età di Goethe. Anche Hegel nella sua essenza

è fondamentalmente un romantico quando parla dello stato collegandolo allo spirito del

popolo. La storia dello stato, le azioni degli individui, l opere degli antenati degli

individui, tutto appartiene agli individui e gli individui fanno parte di questo tutto che

forma a loro sostanza. Il rapporto tra individuo e totalità è di co-appartenenza reciproca.

Ogni individuo è figlio del suo popolo ed è anche figlio del suo tempo.

Il diventare cosciente di sé di una individualità in una totalità è qualcosa che non

riguarda solo una semplice nazione determinata, ma è un processo universale, del corso

stesso della storia universale. Per Hegel il processo di questo corso della storia

universale è l’idea del mutamento del divenire. Il mutamento nella sua forma astratta e

generale è diventato ormai l’idea di un progresso verso il meglio.

In Hegel dice che la storia è il regno di qualcosa che è perfettibile. Nell’uomo c’è una reale

troviamo più capacità di mutamento verso il meglio e questo permette di superare la regola continua

la “curva” della natura. La storia può superare la

tipica

dell’epoca

barocca e

c’è l’idea di

una

teologia.

Hegel nel

principio del

mutamento

dice che c’è

una

differenza

tra

mutamento

astratto nel

corso della

storia e

mutamento

concreto nel

regno della

natura, il

quale è

costantemen

te ciclico.

La presenza

costante che

il ciclo della

natura non

rimanda ad

un

mutamento

nel senso di

un

progresso,

ma il gioco

multiforme

delle forme

che assume

il

mutamento

nella natura,

sul terreno

dello spirito

le cose

avvengono

in modo

assolutamen

te diverso.

C’è un

impulso

nell’uomo

verso la

perfettibilità

. Leibniz infondo lo stesso infinito è ancora finito. Il vero infinito è quello che agli occhi di Hegel

02.11.2015 deve superare il finito con l’aufhebung, ovvero deve riconoscere e realizzare dietro le

parvenze della finitudine la sua stessa infinità. Occorre passare quindi al piano

dell’autocoscienza, spostandoci dal piano metafisico al piano storico.

legge

continua e Il progresso accanto all’esistenza, come un qualcosa che limita il fine, rimane una

introdurre formulazione astratta. Il corso della storia non è un alternarsi di periodi improntati da un

una legge principio di progresso e altri di regresso. Manca, in questo senso, la percezione di

della un’auto-interpretazione immediata dello spirito all’interno della storia e questo non è

discontinuit possibile per Hegel. Occorre che l’auto-coscienza dello spirito sia qualcosa che avviene

à. La già nel momento presente e che non sai un processo di qualcosa che può essere

perfettibilità determinabile solo in un secondo momento. Lo sviluppo della storia avviene in ogni

per Hegel è istante della storia.

qualcosa di Il processo di autocoscienza dello spirito non conosce momenti di discontinuità per

indeterminat Hegel, ma lo sviluppo della storia è qualcosa che può essere logicamente deducibile in

o; di fatti astratto nel concreto però è la filosofia dello spirito che ci dice come la storia sia un

nella critica procedere di eventi che attestano il farsi o il divenire dell’autocoscienza. La logica ci dà

hegeliana al la potenzialità dello spirito e ci dice quanto l’autocoscienza è in potenza. La filosofia

concetto di dello spirito ci dà l’autocoscienza in atto.

progresso,

vi è un Il fatto che l’atto preceda la potenza dal punto di vista dell’essenza, significa che ogni

riflesso della momento di imperfezione è già contenuta nell’atto con cui la ragione, ovvero lo spirito,

critica si fa principio auto-cosciente. Ciò che appare fenomenologicamente un decorso è dal

hegeliana al lato ontologico già contenuto nell’in-sé.

concetto di L’imperfezione è già in qualche modo risolta nell’idea. Infatti se esaminiamo dal lato

cattivo dell’atto, troviamo qualcosa che è già realizzato. Hegel con può del tutto staccarsi dal

infinito, romanticismo, perché supera l’idea del cattivo infinito anche all’interno della storia,

ovvero come Fichte e Tathandlung. In Hegel diventa l’idea di uno spirito del mondo come

l’infinito autocoscienza: interpretare la storia come l’azione di Dio all’interno della storia, perché

che non è un la storia è retta da un atto puro che non è limitato dalla potenza. Il logos, in questo

vero senso, è azione.

infinito, in

quanto non La filosofia nasce all’interno di un tessuto storico ben preciso e concreto. Il compito di

supera una filosofia della storia è vedere la storia come il luogo nel quale i ha a che fare con un

veramente il progresso, con una potenzialità nel suo darsi nel qui ed ora.

finito, ma lo La storia nel suo farsi è azione in quanto momento che realizza la libertà dell’uomo. Lo

fa spirito nella storia è già pienamente realizzato e non potrebbe non essersi già

continuame pienamente realizzato se non si ricadrebbe nell’idea del cattivo infinito. Questo produce

nte esiti che non sono pre-determinabili. L’unica dimensione assolutamente pre-

risorgere. determinabile nella storia è l’idea della libertà. Ogni filosofia della storia è una teodicea.

Esprime Anche le dis-teleologie della storia in cui la libertà viene repressa, testimoniano in

allora solo negativo la realizzazione e il farsi della libertà.

l’esigenza

astratta del I momenti storici sono i momenti in cui per via negativa la coscienza individuale e

suo universale apprender sé stessa come coscienza libera. L’esistenza di una negatività, di

superamento una antitesi, diventa un momento dialettico all’interno della storia di un riconoscimento

, senza mai di un principio di libertà.

superarlo. Lo spirito e il corso dello sviluppo storico costituiscono l’essenza stessa della storia. Ciò

L’assoluto distingue la coscienza dell’uomo dalla natura e consente il venire a coscienza della

di Fichte libertà.

pone

l’infinito

accanto al

finito, ma se

l’infinito è

ciò che

limita il

finito, Hegel è scettico nei confronti della nozione di perfettibilità, perché si traduce in una

sorta di riedizione del cattivo infinito.

Secondo Hegel ci sono tre livelli in cui è possibile individuare la nozione di progresso:

• Lo spirito sembra immerso nella mera naturalità, quindi spirito e natura

coincidono.

• Lo spirito emerge al di sopra della mera naturalità ed emergendo giunge alla

coscienza della propria libertà. È un distacco che trae origine dalla naturalità

mediata. L’etnologia vede una sorta di sviluppo antropologico dell’umanità,

secondo cui l’umanità si sviluppa in modo ciclico con stati che in qualche modo

si ripetono. Nel momento in cui io scopro una popolazione che vive in uno

stadio di civiltà precedente al nostro è di interesse della ricerca perché posso

capire come la nostra stessa civiltà si è formata. È la base geografia della storia

mondiale, come la definisce Hegel.

• Lo spirito si libera definitivamente del rapporto con la natura ed eleva la sua

libertà particolare a libertà universale.

Sono i principi fondamentali del processo universale e ciascuno è al suo interno il

processo con il quale lo spirito da forma a sé stesso. Ogni momento è frutto di

dialettiche interne ed è un processo che avviene secondo un dinamismo costane che non

conosce mai requie. È la dialettica interna alla dialettica dello sviluppo universale, la

quale avviene secondo una razionalità, ma poteva anche avvenire diversamente.

È il rapporto tra la formazione dei singoli popoli e la conformazione geografica del

mondo. Diventa necessario conferire al processo storico i tratti di una concretizzazione

esteriore. Si manifesta nel rapporto dell’uomo con le determinazioni naturali della sua

esistenza. Non solo è un distacco eroico e astratto sul piano del pensiero, ma è il

distacco dalla naturalità per avere la facoltà della libertà di dominarla, un anti-

naturalismo della filosofia della natura di Hegel.

Ciò che costituisce la natura, in Hegel, non è mai un dato ad assumere come qualcosa

che ha valora intrinseco. È la dialettizzazione di un rapporto dialettico rispetto allo

spirito.

L’aspetto dell’anti-naturalismo si traduce nell’idea che l’uomo ha il compito di

dominare la natura e, nel dominarla, l’uomo da voce alla propria libertà e quindi allo

spirito.

Nel terzo capitolo della Genesi, viene stabilito l’ordine di priorità gerarchica dell’uomo

sulle altre specie viventi e sulla natura in generale. La struttura antropologica

fondamentale è alla base della struttura stessa della storia. In Hegel l’uomo assume

coscienza di sé pienamente, nel momento in cui assume la responsabilità del rapporto

con la natura. Il rapporto è di dominio, ma bastato sulla nozione di libertà. In Hegel

siamo sempre sul limite, ma non va tuttavia semplificato troppo il tema della libertà.

La giustificazione teorica dell’inserzione all’interno delle lezioni di filosofia della storia

di una sezione della fase geografica, appare un po’ bizzarra in Hegel, il quale, in altre

opere, ce ne dà ragione.

Nel paragrafo 391 e 395 dell’Enciclopedia delle scienze dello spirito, egli parla del

rapporto tra lo sviluppo supremo a cui perviene la disposizione originaria del carattere

di nazione e la disposizione originaria del carattere nazionale coordinato dalla natura.

Viene così costituito un nesso chiaro tra ciò che una nazione è diventata nella sua

determinazione più evoluta e la disposizione originaria dello spirito condizionato dalla

Libertà che natura esteriore.

trova il Già Montesquieu aveva trovato una correlazione tra leggi di un popolo e le condizioni

proprio fine climatiche nelle quali quella popolazione si è sviluppata. Dobbiamo prendere in

in sé stessa, considerazione la varietà della natura che bisognerebbe escludere una volta per tutte dal

come libertà movimento della storia mondiale. I popoli per svilupparsi necessitano di un clima

autonoma.

temperato.

La garanzia

dei “poemi

omerici” gli

è stata anche

favorita

dalla

mitezza del clima ionico.

Lo sviluppo dei popoli deve avvenire sulla base qualitativa e non quantitativa e dee

basarsi sul principio dello spirito e non della natura. La natura è qualcosa di quantitativo

e non deve avere il potere di imporsi da sola.

16.11.2015 Dalla Metafisica di Aristotele: “Una volta appagata l’indigenza del bisogno, l’uomo si

rivolge a qualcosa di universale e di superiore”. Per Hegel l’appagamento

dell’indigenza del bisogno è la condizione necessaria è lo sviluppo della libertà.

La storia ci può essere solo dove l’uomo riesce a vincere la resistenza delle forze della

natura e riesce a farlo esercitando la propria libertà. Nelle regioni estreme del globo non

può esserci di fatto la storia, ma solo nella zona temperata. Lo stesso fattore si dimostra

nei prodotti naturali, dove il nord ha in comune moltissimi animali e piante, mentre al

sud le formazioni naturali sono differenti. La visione di Hegel è frutto di una

conoscenza che ha soprattutto leggendo la letteratura di viaggio. Il romanticismo

tedesco è pervaso da un fascino morboso nei confronti dell’oriente e, in particolar

modo, dell’India, ma anche qui praticamente nessuno degli autori romantici è andato

veramente in Oriente. Sono quindi affermazioni che hanno una base mitica.

Hegel introduce il mito all’interno della filosofia della storia. Questa è funzionale al

filosofo per parlare della libertà dei popoli germanici, realizzata con la riforma, ovvero

parlare della storia come auto-coscienza della libertà.

Nel paragrafo 339, Hegel descrive come sul pianeta si siano distribuiti i mari e i

continenti, sottolineando la cosa come se i mari si espandessero compitamente verso

nord nello sviluppo geologico e i continenti si separassero e si restringessero verso sud.

Questa rappresentazione geologica fa sì che la massa continentale che si è sviluppata

nell’emisfero settentrionale allargata, mentre nell’emisfero meridionale si è divida e

assottigliata. La parte settentrionale ha una diffusione dei continenti più orizzontale e la

parte sud ha un’espansione più verticale.

È sicuramente la stessa immagine che c’era nell’Enciclopedia e quindi ne esce l’idea

della compattezza dell’emisero settentrionale e il fatto che nel sud invece l’espansione

avviene su linee verticali. Anche per quanto riguarda i prodotti naturali, il nord possiede

in comune moltissimi generei di animali e piante, mentre a sud anche le formazioni

naturali si fanno più individuali le une rispetto alle altre. Vi è una separazione tra la terra

e il mare e questa differenza la troviamo in modo particolare nella differenziazione tra

vecchio e nuovo mondo.

L’aggettivo “nuovo” indica una novità che non è semplicemente legata al loro essere

noti a noi, ma ha a che fare con la loro costituzione fisica e geografica. Hegel descrive

questi luoghi con un carattere mitico e sembrano queste descrizioni da “Sturm und

Drang” e non descrizioni fenomenologiche o scientifiche.

Analizzando il rapporto tra terra e mare, Schmitt dice che la conquista dei mari da

costituito un momento di svolta nella storia, soprattutto sul lato giuridico. Di fatti

l’espansione dei commerci via mare e il periodo delle esplorazioni geografiche, ha

costituito un momento di appropriazione e questo ha determinato uno spostamento di

equilibri politici e anche giuridici. Le acque sono divenute “acque territoriali”, ovvero

aree di mare che sono parte integrante delle terre emerse di una determinata nazione.

Hegel in uno stato in grado di unire punti diversi di terra ferma è il mare.

afferma che

il rapporto

universale

della

“determinat

ezza

naturale”,

cioè che è

necessario

per natura, è

dato dal

rapporto tra

terra e mare.

Tanto la

dimensione

interna di un

territorio

statuale di

una solidità

interna e di

una vasta

presenza

costiera,

consente un

dinamismo e

una

possibilità di

espansione

maggiore

perché ha in

sé sia la

dimensione

della solidità

e anche il

carattere

vagante

della

accidentalità

. Hegel

afferma che

l’impero

persiano

costituisce

la prima

nazione

storia e

Heihorn lo

definisce il

più ricco,

perché

contiene una

moltitudine

di zone

geografiche.

L’elemento

connettivo l’altopiano, più distante dall’acqua, elemento di difesa e di rifugio rispetto al

cataclisma delle inondazioni. In queste zone, la principale fonte di

sostentamento è l’allevamento e prevalente è il carattere nomadico delle

Il rapporto popolazioni che vi risiedono, dato anche dalla sostanziale assenza di rapporti

che il giuridici stabili. L’ospitalità e la rapina proliferano, in quanto l’assenza di

continente rapporti giuridici stabilita comporta la frantumazione del tessuto sociale. Le

ha con popolazioni sono suddivise in clan e l’organizzazione interna è di tipo

l’acqua, patriarcale. Weber la chiamerebbe legittimazione del potere di tipo patriarca.

determina Questo comporta un’inaffidabilità del comportamento. Queste popolazioni

anche lo nomadi hanno una limitata possibilità di diventare attori storici solo in singoli

specifico periodi, ovvero dove fanno irruzioni all’interno dei popoli civili.

tipo di • Le popolazioni delle pianure fluviali, si sono sviluppate sulla base di un

popolazione principio di vicinanze ai corsi d’acqua. La fertilità e prosperità le rendono le

che abiterà zone in cui si sono sviluppati i grandi imperi. L’agricoltura, legata alla ciclicità

quel del clima, determina una maggiore stanzialità, la quale richiede, a sua volta, la

continente. presenza di rapporti giuridici stabilizzanti. Per determinare la proprietà occorre

Le un diritto per attribuire un terreno a uno piuttosto che ad un altro.

migrazioni

dei popoli • Sul territorio costiero, Hegel contesta l’idea vulgata che l’acqua costituisca un

sono fattore di separazione. Fichte all’inizio del Ottocento, vi è una sorta di

spiegabili a determinazione naturale nei fatti politici, la quale dice che vi sarebbero tra gli

partire dalla stati dei confini naturali invalicabili tendenzialmente, come se questi

esigenza di costituissero il fondamento per una costituzione giuridica del rapporto tra gli

ridefinire il stati. Per Hegel i fattori di divisione tra i territori sono solo montagne. Il mare è

rapporto tra un fattore di unione e non di divisione.

la Spengler sviluppa questa idea di Hegel dicendo che la civiltà mondiale nata dalla

popolazione possibilità di rapporto via mare. Gli insediamenti più duraturi erano gli insediamenti

e il territorio fluviali. La possibilità dello spostamento sia la fondamentale ragione propulsiva della

in rapporto storia. La storia procede solo nel momento in cui vi è la possibilità di un movimento

con la dinamico dei popoli che, se non si muovono, muoiono. Per Hegel è importante la

popolazione navigazione per mare.

e con la

presenza più Il mare ci invita ad una attività particolare, ovvero ci invita verso una dinamicità che in

o meno qualche modo è potenzialmente senza fine. Questa tentazione che il mare rappresenta

ampia di dal alto antropologico ha, per Hegel, delle conseguenze rilevanti da un punto di vista

acqua nel sociale e politico. Una sorta di luogo tendenzialmente senza leggi: la terra è il nomos. Il

territorio. diritto è legato strutturalmente ad una spazialità fisica, stabilendone i confini. La

superficie potenzialmente illimitata del mare è lo spazio a-nomico per eccellenza.

Il mare che è antropologicamente il luogo naturale dell’a-nomia, invita l’uomo alla

• Il conquista, alla rapina, alla pirateria, al profitto del commercio. Il mare è la base per lo

pri sviluppo di una mentalità imprenditoriale e capitalistica.

mo L’idealizzazione del coraggio, dell’astuzia, dello slancio intrepido del navigatore è il

mod grande topos antropologico. La conquista di uno spazio senza leggi, incita il coraggio ad

o di entrare a far parte dell’industri, soprattutto quella marittima. Il mare passa da qualcosa

esist di solido a qualcosa che non dà sostegno.

enza

dell Il mare è luogo per eccellenza un cui l’uomo diventa artefice del proprio destino. È il

o luogo in cui l’uomo dà espressione allo sforzo dello spirito per vincere la violenza della

spiri

to

nell

o

spaz

io

terri

toria

le è

17.11.2015 eccellenza quella umana. Lo sforzo dello spirito nel vincere la violenza e la staticità

della natura è lo sforzo attraverso il quale l’uomo assurge ad artefice della propria sorte.

Una nave, nella concezione mitica, è il prototipo della vittoria della storia sulla natura.

Il mare diventa il luogo in cui la particolarità delle forme solide si dissolvono nelle

forme fluide, forme idonee alla comunicazione e allo sviluppo della libertà. Hegel, in

questo senso, è il teorico della “società liquida”.

Il nesso tra lo sviluppo della storia e la configurazione della storia è il rapporto tra le

terre emerse e le superfici del mare. L’elemento talassico è il mezzo di civiltà più ampio

che consente di unire terre lontane. La superficie talassica è la base elementare del

commercio e dell’industria. Il contrasto tra tessa e mare è produttivo, fecondo e ha un

valore positivo proprio per questa tensione tra la stabilità e la dinamicità.

Idealmente sono due i fenomeni che generano l’età moderna: l’età delle spedizioni

geografiche e la scoperta di nuovi mondi da un lato e la dimensione della riforma che

idealmente segna una svolta dell’età moderna, poiché rappresentante nel suo nucleo

come esplorazione dell’altra.

Hegel sta vivendo l’epoca del “meriggio”, ovvero il momento più alto

dell’illuminazione in termini religiosi, che sancisce l’importanza di legare fenomeni

esteriori a quelli interiori. L’aurora del mondo moderno rappresentata dalla scoperta

fisica e ideale di un nuovo mondo è stato proprio il passaggio dal particolare

all’universale.

Il continente africano, per Hegel, avrebbe come proprio principio fondamentale

l’altopiano, l’Asia mostrerebbe il contrasto al paese dell’altopiano, quello della pianura,

l’Europa rappresenta l’aufhebung in quanto racchiude entrambe le tipologie di territorio.

La scoperta di un nuovo territorio segna ad Hegel un destino di sconcertante vaghezza:

la descrizione delle nuove Americhe è del tutto marginalizzata.

La precomprensione dei popoli primitivi, ovvero l’idea che ci siano popolazioni da

considerare allo stato verginale. Mito del buon selvaggio, ovvero la persistenza di fasce

di civiltà in cui la potenza incontrollata della natura agisce in tutta la sua virulenza.

Contrasto fondamentale natura-cultura che si conclude che si conclude con l0inevitabile

incontrollabilità della natura sulla cultura.

Anche nelle sue lezioni sulla Weltgeshichte, Hegel non fa che riprodurre questo

contrasto tra l’impulso indomabile della natura e il tentativo di dominio della cultura.

Leggono la sua descrizione delle Americhe come quella di un “altro Occidente”. La

centralità sul tema della libertà è fondamentale in Hegel giacché vi è una curvatura

verso il Nord America libero e parcellizzato che è una delle cause della creazione delle

sette protestanti nel Nord. Se la scoperta del nuovo mondo avviene per una ricerca

dell’universale, quell’universalità si riduce nuovamente a parcellizzazione, ecco perché

non è l’America la patria della filosofia dello spirito. È necessario l’aufhbung, la

conquista dello spirito assoluto.

Il percorso finale a cui dischiudere la filosofia della storia per Hegel, non è proiettato

verso un eskaton esterno al mondo terreno. è la fine della Weltgeschchte che si

rappresenta nella conquista dello spirito assoluto. La storia è il luogo in cui si verifica lo

sviluppo el a realizzazione del concetto di libertà. Per realizzarsi la libertà ha bisogno

della collaborazione e del volere dell’uomo. La libertà è reale solo quando compresa

autenticamente dalla soggettività della coscienza.

natura. In I primi capitoli del libro della Genesi e il prologo del Vangelo di Matteo sono due luoghi

una teologici strettamente connessi alla dimensione del “vedere”. Nella Genesi dopo che

concezione Dio crea, “vide” che era un’opera buona. Il prologo del Vangelo presenta una parabola

dinamica è che ha il suo culmine nel momento in cui i discepoli “vedono” la sua gloria. Hegel vede

una che nulla accade senza Dio ed è uguale a quel che era “all’inizio”. Si realizza così, si

dimensione invera come diceva Vico, nella quotidianità, costituendo così la dialettica che si

propulsiva conclude nello Spirito assoluto.

per


PAGINE

22

PESO

54.44 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher insintesiHegel di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Ghia Francesco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in filosofia

Filosofia Politica - Prima Parte
Appunto