Estratto del documento

Università degli Studi di Trento

Filosofia della Storia – Ghia Francesco

02.10.2015 16.10.2015

Vi sono essenzialmente due termini nella lingua tedesca per intendere la “storia”, ovvero

il termine historie che indica i fatti direttamente osservati e narrati e che in italiano

potremmo tradurre con “storiografia” e il termine geschichte (Geschichte der

Philosophie o Geschichtsphilosophie), ovvero la stratificazione di grandi e piccoli eventi

che costituiscono un tutto, una totalità organizzata, che va a formare la tradizione

plastica dello sviluppo storico dell’umanità.

Vi è una domanda sostanziale, formulata da Leibniz, che è quella del potius quam

(“piuttosto che”), ovvero “perché l’essere, piuttosto che il nulla?”. Con questa domanda

Leibniz cerca una funzione della storia dell’umanità, una possibile corrispondenza della

realtà fenomenica del mondo e la sua realtà ontologica.

Come per Fitche o per Cartesio, si parte con autoposizionamento dell’io (“cogito ergo

sum”) ed anche Agostino, prima di Cartesio, dice “se dubito, sono”. Il reale esiste in

funzione del fatto che io mi pongo delle domande su di esso. I primi a porsi delle

domande sono i poeti, come possiamo vedere nel Canto notturno del pastore errante

dell’Asia di Giacomo Leopardi. Karl Lӧwith nell’opera “Significato e fine della storia”

si domanda perché dopo tutte le tragedie avvenute, il mondo ricominci da capo, quasi

come se nulla fosse successo. Il percorso è lo stesso sia a livello individuale che a livello

ӧ

umanitario. L with collega a questa domanda un ulteriore questione, ovvero “perché

l’uomo parla?” o “che cos’è il linguaggio?”, quel linguaggio attraverso il quale l’uomo

decide di dare un nome arbitrariamente alle cose. Il linguaggio dell’uomo, in questo

senso, è datore di senso. I poeti stessi cercano di dare un nome agli oggetti.

L’uomo allora è alla costante ricerca di un senso per l’esistenza del mondo. La filosofia

della storia cerca di dare una risposta a questo quesito esistenziale.

Il termine “filosofia della storia” è stato coniato per la prima volta da Voltaire nel corso

della tradizione accademica. La filosofia della storia nasce nel tempo alla pari della

filosofia stessa come tentativo di interpretazione della storia. Molto influente è la

dimensione antropologica. Di fatti Hegel parte dalla visione dell’uomo, in quanto non si

può interpretare la storia se prima non si determina la visione dell’uomo che si è

sviluppata in una determinata epoca; esempio la visione dell’uomo hindu, fortemente

diversa da quella greca o latina.

Come intendere l’evoluzione all’interno della storia? È un ricominciare che fa tesoro

delle esperienze passate? È un ricominciare da zero, dove il passato non esiste più? Vi è

una visione stadiale della storia. Di fatti Giovan Battista Vico parla di una ciclicità della

storia, ovvero gli effetti nella storia delle azioni umane sono opposti all’intenzionalità

originaria. È quella che Vico definisci la eterogenesi dei fini, la quale può far progredire

o meno l’uomo nel corso della storia.

Le interpretazioni sono diverse a seconda della visione che si adotta della storia. Non

stupisce come nasca l’etnologia, la storia delle culture, che da una visione della storia

come uno sviluppo per stadi fino al raggiungimento di un culmine evolutivo: studiando

una popolazione primitiva arriviamo a mettere la nostra società come il culmine

dell’evoluzione o, viceversa, studiamo una società primitiva per capire lo sviluppo della

nostra cultura. In quest’ottica, mette la nostra società al culmine dell’evoluzione è un

atto potenzialmente arbitrario.

Vi è un’idea Enciclopedia. Le sue lezioni vengono tutte pubblicate postume dai suoi allievi con

di necessità, l’aiuto di suo figlio

ovvero che

lo sviluppo

umano è

dato

secondo

determinate

condizioni e

un’idea di

contingenza,

ovvero che

lo sviluppo

umano è

casuale e

contingente.

“Lezioni

sulla

filosofia

della storia”

è il testo non

controllato

da Hegel ed

appartenente

all’ultima

fase della

sua vita. Il

problema di

quest’opera

è di

carattere

epistemolog

ico. Nella

fase

giovanile

Hegel

diventa

direttore del

liceo di

Norimberga,

nella fase

successiva

egli prepara

il sistema 19.11.2015

attraverso la

“Fenomenol

ogia dello

Spirito”, e

nell’ultima

fase

assistiamo

alla

compiutezza

del sistema

attraverso la

scienza della

logica e le comprensione ermeneutica secondo la quale il momento germinativo di un pensiero è

ciò da cui trae linfa lo sviluppo complessivo del pensiero stesso. Hegel, nella sua fase

giovanile fino all’età della “fenomenologia dello spirito” è molto più vitale rispetto ad

Karl Hegel. Hegel nella sua fase matura del sistema “arido e morto”. Croce scrive difatti un’opera

Il problema dal titolo “Ciò che è vivo e ciò che è morto nella filosofia di Hegel”. Hegel giovane è

strutturale orientato alla vita storica, mentre Hegel maturo è orientato alla logica e alla storia dello

del testo è spirito.

dato dal La filosofia della storia è il tema più dibattuto nel contesto tedesco, in quanto è

fatto che emergente il confronto con altre culture che si sono scoperte. Nasce così il primo

l’opera di programma di un sistema dell’idealismo tedesco, programma che deve pensare a

Hegel è costruire una nuova mitologia della ragione (Schelling o Schlegel). È un’apertura verso

frutto della il pensiero dell’oriente (India).

rielaborazio Nasce una nuova concezione della storia, la weltgeshichte o “storia del mondo”, ovvero

ne degli lo sviluppo storico e concreto delle varie civiltà, riconducendo quella varietà ad una

appunti civiltà ed universalità che è quella dello spirito umano. Questa nuova concezione si

delle sue affianca alla geistesgeschichete o “storia dello spirito”, interno alla teoria dello spirito

lezioni, i assoluto di Hegel, ovvero che non si può pensare ad una filosofia al di fuori dalla sua

così detti dimensione di storicità. È il momento costitutivo della concezione hegeliana del

“dettati”, “sistema”.

ovvero i

riassunti La storia mondiale come storia filosofica, ovvero per capire la storia del mondo,

delle dobbiamo già avere una filosofia. Si comincia così a parlare di storia filosofica.

lezioni. • La storia come narrazione delle origini (Umrspunge)

Inoltre La storia che muove dalla descrizione e dalla osservazione di fatti e raccontati

Hegel ha da testimoni oculari, come una storia declinata al presente, ovvero si parla del

dedicato più passato condizionato dal presente dell’osservatore.

anni a corsi Lo storico non ha a che fare con le concezioni della storia, ma immediatamente

su queste dello spirito della storia, restituendola in atto, nel termine “narrazione”

tematiche, e (Erzahlung = Zahl “numero”) come enumerazione dei fatti che sono avvenuti

quindi (Ung = termine non chiuso). L’epoca moderna, alla narrazione, sostituisce la

queste sono “intuizione” (Anschaung = Schaung “osservare”), ovvero l’atto mentale aperto

dovute che trasforma i fatti intuiti in “relazioni” (Darstellung), il modo in cui i fatti

essere vengono posti, i quali non passano più attraverso l’enumerazione, ma attraverso

catalogate e un atto intuitivo per giungere immediatamente alla creazione di relazioni. La

riorganizzat storia come riflessione è una storia che si eleva al di sopra del presente.

e all’interno

del testo • La storia come materia di riflessione

stesso. La Partendo dalla filosofia del diritto, la storia si eleva al di sopra del presente,

costruzione cogliendo lo spirito in cui la storia è inserita. In questa accezione c’è una

del testo non distinzione tra lettera e spirito (Buchstabe und Geisst), per cui a partire da un

è esente da contenuto concreto si astrae qual determinato contenuto per farne oggetto di una

critiche o da trattazione che valga in senso diacronico. Questa è quella che si chiama “storia

pre- universale”.

comprensio Il problema è di carattere ermeneutico ed interpretativo, in quanto lo spirito

ni oggettivo di scontra con lo spirito dell’interprete ed ogni trattazione storica ha

ermeneutich una metodologia implicita o esplicita nell’analisi della ricerca. Nasce così una

e (aporie). riflessione sul modo di scrivere la storia come meta-critica.

Vi è inoltre Leopold Von Ranke dice che ogni epoca storica è in assoluto la più vicina a Dio,

una nel senso che è nel particolare che già alberga l’universale, nel fatto vi è l’idea

“leggenda” come afferma Hegel.

su Hegel

formulata da • La storia come “storia filosofica”

Dilthey,

ovvero

l’autore

muove da

una pre- e una polemica riguardo Nibbur, lo storico della romanità, ovvero egli dice di

vedere nella storia il mondo per come è, ma anche per come deve essere, come

era per Aristotele nell’accezione di poesia, ma in realtà questo per Hegel crea un

“chiasmo”, in quanto il reale è razionale e il razionale è reale, quindi per il

filosofo la storia muove dalla dimensione empirica come il riflesso di una

dimensione assiologica. Il punto di partenza è la weltgeschichte, la filosofia del

diritto, un compendio delle lezioni sulla filosofia dello spirito oggettivo, il quale

descrive il modo in cui lo spirito esce dalla sua individualità astratta per

concretizzarsi all’interno delle istituzioni storico-empiriche. I tre momenti della

filosofia del diritto è il diritto, la proprietà e l’eticità. Partendo dai singoli

momenti si arriva a riportarli all’uno.

Nel paragrafo 341 troviamo l’oggettivazione dello spirito assoluto nell’arte

come intuizione ed immaginazione, nella religione come sentimento e

rappresentazione. Nella filosofia come pensiero puro e nella storia come

“tribunale” del mondo (Weltgericht), ovvero mette il mondo sotto accusa, cioè

26.10.2015 che per Kant avveniva nell’interiorità, ora si svolge esteriormente sul proscenico

della storia. È qui che si sviluppa la teodicea, come direbbe Leibniz, che si

trasforma in “cosmodicea”, ovvero non è più Dio ad essere messo sotto accusa,

ma è il mondo.

Hegel: “Ogni filosofia della storia è una teodicea”. La teodicea chiama Dio in tribunale

degli uomini per chiedergli conto della presenza del male all'interno del mondo. Il

problema fondamentale della teodicea deve convertirsi nel problema della

“antropodicea”, ovvero è l'uomo che è chiamato a dare risposta al male del mondo.

Per Hegel è fondamentale salvare lo spazio di libertà dell'uomo, attraverso la dimensione

della storia. C'è una antitesi tra la natura e la storia, ovvero solo nella storia lo spirito

assume la forma dell'autocoscienza e solo così lo spirito dell'uomo riconosce in sé lo

spazio della libertà.

Nel paragrafo 343, la storia dello spirito è la storia del modo in cui lo spirito, attraverso

il proprio fare, prende coscienza di sé stesso, costituendo la propria essenza e, al tempo

stesso, la sua alienazione, diventando altro da sé, e la sua transizione.

Lo spirito attua così il suo vollendung, ovvero diventa compiutamente realizzato (“voll”)

e la storia dell'umanità si traduce in un'etica del compimento. Lo spirito che sempre di

nuovo apprende sé stesso, apprende il fatto di non essere una natura statica e

immutabile, ma che egli è soggetto al divenire storico. Il divenire altro da sé è quel

compimento di un progetto che era già inserito in sé stesso come modello e come

paradigma.

Questo traspone su un orizzonte storico il rapporto aristotelico tra atto e potenza.

L'apprendimento costante dello spirito è preceduto ontologicamente dallo spirito in atto,

ovvero l'atto precede la potenza.

Nella questione sulla perfettibilità del genere umano, introdotta da Leibniz, per la quale

all'origine della creazione del mondo vi era una serie infinita di mondi con-possibili e il

mondo che nella sua volontà il creatore sceglie risponde alla logica della più alta

connessione logica tra gli eventi, cioè si realizza il principio di ragion sufficiente. Quel

mondo non è un qualcosa di già perfetto, ma quel mondo è il “migliore” in rapporto ai

mondi con-possibili, sempre perfettibile attraverso l'uso della ragione dell'uomo.

Altra questione sull'educazione del genere umano (Erziehung des

Menschengeschlechts), introdotta sempre da Leibniz, ovvero il fatto che la storia

proceda per “linee curve”. L'umanità si autoeduca attraverso i propri sbagli. Giovan

Battista Vico nei “Corsi e ricordi della storia” dice che l'andamento storico è a tornanti.

Hegel questo procedimento della storia la chiama vorsehung, dal verbo “vedere”, ovvero

provvidenza. Gli sviluppi storici e gli sviluppi individuali, dice Hegel, sono già stati

In antevisti da Dio all'atto della creazione. Le realtà storiche sono in realtà visibili agli

Heg uomini ed è proprio per questo che gli uomini se ne chiedano il senso. Quel vedere di

el qualcosa che è già disponibile davanti agli occhi del genere umano.

nasc Nel paragrafo 344, Hegel dice che i singoli stati, i singoli popoli o anche i singoli

individui,

nel loro

divenire

storico si

elevano

sempre più

ad una

consapevole

zza di sé e

del loro

destino. In

questo

autoappren

dimento, il

genere

umano 02.11.2015

diventa

strumento inconscio/inconsapevole di un travaglio interno della storia. Di fatti si può notare come

molto spessi capitino effetti contrari rispetto a quella che era l'intenzione iniziale.

L'umanità per Hegel non è ancora consapevole di essere parte di un autoapprendimento

collettivo.

Nel paragrafo 345, le contraddizioni degli effetti ottengono il loro diritto assoluto,

acquistano un significato, quando esse si svincolano dalla considerazione del momento

presente per passare ad un punto di vista complessivo. La storia del mondo è, rispetto

alla dialettica del negativo/antitetico, il momento del terzo stadio della dialettica

hegeliana, ovvero è il momento dell'aufhebung, quell'atto sintetico che dà a quelle

antitesi una giustificazione ed un senso.

Assistiamo così alla conversione della teodicea in una cosmodicea, ovvero il mondo

viene posto sotto accusa da Hegel, ma viene allo stesso tempo difeso.

Hegel parte da una nozione di storia quale essa si presenta empiricamente e questa

30.10.15 nozione sfocia in determinate polemiche, ovvero le costruzioni aprioristiche che sono

solo creazioni di menti troppo fervide, estranee alla realtà concreta e l'esasperata e

ossessiva critica del dettaglio. In Hegel essere e dover essere convergono, in quanto la

storia deve avere un senso che può essere costruito alla sua fine.

Hegel polemizza contro l'anima bella, ovvero la malattia in cui degenera l'anima

romantica la quale pensa che, solo attraverso la sola effusione sentimentale si possa

dominare la realtà. Questo comporta ad un delirio di onnipotenza, ovvero i grandi eroi e

artefici della storia che pensano di diventare Dio, come per esempio Napoleone

Bonaparte, quando si autoproclama imperatore, diventando agli occhi di Hegel un uomo

come tutti gli altri.

Nel rapporto tra virtù e il corso della storia vi è per Hegel un ulteriore degenerazione,

perché il corso del mondo si oppone alla virtù, anche per quelli che nella storia

assumono su di sé il compito di realizzare qualcosa di importante, i così detti individui

cosmico-storici. L'unico modo per fronteggiare questa degenerazione, analogamente al

modo in cui Vico tratta l'eterogenesi dei fini, è l'astuzia della ragione: vi è una

razionalità immanente nella storia che si serve di intenzionalità individuali, ma volgendo

quelle finalità secondo un indirizzo completamente diverso. È il trionfo della ragione

sulle passioni. La storia umana trae le mosse dalla natura, ma la ragione converte quella

naturalità in razionalità.

Hegel critica il concetto del urvolk, ovvero del popolo originario, un topos della

riflessione romantica sulla storia. Fichte, infatti, nei “Discorsi alla nazione tedesca”

esorta gli animi dei tedeschi per resistere contro l'invasore francese, enunciando il

popolo Per Hegel, infatti, Anassagora fu il primo a dire che l'intelletto governi il mondo. A

tedesco questo criterio mancava la possibilità di elevarsi dal piano dell'intelletto al piano della

come il ragione. L'intelletto è pensiero calcolante e si configura come una pretesa

popolo dell'interpretazione della realtà secondo criteri e leggi universali e universalizzabili. La

originario forma di intellezione della storia è la ragione e non l'intelletto. La ragione muove dal

con una particolare per ricondurlo all'universale, rispondendo ad una logica di induzione e non di

lingua

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 22
Filosofia della Storia Pag. 1 Filosofia della Storia Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della Storia Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della Storia Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della Storia Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia della Storia Pag. 21
1 su 22
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher insintesiHegel di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Ghia Francesco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community