Appunti filosofia del linguaggio (6 CFU)
Lezione 1
Cerchiamo di capire cosa si intende per “filosofia del linguaggio”. Da un punto di vista tautologico di cosa tratta? Tratta del linguaggio in modo filosofico? E cosa vuol dire “in modo filosofico”? Tale affermazione si riferisce al fatto che ci sono vari modi di approcciarsi al linguaggio: linguistica, psicologia del linguaggio, sociologia del linguaggio, etnolinguistica, ecc. Come si colloca la filosofia del linguaggio nella costellazione di discipline che trattano il linguaggio? Lo vedremo.
Innanzitutto noi non incontriamo mai il linguaggio ma le lingue. La parola “linguaggio” indica un tipo (type) di cui le varie lingue sono occorrenze (token). [Es. tre persone dicono “oggi fa caldo”, abbiamo tre occorrenze diverse dello stesso type].
Quando si parla di linguaggio e lingue ci si riferisce solitamente a quelle verbali. Esistono infatti anche il linguaggio dell’arte, il linguaggio musicale, il linguaggio del corpo, il linguaggio degli animali, ecc. La filosofia del linguaggio per l’80% tratta di linguaggi orali, mentre la disciplina che tenta di raccogliere le varie discipline sotto un unico concetto fondamentale (quello di segno) è la semiotica.
Perché un filosofo dovrebbe interessarsi al linguaggio?
Abbiamo due tipi di risposte:
- Può e deve, perché il linguaggio è una componente fondamentale della vita umana. Per Aristotele la filosofia del linguaggio è una filosofia seconda. Egli infatti, per indicare la metafisica (o ontologia) parlava di filosofia prima, la quale coincide con la teologia, la scienza delle cause e principi primi, la scienza dell’essere in quanto essere. Riguardo quest’ultima: “L’essere si dice in molti modi, e le manifestazione dell’essere sono in senso diverso. La filosofia prima lascia da parte l’essere al di là dei diversi modi di darsi dell’essere”.
- Mentre per quanto riguarda le filosofie seconde: esse studiano quella parte dell’essere che è natura, che è linguaggio; trattano di quelle che vengono dette ontologie regionali (regioni dell’essere) — definizione introdotta nell’Ottocento dalla fenomenologia.
La filosofia del linguaggio è quindi una filosofia seconda perché il linguaggio è un’importante ontologia regionale.
- Nel 1900 la filosofia non si interessa del linguaggio in quanto tale, ma si pensava che solo capendo il linguaggio si potessero indagare gli altri problemi filosofici (conoscenza, verità, pensiero, ecc.). Così la filosofia del linguaggio diventa filosofia prima, poiché si trasforma in una filosofia preliminare (il problema del significato precede tutti gli altri).
Michael Dummett (professore ad Oxford) sostiene la seconda risposta; che cosa fa del linguaggio, il linguaggio? Tale domanda precede tutte le altre. In questa direzione la filosofia del linguaggio prende altre denominazioni:
- Filosofia linguistica;
- Filosofia della svolta linguistica: nome dato nel '900 da Richard Rorty, che passò dall’essere filosofo analitico nell’università di Princeton, a un filosofo non analitico nei dipartimenti di lettere. Nel 1960 pubblica una serie di saggi (non suoi) a cui fa la prefazione, il titolo scelto è proprio “Svolta linguistica”. Passiamo alla definizione di tale denominazione: “sostiene che tutti i problemi filosofici sono problemi linguistici che possono essere risolti o dissolti, (essere) un miglioramento del nostro linguaggio o una migliore comprensione del nostro linguaggio”.
[Es. “Paolo è biondo”; “L’autore dei Promessi Sposi è Alessandro Manzoni”; “Tra due e quattro, c’è tre”; “C’è Dio”. Tali affermazioni hanno in comune la terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo essere. Se prendessimo come linea di pensiero quella di Heidegger in “Essere e Tempo”, allora dovremmo concentrarci su un problema fondamentale: l’uomo non sa più cosa significa “essere”. Se prendiamo un filosofo del linguaggio come Dummett analizzeremo la questione così: abbiamo un’unica parola ma significati/usi diversi di essa. Negli ultimi due “è” significa esistere, nel primo ha funzione copulativa, nel secondo indica identità.]
Diverse linee di pensiero
- Il problema si dissolve attraverso un miglioramento del nostro linguaggio ➔ problema linguistico
- Il problema si dissolve attraverso una migliore comprensione del nostro linguaggio ➔ allo stesso segno possono corrispondere funzioni diverse (il linguaggio perfetto sarà quello in cui segni e simboli avranno la stessa quantità).
Riprendiamo la definizione di Rorty. In realtà la filosofia dissolve un problema, perché se esso viene o deve essere risolto, allora riguarda la scienza.
Distinzioni importanti
- Type/Token
- Uso/Menzione [Es. Paolo è biondo ➔ uso; “Paolo” ha cinque lettere ➔ menzione. Distinzione grafica fra il Paolo come persona, e il Paolo inteso come nome.]
- Linguaggio/Metalinguaggio [Es. 2+2=4 ➔ linguaggio oggettivo=aritmetica / L’addizione di due più due dà come risultato quattro ➔ metalinguaggio=italiano. Il metalinguaggio compare quando si spiega o si cerca il significato di una parola o di un linguaggio]
Lezione 2
Significato
Sappiamo usare tale parola anche se non possediamo una comprensione teorica di essa. Questo perché ne abbiamo un’intuizione pre-analitica; pre-teorica. Nella filosofia del linguaggio il significato prende carattere linguistico. Infatti, il sinonimo che usiamo maggiormente è senso (dimensione linguistica). Gran parte della filosofia del linguaggio del ‘900 si è interrogata su cosa voglia dire “significato” o “senso” di una parola (e tale questione ha dato vita alla semantica). Essa fa compiere un passaggio, dal credere di sapere che cos’è il significato quando nessuno lo chiede (darlo per scontato), al rispondere effettivamente cos’è quando qualcuno lo richiede esplicitamente.
Nel 1892 nasce la filosofia del linguaggio. Esce un saggio importantissimo: “Über Sinn und Bedeutung” di Frege. Non lo scrisse per fondare (intenzionalmente) tale disciplina, egli era infatti un matematico che insegnava all’università di Jena.
Bedeutung = parola di uso comune per “significato”; Sinn = “senso”. La traduzione letterale del titolo sarebbe dunque “Sul senso e il significato”, solitamente quella “e” sarebbe da considerarsi un’endiasi (rafforza il concetto), ma non in questo caso. Essa introduce una radicale distinzione, il che ha portato notevoli difficoltà nella traduzione italiana (altre traduzioni: “Sul senso e la denotazione”; “Sul senso e il riferimento”) ma ha sempre prevalso quella. Frege stesso ne consigliò una traduzione, ovvero “Sul senso e sulla significanza”, ma essa cadde nel dimenticatoio perché in italiano la parola “significanza” è sinonimo di “rilevanza”, quindi non è appropriata.
Nell’incertezza utilizzeremo la concezione freghiana di “Bedeutung”. Che differenza c’è fra: A=A A=B Espero=Espero Espero=Fosforo Italo Svevo=Italo Svevo Italo Svevo=Ettore Schimtz.
Non vi è alcun riferimento cognitivo. Ma possiede solo un contenuto informativo. È un giudizio analitico. Richiede uno studio, perché ha un riferimento cognitivo, non un contenuto informativo. È un giudizio sintetico.
Nella terminologia kantiana un giudizio sintetico aumenta la conoscenza, mentre un giudizio analitico no. La distinzione Sinn-Bedeutung è, per Frege, l’unica che riesce a spiegare il fenomeno enunciato sopra. Ecco come introduce tale distinzione: possiamo pensare che espero=fosforo sia quella che Locke chiama definizione nominale (o stipulativa), poiché essa ha a che fare solo con le parole “espero” e “fosforo”. (Posso sostituire la parola “espero” con la parola “fosforo”, non fornisco un significato, ma una regola di sostituzione; le regole stipulative si muovono sempre a livello sintattico) la definizione reale invece, risponde alla domanda “che cos’è l’uomo?”. Essa appartiene alla metafisica poiché non si tratta più di parole e ha l’essenza (giudizio sintetico, opera a livello di significato, a livello semantico).
Ecco la seconda proposta che Frege introduce solo per scartarla: parliamo di espero=fosforo per riferirci allo stesso pianeta visto la sera o al mattino (Venere). La scarta perché dietro vi è l'idea classica che il significato di una parola sia il suo riferimento. La relazione semantica generale è lo “stare per qualcosa”; una parola ha significato se sta per qualcosa, se si riferisce a qualcosa (idea classica di nome proprio). Frege afferma “Se il significato di espero è la cosa per cui espero sta e il significato di fosforo è la cosa per cui fosforo sta, allora la loro distinzione cade”.
Terminologia
Per Frege, i nomi propri (oggi definiti termini singolari) sono:
- Descrizioni definite (descrizioni precedute da un articolo determinativo).
- Nomi propri (Es. Aristotele) ➔ categoria che appartiene alla dimensione linguistica, al linguaggio. Alcuni nomi propri possono avere una Bedeutung e quindi appartenere alla realtà (tutto ciò che agisce su di noi casualmente attraverso i sensi).
Moltissime delle teorie che precedettero Frege si fermavano qui. Lui invece introduce la distinzione: fra nomi propri e Bedeutung vi è il senso ➔ modo di “darsi” della Bedeutung, del riferimento del nome proprio ➔ la stessa cosa può esserci data in modo diverso, può esserci presentata sotto diverse spoglie ➔ abbiamo due descrizioni/sfaccettature dello stesso oggetto ➔ la Bedeutung si riferisce al nome proprio attraverso la mediazione del senso semantica bi-dimensionale.
Non tutti i nomi propri hanno una Bedeutung, ma tutti ci arrivano con un senso. Se un nome proprio è privo di Bedeutung, allora ne è privo anche il contesto in cui esso si trova. Frege quindi, compie tale distinzione:
- Dimensione del senso
- Dimensione della Bedeutung ➔ due sensi che hanno un’unica Bedeutung
Per Frege:
- Nomi propri linguaggio
- Senso oggettività
- Bedeutung realtà
Per Frege tutto ciò che esiste si distingue in tre ambiti: soggettivo, oggettivo (ma non reale) e reale (anche oggettivo). Da qui nasce una semantica procedurale (procedura d’identificazione).
Lezione 3
(Termini singolari) TS “stare per”; rappresenta senso (modo di darsi dell’oggetto) semantica bidimensionale Bedeutung (l’oggetto per cui il TS sta) Nome vuoto= TS privo di Bedeutung.
Frege introduce altre due nozioni per dire che non devono interessare a chi studia come funziona il linguaggio:
- Colore/tonalità Es: “mio padre era segretario comunale”/“papà era segretario comunale” stessa cosa, ma il colore di “papà” è più affettuoso di “mio padre”. Spesso si perdono nella traduzione perché sono soggettivi e quindi, per Frege, non trasmissibili (tali considerazioni porteranno ad ulteriori studi). In realtà la tonalità ha a che fare con il significato: Es: preferiresti che il/la tuo/a ragazzo/a ti chiamasse stupido/a o tesoro? All’inizio rispondi in base al riferimento sul vocabolario e scegli tesoro. Ma se il tuo ragazzo è in ritardo ad un appuntamento potresti dirgli: “ma che tesoro che sei”, poi se ti porta un mazzo di rose rosse: “che stupido non dovevi”. Vediamo allora che il contesto non si limita a colorare la parola, ma ne cambia il significato (tesoro vuol dire stupido, o viceversa).
- Vorstellung (“Rappresentazione”) Oggi si tradurrebbe più come “immagine mentale”. Quando sentiamo una parola, ad essa possono essere associate immagini diverse tra loro e diverse a seconda delle persone che le associano. Le immagini per Frege non hanno a che fare con il significato perché irrimediabilmente soggettive ➔ avremmo tutti un proprio linguaggio di significati (privato e soggettivo). Al contrario di Frege, John Locke: “il significato di una parola è l’idea di quella parola chiusa nel petto di ognuno di noi”. Frege chiude la tradizione empiristica nella semantica. Per certi versi egli è un platonista e antipsicologista, infatti crede che la filosofia si trovi in una situazione disastrosa a causa dell’intromissione della psicologia.
Nelle lingue parlate storico-naturali (ad es. italiano, francese, spagnolo) ad un TS sono associati molti sensi, ma esso può non avere una Bedeutung. Tale discrepanza fra grammatica e logica rende la nostra lingua imperfetta; Frege cerca per la matematica una lingua logicamente perfetta in cui la Bedeutung sia garantita, sempre. La filosofia segue la prima linea, quella delle lingue storico-naturali.
Reale: tutto ciò che va al di là di tutte le nostre possibili descrizioni e narrazioni. Fittizio: ciò che è costituito totalmente dalle nostre narrazioni e descrizioni. Leibniz: “Qualunque cosa ci succede è costitutiva di quello che siamo”.
Le tre categorie grammaticali che interessano a Frege
- NP
- Enunciati (“Satz”, “Sentence”)
- Espressioni predicative
Principio di composizionalità:
- Il senso dell’enunciato dipende/è composto dal senso delle parti subenunciative;
- La Bedeutung di un enunciato dipende dalle Bedeutungen delle parti subenunciative.
Se una parte subenunciativa non ha senso, l’intero enunciato non ha senso; lo stesso vale per la Bedeutung.
Qual è il senso di un enunciato?
- Contenuto concettuale dell’enunciato.
- Pensiero espresso dall’enunciato.
Il pensiero dell’enunciato non è reale, ma è oggettivo a prescindere dalla lingua attraverso cui è trasmesso. Per pensiero Frege non intende l’attività del pensare, ma il contenuto del pensare. Problema: come faccio a dire che due pensieri sono lo stesso pensiero? Due pensieri sono lo stesso quando da entrambi si ricavano le stesse conseguenze logiche e derivano dalle stesse conseguenze logiche.
Ma il vero problema è, qual è la Bedeutung di un enunciato? Non dobbiamo confondere pensiero e fatto, pensiero e Bedeutung. Riprendendo il principio di composizionalità: Es. “Ulisse sb