Estratto del documento

Filosofia: una vera scienza

La filosofia è una vera e propria scienza perché nello svolgerla è richiesto metodo, rigore, ricerca della verità. Il filosofo è differente dallo scienziato, il quale indaga solo le cause di un determinato fenomeno, ma non la causa prima. Il filosofo non prescinde dalle conoscenze scientifiche poiché staccarsi da queste significherebbe allontanarsi dalla realtà e creare quindi solo un sistema mentale che non ha alcuna base reale. Aristotele definisce la filosofia come “la scienza dei primi principi e delle prime cause”. Questo perché la filosofia non si limita a un determinato fenomeno circoscritto, ma aspira a comprendere la realtà nella sua profondità, fornendo una soluzione al senso della vita.

Correnti filosofiche e riflessioni

Tutte le correnti filosofiche cercano di dare una risposta al quesito primo, cercando di dare un senso alla vita, assegnando alla vita un valore. Max Scheler dichiara che “il problema dell’essere è il problema primario della filosofia, mentre il senso della vita è il problema della religione”. Lo stesso Scheler aggiunge che “nel momento in cui ci poniamo queste domande al tempo stesso affrontiamo il significato dell’essere e della vita”.

Chiedersi sulla vita sembrerebbe essere una mera speculazione filosofica, eppure è un’azione che tutti si accingono a compiere durante la propria vita. Monod dice che “tutto è un caso”. Ma ciò è in disaccordo con la frase precedente. Se l’uomo fosse un caso avrebbe motivo di riflettere su se stesso. È possibile quindi accorgersi che la filosofia è lontanissima dall’astrazione.

Se dico di conoscere la verità ho un sistema morale. Se dichiaro di non conoscerla ho un sistema morale (?) soggettivistico, relativistico, individualistico. La filosofia è un’attività prettamente umana. Fichte cita: “La filosofia che uno ha dipende da che uomo è”.

Il limite umano

L’uomo è completamente immerso nella dimensione del limite; il suo rapporto col tempo è condizionato dalla nascita e dalla fine. D’altronde Blaise Pascal fa notare che “l’essere umano è una realtà fragilissima”; basta una microscopica disfunzione per distruggere l’intero sistema. Bisogna però mettere in evidenza che sebbene l’uomo sia fisicamente e cronologicamente finito, ciononostante riesce a pensare all’infinito. L’uomo, in quanto tale, ha al suo interno, come scolpite nell’anima, le domande esistenziali. Riflette su Dio, riflette sull’universo, riflette sull’anima, ma in fondo riflette sulla stessa cosa. Non è spiegabile come un essere finito rifletta sull’infinito. Questo perché l’uomo non è solo un insieme di cellule, ma contiene qualcosa di più, l’anima.

Il problema della conoscenza

Il problema della conoscenza è una riflessione filosofica sorta già in età classica. Il giuramento di Ippocrate (scritto a Cos nel Vo sec a.C.) non era un mero testo medico, ma anche filosofico. Per l’umanità è stato del tutto normale e direi quasi istintivo porsi queste domande (anche ovviamente prima di Cristo); questo significa che la riflessione sulla conoscenza non è legata alla religione. Da Kant in poi inizia un’aggressione alla metafisica che si prolungherà per tutto il Novecento. A degli si sono affiancati pensatori che dicevano che non si può fare filosofia con le categorie della metafisica. La filosofia del Novecento ha ritenuto che si dovesse fare filosofia senza interessarsi di metafisica. Ma dal momento in cui la filosofia tenta di rispondere alle “cause incausate”, interessarsi di filosofi significa indirettamente anche interessarsi di metafisica. Chi oggi contesta la metafisica rende la filosofia una disciplina specialistica, partendo dal presupposto che non può dare spiegazioni a tutto.

La complessità della realtà

Il demiurgo (chi plasma) non è una causa ultima, ma non spiega tutto. In realtà ciò che ci circonda è di una complessità incredibile. Poniamo come esempio una macchina da lavoro. La osservo e immagino che non sia nata dal nulla, attraverso varie casualità, ma che sia stata progettata e realizzata da qualcuno. Figurarsi un animale; figurarsi l’uomo.

Riflessione sulla lettura di Lapo Elkann

Purtroppo ciò che viene detto sui manager è tipico anche di altre professioni. Se spoglio un professionista delle sue competenze e della sua eticità, ciò che rimane uguale per tutti è la caratteristica “uomo”. Bisogna evitare di correre il rischio che raggiungere la realizzazione lavorativa faccia uscire dal significato della vita. La soddisfazione dell’essere umano non deriva dalla fruizione di un mio desiderio. Chi realizza se stesso non vuol dire che sia felice. C’è perciò l’ambivalenza della persona umana. Sembrerebbe che egli non sia un buon manager, a causa di ciò che fa, eppure in ambiente lavorativo è un ottima guida.

Punti della lezione di filosofia del 3 novembre

Riassumendo i punti della passata lezione si è giunti a diverse conclusioni:

  • La società prima accusa ma poi assolve e giustifica.
  • C’è una diffusa deresponsabilizzazione.
  • È necessario ricercare il senso della vita (tema della religiosità, e non solo).
  • Fragilità dell’uomo postmoderno.
  • Fiducia nel maghi e fattucchiere (e nella superstizione, nella scienza, nel positivismo).

In apparenza ne fanno ricorso persone poco preparate, ma guardando bene invece notiamo che sono forti manager di grandi industrie. La scienza non riesce quindi ad allontanare gli uomini dalla superstizione. Avere estrema fiducia nella scienza ed allontanarsi da Dio, svuotando il cielo di Dio, riempie al contrario l’uomo di idoli, e per questo l’uomo si abbandona alla superstizione. Eppure nasce nell’uomo ed è sempre nata inconsciamente la necessità di credere a qualcosa.

Concetti di dipendenza e libertà

Il concetto di dipendenza è strettamente legato a quello di libertà. O nessun uomo è libero (e quindi non ha senso parlare di dipendenza) o è possibile essere libero (e quindi c’è dipendenza). Se l’uomo non fosse libero non sarebbe nemmeno responsabile. L’accezione di libertà dell’uomo può essere vista in due momenti:

  • La potestà, o libero arbitrio (che è un livello che non soddisfa mai l’uomo) e può portare l’uomo a gesti definiti cattivi.
  • La libertà che coincide con la verità (che tende verso il bene).

L’uomo non è libero in quanto ha potere di scegliere. Se crediamo che la libertà sia solo una potestà, si finisce per diventare schiavi del facile, del piacere, dell’ozio. La libertà si realizza quando l’uomo agisce per il suo bene e quello degli altri. Non c’è libertà senza verità.

Giustizia e morale nella società

Altro concetto importante è quello della giustizia. Per giudicare è necessario avere dei criteri, cioè ammettere che esistono cose oggettive (verità). Si nota una forte contraddizione della società, che prima accusa e poi giustifica, che non consente errori, ma solo per quanto riguarda l’efficienza professionale.

Questa società oltremodo esigente ha inoltre rimosso il concetto di peccato. L’errore è uno sbaglio ma non per forza morale. Anche quella che si definisce informazione tende a una superficialità vergognosa, evitando sempre di porre domande. Cancellato il concetto di peccato, la società ha tolto di mezzo anche il perdono. Molta gente oggi ha problemi perché non ha più una ricchezza di valori alla base. Sono caduti i punti di riferimento. Viviamo oggi un’unica pars destruens di valori alla quale non segue mai una construens. I mass media di oggi hanno smontato ogni valore della società eliminando anche il Limite.

Ormai non esiste più il senso del limite. Si vive piuttosto in un periodo di ubriacatura di libertà. Bisogna tornare a dare il giusto peso alle cose, riappropriandosi dei criteri e dei metri di giudizio. È ben visibile una razionalità parziale, ovvero un’applicazione parziale nell’uso della ragione. Ogni giorno è vissuto non nell’insieme dei giorni che compongono l’arco della vita, ma è visto solo singolarmente.

Ad hoc è l’esempio di due uomini che spaccano delle rocce. A entrambi viene chiesto cosa fanno. Il primo risponde che sta rompendo dei massi, ma il secondo risponde che sta costruendo una cattedrale. Entrambi compiono una stessa cosa, ma fatta con spirito del tutto diverso e con progetti di vita antitetici.

Lezione di filosofia del 13 novembre

Recuperiamo la sintesi sull’articolo di Lapo Elkan. Leggendo questo articolo sono emersi una serie di fatti che richiamano direttamente a dei concetti tipici dell’indagine del filosofo. Abbiamo scoperto che leggendo un articolo ci si imbatte nel problema della libertà, della verità, del bene e del male morale, della giustizia, della responsabilità. In quell’articolo ci sono altri elementi come quello di razionalità parziale, di cui si discuteva nel passaggio in cui il dottor Celli diceva che: “Quanto la razionalità è applicata solo in alcuni settori della vita magari anche in maniera impropria spesso ci si trova spiazzati”.

Questo richiama al fatto che questa società tende ad essere frammentaria, un po’ schizofrenica, per cui, ad esempio, nell’ambito dell’esercizio della professione c’è una forte avvertenza del problema deontologico, cioè del rispetto di un insieme di principi e di regole che infondono quella professione. Così quando entrerete nel mondo del lavoro scoprirete che c’è questa preoccupazione, anche un po’ maniacale, sul rispetto di certe regole nell’ambito dell’esercizio della professione. Una preoccupazione che però si inserisce in un quadro generale della nostra società nel quale non vi è altrettanta attenzione al problema della morale, quindi questo crea una situazione che come dice Celli è schizofrenica, di razionalità parziale. Sul lavoro devo rispettare certe regole, devo rispettare certi principi, ma nello stesso tempo poi non è così vero che esista una morale condivisa, che esista un bene o male in senso oggettivo. Questo crea un problema all’uomo, perché l’uomo chiederebbe di confrontarsi con un sistema morale coerente, e invece l’idea che esista una moralità professionale, e che poi fuori dalla professione tutto in un certo senso è lecito. Questa idea, che è fortemente presente nella nostra società e che è di radice essenzialmente protestante, chiaramente rappresenta un problema.

Il progetto di vita

L’altro argomento interessante è quello del progetto. Ci eravamo fatti una domanda: hai un progetto per la tua vita? Secondo Celli il problema di questi comportamenti devianti è che spesso oggi l’essere umano non ha un progetto di vita, cioè ha delle idee che vuole perseguire, ma non ha una visione di insieme della propria esistenza, cioè non ha cercato di affrontare seriamente il problema del “perché vivo”, e quindi non conosce anche lo scopo e il senso di perché questa mattina vado in ufficio piuttosto che andare a lezione all’università. Lampante è l’esempio dei due lavoratori che rompono le pietre. È diverso sapere che quel gesto fa parte di un progetto molto più grande piuttosto che compiere lo stesso gesto ogni giorno di continuo, come ci capita tutti i giorni di venire in ufficio o all’università, ma non avere un perché.

C’è stato un grande psicologo, Victor Frankl, che è stato il padre di una particolare branca della psicologia, la logoterapia. Frankl era ebreo ed è stato deportato nei campi di concentramento nazisti. (ha scritto: “Uno psicologo nei lager”). Questo psicologo durante il nazionalsocialismo venne arrestato e deportato in un campo di concentramento. Lì ebbe modo di constatare una verità, che tra l’altro era supportata anche da Nietzsche. Disse cioè che molte persone non ce la facevano a sopravvivere, perché o venivano uccise o morivano di inedia, di stenti, perché le condizioni di vita erano molto difficili. Ma Frankl aveva notato che le persone che avevano più possibilità di sopravvivenza erano le persone che avevano un perché. Le persone che riuscivano ad affrontare la tragedia di una condizione come questa avendo un senso alla propria vita, quindi un senso anche per il proprio soffrire. Purtroppo le persone che non avevano questa forte motivazione a un senso della propria vita erano più facilmente esposti a una fine tragica. Ovviamente questo non vuol dire che chi ha un perché può vincere ogni sfida, ma vuol dire, come dice anche Nietzsche, che chi ha un grande perché può sopportare qualsiasi condizione dell’esistenza.

Anche il problema del soffrire, che è un problema antico come l’uomo, il problema della sofferenza, del perché esiste il male nel mondo, è una questione che l’uomo può affrontare e che deve affrontare inevitabilmente ma che gli pone un questione non tanto di come affrontarlo, ma perché affrontarlo, cioè qual è la ragione per cui vale la pena vivere, anche se la vita è fatta di sofferenza.

La ricerca di senso nei giovani

Oltre a questa considerazione richiamiamo il passaggio dell’intervista in cui si dice: “Nei giovani vedo la voglia di una nuova ricerca di senso. I giovani chiedono che la scuola e l’università tornino a fornire punti di riferimento, prospettive di futuro, insegnare a costruire passioni.” Abbiamo parlato del significato delle passioni. Le passioni sono importanti quando sono orientate verso il bene. Le passioni costituiscono un problema per l’uomo quando tendono a dominarlo, e quindi a travolgere la sua razionalità, la sua capacità di esercitare una responsabilità consapevole, però nello stesso tempo nell’intervista non viene dato fortunatamente un giudizio totalmente negativo alle passioni, perché sarebbe un errore. A volte capita che diciamo che ci si è lasciati vincere dalle passioni: questo è vero e può capitare. Però in realtà le passioni ben orientare sono ciò che riempiono la vita anche di quelle energie e di quella voglia di fare. Quindi la passione non è un fatto negativo. Anche dal punto di vista delle sfide professionali questa manager dice che i giovani chiedono all’istruzione di essere aiutati a riempire la loro vita di passioni verso qualcosa di buono. La grande risorsa che il giovane ha rispetto a chi non è più giovane è proprio prendere le cose sul serio perché ci si appassiona. Purtroppo col passare degli anni a volte subentra il disincanto, subentra un certo cinismo. Ci si dice che ormai si è capito come va la vita. Ma questo è molto sbagliato.

Metafisica e pensiero occidentale

Questi sono i temi che abbiamo richiamato leggendo e commentando questa intervista. Torniamo adesso al discorso della metafisica. Adesso c’è un’aggressione che il pensiero occidentale ha scatenato nei confronti della metafisica nel ‘900, soprattutto nella seconda parte del secolo. La ricerca metafisica, cioè il fare filosofia in una prospettiva metafisica, comporta da parte del filosofo, da parte dell’uomo, il tentativo di confrontarsi con l’assoluto. La metafisica si caratterizza per questo atteggiamento estremamente rigoroso e impegnativo. Parte dalla considerazione che la realtà che noi possiamo osservare e dalla quale dobbiamo partire per fare filosofia è una realtà che non si spiega da sola. Le cose che ci circondano, le persone che incontriamo tutti i giorni e quelle che amiamo, e perfino noi stessi, esistiamo, siamo davanti alla nostra ragione, possiamo essere oggetto di riflessione e di analisi, ma non siamo in grado di spiegarci da soli, né possiamo spiegare tutto quello che vediamo se non ricorrendo a qualcosa di altro, di ulteriore.

Come facciamo a distinguere ciò che è assoluto da ciò che è relativo? Il criterio molto banale è caratterizzato da questa capacità di spiegarsi, di giustificare se stesso. Ciò che non è in grado di giustificare la propria esistenza, di motivarla, è una realtà in qualche modo relativa. La volta scorsa abbiamo fatto l’esempio di macchinari molto complessi e ci siamo resi conto che questa complessità rinvia a qualcosa o qualcuno che l’ha realizzata e prodotta. Quindi l’apparecchiatura che noi osserviamo, per quanto bella e affascinante non è sufficiente per spiegare se stessa. Lo stesso accade anche osservando l’essere umano. Anche l’uomo è una realtà complessa e meravigliosa anche da un punto meramente biologico-materiale. Lo studio di un essere umano rende manifesta la difficoltà estrema e inimitabile che caratterizza l’uomo. Tuttavia questa complessità non si spiega in se stessa, cioè l’uomo non si è fatto da solo. Ognuno di noi non s’è fatto da sé. Questo atto rimette in gioco davanti alla nostra intelligenza il problema dell’assoluto, cioè il problema di capire donde vengano le cose che vedo.

Sull’assoluto però, cioè su quella realtà diversa da tutte queste che abbiamo visto, diversa perché dovrebbe avere la caratteristica che non ha bisogno di ricorrere a qualcos’altro per spiegare la sua esistenza. Questo è l’assoluto. Come l’uomo può indagarlo? Cosa l’uomo può dire sull’assoluto oltre a ciò che abbiamo detto, cioè che ha la caratteristica di spiegarsi da sé. Su questo punto i filosofi hanno dato risposte molto differenti fra loro. Possiamo distinguere per comodità due grandi filoni di pensiero.

Anteprima
Vedrai una selezione di 13 pagine su 57
Filosofia del diritto - lezioni Pag. 1 Filosofia del diritto - lezioni Pag. 2
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto - lezioni Pag. 6
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto - lezioni Pag. 11
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto - lezioni Pag. 16
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto - lezioni Pag. 21
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto - lezioni Pag. 26
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto - lezioni Pag. 31
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto - lezioni Pag. 36
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto - lezioni Pag. 41
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto - lezioni Pag. 46
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto - lezioni Pag. 51
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto - lezioni Pag. 56
1 su 57
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher niobe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Europea di Roma o del prof Palmaro Mario.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community