Estratto del documento

Bioeticagene: Habermas “il futuro della natura umana ed i rischi di una genetica liberale”

Fa parte di alcuni tipi di dibattiti inerenti alle manipolazioni genetiche ed i relativi rischi. Habermas è l’ultimo dei filosofi della scuola di Francoforte composta da personaggi marxisti tra cui Ochermar, Marcuse e Habermas (filosofo marxista la cui particolarità era che era un filosofo della politica più che di questioni di metodo. Interesse alla sfera pubblica nella cui prospettiva deve essere letto il suo testo. Tramite Habermas si ha un eco su ansie e paure di intervenire sperimentalmente sul gene).

Habermas costituisce una contrapposizione tra natura e artificio; nata a seconda metà ’700. Ritrova il concetto di natura e artificio (ciò che si è e ciò che si potrebbe diventare con interventi sulla struttura genetica) “la natura organica era data ed oggi cade nella sfera della programmazione intervenendo sulla determinazione genetica (=natura) e quindi la programmazione interverrebbe per modificare ciò che naturalmente saremmo”. La brutalità politica sta nel fatto che ci sarebbe un intervento totalmente arbitrario per soddisfare esigenze specifiche tramite interventi sul genoma.

Come si costruisce tale filosofia politica a partire da tale contrapposizione; qual è il problema? Torna la discussione giuridica intorno al concetto di libertà nel senso che contro tutti questi potenziali interventi deve esserci una legislazione che deve poter disciplinare tali interventi per poter controllare per quanto sia possibile le trasformazioni.

Per la questione dell’intervento del genoma si ritrovano le questioni tra natura ed artificio e libertà e autolimitazione della libertà dei soggetti che potrebbero agire sul genoma. Se si parlasse di economia si avrebbe lo stesso discorso: si deve limitare o no fare contratti indistintamente e liberamente.

Si ritrovano le riflessioni di ’800-’900 tra libertà e legiferazione a limitare. Il problema è di chiedersi se la legislazione di limitazione sia una forma di azione pubblica pertinente alla situazione che si pretende di fronteggiare. Non si deve dimenticare che tali interventi genetici hanno natura pubblica: ricerche fatte per guarire malattie che ad ora non sono curabili; non è tale direzione il problema di tali scienze sperimentali ma più la legislazione che organizza….

Libertà, natura e legislazione

Altro punto è la discussione intorno al concetto di libertà: contrapposizione di libertà ed arbitrarietà: la libertà è il non toccare il genoma in modo tale da non essere determinati da arbitrarietà limitando ciò che impedisce la libertà. Per Habermas esiste una natura che è libertà; la struttura genetica della persona deve essere tutelata senza che si intervenga sulla natura genetica. Il fondo culturale di Habermas dice che la libertà viene contrastata da un pericolo.

Habermas è filosofo tedesco nato intorno alla 2 guerra mondiale, quindi ciò che lo spinge è il nazismo e le loro sperimentazioni e su questo fondo che si contrappone la libertà ed il pericolo: modo di fronteggiare del dopo guerra: legislazione ad evitare ciò che sono stati le distruzioni del nazismo e dei suoi esperimenti (Dichiarazione universale degli uomini, ecc.).

Filosofia politica libertà --> la bioetica è una riflessione collettiva che deve poter impedire il peggio: moralismo (etica necessaria che deve assolutamente essere in grado di impedire il peggio).

Eugenismo e genetica

Parola chiave è eugenismo che nasce intorno agli anni ’80, è una scienza che dovrebbe permettere di migliorare la “riproduzione”: questo è il problema, la possibilità di migliorare le razze. Da sempre si sono uniti gli animali migliori però con le scienze sperimentali si interviene direttamente sul gene potendo passare dall’animale all’umano. Ancora in tale frangente la parola “razza/specie” non significano nulla, sono parole usate per classificare le somiglianze, solo classificazione, nulla di naturale. L’ideologia nazista in particolare ha sviluppato tale concetto.

Tutti i concetti di biologia sono sempre legati e miscelati con teorie pseudo scientifiche: quando si parla di biologia si cade nelle scienze sociali. Il nazismo è stata una teoria razziale: intervenire sui geni significa spingere su una razza e quindi si passa ad una filosofia politica. L’ideologia razziale esiste e tutt’ora è fortissima: il problema del genoma per le scienze sperimentali sui viventi non si presenta più in ottica razzista ma piuttosto tutto ciò che attiene alla diagnosi antenatale: si può conoscere la funzione che avrà tale gene favorendo una patologia gravissima sicché intervenire su tale gene potrebbe curare tale malattia.

In tale prospettiva deve ragionarsi oggi con riguardo agli interventi sul genoma. Però poter intervenire sul genoma dà spazio di agire non solo limitandosi a curare tali malattie: la possibilità di modificare una struttura genetica può permettere delle pratiche assolutamente inaccettabili, ecco dove devono intervenire le legislazioni identificando le pene che sanzionano pratiche inaccettabili. Nello stesso tempo la legislazione pone una sfida alla ricerca genetica chiedendosi se in realtà sia una buona soluzione.

Habermas continua su questa strada, una legislazione che interviene e sanziona ciò che interviene sulla libertà. Ugualmente la possibilità di scegliere o impedire la nascita di un genere: i cinesi hanno deciso di eliminare le femmine. Arrivare al punto di decidere il sesso del figlio. L’idea che nasce è che magari gli adulti vorrebbero determinare la personalità dei loro figli però i bambini devono nascere senza nessuna determinazione.

È difficile un giudizio generale a priori tramite una legge perché decidere la determinazione del colore degli occhi è meno invasivo rispetto alla scelta di trasformazione della natura genetica nata dalla immaginazione delirante di due genitori. L’unica certezza è quella che consiste nella nostra capacità di impedire le derive deliranti. Devono separarsi la sperimentazione in quanto tale che debbono fare per capire non potendo fare giudizi a priori non sapendo a cosa porteranno e quando invece si sa la funzione del gene si può intervenire limitando la sperimentazione.

Ciò non può farsi prima della scienza sperimentale perché non si sa cosa sia e a cosa porterà. Nella sperimentazione non si può definire a priori tutto ciò che può avvenire sicché una limitazione non può decretarsi a priori ma solo a risultato avvenuto qualora siano avvenute manipolazioni inaccettabili.

Habermas teme i creatori del genoma avendo il nazismo alle spalle; è necessario immaginare una scienza sperimentale rispettosa a priori degli organismi ma ciò è impossibile a priori. Immaginare una legislazione che sia a garanzia del non determinismo non è fattibile ma d’altro canto la capacità della scienza sperimentale di determinare geneticamente ciò che sarebbe un programma della personalità.

Il dramma è che le scienze sperimentali non si sa cosa possano fare prima di aver sperimentato. La determinazione e la sperimentazione può essere fatta per il bene come per il male quindi per Habermas è necessario tutelare assolutamente la libertà (si nasce come si nasce) anche se è il primo ad accettare la sperimentazione per combattere le malattie.

Art. 3 Carta di Nizza parla dell’integrità fisica e psichica, divieto delle pratiche eugenetiche (come selezione delle persone).

Clonazione e rischi della sperimentazione

Altra grande paura è quella della clonazione degli esseri umani, dal momento che si può fare sugli animali chi impedisce ad un uomo di organizzare una clonazione col fine di creare un esercito. La clonazione nasce per avere organi su cui fare esperimenti e per fare trapianti salvando vite umane.

Da un lato le scienze sperimentali sono scienze altamente tecniche ma ugualmente interrogano una comunità sull’identità stessa della comunità: ciò che è capace di fare e generare, sia nel bene che nel male.

A partire dagli anni ’70 non esistono sperimentazioni condannabili sugli esseri umani. La scienza sperimentale sul vivente attraversa le credenze di una comunità. Habermas parla di libertà immanente e di nessun determinismo.

Il movimento di libertà e diffidenza profonda vs tecnologie e tecniche è un sentimento fortissimo negli anni ’60, la stessa guerra fredda ha fatto ricerca sulle bombe nucleari (non basterebbero 3 per uccidere l’umanità e ve ne sono a centinaia). Tale sperimentazione ha portato alla cultura della morte: nucleare, microbi, virus, ecc. e la bioetica nasce proprio dalla diffidenza di una comunità vs i progressi scientifici (anni 60-70) arrivando a dire che tutto ciò che è scientifico è il male.

Fortissima contrapposizione si ritrova tutt’ora sul fin di vita e l’aborto: individuo e libertà immanente vs scienze sperimentali in cui vi è contrapposizione tra tutto ciò che è umano e libero. Dal momento che si accetta di correggere gravi malattie genetiche si deve intervenire sul genoma (anche con terapie di preimpianto o di aborto).

Una distinzione teoretica tra sperimentazione a fine di cura e distorsione della manipolazione non è possibile. È possibile magari in una comunità democratica controllare, ma uno stato autoritario non ha la possibilità di essere controllato.

Il concetto di ambivalenza è un concetto di fondo: Einstein nello studio sull’atomo non voleva la bomba nucleare eppure si è costruita. Lo stesso problema si pone tutt’ora: una ricerca genetica può curare come portare al peggio.

Ad oggi vi sono protocolli di sicurezza creati dagli stessi gruppi sperimentali per quegli specifici gruppi sperimentali. I protocolli però non sono completamente sicuri: 2 anni fa in Francia in una sperimentazione su 5 volontari per accelerare i tempi si sono aumentate le dosi rispetto ai protocolli e sono tutti morti.

Si può porre una frontiera tra ciò che è accettabile e ciò che non lo è.

Diagnosi di preimpianto e prevenzione

Tutte queste diagnosi di preimpianto (fecondazione in vitro) si può osservare geneticamente se si ha una patologia grave e può eliminarsi le cellule infette che sono già un organismo → medicina prospettiva per evitare l’insorgere di malattie che oggi vi sono. Vi sono patologie che sono culturalmente gravi: ad esempio il “piede storto” che non ti fa camminare bene era un problema in Bretagna dove eri condannato a fare il marinaio ma la cultura marinaia sosteneva portasse sfortuna avere un soggetto del genere a bordo.

In tal caso il problema non è più patologico ma culturale perché lo stesso soggetto può essere ritenuto che porti sfortuna per altro normale. Per una donna una patologia poco grave del feto può essere un gravissimo problema, per altre anche una grave patologia non è un problema ma di conseguenza non vi può essere una legislazione unica.

La distinzione di Habermas è tra prevenzione e l’eugenetica è facile da distinguere salvo che non è possibile sapere e distinguere a priori un esperimento per il bene ed un esperimento per il male. La distinzione tra natura, sperimentazione per il bene e la sperimentazione perversa è facile da fare ma oggettivamente impossibile da fare.

Non può fissarsi una limitazione a priori ma solo quando è stata fatta la scoperta.

Natura, cultura e vivente

Habermas parla di natura (la struttura genetica determina la naturalità dell’individuo) ma Simone de Beauvoir non sarebbe d’accordo perché non si nasce donna ma culturalmente ci si determina come donna o meno.

Se, secondo la concezione di Beauvoir, si diviene uomo o donna cosa si può rimproverare sugli esperimenti scientifici con riguardo al concetto di natura se tanto ci si costruisce culturalmente. La biologia porta ad interrogare un’intera comunità: ci sono patologie che in alcune comunità dove la stessa patologia può essere un limite insuperabile ed altre in cui non vi è nulla di male.

La democrazia crea protocolli ma non possiamo sapere se gli Stati autoritari riconoscono i medesimi principi.

Ciò che è necessario capire è che le scienze sperimentali costruiscono l’essere vivente. Le scienze sperimentali parlano di vivente e non di vita perché il concetto vita è un concetto vuoto. Il vivente fa cadere il concetto di frontiera tra vita e morte: si cerca di creare un concetto in cui la morte è la condizione del vivente e non quello a partire dal quale si definisce vita.

Ora si definisce in maniera diversa la vita perché si definisce tramite strumento (respiratore, medicine, ecc.) dove il vivente è una specie di integrazione della morte alla vita e nulla impedisce di immaginare di trattenere una persona in uno stato di fin di vita per 30 anni ma se dura 30 anni ha senso parlare di “fin di vita”?

Oggi molti scienziati mettono in discussione il concetto stesso di gene. Per ciò si parla sempre più di genoma che di gene essendo il primo una struttura più ampia. Ciò che si passa di generazione in generazione non è il carattere della persona ma il gene che non è l’unica determinazione del soggetto. Il gene si trova all’interno del genoma e la scienza sperimentale interviene sul genoma.

Il legame causale tra gene e patologia esiste ma inizia ad andare verso genoma a discapito del concetto di gene in alcune patologie. Il legame tra gene e razza a maggior ragione sta cadendo. Il legame tra gene e patologie diviene una probabilità statistica sicché la ricerca si farà sempre di più accanto al gene e non sul gene. Si parla in termini di determinismo genetico ma è molto vago.

Si potrebbe parlare di eredità senza il gene: se il determinismo si basa su altre sostanze che non siano il gene, quello che si passa non sarà più il gene e quindi si potrà parlare di eredità senza genetica. Si va sempre più verso una ricerca sulle molecole che escludono il concetto di gene a favore di genoma e struttura cellulare.

Sono caduti i concetti di razza, specie e adesso sta cadendo quello di gene.

Mutazione e metafore della biologia

Intorno al ’700 filosofia del vivente, la natura è ciò che si trasforma ed è necessario seguire il tempo per capire sicché per capire il vivente è necessario capire qualcosa che si trasforma. Il gene è qualcosa che si trasmette e perciò non si trasforma; questa è stata la base della contestazione di Darwin sul fatto che tutto si trasforma, qualcosa che al di là delle trasformazioni rimane, qualcosa di immanente all’uomo.

Ora invece il concetto è la mutazione, qualcosa muta ogni tanto e quindi si “trasforma” entro qualcosa che si passa da gene in gene. Oggi si accetta l’idea che qualcosa sia immanente ma allo stesso tempo vi sono mutazioni e specie che scompaiono, è in tale ambito che si instaura il genoma, la sintesi tra il fissismo e la trasformazione.

Tutto si trasforma e perciò Dio non è utile per capire la natura.

La scienza nuova della biologia: quando una scienza si costruisce usa metafore perché deve parlarsi del non saputo ma pensare non è ripetere ma creare qualcosa che non si sa tramite qualcosa che si sa e quindi si usano metafore. La metafora è dire ciò che non si può dire in quanto conoscenza (cit. Nerhot), il vivente non si sa cosa sia e si usano metafore per descriverlo: testo genetico, programma genetico, memoria genetica (qualcosa che rimane nel trasformarsi) sono tutte metafore.

Fin di vita e cure palliative

Lo sviluppo della costruzione del vivente ha aperto delle interrogazioni fino a poco tempo fa inconcepibili. Non si deve usare il termine vita ma di vivente, il quale contesta l’impostazione della vita come imposizione della morte: il vivente è una sfida della morte. Il vivente è qualcosa che si costruisce concettualmente attraverso le scienze sperimentali e deve integrare il morente -> è questo che muove le ricerche sul cancro.

Si entra in una riflessione metafisica, in particolare, la questione del vivente mette in discussione il principio della metafisica della filosofia dei lumi: il determinismo temporale. Quando c’è un organismo che si definisce in fin di vita si tratta di mantenere un organismo in una situazione specifica e impedire che questa situazione sfoci nella morte -> si mantiene un organismo vivendo.

Tecnicamente la morte è trattenuta dal morente. Distinzione tra vivente e morente è confusa. È questo il problema del metodo.

Ci si deve liberare della concezione comune del fin di vita come:

  • Un tempo
  • Tra vita e morte

Dobbiamo ragionare su una creazione del vivente che integra un’integrazione concettuale del non vivente che appartiene alla definizione del vivente stesso. Le cure palliative sono un lavoro che impiega una concettualizzazione del vivente-non vivente (alcune parti dell’organismo sono funzionali altre no). È la ragione per la quale si aprono le grandi interrogazioni sulle terapie specifiche per queste situazioni e si arriva a determinate risposte come accanimento terapeutico e solidarietà.

L’eutanasia è la traduzione di una filosofia morale che tende a denunciare ciò che è la rinuncia all’accompagnamento di persone definite in fin di vita. Pensare a questa fine presuppone ragionare in astratto.

La bioetica traduce un conflitto che sarebbe insuperabile tra la filosofia religiosa e la filosofia profana -> si è già nel mondo delle risposte, delle certezze. Ad un dovere di vivere si oppone un diritto a decidere di vivere o meno. Se si fa la scelta di vivere o meno si fa la scelta di cosa? Significa soltanto che decide la s

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 30
Filosofia del diritto II Bioetica Pag. 1 Filosofia del diritto II Bioetica Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto II Bioetica Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto II Bioetica Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto II Bioetica Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto II Bioetica Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Filosofia del diritto II Bioetica Pag. 26
1 su 30
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaNico di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bioetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Nerhot Patrick.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community