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AUTORE DEL RIASSUNTO: Alessandro Pometto (a.a. 2013/2014)

ARGOMENTI:

 La ragione moderna nell’occidente

 La logica classica e quella modale

 Il linguaggio

 Le teorie giuridiche con autori principali (Giusnaturalismo; positivismo; realismo)

 La semantica cognitiva

 La morale 1

FILOSOFIA DEL DIRITTO

Fenomenologia (Husserl) ≠ Filosofia analitica (Wittgenstein), che tratta lo studio dei temi partendo dallo

studio del linguaggio. In Italia Bobbio, Tarello (Guastini), Scarpelli (Jori), Conte (Rossetti…)

Diritto positivo (positum = posto, dal legislatore umano) si contrappone al diritto naturale (non posto, ci

arriva da Dio o dalla Ragione, v. Locke e Hobbes). Il diritto naturale italiano è fondamentalmente legato alla

religione cattolica (D’agostino, Cotta)

di Lutero a Wittenberg rompono l’idea unica di una sola religione. Come possono idee

Nel 1518 le tesi

diverse di una divinità fondere un diritto naturale comune? Ciò che accomuna tutti rimane la ragione

Nel 1900 nasce il positivismo giuridico con Hart e Kelsen

Una terza grande teoria è il realismo giuridico: il diritto come sequenza di decisioni dei giudici. È il sistema

di common law, nel quale il giudice non si limita ad applicare la legge come nella civil law.

Quindi, le tre maggiori teorie giuridiche sono: positivismo, naturalismo e realismo giuridico.

L’ontologia sociale è lo studio degli oggetti sociali (es, il denaro) che non riducono la loro essenza alla

forma ma hanno a che fare intrinsecamente con un insieme di regole

Università moderna: definita da Kant nel Conflitto delle facoltà (universitarie), deve essere liberamente

accessibile e finanziata con denaro pubblico (ricerca non condizionata da ragioni economiche). Gerarchia

universitaria: laureati, dottori, ricercatori, professori associati e ordinari -> comunità di dotti che studiano e

si interessano a trasmettere il sapere, ed è una comunità autonoma perché sui dotti in quanto tale solo i dotti

possono giudicare.

 L’università all’interno dello stato non ha un potere ma nessuno può limitare la sua libertà di ricerca.

all’interno dello stato perché è il

Deve mantenere una funzione di critica luogo dove la ragione deve

essere autorizzata a parlare in pubblico. Le convinzioni non devono essere imposte da nessuno.

 “università senza condizione”:

Derridà riprende il discorso di Kant in distingue tutte le altre istituzioni

di ricerca dall’università perché quelle hanno uno specifico scopo (spesso economico), mentre in

università si fa ricerca pura, non deve essere rivolta per forza ad una immediata applicabilità. La vera

università esiste solo negli stati democratici perché solo qui è riconosciuta libertà accademica.

problemi dell’istruzione) dice che ciò che non è più condivisa è

John Searle (occidente e multiculturalismo:

l’idea di ragione da dopo la seconda guerra mondiale. Possono esserci diversi tipi di razionalità connesse

alla cultura. Nella cultura occidentale è al centro la ragione che presenta 6 caratteristiche:

1. La realtà esiste indipendentemente dalle rappresentazioni umane

2. Almeno una delle funzioni del linguaggio è quella di comunicare

3. La verità è un problema di accuratezza della rappresentazione

4. La conoscenza è oggettiva

5. Logica e razionalità sono formali

6. Gli standard intellettuali non sono alla portata di tutti

LA REALTA’ ESISTE INDIPENDENTEMENTE DALLE RAPPRESENTAZIONI

1) UMANE:

l’unico modo che abbiamo di percepire la realtà è

Questo non è scontato, nasce nel 600 con Cartesio:

attraverso gli occhi, e se c’è qualche distorsione nella nostra visione non possiamo capirlo. Non sappiamo se

ciò che vediamo esista davvero così. Noi presupponiamo che ciò che vediamo esista, ma non possiamo

dimostrarlo. Ed è la presupposizione che fonda l’idea di razionalità occidentale 2

2) ALMENO UNA DELLE FUNZIONI DEL LINGUAGGIO E’ QUELLA DI COMUNICARE

La funzione comunicativa non è forse la più importante nel linguaggio, esso ci permette di vedere il mondo

in un determinato modo. La funzione primaria del linguaggio è la capacità rappresentativa della realtà, e

solo dopo viene la comunicazione delle situazioni relative agli oggetti (che esistono indipendentemente dal

linguaggio)

3) LA VERITA’ E’ UN PROBLEMA DI ACCURATTEZZA DELLA RAPPRESENTAZIONE

Idea di verità come corrispondenza. Non importa tanto la veridicità di ciò che si dice, quanto la

rappresentazione efficace di ciò che vediamo. Non è sempre necessaria accuratezza scientifica nei discorsi.

4) LA CONOSCENZA E’ OGGETTIVA

Il discorso razionale deve avere come obiettivo una conoscenza oggettiva che non dipende dalle

rappresentazioni particolari, e anche se non ci si riesce, il discorso razionale deve almeno tenderci. Una

rappresentazione che può essere ritenuta valida anche da chi inizialmente non lo pensava

5) LOGICA E RAZIONALITA’ SONO FORMALI

La correttezza di un ragionamento non dipende dall’oggetto di cui si parla. È la forma del discorso che

lo rende razionale, non il suo contenuto. Un discorso può essere razionalmente giusto, ma falso. Questo è

evidente nel processo (penale soprattutto) in cui anche applicando le giuste procedure non si può garantire

l’innocenza o colpevolezza.

6) GLI STANDARD INTELLETTUALI NON SONO ALLA PORTATA DI TUTTI

Come per le doti fisiche, non tutti hanno le stesse capacità cognitive. Benché tutti gli uomini sono

razionali, non tutti riescono a raggiungere gli stessi gradi di razionalità. E questi gradi di razionalità possono

essere classificati (insegnante che mette i voti) LA LOGICA

sono diverse, non c’è nessuna relazione necessaria tra ciò che esiste e ciò che è

Logica e razionalità

razionale. La logica è in senso tecnico formale, e la correttezza formale dipende soltanto dalla correttezza

del ragionamento.

Nel sillogismo, se sono vere le premesse la conclusione non può che essere vera (logica deduttiva). Ma

come si verifica la verità delle premesse? Corrispondenza con la realtà: osservazione di vari casi che mi

portano a pensare che sia sempre così = induzione

 Induzione: dallo speciale al generale, vero finché non si trova il contrario

 Deduzione: dal generale allo speciale, se è corretto è vero

 Abduzione: osservazione di tante realtà diverse per un caso particolare (Sherlock Holmes)

l’algebra con i sillogismi,

A metà 800 Boole cerca di rappresentare e riesce. È possibile ridurre la

(teoria dell’incompletezza) dimostra

matematica a logica? No, ma forte corrispondenza. Nel 1931 Godel che

non tutta la matematica è logica. Il grande progresso che Boole fa compiere alla logica e la tematizzazione

della divisione tra piano semantico e piano sintattico: il logico inglese riconosce che la validità del processo

dei

di analisi non dipende dall’interpretazione simboli che sono utilizzati, ma unicamente dalle leggi sulla

loro combinabilità. Esplicitazione della connessione tra logica e matematica.

l’enunciato è descrittivo

Molti enunciati che usiamo non sono descrittivi della realtà. Se si può vedere se è

(domande, promesse…) è difficile stabilire se sono veri o

vero o falso. Ma per altri enunciati non descrittivi

falsi e si può non riuscire. 3

 Se l’enunciato descrittivo serve per dare un giudizio estetico dipende se estetica oggettiva, soggettiva o

intersoggettiva

 Worph e Shapir studiano linguaggio dei nativi americani in cui esistono 4 parole per descrivere i colori

(li distinguono tutti ma non hanno parole per descriverli). Questo perché in molti casi non serve il

massimo grado di precisione per descrivere la realtà. Sono enunciati descrittivi che usiamo tutti i giorni

senza il massimo grado scientifico e questo spesso è determinato da contesto e necessità (la verità è

implicita nel discorso).

o Per il diritto, che un enunciato sia scientificamente vero è giuridicamente irrilevante (le

prove non parlano finché il diritto non gli dà la parola)

 Solo per gli enunciati descrittivi vale il sillogismo. Con Boole si scopre che ci sono processi per

arrivare a conclusioni senza logica aristotelica.

Wittgenstein cambia la prospettiva dei filosofi quando si approcciano al linguaggio (ordinario). Era allievo

di Russell (formalizzazione logica della matematica). Secondo Wittgenstein se non sono enunciati descrittivi

con valore scientifico non bisognerebbe parlare. E il linguaggio gestuale (Sraffa)?

È possibile applicare la logica al linguaggio. Prendiamo P e Q come due enunciati descrittivi (proposizioni

atomiche) che rappresentano un singolo stato di cose, e li mettiamo in relazione con dei connettivi, formando

così delle proposizioni con un valore di verità che dipende anche dalla verità delle proposizioni atomiche.

L’implicazione si può tradurre come “se… allora”, quindi per esempio:

P Q PeQ PoQ P>Q

V V V V V piove (Pv) allora porto l’ombrello (Qv) è vera

Se

V F F V F piove (Pv) allora non porto l’ombrello (Qf) è falsa

Se

F V F V V se non piove (Pf) resta vero sia portare o non portare l’ombrello

F F F F V Mentre

l’idea di riformare il linguaggio ha molto successo verso il XX secolo (es, con l’Esperanto, lingua comune a

tutti gli esseri umani). Rispetto ad una lingua naturale, l’esperanto è completamente costruita a tavolino.

Diversi tipi di linguaggio:

 Naturale: si impara senza studiare, è la nostra lingua madre

 Artificiale:

 Scientifico: non vuole assomigliare a quello naturale ma ha scopo preciso di descrivere uno

specifico ambito

 Non scientifico: stessa funzione di quello naturale, ma costruito a tavolino (esperanto,

klingoniano…)

E il diritto? Si innerva sul linguaggio naturale comune, ma non è esclusivamente naturale perché i termini

che costituiscono il linguaggio naturale sono:

 Polisemici: hanno più significati

 Ambigui: a parità di enunciato, finché non è chiaro il contesto potrei non capire

 Vaghi: possibilità di descrivere un oggetto con un termine

Queste tre caratteristiche rendono il linguaggio ordinario espressivo (pregio) ma sono anche il suo limite

(difetto, per il diritto).

Per cui, se il diritto si basa unicamente sul linguaggio naturale, allora anche il linguaggio del diritto sarà

polisemico, ambiguo e vago. Non sarebbe poi possibile riformare il diritto in un linguaggio scientifico

(specialmente nei paesi democratici) per cui il diritto non sarebbe conoscibile da tutti. Anche se spesso nel

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diritto chi parla lo fa per vincere, non per dare la verità, e quindi potrebbero far comode le caratteristiche del

linguaggio naturale.

Per cercare di ridurre il più possibile l’indeterminatezza, il diritto da dei significati specifici alle parole (es, il

termine interessato nella l. privacy). Sono definizioni stipulative, che danno a determinate parole un

significato specifico. Attraverso queste definizioni, il diritto cerca di disciplinarsi. Il diritto può quindi

considerarsi un linguaggio amministrato. Il legislatore e i giudici pongono la definizione delle parole, e la

dottrina non ha mai lo stesso valore.

≠ dal linguaggio naturale che non è amministrato, nella maggior parte dei casi il significato è condiviso

(una delle funzioni del linguaggio è comunicare; solipsismo: impossibilità di capirsi). Se fosse amministrato

non ci si potrebbe più capire perché ognuno attribuirebbe significati diverse alle parole.

Quadrato di opposizione di Apuleio: nella logica aristotelica classica, 4 tipi di enunciati fondamentali:

A: universale positivo (tutti gli uomini sono bianchi); I: particolare positivo (alcuni uomini sono bianchi); E:

universale negativo (nessun uomo è bianco); O: particolare negativo (alcuni uomini non sono bianchi);

A E rapporto tra A-E: contrarietà (se A è vero E è falso, se A è falso E?)

(se uno è vero l’altro è falso)

Rapporto tra A-O: contraddittorietà

I O

In questo modo, se agli enunciati descrittivi sostituiamo enunciati prescrittivi, cosa succede? (Operatori

deontici, dovere) -> O: obbligatorio; V: vietato; P: permesso; F: facoltativo ( v. logiche modali)

Vp Vp ≡ O┐p (vietato fumare equivale a obbligo di non fumare)

Op Pp ≡ ┐O┐p

Fp ≡ ┐Op

Pp Fp

Se esiste l’obbligo di fare p, non può essere vietato di non fare p. mentre se non c’è l’obbligo, p può essere

comunque permesso: relazione di contrarietà. Se è obbligatorio non è facoltativo, e viceversa: relazione di

contraddittorietà.

Di un enunciato prescrittivo non si può predicare la verità o la falsità. I predicati che si possono applicare alle

norme corrispondono a 3 diverse concezioni del diritto (Bobbio):

 Giustizia: giusnaturalismo, si può comprendere con il confronto con altre norme o principi;

 l’iter prestabilito

Validità: giuspositivismo, la norma è valida se per essere promulgata ha seguito da

altre norme. Il diritto è un sistema autopoietico (che produce se stesso). La logica tradizionale non è

applicabile perché non vale il principio di contraddizione, infatti tendenzialmente il legislatore è

coerente ma è possibile che in un ordinamento ci siano due norme valide ma in contraddizione;

 Efficacia (o effettività): realismo giuridico, x Kelsen hanno lo stesso significato, ma prima:

o Norma effettiva viene effettivamente seguita da consociati o sanzioni effettive

o È efficace se realizza lo scopo per cui è stata creata 5

Tutti i facchini devono portare i bagagli. Pippo è un facchino, pippo deve portare i bagagli. Questa frase non

funziona dal punto di vista logico perché la premessa maggiore e la conclusione sono prescrittive, mentre la

premessa minore è descrittiva. Si mettono insieme enunciati di cui è possibile predicare verità e falsità con

altri per cui non è possibile. Questo è invece possibile nel diritto, per cui ammettiamo come valide delle

inferenza che nella logica non sarebbero valide. Ci sono due tipi di relazioni tra logica e diritto

(contrapposti da Bobbio):

 Logica deontica (G.H. Von Wright 1951 deontic logic): tentativo di studiare le strutture logiche

senza le quali non sarebbe possibile articolare discorsi razionali giuridici. Per esempio, Op > Pp: se

una cosa è obbligatoria implica anche che sia permessa

 Logica dei giuristi: studio dei modi in cui effettivamente i giuristi argomentano. Presuppone logica

deontica. Può variare da sistema a sistema.

All’interno della frase, possiamo distinguere tra enunciati, proposizioni ed enunciazioni. Esse sono parte

dello studio della linguistica.

 Enunciato: componenti materiali della frase (una sorta di analisi grammaticale), suppositio formalis,

interessa la funzione che svolgono gli elementi della frase. è lo studio della sintassi.

 Proposizione: predicare della frase la verità o la falsità. Quelle di cui è possibile farlo sono dette

apofantiche. Non lo sono quelle del diritto, che sono anapofantiche. È lo studio della semantica.

 vedere l’uso e la funzione di una frase quando viene effettivamente pronunciata in un

Enunciazione:

determinato contesto. È lo studio della pragmatica, ed è il punto di vista più rilevante per il diritto,

per cui lo studio delle norme dal punto di vista del linguaggio è possibile solo con lo studio degli

enunciati. Attraverso di essi si può descrivere l’esistenza di un obbligo. Non posso ignorare il

contesto in cui l’enunciato viene effettivamente prodotto.

Teoria standard del significato: una proposizione ha significato, ma il significato ha 2 livelli:

è l’oggetto

1. Livello del riferimento: a cui il senso linguistico rinvia

2. Livello del senso: il modo in cui un oggetto viene indicato

Per es, creature con reni è ≠ da creature con cuore. In realtà non è diverso l’oggetto perché entrambe si

riferiscono alle stesse creature (chi ha reni ha anche il cuore), sono solo indicati in modo diverso.

 Ogni parola è associata ad un senso

 Parole con sensi diversi possono avere il medesimo riferimento (sinonimi)

 Il senso determina ciò a cui la parola si riferisce (il contesto seleziona il senso specifico)

 Sensi identici non possono indicare riferimenti diversi

Il linguaggio del diritto deve essere chiaro (1 parola, 1 significato) non elegante. Lo sforzo di un testo

scientifico è quello di eliminare ogni ambiguità (al contrario di quello poetico che mira a infiniti significati).

la funzione del linguaggio dell’avvocato è persuadere, creare frasi per cui non si possa dire

Anche se in realtà

con certezza se sia vero o falso ciò che afferma

 Le proposizioni sono portatrici di significati --> le norme sono logoidali (fatte di parole, frasi)

Norme:

 Apofantiche:

o Direttamente: anche della norma si può predicare verità o falsità, ma il riferimento è alla realtà

deontica che preesiste la norma. Giusnaturalismo, la realtà deontica è creata da entità non umane.

Anche una norma positiva è vera, se e solo se corrisponde ad una norma posta per es. da Dio. La

realtà deontica non è posta, preesiste 6

o Indirettamente: un enunciato può avere una forma prescrittiva ma in realtà descrive una realtà

deontica (es, il rettore dice è vietato fumare, e le

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bigpome di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Rossetti Andrea.
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