Storia della filosofia e delle religioni cinesi
Lezione 1 - 05/02/2015
Per filosofia si intende il pensiero cinese che si è creato nelle dottrine autoctone, non che arrivano dall'esterno. Religioni che non hanno base in Cina ce ne sono molte nel corso dei secoli. La prima è il Buddhismo, che viene dall'India. Il Buddhismo è una tradizione che prende origine in India dal nome del fondatore Buddha. Ora in India ci sono pochissimi templi buddisti perché la tradizione ortodossa indiana è l'Induismo. L'Induismo tiene conto che nella società indiana esiste il sistema delle caste, esiste un sistema per cui c'è chi nasce in una determinata casta, chi in un'altra a seconda della funzione, dell'attività, delle tendenze e della mentalità di una determinata casta. La casta che ha la funzione di guidare spiritualmente gli indiani è la casta dei Bramini.
I Bramini nascono in una famiglia che per tradizione tramanda delle conoscenze che sono più universali rispetto a quelle tramandate nella seconda casta, alla quale appartengono i guerrieri, i proprietari terrieri. Nell'ottica dottrinale dell'induismo ogni casta permette di raggiungere l'unità con il Brachman>all'identificazione con l'assoluto, però i Bramini sono quelli che hanno la funzione di guidare le altre caste per raggiungere lo stesso scopo. Quindi, in principio, ogni casta può raggiungere la meta.
Buddhismo= storia: c'è il Buddha che passa tutta l'infanzia nel suo meraviglioso palazzo, senza dolori, senza problemi e tutto per lui è bello. Un giorno la porta del palazzo rimane aperta e lui vede fuori il mondo della povertà, del dolore e della sofferenza. A questo punto si auto incarica di eliminare il dolore (per lui chiamato impermanenza>il fatto che tutto cambi per lui è impermanente) attraverso una via specifica. Il Buddha apparteneva alla casta dei Bramini per cui per un bel po' di tempo il Buddhismo viene tollerato fino al punto in cui effettivamente viene considerato una vera e propria eresia rispetto all'ortodossia dell'Induismo, cioè che un appartenente della seconda casta non poteva usurpare la funzione di guida dei Bramini.
Il Buddismo attraverso le vie della Seta (due terrestri e una marittima) passa in Cina, si sviluppa in Cina ed ha il suo massimo splendore in epoca Tang, viene trasmesso in Corea che fa da tramite per poi essere trasmesso anche in Giappone. Il Buddhismo perde terreno nella sua terra d'origine per svilupparsi in maniera complessissima nell'Asia orientale, questo attraverso l'Asia centrale e la via della Seta. Il Buddhismo rientra nella dicitura di “religioni” perché è una religione che arriva dall'esterno. Dopo il Buddhismo ci sono delle presenze di Cristianesimo e poi dell'Islam.
La reazione dei cinesi nei confronti di queste religioni che vengono dall'esterno è ben evidente in tutte e tre le religioni. Non a caso, per quanto riguarda il Buddhismo, ci sono 2 libri che hanno due titoli significativi: 1. la conquista della Cina da parte del Buddhismo> il Buddismo si è imposto in Cina; 2. la trasformazione del Buddhismo ad opera della Cina>assimilazione/trasformazione del Buddhismo da parte della Cina. Meccanismo che è coerente e costante in tutta la storia della Cina (in Cina c'è una disgregazione e poi unificazione, poi ancora disgregazione e un'altra unificazione). L'identità cinese ha sempre una tale forza di assimilazione che tutti gli apporti che gli arrivano dall'esterno a un certo punto vengono adattati a questa identità.
Nel caso del Buddhismo c'è un elemento (del Buddhismo) che è indigeribile dai cinesi. Elemento che è molto banale, cioè che la tradizione buddhista è monastica. Elemento del monachesimo era sconosciuto dai cinesi; dava fastidio il fatto che in cinese monaco si scrive chujia il(出家): monaco abbandonava la famiglia per entrare in un comunità. Una delle virtù confuciane cinesi è quella del Xiao, ovvero della pietà filiale. Il vero significato di Xiao è che primariamente,(孝).prima dell'obbedienza e del rispetto dei ruoli, c'è l'obbligo (da chi ha ricevuto la vita dai genitori) di riprodurre la vita facendo altri figli, mettendo insieme una nuova famiglia. Questa non è una cosa con una connotazione “sentimentale” che è suggerita dal termine pietà, ma oltre al sentimento c'è qualcosa di molto concreto, che i cinesi usano il termine di Qi>soffio/forza vitale, che è quello che si trasmette da padre in figlio o da madre in figlia.
La cosa che è deleteria al massimo, è quella di interrompere il ciclo della forza vitale; il Qi deve quindi continuare. Il Qi corrisponde al sangue, per cui una famiglia di sangue nobile deve continuare a far circolare il sangue nobile; per i cinesi il Qi non è il sangue, ma anzi, il sangue non avrebbe modo di circolare senza la forza vitale. Qi è l'elemento vitale che permette al sangue di svolgere le proprie funzioni. Il Buddhismo incontra un blocco quasi totale da parte dell'identità cinese, che non riconosce nel monachesimo una via spirituale degna di questo nome nel senso che “il farsi monaco” – cioè l'uscire dalla famiglia – va totalmente a scapito della continuazione del Qi della propria famiglia.
Il punto delicato del matrimonio è che il Qi del padre appartiene a una certa catena e il Qi della madre appartiene a un'altra, per cui le difficoltà adottate per far incontrare questi 2 Qi sono molto importanti, il Qi del padre deve adattarsi al Qi della madre, sennò non possono esserci figli. Se non nascono figli, i cinesi direbbero che fra i due Qi non c'è compatibilità. Il Qi non è un concetto puramente materiale, ma è un concetto materiale e sottile nello stesso tempo.
Il Buddhismo rigetta il Monachesimo e infatti l'identità cinese accetterà il Buddhismo nel momento in cui il Buddhismo si presenterà in una forma in Cina che permetta anche ai laici di ottenere i risultati che il Buddhismo si pone. Affinché questa enorme evoluzione del Buddhismo in Cina, in Corea e poi in Giappone sia possibile, è dovuta al fatto che il Buddhismo si presenterà come una via che può essere percorsa dai monaci ma che può essere anche percorsa dai laici. Per cui, pur rimanendo in famiglia, una persona esegue una serie di riti e quindi dopo la morte potrà ottenere gli stessi risultati che ottiene il monaco stando nel monastero.
Questa è la distinzione fra le due forme di Buddhismo principali di cui una si svilupperà in Cina, in Corea e in Giappone. Il Buddhismo è il primo esempio di tradizione esterna che arriva in Cina, ed affinché il Buddhismo si adatti all'identità cinese, viene dato il via libera a chi vuole farsi monaco ma anche a chi vuole rimanere in famiglia. La stessa cosa avverrà per il Cristianesimo e per l'Islam, nel senso che, per esempio, ci sono province della Cina dove è presente la religione musulmana, e molte pratiche e rituali sono stati adattati a rituali confuciani. Quindi si sente l'influenza dell'identità cinese.
L'altro momento dirompente in cui la Cina ha dovuto trovare degli adattamenti per poter assimilare è il cosiddetto Marxismo e Leninismo. Quando arriva il comunismo effettivamente c'è un adattamento da parte cinese, nel senso che i comunisti cinesi, di fatto si differenziano da quelli russi; in quanto la rivoluzione russa è una rivoluzione che aveva la propria base nelle città. Quindi partiva dalle città e andava nelle campagne. La situazione cinese è completamente l'opposto: parte dalle campagne e va alla conquista delle città. La globalizzazione viene recepita e condotta in Cina in maniera diversa da come viene recepita e condotta in Europa e negli Stati Uniti. Anche lì, di fronte all'arrivo di qualcosa di globale, l'identità cinese continua a non farsi inglobare in qualunque modo, ma si fa inglobare gestendo direttamente i propri interessi.
Le tradizioni che arrivano dall'esterno in Cina da una parte conquistano e dall'altra parte vengono assimilate ed adattate alla propria identità. A partire dalla fine del XIX secolo i cinesi adottano dai giapponesi il termine zhexue (哲学)per tradurre il concetto occidentale di filosofia. Ciò significa che il termine zhexue non era usato in Cina. Quando i cinesi incontrano gli occidentali con le loro filosofie hanno visto che loro la chiamavano filosofia>amore della sapienza/saggezza, a questo punto hanno coniato il termine dal Giappone. Il termine zhexue non viene coniato prima dell'incontro con la filosofia occidentale moderna.
In precedenza il termine xue era utilizzato in riferimento ad una specifica dottrina riconducibile a uno o più maestri. La stessa distinzione fra filosofia e religione risulta estranea alla Cina tradizionale. Xue significava studio. Con l'introduzione del Buddhismo in Cina si è usato un termine, zongjiao che viene utilizzato dopo l'introduzione delle scuole(宗教)>religione, Buddhiste. Jiao significa insegnamento e zong significa antenato; quindi il significato è un insegnamento tramandato da un antenato all'altro (antenato inteso come maestro o capostipite della tradizione; il Buddha è un antenato che ha trasmesso un insegnamento ad altri patriarchi/discepoli).
Sviluppo delle scuole filosofiche (primavere ed autunni / stati combattenti)
Con jia si indicano gli ambienti con cui un maestro propone un suo pensiero che deve tener conto il crollo della dinastia Zhou nel 6 secolo a.C. Con la caduta dei Zhou si ha un momento di crisi e da questo momento si ha la suddivisione del territorio cinese in tanti piccoli staterelli. Fra questi c'è anche lo stato di Qin che è quello in grado di inglobarsi a tutti gli altri. Prima di Qin ci sono tutti questi staterelli, in cui si sviluppa il pensiero di uno o più pensatori che vogliono proporre la propria “ricetta” non solo per ricostituire l'unità geografica, ma per ricostituire quello che con i Zhou era hee zhong due concetti basilari del pensiero cinese.(和)>armonia (中)>centralità;
Le ricette proposte dai maestri dei singoli stati (Confucio, i legisti) avevano come scopo di ricostituire l'armonia e la centralità. L'armonia e la centralità (in senso politico) vengono realizzate da Qin Shi Huandi. Egli si è appoggiato alla scuola dei Legisti. Con la caduta dell'imperatore Qin Shi Huandi, della scuola legista non c'è stato più nulla perché era una scuola che dibatteva dottrinariamente con le altre semplicemente perché voleva avere il sopravvento e ottenere quello che voleva e che poi ha ottenuto.
Lezione 2 - 12/02/2015
Il pensiero cinese, le credenze ecc.. non esistono prima delle scuole filosofiche? Non c'è altra documentazione precedente ai documenti che abbiamo per le scuole filosofiche?
Abbiamo reperti archeologici:
- Le ossa oracolari ovvero un metodo di divinazione che consisteva nell'uso di scapole bovine o piastroni (ventre della tartaruga) per mettersi in contatto con l'aldilà. Abbiamo questi manufatti che però hanno una documentazione scritta molto limitata, in quanto (ad esempio) una piastra conteneva quei pochi caratteri che componevano la domanda che veniva rivolta dal divinatore per conto del sovrano rivolta al cielo (上帝 shangdi). Il concetto shangdi era un concetto più personificato rispetto a tian Il divinatore, infatti, poneva delle domande allo shangdi, e quest'ultimo 天. rispondeva.
- I bronzi, che avevano le iscrizioni sul fondo del vaso stesso.
- Le ceramiche, ma c'erano pochissimi caratteri o nulla.
L'unico classico, il cui nucleo centrale e più sintetico che è sopravvissuto, è il libro dei mutamenti. Con il termine jing (classico) si intende un libro/poema che è diventato classico perché ha 經 costituito una base nel periodo in cui è stato scritto e anche nei periodi successivi. L'etimologia primaria del termine jing è indicata dal suo radicale, che è quello di seta. Tutto il termine jing, prima di significare classico, è un termine che è utilizzato nella tessitura.
Il termine jing viene paragonato all'ordìto di un telaio (la base), wei invece è la trama ed è contrapposta a jing; la trama è una cosa secondaria, senza ordìto la trama non ci sarebbe. Di conseguenza il termine jing indica il classico, nel senso che determinati testi si rivelano basilari nella tradizione cinese. Nella tradizione taoista verrà detto che esistono dei testi trama (wei). Questi testi non negano l'importanza dei classici, ma si aggiungono ai classici per giungere allo scopo finale usando solo i classici. C'è poi un'epoca in cui l'umanità è decaduta in cui i classici non sono più sufficienti e allora vengono prodotti degli altri testi più specifici con dei metodi che permettono in maniera graduale di giungere allo stesso risultato/scopo.
I classici che sono stati accumulati nel tempo sono 13. In epoca Han erano 6 i classici:
- Yìjīng dei mutamenti (manuale di divinazione) 易經 >classico/libro
- Shūjīng dei documenti storici 書經/shàngshū>libro
- Shījīng dei canti/odi/poesie 詩經>libro
- Chūnqiū di primavere ed autunni (annali del ducato di Lu, stato prestigioso fondato 春秋>annali dal duca di Lu)
- Lǐjì dei riti 禮記>libro
- Yuèjīng della musica – libro andato perduto e tutt'ora non si sa nulla, a parte delle 樂經>libro citazioni e ricordi di alcuni autori di epoca Han.
Da 6 classici si arriva a 13 perché il libro annali di primavere ed autunni era un libro unico in epoca Han, ma poi vengono aggiunti Zuozhuàn, Gongyangzhuàn e Guliangzhuàn, che sono tre commentari. Poi sono stati privilegiati quattro libri (sìshu che erano la base per lo studio alla 四書) preparazione per gli esami; per diventare funzionari bisognava conoscere a memoria questi quattro libri. Essendo in epoca Song, ovviamente due dei quattro libri non potevano esistere all'epoca di Confucio: Lunyu (dialoghi di Confucio stesso, non potevano esistere all'epoca di Confucio perché sono il risultato della copiatura della registrazione di due discepoli) e Mèngzi (testo che prende nome da un confuciano che ha vissuto circa due secoli dopo Confucio e quindi non poteva esistere). In più vengono presi due capitoli dal libro dei riti e diventano dei veri libri: Zhongyong e Dàxué. Così si giunge al numero di 13 classici.
Le cinque scuole
- Rújiā 儒家 - Questa scuola non prende il nome dal fondatore Confucio, anche se viene comunemente chiamata Scuola Confuciana o Dei Letterati. Rù vuol dire studioso/letterato. Il capostipite di questa scuola è Confucio (Kong Fuzi), ma viene poi abbreviato in (=maestro Kong). 孔夫子 孔子 La scuola Confuciana è una delle due che sopravvivono alla caduta del primo imperatore/al primo impero.
- Dàojiā 道家 - Scuola taoista, non prende nome dal suo fondatore, ma dal concetto più universale affermato da questa scuola, cioè il Dào/Tao. Nessuno pensa mai che questa figura ha un suo centro; dal centro si sviluppa in maniera ampia la parte chiara (Yang), diventa sempre più piccola e a un certo punto si esaurisce. Comincia a salire poi la parte scura (Yin) che poi si va esaurendo. Se si girano le due gocce e le si sovrappongono, al centro si crea un 8 e il perimetro di questo otto è uguale al perimetro di tutto il cerchio. Il fatto che ci siano queste due gocce – la parte scura (la notte/numeri pari) e la parte chiara (il giorno/numeri dispari) – che ruotano intorno a un centro, non significa che c'è un centro e una rotazione e che l'essenziale di questa figura è lo Yin Yang, la cosa fondamentale di questa figura è il centro attraverso cui passa un'asse. Questa figura viene chiamata tàijitu (tai>troppo/grande, ji>trave, 太極圖 tu>mappa/figura). Per i Cinesi questo simbolo non è quello dello Yin Yang (anche se li contiene), ma è il simbolo della trave maestra (ovvero del centro, attraverso cui passa un'asse) che è l'unità. L'unità non viene espressa perché l'unità non è né Yin né Yang. Quello che viene chiamato “simbolo dello Yin e dello Yang” in realtà è il simbolo della grande unità (che però non viene mai espressa). Non bisogna pensare solo allo Yin e allo Yang, ma anche all'aspetto centrale, al punto unico e invisibile in cui lo Yin e lo Yang procedono. L'unità per i taoisti è la prima determinazione del Dao/Tao, cioè l'infinito, la possibilità totale, ed è l'unico termine che si può utilizzare per indicare ciò che non è finito. I maestri più importanti sono: Laozi, Zhuanzi, Liezi. Di questi tre maestri abbiamo tre testi di natura molto diversa. Laozi> il suo testo viene anche chiamato “il testo dei 5mila caratteri” ed è molto sintetico. Zhuanzi e Liezi> sono testi più discorsivi in cui si raccontano storie, metafore. Il Laozi contiene riferimenti alla sovranità, nonostante la sua semplicità viene fatto spostare verso il periodo degli Stati Combattenti, periodo in cui i pensatori davano dei consigli anche al sovrano. Nel Zhuanzi i riferimenti alla sovranità sono estremamente limitati.
- Mòjiā 墨家 - Scuola Moista
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Filosofia politica 1
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Filosofia dell'educazione
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Filosofia, storia della filosofia
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Filosofia teoretica