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Appunti logia dei testi romanzi lezione 1

Informazioni del corso

⁃ Iscriversi al corso per avere slide e materiali.

⁃ Iscriversi alla cartella contenente una ballata di Guido Cavalcanti, una serie di materiali piccoli minori che useremo in funzione esplicativa.

⁃ Lavoriamo queste dispense individualmente, anche perché verranno chieste all’esame.

⁃ Nelle dispense ci sono alcune definizioni da studiare molto bene, e spesso verranno dette e sono da studiare a memoria.

⁃ La dispensa è uno schema minimo con una griglia, ma attorno serve ragionare ed usarla insieme ad altri materiali perché è minima.

⁃ Sempre nei materiali -> definizione, troviamo le definizioni che ci servono (prese dal dizionario Treccani a cui fare sempre riferimento).

⁃ Ci sono delle letture allegate nelle dispense che ci vengono date che VANNO LETTE; alcune di queste hanno anche delle cose marcate da imparare.

Introduzione alla filologia

La filologia dal greco e dal latino ‘amore per lo studio delle lettere’, la filologia è “una disciplina antichissima ed è l’insieme delle attività che si occupano metodicamente del linguaggio dell’uomo e delle opere d’arte composte in questo linguaggio, come da definizione” di Auerbach del 1963 (autore de ‘Il realismo nella letteratura occidentale’). Noi ci occupiamo quindi di filologia dei testi romanzi, cioè scritti nelle varie lingue romanze nate dal latino nell’arco di 1700-1800 anni.

La filologia è una disciplina storica che guarda al passato, che è l’unica cosa che possiamo conoscere in base ai testi che ci vengono tramandati. Nella tradizione universitaria italiana, la filologia è una disciplina essenzialmente storica, cioè che vive le contraddizioni proprie di ogni scienza storica, ma è anche una disciplina medievistica e costitutivamente comparatistica, nella quale rientrano lo studio delle fonti, della diffusione e della tradizione delle opere, l’analisi della loro forma e infine la loro interpretazione.

La necessità della filologia

La filologia ha una necessità. Fino all’età della stampa, c’erano i copisti che prendevano i testi scritti su un supporto (non la carta che arriva dopo, prima magari tavolette cerate poi il papiro e così via) da amanuensi. Per tanti secoli quindi la copiatura è stata l’unica arma a disposizione degli amanuensi e la necessità della filologia sta nel fatto che, in assenza dell’originale, deve ricostruire il testo originale.

Oggetti della filologia romanza

  • Lo studio della genesi delle lingue romanze e dei loro caratteri, secondo le regole della linguistica storico-comparativa, cioè le lingue romanze come continuazione del latino.
  • Lo studio delle letterature romanze medievali, in prospettiva storica e fondato sull’analisi oggettiva delle opere.

Noi abbiamo tante copie dei testi passati, e quasi nessuna di queste copie è originale. Spesso anzi sono tante copie ma di tipografi o amanuensi diversi, e bisogna ricostruire un archetipo comune. Ecco quindi una copia ha degli errori, ma come faccio io ad ottenere da una pluralità di testimonianze dello stesso testo e della stessa opera che differiscono fra loro, un testo unico che possa essere il più possibile vicino a quella che voleva l’autore?

Esempi di testi critici

Ad esempio il Decameron lo possiamo pubblicare secondo un manoscritto di mano dello stesso Boccaccio, il quale copiando a mano questo suo stesso testo ha comunque commesso degli errori. Anche l’autore quando fa il copista di sé stesso commette degli errori, ma in quel momento lì, è normale e oltre all’esempio di Boccaccio c’è anche un altro illustre esempio: il Canzoniere di Petrarca, secondo l’idiografo 3195 tenuto nella biblioteca Apostolica Vaticana (non autografo, cioè scritto direttamente dall’autore), ma bensì la copia del canzoniere scritta dall’assistente di Petrarca che l’ha solo controllato e rivisto, perciò non è stato interamente o comunque scritto direttamente dall’autore.

Nota Bene: Un manoscritto si indica con: ‘nome della città dove è situata la biblioteca’, ‘nome della biblioteca’, ‘il fondo’ (cioè l’insieme dove stanno i manoscritti di quel tipo, in questo caso Latino, ma non per la lingua ma scritti con l’alfabeto latino) ed infine il ‘numero’.

Noi molto raramente possediamo l’originale, cosa che non eliminerebbe comunque i problemi a livello di critica del testo che verrebbero controllati comunque dal filologo (vedasi il caso del Decameron di Boccaccio nella biblioteca di Berlino dove Boccaccio ha inserito degli errori copiando), ma in genere noi non possediamo l’originale, non possediamo l’autografo e molto spesso non possediamo neanche gli idiografi o altre cose autografe dell’autore.

Il valore dei testi

Ma come facciamo ad ottenere un testo che sia ‘fede degno’? I testi per noi hanno un valore fondante per le culture e le lingue in cui sono scritti, e quindi noi vogliamo conoscerlo esattamente nella forma in cui l’autore lo ha voluto fare, ma noi non abbiamo la copia ripetiamo. Sapendo che i manoscritti li chiamiamo più correttamente testimoni, perché non sono sempre scritti a mano, ma sapendo che i testimoni differiscono tra loro, talvolta in maniera rilevante, dobbiamo cercare al loro interno il vero lavoro della filologia. Già i greci dell’epoca ellenistica lo avevano capito, (III sec. a.C., circa lo stesso periodo della fondazione della biblioteca di Alessandria) greci che si ponevano un problema. Loro avevano un testo fondante per la loro cultura e civiltà che era Omero, testi come l’Iliade e l’Odissea, che per loro erano come per noi la Commedia, ma più in generale erano testi che avevano mitologia, cultura, tradizioni e che svolgeva quindi anche l’azione, oltre che di grande opera letteraria, di offrire un quadro del mondo che ci dica qual è il nostro posto, come per noi ha fatto la Bibbia per alcuni secoli. Ecco gli studiosi greci volevano già all’epoca ricostruire quello che voleva dire in realtà Omero mentre scriveva.

Ma come facciamo ad essere sicuri di quel che Omero ci voleva dire? Con questo interrogativo è nata la filologia, e dato che ogni civiltà, ogni sua fase, ha i suoi grandi testi, la filologia è stata via via applicata a tutti. C’è una fase ellenistica, che si riflette in alcuni concetti della filologia moderna, poi c’è stata la grande fase umanistica, con protagonisti gli italiani Petrarca e successivi e che in parte viviamo ancora oggi (per esempio la valutazione nei confronti dell’autore viene fatta attraverso altri scritti dello stesso autore) e che per la prima volta riconosce la ‘distanza’ cioè l’allontanamento dai grandi classici di Omero e Cicerone che hanno fondato la letteratura classica, e infine la fase moderna, che non muta il rapporto tra il filologo e l’autore, ma arriva a sviluppare una tecnica molto efficace per recuperare il testo autentico dell’autore, l’opera che nel corso del processo di copiatura, il percorso chiamato tradizione (cioè il percorso di copia, copia e copia), che si è riempito di errori al punto di poterlo leggere nella versione che noi riteniamo essere quella uscita dalla penna del suo autore. La filologia che applichiamo noi oggi non rifiuta la visione umanistica, visione nella quale siamo ancora dentro, ma abbiamo tecniche più efficaci per arrivare alla definizione di quello che chiamiamo testo critico, il quale è chiamato così perché arriva attraverso una critica, cioè una componente essenziale dell’attività filologica, definita attività di critica testuale. Qui ovviamente la parola critica, che arriva dal greco, non deve essere intesa in senso dispregiativo come è solito in lingua italiana, è la tecnica (critiche techne come dicevano i greci, che deriva dal verbo ‘crino’ che riferito all’attività intellettuale ‘giudicare’ sulla base di un esame razionale), cioè la critica del testo non va solo alla ricerca del testo bello o corretto, ma deve essere la ricerca del testo autentico, cioè quello che noi ragionevolmente intendiamo come quello uscito dalla mente e quindi dalla penna dell’autore. Questa tecnica ha un oggetto che è l’edizione critica, cioè un’edizione frutto di questo processo che noi definiamo come Critica, dovuta ad un testo critico.

Critica del testo

La critica del testo, o critica testuale o critica del testo, è una componente essenziale dell’attività filologica. Uno come Contini diceva che la filologia culmina nella filologia testuale. Beltramo la definiva come l’ambito più tecnico la critica testuale. Tutto è tecnica, anche Dante era un tecnico che incastrava le parole e sapeva farlo bene, come tutte le cose della vita. La critica del testo è l’insieme dei mezzi che servono a restituire il testo originale dell’edizione letteraria, cioè servono a preparare l’edizione critica. L’obbiettivo è quindi la ricerca della nozione originale, cioè il testo per come è stato prodotto dall’autore o, nel caso di più fasi redazionali, secondo la sua ultima volontà appunto.

Filologia moderna

La filologia moderna nasce da un tedesco, un certo Carl Lachmann, e noi lavoreremo su un metodo ideato in gran parte da lui. Dopo Lachmann c’è tutta una grande tradizione della filologia europea, con filologi di grande importanza anche di lingua italiana come Contini e altri.

Contributo della scuola filologica italiana

Cosa aggiunge la scuola filologica italiana al metodo Lachmann della scuola tedesca che vedremo domani? Aggiunge un forte spirito interpretativo, un’interpretazione che non è generale ma parte da alcuni spunti importanti dell’opera, che permette di arrivare ad una ‘lettura portatrice di esegesi’ come dice Contini. Ad esempio Barbaro scriverà, invece, che un qualsiasi testo racchiude in sé un processo interpretativo e il processo di critica testuale ci permette di entrare nella materialità del testo e di averne un’idea precisa. Come diceva anche Beltrami che la filologia è un abito fondamentale, una specie di igiene mentale per i pressapochisti.

Processo di copia e degenerazione

Ad esempio il processo di copia, a cui ogni copia si aggiungono errori, è un processo di degenerazione. Talvolta si può incappare in altri problemi, come incidenti nella trasmissione quali spazi bianchi per l’assenza di materiali per il copista o la perdita della copia originale. Interpretare il messaggio in maniera sbagliata è peggio che non conoscerlo dice Beltrami. Un esempio è ‘diaspori’ di Montale che sono frutto di un errore, perché lui voleva scrivere ‘diosperi’ cioè il frutto di Zeus (i cachi). Chi ha interpretato ‘diaspori’ ha interpretato erroneamente restituendo una parola inesistente in lingua italiana. A noi interessano i testi perché leggiamo parole di altri e interpretiamo parole di altri.

Lezione 2 (22/02/2022) Prof. Meliga

Ieri abbiamo stabilito il quadro del corso, con l’obiettivo nostro che è fare l’edizione critica di un’opera che ci è stata tramandata dal passato con una pluralità di testimonianze che noi dobbiamo ridurre ad 1, perché l’autore ha scritto una sola opera, e solo raramente ha scritto due volte la stessa opera (e questi casi vanno trattati ognuno a suo modo), e chiamiamo quell’unica copia originale.

Trattamento della copia originale

Noi dobbiamo trattare quest’unica copia nella maniera più scientifica possibile, applicando un metodo scientifico che ha un procedimento induttivo e deduttivo che è quello che ci serve nel fare l’edizione critica. A questo bisogna affiancare la logica, come Contini ha definito la critica del testo, cioè visto in un’ottica formale, quindi “un’edizione critica è come ogni atto scientifico una mera ipotesi di lavoro, la più soddisfacente, ossia economica (cioè che comporta il minor numero di passaggi), che colleghi un sistema di dati”.

Noi dobbiamo cercare una soluzione che spieghi col minor numero di passaggi, e tutte le discipline umanistiche, che non sono altra cosa rispetto alla scienza, seguono un percorso tecnico.

Non ci sono solo le edizioni critiche, ci sono anche edizioni divulgative pensate e scritte per il pubblico che legge, per il pubblico normale che usufruisce di un testo che è stato preso da un’edizione critica. In questo tipo di edizioni non c’è il discorso filologico di come è stata fatta quest’edizione, perché l’uso finale è la sola lettura.

Edizioni critiche e livelli di edizione

Noi stiamo dalla parte degli specialisti, dalla parte di quelli che preparano i testi che poi tutti leggono. Dobbiamo quindi stare nel campo dell’edizione critica, anche se ci sono altri due livelli di edizione pensate per gli specialisti (e non per i semplici lettori):

  • Edizione diplomatica, è quella che riproduce tale e quale il testo come lo si legge nel testimone (materiale in dispensa relativo a Cavalcanti sul manoscritto palatino che trasmette la poesia italiana antica, più specificatamente la ballata ‘Fresca rosa novella’ di Cavalcanti appunto). Dalla fotografia nelle dispense, ad esempio, possiamo vedere un’edizione diplomatica subito sotto, edizione nella quale sono evidenziati anche i capitoli, i capolettera (le lettere scritte in grande ad inizio pagina), gli spazi, la punteggiatura, e le abbreviazioni (es. ‘P’ per indicare ‘per’ nel manoscritto viene riportato come ‘p’), riportando quindi tutto in maniera fedele e uguale al manoscritto originale. Questo tipo di edizione serviva per studiare, perché per chi era impossibilitato a leggere il manoscritto fisicamente, con l’edizione diplomatica poteva averne un’interpretazione grafica fede degna, se chi la faceva non commetteva errori ovviamente.
  • Edizione interpretativa, è il passo successivo all’edizione diplomatica, cioè quando viene data un interpretazione al manoscritto (es. Nell’edizione del Cavalcanti di cui sopra e nelle dispense, la ‘u’ di ‘nouello’ viene scritta non come nell’edizione diplomatica come ‘nouello’ ma come ‘novello’, come è ai giorni nostri; ancora si possono separare le parole, mettere le maiuscole per i nomi propri, inserire la punteggiatura corretta). Non si muta nulla di quel che è la sostanza del testo, ma gli si da una visione e una lettura più agevole, e viene fatta soprattutto dal filologo quando vuole capirci qualcosa e vedere se quel testo funziona. È un edizione secondo un solo testimone, ed è fatta tutt’ora in situazioni in cui un testimone non si comprende bene.

In ambedue queste edizioni c’è comunque un passaggio critico del filologo che legge e trascrive i casi dubbi. Da questa cosa qui ne ricaviamo che il filologo che si occupa di testi antichi deve avere anche nozioni di paleografia, cioè sapere leggere le scritture dei tempi antichi.

Copista per passione

Un’altra figura ricorrente nell’epoca medievale era il copista per passione, cioè colui che copiava un libro per sé dopo essercelo fatto prestare da altri e la scrittura era quindi solo per sé.

Come fare un’edizione critica

Adesso entriamo nella parte concreta del corso sul come fare un’edizione critica. Le operazioni fondamentali per la pubblicazione di un’opera sono 3:

  • Recensio, fase di raccolta, rassegna, che consiste nel reperimento di tutti i testimoni di un’opera della sua tradizione (cioè l’insieme dei testimoni), e nel confronto o collazione (il confronto di tutti i testimoni) delle loro lezioni allo scopo di definire i rapporti che intercorrono fra di essi; si tratta della fase preliminare è imprescindibile di qualsiasi operazione di critica testuale.
  • Restitutio textus o constitutio textus, ristabilimento del testo o definizione del testo.
  • Examinatio, fase di esame seguita da un’eventuale emendatio, fase di correzione.

Definizioni e lezioni

Chiamiamo lezione o anche lettura (dal latino ‘lectio’ = leggere), un segmento del testo (una parola, una frase, un passo, …) di un’opera come si legge in un testimone dell’opera stessa. Si chiama ‘lezione’ perché nelle università la ‘lezione’ era la lettura di un testo seguito dal suo commento fatto dal docente.

I testimoni sono per lo più volumi manoscritti o a stampa che trasmettono l’opera. Il manoscritto, detto anche codice, può contenere solo l’opera che ci interessa (o solo una sua parte) ovvero può contenere altre opere dello stesso autore o di autori diversi (codice miscellaneo, molto frequente nelle letterature medievali) o ancora può essere il risultato dell’assemblaggio di volumi diversi (codice fattizio, dal latino ‘facticius’ = artificiale).

I testimoni manoscritti sono il prodotto di figure professionali o amatoriali che abbiamo già visto e chiamiamo copisti o amanuensi. Ogni testimone manoscritto rappresenta un unicum, cioè un individuo storico con delle proprie caratteristiche (formato, scrittura, decorazione, progetto editoriale) e la sua lettura richiede diverse competenze con l’editore critico del testo che deve mettere in opera nell’ambito di varie discipline relative ai manoscritti come la codicologia (cioè la disciplina che studia i codici), la paleografia, la storia della miniatura, la storia del libro ecc, con più competenze messe in moto assieme alla competenza linguistica, cioè deve conoscere la lingua in cui l’opera è scritta.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/05 Filologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matty_Car33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia dei testi romanzi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Meliga Walter.
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