Filologia latina
Introduzione e contesto storico
Marziale (38 – 104 d.C.) è un autore didascalico e importante dal punto di vista morale. La ricezione medioevale e umanistica dei suoi scritti è molto importante, ed egli è stato studiato molto nel periodo medioevale. Quando i Gesuiti aprirono negli anni Sessanta del Cinquecento, a Roma, Marziale fu il primo testo uscito dai torchi di quella tipografia. Un Marziale censurato, di lui ci sono arrivati circa 1500 epigrammi, un repertorio ampio, ma molto variegato da tutti i punti di vista, in particolare in merito a forma, dimensione e stile.
La parola epigramma rinvia immediatamente alle origini della scrittura, esso, in origine, è ciò che si scrive e graffia sulla pietra. Il genere è caratterizzato dalla brevitas. Gli epigrammi, soprattutto quelli che accompagnano oggetti, sono perlopiù molto brevi, ma esistono anche epigrammi che hanno delle dimensioni anche di qualche decina di versi.
Progetti e sviluppo della filologia
Al museo d’Alessandria si comincia a disegnare un progetto di edizione dei testi durante il III secolo; la filologia nasce nel momento in cui si decide di ricopiare e trasmettere un testo che va curato e sottoposto ad un’attenzione precisa da parte di esperti grammatici.
Opera di Marziale
Marziale ha costituito un corpus di quindici libri, la sua opera ci è arrivata pressoché completa che comprende un primo libro fuori numerazione Liber spectaculorum, due libri tematici che vengono numerati come XIII e XIV, gli Xenia e gli Apophoreta, epigrammi brevi, monodistici, quasi tutti in metro dattilico, che sono bigliettini di accompagnamento agli oggetti. Il Liber de spectaculis e gli altri due sono i primi composti da Marziale, seguono, con una cadenza annuale, dodici libri di epigrammi, secondo numerazione progressiva, da I a XII. Il XII e ultimo è l’unico epigramma di Marziale che non è stato scritto a Roma.
In ragione del fatto che Marziale raccoglie tutto dentro questi libri e sono materiali molto compositi dal punto di vista del tema e del metro. Abbiamo un testo in esametro continuo, metro che si abbina generalmente all’epica, alla didascalica e alla satira; poi un larghissimo uso del distico elegiaco e una quantità svariatissima di altri metri catulliani, oraziani etc. Tutto ciò a dimostrazione dell’eccellente tecnica di Marziale, straordinariamente raffinato che ha suscitato l’attenzione della scuola tardoantica, in termini di conservazione ideologica piuttosto che di fruizione scolastica.
Marziale non fu mai letto a scuola a Roma, ma nella tarda antichità, e lo si recupera soprattutto attraverso le subscriptiones: fenomeno descritto in tutti i manuali di filologia, pratica che si diffonde a partire dal IV secolo e che dura fino al VI secolo inoltrato, ed è quella di lasciare traccia della revisione del testo, da parte di professori allievi di scuola, grammatici, o di nobili dilettanti. Gli aristocratici, legati alle tradizioni religiose pagane, per tradizionalismo culturale, sono portati ad un’azione di tutela e conservazione di autori ed opere che rischiavano di essere obliterati, perché non allineati alla prevalente visione culturale.
Le edizioni degli Epigrammi di Lindsay e Bailey
Le edizioni degli Epigrammi di Lindsay e Bailey. Marziale, Epigrammi (con introduzione di Citroni). Dà l’edizione Lindsay (1903) e Shackleton Bailey (1990). Sono entrambi due studiosi britannici, Martin Wallace Lindsay è un grande storico della lingua latina, filologo, paleografo di origine scozzese, autore di molti testi dalle Origini al Medioevo.
È l’editore di Plauto, Terenzio, Nonio Marcello (grammatico africano del III secolo che si occupava di etimologie), Isidoro di Siviglia e naturalmente Marziale. Il testo Lindsay è fissato da uno straordinario editore, preceduto da studi preparatori e da un critico testuale portato a grande conservativismo (rispetto per il testo tradito). Un editore può accettare sempre di mettere a testo ciò che dà il manoscritto, costellarlo di croci, indicazione di luoghi insanabili, il limite opposto è quello della tendenza all’emendazione, all’introduzione di lezioni, tipico di Bailey.
Lindsay mette a testo lezioni molto difficili, contrassegnandole tra due croci. La crux è un simbolo, un segnale dell’impossibilità secondo l’editore di sanare il guasto. Il testo, in quel punto, è stato colpito da errore, incuria del copista, e non può essere risanato, alterandone la lezione originale. Rispetto a questo problema si può decidere di emendare il testo.
Intervento dell’editore sul testo
- Ope ingenii: Congettura
- Ex ingenio: Emendazione
- Divinatio: l’editore fa come un indovino e cerca di capire qual è la lezione maggioritaria.
- Coniecturae, da iacio: una congettura è come un buttar lì un’ipotesi, un azzardare una lezione giusta.
C’è una qualche differenza tra congettura ed emendazione: emendare va da ex, che presuppone l’uscita da uno stato precedente, venire fuori dalla menda, dal mendum, cioè l’errore. Emendare vuol dire aggiustare il testo, toglierne gli errori, le mende.
Bailey appartiene ad un’altra generazione, è un poligrafo, ma la sua attività si concentra sulle epistole ciceroniane, ma anche su altri testi latini di età classica. Pubblica per la Loeb, collana anglo-statunitense. Mentre Lindsay era un attentissimo studioso di manoscritti, Bailey non li utilizzava e quando c’erano delle difficoltà congetturava. Le due edizioni mostrano atteggiamenti opposti rispetto a particolari problemi critici.
Ricezione di Marziale
Marziale, in virtù della sua moralità, è autore molto letto nel Medioevo, anche negli ambienti ecclesiastici, perché si può considerare etico, nonostante il suo frequente ricorso all’oscenità e alla pornografia. La sua etica è anticonformista, ma nella religiosità autentica degli ambienti benedettini poteva essere apprezzata. Marziale sopravvive e viene letto nelle scuole medioevali, sottoposto a florilegia, florilegium è il calco, si tratta di codici nei quali Marziale è sottoposto a selezione. I contenuti e le modalità della selezione sono importanti, perché uno dei motivi di interesse filologico di Marziale è la recensio aperta, non chiusa.
Secondo Lachmann, filologo tedesco, ha editato il De rerum natura di Lucrezio, essa costituisce la base di comportamento per ogni filologo classico. Il lachmanismo è paragonabile quasi all’importanza di Darwin nelle scienze naturali. Il metodo lachmaniano, come quello di Darwin, è figlio dello studio linguistico: alla fine del Settecento, in linguistica nasce il metodo storico-comparativo e genealogico.
L’origine del linguaggio, secondo la dottrina tradizionale, era legata, in Occidente, all’insegnamento biblico: esisteva una lingua unica, l’ebraico, che era la lingua che Dio aveva insegnato ad Adamo ed Eva. In conseguenza del celebre episodio della torre di Babele è iniziata la confusione del linguaggio (il De vulgari eloquentia).
Dante riporta, in latino, la storia della rottura dell’unità linguistica e di quella che lui intravede già come una moltiplicazione della lingua, che però obbedisce a rapporti genealogici. La genialità di Dante fa intravedere, in quest’opera del 1310, quello che sarà il caposaldo della linguistica moderna: nell’affinità tra le tre lingue romanze che conosce, italiano, francese ed occitanico, intravede la possibilità di risalire ad una lingua comune, vedendone la caratterizzazione genealogica.
Teoria linguistica e manoscritti
Prima del Settecento, anche per l’influsso prescrittivo della religione sulla scienza, l’idea della lingua unica iniziale era quello che si insegnava in tutte le universitates. Alla fine del Settecento, il magistrato inglese Sir William Jones, che aveva studiato il greco e il latino, ma era attratto agli antichi documenti in lingua indiana, viaggia in India e studia i Veda. Si accorge che fra l’indiano antico, il greco e il latino ci sono affinità straordinarie. Fa una conferenza alla Royal Society di Londra. Nasce la moda orientale, tutti i dotti europei interessati alla linguistica si innamorano delle radici orientali, indiane, delle nostre lingue. Nasce la teoria dell’indoeuropeo, nello stesso periodo di Lachmann.
Così come la teoria genealogica delle lingue vede l’affinità linguistica, Lachmann trasferisce i rapporti di affinità e opposizione dei manoscritti e disegna alberi genealogici, raffigurazioni del quadro di parentele tra manoscritti. Si ricostruisce un’originaria unità e di un archetipo: modello originario dalla rottura del quale sarebbero figliati tutte le lingue o tutti i manoscritti di un testo.
Secondo Lachmann l’edizione critica di un testo consta di due momenti: recensio ed emendatio. La recensio (il verbo di origine implica il prefisso -re, iterazione e ritorno dell’azione, e la radice cens, di censor, censura il censore è colui che è già stato console e gode di un prestigio personale importante, si occupa del census, delle disponibilità economiche di chi aspira alla magistratura e che compie, ogni lustrum, di tutti i cittadini romani che occupano questo tipo di disposizione sociale) è una rassegna, un passare in rassegna tutti i documenti che conservano un testo.
Recensio chiusa e aperta
Si parla di recensio chiusa quando è possibile arrivare alla lezione d’archetipo, cioè da cui sono derivate le divergenze testuali, attraverso una dimostrazione. I testimoni dipendono da un unico testimone. Si parla di recensio aperta quando non è possibile stabilire e definire, per via stemmatica, in modo meccanico, automatico, secondo quella che era per Lachmann uno dei dogmi della sua teoria, il due contro uno, situazioni tripartite, dove le tre lezioni permettevano di stabilire la lezione giusta dall’accordo fra due rami contro il terzo ramo.
Il caso di Marziale è uno dei non pochi in cui si può escludere l’esistenza di un archetipo. Ciò non vuol dire che non si possano individuare affinità tra i numerosi manoscritti di Marziale di età medievale e umanistica. Dei più antichi, che si possono datare alla fine dell’VIII secolo, non ci sono, come per Virgilio, codici tardoantichi, ma solo di età carolingia. Questi manoscritti sono, ormai per convenzione accettata dagli studiosi, distribuiti in tre rami della tradizione: entro questi tre raggruppamenti ci sono affinità molto strette che permettono di attribuire il manoscritto al ramo alfa, beta e gamma (iniziali greche o ABC).
A questa conclusione si arrivò già in età lachmaniana, già lo studioso Schneidewin, nell’edizione M. Valerii Martialis Epigrammaton del 1842, ha stabilito con certezza la tripartizione del testo di Marziale. Questi tre grandi gruppi di manoscritti si designano con le iniziali e da allora questa tripartizione non è mai più stata messa in discussione. Questi tre grandi gruppi sono diversamente ricchi, hanno al loro interno diversi numeri di manoscritti.
Il ramo alfa
Il ramo alfa è il più attendibile, antico, povero di manoscritti e formato solo da florilegia. Esso è composto principalmente da tre florilegia: H (Maurice Haupte, è detto florilegium Vindobonense), R (detto florilegium Leidense) e T (da Thuaneum, detto florilegium Parisinum). Conservano il ramo alfa solo epigrammi in metri dattilici. È l’unico a conservare il Liber de spectaculis, gli altri due rami conservano solo gli epigrammi dal libro I al XIV.
Il confronto tra i codici del ramo alfa e i codici degli altri due rami permette di vedere che il copista di alfa non solo ha selezionato gli epigrammi, che sono stati antologizzati, decidendo che circa due terzi di ogni libro degli epigrammi veniva escluso (ciò si vede sulla base dei comportamenti di alfa nei libri dove anche gli altri rami conservano il testo). Con il Liber non è possibile fare comparazioni: i pezzi del Liber de spectaculis sono trentatré, mentre se andiamo a vedere gli epigrammi del primo libro sono centodiciotto, il secondo ottantatré e così via, possiamo notare che ogni libro di Marziale conserva circa un centinaio di epigrammi. Il selezionatore, dunque, ha escluso due terzi degli epigrammi.
Alfa non solo ha selezionato nel Liber, ma anche nei pezzi selezionati: ha escluso un certo numero di distici anche da quello che ha scelto di trascrivere. Questa tecnica di non trascrivere tutto si chiama tecnica escertoria: da excerpta, da carpo, strappare con violenza, in questo caso strappare dal testo alcune parti. Si parla di escertore, è un compendiatore, colui che fa riassunti.
Caratteristiche tipiche ed esclusive del ramo alfa: un elemento molto interessante, anche per la storia della cultura e del costume, è che il copista dell’archetipo del ramo alfa ha modificato parole oscene, ha escluso queste parole modificandole con una certa perizia e con una intenzione selettiva a sua volta. Ad essere alterate sono solo le parole legate alla sessualità femminile o del rapporto eterosessuale. Ricordiamo il termine cunnus, che indica i genitali femminili e ricorre in Catullo, Orazio, Priapo etc. Il copista del ramo alfa, tutte le volte che trova la parola la altera in vari modi, quello più divertente è nell’epigramma 7, 18. Si parla della donna Galla, il termine cunnus, nel ramo alfa, è sostituito con monstrum.
Alla base dell’eufemizzazione c’è lo scopo dell’insegnamento della versificazione latina ai giovani studenti del monastero della Gallia settentrionale, benedettino, dove si formavano i rami alti dei monaci e qualche giovane nobile che veniva selezionato perché prendesse dimestichezza con le lettere classiche. Anche nel Medioevo si continuavano a leggere i poeti latini, perché davano le giuste misure di metrica e prosodia, ma veniva considerato troppo pericoloso per la morale dei ragazzini.
Dei tre manoscritti del ramo alfa, le antologie H, R e T, per degli studi recentissimi sviluppati in Francia, H, che contiene pochissimi epigrammi, è l’archetipo del ramo alfa. R e T, che contengono molti più epigrammi, circa duecento R e quattrocento T, non sono fratelli di H, ma figli. Quindi è altamente probabile che sia R che T provengano da H, codice che, secondo le risultanze di codicologia, è datato al III e IV secolo. L’istituto parigino di ricerca IHT conserva le riproduzioni di tutti i manoscritti antichi.
Il ramo beta
Il ramo beta si chiama anche recensio gennadiana. Torquatus Gennadius in foro Divi Augusti Martis consulatu Vincentii et Fravitae vv. cc. Egli, figlio di un cortigiano della corte di Onorio, studia al foro di Augusto, si cita il tempio di Marte costruito da Ottaviano in ricordo all’uccisione dei cesaricidi, durante il consolato di Vincenzo e Fravita. Rimanda all’anno 401 d.C., non c’è consapevolezza dell’entrata dei germani che avverrà tra 406 e 407.
Codici con subscriptiones, la subscriptio era un’attestazione di cura filologica fatta da un maestro e da un filologo dilettante. Quando si firmavano davano di sé notizie di tipo prosopografico.
Approfondimenti e manuali di filologia
Oltre ai due manuali di filologia, c’è “Propedeutica al latino universitario” e Traina Bernardini Perini con il capitolo ottavo, la critica del testo, che dà un approccio più discorsivo alla critica testuale.
- Testo da texto, intessere le parole, quindi indica la composizione organizzata di parole anzitutto di poesia;
- Critica testuale, atteggiamento dubbioso di fronte al testo letterario. Il dubbio è la prima avvisaglia del comportamento critico, l’atteggiamento della persona accorta parte dal dubbio e costa fatica. Non è un atteggiamento spontaneo, oggigiorno viene accettato in modo estatico un testo e di fronte ad esempio ai testi di Dante, mancanti di un manoscritto, occorre un’edizione critica. Oggigiorno non siamo abituati alla varietà del testo, viceversa nell’antichità è una normalità, come la lettera di Dante a Cangrande, di cui la prima copia viene modificata in innumerevoli redazioni.
Edizioni successive e contesto politico
In particolare leggeremo i due epigrammi del libro decimo, di cui ci furono due redazioni successive in tempi diversi. La prima edizione del X libro avviene nel ’95, Marziale inizia a scrivere nell’80 sotto l’imperatore Tito, figlio di Vespasiano e considerato clemente, e nell’81 gli succede Domiziano, considerato viceversa crudele, che viene assassinato nel 96 per una congiura dei senatori e pretoriani.
All’interno del libro X compaiono tracce di un’edizione precedente alla morte di Domiziano, e un’edizione successiva alla morte di Domiziano. Nel momento in cui pubblica il decimo libro, Marziale si è già esposto in forme di adulazione al principe, dall’81 al 95 Domiziano viene trattato come un dio, e definito deus et dominus che sarà invece una tradizione tardo antica. A Domiziano subentra Cocceio Nerva scelto per l’anzianità e l’appartenenza al senato, Nerva muore non prima di aver adottato lo spagnolo Traiano.
Da questo momento si sviluppa il periodo dell’impero per adozione, l’imperatore sceglie per merito il successore anziché per la dinastia. Dunque Marziale nell’anno 96 si rimangia le adulazioni domizianee e cerca di accattivarsi le simpatie prima di Nerva e poi di Traiano, quest’operazione non ha successo, e si può verificare nel libro XII e nella seconda redazione.
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