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Psicologia dell'educazione

Psicologia scientifica - comportamentismo

La psicologia scientifica nasce convenzionalmente nel 1879 quando Wundt fondò il primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia, in Germania. Wundt attribuiva molta importanza all'introspezione, cioè alla possibilità di studiare la mente scomponendo gli stati di coscienza e descrivere sistematicamente il vissuto di un soggetto. Tale metodologia fu criticata a causa della sua soggettività soprattutto dall'approccio comportamentista.

Comportamentismo

Il comportamentismo nasce negli Stati Uniti nel 1913 con la pubblicazione di un articolo di Watson in cui lo studioso affermava la necessità di rifondare la psicologia su basi scientifiche, rifiutando qualsiasi riferimento a concetti troppo vaghi come "mente" o "coscienza": solo i comportamenti direttamente osservabili, i comportamenti manifesti, definiti come risposta di un organismo agli stimoli ambientali, dovevano essere oggetto di studio della psicologia. L'approccio comportamentista ha attribuito importanza fondamentale al ruolo dell'ambiente, che regola e determina l'apprendimento a vari livelli di complessità.

Condizionamento classico

Il condizionamento classico è una forma di apprendimento studiata per la prima volta da Ivan Pavlov che sostiene che alla base degli apprendimenti possa esserci un'associazione semplice fra due eventi che compaiono più volte in maniera contigua temporalmente. Nel 1904, lo stesso Pavlov vinse un premio Nobel in seguito ai suoi studi sulla digestione dei cani. In un celebre esperimento esplicativo del condizionamento classico, l'autore presentava uno stimolo incondizionato (ciotola di cibo ad un cane che produce salivazione), seguito da uno stimolo neutro (suono di una campanella). Dopo alcune ripetizioni il cane salivava anche al solo suono della campanella che diventava così uno stimolo condizionato ed otteneva lo stesso effetto di quello incondizionato. Quando si interrompe la procedura di associazione e si presenta solo lo stimolo condizionato (suono), la risposta condizionata (salivazione) comincia a manifestarsi sempre meno fino ad estinguersi, anche se può ripresentarsi qualora si ripristini la procedura associativa.

Condizionamento operante

Il condizionamento operante è stato introdotto da Skinner, secondo il quale se un comportamento spontaneo, che fa parte del repertorio di risposte emesse da un individuo, viene seguito da conseguenze rilevanti per il sistema motivazionale dell'individuo stesso, ovvero viene rafforzato, la probabilità che il comportamento sia replicato aumenta. In un celebre esperimento di Skinner, un piccione che, avendo accidentalmente premuto una leva, si è visto dare del cibo, impara che, per ottenere cibo deve premere la leva.

Differenza tra punizione e rinforzo

Skinner definiva il concetto di rinforzo come quell'evento che aumenta la frequenza del comportamento che lo precede.

  • Rinforzo positivo: quando si verifica una situazione piacevole, come trovare del cibo per un ratto affamato rinchiuso in gabbia, o, nel contesto scolastico, come essere lodato da parte di un insegnante.
  • Rinforzo negativo: quando viene meno una situazione spiacevole, ad esempio al ratto non viene più somministrata una scossa se preme una leva. In ambito scolastico è la cessazione di uno sguardo corrucciato da parte dell'insegnante nei confronti di un alunno.

Punizione al contrario, è un evento che diminuisce la probabilità che si manifesti un comportamento cui è associata, ad esempio procurando una leggera scossa ad un ratto in gabbia. Nel contesto scolastico, un tipico esempio di punizione è la nota sul registro. La punizione genera emozioni negative e ansia e non favorisce l'apprendimento.

Comportamentismo e psicologia dell'educazione

  • Istruzione programmata: Nel campo dell'istruzione programmata, Skinner applicava il suo modello del condizionamento operante alla programmazione di corsi. La programmazione lineare di Skinner suddivide i contenuti del corso in unità piccole di informazioni presentate gradualmente che poi vengono valutate attraverso domande per verificarne l'apprendimento: ogni risposta giusta diventa rinforzo e stimolo dell'apprendimento successivo.
  • La programmazione lineare è stata seguita da quella ramificata di Crowder che enfatizza la flessibilità del programma più che il rinforzo, ed è basata sull'assunzione che gli studenti apprendono in tanti modi diversi a seconda di diverse variabili.
  • Un fattore fondamentale nel processo di istruzione è il "tempo per apprendere" a disposizione dello studente, che verrà enfatizzato da Carroll con l'introduzione del concetto di mastery learning, ossia apprendimento per la padronanza, basato sulla convinzione che è possibile porre tutti (o quasi) gli allievi nelle condizioni di raggiungere pienamente gli obiettivi stabiliti, avanzando con i propri ritmi, sulla base di opportune valutazioni formative lungo il percorso accuratamente progettato.
  • La ricerca sull'addestramento militare ha introdotto il concetto di task analysis (analisi del compito), cioè l'individuazione dei requisiti comportamentali necessari allo svolgimento di un compito; ed il concetto di feedback, che rappresenta un'informazione di ritorno, ossia la conoscenza dei risultati, importante per valutare l'accuratezza della prestazione in cui si è coinvolti. Si distingue dal rinforzo perché privo di caratterizzazione valutativa.

Cognitivismo

L'approccio cognitivista si è affermato nell'ambito della psicologia sperimentale statunitense e inglese a partire dagli anni Cinquanta, con l’opera Cognitive Psychology di Neisser (1967) ed ha segnato il declino del comportamentismo. Lo studioso sosteneva che il termine "cognitivo" doveva riferirsi a tutti i processi di manipolazione delle informazioni, ossia trasformazione, elaborazione, riduzione, immagazzinamento, recupero e combinazione degli input sensoriali. Tale approccio è denominato approccio HIP dall'acronimo dell'espressione Human Information Processing. Neisser intravedeva una forte analogia tra la mente dell’uomo ed il computer: entrambi manipolano informazioni, trasformando gli input in output, e presentano dei limiti rispetto alla quantità di informazioni che possono manipolare contemporaneamente e alla velocità di elaborazione delle stesse.

Cognitivismo e strutture di rappresentazione della conoscenza

Nella psicologia cognitivista la nozione di schema è quella più utilizzata. Lo schema è un’unità organizzativa della memoria che rappresenta le nostre conoscenze relative a oggetti, situazioni, eventi e azioni. Sono i «mattoni di costruzione dell’attività cognitiva», elementi di base da cui dipende tutta l’elaborazione dell’informazione. Nella comprensione dei testi, ad esempio, ciò che si legge attiva nella mente più schemi che creano aspettative e previsioni, e aiutano la costruzione del significato. La mancata comprensione può essere dovuta alla non attivazione dello schema appropriato.

Domanda esame: script e un esempio di script

  • Script: La nozione di script o copione (Schank e Abelson, 1977) riguarda la rappresentazione di una tipica sequenza di eventi e azioni compiute per conseguire uno scopo. Gli script definiscono situazioni ben conosciute e non sono soggetti a molti cambiamenti, né forniscono i mezzi per affrontare situazioni completamente nuove. Uno scenario tipico che si affronta con uno script riguarda il fare la spesa: si arriva al supermercato, si parcheggia eventualmente la macchina, si prende un carrello, si cammina lungo i corridoi in cerca del necessario, si va in cassa, si paga e si torna in macchina.
  • Frame: indica una struttura di dati stereotipata o contesto familiare utile a rappresentare una situazione, che ci dà informazioni su cosa aspettarsi in un dato luogo a riguardo di oggetti, setting, persone e azioni.
  • Modello mentale: è una rappresentazione interna e semplificata della realtà esterna. La formazione di modelli mentali accompagna lo sviluppo cognitivo individuando delle regolarità strutturali del mondo generalizzabili a vari tipi di problemi.

Costruttivismo e neurocostruttivismo

Il costruttivismo, o paradigma costruttivista, enfatizza il processo di costruzione della conoscenza in cui il soggetto svolge un ruolo attivo quindi non registra passivamente le informazioni ma le elabora e le trasforma. Il neurocostruttivismo, oltre a confermare gli assunti del costruttivismo, indaga lo sviluppo cognitivo alla luce dei suoi correlati neurali. Secondo gli approcci neurocostruttivisti (Karmiloff-Smith) durante lo sviluppo le aree emisferiche si specializzano insieme alle funzioni ad esse correlate grazie all’interazione tra vincoli biologici innati (fattori genetici) ed esperienza. Questi vincoli non sono deterministici: nel periodo post-natale molti fattori possono intervenire nella formazione di abilità. Nel bambino non c’è un rigido sistema di conoscenze a priori ma una forte capacità di apprendere.

Meccanismi della mente e funzioni esecutive

  • Velocità di elaborazione: si riferisce a quanto la mente è veloce nel compiere le sue attività anche in compiti molto semplici. Si è ipotizzato che la velocità mentale sia una competenza unica trasversale a gran parte dei compiti cognitivi e che essa evolva negli anni della crescita, per poi stabilizzarsi in età adulta e decrescere dalla mezza età.
  • Funzioni esecutive: sono funzioni di controllo della mente che, appunto, ne controllano e gestiscono il funzionamento. Sono processi cognitivi fondamentali per il raggiungimento di un obiettivo, che permettono di scegliere, pianificare, organizzare, e controllare il comportamento modificandolo se necessario. Queste funzioni sono tipicamente associate all’attività dei lobi frontali. Secondo Miyake e colleghi le principali funzioni esecutive sono:
  • Inibizione: l'abilità di bloccare la risposta dominante ma inappropriata nello svolgimento di un compito.
  • Aggiornamento della memoria di lavoro (updating): l’abilità di mantenere continuamente aggiornata l'informazione per manipolarla in vista di uno scopo.
  • Flessibilità cognitiva (shifting): l'abilità di spostarsi da un'operazione all'altra, da un assetto mentale all'altro per risolvere un determinato compito.

Capitolo 2: L'attenzione

L’attenzione è un processo cognitivo fondamentale nella selezione e percezione degli stimoli nell’ambiente. Nell’attenzione esistono 3 processi:

  • Processo che attiva il sistema di elaborazione che intercetta i cambiamenti nell’ambiente.
  • Processo che orienta e focalizza le risorse di elaborazione verso informazioni che ci interessano.
  • Processo che gestisce le risorse attentive.

Domanda esame: attenzione sostenuta

  • Attenzione sostenuta: è la capacità di prestare attenzione allo stesso stimolo per un periodo di tempo prolungato. Il mantenere l’attenzione sostenuta è influenzato dalle caratteristiche personali (scopi, motivazioni e ritmi circadiani) e caratteristiche dello stimolo. L’attenzione viene meglio sostenuta quando si associa a un livello ottimale di attivazione. Può diminuire quando gli stimoli diventano prevedibili generando abituazione: in tal caso basta un piccolo cambiamento per produrre disabituazione: stimoli improvvisi e insoliti rispetto al contesto aiutano a sostenere l’attenzione.
  • Attenzione selettiva: è la capacità di concentrarsi sugli stimoli che ci interessano e di elaborare in modo privilegiato le informazioni importanti per gli scopi che perseguiamo. È studiata attraverso l’analisi dei movimenti oculari, che sono caratterizzati da saccadi e fissazioni. Quando uno stimolo è particolarmente saliente, la nostra attenzione si focalizza su di esso: questo è visibile nel fenomeno del weapon focus: spesso le vittime di un’aggressione si focalizzano sull’arma del criminale ma ricordano poco degli altri aspetti della scena. Altro fenomeno è quello del cocktail party: in situazioni molto affollate cerchiamo di udire la voce della persona con cui stiamo parlando, ignorando le altre. Il rischio di prestare attenzione selettivamente a certe informazioni è quello di non notare altri stimoli dell’ambiente potenzialmente importanti; questo fenomeno è chiamato cecità da disattenzione ed è connesso alla cecità al cambiamento, cioè l’incapacità delle persone di notare dei cambiamenti nella scena.

Domanda esame: attenzione divisa

  • Attenzione divisa: è la capacità autoregolativa consapevole che consente di distribuire le proprie risorse attentive su più compiti contemporaneamente. Compiti altamente automatizzati richiedono un basso controllo attentivo, tuttavia in presenza di uno stimolo imprevisto tutte le risorse attentive si riattivano per selezionare le azioni più adeguate.
  • Processi automatici e controllati: Processi controllati sono alla base dei comportamenti che richiedono un alto sforzo attentivo, sono consapevoli e intenzionali, richiedono maggior tempo e possono essere eseguiti bene solo in modo seriale (uno alla volta). Processi automatici, non richiedono sforzo attentivo, inconsapevoli. Permettono di destinare tutte le capacità attentive alle attività svolte contemporaneamente perché non sottraggono attenzione. I processi controllati possono subire l’interferenza dei processi automatici, dando origine agli errori di modo (eseguire azioni opportune in altre circostanze; es. togliersi gli occhiali quando non si portano) e agli errori di cattura (attivazione erronea di uno schema; entrare in una stanza senza sapere il perché).

L'attenzione come filtro

Alcune teorie sostengono che l’attenzione funziona come un filtro che seleziona le informazioni in entrata ed esclude quelle non rilevanti.

  • Teoria del filtro precoce (Broadbent): sostiene che l’informazione irrilevante non viene elaborata. Tale teoria è supportata dalla procedura di shadowing: se una persona ascolta due messaggi con la richiesta di ripeterne uno, essa è in grado di rievocare il messaggio ripetuto ma non l’altro udito.
  • Teoria del filtro attenuato (Treisman): l’informazione viene parzialmente elaborata ma in modo più attenuato rispetto alle informazioni personalmente importanti. Prove empiriche dimostrano che il sistema percettivo elabora parzialmente gli stimoli sfuggiti all’attenzione, come ad esempio quando si sente pronunciare il proprio nome in una conversazione che non si stava ascoltando.
  • Teoria del filtro tardivo (Deutsch, Duncan): l’informazione irrilevante viene interamente elaborata ma solo quella più saliente raggiunge il livello della risposta. Tale teoria è supportata dall'effetto Stroop che dimostra che le informazioni incongruenti sono comunque elaborate.

La percezione

Domanda esame: bottom up / quando la percezione è top down

  • Percezione: La percezione è un processo costruttivo con cui le informazioni provenienti dagli organi di senso vengono organizzate ed elaborate in unità dotate di significato per il soggetto. Si distingue dalla sensazione che riguarda la mera interazione tra stimoli esterni e i recettori sensoriali.
  • Nella percezione si distinguono due possibili processi:
  • Processi bottom-up: L’elaborazione avviene dal basso verso l’alto ed è guidata dalle informazioni sensoriali. Lo stimolo possiede sufficienti informazioni sensoriali specifiche da essere percepito direttamente senza l’intervento dei processi cognitivi superiori.
  • Processi top-down: L’elaborazione avviene dall’alto verso il basso ed è guidata dai processi cognitivi che contribuiscono a costruire le percezioni utilizzando delle conoscenze già possedute. La percezione, quindi, non dipende solo da stimoli esterni ma anche dagli schemi di conoscenza di chi percepisce.

La memoria

Domanda esame: memoria di lavoro

  • La memoria è un sistema attivo che ci permette di elaborare, conservare e recuperare informazioni. Ha 3 principali funzioni:
  • Codifica: l’input attiva il sistema che elabora le informazioni e le trasforma per conservarle in memoria.
  • Immagazzinamento e conservazione: consiste nel mettere e mantenere in memoria l’input codificato.
  • Recupero: l’informazione viene recuperata per essere utilizzata. Il modello di Atkinson e Shiffrin (1968) prevede 3 sistemi di memoria: sensoriale, a breve termine (MBT) e a lungo termine.

Memoria sensoriale

  • La memoria sensoriale è collegata con l'organo di senso corrispondente (iconica nel caso delle informazioni provenienti dal sistema visivo, ecoica nel caso di informazioni provenienti dal sistema uditivo) ed è una sorta di «fotografia istantanea» che trattiene le informazioni solo per il brevissimo tempo necessario a spostarle, eventualmente, nella memoria a breve termine.

Memoria a breve termine (MBT)

  • La memoria a breve termine è un sistema temporaneo di memoria in cui un numero limitato di informazioni rimangono per una breve durata (dai 15 ai 25 secondi).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sbludy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Stievano Paolo.
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