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1 La tv nell’etá della convergenza.

Tre etá:

Scarsitá: delle frequenze, dei canali, dei programmi. C’erano pause di non trasmissione. Negli

1. USA c’è un sistema commerciale, in Europa monopolistico.

Disponibilitá: ’70-’80 nascono nuovi canali terrestri, via cavo e via satellite; è la fine del monopolio

2. in Europa e viene abolita la deregulation. La tv muta il proprio rapporto con lo spettatore.

Abbondanza: c’è fin sovrabbondanza, muta il modo di fruire della tv con decoder, device mobili e

3. cambia anche nel consumo. La tv viaggia altrove (DVD, web, telefonini).

I canali si specializzano alla ricerca di nicchie. La tv cerca di prolungare l’esperienza televisiva oltre il

tempo di visione e il flusso si spande colonizzando l’esperienza quotidiana. Il pubblico diventa prosumer

perché costruisce il proprio palinsesto. La vecchia idea di convergenza prevedeva il con-venire di tutti i

media in una singola piattaforma, ora peró c’è una divergenza degli hardware e convergenza dei

contenuti. Oggi per convergenza intendiamo il flusso di contenuti su piú piattaforme, è un processo. Si

definisce mediale se i produttori hanno in mano il controllo dei flussi, cultural convergence se sono i

consumatori a detenere le redini del gioco. “The Matrix’ ha saputo meglio descrivere la realtà delle

nuove tecnologie. Le immagini digitali sono formate da elementi discontinui. L’immagine digitale è

omogenea, il flusso televisivo è ora riducibile ad un’unica matrice. Essa è mobile e fuoriesce dalla

televisione, il testo televisivo esce dallo schermo e viaggia su altri media. La deregulation porta piú

libertà e meno politica quindi piú offerta. Negli USA la Deregulation parte bene con Ronald Regal alla

presidenza e raggiunge il suo apogeo negli anni ’90 con Bill Clinton. Secondo la Fin-Syn-Rules una

canale sia distributore sia produttore avrebbe finito per appiattirsi su se stesso, cosí per 20 anni si

appoggiarono a case di produzione esterne. Ció venne abolito negli anni ’90. Nel 1996 Clinton abolí le

restrizioni sulla proprietà e la Disney comprò la ABC. Il mercato dei media è percorso da 4 basilari

trend:

Espanzione: nuove acquisizioni, fusioni e mercati hanno reso le grandi corporations sempre piú

1. grandi.

Integrazione: è orizzontale quando un’azienda possiede differenti settori di mercato (tv, internet,

2. film) e verticale quando possiede diversi aspetti di un’unico settore (produzione, distribuzione,

esibizione).

Globalizzazione: si espandono per tutto il mondo e non si limitano alla sola nazione.

3. proprietà: piú i medi si espandono piú la loro proprietà è in mano a pochi

4. Concetrazione della

elettori.

Strategie alla base del successo di questi media giants:

matters: la competizione è aperta ma solo tra chi ha a disposizione grandi risorse. Si crea

1. Size

un’economia di scala; si preferisce supportare grandi successi che generano grandi introiti

piuttosto che tanti piccoli prodotti ma con entrate per ciascuno.

Sinergia: unitá separate lavorano insieme per raggiungere un’obiettivo impossibile

2. individualmente.

Diversificazione: piú la compagnia possiede diversi segmenti dell’intero mercato mediale piú si

3. sente al sicuro dal fallimento.

specializzante: Non si cerca piú il pubblico di massa, ogni medium ha il suo

4. Segmentazione

segmento di mercato.

Branding: l’elemento fondamentale qui è il nome dello studio, di un regista, di un attore. Il valore

5. non è determinato dal valore materiale ma dal valore del brand. In un mercato sovraccarico

bisogna saper coinvolgere lo spettatore in una relazione prolungata e attiva.

Vi è nei media un surpluss materiale e immateriale che trabocca nella nostra esperienza quotidiana e

la trasforma in esperienza estetica, significante e narrativa. 3 movimenti:

Ludico: i media fanno parte della nostra vita quotidiana e allo stesso tempo ne sono separati.

1. Accendere la tv è accedere allo spazio ludico e fare entrare quel mondo nel nostro spazio privato,

ma sempre piú la tv trabocca fuori dal piccolo schermo e viaggia su altre piattaforme.

2. Partecipativo: siamo sempre piú spettatori coscienti del ruolo che vogliamo vivere da

protagonisti. Si concretizza perché i mondi televisivi si concretizzano in altri prodotti che entrano

nel mio mondo e necessitano della mia attività per diventare concreti.

3. Passionale: l’erotismo è il legame tra spettatori e testi che offrono piacere. È studium (ció che

colgo in funzione del mio sapere e della mia cultura) e punctum (ció che infrange il primo, uno

shock emozionale e razionale).

2 Il testo televisivo nell’etá della convergenza

Nell’etá della scarsità ogni testo era coerente, iniziava e finiva sul piccolo schermo. Nell’etá della

disponibilità il testo non si organizza piú secondo sequenze rigide ma aperte, i singoli testi subiscono la

logica del flusso, vengono pensati come giá frammentati e pronti a lanciare frammenti successivi. Es.

ogni singolo episodio di telefilm si struttura secondo quattro blocchi pubblicitari e deve tenere conto di

questi per creare anche suspance. Ognuno poi inizia con un teaser che stuzzica gli spettatori

introducendo alcuni temi, segue la sigla con le i

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher killer_style di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche della fiction radiotelevisiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Cardini Daniela.
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