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Fattori di rischio e protezione nella formazione della personalità

Personalità: insieme delle caratteristiche psichiche e modalità di comportamento che, nella loro integrazione, costituiscono il nucleo irriducibile di un individuo che rimane tale nella molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in cui si esprime e si trova ad operare.

Adolescenza

L'adolescenza è una fase di snodo importantissima per l’evoluzione della personalità. La normalità e la patologia in adolescenza cambiano con la cultura e la storia. In senso statistico, sono normali condotte che in alcune fasi dello sviluppo diverse sono patologiche. I nuovi comportamenti degli adolescenti odierni pongono di fronte alla questione se siano nuove normalità o nuove patologie.

Gli adolescenti sono particolarmente sensibili agli sguardi di ritorno dell'adulto, cioè alle risposte ai loro comportamenti, poiché stanno formando la loro identità. Per esempio, gli adolescenti possono adottare comportamenti di sperimentazione della loro identità che si sta formando. La risposta dell’adulto è importante perché l'adolescente rischia di attaccarsi ad una identità patologica o negativa.

Espressione del disagio psichico

Le modalità di espressione del disagio psichico cambiano in base al contesto socio-culturale, ai modelli educativi e di comunicazione. Le nuove modalità di espressione della sofferenza adolescenziale erano prima più inquadrabili nell’ottica della riattivazione del complesso edipico (sessualità repressa e conflitto); oggi, invece, si adotta un approccio più in termini narcisistici, con sofferenza più legata al senso di costruzione del sé.

Ci sono difficoltà specifiche legate allo sviluppo in fase adolescenziale, difficoltà ad organizzare nella propria mente il percorso del futuro, senza che tutto dipenda in modo deterministico da ciò che è accaduto nell’infanzia.

Psicopatologia evolutiva dell'adolescenza

I disturbi diagnosticati per la prima volta nell’infanzia, fanciullezza e adolescenza sono stati introdotti nel DSM III nel 1980. In adolescenza, i disturbi sono considerati come blocco evolutivo rispetto alla realizzazione dei compiti evolutivi fase – specifici. Il disturbo mentale in adolescenza è legato al fallimento nella realizzazione dei compiti evolutivi piuttosto che alle manifestazioni sintomatiche.

In questa fase dello sviluppo, il sintomo è un comportamento messo in atto non intenzionalmente dal soggetto per salvaguardare aspetti molto fragili del sé, per mantenere un equilibrio fragile, per evitare soluzioni peggiori. È alleandosi col sintomo, non agendo su di esso togliendolo, che si può capire e iniziare un percorso di aiuto – cura, poiché l’obiettivo è ricostruire lo sblocco evolutivo.

Il clinico deve tentare di analizzare il funzionamento psichico del paziente e ricollegarlo alle interazioni famigliari delle quali l’adolescente è partecipe.

Limiti e rischi della diagnosi psichiatrica in adolescenza

La diagnosi psichiatrica in adolescenza presenta limiti e rischi poiché si tratta di una fase mobile di cambiamento difficile da far coincidere con un quadro nosografico definito e delimitato. C'è il rischio che comportamenti clamorosi, inquietanti e molesti (fastidiosi) per l’ambiente siano associati a patologie; dall’altra parte c’è però il rischio di banalizzare questi comportamenti, considerarli troppo come normali.

Durante l’adolescenza, si sperimentano aspetti di sé diversi in ambienti differenti. C’è inoltre il rischio che la diagnosi formulata funzioni da schermo e ancoraggio, poiché la risposta che arriva dall’adulto è molto importante per l’adolescente, che è alla ricerca disperata di un’identità che poi fa da organizzatore per tutto l’ambiente in cui la persona è inserita.

Modello di Kernberg

Alcuni servizi usano il modello di Kernberg, che propone un approccio diagnostico basato sull’organizzazione della personalità: nevrotica, borderline o psicotica. Si distinguono in base a integrazione o diffusione dell’identità, meccanismi di difesa utilizzati ed esame di realtà.

  • Personalità nevrotica: conservazione esame di realtà (differenziazione sé – non sé, interno – esterno, valutazione più o meno realistica di affettività, comportamento, pensiero) valutato attraverso assenza di allucinazioni e deliri, di idee, affetti e comportamenti bizzarri e inappropriati e la capacità di empatizzare; capacità di assumere un atteggiamento introspettivo, descrivendo i sentimenti che riguardano sé stesso e gli altri, fornendo informazioni adeguate rispetto alle proprie attività; meccanismi di difesa più evoluti; capacità di rappresentarsi sé stesso come differenziato dall’oggetto; le immagini buone e cattive del sé e degli altri sono integrate rispecchiando le diverse caratteristiche di ogni persona.
  • Personalità borderline: esame di realtà mantenuto o a volte compromesso, ma mai perduto completamente; diffusione di identità (rappresentazioni sé e altro scisse, scarsa integrazione immagini buone e cattive); meccanismi di difesa meno evoluti e più primitivi. È un po’ uno stato limite tra l’infanzia e l’età adulta, perciò dentro questa categoria ci sono comportamenti molto diversi che sono incerti tra stato nevrotico e psicotico, per questo si trovano molto spesso in adolescenza.
  • Personalità psicotica: area più grave, perdita esame di realtà (affetti bizzarri e totalmente incongruenti, la realtà non esiste se non nella propria mente), identità disintegrata; meccanismi di difesa primitivi pervasivamente e intensamente utilizzati.

Anche secondo Kernberg, la diagnosi differenziale in adolescenza è complicata e va condotta con cautela per le caratteristiche di questa fase di sviluppo. Tutti gli adolescenti infatti presentano un certo grado di dispersione dell’identità. Angoscia e depressione sono tipicamente adolescenziali e possono influenzare i comportamenti dell’adolescente. L’adolescenza si caratterizza per molteplici identificazioni con cambiamenti repentini dei modelli identificatori (si identifica con persone diverse in momenti diversi, per esempio il padre o la madre, il gruppo dei pari, l’idolo, ecc).

Difese primitive e conflitti

Difese primitive in persone non borderline possono essere scatenate da conflitti, fisiologici in adolescenza, con genitori, docenti, fratelli. Anche l’antisocialità può essere un’espressione di adattamento nevrotico a un sottogruppo culturale antisociale oppure riflettere una grave patologia del carattere. Anche la presenza di comportamenti sessuali perversi (di sperimentazione) può essere erroneamente interpretata come sintomo di personalità borderline.

Consultazione con l'adolescente

Nell’approccio di consultazione con l’adolescente è importante capire cosa chiede l’adolescente, perché è arrivato lì. Per l’alleanza diagnostica è inoltre importante cercare la giusta distanza tra sé e l’adolescente. La fase diagnostica di un percorso si conclude con una restituzione e poi inizierà il trattamento psicoterapeutico: bisogna tenere in considerazione la curiosità dell’adolescente e la sua diagnosi interna (recupero informazioni da fonti informatiche, ecc), delle sue paure (di essere etichettato come pazzo, malato). Con l’adolescente è auspicabile uno stile di conduzione del colloquio non troppo direttivo e non troppo passivo, perché egli ha bisogno che gli venga restituito qualcosa di ciò che dice, che gli venga dato un senso. Nell’adolescente prevale il vissuto sul pensato, fa fatica a simbolizzare, ma è facile che arrivi in consultazione a causa di un conflitto agito, anziché risolto all’interno.

Compiti evolutivi e scacco evolutivo

I compiti evolutivi sono ineludibili per passare dalla fase infantile a quella adulta. Si avviano a partire dalle trasformazioni corporee della pubertà.

  • Separazione individuazione: distacco dalle figure interne di attaccamento (genitori); si ha la necessità interna di rivisitare i propri rapporti con le figure significative, soprattutto la madre. Ciò è vissuto con ambivalenza perché questa nuova rappresentazione dei genitori richiede di rinunciare alla propria onnipotenza, cioè ai vissuti di protezione e di idealizzazione del proprio sé che la presenza dei genitori dell’infanzia garantiva. In questa fase l’adolescente ha comportamenti ambivalenti verso i genitori, che riflettono l’impegno profondo di rivisitazione del legame.
  • Mentalizzazione del sé corporeo: ad un certo punto il corpo si modifica, si definisce meglio nella differenziazione dei sessi e diventa potenzialmente generativo; ciò dà inizio a tutti i compiti evolutivi dell’adolescenza. Questi cambiamenti richiedono all’adolescente di lavorare sulla sua nuova immagine corporea; oggi gli adolescenti tendono ad esprimere molto di più il disagio della mentalizzazione del corpo, che sembra legato alla rinuncia all’ideale di onnipotenza narcisistico per entrare in relazione con l’altro, in vista delle relazioni di coppia, che comporta mettere da parte alcuni aspetti di sé per l’altro. I cambiamenti corporei comportano anche la realtà della morte e quindi del fatto che non si è illimitati: molti comportamenti a rischio devono essere interpretati come sperimentazioni tenendo conto di ciò, della necessità di fare i conti con la propria mortalità.
  • Definizione-formazione di valori: in adolescenza si è chiamati a perfezionare un sistema di valori che non può più coincidere con quello dei genitori. Il sistema di valori è quello che guida le nostre azioni da adulti, è il sistema etico di riferimento personale. In adolescenza il materiale acquisito internamente dai genitori non è più sufficiente, ma ci si identifica e confronta con gli amici che portano i valori delle loro famiglie, si condivide un modo di sentire, di pensare; ci si rivolge anche ad altri modelli di identificazione, altri adulti che costituiscono un modello per l’adolescente attraverso il contatto con essi. Esistono anche modelli controidentificativi, che contribuiscono alla formazione del sistema di valori.
  • Nascita sociale: fare i conti col fatto che il proprio ruolo sociale non è più sovradeterminato dagli adulti, bisogna renderlo più attivo. Nella società odierna è la scuola il luogo dove si sperimenta il ruolo sociale degli adolescenti.

Adolescenti e scuola

I cambiamenti dei modelli educativi portano a una modificazione del rapporto con l’adulto e principalmente con un’istituzione che è la scuola. Gli adolescenti cresciuti nel modello educativo odierno e nel mondo tecnologico hanno cambiato il loro modo di rappresentarsi la scuola. Prima il ruolo era principalmente di studente, mentre quello di persona era in secondo piano. Oggi la scuola viene sempre più investita come luogo di espressione di sé e perciò cambia il rapporto col docente.

Allo stato attuale, il valore di cui prima era investito l’adulto docente è stato destituito ed egli deve costruirsi il ruolo, conquistarlo attraverso le proprie capacità che saranno valutate dai ragazzi. Dunque, la scuola è diventata più delle persone che degli studenti. Quindi, passaggio da una scuola istituita di un ruolo simbolico, come luogo del sapere, a una scuola come incontro di persone che devono mettere in gioco le loro capacità per ottenere un valore. È diventata una dimensione di esperienza più espressiva che utile per il sapere.

Destituito il valore simbolico dell’adulto: la scuola non è sacra. La scuola è fatta di persone e non di ruoli. La scuola è il luogo delle relazioni significative. La scuola ha un valore se serve alla realizzazione del sé. È organizzata attorno al gruppo classe, in cui ognuno può esprimere la propria personalità.

Il cambiamento è gestito dalla scuola attraverso la modificazione delle punizioni rispetto al comportamento considerato inadeguato. Una delle emergenze educative riguarda la rottura del patto educativo tra famiglia e scuola: la famiglia prima consegnava un ragazzo con educazione normativa a un’istituzione normativa, mentre oggi la famiglia non ha più quel modello educativo.

Adolescenti e gruppo

La relazione d’amicizia svolge un ruolo centrale in tutti i compiti evolutivi. Amico del cuore o migliore amico, gruppo monosessuale, compagnia, coppia. Il vincolo esclusivo col migliore amico, spesso dello stesso sesso, ha assunto un valore sempre più di dipendenza e si sviluppa sempre più precocemente, perché le funzioni accuditive, con l’ingresso di entrambi i genitori nel mondo del lavoro, sono state delegate ad altri. Oggi il legame d’amicizia entra nelle famiglie e i genitori sono molto più preoccupati che i figli non abbiano amici.

La forte dipendenza dalla relazione con i coetanei si costruisce molto precocemente nella mente dei bambini, spinti dai genitori. La valutazione da parte dei coetanei è sicuramente centrale. Crescente potere orientativo del gruppo dei pari in adolescenza, sentimenti di vergogna.

Adolescenti e virtualità

L’alfabetizzazione tecnologica in Italia è avvenuta in famiglia e non a scuola. Tutte le trasformazioni dei modelli educativi, della relazione coi pari, ecc portano alla trasformazione dell’espressione del disagio, con una crescita di attacchi al corpo come aggressione al sé più che all’adulto, con il ritiro scolastico e sociale, con le dipendenze tecnologiche (uso e abuso di strumenti digitali).

Ricerca su adolescenti e preadolescenti riguardo la relazione che essi intrattengono con la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari, le sostanze, la coppia, il corpo e gli strumenti tecnologici, indagata attraverso le rappresentazioni. Si basa sul focus group.

Per i ragazzi

In famiglia le regole sono indicazioni pratiche che non fanno paura; conseguenze affettive che danno dolore (rottura della relazione coi genitori). Predomina l’identificazione con le ragioni dei genitori. Non prevale il conflitto. Non ci sono differenze nell’esercizio del ruolo materno e paterno, ma emergono specificità affettive. Le mamme sono rassicurate dalla possibilità di “essere nella mente” dei figli condividendo con loro gli stati d’animo più profondi. I papà investono sulla scuola aspettative ideali di realizzazione.

La scuola ha un valore strumentale alla realizzazione del sé. È contenitore di relazioni significative. È fatta di persone e non di ruoli. Il bravo docente ha: attitudini materne, attenzione ai bisogni individuali; valori fraterni, simpatia e divertimento; competenze paterne, autorevolezza e senso della giustizia. Racchiude in sé tutti i codici affettivi.

Il bullismo consiste in una azione intenzionale ripetuta nel tempo con i protagonisti sempre nello stesso ruolo. È un fenomeno che, secondo i ragazzi, nelle sue forme gravi non compare nella realtà quotidiana. Quando si verifica non riguarda la scuola, ma “altri” linguaggi e strumenti.

Ci sono chiare distinzioni tra relazioni orizzontali diverse: miglior amico, fiducia e accettazione assoluta; gruppo, divertimento e antidoto alla solitudine. In preadolescenza appartenere al gruppo è segno di normalità ed esposizione alla trasgressione; trasgressioni “normali”, il piacere dello stare insieme; sperimentazioni occasionali, ma non diffuse e “nella norma”; gruppo come parte della crescita e dell’espressione di sé.

In adolescenza: le funzioni delle sostanze stupefacenti e dell’alcol, divertimento e regressione ad uno stato ludico-infantile, bisogni esplorativi e di sperimentazione, antidoto contro sentimenti dolorosi, per ottenere lo sguardo dell’altro; rappresentazione dell’uso di sostanze per sé. Piuttosto che contro l’autorità o contro qualcosa come in epoche precedenti; rappresentazione delle sostanze come antidepressivo naturale.

La coppia amorosa: i preadolescenti ritengono l’amore un sentimento molto importante che per il momento non li riguarda; alla loro età la coppia permette la sperimentazione, in vista dell’amore futuro. In adolescenza si dà grande importanza all’amore e se ne riconosce la funzione di fonte di rispecchiamento narcisistico, condurre all’assunzione di una identità adulta.

Rappresentazione del corpo: è normale in maschi e femmine ambire a un corpo ideale; la manipolazione del corpo è limitata a pochi interventi.

Rapporto con la tecnologia: i maschi usano internet e il cellulare...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VeroG91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fattori di rischio e protezione nello sviluppo della personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Lancini Matteo.
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