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Farmaci del sistema cardiovascolare

Appunti di farmacologia: lezione frontale integrata con studio autonomo dal libro di testo di riferimento, dell’Harrison e con articoli di PUB MED.

Ottimo per: preparare l’esame; preparare il test di abilitazione; preparare il concorso nazionale di specializzazione.

Esame di Farmacologia generale e farmacoterapia docente Prof. G. Minotti

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Se il diuretico tiazidico è quello con il quale quasi sempre iniziamo se abbiamo una esigenza depletante, il sulfonamidico è quello più

efficacie.

Diuretici d'ansa.

I più efficaci sono i diuretici dell'ansa. Dove per ansa si intende l'ansa di Henle.

Si diversificano dal fatto che se vado a guardare la perdita di sodio con le urine in un pz che prende idroclorotiazide, vedo due cose:

1. per la furosemide → piccoli aumenti di dosaggi si traducono in grandi conseguenze nella natriuresi.

2. Idroclorotriazide → anche grandi cambiamenti di dose fanno aumentare di poco la natriuresi.

La natriuresi è molto più efficacie di quella indotta da tiazidi. Questo perché i diuretici d'ansa agiscono su un cotrasportatore sodio-

potassio-cloro. Il sodio qui è il 30-35% del sodio riassorbito. Se blocco questo riassorbimento ho una natriuresi molto più intensa. Ci

sono subito evidenze che segnano la differenza tra queste classi.

• I tiazidi sono natriuretici principalmente → bloccano il riassorbimento di sodio; fanno perdere potassio, ma questa è

secondaria a quella di sodio.

• I diuretici d'ansa → bloccano il riassorbimento sia di sodio che di potassio fin da subito. Qui a maggior ragione dobbiamo

tenere gli elettroliti sotto controllo.

Abbiamo detto che i tiazidi servivano a riprendersi calcio dal filtrato e che potevano essere utili a prevenire la nefrolitiasi. Con i diuretici

d'ansa succede l'opposto. In condizioni fisiologiche siamo nel tratto ascendente dell'ansa. Entra un sodio, entra un potassio e due clori.

Il sodio se ne va con la NA-ATPasi ed entra un potassio. Il potassio poi se ne va con il cloro e un altro potassio se ne va attraverso dei

canali e quando questa carica positiva va nella preurina incontra calcio e magnesio. Abbiamo carica positiva, carica positiva e carica

positiva. Se le cose rimanessero così faremmo scintille con le urine. Fisiologicamente questa fuoriuscita di potassio genera un

potenziale per il riassorbimento di magnesio e calcio. Se arriva un diuretico dell'ansa, tutto questo meccanismo salta e quello che si

vede è che abbiamo una perdita di magnesio e di calcio.

I tiazidi quindi facilitano il riassorbimento di calcio, i diuretici d'ansa fanno perdere calcio e magnesio. L'ipomagnesiemia è concausa

di aritmie cardiache e di ridotta forza di contrazione.

L'azione dei diuretici d'ansa su calcio e magnesio viene sfruttata, purché facciamo contemporaneamente un discreto carico di liquidi

del pz. Eliminare calcio con diuretici dell'ansa, può essere utile se ho un pz iperalcemico, ma devo fare attenzione che poi il calcio di

cui forzo l'eliminazione non precipiti nelle vie urinarie stesse. È tutto un gioco di dare diuretici che bloccano il riassorbimento e dare

acqua. Si fa nel pz ospedalizzato.

Altri effetti.

Polmoni.

In un pz infartuato con EPA svuotiamo la vescica con un catetere. Il pz sta per morire con la vescia vuota e facciamo il lasix. Vediamo

che dopo un po' comincia a respirare meglio. C'è un miglioramento della condizione di EPA. Dal catetere non esce nulla. Cioè l'azione

migliorativa sull'EPA arriva prima dell'azione diuretica. La furosemide ha azioni emodinamiche, come il miglioramento della

pressione di incuneamento, delle resistenze polmonari, per cui c'è una migliore dinamica degli scambi gassosi indipendentemente alla

riduzione di liquidi.

Reni.

Si stimola la sintesi di prostaglandine che hanno un effetto di stimolare la diuresi, perché interferiscono con l'azione dell'ormone

antidiuretico, oppure per la PGI2 (prostaciclina) hanno un effetto vasodilatatorio renale. Le prostaglandine vengono fatte dalle COX,

che sono inibite dai FANS. Ecco perché i FANS tendono a ridurre l'azione terapeutica dei diuretici, perché buona parte dell'azione

diuretica è mediata da prostaglandine.

La furosemide può stimolare il rilascio di renina. Questo si capisce perché se abbasso la natriemia attraverso la natriuresi il

chemiocettore sodio-sensibile se ne accorge e dice alla renina che c'è bisogno che si metta in modo per aumentare la pressione e

recuperare sodio. D'altra parte si mette in moto anche il tensiocettore.

La PGE2 è formata dalla COX1, mentre la PGI2 al livello renale è fatta dalla COX2. Per ora per ricordarci che n un pz che assume

FANS l'effetto dei diuretici può diminuire.

La furosemide non è l'unico diuretico:

• bumetamide

• acido etacrinico

Criteri di scelta.

Il lasix è formidabile. Ci possono essere sfumature. Ad esempio se abbiamo a che fare con persone croniche, ipertesi, scompensati. In

un pz iperteso il medico si orienta verso una diuresi più importante. È una terapia che dura mesi o anni. Il pz ha la pressione sotto

controllo ma urina ogni dieci minuti.

La torasemide è un diuretico dell'ansa. Nei pz cronici sono state valutate le volte in cui vanno al bagno. I pz che prendono furosemide

entro 6 ore avevano la necessità di andare in bagno dalle 5-6 volte. Con il passare del tempo diminuisce il numero delle minzioni.

Questo significa che sta perdendo efficacia. Cmq la torasemide induce un minor numero di minzioni, questo perché ha una emivita

più lunga ed è un farmaco che agisce più lentamente e più a lungo.

Evoluzione delle limitazioni della vita quotidiana dovuti alla terapia diuretica.

Chi prende un diuretico a lunga emivita e ad azione prolungata, con il passare del tempo ha un numero di limitazioni di vita più basse.

Questo va a discapito di una minore azione qualitativa della torasemide? No, perché il volume di diuresi è più alto con la torasemide e

c'è anche una piccola ma importante accentuazione della natriuresi rispetto a quella della furosemide. Senza che questo significhi

perdere più potassio. Per somministrazione EV ancora più volume e una minore dispersione di potassio.

Le linee guida dovrebbero essere modificate e che l torasemide potrebbe essere considerata un'alternativa alla furosemide.

Possiamo intervenire svuotando il pz di sodio e di acqua, bloccando il sistema RAA o in entrambi i modi.

Simpaticolitici.

Parliamo di simpaticolitici e non semplicemente di bloccanti recettoriali perché in realtà c'è un farmaco che agisce a livello centrale,

agisce interagendo con un preciso tipo di recettore che è la clonidina. La clonidina agisce al livello di tronco e mesencefalo agonizzando

i recettori presinaptici α-2 a bloccando il rilascio di neurotrasmettitori eccitatori da cui partono poi le efferenze simpatiche. Essendo

un simpaticolitico centrale si smorza tutto quello che compete il sistema simpatico. Sul cuore abbiamo effetti negativi e al livello

vascolare una riduzione delle resistenze.

Questo si vede, se io in un pz che prende clonidina misuro le catecolamine circolanti, le vedrò ridotte, perché la periferia rilascia poche

catecolamine.

Al livello di sistema RAA ci sarebbe un β 1 recettore, la cui attivazione rilascia renina. Non devo mai interrompere la clonidina

improvvisamente, perché provoco crisi ipertensive. Si usano dei cerotti graduati che si possono anche tagliare. Se iniziamo con un

cerotto, possiamo poi tagliarlo, poi passare ad un cerotto con la dose ridotta della metà e abbiamo un washout.

Oppioidi e crisi di astinenza → La clonidina si usa in un pz che ha una crisi simpatica durante il divezzamento.

β-bloccanti.

Tra di loro differiscono per liposolubilità.

Se guardo l'azione sulla gittata, sulla sensibilità dei barocettori, sul rene si equivalgono; ma ci sono effetti che sono solo centrali. La

liposolubilità è importante. Possono dare senso di stanchezza, disturbi del sonno, depressione. Se ho un'azione simpaticolitica centrale

devo stare attento che il pz non vada in depressione. Con alcuni β-bloccanti esiste la possibilità che il pz vada in depressione, ma prima

di andarci mi segnala altre cose: stanchezza, tendenza disturbi del sonno. Il pz probabilmente potrebbe diventare un depresso. La

liposolubilità è importante anche per quanto riguarda la biodisponibilità.

L'atenololo è uno dei β-bloccanti più usati al mondo. È l'esempio di un β-bloccante idrofilo. Teoricamente avremmo il rischio di una

più semplice e rapida eliminazione e una durata dell'azione particolarmente bassa. Così non è. Certamente l'eliminazione è

prevalentemente renale, ma proprio perché è idrofilo, non entra molto negli organi di grande metabolismo come il fegato, non si

impantana molto nei polimorfismi del citocromo. Ha una emivita più lunga rispetto ad un lipofilo, ma come un farmaco e come azione.

Se ne entra poco e ne esce tanto, è una emivita misurata sugli effetti ed è l'efficacia di legame al recettore e la lentezza della

dissociazione che fa sì che mi sveglio alla mattina, prendo una pasticca, assorbo il 30% e la micro dose che rimane ha una efficacia

elevata.

Il βxololo è lipofilo, viene assorbito meglio, e ha una emivita breve. Ha però un metabolita attivo con elevata emivita. La cosa

preoccupante è che quel poco che entra nel SNC, rispetto all'atenololo mette il pz in condizioni di maggiore astenia, migliore qualità

della vita e insorgenza d’episodi simil-depressivi.

Dell'azione cardiovascolare dobbiamo riflettere sulla clonidina. Abbiamo detto che riduce le catecolamine circolanti. La gittata va giù

perché va giù anche la frequenza. Se blocco i recettori β ho effetto cronotropo negativo. Gli ACEi riducono la pressione. La riduzione

della pressione è accompagnata da tachicardia compensatoria. L'ACEi comporta tachicardia riflessa. L'ACEi butta giù le resistenze

vascolari periferiche, i barocettori carotidei dovrebbero risentire ma la sensibilità è ridotta. Coni β bloccanti va giù la frequenza e le

resistenze. Il seno carotideo frega anche il seno carotideo perché il β-bloccante lo tiene buono. Per cui i β-bloccanti hanno effetti

cronotropo, dromotropo e inotropo negativi.

Prima c'era una preclusione nel pz con insufficienza cardiaca, perché gli effetti negativi abbassavano la gittata al i sotto della soglia di

accettabilità. Questo è per alcuni versi vero, infatti ancora oggi una insufficienza cardiaca congestizia può complicare l'uso di β-

bloccanti in un pz che parte con una frazione di eiezione non molto alta.

Alcuni β-bloccanti hanno azione simpatico-mimetica intrinseca (ISA), ad esempio pindololo (β1=β2) e acebutolo (β1>>>β2). Oggi i

β bloccanti si usano e si devono usare nello scompenso e si accompagnano ad una riduzione della mortalità. L'uso di bloccante

mette a riposo il cuore che funziona male lavorando troppo e troppo spesso. È utile per diminuire la tachicardia, il lavoro cardiaco, e

per tante cose. Il βbloccante va associato ad altri farmaci.

Ci può essere giovamento con una prevenzione primaria con β-bloccante. Questo riduce il rischio di scompensa da fattori esterni.

Abbiamo la bradicardia e bisogna stare attenti a persone che sono predisposte alle bradiartimie. I pz che hanno problemi di conduzione

atrio-ventricolare, o persone che hanno problemi di conduzione atrio-ventricolare.

Le arteriopatie obliteranti possono precipitare se uso un β bloccante no specifico. Al di là della specificità i β bloccanti non si possono

usare nel morbo di Raynold. È una similitudine con una forma di angina che è la Prinzmetal, in cui la crisi è scatenata dei β-bloccanti.

In questi due casi c'è una popolazione di β che media vasodilatazione, mentre dli α, hanno una prevalenza vasocostrittrice. Bloccare i

β significa sbilanciare verso gli α. Una crisi di Prinzmetal la posso precipitare sia dando β-bloccante sia con α-agonista.

Sono tutti uguali?

Il nebivololo è un farmaco ormai fuori brevetto e ha delle proprietà che alti farmaci non hanno:

limitatamente agli ipertesi vedo una riduzione della FC, della PA e aumento della FE. Consento al cuore di lavorare meno e meglio.

Avere abbassato la PA e aver abbassato la FC senza la forza d contrazione, fa sì che il cuore riesce a pompare contro una resistenza

periferica. Questi effetti li dovrei vedere teoricamente con tutti i β-bloccanti.

Migliore disponibilità di NO → vasodilatazione, ridotta proliferazione muscolare, effetti anti aterogeni.

Prendo una fibra muscolare e gli do adrenalina → vasocostrizione, gli do poi acetilcolina e ho gradualmente vasodilatazione. Adesso

levo l'endotelio e ripeto l'esperimento. Ho vasocostrizione con l'adrenalina, ma poi quando do acetilcolina non ho vasodilatazione.

Quando l'acetilcolina lega il suo recettore si fa NO, che vaso dilata. I β bloccanti hanno una possibilità di interferire con questi

meccanismi. Il NO viene sintetizzato dal NOs, ma questo enzima per farlo deve essere accoppiato. Deve essere in grado di usare i

precursori per usare NO. Se è disaccoppiato, farà radicali dell'ossigeno invece che NO: questi a loro volta reagiscono con il NO e lo

trasformano in un radicale. Ecco perché gli antiossidanti possano fare bene alla vasodilatazione endotelio dipendente perché

favoriscono l'accoppiamento della NOs in modo che faccia solo NO e, dove è disaccoppiata, i radicali si mangiano l'anione superossido

e impediscono che vadano a trasformare il NO in qualcos'altro. Il nebivololo è un buono scavanger dell'anione superossido. Questo è

in teoria un fatto positivo, perché quando la NO è disaccoppiata, il nebivololo si mangia l'O2- prima che questo si mangi il nitrossido.

Il nebivololo sembra avere un'azione antiossidante.

L'atenololo non ha questa capacità di neutralizzazione.

Il metoprololo non ce l'ha.

Se i pz prendono nebivololo e poi Ach hanno un aumento della vasodilatazione. Il nebivololo protegge l'endotelio e consente di produrre

meglio il nitrossido. A un βbloccante che riduce la frequenza e la pressione ha una importanza sulla sopravvivenza cardiovascolare. Se

questi effetti NO-mediati provengono dall'endotelio, l'endotelio diventa essenziale per la risposta farmacologica. Se il nebivololo mi

fa funzionare meglio l'endotelio e la risposta vasodilatatrice, significa che ha una buona attività sulla funzione endoteliale. Ha una

buona attività terapeutica in pz che hanno una disfunzione endoteliale.

La disfunzione endoteliale è quel complesso di alterazioni biochimiche che non consentono all'endotelio di esercitare al meglio le sue

funzioni: vasodilatazione, garantire permeabilità selettiva. Avere prevalentemente un'azione inibente l'aggregazione e la coagulazione.

Se ho disfunzione, sono propenso a fare trombi, al diabete, ipertrigliceridemia. Avere un β-bloccante che in qualche modo lavora sulla

funzione endoteliale è una cosa di cui tenere conto.

Laβlolo.

Ha un rapporto di blocco α-β di 3:1. è un β 1 bloccate ed è anche un β-2 agonista. Se il problema è lo sbilanciamento α su β, qui ho un

α bloccante, un β1 bloccante e un β 2 agonista. Non dovrebbe succedere nulla di Grave nel Raynold. Infatti proprio perché rimuove

ogni stimolo costrittore e ha un'azione β2 agonista, cioè dilatante, il laβlolo si usa nei casi di crisi ipertensive.

Anche i β-bloccanti e forse la tendenza a sviluppare ipertensione arteriosa ed eventi cardiovascolari hanno a che fare con polimorfismi

del recettore β-1. Questo recettore è fatto di tanti loop, ci sono dei gomiti molto importanti e in particolare uno di questi è suscettibile

di polimorfismi di arginina importanti. Avere quel polimorfismo significa che i β-1 sono iper-reattivi alla stimolazione adrenergica →

i pz a parità di catecolamine circolanti sono più sensibili a sviluppare ipertensione perché sono più reattivi. Ma proprio per questo sono

ipersensibili al blocco farmacologico e vanno in ipotensione e bradicardia acute. È quello che si vede. Chi ha il recettore mutato ad una

singola somministrazione di atenololo mi perde più mmHg di chi ha il recettore normale. Se calcolo la pressione media e vedo ancora

una volta che chi ha il recettore mutato perde più mmHg dei sani. Questo in un ambiente controllato è prevenibile. Nella vita di tutti i

giorni il farmacista dà l'atenololo ad un pz mutato e questo poi cade a terra è una cosa che può succedere.

α bloccanti.

Gli α-bloccanti aspecifici e specifici hanno un certo impiego nella terapia ipertensiva.

α-bloccanti non selettivi.

Fenossibenzamina.

Dura 14-48 ore perché ha un legame irreversibile con i recettori. Si usa nelle preparazioni degli interventi contro il feocromocitoma.

Fentolamina.

Nel feocromocitoma ha un'azione più breve.

α1-bloccanti selettivi.

“zosine” perché la parte finale finisce così.

Si usano nell'ipertensione, ma soprattutto bisogna stare attenti alla prima dose. La somministrazione richiede regolare monitoraggio

clinico, perché può causare grave ipotensione ortostatica. Il consiglio è di far assumere la prima dose quando il pz va a letto.

Molti vengono usati nell'ipertrofia prostatica o nella sclerosi del collo vescicale. Questo perché questi α1-bloccanti selettivi bloccano

gli α1 al livello della prostata. Al livello della prostata ci sono solo gli α1. La tamsulosina si usa molto frequentemente.

USI CLINICI.

• ipertensione

• ipertrofia prostatica benigna

• feocromocitoma in fare pre-operatoria.

Bloccanti α2-selettivi non si sono. La Joimbina è una α2-bloccante selettivo. Vengo meno a quel meccanismo di ricaptazione di

catecolamine al livello presinaptico. Si usava anche per rialzare l'insulina perché i recettori α2 si trovano nelle isole pancreatiche e

bloccano a la produzione di insulina. Anche nella sindrome di Raynold si usavano.

VASODILATATORI.

È una delle più ovvie. Gli α1-bloccanti rientrano nel campo dei vasodilatatori. Rimuovono il tono simpatico sulle RVP.

I veri e propri vasodilatatori, cioè farmaci che agiscono con meccanismi propri sulle RVP, sono farmaci che esercitano questa

azione indipendentemente dal blocco di recettori α o β. Li possiamo distinguere n due categorie, a seconda del momento in cui li

usiamo:

• vasodilatatori attivi per via orale → terapia cronica.

• Vasodilatatori iniettabili → sono associati al trattamento delle emergenze ipertensione.

Il risultato è la riduzione delle RVP. I primi vasodilatatori sono degli arteriolo-dilatatori puri. Il capostipite è stato l'idralazina. È un

farmaco vecchio che ancora viene utilizzato ogni tanto. Il meccanismo d'azione usato è mediato dal rilascio di NO, che non ha a che

fare con catecolamine o angiotensina II. Agisce anche con un meccanismo di apertura dei canali del potassio delle cellule muscolari

lisce degli sfinteri, che diventano iperpolarizzate e rispondono meno agli stimoli depolarizzanti che le porterebbero a vasocostrizione.

L'idralazina, come anche l'isoniazide è un esempio di farmaco che in alcuni pazienti funziona di più i meno a seconda che siano

acetilanti lenti o rapidi. Ce ne sono altri come il minoxidil che agisce anche lui attraverso l'apertura dei canali del potassio. Non si usa

molto se non nel far ricrescere i capelli. Si fanno applicazioni locali. C'è un altro farmaco che è il diazossido che viene usato per via

parenterale. Questo è veramente un agente molto specifico come meccanismo d'azione, perché agisce aprendo i canali del potassio e

iperpolarizzando le resistenze vascolari periferiche. Questo meccanismo d'azione richiama tante altre cose.

Vediamo una cellula pancreatica che deve rilasciare insulina. Funziona che il glucosio entra, il suo metabolismo porta alla formazione

di ATP e questo va a chiuderei canali del potassio. Se li chiude, si ha una depolarizzazione della membrana, poi fa seguito un aumento

del calcio intracellulare, attraverso l'apertura di canali del calcio voltaggio-dipendenti; il calcio entra e facilita la mobilizzazione e la

secrezione di insulina, andando ad interagire con filamenti di miosina che trascinano i granuli. Diciamo questo perché se il diazossido

apre il canale del potassio, iperpolarizza la cellula, per cui non c'è ingresso di calcio e non c'è la secrezione di insulina. Questo si può

sfruttare dove il pz soffre di insulinoma, ovvero tumore endocrino del pancreas che si caratterizza per rilasci acuti e non controllati di

insulina. Questi sono pz che venivano rinchiusi in manicomio perché avevano queste crisi ipoglicemiche acute, che si manifestavano

con episodi simil-sincopatici e comatosi senza segni di eccitazione. Poi si è visto che molti di questi pazienti avevano un insulinoma

che li mandava in ipoglicemia acuta. Il diazossido può essere utilizzato in fasi preparatorie per evitare che i pz vadano in coma

ipoglicemico.

C'è anche un'altra cosa, alcuni farmaci antidiabetici orali hanno un'azione che ha a che fare con i canali del potassio e i primi esempi

di questi farmaci andavano ad agire anche sui canali del potassio della muscolatura liscia e nel peggiore dei casi anche del cuore; per

cui curavano il diabete di tipo II ma andavano a causare anche infarti.

Di farmaci che possono essere usati per agire sui canali del potassio ce ne è una nuova generazione: pinacitil, nicorantide,

cromacalin.

Quelli che abbiamo visto finora sono arteriolo-dilatatori puri, cioè un farmaco per emergenze ipertensive e che quindi è somministrato

per via orale, come il nitroprussiato. Il nitroprussiato agisce sia come arteriolo- che come venulo-dilatatore. Questa è una differenza

che si fa sentire. La parola nitroprussiato significa che abbiamo a che fare con un farmaco che si porta appresso un gruppo NO. Questo

è collegato ad un atomo di ferro, che a sua volta è collegato a residui di acido cianidrico. Rilascia NO e dilata sia le arteriole precapillari,

sia le venule post-capillari che sono vene di capacitanza, perché se le metto vicine occupano una vastissima superficie. È chiaro che

tenerle dilatate significa tenere una grande quantità di sangue al livello post-capillare. Contrarle significa far partire una grande quantità

di sangue al cuore, cioè aumentare il precarico. Questa cosa si fa sentire perché se ricoveriamo un pz con grave crisi ipertensiva, ma

senza una insuff cardiaca, e somministriamo nitroprussiato in vena, la pressione si abbassa. La gittata cardiaca può diminuire, non

drammaticamente, perché diminuisce il ritorno venoso. La componente liquido-sangue della gittata cardiaca diminuisce, perché

abbiamo un ristagno di sangue. Se guardo un pz che arriva con crisi ipertensiva, ma ha anche una insuff cardiaca a bassa gittata, vedo

che la pressione diminuisce e la FE può aumentare perché in questi pz la diminuzione del ritorno venoso migliora la capacità del

cuore di gestire la quantità di sangue che riempie le cavità cardiache. La gittata non è che aumenta sempre.

Questo farmaco contiene cianuro. Questo va inattivato metabolicamente dalla rodanasi. Prende zolfo dal tiosolfato e forma tiocianato.

Nel caso delle infusioni di nitroprussiato succede che se viene infuso troppo rapidamente o troppo a lungo, c'è il rischio di una

formazione eccessiva di tiocianato. Il tiocianato, soprattutto in pz di una certa età, ha una serie di effetti sul SNC che vanno da un senso

di debolezza intenso fino alla psicosi. In alcuni casi può rendersi necessario rimuovere rapidamente il tiocianato con l'emodialisi.

Ci sono oggi tanti arteriolo-dilatatori che funzionano con un meccanismo particolare. Il fenoldopan non è un arteriolo dilatatore che

funziona con i recettori o il NO, ma è un agonista dopaminergico. Nell'avvelenamento da barbiturici l'IRA è una delle cause di morte

e un intervento farmacologico utile è la somministrazione di dopamina. La dopamina si usa in dosi importanti dove abbiamo la necessità

di recuperare un tono vascolare significativo. Con il fenoldopan si agisce selettivamente sui recettori di tipo 1 dopaminergici che

insieme al 2 hanno ancora un'azione dilatatrice, al contrario della dopamina che prende tutti i recettori. Potrei avere un agonismo dei

recettori 3,4,5 che danno un effetto vasocostrittore. Con un agonismo selettivo di tipo D1, invece, posso avere un effetto elettivamente

arteriolo-dilatatore. Lo posso usare nei casi di ipertensione severa dove ho bisogno di una normalizzazione rapida della pressione e poi

do altri farmaci per mantenere una corretta pressione. È un farmaco di emergenza che si usa nell'ipertensione maligna o nei casi di

MOF, soprattutto se coinvolge il rene. Un'altra interessante applicazione del fenoldopan è il trattamento della nefrotossicità da mezzi

di contrasto in radiodiagnostica. Alcuni pazienti, che si sottopongono ad un esame radiodiagnostico che richiede mezzo di contrasto e

hanno un rischio cardiovascolare, possono avere una reazione importante al mezzo di contrasto. I mezzi di contrasto alterano

l'emodinamica renale e possono avere effetto tossico sulle cellule di rivestimento del nefrone. La cosa è tanto più pericolosa, se il pz

assume ACEi. In un pz con nefropatia diabetica, l'ACEi è ancora indicato, perché l'angiotensina II può avere effetti proliferativo-

sostitutivo nell'epitelio mesangiale. Ma se ho un IR non di tipo diabetico, dare un ACEi, con quello che significa sia la dilatazione

dell'arteria renale sia dell'arteriola afferente, aggravo l'IR.

Calcio-antagonisti.

Se penso ad un vasodilatatore da usare da solo o più spesso in aggiunta ad un ACEi o un β-bloccante penso ad una nuova categoria di

farmaci che sono i calcio-antagonisti.

Sono farmaci bloccanti del canale del calcio. Questo perché il principio del calcio-antagonista è quello di interagire in senso

antagonistico sul calcio. Anche un chelante del calcio è un calcio antagonista. Questi canali del calcio sono suscettibili al blocco

farmacologico e sono anche voltaggio-dipendenti. Se ho una membrana a riposo, questi canali stanno tranquilli; quando arriva la

depolarizzazione il canale si apre e il calcio entra. Questo è il momento in cui il calcio-antagonista funziona legandosi al canale e

prevenendo l'ingresso del calcio. Quando l'ondata di depolarizzazione passa, i canali si richiudono e il calcio-antagonista si

distacca. Sono farmaci che si legano quando il canale è aperto e si dissociano per rigenerare il canale chiuso.

L'utilità di bloccare il calcio in ingresso non è tanto legata alla quantità di calcio che entra nel canale, perché potrebbe essere smaltito

dallo scambiatore NCX di membrana, che prende il calcio, lo porta fuori, prende il sodio e lo porta dentro. Una volta dentro, questo

calcio va a fare da segnale di apertura per il recettore rianodinico, che sta sulla membrana del reticolo sarcoplasmatico. Viene chiamato

rianodinico perché usiamo la rianodina per andarlo a trovare. La definizione è calcium induced-calcium release. Il calcio che va

verso il recettore mette in moto il rilascio di calcio dall'interno del reticolo. Questa è una grande quantità di calcio. Fare entrare calcio

da questi canali significa prevenire la mobilizzazione intracellulare di quantità molto più grani di calcio. Può essere anche una cellula

cardiaca. È questo il problema: abbiamo un aumento considerevole della contrazione di calcio. La cellula non può fare affidamento

solo sullo scambiatore sodio-calcio, perché non sarebbe sufficiente. Deve avere anche SERCA2 che è una calcioATP-asi Mg

dipendente, che serve a far rientrare il calcio fuoriuscito dal reticolo nel reticolo stesso. Se non ho questa comincio ad avere dei


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gabriel_strife di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Farmacologia generale e farmacoterapia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Campus biomedico - Unicampus o del prof Minotti Giorgio.

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