Il romanzo: connessione tra io e mondo
Il romanzo, secondo la definizione di Debenedetti, era quel genere che metteva in comunicazione l’io, l’interiorità dell’io che fino a quel momento era stata, dal punto di vista delle espressioni letterarie, rappresentato dalla lirica, e il mondo, il mondo delle azioni che finora era stato rappresentato dall’epica.
Dal momento in cui nasce il romanzo, mette in comunicazione l’interiorità dell’io e il mondo delle azioni. Quindi il romanzo scopre il segreto camminamento che va dall’interno dell’io all’esterno della cittadella, cioè il mondo. Quindi il romanzo racconterà anche tutte le necessità del rapporto tra l’io ed il mondo. Un io che non comprende il mondo e non è in armonia con esso, gli errori che il personaggio compie stanno dentro questo rapporto.
Il realismo nel romanzo di fine secolo
Il punto della settimana scorsa era: che ne è del realismo nel romanzo di fine secolo, di Jane? Ebbene si parte dalla necessità di raccontare del vero, il realismo, si parla poi di romanzo gotico e l’ambientazione del passato e alla fine del secolo? Il modello io-mondo ci aiuta a non intendere il realismo (termine un po’ vuoto, significa troppe cose, nel caso di Watt il realismo della forma, nelle sue varie forme, un genere che fa finta che le cose siano veramente avvenute e non inventate, i dettagli circostanziali di dove avvengono le cose, il modo in cui Robinson descrive i particolari della vita sull’isola, tutti questi sono dettagli, elementi formali che contraddistinguono la vocazione del romanzo che è quello di essere il più vicino possibile alla realtà), questo esprime la struttura del romanzo secondo Debenedetti, ci liberi dall’equivoco che il realismo sia la rappresentazione della realtà, cioè del mondo, fa parte del realismo anche rappresentare il rapporto tra l’io ed il mondo, anche rappresentare un io nuovo (Watt racconta Robinson -> Individualism and the novel: Robinson è il nuovo individuo moderno che incarna i 3 principi dell’individualismo).
Il realismo o l’allargarsi della rappresentazione della realtà nel campo del romanzo, ingloba anche l’io, questo avviene in Northanger Abbey ed è cruciale ad Emma, cioè la questione dell’immaginazione (attività propria dell’io, il personaggio interpreta la realtà con la sua immaginazione: il disturbo di Catherine che vede le cose come in un romanzo gotico avviene tra l’io ed il mondo, anche in Emma, quando combina il matrimonio di Mr Elton che lui alla fine non era interessato ad Henriette, vuol dire che Emma immaginando, l’immaginazione ha invaso la sua comprensione della realtà).
La critica del romanzo gotico in Northanger Abbey
Abbiamo visto che nel caso di Northanger Abbey, la critica del romanzo gotico, dell’effetto che la lettura di romanzi gotici poteva produrre sulla mente di una giovane protagonista, era uno dei modi di Austen di trattare questo tema che ritorna in tutti i romanzi e che era appunto libertà limitata d’immaginare. Questo è un tema romantico che Jane prende e guarda da una prospettiva critica, questo motivo dell’immaginazione è qualcosa che Jane condivide con i romantici.
Quindi l’eccesso di immaginazione è segno di distinzione dei protagonisti, un valore. Per questo Jane è considerata contemporanea e condivide con il movimento romantico a lei contemporaneo, questa rivalutazione della capacità d’immaginare. Emma è quel personaggio affascinante che è perché è una matchmaker ed immagina, tanto più che la sua immaginazione è quello che mette in moto la trama del romanzo.
Libertà limitata d’immaginare
Però perché l’abbiamo chiamata “libertà limitata d’immaginare”? Perché l’immaginazione può anche diventare un vizio, se non tenuta sotto controllo. Nel disegno io-mondo, l’immaginazione può funzionare come un valore che come un disturbo nel camminamento verso l’esterno della cittadella. In questo si manifesta che una qualità possa essere insieme un valore, ma anche un disvalore, possa essere insieme sia la fonte del valore che del disvalore è una delle caratteristiche, dice Watt, del romanzo moderno, è una caratteristica dei miti moderni che i romanzi trattano e fanno propri.
Cosa vuol dire Watt quando parla dei miti moderni? Le aspirazioni profonde dell’individualismo ma anche i dilemmi dell’individualismo. Aspirazioni dell’individualismo, abbiamo detto che il romanzo moderno nasce dalla marea dell’individualismo, ma l’individualismo in quanto tale sia nella sua versione filosofica, economica etc pone dei problemi, c’è un problema, il primo problema fondamentale che l’individualismo pone è che l’individualismo è centrato su un io.
Il mito di Faust e l'individualismo
Dice Moretti sul romanzo di formazione, cioè il principio dell’autodeterminazione, un personaggio giovane come Emma che deve determinare la sua identità e il principio della socializzazione, queste due cose non vanno perfettamente d’accordo, nel senso che il principio dell’autodeterminazione dev’essere limitato o compensato dalla socializzazione. Se un individuo è semplicemente interessato all’affermazione della sua identità (autodeterminazione), può essere un individuo asociale, può essere qualcuno che non si inserisce in una società. Allo stesso modo se una società è troppo schiacciante per l’identità di un individuo, ci sarà uno squilibrio, ci sarà un mondo che schiaccia l’io.
Robinson per questa caratteristica che ha condivide la natura dei miti moderni, Faust, Don Quixote, Don Giovanni. Li chiama miti moderni perché in tutti e tre, questi personaggi che sono comparsi all’interno di opere letterarie, spesso migrate da un’opera letteraria ad un’altra. Evidentemente questi personaggi hanno qualcosa che li accomuna ai miti, ciò che li accomuna è il fatto che sono uniti da un’idea ossessiva che è il segno della loro eccellenza, che il segno della loro corruzione nel momento in cui diventa dominante, se è tenuta sotto controllo è segno della loro eccezionalità, se domina e occupa tutto lo spazio diventa un disturbo della loro personalità, un vizio e arete hybris.
Watt usa i due termini greci utilizzati per (virtù) e (virtù, termine particolarmente eloquente, perché non è soltanto vizio, ma è una qualità che nella misura in cui è coltivata da sola e diventa qualcosa che fa inorgoglire il personaggio, diventa una fonte di corruzione. Nella cultura classica era quella degli uomini o dei semi-dei che avevano talmente tante qualità eccezionali che sfidavano gli dèi, una sorta di peccato di orgoglio che è legata strettamente a delle qualità dell’io).
Il mito di Faust è quello dell’aspirazione ad una conoscenza che è un valore, ma quella di Faust è un’aspirazione ad una conoscenza illimitata, diventa l’unica passione dominante per cui Faust vende l’anima al diavolo per avere in cambio questa coscienza illimitata. Quindi una qualità che se coltivata in isolamento si trasforma in vizio.
L’idealismo di Don Quixote che si è nutrito nella lettura di romanzi di cavalleria è ovviamente un valore, ma nel momento in cui diventa l’unico valore dominante o che si sviluppa o l’unica ricerca dominante, il bisogno della ricerca che Don Quixote ha del mondo ideale della cavalleria e si corrompe in vizio. Don Quixote perde la ragione e ad un certo punto proietta il suo idea...
-
Zoologia - evoluzione
-
Evoluzione biologica
-
Evoluzione, ereditabilità e comportamento
-
Evoluzione dei genomi animali