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Etica applicata

Il potenziamento umano

Il potenziamento umano è un campo di applicazione della branca filosofica della bioetica, il cui obiettivo è quello di studiare la liceità o meno dell'intervento umano sulla vita in generale. Le tecniche di cui si preoccupa sono in particolare desunte dal campo della medicina. La disciplina fu iniziata nel 1974 dallo statunitense Van Rensselaer Potter nella sua opera Bioetica, ponte per il futuro (Bioetics, Bridge to the Future).

S'è cominciato fin da subito a parlare di potenziamento dell'essere umano, nel senso della possibilità di aumentare artificialmente le capacità costitutive dell'essere umano. Questo tema della bioetica si emancipa dagli altri in particolare perché riguarda modificazioni che non hanno fine terapeutico, ma unicamente alterativo e migliorativo. Si dice potenziamento ogni pratica tecnico-scientifica atta a portare individui considerati standard, normali, ad una condizione migliore. Le applicazioni possono avvenire sia sul piano mentale che su quello fisico, su base ovviamente volontaria ma non senza il fine ultimo di migliorare un giorno la condizione dell'umanità intera.

Tecnofili e tecnofobi

Gli orientamenti nel dibattito sul potenziamento sono organizzati intorno a due poli estremi. Coloro che auspicano un miglioramento radicale e continuo, su tutti i fronti, del genere umano grazie al progresso sono detti perfezionisti o tecnofili; coloro che evidenziano preoccupazioni e minacce su ogni possibilità di perfezionamento tecnologico sono detti anti-perfezionisti o tecnofobi.

La posizione tecnofila

Gli autori tecnofili fanno uso essenzialmente di motivazioni libertaristiche oppure utilitaristiche: non è giusto negare a qualcuno la libertà di potenziare sé stesso oppure è oggettivamente utile a sé e agli altri aumentare le proprie capacità. Spessissimo questi pensatori sono anche sostenitori del transumanesimo, l'ideologia secondo cui ogni potenziamento possibile è moralmente doveroso per spingere l'evoluzione della specie nel suo complesso.

Sono filosofi più tecnofili che tecnofobi, tra gli altri:

  • Nicholas Agar (1965-), australiano, autore di Liberal Eugenetics: In Defence of Human Enhancement (Eugenetica liberale: Difesa del potenziamento umano, 2004),
  • Julian Savulescu (1963-), australiano, autore di Human Enhancement (Potenziamento umano, 2009) in collaborazione con Nick Bostrom,
  • Nick Bostrom (1973-), svedese, autore di Potenziamento umano (Human Enhancement, 2009) in collaborazione con Julian Savulescu,
  • John Morley Harris (1945-), inglese, autore di Wonderwoman & Superman: Manipolazione genetica e futuro dell'uomo (1997).

Le prime discussioni riguardarono storicamente il dibattito sull'intervento genetico nelle cellule germinali e sulle modifiche dei tratti somatici.

Presupposti filosofici

Gli argomenti di tempra perfezionista hanno spesso presupposti filosofici che spaziano tra il naturalismo, l'empirismo cognitivo, il relativismo etico, il dualismo antropologico, il funzionalismo. Per questi filosofi è visione comune quella del corpo umano come di una macchina imperfetta e manipolabile verso il meglio.

Con queste premesse, la libertà diventa necessariamente uno stato raggiungibile davvero solo con il potenziamento delle nostre facoltà corporali. È inevitabile una nuova idea della libertà, non più come la facoltà di scegliere tra le proprie condizioni, ma come uno stato acquisibile in cui diventano disponibili delle potenzialità naturali ma non umane.

Questo implica tutta una nuova visione della libertà: non tanto la capacità di scegliere autonomamente tra le alternative disposte dalle nostre condizioni, ma come uno stato da raggiungere in cui l'uomo può mettere a frutto delle capacità che allo stato attuale delle cose non gli sono invece disponibili.

Effetti biomedici

Negare il potenziamento è negare la libertà

È obiettivo di qualunque essere umano di ricercare il meglio per sé stesso, e non c'è nulla di sbagliato in questo. Se si condivide questo punto, diventa eticamente doveroso implementare e potenziare la propria libertà e autodeterminazione con ogni mezzo, anche artificiale. Nessuno ha il diritto di vietare che una persona scelga autonomamente di potenziare sé stessa, anche se ciò dovesse comportare ingenti rischi psico-fisici per l'individuo.

Ripensare il rapporto medico-paziente

Il medico, o chi per lui, dovrebbe assumersi il compito di informare il paziente su tutte le tecnologie disponibili per il potenziamento, sulla sola base della percezione soggettiva di sé da parte del paziente/cliente. Siccome il potenziamento non è per definizione necessario né terapeutico, la biomedicina che lo rende possibile non deve più avere un approccio assistenzialista quanto contrattualista: se il paziente/cliente decide autonomamente di andare dal medico e di informarsi riguardo alle tecniche disponibili e, seppure sia tradizionalmente sano, pensasse si avere le labbra troppo sottili, dovrebbe avere il diritto di comprare un intervento in tal senso.

Ovviamente, ciò non toglie che il medico dovrebbe soffermarsi esaustivamente ed approfonditamente sul rapporto rischi/benefici di ogni strategia possibile. Si capisce che, in quest'ottica, chi sceglie di non usufruire delle conquiste della medicina anche nel campo del potenziamento qualora siano liberalizzate si definisce inevitabilmente come utilitaristicamente menomato, svantaggiato.

Ripensare la definizione di sanità

Punto fondamentale per i tecnofili è affermare che non esiste un confine oggettivo tra sanità e patologia: il paziente può guardare a sé stesso e ritenersi abbastanza o meno, normale o meno – che abbia una ragione condivisibile o no non conta. Se si nega questa distinzione, infatti, viene anche a mancare la divisione tra potenziamento e terapia. Ogni intervento preteso con l'intenzione di migliorare la propria immagine di sé è doveroso, perché è da considerarsi un'autentica terapia per chi lo richiede.

A maggior ragione, la definizione ufficiale di salute, quella rilasciata dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità, è la seguente: La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità. Si capisce come questa posizione tanto popolare sia attaccabile quanto fumosa. Non solo il concetto stesso di benessere è infinitamente interpretabile, ma la stessa pretesa dell'uomo sano appare precisamente utopica, irraggiungibile.

Il contributo di Foucault

Questa ideologia è suggerita dalla filosofia di Foucault, che vedeva nella malattia un fenomeno puramente culturale: è malsano ciò che la società stigmatizza come deviazione da un'ipotetica norma arbitraria e convenzionale. Questo è particolarmente comprensibile nel contesto delle malattie mentali, ma riguarda anche quelle fisiche: un collo lungo una trentina di centimetri è considerato patologico e da correggere in Occidente, quanto è la norma culturale per alcune tribù esotiche.

Il doppio uso dei farmaci

Nessuna pratica tecnico-scientifica può essere poi vietata a priori, perché ognuna può essere terapeutica in qualche caso e migliorativa in altri casi. Si dice che ogni singolo farmaco ha un doppio uso (dual use): la rinoplastica per esempio può essere puramente estetica secondo qualcuno che ha il naso storto, letteralmente terapeutica per qualcun altro – specie per chi riuscirebbe meglio a risolvere, tra l'altro, un complesso psicologico con tale intervento.

È anche vero che l'utilizzo migliorativo di un farmaco è talvolta solo una scorciatoia (secondo i tecnofili, perfettamente legittima) per realizzare dei desideri (legittimi) con tempi e sforzi minori rispetto a metodi completamente naturali. Se il desiderio di una persona è diventare muscoloso, per esempio, il suo scopo può essere realizzato in breve con il doping e a lungo termine con faticosi allenamenti in palestra.

Transumanesimo

Il transumanesimo

Secondo John Harris, e più in generale secondo la corrente del transumanesimo, il potenziamento non è solo eticamente legittimo, ma è un dovere morale. Infatti, le pratiche mediche migliorative sono la versione contemporanea della selezione naturale, una fase ulteriore dell'evoluzionismo umano. Così come il leone utilizza il proprio mezzo degli artigli per sopravvivere, l'homo sapiens sapiens utilizza il proprio mezzo della scienza e della tecnica per fare lo stesso. Evitare il potenziamento di principio, anche a livello personale, è come ostacolare l'evoluzione della specie, il progresso della società intera.

Il postumano

Questa nuova evoluzione porterà ad un nuovo essere umano, il postumano. Sarà un nuovo animale, specie naturalmente provenuta dell'essere umano tradizionale, in grado di svuotare il proprio corpo dai suoi caratteri fenomenici casuali e puramente identitari per forgiare i propri. Secondo alcuni transumanisti, addirittura, una delle nuove facoltà del postumano sarebbe un'etica più avanzata.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EmanueleMartinelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Palazzani Laura.
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