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Sonia Della Monica

Abelardo ‘Etica’

Prof. A. Corbini

Lunedì 23 Settembre

Introduzione iniziale

Abelardo è straordinariamente moderno per molti aspetti, tra quelli del medioevo, essendo molto

vicino a noi.

La sua etica è una delle ultime opere che scrive. In essa scrive cose di morale che sembrano dette tra

XVIII e VX secolo. La sua modernità però è genialità nel ridire cose tipicamente medievali.

E’ il più grande logico del XII secolo, delle discipline del linguaggio, e arte del ragionamento;

quindi ha una posizione principale nel problema degli ‘Universali’. Nella sua etica punta il dito sul

concetto di ‘intenzione’: egli dice che il valore morale di un atto (il fatto che quell’atto sia buono o

cattivo) è totalmente indipendente dall’atto stesso; l’atto non ha in sé alcun valore morale perchè

quello che da valore all’atto è l’intenziona con la quale quell’atto viene compiuto: se io desidero

fare una cosa buona allora quell’atto sarà buono e viceversa. > Kant: morale dell’intenzione,

imperativo categorico formale, che non dice cosa fare ma dice che dobbiamo agire in modo da

rendere le nostre azioni buone.

Il primo pericolo di questa posizione però è un arbitrarismo, il secondo però è che agire o non agire

fa la differenza, come è possibile che non vi sia un valore morale; la valutazione morale allora è

soggettiva e relativa? Abelardo però non è relativista

Biografia

1079 → Abelardo nasce a Le Pallet, nel ducato di Bretagna, vicino alla regione della Loira, regione

di cultura fiorente poichè zona di scambi commerciali fiorente. I suoi genitori erano di piccola

nobiltà. Il padre Berengario era un vice castellano, guardia al castello di Le Pallet. Di Abelardo

abbiamo la seconda biografia filosofica (la prima sono le ‘Confessioni’ di Agostino’) ‘Historia

Calamitatum’ (storia delle mie disgrazie): lunga lettera scritta dopo il 1130 ad un amico, è una

consolatio. Abelardo è il primo genito e avrebbe dovuto seguire le orme paterne e quindi diventare

militare, tuttavia ebbe una buona educazione e verso i 18 anni decise di rinunciare alle armi e anche

ai privilegi della prima genitura, scegliendo lo studio. Ma Abelardo non rinunciò mai ai conflitti,

ebbe sempre un’impostazione militare. Non sappiamo però dove ha studiato, ma di sicuro sappiamo

che fu discepolo di Roscellino di Compienne (a Tours e a Roches): questo lo sappiamo da

Roscellino, poichè egli scrisse una lettera ad Abelardo molto forte e arrabbiata. Roscellino è un

1

logico dell’XI secolo e si occupa anche di teologia e del dogma trinitario . Abelardo nelle sue opere

logiche della maturità (1120-1130) mostra assoluto disprezzo verso Roscellino.

1100 → Abelardo arriva a Parigi e continua, con periodi alterni, il primo soggiorno. All’epoca

Parigi era un centro di importanza molto modesto, con un’unica scuola cattedrale con un solo

2

maestro. Abelardo va a studiare logica con Guglielmo di Champeaux , all’epoca il maestro di

3

logica più famoso.

[1110-1117 → lotta tra Abelardo e Guglielmo, raccontata da Abelardo come una vera e propria

guerra, con termini propriamente militari. Inizialmente Guglielmo è contento di Abelardo come

allievo, ma man mano l’intelligenza dell’allievo lo minaccia.]

1102 → Abelardo trova insufficiente l’insegnamento di Guglielmo ed apre una sua scuola a

Melun (una residenza reale). Da quando diventa maestro Pietro comincia ad essere chiamato ‘Petrus

Palatinus’. A Melun rimane fino al 1104 ed in questi anni la sua fama cresce moltissimo dando

1 La sua teoria del dogma venne criticata da Anselmo accusandolo di triteismo: in realtà non è proprio così, la sua era

una dottrina logica del flatus voci.

2 Anche con lui vi fu una lotta. Di Guglielmo abbiamo due introduzioni alla logica, manuali; poi due commenti di

argomento retorico al ‘De Inventione’ di Cicerone e ‘I topici’ di Boezio.

3 Dialettica, arte di parlare con altre persone, retorica, arte dei lunghi discorsi, e grammatica. 1

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ombra a Guglielmo; Guglielmo stesso aveva cercato di impedire la fondazione della scuola di

Abelardo.

1104 → Pietro, forte della sua fama e con i soldi guadagnati insegnando, sposta la sua scuola a

Corbeil (più vicina a Parigi, sede di un’altra dimora del re).

1105 → si ammala per il troppo lavoro e ritorna in Bretagna presso la sua famiglia per un periodo

di tre anni (forse rimane così a lungo lontano dall’insegnamento anche per questioni politiche –

allontanamento dal re del suo protettore Stefano di Garlande).

1108 → torna a Parigi desiderando ricominciare la carriera di logico; Guglielmo non era più alla

scuola cattedrale, ma al Convitto di San Vittore perchè aveva deciso di diventare monaco. Abelardo

4

allora decise di andare presso Guglielmo ed ascoltare le sue lezioni di retorica . Ricomincia la lotta

5

con il problema degli ‘Universali’ . In questa disputa Guglielmo perde molti studenti e l’allievo che

egli aveva designato come successore alla scuola cattedrale Notre Dame passa dalla parte di

Abelardo; Guglielmo allora mette a Notre Dame un suo allievo ostile ad Abelardo.

1109 → allora Pietro torna a Melun.

1111 → Guglielmo se ne va da Parigi perchè si vociferava che la sua vita monastica non fosse

sincera. Pietro allora può tornare a Parigi e fonda una uova scuola sul monte Sant Geneviev:

Guglielmo allora torna a San Vittore, ma l’unica conseguenza fu che l’ex allievo di Guglielmo

messo a Notre Dame dovette chiudere la scuola.

1112 → Pietro torna in Bretagna poichè la madre prende i voti (il padre l’aveva fatto qualche anno

prima).

1113 → torna a Parigi e decide di studiare teologia, stranamente tardi, a Laon, presso Anselmo di

Laon. Abelardo però si troverà male e accuserà Anselmo di limitarsi a glossare la Bibbia senza

porla in maniera critica. Allora decide di mettersi ad insegnare Teologia (Pietro dice che in realtà

sono i suoi stessi compagni di corso che glielo chiedono non riuscendo a capire la profezia di

Ezechiele). Anselmo, che era un teologo molto serio, si arrabbiò per un problema di competenza,

visto che Abelardo aveva pochissima conoscenza.

1113 → Pietro decise di tornare a Parigi per insegnare a Notre Dame, vacante, logica fino al 1117.

*Sicuramente la lotta tra Pietro e Guglielmo era anche politica, poichè Abelardo è di un partito

politico favorevole al re, opposto a Guglielmo, il quale era anche consigliere di due re succedutesi

(Luigi VI e Filippo I) e legato ad un partito conservatore di Ivo di Chartres (capo della riforma

Gregoriana). Ivo era opposto a Stefano di Degarlande, amico di Abelardo, che ambiva a diventare

consigliere del re. Infatti Stefano aiutò finanziariamente Abelardo per la scuola di Melun.

Martedì 24 Settembre

1115 → Abelardo conosce Eloisa. Storia ricostruibile dal loro epistolario di sei lettere, dalla

biografia di Abelardo (molto poco poichè Pietro se ne vergognava), dalla lettera di Roscellino e da

un’altra lettera del 1118 di un nemico di Abelardo alla famiglia di Eloisa.

Pietro in quel periodo insegnava a Notre Dame e viveva a casa di Fulberto, canonico di Notre

Dame. Fulberto era lo zio materno di Eloisa, che aveva 16/17 anni, ed era anche il suo tutore legale.

4 Egli si presenta sempre come ingenuo: ciò non sappiamo se sia sempre vero, ma forse proprio sì, viste le molte

discussioni a volte evitabili con il buon senso.

5 Il medioevo è platonico fino al 1150, poichè Aristotele ancora non si conosceva.

Dottrina delle Idee: la realtà visibile e sensibile non è primaria né autonoma, non si fonda da sé, il suo fondamento sta in

un livello superiore, cioè la verità intelligibile; verità fatta da cose non conoscibili sensibilmente ma che possiamo solo

pensare; questa verità ‘Iperuranio’ è costituita da entità intelligibili, le idee. Vi sono le idee dei valori (giustizia, etc),

delle entità matematiche, ma delle altre idee non è sicuro e cambia sempre idee. I medievali ereditano la metafisica

platonica filtrata da autori tardo antichi che in latino raccontano Platone, tra questi Boezio.

Boezio conosceva anche Aristotele, il quale invece ha una filosofia dell’immanenza, il sensibile è autentico e reale.

Boezio allora cerca una mediazione tra Platone e Aristotele per dimostrare che in realtà entrambi dicevano la stessa

cosa. Da Boezio allora si eredita il problema degli Universali: ‘giustizia’ è un termine riferibile a molti termini, ma

quando io dico ‘giustizia’ dico un’entità trascendente (Platone) o un puro concetto della mia mente (Aristotele)? 2

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Eloisa era di famiglia nobiliare per parte di padre ed infatti aveva studiato al monastero di

Argenteil; ella era dotata ed intelligente, estremamente espressiva, pertanto Fulberto spinge

Abelardo ad insegnare logica ad Eloisa. Pietro era stato casto fino ad all’epoca, non aveva mai

conosciuto donne, e si innamora di Eloisa. Eloisa rimane incinta e Pietro la fa scappare dalla zia.

Pietro riesce ad ottenere una sorta di compromesso da Fulberto tramite il matrimonio, ma segreto.

Ma Eloisa si oppose al matrimonio, non si sa perchè, visto che lei ammette di essere innamorata!

Però Fulberto, essendo il tutore legale, obbliga il matrimonio, segreto. Abelardo volle un

matrimonio segreto per tutelare la sua fama di maestro, ma proprio per questo lui ed Eloisa si videro

molto poco e non vissero mai insieme. Fulberto allora cominciò a chiedere notizie del matrimonio

avvenuto (lui non era presente e non aveva notizie) ed Eloisa, non si sa perchè, disse allo zio che il

matrimonio non c’era stato. Abelardo allora, per proteggere Eloisa dall’ira dello zio, la mandò ad

Argenteuil (prima era dalla sorella di Pietro) e rimase nel monastero non come monaca.

1117 → Abelardo fu castrato nella notte da sicari inviati da Fulberto (vi fu poi un processo e i

sicari, riconosciuti colpevoli, vennero castrati e accecati; lo stesso Fulberto venne punito con una

confisca..). Come spiegazione per un tale atto, Abelardo disse che Fulberto pensò che egli avesse

inviato Eloisa al monastero per liberarsene. Ma Abelardo si sentiva giustamente punito per il suo

peccato, e a quel punto, per vergogna, decise di diventare monaco, e chiese ad Eloisa di fare

altrettanto.

1117 → entra nel monastero di Saint Denis, vicino a Parigi e molto amato dal re; ma egli non vive

direttamente nell’abbazia, ma in una casa appartenente al monastero, dove continua ad insegnare

(per soldi o per la sua purificazione?). Due allievi di Anselmo di Laon (uno era Alberico di Reims)

cominciano a preparare la documentazione per far condannare come eretica un’opera teologica

scritta da Pietro ‘Theologia summi boni’.

1121 → avviene la condanna a Soissons, durante un concilio, nella regione di Reims, dove Alberico

conosceva molto bene i vescovi; il legato pontificio inoltre era amico di Guglielmo Champeaux, ma

il vescovo che presiede il concilio non trova nulla di eretico nella lista di proposizioni dell’opera.

Allora propone di permettere ad Abelardo di difendersi alle contestazioni fattegli dagli accusatori.

Ma Alberico non vuole, perchè sa bene che Abelardo vincerebbe essendo un esperto di logica e

retorica. Allora il vescovo propone di far tornare Abelardo a casa e di far analizzare il caso nel

concilio più grande dell’anno prossimo che sarebbe avvenuto nella regione ecclesiastica di Sens, il

cui vescovo era il cugino di Stefano! Alberico allora torna al legato pontificio Cono da Palestrina e

lo aizza contro il vescovo: in quanto rappresentante del papa allora egli decide di condannare

Abelardo (in realtà questa cosa non poteva farla!!). La condanna fu che Abelardo fu costretto a

bruciare da solo la sua opera e a recitare il credo (accusandolo di non conoscerlo), inoltre fu

condannato a non risiedere mai più a Saint Denis. Fu mandato a Sant Medardo, ma poco dopo gli fu

permesso di tornare a Saint Denis.

1121 → Appena tornato a Saint Denis si crea un conflitto con gli altri monaci: il problema era se il

fondatore del monastero fosse stato vescovo di Atene o Corinto; Pietro sosteneva fosse di Corinto,

lite enorme etc, e fu costretto a scappare rifugiandosi in un monastero dove l’abate era un suo

amico. Il priore di Saint Denis morì poco dopo, ed il successore alla fine concesse ad Abelardo di

vivere dove voleva (con due condizioni: vivere in solitudine e non stare sotto all’obbedienza di un

altro abate). Ciò gli permise di costruire una scuola.

1122 → Abelardo, che aveva ricevuto dalla famiglia un piccolo terreno, decise di costruirvi un

oratorio (luogo fatto per pregare) ed intitolato alla Santa Trinità. Fu una via di mezzo tra una

scuola ed una località monastica. Gli allievi, alcuni diventati monaci lì, decisero di gestire la scuola

e così Abelardo potè ricominciare a studiare. Dopo un po’ costruì un nuovo monastero, sopra al suo

vecchio, dedicato al Paracleto (spirito santo consolatore).

1122-1127 → Abelardo ebbe un periodo di tranquillo insegnamento.

Dopo qualche anno però alcuni vescovi (forse uno fu Bernardo di Chiaravalle) cominciarono ad

accusarlo di insegnare la teologia in modo non tradizionale; cominciarono a mettere in giro voci

infamanti sulla sua fede e il suo stile di vita. 3

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1128 → Abelardo si scoraggiò e decise di lasciare il suo monastero e di diventare abate del

monastero di Saint Gildas. Fu una sorta di esilio in un posto abbandonato. Fu una sorta di fuga dalle

polemiche. I monaci di questo monastero conducevano una vita vergognosa: avevano famiglia nelle

loro celle, non si presentavano alle ore di preghiera. Abelardo allora fece un grande sforzo per

migliorare la situazione. Alcuni monaci tentarono di avvelenarlo.

Il priore di Saint Denis incamerò il monastero di Argenteuil con una scusa, e le monache, con

Eloisa, andarono al Paracleto, offerto da Abelardo.

1133 → Abelardo torna a Parigi. Ma perchè non prima? Perchè temeva altre ritorsioni. Visto che

nel 1132 Stefano entra nel favore del re, Abelardo fonda una scuola al monte Genevieve. In questi

anni Parigi era cambiata, vi erano molte più scuole. In questo secondo soggiorno parigino, Abelardo

diventa maestro di Giovanni di Salisbury (Metalogico).

1136 → lascia la scuola di Saint Genevieve

1136-1140 → è probabile che insegnò solo teologia e non più logica.

1137 → cessa la carriera di consigliere del re di Stefano de Garlande, e Abelardo non è più protetto.

Inoltre a Roma, Bernardo di Chiaravalle aveva acquisito un grande prestigio perchè dal 1139 era

stato vicino a papa Innocenzo II sostenendo la sua legittimità alla sua elezione come pontefice

(l’elezione del papa era stata detta non legittima!). Inoltre Guglielmo di Saint Thierry ci dice che

aveva letto due libri teologici di Abelardo, simili per contenuto ma diversi per mole; uno è la

‘Theologia scholarium’ e il ‘Liber sententiarum’ (raccolte di passi dei padri della chiesa

commentati), quest’ultimo però non era opera di Pietro ma di qualche suo allievo. Guglielmo trova

queste opere eretiche e, con il proposito di estirpare un rischio dalla chiesa, scrive una disputatio

contro Abelardo in cui raccoglie le proposizioni secondo lui eretiche e porta a favore dell’eresia la

testimonianza dei padri della chiesa. Egli non è mosso da motivazioni personali, ma da autentica

paura dell’eresia.

1140, quaresima → Guglielmo invia la sua disputatio a Bernardo e a Goffredo di Chartres per

avere un confronto. Bernardo risponde in modo prudente, loda il proposito di Guglielmo, ma dice di

essere prudenti e posticipa la discussione a dopo pasqua.

Ma a queste accuse si sommano quelle di Tommaso di Morigny, che scrisse il ‘Capitula haeresum

XIV’ in cui critica le stesse dottrine di Pietro nominate da Guglielmo.

Quindi Bernardo, leggendo anche questa opera, scrive una lunga lettera al papa in cui elenca 19

proposizioni eretiche di Abelardo.

↓ 6

Bernardo parlò direttamente con Abelardo chiedendogli di ritrattare, ma ciò non accadde.

Abelardo allora prova ad anticipare, chiedendo al vescovo di Sens di convocare il prossimo

concilio prima e di chiedere a Bernardo di andare al concilio e accusare Abelardo.

Il concilio doveva cominciare il 2 giugno del 1140 e Bernardo fa in modo di arrivare prima il 1

giugno, convincendo i vescovi di fare una riunione privata con i vescovi, dove legge le proposizioni

ed ottiene dai vescovi un preventivo assenso.

Quindi quando il 2 giugno il concilio si apre, Abelardo si trova spiazzato e a doversi difendere.

Allora Abelardo abbandona il concilio appellandosi direttamente al potere del papa (così come

aveva fatto Alberico con il legato pontifico al concilio di Soissons).

Ma i vescovi procedettero con la condanna (ritenendo che fosse una mossa non legittima).

6 Secondo il comandamento di Gesù: se devi dire qualcosa dillo al diretto interessato, poi con dei testimoni, allora lo

puoi considerare eretico. 4

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Abelardo però intraprende il viaggio verso Roma.

Nel viaggio si ferma all’abbazia di Cluny, il cui abate era Pietro il Venerabile, il quale scrisse una

lettera al papa in favore di Abelardo, però gli disse di rappacificarsi con Bernardo.

Effettivamente Bernardo e Abelardo si rappacificarono.

Ma Abelardo tornato a Cluny decise di rimanerci e di smettere di insegnare.

Il papa però condannò Abelardo di eresia, condannandolo al silenzio perpetuo e alla scomunica.

Pietro il Venerabile chiese però di lasciare Abelardo a Cluny, il papa ac

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DellaFilosofia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Classico della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Corbini Amos.
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