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Estetica, la morte dell'arte Appunti scolastici Premium

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Esame di Estetica docente Prof. M. Farina

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problema della morte degli altri. come può essere che il genio posso continuare a

produrre opere anche quando la sua capacità viene teorizzata? L’arte sembra

minacciata, l’estetica ha reagito a questo problema in modi diversi. la strada del

romanticismo e l’altra è la risposta che da hegel. seguiremo queste due strade.

1. il romanticismo è il primo esempio come corrente europea dopo l’illuminismo.

romanticismo inglese, francese, italiano, tedesco. a volte si confonde Goethe

come autore romantico ma i romantici hanno preso molto da lui. lo

chiamavano maestro. Ci occuperemo del primo romanticismo che comprende

autori che si sono autodefiniti romantici. Isolare un gruppo del primo

romanticismo è facile, si parla di persona che aderivano ad una rivista, in una

città vicino berlino. TENEUM diretta da due fratelli e dura un triennio.

Novaresi ne ha fatto parte (Inni alla notte), Tic e Shelling anche. è difficile

concepire il romanticismo come una matassa di fili da raggomitolare, diceva

qualcuno. nel 1800 scellini scrive un’opera. scellini scrive dell’assoluto,

corrisponde al principio primo che doveva rivelare nel modo migliore il senso

della realtà. si rifacevano alla radice latina, quindi un principio autonomo.

questo principio per scellini è l’opera d’arte, quel prodotto più alto dell’attività

umana, e lo è grazie alle caratteristiche che aveva analizzato kant. l’arte è il

modo migliore per esprimere la verità, secondo shelling. egli prende da kant

l’idea che l’opera d’arte è realizzata per metà da inconscio. il genio inizia a

lavorare da solo, senza essere costretto e così crea la sua opera secondo la

sua scelta, come osserva kant il genio non possiede nella sua testa il

concetto di bello anche se sarà quello che andrà a realizzare. come

accennato così nascono i primi problemi: se l’opera d’arte deve essere

espressione. come è possibile che il genio crei con naturalezza: esempio: il

paradosso dell’elefante rosa, se ti dicono di non pensare ad un elefante rosa,

tu ci pensi. se dici al genio di creare con naturalezza, lui non riuscirà più a

farlo. opere del romanticismo cercano di comunicare al lettore che le opere

d’arte. l’opera rischia di decadere nel concetto di … nel romanticismo l’opera

d’arte inizia ad essere strumento per argomentare l’arte concettuale quando

la si critica si dice che non è arte ma insegnamento rivestito ad opera d’arte. i

romanici si accorgono di questo probelma e tracciano una strada per porre

rimedio. il modo di uscirne si chiama: nuova mitologia o mitologia della

ragione, cioè riportare in voga la mitopoiesi, capacità di produrre dei miti. il

mito corrisponde a racconti narrativi alla base di una cultura, un corpus senza

autore. i miti fanno parte di una cultura e ne pongono le basi e influenzano la

cultura. quello che vogliono fare i romantici è fondare una mitologia, dal nulla,

in modo inconsapevole. il loro progetto è naufragato però, non era un’idea

sostenibile, il circiolo si è sciolto e i romantici hanno continuato a coltivare il

sogno mitologico, l’idea di fondo era un ‘idea che oggi defivìniavo regressiva o

reazionaria. accorgendosi di non poterne creare una nuova vanno a pescare

quella vecchia. vengono chiamati indomani, indomani era uno sfottò, slega al

discorso di russò, novaresi ripropone un ritorno al feudalesimo. Il

romanticismo percepisce la crisi artistica e reagisce secondo l’ideale di una

nova mitologia o pescarne una vecchia.

2. Hegel, coetaneo dei romantici, partecipa anche al loro movimento, anche lui

come tutti prende le mosse dai problemi esposti da kant. la risposta che da è

diversa. L’estetica di hegel è più influente di quella di kant, colonizza l’estetica

in generale, ben scritta, potente. quando si parla dell’estetica di hegel si tiene

conto di 1:rapporto tra arte e sapere; 2: sistemazione delle arti da parte di

hegel. come scellini, anche lui pubblica il proprio sistema della filosofia e non

cambierà mai idea. hegel non riusciva a trovare un posto, libero docente, poi

preside di liceo e poi cattedra. nel suo sistema delle scienze parla di arte.

hegel usa il termine spirito e non assoluto. per hegel il modo più alto per

comprendere lo spirito non è l’arte, essa rientra nelle tre discipline insieme a

rel e filoma religione e filosofia supera arte. arte deve cedere a religione e

religione a filosofia. il motivo per cui l’arte è un modo incompleto di

comprendere la realtà ha a che fare con …… la filosofia dice ciò che l’arte

dice inconsciamente, la filo capisce l’arte ma l’arte non capisce la filosofia, è

superiore. quindi l’arte come forma secondaria e imperfetta di comprendere la

realtà. 2: sistematizzazione storica,

arte simbolica, classica e romantica: per hegel.

1: arte dell’antico oriente

2: arte greca

3: arte cristiana e post cristiana, europea

l’arte orientale, popoli persia, india, antico egitto, si tratta di arte simbolica perché

non ha armonia che ha il classico, il simbolo è un concetto antico, enigmatico,

simbolica è arte sublime o non ancora bella, armonica come la bellezza, dice hegel.

hegel non conosceva bene l’india. piramidi e sfinge sono figure molto enigmatiche,

sfinge simbolo di ogni enigma, piramide è un cristallo che racchiude un segreto

all’interno, la sfinge nella mitologia. il passaggio da arte simbolica e classica è lo

svelamento del mito della sfinge da parte di edipo. esempio di tutti gli esempi di arte

classica è la scultura, scultura di dio, gli dei dell’olimpo. il significato a cui tendeva

l’arte simbolica era esattamente la risposta che da edipo alla sfinge. L’UOMO.

per Hegel si realizza il bello armonico. nella storia però accade la venuta di cristo

che ha una notevole importanza per hegel. dice hegel che il cristianesimo dice quello

a cui la religione classica tendeva, non dice che dio ha forma umana, ma dice che

dio è uomo. “si dice spesso che la religione classica è antropomorfa, main realtà lo è

quella cristiana”. dopo la cristianità l’arte deve cambiare, non le basta più la bellezza

dice hegel. l’arte ha necessità di trovare nuovi strumenti, la verità della religione è

andata oltre alla semplicità formale con cui veniva espressa nella grecità. La’rte

deve mostrare la sofferenza, ha necessità del brutto, non si può rappresentare la

passione con serenità e beatitudine, c’è necessità del dolore, del sangue, del

demoniaco. prende così piede una nuova arte che supera quella classica perché i

suoi mezzi sono capaci di novità a cui l’arte classica non poteva arrivare. un punto

delicato che dice perché hegel è affezionato ad arte classica: rivolgersi alla arte

greca per capire il popolo, oggi no. lo spirito del popolo oggi è spiegato dalla

religione poi dalla filosofia, l’arte inizia a perdere gloriosi dell’epoca classica, l’sarte

non è capace di spiegare in modo compiuto la realtà. oggi l’arte è un passa tempo

ma non legata alle dinamiche di società. questa è la prima forma di morte dell’arte.

nel periodo romantico nascono i veri problemi, arte subisce modifiche decisive, hegel

dice: "arte è arrivata alla fine”. cosa ne è dell’arte e del genio? se la filosofia spiega a

cosa deve alludere l’arte, come è possibile che il genio possa alludere a questo?

non si può fare riferimento a mitologia, non si può creare il pathos artistico

artificialmente. l’arte è condannata ad una spaccatura al suo interno. scissione tra

due estremi, arte dei pittori fiamminghi e romanticismo storico, l’arte fiammminga

corrispondono ad una forma compiuta di realismo, hanno sviluppato abilità tecnica

nell’uso della pittura, scena di vite quotidiana, prive di contenuti allegorici,

dipingevano contadine, bambini, famiglie umili, quello che colpisce hegel è la

maestria con cui dispongono il colore sulla tela, l’arte così perde i soggetti del

passato, allegoria, dia, libertà, rivoluzione e diventa un’abilità tecnica

semplicemente. dall’altro lato c'è l’arte romantica, si parla di ironia romantica, ovvero

quello sfoggio che fa il creatore, il genio, della propria abiltià nel mettere in mostra la

propria interiorità, le sensazioni, nasce così l’opposizione che ha segnato le

avanguardie tra 700 e 800, tra corrente realiste ed espressioniste. si pensa che

l’autore debba esprimere le sue emozioni all’interno della tela.

l’arte è finita dice hegel, arte capace di coinvolgere dentro di se spiegazione e

sensazione non si può più dare.

ci può essere nostalgia per la morte dell’arte, dall’altra parte ci può essere semplice

registrazione dell’accaduto senza prendere posizione, oppure può essere

considerata liberazione dei vecchi canoni,

LEZIONE 5

Autori del 900 come reagiscono alla morte dell arte: alcuni ne prendono atto, altri

sono nostalgici, altri lo vedono come una liberazione da un canone.

W Benjamin fa parte del primo gruppo di autori, La fine di un certo modo di

concepire l’arte viene visto come un dato di fatto storico da cui trarre determinate

conseguenze. È una concezione piuttosto ottimistica nonostante nel suo saggio si

denota una certa nostalgia. Il dato di fatto della crisi delle arti ha un significato

progressista, grazie alla crisi l’arte può progredire. L’opera d’arte nell epoca della sua

riproducibilità tecnica 1936/39. Anni dell’esilio: era ebreo marxista in Germania e

quindi dovette scappare in Francia, dove scrisse questo saggio. Si occupa di

estetica e filosofia della storia, si interessa al carattere storico dell’opera d’arte. La

domanda che si pone è: come e in che termini cambia la funzione dell’opera d’arte

nel momento in cui diventa tecnicamente riproducibile? La performance è una

reazione a questo sistema, si crea un’opera che non può essere riprodotta ma solo

documentata, non è tecnicamente riproducibile e richiede una presenza fisica. Il web

ha tolto il carattere fisico all’opera.

Il primo punto del saggio cerca di capire cosa si intende per riproduzione dell’opera:

l’opera ha sempre avuto opportunità di riproduzione come calchi, stampe, xilografie

etc.. quello che cambia con il cinema e la fotografia è che viene meno la mano

dell’artista, c’è soltanto l’occhio dell’artista che ha una certa visione e la riproduce su

pellicola. La creazione avviene già in un procedimento istantaneo e tecnico. Il lavoro

tecnico è svolto da una macchina. Qualunque riproduzione classica soffre di un

problema: il risultato della riproduzione di un’opera classica è una COPIA, vale meno

dell’originale, ed è sempre posta in relazione all’originale. L’originale conserva una

sorta di autorità. Ciò che cambia è che non esiste un originale, dal negativo sviluppo

una serie di immagini e nessuna è più originale delle altre. Questo significa che

l’opera d’arte può essere fruita in ogni parte del mondo allo stesso modo. Ciò che

viene meno è un concetto che ha sempre fatto parte dell’arte, l’idea di autenticità, o

meglio il concetto di AURA.

Questo ha un grosso impatto sul rapporto opera d’arte > massa (il concetto di massa

è molto recente in quel momento). Comincia a nascere il mercato di massa, dei

compratori. Nasce un’opera d’arte fruibile come massa, cosa non valida per la pittura

e le arti classiche. Venendo a modificarsi il modo in cui l’arte è prodotta, si modifica il

modo in cui è fruita, si modifica anche il significato? L’opera ha sempre avuto un

significato estetico, espositivo. Benjamin dice che l’opera d’arte nella sua nascita

non nasce per un significato estetico ma per un significato di culto (antica Grecia).

Siamo noi a posteriori a dare un significato estetico. Il significato di culto diventa

influente nel modernismo come Manet o i fiamminghi, rimane il valore estetico.

Nell’opera tradizionale c’è una polarità tra culto ed estetica, ci troviamo in primo

piano il significato estetico, mentre chi l’ha prodotta mirava a un significato legato al

culto. Con la secolarizzazione della società il culto viene sostituito dal culto

dell’originale. I primi artisti a firmare le opere d’arte furono gli artisti del 400. Per

Benjamin quindi l’arte viene sempre con un culto quindi. L’opera d’arte riproducibile

perde questo significato. Non ho più culto e non ho più originale. Invece del culto ho

un valore politico, che può avere l’opera d’arte riproducibile.

Con la nascita della fotografia si è dettato un parallelo con la pittura per capire come

poteva entrare in rapporto con questa. Le prime fotografie sono ritratti, riprendono

molto dalla pittura, cercava di svolgere lo stesso ruolo. Nella sua applicazione la

fotografia uccide l’aura. Atget, fotografo francese, viene individuato come uno dei

momenti in cui la fotografia inizia a separarsi dalla pittura. Nessuna pittura può fare

quello che fa la fotografia. Ma è con il cinema che questa nuova funzione si impone

nel mondo delle arti, è l’arte tecnicamente riproducibile per eccellenza, la sua forza è

destabilizzare qualunque dibattito attorno alla sua natura artistica. Col cinema l’arte

entra in una fase in cui la fruizione viene liberata dal concetto di originale.

Alla perdita dell’aura il cinema ha risposto con un nuovo livello di culto che è lo star-

system che divinizza gli attori, il culto del divo. Il motivo è il rapporto con il mercato

capitalistico, serve un nuovo culto. Emerge la controparte politica dell’opera d’arte,

schierarsi con o contro il mercato è un problema politico. Per la necessità di

vendere, l’opera d’arte cinematografica non riesce a esprimere tutte le sue

potenzialità. L’illusione che l’opera crea è più forte rispetto al passato, quella che

Benjamin descrive di secondo grado, nel teatro ad esempio ho un ruolo di realtà (gli

attori presenti), mentre nel cinema quello che ho davanti non è una creazione né ha

carattere di oggetto, ma è un rimando a un concetto ideale di autenticità che

concretamente viene distrutto. Carattere illusorio. L’immedesimazione con l’opera

che abbiamo nel cinema è data dal fatto che l’occhio del pubblico coincide con

l’occhio della cinepresa. Si modifica in modo radicale il rapporto tra l’opera d’arte e il

pubblico. Benjamin usa un espressione: nell’arte convenzionale il nuovo è vissuto in

modo retrivo mentre nell’arte cinematografica è l’opposto. A un Picasso il pubblico

reagì in modo arretrato, chiedeva qualcosa a cui era abituato, col cinema le cose

vanno in modo opposto: il pubblico accetta di buon grado le novità. Le masse

reagiscono istintivamente. Il cinema permette di sentirsi all’interno di una massa che

fruisce insieme e che viene colpita dall’opera. La fruibilità dell’opera si massifica, non

ha carattere elitario e viene vista dal pubblico in modo benevolo.

Secondo Benjamin l’arte del fine 800 primi 900 tendeva a cercare di realizzare quello

che il cinema ha poi realizzato, si riferiva in particolare al dadaismo, ed è per questo

che il cinema li ha spazzati via. Uno dei motivi era che i dadaisti volevano

distruggere l’aura dei propri prodotti artistici, ma non ci riuscivano perché il loro

modo di distruggere l’aura aveva bisogno del concetto di aura. L’altro motivo è il loro

cercare di indignare gli spettatori producendo uno shock, di smuovere lo spettatore

davanti all’opera d’arte. Il cinema riesce a fare questo effetto in modo più potente

perché non richiede meccanismi mentali per capire l’opera d’arte. Non ho uno shock

morale ma fisico.

Perché questi concetti interessano a Benjamin? Per il significato politico. Quanto può

essere potente un’opera d’arte che può essere fruita in distrazione, che crea uno

shock fisico, che il pubblico va a vedere per puro diletto? Il cinema ha sempre avuto

un significato politico (vedi film di propaganda). Benjamin chiude il saggio dicendo

che l’epoca attuale (fascismo) ha reso estetica la politica, quello che dovremmo fare

è rendere politica l’estetica.

LEZIONE 6

Quello che muore è la connotazione dell’arte attraverso la categoria dell’aura.

Quando l’arte diventa tecnicamente riproducibile, cioè la forma artistica nasce come

strutturalmente predisposta per essere riprodotta tecnicamente, l’originale non ha più

aura. Non esiste più l’autorità dell’originale come forma pura ed essenziale

dell’opera d'arte. Sparisce il significato ritualistico e feticistico dell’opera d’arte.

L’opera d’arte esce dall'ambito cultuale, o del culto, in cui era nata, si pensi all’arte

classica, medievale. L’opera è fruita in modo massificato, viene composta e pensata

per questa funzione di massa, il cinema è la forma che più di ogni arte è simbolo di

questo passaggio. Il cinema ha un’altra caratteristica essenziale: può essere fruito

nella distrazione; lo spettatore è catturato dalle immagini e dai suoni, non deve stare

a pensare, è come se anzi venisse impedito il pensiero, sono intrattenuto, non

penso, non analizzo l’opera mentre la guardo, mi sto distraendo/intrattenendo

mentre la fruisco. Il cinema è erede dell’epica, una forma d’arte collettiva di un intero

popolo, espressione delle credenze e mitologie di una popolazione, il cinema svolge

una funzione simile. Il cinema è l’arte che per prima è in grado di costruire qualcosa

con una sorta di mitologia contemporanea.

Idea che con il cinema si possa costruire una nuova mitologia della sfera politica.

Benjamin conosce il cinema dell’epopea rivoluzionaria russa, ha in mente un cinema

che sia veicolo politico, uno strumento di educazione politica del pubblico efficace

proprio perché viene fruito distraendosi. Idem il cinema fascista, il politico viene

estetizzato per creare un cinema che fosse supporto dell’agire politico. È più potente

della propaganda classica. Da riflessioni come queste nasce il discorso della

mitologia pop, idea che esista una mitologia popolare di ogni tipo di contenuto che

viene divulgata, vedi Vice, programmi TV cult, etc ma anche Warhol. L’immaginario

dell’inoltrato ‘900 è colonizzato da prodotti che nascono dentro il mondo pubblicitario

e cinematografico.

Il cinema offre allo spettatore uno shock, colpisce e impressiona, si realizza il cliché

dell’intenditore d’arte completamente assorbito dall’opera. Di fronte al cinema gli

spettatori piangono, ridono, il cinema provoca reazioni fisico-emotive reali perché

viene incontro allo spettatore, gli fa provare emozioni concrete. Le immagini del

cinema si impongono sull’opera d’arte intesa canonicamente, vedi es Warhol prende

la faccia di Marilyn per le sue opere. In generale l’arte si deve misurare con il cinema

e la televisione, pensare di fare arte dopo il cinema senza tenere conto

dell’immaginario cinematografico diventa un’operazione nostalgica. Non serve

palesarlo come Warhol, ma si tratta di fare i conti con il linguaggio di costruzione

dell’opera che il cinema ha introdotto. Si pensi a Picasso, influenzato dal cubismo, la

cui idea era di prendere un oggetto e mostrarlo da tutte le sue angolature. Nello

stesso modo, una volta che ho la macchina da presa che può restituirmi un’opera

realmente dinamica, l’arte si deve confrontare con questa struttura. Se faccio

un’opera (iper)realista mi misuro necessariamente con la fotografia. La fotografia

nasce nel momento in cui l’arte si stava liberando dall’imitazione della natura. Il

cinema invece non incorpora il linguaggio dell’arte tradizionale, non è obbligato a

misurarsi con l’arte figurativa, influisce sul linguaggio della stessa, e anche sulla

letteratura, il cinema abbandona il lato statico. L’insieme di realismo e dinamicità

riesce alla perfezione, dove invece il cubismo doveva rifiutare il realistico per il

dinamico, e il realismo rifiutare il dinamico per il realistico, nel cinema ho entrambi i

fattori con il montaggio che scompone e ricompone, ma con naturalezza. Grazie a

questa naturalezza si rivolge in modo profondo alla massa, non è più necessario che

il pubblico si finga commosso davanti al quadro come accadeva, il cinema ha questo

potere innato.

Benjamin dice che le sue riflessioni hanno funzione di prognosi su quello che

potrebbe accadere, che significa che la liberazione dell’opera d’arte dal feticcio è

pensata quasi come un’ipotesi.

Il cinema è sottomesso totalmente alle dinamiche della società di massa e di

consumo, non è un’arte liberata da forme e costruzioni, la società del consumo si è

sostituita all’elemento dell’aura attraverso il culto dello star system. Si costruisce una

sorta di mitologia attorno all’attore. Questa nuova mitologia, col modo in cui

comunica sistemi di valori, non è così libera come Benjamin avrebbe voluto. Il

cinema politico vale solo in una cerchia molto limitata di spettatori, generalmente di

persone che hanno già un orientamento politico positivo nei confronti dell’idea

comunicata.

Un secondo punto dove cade l’opera di Benjamin è quello della funzione di catarsi e

di shock nel cinema per veicolare una nuova mitologia: questo carattere è possibile

solo ed esclusivamente se il cinema è fruito come intrattenimento. Questo

rilassamento è possibile se l’immaginario del cinema pesca dallo stesso immaginario

a cui il pubblico è abituato, che riceve e legge senza particolare sforzo. Questo

significa che non è il cinema a creare i valori, è solo un modo per comunicarli.

Benjamin pensava che fosse l’arte a creare nuovi valori, invece il cinema comunica i

valori della società in cui esso nasce, quindi la società di consumo. Il cinema è

obbligato a pescare dalla struttura di immaginario che risiede all’interno della

società.

Altro punto è: il significato di prognosi cade in un circolo vizioso. Il cinema può avere

quella funzione di liberazione solo in uno spettatore che è già pronto, che è già

libero, che ha già rifiutato gli elementi coercitivi della società di consumo. Solo allora

può ricevere quei contenuti che il cinema politico propone, ma a questo punto è

inutile, non scaturisce più niente.

Oggi il modo di concepire l’opera è superato, riprodurre lo stesso modo sarebbe

semplice manierismo. L’opera è specchio del momento sociale in cui nasce. L’opera

può avere un ruolo conoscitivo rispetto all’epoca in cui è stata prodotta, restituisce

l’immagine che una società ha di se stessa.

Se un’opera d’arte è un eccessivo ragionamento sulla società smette di avere una

funzione indiretta che ha sullo spettatore. L’opera ha un ruolo riflessivo inconscio,

nell’opera si solidificano delle dinamiche sociali, ma l’artista non si sofferma su

quello. Proprio perché non era così ci arriva questa immagine della società. Il

cinema diventa una sorta di epica, di comunicazione di valori sociali.

Adorno nasce nel 1903 a Francoforte, figlio di padre ebreo non praticante e madre

italoqualcosa, da cui prende il cognome. Dalla famiglia paterna prende i temi, come

l’interesse per l’ebraismo, anche se lui non lo è, dalla madre prende un certo gusto

aristocratico e antiborghese, ma anche la passione e la conoscenza musicale.

Frequenta l’avanguardia dodecafonica. La madre era una cantante lirica

professionista, lui si diploma al conservatorio. Frequenta la scuola di Francoforte.

Durante il nazismo essendo quasi tutti ebrei scappano a Ginevra e poi negli USA.

Le tematiche estetiche legate all’opera d’arte di Adorno: il jazz, la pop music e lo

starsystem di Hollywood. Nel ’47 esce La dialettica dell’illuminismo. Adorno è

profondamente pessimista riguardo il futuro dell’arte a differenza di Benjamin. Per lui

questi tre fenomeni non sono arte. Per Adorno il jazz scimmiotta l’arte, è una moda,

una banalizzazione della musica.

LEZIONE 7

Adorno scrive alcuni saggi sui programmi radio che negli USA insegnavano la

fruizione della musica colta, per lui erano un modo semplicistico di raccontare la

struttura della musica, che toglieva allo spettatore l’impegno e la fatica che bisogna

fare per affrontare la musica a livello alto. Passa qualche anno a NY, poi si sposta

con l’istituto dove lavorava a LA, città del cinema, di Hollywood. Scrive qui La

dialettica dell’illuminismo, “dialettica” viene da Hegel e Marx, la dialettica è un modo

di fare filosofia che cerca di mostrare come le categorie storiche e sociali non siano

semplici ma tendano a mostrarsi in modo contrario a come si presentano

inizialmente, “illuminismo” usa il termine tedesco Auf Klerung (?) che significa

Rischiaramento, ma non è legato solo alla corrente storica, è anche legato a altri

contesti come rischiaramento delle cose, è un termine che viene usato

comunemente. La domanda a cui Adorno e (socio) vogliono rispondere è: come

l’uomo ….finisca per sprofondare in nuovi generi di barbarie? In questo momento

hanno in mente principalmente il nazismo. Non affrontano la questione nazismo in

modo storico ma affrontano alcuni momenti della storia civile europea partendo dal

mito di Ulisse, parlano di De Sade.. tentando di decostruire la storia dell’occidente

mettendo alla luce elementi oppressivi per sottolineare questo rischiaramento fine a

dominare la natura. Ne L’industria culturale Adorno affronta i fenomeni che Benjamin

aveva affrontato, cioè quell’insieme di manifestazioni di rapporto tra cultura e tecnica

che Benjamin riteneva liberazione dell’arte dal “feticcio”. Adorno arriva invece a

considerazioni radicalmente opposte. Adorno lega il cinema, la fotografia e la radio al

concerto di “industria culturale”, connotando già con il termine industria con un

significato negativo, l’industria ha un fine economico, l’arte dovrebbe essere

interessata al prodotto artistico stesso, non a un fine esterno.

Quello che è la crisi dell’arte per Adorno deriva dal suo inevitabile contatto con il

mercato, ovvero una mercificazione del prodotto che coinvolge anche l’arte. La crisi

dell’arte coincide con la trasformazione dell’arte da oggetto di godimento estetico a

oggetto di consumo.

Adorno parte dalla teoria del crollo delle ideologie. Si parla del crollo dei valori

religiosi e dei valori borghesi. Già Nietzche aveva proclamato la morte di dio, se ne

parlava già, ma con la società del consumo di massa il problema si amplifica, non

c’è più nulla a cui appigliarsi o in cui credere al di là del materialismo. Adorno prende

questa teoria e dice che è un discorso che ha conclusioni errate, è vero che siamo in


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DETTAGLI
Esame: Estetica
Corso di laurea: Corso di laurea in Graphic Design e Art Direction
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliabojjoe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Nuova Accademia di Belle Arti - NABA o del prof Farina Mario.

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