6. Inverter tri-state
Funzione dell’inverter tri-state
In alcuni casi può capitare che più porte logiche siano connesse in modo da creare conflitti. Pensiamo ad esempio a quanto accade se più porte logiche sono collegate ad un bus (linea dati) e in uno stesso istante cercano di forzare a valori diversi la tensione del bus. In questo caso si possono avere fondamentalmente tre diverse situazioni:
- a) Una delle due porte si danneggia irreparabilmente;
- b) La tensione della porta assume un valore intermedio casuale;
- c) Si realizza un collegamento a massa che genera una corrente molto elevata e di conseguenza una grande dissipazione di energia.
Per evitare questo tipo di inconvenienti si utilizza l’inverter tri-state, il quale può avere, oltre allo stato logico alto e basso, uno stato logico ad alta impedenza: ciò significa che la porta si comporta come un c.a. e quindi non forza né a “0”, e né a “1”, lo stato logico della linea dati.
Schema della porta
Lo schema elettrico dell’inverter tri-state è il seguente:
Dove “E” è l’ingresso di enable (“attivazione”): se esso vale “1”, la porta è nello stato “ad alta impedenza”, altrimenti non lo è.
Analisi della porta logica
Se abbiamo E = “0”, l’inverter nMOS più in basso è certamente spento e, analogamente, il pMOS più in alto è spento. Di conseguenza possiamo sostituire ad essi dei c.a. e osserviamo facilmente che siamo nello stato “ad alta impedenza”. Se invece E = “1”, entrambi i transistor sopra citati sono accesi e possiamo sostituire ad essi dei c.c., ottenendo come circuito equivalente un normale inverter.
Uso dell’inverter tri-state
Possiamo utilizzare l’inverter tri-state fornendo come ingresso di enable una tensione fornita da una rete di controllo, programmata per mantenere alto il valore dell’enable di una sola porta di tri-state tra quelle collegate alla linea dati (secondo opportune politiche), come mostrato nella figura seguente:
6. Inverter tri-state
Funzione dell’inverter tri-state
In alcuni casi può capitare che più porte logiche siano connesse in modo da creare conflitti. Pensiamo esempio a quanto accade se più porte logiche sono collegate ad un bus (linea dati) e in uno stesso istante cercano di forzare a valori diversi la tensione del bus. In questo caso si possono avere fondamentalmente tre diverse situazioni:
- a) Una delle due porte si danneggia irreparabilmente;
- b) La tensione della porta assume un valore intermedio casuale;
- c) Si realizza un collegamento a massa che genera una corrente molto elevata e di conseguenza una grande dissipazione di energia.
Per evitare questo tipo di inconvenienti si utilizza l’inverter tri-state, il quale può avere, oltre allo stato logico alto e basso, uno stato logico ad alta impedenza: ciò significa che la porta si comporta come un c.a. e quindi non forza né a “0“, e né a “1“, lo stato logico della linea dati.
Schema della porta
Lo schema elettrico dell’inverter tri-state è il seguente:
Dove “E” è l’ingresso di enable (“attivazione”): se esso vale “1“, la porta è nello stato “ad alta impedenza“, altrimenti non lo è.
Analisi della porta logica
Se abbiamo E = “0“, l’inverter nMOS più in basso è certamente spento e, analogamente, il pMOS più in alto è spento. Di conseguenza possiamo sostituire ad essi dei c.a. e osserviamo facilmente che siamo nello stato “ad alta impedenza“. Se invece E = “1“, entrambi i transistor sopra citati sono accesi e possiamo sostituire ad essi dei c.c., ottenendo come circuito equivalente un normale inverter.
Uso dell’inverter tri-state
Possiamo utilizzare l’inverter tri-state fornendo come ingresso di enable una tensione fornita da una rete controllo, programmata per mantenere alto il valore dell’enable di una sola porta di tri-state tra quelle collegate alla linea dati (secondo opportune politiche), come mostrato nella figura seguente:
INVERTER TRISTATE
L'inverter tristate come dice la parola stessa ha 3 possibili stati:
- 0
- 1
- Z (alta impedenza)
Si usa soprattutto nelle applicazioni digitali in cui si vuole controllare se una porta logica sia attiva o meno e senz'altro dell'abbraccio di un segnale (EN in questo caso).
Tabella di verità: gli ingressi sono 2, quindi dovremmo considerare 22 = 4 possibili combinazioni
A=EN=0: si ha che se il pmos più in alto conduce, l'nmos più in basso è interdello, come è interdello anche l'nm controllato da EN e anche il pmp controllato da EN. Pertanto l'uscita
ma si porta a 1, ma rimane fluttuante, e per questo si dice di "alta impedenza", perchè è come se fosse un aperto. In altre parole la porta logica è disabilitata.
A=EN=1. In tal caso il pilota da A non conduce, il pilota da EN conduce, un pilota da EN conduce e il pilota da A conduce. Dunque G più scriverai verso massa poichè esiste un percorso conducibile, e B=0
A=0, EN=1. È facile vedere che B si porta a 1
A=1, EN=0 è facile vedere che l'inverter è disabilitato.
A EN B
0 0 Z
0 1 1
1 0 Z
1 1 0
(B) EN è fissato a 1, per cui l'inverter è sempre abilitato qualunque sia A.
Per cui se A=0, B=1; se A=1, B=0.
Se EN fosse abilitato sempre o mai avrebbe senso schiedere tp.
Notiamo che se A=1=>0, allora B=0=>1 dunque CL si carica tramite la corrente
dai 2 PMOS collegati a VDD. I 2 PMOS sono in serie e ricordiamo che quando i
MOSFET sono in serie, la loro resistenza in ON è in serie, il che equivale a dire
che le loro conduttanze sono in parallelo, per cui:
Keq = K1・K2/K1 + K2
Essendo nel nostro caso K1 = K2 = Kp, si avrà
Keq = Kp/2 = 190 μA/V2
Assumendo come al solito che Mp sia in SAT
durante tutto il tempo di carica (abbiamo
visto in E3.3 da l'approssimazione = buona!)
possiamo dire che
IDp = kp/2 . (VSG - |VTP|)2
= 130 μA/V2 . (5-1)2 = 16 . 130 μA
= 3040 μA = 3,04 mA
Per cui
tp = Cl . ΔV/I
0 -> VSW/2
dove ΔV è metà dell’escursione larga:
tp = 4 pF . ( 5/2 )
= 3,3 ms
3,04 mA
È facile notare che anche qui l'ipotesi di
corrente costante è una approssimazione.
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