LA PSICHIATRIA ALTERNATIVA ITALIANA
Psichiatria italiana diversa nel secondo dopo guerra rispetto a quella degli altri paesi occidentali
arretramento della psichiatria italiana rispetto a quella europea del periodo del fascismo e il
modello genericamente molto avanzato di sperimento sociale connesso con le esperienze
psichiatriche alternative dal 1965 e con la riforma psichiatrica del 1978.
Nel 1945 la psichiatria italiana era sia arretrata sia separata dal resto del mondo dalla barriera posta
dal fascismo dovuto anche all’assetto culturale e ideologico dominante in cui idealismo e
cattolicesimo avevano un ruolo centrale.
A metà degli anni ’60 si mette in moto un complesso e forte movimento sociale che pone sotto la
critica la scienza psichiatrica tradizionale il risultato è una proposta di pratica riformata che apre
un vasto orizzonte di possibilità operative nuove.
PERIODI DELLA PSICHIATRIA ITALIANA DAL SECONDO DOPOGUERRA
1- Il periodo della prevalenza conservatrice (1945-1955)
Il manicomio è l’unica forma di pubblica assistenza.
La psicoanalisi, messa al bando dal fascismo, è un tenue filone ancora condannato dalla scienza
accademica.
Neurologia e psichiatria sono del tutto unificate.
2- Il periodo della modernizzazione e della proliferazione paradigmatica ( 1955-1968)
Vigoroso fiorire, quasi del tutto extra universitario di correnti del tutto diverse da quelle della
tradizione psichiatrico-medicale italiana precedente.
La psichiatria è percorsa da INFLUENZE TANGENTI che provengono da varie e diverse
discipline diverse del sapere.
Questo periodo corrisponde alla fine dell’isolamento culturale italiano, al miracolo economico con
il mutamento della mentalità collettiva e alla fine dei regimi politici conservatori. Il periodo si
chiude nel 1968 con la nascita delle psichiatrie alternative e le prime proposte di riforma.
3- Il periodo della crisi paradigmatica e del mutamento operazionale (1968-1978)
Due sono i filoni che andavano nascendo negli ospedali psichiatrici:
1- interesse alla trasformazione e al rinnovamento, alla liberalizzazione, all’apertura delle porte e
alla soppressione della contenzione fisica dei ricoverati.
2- l’analisi delle istituzioni dove il danneggiamento mentale dei ricoverati appariva come “reazione
istituzionale”.
Due sono le esperienze psichiatriche alternative ai manicomi italiani condotte negli anni ’60:
1- Gorizia condotta da Franco Basaglia
2- Nocera Superiore condotta da Piro
Negli anni successivi al 1968 si sperimentano i primi modelli di contemporaneità fra lavoro interno
al manicomio e lavoro territoriale. E’ attiva la Psichiatria Democratica che contesta tutte le forme
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oppressive, distruttive, anti-umane della psichiatria tradizionale e propone nuove forme di
intervento per la tutela della salute mentale.
4- Il periodo della difficile riforma ( 1978- 1989 )
Il 13 maggio 1978 viene emanata una legge che regolava l’assistenza psichiatrica.
- L’Ente pubblico che assiste i malati mentali non è più l’amministrazione provinciale bensì l’unità
sanitaria locale.
- Il trattamento sanitario obbligatorio per le persone con disturbi psichici non è più effettuato in
manicomio ma può essere effettuato: a- nei posti letto di un ospedale civile b- presso il domicilio
del paziente c- in qualunque altra struttura utile.
Il trattamento sanitario obbligatorio non è più un’automatica dichiarazione di pericolosità sociale
ma è posto in relazione con necessità e possibilità terapeutiche di intervento.
- Il servizio psichiatrico territoriale ha piena presa in carico di tutta la sofferenza psichiatrica del
territorio di una Unità sanitaria locale La presa in carico totale significa che il servizio territoriale
svolge a ciclo continuo tutte le attività di prevenzione, cura, riabilitazione, pronto intervento e
momento sociale.
- E’ possibile disporre di tutte quelle strutture intermedie per la sistemazione progressiva dei
dimessi dai manicomi o dei pazienti con difficoltà di lunga durata.
- Presa in carico di tutta la sofferenza psichica, prima non esisteva nessuna pubblica assistenza
psichiatrica per tutti i cittadini in condizioni di rischio, disagio psichico e malattia mentale.
LA RIVOLUZIONE COPERNICANA DI BASAGLIA
Legge 180 chiusura dell’ospedale psichiatrico
Franco Basaglia ha dimostrato che la cura del dolore mentale e il diritto alla cittadinanza del folle
si possono realizzare solo se affondano le proprie radici nel terreno dell’utopia.
Quella di Basaglia è stata una RIVOLUZIONE COPERNICANA non solo è stato smantellato
l’ospedale psichiatrico e i suoi muri di pregiudizi, è stata demolita anche la concezione secolare
della CENTRALITA’ dell’istituzione manicomiale come luogo di cura: NON PIU’ IL
MANICOMIO AL CENTRO DELL’UNIVERSO DELLA PSICHIATRIA non più la malattia
come oggetto patologico, non più il corpo del folle mortificato e confinato nella periferia muta del
manicomio, non più lo psichiatra come funzionario del consenso, non più la terapia come strumento
per neutralizzare ciò che il folle dice di falso o fa di sbagliato, bensì spazio condiviso per vivere una
relazione di muto ascolto , per ascoltare la voce del folle, accoglierlo per come si è e come si
manifesta.
Nel 1967 con “ Che cos’è la psichiatria?” Basaglia ha inferto un duro colpo alla centralità del
sapere- potere medico la psichiatria non potrà più dichiararsi unico depositario del discorso di
verità sul trattamento della malattia mentale poiché è stata sovvertita la supremazia dello
specialismo su qualsiasi altra opinione non strettamente tecnica.
Sotto le sembianze di una rinnovata modellistica, la psichiatria italiana si è ormai rigenerata non
meno potente e oppressiva che in passato: in luogo della trasparente esclusione manicomiale si
propone molto spesso una opaca, burocratica integrazione sociale.
La rivoluzione di Basaglia dopo quarant’anni appare sopraffatta dal monismo scientifico dominante.
Lettera Basaglia p. 40
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- L’alternativa alla repressione o soppressione della follia è l’esperienza della CONDIVISIONE.
- La novità della legge si incentra sulla scomparsa del concetto giuridico di pericolosità del malato
mentale, da cui si deduceva la necessità di reprimerlo, si affronta colui che soffre di disturbi psichici
senza lo schermo della pericolosità e della custodia.
- In caso di ricovero ospedaliero la discriminante circa la qualità dell’intervento non risulta più il
malato in base alla gravità e alla pericolosità della sua malattia ma l’organizzazione sociale in base
alla sua capacità di rispondere o meno ai bisogni e ai diritti del cittadino, nella salute e nella
malattia.
- Rottura della logica dell’emarginazione legge che proibisce la costruzione di nuovi ospedali
psichiatrici e prevede la graduale eliminazione di quelli attualmente in uso.
- Lotta per la rivendicazione dell’esistenza di una soggettività presente in un territorio scientifico
rigorosamente positivista, che l’esistente non è una natura immodificabile.
- Una volta rotta la logica manicomiale l’operatore psichiatrico si trova disarmato davanti a un
malato che si muove ancora secondo i vecchi parametri della malattia e che dietro a questi parametri
si nasconde e si difende non è più possibile identificarsi con il manicomio che salvaguardava solo
il sano rispetto al malato, ne è più possibile l’identificazione nel ruolo di colui che lotta contro il
manicomio perché esiste una legge che ne ha ormai decretata la morte è in questa mancanza di
identità che consiste attualmente la sfida implicita in ciò che potrà essere un modo diverso di fare
psichiatria, in questo vuoto ideologico e istituzionale saremo costretti ad avvicinare il disturbo
psichico al di fuori dei parametri e degli strumenti che hanno fin’ora impedito di avvicinare il
malato.
FOUCAULT E IL GIOCO DELLA VERITA’
Analisi del rapporto tra saperi e poteri, sul costruirsi dei primi come enunciati di verità a partire dai
secondi e delle complesse relazioni che intercorrono tra saperi, poteri e costituzione della
soggettività.
Studioso che si occupa di differenti discipline e costruisce un metodo originale chiamato
GENEALOGIA .
Nella sua opera “ Storia della Follia” il modo in cui analizza il rapporto tra le pratiche di
assoggettamento dei folli e il sapere disciplinare inaugura un metodo di indagine che combina
ricerca storica e speculazione filosofica.
Osserva come i saperi compiuti e totalizzanti, cioè le teorie avvolgenti e globali, abbiano perso
autorevolezza e risultino inadeguati a interpretare fenomeni sociali di lotta per i diritti civili, che
considera come esempi di insurrezione dei saperi assoggettati. Inoltre questi stessi fenomeni mobili
e in continua trasformazione richiedono e producono saperi locali minori, specifici in grado di porsi
al servizio dell’impegno politico e sociale, dai quali è necessario partire per costruire un sapere.
Inizia a dedicarsi al mondo degli umili, entra in contatto con le loro storie e si appassiona alle loro
istanze di libertà sia attraverso le carte degli archivi sia nell’esperienza di lotta accanto ai saperi
minori. Costruisce la conoscenza e le sue indagini attraverso un metodo che permette di guardare al
potere sempre meno dall’alto dell’istituzione e sempre più dal basso delle relazioni minute.
FOUCAULT E LA PSICHIATRIA
Focault si occupa della psichiatria perché si tratta di una disciplina a statuto scientifico debole.
Nasce come psichiatria spuria all’incrocio tra diverse discipline dalle quali trae il suo corpo
dottrinale.
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Solo successivamente che va dal 1800 al 1830 la psichiatria si vedrà garantito l’ingresso nel corpus
dei saperi della Medicina.
Un’altra ragione dipende invece dalla contemporaneità di Focault poiché la psichiatria è attraversata
da un vivacissimo scontro tra la disciplina istituzionale e movimenti anti-istituzionali a cui lo
studioso guarda con interesse sia come studioso sia come militante e che costituisce il campo di
applicazione ideale del metodo genealogico dove la ricerca erudita si avvale dei saperi provenienti
dal basso.
FOUCAULT E BASAGLIA
Relazione in cui prende spicco la reciprocità tra concettualizzazione foucaultiana della psichiatria
come potere disciplinare e della malattia mentale come produzione storica di questo potere e le
sperimentazioni basagliane di un’alternativa radicale alla logica repressiva del manicomio, logica
fondata sulla superiorità del sapere medico rispetto alla verità della follia.
Due aspetti decisivi: uno riguardante la vocazione terapeutica della psichiatria, l’altro del suo
carattere etico
nel primo si rinviene la forte corrispondenza tra il riconoscimento basagliano del diritto di parola
del folle in merito alla propria condizione di recluso e la spinta teorica foucaultiana a mettere in
discussione la logica del potere disciplinare e le pratiche di riduzione della follia al principio di
realtà.
nel secondo si legge una stringente convergenza sia nella scelta dell’impegno militante accanto
agli esclusi sia nell’imperativo a coniugare la propria azione trasformatrice con un costante lavoro
di trasformazione di sé stessi.
Entrambi evocano un ruolo decisivo degli intellettuali nell’amplificare la voce diretta degli
oppressi contro ogni forma di potere. Volevano ascoltare la voce che si levava dall’internamento
manicomiale, come quella che emergeva dalle prigioni, piuttosto che partecipare a imporre il
discorso scientifico sui folli e quello sul diritto dei detenuti.
IL POTERE E IL DISCORSO DI VERITA’
La Storia della Follia illustra il modo in cui, lungo quattro secoli, è stata tracciata la demarcazione
tra ragione e sragione e come alla sragione sia stato assegnato il luogo dell’esclusione, in particolare
come la tappa dell’esclusione consegna la follia all’universo medico avvenuta attraverso un gesto di
apparente liberazione.
A partire dalla forza di oppressione che spoglia il folle della sua verità sostituendola con l’identità
forgiata dall’istituzione spiega come siano proprio i dispositivi di potere a determinare il gioco della
verità sulla follia.
Nell’istituzione manicomiale Foucault vede agire un potere diffuso che corre lungo le reti di
relazioni e le dinamiche del suo funzionamento, capace di garantire un costante controllo
dell’individuo attraverso l ‘applicazione di regole specifiche. Trova la sua legittimazione nella
razionalità di un sapere, quello del medico, considerato l’unico detentore della verità sulla follia e
che rappresenta non solo la sottomissione del folle ma la costruzione della sua stessa individualità.
Lettera Foucault p. 56
- Potere psichiatrico è quel supplemento di potere per mezzo del quale il reale è imposto alla follia
in nome di una verità detenuta da quel potere sotto il nome di scienza medica, di psichiatria.
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- La psichiatria cerca di costituirsi come discorso scientifico e ha dato luogo a due discorsi
scientifici: 1- discorso clinico, cioè si descrive la follia come una malattia, cioè come una serie di
malattie mentali, ciascuna delle quali ha una propria sintomatologia, sviluppo ecc. 2-
Successivamente si assiste allo sviluppo di un sapere di carattere anatomo-patologico che pone la
questione del substrato della follia o dei correlati organici affrontando il problema del rapporto tra
follia e lesioni neurologiche ecc.
Su questi due discorsi la psichiatria si è sviluppata, pur senza servirsene mai esplicitamente o se
ciò avveniva era solo per via di riferimenti o vaghi richiami.
CAPITOLO II FOLLIA E MODELLI DELLA CURA
DALLA FOLLIA ALLA MALATTIA MENTALE: LA NASCITA DELLA PSICHIATRIA
Follia termine per rappresentare una condizione particolare dell’individuo, in cui si verifica una
perdita, una sospensione e una trasformazione dell’identità.
La psichiatria tradizionale individua il proprio oggetto di studio e di intervento nella malattia
mentale e nei suoi trattamenti. A partire da una visione della malattia e salute come due entità
separate, di cui una è considerata un disvalore da neutralizzare in favore dell’altra, la cura tende a
essere una remissione dei sintomi e al ripristino di una condizione di normalità secondo un modello
riparatore.
Se si considera invece come proprio oggetto di interesse la follia quale condizione altra dell’umano,
forma di vita non separata dalla normalità ma legata ad essa da una relazione di reciproca
appartenenza, allora la cura cessa di avere una funzione meramente riparatrice e può diventare quel
complesso insieme di operazioni tesa a lenire la sofferenza e a realizzare una forma piena di
compatibilità tra normalità e follia.
Queste due diverse teorie gettano la base per l’importanza del linguaggio nella formulazione del
pensiero, l’uso che si fa delle parole legate ai concetti di reciprocità, perché se da un lato dipende
dai presupposti teorici a cui si vuole dare corpo, dall’altro determina a sua volta lo sviluppo
dell’argomentazione.
Parlare di follia anziché di malattia mentale significa fare una scelta precisa, cioè porsi fuori dalla
medicina e quindi dalla scienza, per abitare e esplorare il mondo della vita con le sue infinite
possibilità.
Bisogna distinguere fra tre storie possibili: 1- una della follia, una storia delle malattie mentali e una
storia della psichiatria propriamente detta.
1- la storia della follia si propone di esaminare i pensieri e i sentimenti di alcuni pazzi dei secoli
passati e quindi di vedere come i folli hanno tentato di spiegare il loro comportamento a se stessi e
agli altri nel linguaggio che era loro disponibile.
2-La storia delle malattie mentali è una storia di sindromi, di forme patologiche: la condizione della
follia viene analizzata, definita e classificata attraverso la descrizione di sintomi e diagnosi ad esse
correlate.
3- La storia della psichiatria fa parte della storia della medicina e racconta lo sviluppo di una pratica
e del sapere che la accompagna.
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Tappe fondamentali che va dai Greci del V secolo fino all’epoca moderna, in cui il concetto di follia
trova dimora in differenti ambiti culturali e sistemi istituzionali:
GRECI l’espressione della passione, dell’irrazionale si identifica con un’esperienza totalizzante,
quella di essere posseduti da una forza soprannaturale a cui non si può resistere, il DAIMON. Il
furore Platonico si riferisce a questa doppia condizione, in quanto da un lato è stato di esaltazione
spirituale e intellettuale attraverso cui l’individuo ha un sapere trascendentale, dall’altro al rischio di
perdere la propria identità.
MEDIOEVO questo invasamento, di possessione da parte del divino viene chiamato DEMONE
MERIDIANO.
RINASCIMENTO la follia continua a essere oggetto di differenti interpretazioni che vanno dalla
sfera religiosa a quella filosofica, fino a quella medica. La malinconia poteva essere considerata
come un problema del fegato e della milza o come prodotto dell’influenza dell’astro di Saturno e
anche come condizione di uomini geniali.
Da Ippocrate in avanti la follia ha richiamato l’attenzione e l’esercizio della competenza medica, ma
questa non vantava nessuna superiorità rispetto alla mitologia, o all’astrologia, o alla teologia e le
molteplici rappresentazioni della follia stavano in una relazione di reciproco interesse.
‘600 sviluppo della medicina come sapere specialistico, fino ad allora l’arte medica non
riguardava esclusivamente i medici, ma era patrimonio anche di altri. Ad
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