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ART 548 [•••]:

-549 [•••] il vecchio giudizio sull’accertamento del terzo, la parentesi cognitiva, non si svolge più.

IL PIGNORAMENTO IMMOBILIARE

E’ quello che può dare una serie di problematiche, perché possono discendere gravi responsabilità

anche per l’avvocato. E’ un atto scritto e il vincolo pignoratizio viene impresso su un immobile. I

beni immobili hanno un meccanismo circolativo che si basano sulla trascrizione.

Il pignoramento immobiliare avviene con forme scritte e deve essere oggetto di trascrizione delle

conservatorie perché è da questa che si evince il pignoramento sul bene immobile che altrimenti

non risulta da elementi esteriori visibili.

L’ART 555

1° COMMA

I

l pignoramento immobiliare si esegue mediante notificazione al debitore e successiva trascrizione

di un atto nel quale gli si indicano esattamente, con gli estremi richiesti dal codice civile per

l'individuazione dell'immobile ipotecato, i beni e i diritti immobiliari che si intendono sottoporre a

esecuzione, e gli si fa l'ingiunzione prevista nell'articolo 492

Per quanto concerne l’individuazione del bene: già la norma chiede che si individui il bene con gli

estremi richiesti dal codice. Nell’atto di pignoramento vengono indicati con estrema attenzione gli

estremi catastali dell’immobile per un individuazione specifica dell’oggetto. Se si sbaglia

l’individuazione ne discende una serie di problematiche.

In una fase successiva quando c’è l’istanza di vendita bisogna presentare la certificazione

ipocatastale o una certificazione sostitutiva notarile per individuare ancora il bene pignorato e lo

stato giuridico di quel bene, e poi ci sarà un esperto che verificherà la certificazione ipocatastale.

2° COMMA

Immediatamente dopo la notificazione l'ufficiale giudiziario consegna copia autentica dell'atto con

le note di trascrizione al competente conservatore dei registri immobiliari che trascrive l'atto e gli

restituisce una delle note.

Le attività previste nel comma precedente possono essere compiute anche dal creditore

pignorante, al quale l'ufficiale giudiziario, se richiesto, deve consegnare gli atti di cui sopra

Anche il pignoramento immobiliare ha una perfezione della fattispecie progressiva, come quello

presso terzi.

Quando è perfetto il pignoramento? quando si perfeziona ed è estensibile ai terzi, e perché?

La trascrizione. Questa norma si collega agli effetti sostanziali del pignoramento. Gli atti dispositivi

compiuti prima di questa trascrizione sono opponibili. Il fatto che sia possibile quest’attività per il

creditore significa che ha la possibilità di trascrivere con la maggior celerità possibile (perché

magari l’ufficiale giudiziario non può farlo subito), e quindi anticipare le condizioni per l’opponibilità.

Se si notifica l’atto di pignoramento e nel frattempo il debitore dispone del bene, e si trascrive

prima questo atto, questo sarà opponibile.

Sulla custodia dei beni pignorati: All’inizio non veniva valorizzata con gravi conseguenze.

ART 559 [•••] 1°c. “Col pignoramento il debitore è costituito custode dei beni pignorati e di tutti gli

accessori, comprese le pertinenze, e i frutti senza diritto a compenso. “

Perché fare custode il debitore? Per imprimere il vincolo della custodia così da dire che il debitore

soggiace anche alle sanzioni penali previste nelle ipotesi in cui il bene oggetto del pignoramento

venga meno.

2° c. “Su istanza del creditore pignorante o di un creditore intervenuto, il giudice dell'esecuzione,

sentito il debitore, puo' nominare custode una persona diversa dallo stesso debitore. Il giudice

provvede a nominare una persona diversa quando l'immobile non sia occupato dal debitore.”

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È vero che il custode ha obblighi particolari di conservazione del bene ecc, negli ultimi anni il ruolo

è stato valorizzato perché il custode svolge attività gestoria del bene. Se il debitore è custode e lo

rimane, magari non apre la porta a chi è interessato ad acquistare in vendita forzata. Il ruolo della

custodia è un ruolo gestori particolarmente importante. Se si dà la custodia ad un terzo, questo si

attiva in modo opportuno per la gestione della cosa. In ogni caso il giudice deve valutare il caso

concreto, anche considerando che nominare un terzo come custode ha un costo (se lo fa il

debitore no). Il giudice provvede alla sostituzione del custode in caso di inosservanza degli obblighi

su di lui incombenti.

Il giudice, se custode dei beni pignorati e' il debitore e salvo che per la particolare natura degli

stessi ritenga che la sostituzione non abbia utilita', non la dispone.

Art. 560: “Il debitore e il terzo nominato custode debbono rendere il conto a norma

dell'articolo 593 . Ad essi è fatto divieto di dare in locazione l'immobile pignorato se non sono

autorizzati dal giudice dell’esecuzione.” Questo secondo comma si collega per l’inopponibilità

degli atti dispositivi, perché un conto se anteriore che segue il ciclo della vendita normale, ma

comunque la locazione possono venire autorizzate dopo il pignoramento e normalmente non

soggiaciono alla disciplina ordinaria.

Il legislatore aveva previsto che l’immobile poteva non essere appetibile, e quindi aveva elaborato

l’amministrazione giudiziaria in attesa che cambino le condizioni di mercato, e in quel caso era

previsto obbligo di rendiconto del custode.

Art. 593: il custode deve rendere conto dell’attività. Normalmente viene nominato custode colui che

si occupa delle operazioni di vendita.

Perché è fatto divieto ai custodi di locare il bene? Anche la locazione può essere un atto di

disposizione, se do in locazione un bene (se è preesistente vale il principio civilistico per cui la

vendita non incide sul rapporto di locazione) serve un’autorizzazione anche se l’opponibilità non

c’è primo perché è vero che si sfruttano gli aspetti pecuniari ma bisogna riuscire a capire se la

locazione è veramente fruttuosa (il bene locato vale molto meno sul mercato immobiliare).

Successivamente al pignoramento possono essere autorizzate delle locazioni, ma serve

l’autorizzazione del giudice e quelle locazioni autorizzate non soggiacciono alla disciplina ordinaria,

per quelle locazioni è previsto un regime diverso (per esempio il giudice può stabilire la durata, la

non rinnovabilità, e il decreto di trasferimento è titolo esecutivo per ottenere il rilascio).

“Il giudice dell'esecuzione dispone, con provvedimento non impugnabile, la liberazione

dell'immobile pignorato, quando non ritiene di autorizzare il debitore a continuare ad abitare lo

stesso, o parte dello stesso, ovvero quando revoca la detta autorizzazione, se concessa in

precedenza, ovvero quando provvede all'aggiudicazione o all'assegnazione dell’immobile."

Il debitore se non ha altri luoghi dove andare, solitamente viene autorizzato a stare nell’immobile.

Nel momento in cui o si deve procedere alla vendita (e l’immobile va consegnato libero) oppure il

debitore tiene un comportamento non appropriato, il giudice emette un provvedimento non

impugnabile.

“Il provvedimento costituisce titolo esecutivo per il rilascio ed è eseguito a cura del custode anche

successivamente alla pronuncia del decreto di trasferimento nell'interesse dell'aggiudicatario o

dell'assegnatario se questi non lo esentano”.

“Il giudice, con l'ordinanza di cui al terzo comma dell'articolo 569, stabilisce le modalità con cui il

custode deve adoperarsi affinché gli interessati a presentare offerta di acquisto esaminino i beni in

vendita. Il custode provvede in ogni caso, previa autorizzazione del giudice dell'esecuzione,

all'amministrazione e alla gestione dell'immobile pignorato ed esercita le azioni previste dalla legge

e occorrenti per conseguirne la disponibilità.” 14

Già nell’ordinanza di vendita, che è provvedimento complesso, con cui il giudice dispone la vendita

del bene si indicano le modalità che attengono alla custodia. Al di là di tutto, il custode ha degli

obblighi di rendiconto, di gestione del bene stabiliti dalla legge.

LA VENDITA FORZATA (LA FASE LIQUIDATIVA)

La fase della liquidazione è molto diversa dalle modifiche della legge 162/2014 e 32/2015.

Prima era molto diversa dalla fase della vendita attuale. Se si guarda il percorso storico si accorge

che la fase liquidata è sempre stata connotata da problematiche fino ai tempi antichi. Persino la

legislazione post-rivoluzionaria francese non era riuscita a togliere i problemi.

In questa fase è difficile trovare un punto di equilibrio che soddisfi creditori e debitori. Se siamo in

un mercato convenzionale le parti si mettono d’accordo come vogliono, ma se si è in un mercato

collegato da un processo è difficile trovare un equilibrio degli interessi in gioco.

Nei tempi più remoti quando si vendeva un bene era lo stesso creditore a fissare il prezzo di

vendita. Si diceva che vorrà stabilire un prezzo alto per rientrare del debito, oppure prezzo basso

per favorire un amico. Ma se si stabilivano i meccanismi dell’incanto il “calore” dell’asta porta a far

salire il prezzo, e quindi si assesta a livelli più adeguati.

Successivamente si è pensato che lo fissi l’ufficio esecutivo su parametri di equità, con il valore del

prezzo di mercato. Però l’asta è fatta anche di meccanismi di ribasso, se nessuno offre il prezzo

fissato, il prezzo va giù e può succedere che le bande criminali facciano piazza pulita di possibili

oblatori e queste bande acquistano a livelli bassi. Quindi si parte da un prezzo equo fino ad

arrivare alla “svendita”.

Occorre che la vendita entri in un meccanismo processuale dove si innescano tutti gli eventi

possibili. Nella vendita ordinaria ci sono regole predeterminate che interagiscono e fa da padrone

anzitutto la volontà delle parti. In un contesto processuale si hanno dei vincoli, regole e garanzie

che sono in alcuni casi minori della vendita convenzionale e in alcuni casi maggiori. La

ottimizzazione de risultati nella fase liquidata è pre cui non una cosa semplice.

La disciplina vigente fino a qualche mese fa, il sistema previgente introdotto dal legislatore si

articolava su due forme di vendita (il vecchio articolo 503 dispone).

- forme con incanto

- forme senza incanto.

La norma che lo stabiliva aveva solo una portata sistematica non percettiva, non ti dava un criterio

nella scelta su quale adottare, c’erano solo queste due possibilità.

La vendita con incanto, era la c.d. vendita all’asta, con un criterio peculiare:

si stabiliva le modalità di vendita con l’incanto (data, oggetto, ecc) con ordinanza di vendita il

giudice stabiliva le modalità, poi all’udienza per la vendita aveva luogo l’asta. Avveniva nella sala

delle pubbliche udienze dove il cancelliere accendeva 3 cerini, tra un offerta e l’altra per calcolare il

tempo. Se qualcuno faceva un’offerta nelle more sovrastava la precedente. C’erano fferte minime

al rialzo. Alla fine di questa gara c’era aggiudicazione a titolo provvisorio, perché nei 10 giorni

successivi altri soggetti potevano offrire al rialzo (con l’aumento di sesto), dove si aveva un altra

gara con alla fine l’aggiudicazione definitiva del bene. SE non ci fossero stati oblatori le norme

precedenti sancivano che doveva andare a ribasso il prezzo base di vendita. Il problema erano le

forme di malcostume di persone poco raccomandabili. Il legislatore ha poi disposto il divieto di

emissione del provvedimento del giudice che vedeva l’assegnazione del bene con anomalie.

La vendita senza incanto, quindi offerte fatte in busta chiusa senza l’asta. Era quella che il

legislatore aveva timidamente preferito. Come? se il giudice sceglieva l’asta doveva dare delle

motivazioni, se sceglieva la modalità senza incanto non doveva motivare. Per questo la dottrina

aveva ricavato che il legislatore era più propenso per quest’ultima.

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Nella prassi però le modalità di vendita preferita era l’incanto. Ancora negli anni 90 quando ancora

alcuni tribunali, in specie Monza non si distinguono come fori virtuosi. La scelta delle vendite con

incanto era l’80%, questo perché nel fallimento la vendita avveniva con le formule prioritario

dell’incanto. Anche se era un idea sbagliata, ma era un’idea di maggioranza. L’idea era quella che

della vendita con incanto fosse la modalità più trasparente.

Questo sistema però dava aperture all’illegalità, ma tutta la disciplina era strutturata in una maniera

anomala. Non veniva presa in considerazione la disciplina informativa di queste modalità. L’opacità

informativa è la prima cosa per favorire l’abuso perché la mancata conoscenza della vendita non

permette un vasto pubblico di ipotetici acquirenti. Inoltre anche la visita per visionare l’immobile era

pressoché impossibile.

Così il legislatore ha cominciato a cambiare la disciplina, quando notò che c’erano delle esecuzioni

abnormi, con esecuzioni aperte per 30 anni. La giurisprudenza si doveva inventare cause estintive.

Un peso specifico al cambiamento di questa disciplina è stato il principio di ragionevole durata del

processo. Trasfuso nell’art 111 Cost. Per sopperire alla ragionevole durata è entrata in vigore la

legge Pinto, ossia l’introduzione del ristoro economico per l’irragionevole durata del processo.

Ancora di più stringere i tempi per un’altra ragione, quella economica. Quindi per l’alto tasso di

affari compiuti dalla criminalità organizzata, le spese risarcitorie della lungaggine del processo

hanno portato ad una nuova legislazione.

Il legislatore nel 2005/2006 ha espresso la preferenza per la vendita senza incanto, ma se questa

si rileverà non proficua per qualunque ragione si attuerà la vendita con incanto. Quindi l’incanto era

in una posizione subordinata, e il giudice non poteva più scegliere.

Il legislatore attuale ha adottato due modifiche una vicino all’altra: una la legge 162/2014 e la legge

132/2015. Nel 2014 ha detto prendiamo la vendita e discipliniamola modificando tre norme (503,

569 e 572). In questo contesto ha preso la stessa forma lessicale e l’ha calata in queste tre

norme .

ART 503 c.p.c. riferita alla vendita generale e ci iscrive nel secondo comma :

“L’incanto può essere disposto solo quando il giudice ritiene probabile che la vendita con tale

modalità abbia luogo ad un prezzo superiore della metà rispetto al valore del bene, determinato a

norma dell’articolo 568.”

Poi prende questa frase e la inserisce nella 569 [•••] e nel 572 [•••] che è riferita alla vendita senza

incanto.

La norma del 503 diceva (prima della riforma) che il prezzo dell’immobile era determinabili

secondo le disposizioni generali o avvalendoti ad un esperto. Nella prima ipotesi dovevi calcolare il

valore secondo una stima catastale. Ma se il catasto non era aggiornato era difficile stimare il

valore. Quindi si nominava l’esperto che inseriva dei correttivi d’estimo a ribasso, perché la

disciplina della vendita forzata trova anche disposizioni nel c.c.. Perché quando parli di vendita

evochi il contratto privatistico con una disciplina propria che non è adatta sempre alla vendita

forzata, per esempio la garanzia della cosa non c’è nella vendita forzata. Quindi visto che è un

contesto differenze senza le garanzie del libero mercato ci vuole un correttivo al ribasso

ragionevole, e quello è il prezzo di vendita. Questo però era il prezzo base, rappresentato dalla

stima dell’esperto. Poi l’auspicio era diverso per le dinamiche di vendita. Poi si prevedeva che se

chi offre, offre un incremento di 1/5 in più rispetto al prezzo base stabilito era sicuramente

aggiudicato. Ma se il prezzo era al di sotto del prezzo base non veniva neanche presa in

considerazione. Se invece le offerte erano numerose e queste o superano l’aumento del 1/5 o

comunque stanno sopra il prezzo di mercato si apriva una gara tra gli offerenti. Poi se in questa

gara mancavano offerenti il giudice poteva valutare di aggiudicare a chi aveva offerto la cifra

maggiore precedentemente o porre una vendita con incanto. Per far disporre l’incanto c’era anche

l’opposizione del creditore procedente. Norma oscura perché il creditore disonesto che già aveva

la sicurezza di recuperare il suo credito poteva specularmente porre l’opposizione per favorire

qualche amico.

Per questo nel 2014 il legislatore dice che non è possibile far scattare l’incanto se non funziona il

senza incanto, ma SOLO se il giudice ritiene probabile ottenere il 50% del prezzo in più. Il

problema era che il 50% era un po’ alto. Altro problema che tutte le norme sulla vendita erano

rimaste inalterate le uniche modificate nel 2014 erano quelle 3. Il problema è la mancanza di rigore

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logico perché se il legislatore voleva isolare la vendita con incanto era meglio toglierla

completamente che lasciare alla discrezionalità del giudice senza motivazione che con la

probabilità (ossia la via di mezzo tra un evento certo ed uno impossibile) di ottenere il 50% in più

confidando sulla sua buona fede.

Nell’ultima riforma del 2015 con la legge 132, questa alchimia della probabilità del giudice se

ritiene della vendita una volta e mezza è sparita dalla vendita senza incanto.

VENDITA SENZA INCANTO

La vendita senza incanto è la prescelta del legislatore. Quindi il giudice deve scegliere questa

formula e deve fare una serie di attività prodromica, oltre che quelli del venditore. Quindi il

creditore dopo il pignoramento dal 2015 deve effettuare entro 45 giorni per presentare l’istanza di

vendita, ma anche i creditori muniti di titolo possono porre l’istanza di vendita. Una volta chiesta la

vendita del bene si deve presentare la documentazione ipocatastale (per la vendita dei beni

immobili) entro 60 giorni, con una proroga di altri 60 giorni disposta dal giudice, ma se questa

proroga non viene concessa, il giudice dichiara d’ufficio l’inefficacia del pignoramento (art567,

164bis disc attuazione). Questa documentazione serve per identificare l’immobile, e per verificare il

regime circolatorio legato a quel bene (certificati di iscrizioni e trascrizioni), se vi sono iscrizioni

ipotecarie è il creditore a notificare la vendita al creditore ipotecario, che è condizione di

procedibilità. E vedere se ci sono le trascrizioni, di altri pignoramenti e quindi si riuniranno le

procedure, oppure trascrizioni per la circolazione del bene, per esempio se avviene un

usucapione.

La trascrizione è un sistema di pubblicità per rendere note le vicende circolatorie del bene, rende

nota la vicenda. La trascrizione ha funzione di carattere pubblicitario. Per la trascrizione ciò che

importa è che se non ho nessun diritto e lo trasferisco la trascrizione non è sanante. Ipotesi

particolarissima se hai il possesso per la metà del tempo per usucapirlo e avere la trascrizione di

chi non era il vero titolare di quel diritto. Allora la cosa compensa.

Il giudice stabilisce il da farsi. Analizza la documentazione, nomina l’esperto che procederà alla

stima del bene e poi fissa un udienza importante sui tempi e le modalità della vendita. Udienza che

segna una prima linea di sbarramento, rispetto alle nullità che si sono presentate

precedentemente. Perché è disciplinata una opposizione contro la nullità degli atti processuali.

Questo strumento dell’opposizione, viene dato ma le nullità anteriori a quell’udienza possono

essere fatte valere prima di quella udienza. ART 568 c.p.c. Norma esplicita la necessità di fare

riferimento al valore di mercato che va compenetrata all’art 173 bis disp di attuazione che dice in

sostanza all’esperto cosa fare quando è chiamato a stilare la valutazione. Attività dell’esperto

complessa perché deve valutare diversi fattori. L’esperto è un consulente tecnico sostanzialmente.

Ma non lo si chiama consulente perché di solito è chiamato a degli obblighi di giuramento. Oggi si

è sancito che deve giurare in cancelleria.

ART 173 bis disp di attuazione:

L'esperto provvede alla redazione della relazione di stima dalla quale devono risultare:

1) l'identificazione del bene, comprensiva dei confini e dei dati catastali;

2) una sommaria descrizione del bene;

3) lo stato di possesso del bene, con l'indicazione, se occupato da terzi, del titolo in base al quale

è occupato, con particolare riferimento alla esistenza di contratti registrati in data antecedente al

pignoramento; (bisogna sapere se il bene è locato, occupato abusivamente)

4) l'esistenza di formalità, vincoli o oneri, anche di natura condominiale, gravanti sul bene che

resteranno a carico dell'acquirente, ivi compresi i vincoli derivanti da contratti incidenti sulla

attitudine edificatoria dello stesso o i vincoli connessi con il suo carattere storico-artistico; (chi

comprerà dalla vendita forzata le morosità condominiali del biennio le dovrà pagare l’acquirente e

la relazione deve contenere tali avvertimenti. MA il problema si pone che dalla relazione alla

vendita passa un bel po’ di tempo allora che periodo di tempo comprende? Ovviamente

l’amministratore condominiale che ha il dovere di procedere con la richiesta di decreto ingiuntivo

che è immediatamente esecutivo. Quindi in linea di massima interverrà nella procedura.

5) ecc

6) ecc 17

7) [•••] se vi sono opere abusive la sanatoria la paga l’acquirente, se non sana entro 120 giorni

l’amministrazione può abbattere l’immobile o confiscarlo. MA è possibile vendere un immobile

abusivo non sanabile? bisogna distinguere, non c’è una norma che vieti la vendita di un immobile

abusivo, nella vendita ordinaria c’è la sanzione di nullità dell’atto, nella vendita forzata non c’è.

Perché esentando gli immobili abusivi alla vendita forzata il debitore potrebbe specularmente

costruire abusivamente. Quindi è valutabile dall’esperto se l’immobile è abusivo per una parte si

può vendere lo stesso, poi abbattendo la parte abusiva.

L’esperto deve dare conto dello stato della trascrizioni delle domande giudiziali. Perché la

domanda giudiziale crea un effetto prenotativo, se la lite pendente andrà male per il dante causa

andrà male anche all’acquirente. Deve solo dar contro della domanda giudiziale perché? perché

avvisare che c’è trascritta da un avvertimento che potrebbe andare male. Ma invece il dar conto è

un controllo dell’esperto sostanziale che andrà a vedere i gradi precedenti, e scrive nella relazione

l’evoluzione giudiziale della domanda.

Il provvedimento del giudice ART 569 [•••] dice cosa deve fare il giudice nella fase che anticipa

l’udienza. il giudice guardata la documentazione ipocatastale entro o15 giorni nomina l’esperto e

fissa l’udienza. Tra la data dell’udienza e del provvedimento non devono trascorrere più di 90

giorni. L’udienza è importantissima per l’autorizzazione alla vendita. Vendita forzata che non è più

a cura del giudice ma la controlla. Il giudice delega la vendita. In questa udienza il creditore e

debitore dicono la loro sulla stima del bene e la relazione. L’operazione di delega, è vero che il

giudice lo sceglie, ma se il professionista ha dei rapporti di vicinanza con l’esecutato è nell’udienza

che i creditori possono fare le loro opposizioni. Se non ci sono opposizioni il giudice dispone la

vendita senza incanto, ma se ci sono opposizioni pendenti bisogna definirli prioritariamente.

Venerdì appunti pometto:

Vendita senza incanto (571 a 574, 588 che riguarda l’aggiudicazione): la struttura delle norme è

oggi più efficace rispetto a come era prima, fino a qualche mese fa funzionava così: per aversi

l’assegnazione doveva esserci l’offerta di almeno 1/5 in più rispetto al prezzo indicato

nell’ordinanza di vendita. L’obiettivo però era ambizioso, in questo tipo di vendita il risultato era, se

ottenuto, minore di quello di mercato. Laddove il risultato non ci fosse, e la vendita si assestava su

soglie inferiori, o si faceva di nuovo la vendita oppure si faceva la gara tra gli offerenti.

La cosa antipatica di quella disciplina era che se non si fosse ottenuto il risultato con l’aumento di

un quinto bastava il dissenso del creditore per bloccare tutto.

Oggi invece l’idea è che la vendita senza incanto ne esca migliorata.

La fase iniziale è sempre la stessa, le offerte come possono svilupparsi

Art. 571: il debitore no perché è una regola punitiva, il debitore ha creato questa situazione e non

deve essere favorito.

Si può fare un acquisto diretto o per persona da nominare. La limitazione che c’è per il debitore

non c’è per il terzo responsabile per debito altrui, proprio perché il debito non è il proprio.

L'offerente deve presentare nella cancelleria dichiarazione contenente l'indicazione del prezzo, del

tempo e modo del pagamento e ogni altro elemento utile alla valutazione dell'offerta. Nelle vecchie

vendite all’asta l’offerta era pubblica, qui si tende a garantire la maggior segretezza. Ognuno mette

la propria offerta in busta chiusa, alla quale unisce la cauzione pari al 10% del prezzo indicato

nell’ordinanza di vendita.

Tempo e modo del pagamento perché la flessibilità che da questa forma di vendita è maggiore

rispetto alla vendita con incanto, perché per esempio si può offrire pagamenti di carattere

rateizzato. Fino a qualche mese fa non era previsto espressamente.

L’offerta deve essere fatta nel termine indicato nell’ordinanza di vendita. (Tra 90 e 120gg

dall’ordinanza di vendita). Se depositata fuori termine non è presa in considerazione.

L'offerta non è efficace se è inferiore al prezzo determinato a norma dell'articolo 568 e se

l'offerente non presta cauzione, con le modalità stabilite nell'ordinanza di vendita, in misura non

inferiore al decimo del prezzo da lui proposto.

Quindi se il prezzo è 100 e si offre 74, l’offerta non è efficace. È una disposizione coerente? La

norma può avere una sua coerenza logica, sicuramente la responsabilità patrimoniale del debitore

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non deve essere intesa nel senso di poter determinare un danno ingiusto del suo patrimonio,

perché vendite a prezzi vili sono in contrasto con tutto un insieme di norme.

Però è anche vero che qui forse non c’è ingiusto depauperamento se si raggiunge il risultato

perché si cerca di ottenere la competizione sotto tanti profili (per esempio l’istituzione del portale

delle vendite pubbliche gestito dal ministero, che deve entrare in funzione). Nel momento in cui c’è

una fonte informativa si apre a potenziali acquirenti ampi.

L’offerta è irrevocabile (anche perché altrimenti si perde la cauzione), salvo che:

1) il giudice disponga la gara tra gli offerenti di cui all'articolo 573](5);

2) il giudice ordini l'incanto;

3) siano decorsi centoventi giorni dalla sua presentazione ed essa non sia stata accolta.

Dalle norme della vendita senza incanto sono quasi totalmente espunti i riferimenti all’incanto,

prima si preferiva senza incanto e successivamente l’incanto, oggi non è più così ma in questa

norma è rimasto il riferimento all’incanto perché se ottenuta l’aggiudicazione, l’aggiudicatario resta

inadempiente il legislatore dice che il giudice può disporre l’incanto.

Rispetto alla vendita convenzionale, qui serve una cauzione del 10% al momento dell’offerta (che

non è poco per gli immobili), sono bloccati fino a che non è decorso questo periodo di tempo

(120gg) e questo rende meno appetibile queste vendite.

All’esterno della busta il cancelliere annota i dati di chi l’ha consegnata. L’offerta è dentro la busta,

fuori si fa un’annotazione per ricondurla ad una certa procedura. La busta chiusa è l’elemento che

ha dato appeal a questa vendita, perché nessuno può sapere quanto è l’offerta dei soggetti, e

quindi si tende magari ad offrire un prezzo più elevato se si è interessati. Però l’art. 172-quinquies

disp att dice che il giudice nell’ordinanza di vendita può autorizzare anche a depositare la cauzione

anche con altre modalità (telematiche), e questa norma è stata criticata perché si è detto che così

si perde la segretezza.

Comunque la busta non è garanzia assoluta di impenetrabilità, bisogna sempre considerare il

fattore umano (il cancelliere onesto). Il sistema informatico potrebbe dare maggiori garanzie,

perché ha chiavi crittografiche doppie e chiavi di accesso per cui si può risalire a chi ha aperto i

file, quando e per quanto tempo. Quindi la garanzia è nel fatto che si può risalire a chi propaghi

informazioni, con sanzioni per accesso abusivo a sistemi informatici (o abuso d’ufficio).

Oltretutto sembra più adatto al fatto che si crea un portale gestito dal ministero, se poi vuoi che

quel sistema abbia riscontro, non devi obbligare la gente a portare le buste al tribunale (magari

lontano), devi permettere di fare offerte senza muoversi.

Nell’ordinanza di vendita il giudice fissa l’udienza in cui si delibera sull’offerta. Art. 572, Sull'offerta

il giudice dell'esecuzione sente le parti e i creditori iscritti non intervenuti (2).

Se l'offerta è superiore al valore dell'immobile determinato a norma dell'articolo 568, aumentato di

un quinto, la stessa è senz'altro accolta.

Se si dice che c’è un valore di stima meno i ribassi, se qualcuno offre ciò che hai chiesto quello è

da considerare un prezzo giusto. Quindi se inferiore a ¼ rispetto alla stima è inefficace. Se l’offerta

è pari o superiore al prezzo indicato nell’ordinanza, i giochi si chiudono.

Se il prezzo è inferiore rispetto a quello stabilito nell’ordinanza, ma nel range tra il prezzo fissato e

il quarto, la soluzione è diversa: il giudice può far luogo alla vendita quando ritiene che non vi sia

una seria possibilità di ottenere un prezzo superiore con una nuova vendita e non ci sono istanze

di assegnazione.

Scelta coerente del legislatore, qui si toglie l’incoerenza vista prima a proposito del quarto. Il

giudice non è obbligato, può far luogo alla vendita.

Istanza di assegnazione: può essere satisfattiva o assegnazione-vendita, se il credito è 100 e

l’immobile è 300, la differenza rispetto al credito deve essere compensata come se fosse una

vendita. Fino a qualche mese fa l’assegnazione non si poteva mai chiedere subito. La legge era

strutturata in modo che se si è ottenuto meno dell’aumento di quinto si metteva in vendita con

incanto se l’offerta è una (se no gara tra offerte). Se l’incanto andava male si poteva chiedere

l’assegnazione ma il giudice non era tenuto a concederlo. Passavano tanti anni prima di poter

ottenere l’assegnazione.

Il legislatore ha snellito, dicendo che se il prezzo è giusto il bene è venduto; se il prezzo è

leggermente sotto decide il giudice tra assegnazione (se c’è l’istanza) o una nuova vendita.

L’assegnazione è un po’ evocativa del patto commissorio, ci si mette d’accordo tra debitore e

creditore e per cui in caso di inadempimento il creditore si tiene il bene, forma di possibile

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approfittamento. In sede di vendita forzata chiedere l’assegnazione era vista in questo senso. Oggi

più ragionevolmente si pensa che se il prezzo offerto non è dei migliori il creditore può presentare

istanza di assegnazione entro 10gg prima l’udienza in cui si discute dell’offerta.

In ogni caso, se non c’è l’assegnazione, il giudice stabilisce lui, se reputa che la vendita non sia

avvenuta con esiti fruttuosi ma ritiene che il mercato si stia riprendendo può provare a rivendere

(sempre senza incanto). In sostanza una norma più ragionevole che tende ad arrivare più

velocemente alla fine del processo.

Se le offerte sono diverse e non solo una, indipendentemente dal prezzo offerto, il giudice indice la

gara, invita in ogni caso gli offerenti sulla gara sul prezzo più alto.

Se sono state presentate offerte di assegnazione, con offerte plurime, se queste ultime non hanno

raggiunto degli esiti soddisfacenti, il giudice dispone l’assegnazione. Se non c’è istanza di

assegnazione il giudice può scegliere se fare una nuova vendita o se accettare la migliore offerta.

Nella valutazione della miglior offerta il giudice tiene conto di diversi elementi, non solo del prezzo

offerto.

Il giudice può autorizzare l’aggiudicatario ad immettersi nel possesso dell’immobile, anche se non

ha ancora finito di pagare il prezzo, per esempio si è impegnato a pagare a rate (con fideiussione,

che garantisce anche per eventuali danni che il soggetto può compiere). Se il soggetto non paga

più perde la precedente cauzione, viene escussa la fideiussione.

L’obiettivo è vendere a un prezzo giusto, mai al di sotto del quarto, che viene sentito come prezzo

ingiusto. La fregatura che ci può essere è il 164.bis disp att che se non si riesce ad ottenere

risultati di vendita il giudice può stabilire l’estinzione del pignoramento, quindi tanta fatica per nulla,

quindi è sempre meglio fare istanza di assegnazione.

Il giudice quando individua l’aggiudicatario emette un decreto, già ribadite nell’ordinanza di vendita,

dove dice come deve essere versato il prezzo, per esempio ratealmente. Supponendo che

l’aggiudicatario non adempia, per esempio non paga una rata, anche se è richiesta la fideiussione

pari al 30% del valore, perderà la cauzione. Quindi che l’aggiudicatario sia incentivato a pagare è

fuori discussione. Però qua arriva la stranezza della legge che sancisce che il giudice può ordinare

la vendita con incanto se ritiene di prendere il 150% del valore di stima, perché l’aggiudicatario è

rimasto inadempiente, e quindi la procedura ha già incamerato la cauzione. Però chi è il giudice

che ragionevolmente ritiene probabile di recuperare il 150 %, però la norma non chiede la

motivazione quindi il giudice può anche fingere e ritenerlo probabile. MA la base d’asta parte dal

150% del prezzo stimato e quindi se non si vende si blocca tutto? vendita con incanto 576 ss.

L’istanza di assegnazione: il creditore che chiede di farsi assegnare il bene. Ma l’assegnazione ha

caratteri di vendita, il creditore è una sorte di acquirente, deve offrire almeno il valore dei crediti

che hanno la priorità rispetto al suo e poi la differenza. Se c’è solo quel creditore che chiede

l’assegnazione una volta che compensa il valore stimato del bene con il suo credito, può rivendere

il bene anche ad un prezzo maggiore, non è un caso di ingiustizia.

EFFETTI SOSTANZIALI SULLA VENDITA

Passando agli effetti sostanziali sulla vendita

Effetto traslativo della vendita forzata, art. 2919 cc. Quello che non è opponibile ai creditori non è

opponibile all’aggiudicatario.

ART 2919 c.c: La vendita forzata [503 c.p.c. ss.] trasferisce all'acquirente i diritti che sulla cosa

spettavano a colui che ha subìto l'espropriazione (1), salvi gli effetti del possesso di buona

fede [1153]. Non sono però opponibili all'acquirente i diritti acquistati da terzi sulla cosa, se i diritti

stessi non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante [2913 ss.] e dei creditori intervenuti

nell’esecuzione.

Quindi è un acquisto a titolo derivativo, se ne è molto discusso su questa natura. L’esecutato

proprietario non vuole vendere, il bene lo vende l’autorità quindi è una vendita di matrice

pubblicistica ed è difficile vederci le caratteristiche di una vendita ordinaria. Se l’acquisto è a titolo

derivativo, se ci sono dei debiti (crediti o altre situazioni) questi continuano, se è a titolo originario

no. Non è una questione indifferente. 20

Oggi è chiaro che sia a titolo derivativo, ma in passato ci sono state sentenze di cassazione che

sostenevano fosse a titolo originario perché si scoprivano debiti (per perizie malfatte) e

l’aggiudicatario si trovava cartelle esattoriali enormi, quindi si cercava di trovare delle soluzioni

alternative, riteneva che le peculiarità della vendita forzata la assimilava ad acquisti a titolo

originario.

Ma l’effetto purgativo? Se si dice che l’acquisto è a titolo derivativo e poi è previsto l’effetto

purgativo, legittimamente si palesa una contraddizione. Chi dice che è a titolo derivativo dice una

verità, l’art. 2919 ti pone su quella strada ma non è una verità assoluta, tant’è vero che i

sostanzialisti hanno detto che si tratta di una situazione anomala, e l’ibrido è determinato dal fatto

che c’è l’effetto purgativo. Quindi non si può dire che tutto ciò che era di uno passa

automaticamente in capo all’alto.

Per esempio si escludono i criteri di interpretazione del contratto, acquisto derivativo sì ma fino a

un certo punto. Per capire qual è l’oggetto trasferito si guardano gli atti della procedura, quelli

fanno stato e quindi attenzione a redigere gli atti di pignoramento, i documenti, la relazione ecc...

Il diritto di prelazione per i conduttori ad uso non abitativo per la tutela dell’avviamento non viene

applicato.

La tutela del 1460 dell’eccezione di inadempimento non è estendibile alla vendita forzata. Quindi

se non adempi perdi la cauzione e le rate già versate.

Questa connotazione teorica lo è fino a un certo punto, le ricadute pratiche sono tantissime.

Il bene mobile o immobile di terzi proprietari è stato pignorato ritenendo che quel bene sia

dell’esecutato. La premessa maggiore dell’opposizione di terzo: sarebbe un esecuzione forzata

ingiusta, quando si apprendono dei beni che non sono nel del debitore ne del terzo responsabile di

beni altrui, può fare opposizione di terzo. Strumento oppositivo che vale per le opposizioni (619 a

622).

Ciò detto prima di fare un opposizione devo sapere che il mio bene è pignorato, e per opporsi

entra in gioca la figura giudiziale, quindi per prima cosa il terzo pignorato deve chiedere la

sospensione della vendita. Ma il giudice deve avere qualche elemento cognitivo per sospendere la

vendita.

ART 2920 “Diritti di terzi sulla cosa mobile venduta”: Se oggetto della vendita è una cosa mobile,

coloro che avevano la proprietà o altri diritti reali su di essa, ma non hanno fatto valere le loro

ragioni sulla somma ricavata dall’esecuzione (se il terzo non si è opposto o si è opposto in ritardo,

o non è stata posta la sospensione) [541 c.p.c. ss.], non possono farle valere nei confronti

dell'acquirente di buona fede, né possono ripetere dai creditori la somma distribuita. Resta ferma

la responsabilità del creditore procedente di mala fede per i danni e per le spese”

Quindi se il bene è stato liquidato e le somme distribuito non può opporre nulla all’acquirente o alla

procedura perché anche se si è opposto si è opposto male. Se la liquidità non è stata ripartita il

terzo si prenderà la liquidità se già distribuita può solo chiedere il risarcimento del creditore che ha

agito in mala fede.

Per i beni immobili è un po' diverso perché nella disciplina convenzionale c’è la garanzia per

evizione (vedi), che per la vendita forzata ha una diversa disciplina la garanzia per evizione.

ART 2921 “L'acquirente della cosa espropriata, se ne subisce l'evizione, può ripetere il prezzo non

ancora distribuito, dedotte le spese, e, se la distribuzione è già avvenuta [510 c.p.c.], può ripeterne

da ciascun creditore la parte che ha riscossa e dal debitore l'eventuale residuo, salva la

responsabilità del creditore procedente per i danni e per le spese.

Se l'evizione è soltanto parziale [1484], l'acquirente ha diritto di ripetere una parte proporzionale

del prezzo. La ripetizione ha luogo anche se l'aggiudicatario, per evitare l'evizione, ha pagato una

somma di danaro (1).

In ogni caso l'acquirente non può ripetere il prezzo nei confronti dei creditori privilegiati o ipotecari

ai quali la causa di evizione non era opponibile. “

Qui la soluzione è diversa, se la somma non è stata ripartita l’acquisisce il terzo dedotte le spese,

se è stato ripartito il terzo può recuperare dai creditori la somma. Perché il principio di base è che

si possono trasmettere diritti se li si ha, anche se trascrivo ma chi mi vende non aveva i diritti non

acquisto nulla.

SE è stato pignorato il bene di terzo non responsabile, se l’esecuzione ha ruolo su quel bene è

ingiusto. Lo strumento di tutela c’è è l’opposizione di terzo. Esperibile rapidamente e con

21

intelligenza, es chiedere la sospensione di vendita. SE non è stato esperito diligentemente lo

strumento, il terzo può rivendicare il bene, anzitutto sul piatto del prezzo ricevuto dalla vendita, se

è stato ridistribuito il terzo chiede ai creditori.

[ Norme che si sono riformate:

- art 2929 bis - variante dell’azione revocatoria (non la chiede)

- art 480 - il precetto nel 2° comma modifica inserita, “il precetto deve altresì contenere…”

- art 490 - pubblicità degli avvisi

- art 495 - sulla conversione

- art 521 bis

- 545 546 548 549

- 503 vendita generale 530 cambiato di poco 532 533 534 bis 534 ter —> non sono modifiche di

tanto

- 567 568 569 571 573 574 587 vendita immobiliare

- assegnazione 588 589 590 591 —> vendo senza incanto poi se ci sono subito le richieste di

assegnazione il giudice può disporle, che comunque si assegna ad un prezzo di stima dove è

possibile pagare i creditori che privilegiati che stanno avanti al creditore che fa istanza

l’assegnazione, e se il bene ha lo stesso valore del credito allora si accetta l’assegnazione

satisfattiva, ma se il bene a un valore maggiore, il creditore farà un assegnazione vendita

dove pagherà la differenza. Ora prima dell’udienza del 569 10 giorni prima i creditori possono

fare l’istanza di assegnazione. L’anticipazione dell’assegnazione non è così negativa.

- art 615 cambiato cap 24

Codice nuovo della l. 132 /2015 ]

LOCAZIONI

ART 2923 : se il debitore ha consentito delle locazione che siano opponibili alla procedura,

anteriori al pignoramento, queste sono opponibili all’acquirente. Questo è un principio della vendita

convenzionale, si riassuma “ etico non toglie locato “. Occorre che la trascrizione sia anteriore al

pignoramento. La trascrizione è richiesta per le locazioni novennali spesso usate per l’impresa

alberghiera. Si è svolta una certa prassi nella giurisprudenza dove è conveniente dare in locazione

anche dopo il pignoramento, questa deve essere autorizzata dal giudice e una volta venduto il

bene si stabilisce nell’ordinanza che il conduttore se ne deve andare, questo dipende se la

locazione è lucrosa o meno. Se non molto lucrosa sarà avvisato il conduttore che non sarà una

locazione che durerà col regime regolare.

VIZI DELLA COSA

ART 2922 vizi della cosa : La vendita forzata non comporta la garanzia per i vizi della cosa e non

può essere impugnata per lesione. Cos’è la causa di lesione? La rescissione per lesione è

spendibile solo se c’è il 50% in più del prezzo di mercato. La garanzia per vizi non opera nella

vendita forzata, però la giurisprudenza ha fatto un percorso apprezzabile, però ha ritenuto che si

potesse comunque ritenere applicabile una variante nel caso di alto et pro alio, ossia “una cosa per

un’altra” es terreno è edificabile e poi non è edificabile. E’ per questa norma che praticano le

garanzie di estimo al ribasso perché non c’è la garanzia per vizi, però la giurisprudenza quando

diviene eccessivo la sproporzione interviene.

ART 2929: norma importante . La nullità degli atti esecutivi che hanno preceduto la vendita o

l'assegnazione non ha effetto riguardo all'acquirente o all’assegnatario (ossia i soggetti che

acquistano il bene), salvo il caso di collusione con il creditore procedente. Gli altri creditori non

sono in nessun caso tenuti a restituire quanto hanno ricevuto per effetto dell’esecuzione.

Abbiamo detto che ciò che passa in via di eccezione nel processo ordinario passa in via di azione

in quello esecutivo. Le nullità possono venire denunciate con l’opposizione agli atti esecutivi 617 e

618

617

Se una nullità formale inficia i primi due atti, l’interessato a far valere quella nullità fa un

opposizione con un atto di citazione. Nel precetto al 3° comma c’è l’obbligo di indicazione della

residenza e del domicilio del creditore quello è il luogo dove si crea il collegamento territoriale,

22

mentre se non è presente l’indicazione andrà ad opporsi nella cancelleria dove ha ricevuto la

notificazione. Questa norma afferma un opposizione anche se l’esecuzione non è iniziata.

Se il pignoramento è già stato eseguito le nullità che inficiano il procedimento saranno oggetto di

opponibili davanti al giudice dell’esecuzione senza l’atto di citazione. Però la norma dice che si

deve fare opposizione nei 20 giorni dal compimento dell’atto viziato o dal dalla conoscenza di

questo atto, quindi c’è un arco temporale di decadenza. Oltre al termine decade e si sana.

Il collegamento con il 2929, ulteriore norma di sbarramento: la norma dice che le nullità che hanno

preceduto la vendita non sono dannose per l’assegnatario o aggiudicatario. Quindi tutto quello che

precede la vendita, gli atti che hanno preceduto la vendita si sanano. Quando il giudice fissa

l’udienza di autorizzazione della vendita (569), tutte le nullità che hanno preceduto la vendita non

rileva. Chi può fare valere l’opposizione di quelle nullità le deve far valere per la data del 569

altrimenti si sanano. La ratio di queste norme è per una stabilità processuale. Quindi d’inverso il

termine per non far decadere l’opposizione se in costanza con la vendita è ulteriormente ridotto.

Quindi l’art 569 va collegata al 617 e il 2929. Ma nell’udienza del 569 le parti possono fare

osservazioni, ma le obiezioni per nullità precedenti sono precluse alla data dell’udienza. Il termine

del 569 in realtà in quell’udienza il giudice autorizza la vendita, ma il processo di vendita è un

percorso più lungo. Dove prende parte anche il futuro aggiudicatario o assegnatario.

L’OPPOSIZIONE FORMALE

Le ipotesi da considerare sono due:

- può essere stata proposta prima dell’inizio dell’esecuzione

- può essere stata proposta dopo l’inizio dell’esecuzione

Non è una caratteristica di tutte le opposizioni, per esempio l’opposizione del terzo è sempre ex

post il pignoramento.

Quindi notificato il titolo esecutivo e il precetto eventuali vizi formali del precetto o T.E possono

essere denunciati nella forma della citazione, che vede come individuazione del giudice

competente territorialmente è correlata all’obbligo sul precetto che ha il creditore che indica la

residenza o l’elezione di domicilio, o se non è indicata nella cancelleria del luogo dove notificato il

precetto.

Ma se il pignoramento è già stato fatto, l’atto introduttivo sarà rappresentato dal ricorso.

ART 618 c.1 : “Il giudice dell'esecuzione fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti

davanti a sé e il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto, e dà, nei casi

urgenti, i provvedimenti opportuni. “

Qui essendo successiva al pignoramento si è già adito il giudice e quindi si fa riferimento al giudice

dell’esecuzione.

Nella vecchia disciplina succedeva che l’opposizione formale si riferiva sempre al giudice

dell’esecuzione ed era lui che decideva la questione. Quando parliamo di nullità di carattere

formale dobbiamo pensare ad un numero di atti piuttosto vasto. Lo scenario è molto più vasto e fin

tanto che il giudice dell’esecuzione deve verificare la nullità e validità di un atto processuale che

viene dalle parti il giudice mantiene la sua imparzialità; ma se la stessa lamentela è posta su un

atto di un giudice c’è un problema di convinzione. E’ difficile che chi ha giudicato su una cosa

possa ripensarci e riesaminare in modo imparziale. Col vecchio regime si era dubitato che questo

veniva considerato una parentesi cognitiva.

Il legislatore nel 2005 ha cambiato la disposizione e quindi si può rileggere il primo comma con la

consapevolezza che non è lo stesso giudice che deciderà l’opposizione di un atto che ha disposto

lo stesso e con l’accezione che “dà nei casi urgenti i provvedimenti opportuni”, ossia nei casi in cui

l’opposizione sembra fondata può sospendere la vendita per esempio.

Il regime di nullità degli atti (pag 38 i principi)

ART 618 c.2 “All'udienza dà con ordinanza i provvedimenti che ritiene indilazionabili ovvero

sospende la procedura. In ogni caso fissa un termine perentorio per l'introduzione del giudizio di

merito, previa iscrizione a ruolo a cura della parte interessata, osservati i termini a comparire di cui

all'articolo 163-bis, o altri se previsti, ridotti della metà. La causa è decisa con sentenza non

impugnabile”

Il proponente deposita il ricorso in cancelleria- il cancelliere sollecita il giudice- il giudice emette il

decreto ordinando di notificarlo alle parti con l’indicazione dell’udienza- nell’udienza si discute che

tipo di provvedimento prendere, con lo stesso giudice dell’esecuzione nel contraddittorio tra le parti

23

per valutare anche la sospensione della vendita, e se in contraddittorio si procederà, il proponente

iscriverà la causa al ruolo. Il giudice di merito sarà un giudice diverso da quello dell’esecuzione. La

causa è decisa con sentenza non impugnabile.

L’OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE

E’ una parentesi cognitiva.

ART 615 :

“Quando si contesta il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata e questa non è

ancora iniziata, si può proporre opposizione al precetto con citazione davanti al giudice

competente per materia o valore e per territorio a norma dell'articolo 27 (1). Il giudice, concorrendo

gravi motivi, sospende su istanza di parte l'efficacia esecutiva del titolo.

Quando è iniziata l'esecuzione (2), l'opposizione di cui al comma precedente e quella che riguarda

la pignorabilità dei beni (3) si propongono con ricorso al giudice dell'esecuzione stessa [disp. att.

184]. Questi fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti davanti a sè e il termine

perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto [disp. att. 184, 185, 186] (4).”

Con l’opposizione dell’esecuzione o contesto l’impignorabilità del bene o contesto il diritto della

parte istante a procedere ad esecuzione forzata.

Qui si contesta il diritto di procedere a esecuzione forzata. Come già sappiamo il T.E. è la conditio

sine qua non per l’esecuzione forzata. Per esempio se Tizio ha il titolo esecutivo e Caio paga il

debito di cui ha diritto Tizio e Tizio fa valere l’esecuzione forzata, è un’esecuzione ingiusta. Il

meccanismo che potenzialmente soccorre è l’opposizione. Che è una parentesi cognitiva

semplificata, perché ciò che nel processo cognitivo passa per eccezione, in quello esecutivo passa

per azione. L’opposizione ha due parti procedimentali, una ex ante, prima del pignoramento, qui

l’opposizione viene proposta con atto di citazione, mentre quelle ex post si propongono con la

forma del ricorso.

ART 616 : “Se competente per la causa è l’ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice

dell’esecuzione questi fissa un termine perentorio per l’introduzione del giudizio di merito”.

Per contestare il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata significa ritenere

ingiusta in senso lato l’esecuzione. Anche nella differenza tra t.e. documentale e sostanziale.

Bisogna distinguere varie situazioni:

se voglio contestare l’esecuzione ritenendola ingiusta: ho lo strumento dell’opposizione

1) all’esecuzione. Dipende da che titolo viene posto a base dell’esecuzione forzata: si possono

avere titoli giudiziari o altri titoli stragiudiziali. Per i titoli che nascono in giudizio non occorre che

il titolo giudiziario sia passato in giudicato, ma dispiega i suoi effetti anche per il primo grado il

debitore non è detto che scelga l’opposizione all’esecuzione, anzi sarebbe sbagliato perché la

condanna non è ancora passata in giudicato, la prima cosa da fare è chiedere al giudice

d’appello l’inibitoria processuale per sospendere l’efficacia esecutiva del titolo. Nel caso invece

fosse una sentenza che ha valore di titolo esecutivo del grado di appello, proporrò in questo

caso l’opposizione all’esecuzione perché non posso far valere in cassazione la sospensione

degli effetti. Altra ipotesi, sentenza passata in giudicato di condanna copre dedotte e deducibile

in quel caso con opposizione si possono far valere vizi successivi.

Attenzione però ai limiti della cosa giudicata: oggettivi, soggettivi e cronologici. Ripasso:

Limiti oggettivi: Il quid proprium del giudicato se accerta una situazione sostanziale, nel corso di un

altro processo quello stesso diritto o rapporto non può più essere messo in discussione.

Più delicati i casi di diritti e rapporti sono legati da pregiudizio dipendenza, casi in cui quel diritto

giudicato fa parte di un diritto più ampio. In questo caso il giudicato si deve distinguere tra:

- processo su un rapporto pregiudiziale su quello dipendente: il processo sul rapporto

pregiudiziale farà sempre stato su un processo futuro sul rapporto dipendente. ES maria e

laura discuto della proprietà di una macchina, la proprietà viene riconosciuta in capo a

maria. Dopodiché succede tra di loro un sinistro stradale dove guida un altro soggetto.

Maria non potrà più eccepire di non essere proprietaria della macchina.

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Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marcoali14 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'esecuzione civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Vanz Cristina.

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