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Igiene: deriva dalla figura mitologica dell’antica Grecia, Igea.

Disciplina medica che ha come obiettivo la sicurezza sanitaria (non civile o militare) delle

popolazioni. Anziché concentrarsi sulle malattie si concentra sulla salute, su ciò di cui si

occupava Igea. L’igiene si realizza attraverso identificazione e misura dei fattori di rischio,

(cioè le cause* e lo studio delle cause in medicina è chiamato eziologia), la progettazione e

realizzazione di interventi di prevenzione, l’organizzazione e la gestione delle strutture

sanitarie**.

*Ci sono 3 tipi di cause. Per quale motivo uno si ammala?

Fattori di rischio, di natura: genetica, ambientale, chimica, fisica, biologica e

comportamentale (cause di malattie come il cancro e il diabete). Poi abbiamo un altro tipo di

malattie, che non sono quelle cronico degenerative, ma sono quelle infettive. Le cui cause

sono gli agenti eziologici.

Le cause del tumore al polmone sono i fattori di rischio (es: la prima causa di morte di

adenocarcinoma del polmone è il fumo di sigaretta).

La causa del covid19 è un agente eziologico: è un virus, chiamato sars-co2.

Perché per l’igiene è importante conoscere le cause? Se conosco la causa posso evitare

alla gente di ammalarsi; primo punto per la prevenzione.

Cause per cui ci si ammala, si muore, si genera disabilità:

1. Malattie multifattoriali: cronico degenerative.

2. Malattie infettive: es. Covid.

3. Mortalità e morbosità evitabile (morti dovute al non rispetto e/o violazione di norme

di sicurezza - “incidenti”): nei giovani e bambini sono la 1° causa di ospedalizzazione

e morte. Possono essere incidenti stradali, domestici (es. cadute negli anziani e

avvelenamenti nei bambini), lavoro.

** non compare una cura, ma il modo in cui si tutela la salute delle persone è attraverso una

programmazione / organizzazione sanitaria e alla fine l’elaborazione di leggi (es green pass:

è una misura di sanità pubblica, è una legge).

Definizione di salute (OMS): “La salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e

sociale, e non consiste solamente nell’assenza di malattia o di infermità”.

Quali sono gli indicatori di salute? …

Albero di Celli (igienista che affrontò la questione della multidisciplinarietà dell’igiene):

l’igiene parte da discipline di base (chimica, fisica, biologia, scienze naturali…). Poi ci sono

tanti tipi di igiene, perché poi viene applicata a diversi contesti.

Il tronco è l’epidemiologia, che è proprio il metodo dell’igiene.

Nel 1800 l’igiene nacque come polizia sanitaria: c’erano epidemie e gli scienziati dovevano

trovare il modo di salvare le persone, non c’era la tv o dibattiti, nessuno li conosceva.

Ambiente: ha un ruolo importante. Ci ammaliamo perché viviamo nell’ambiente, in cui

incontriamo fattori di rischio e agenti eziologici. L’igiene non si occupa solo delle persone

(es. tramite i vaccini), ma anche dell’ambiente (es. bonifiche ambientali).

L’igiene agisce sull’ambiente con degli strumenti, es: disinfezione, sterilizzazione, disinfestazione…

Mascherina: significato di protezione ambientale, è un dispositivo di protezione individuale e collettiva.

L’igiene è una parte della medicina che si occupa più della salute. Va distinta dalla medicina

clinica, che riguarda una persona che sta male e che deve essere curata. L’igiene è più

interessata alle cause dei fenomeni salute-malattia, perché se conosco la causa la elimino e

non si ammala più nessuno (es malattia debellata: vaiolo). L’oggetto dello studio dell’igiene è

la salute. Popolazione è il suo campo di attività: nello studio che facciamo noi il singolo

perde importanza, mentre nella clinica ognuno è importante per quello che è (quanto è alto,

che medicine può prenderne…). Nella prospettiva epidemiologica di popolazione, il singolo,

l’eccezione si tende un po’ a perdere. Si pensa più al caso generale. Si considera la

normalità, la maggior frequenza. Il metodo di osservazione è quindi l’epidemiologia. Esistono

due tipi di epidemiologia:

- Descrittiva: è come quando il medico ispeziona, fa una foto, sa chi c’è, quando era lì

e dov’era, ma non può rispondere ad altre domande come ‘che hanno fatto dopo?’.

- Costruttiva o analitica: è il metodo di analisi. Ci dice se il vaccino funziona o no, se il

fumo è causa di malattia o no ecc…

Continuum salute-malattia

Prima l’epidemiologia studiava 2 situazioni diverse: i sani e i malati. Oggi non esiste questa

distinzione, quando si hanno 2 valori ce n’è sempre uno in mezzo, all’infinito. Questo è il

concetto di continuum, è la variabile continua. Se ragioniamo in termini di continuum

abbiamo dei tempi per la prevenzione da poter indirizzare a soggetti che hanno un diverso

rischio. La prevenzione si divide in 3 tempi:

1. Primaria: eziologico-ambientale (sulle cause e sull’ambiente).

2. Secondaria: patogenetico-clinica (sulla malattia, sui sintomi e sulle cure).

3. Terziaria: riabilitativo-sociale.

Si giunge alla qualità della vita: può essere qualcosa di soggettivo, ma in igiene è oggettivo

e quantitativo. Unità di misura della qualità della vita: QUALI; corrisponde ad un anno

passato in piena qualità della vita; il valore va da 1 a frazioni/decimi di 1 e viene utilizzato ad

es. per giustificare una vaccinazione, uno screening o una campagna che utilizzi l’attività

motoria. (Es. di perdita della qualità della vita: la perdita di autonomia di un anziano).

Esposizione ed effetto vengono studiati in epidemiologia.

Epidemiologia dal greco è lo studio sulla popolazione, ai fini della salute. Studia lo stato di

salute, il continuum salute-malattia, le malattie della popolazione e i relativi fattori di rischio

(cause ambientali, comportamentali, genetiche) che agiscono come determinanti nel

continuum salute-malattia, secondo il modello multifattoriale.

Quali sono gli elementi fondamentali? Cosa vuol dire fattore di rischio? Ad es. per il cancro:

inquinamento chimico, smog, il benzene. È un fattore di rischio, ma è solo teorico. Ma cosa

importa? Il concetto di esposizione. Vuol dire quando il benzene è presente dove sta la

gente. Quando il fattore di rischio è presente nello stesso ambiente dove è presente l’ospite,

la persona, il soggetto che potrebbe ammalarsi allora si parla di esposizione.

L’esposizione in sé non è una causa ma una condizione di rischio. L’effetto può essere la

malattia, ma nel continuum salute-malattia potrebbe anche non essere la malattia.

Effetto non necessariamente vuol dire malattia

, es: malattie cardiovascolari: esposti al fumo di

sigaretta e alla fine l’effetto malattia es. infarto miocardico, ma prima dell’infarto possiamo avere nel

continuum salute-malattia delle situazioni di rischio intermedie, per es. pressione alta, colesterolo,

trigliceridi. Non è malato, ma è un es di rischio maggiore nel continuum.

Indicatore: è un parametro che è collegato al fenomeno e ci permette di seguirlo, ma non è

il fenomeno. Es: ph che ci permette di capire se l’acqua della piscina è sicura oppure no.

- Natura: chimica (es. cloro in piscina), fisica (es. temperatura dell’acqua in piscina),

biologica (es. escherichia coli).

- Caratteristica fondamentale: ha una relazione stretta, razionale o empirica, con un

fenomeno o una caratteristica ambientale.

- Proprietà: è in grado di riassumere le caratteristiche generali del fenomeno o del

comparto ambientale, anche se ne descrive fisicamente solo una parte.

RISCHIO

La salute si misura in termini di rischio. È qualcosa che si misura, è una probabilità e si

misura e maneggia col calcolo delle probabilità. È la probabilità che si verifichi un evento

negativo per la salute.

L’esposizione e i passaggi successivi comportano un rischio. L’esposizione è una condizione

di rischio. Ci sono tante condizioni di rischio, tante esposizioni che poi portano alla malattia.

A noi importa tutto ciò che va da prima della malattia alla popolazione. L’igiene si muove li.

Prevenzione primaria sui soggetti sani. Poi iniziano i meccanismi patogentici (a volte non li

conosciamo), lì inizia la prevenzione secondaria (qualcosa si può ancora fare, anche se

abbiamo dei soggetti a rischio che magari hanno superato il punto di non ritorno). Alla fine

abbiamo i malati, che possono essere aiutati con una riabilitazione sociale, per restituirli alla

loro funzione, alla società e cercare di migliorare il più possibile la loro qualità della vita.

Esposizione:

Effetto:

Diversi tipi di rischio; percezione del rischio:

È possibile misurare il rischio con una stima delle probabilità. Possiamo fare delle conte

assolute della frequenza, delle conte relative, possiamo associarlo a quella particolare

esposizione, possiamo identificare il rischio relativo. Ma il modo in cui la gente percepisce

questo rischio è diverso, soggettivo.

Misura del rischio

Tutto quello che ci siamo detti viene riassunto nel modello multifattoriale:

I fattori di rischio sono raggruppati in due grandi gruppi:

- Componente genetica

- Fattori di rischio ambientali e comportamentali: divisi per la loro natura - chimica,

fisica e biologica (per es. dieta).

Scopo della statistica: tanti singoli vengono rappresentati per avere un dato maneggevole;

da valori singoli si ottiene un'espressione o un valore che rappresenta la complessità della

moltitudine di valori.

Pericolo: è una caratteristica di una realtà, di un oggetto; es. la benzina è infiammabile.

Rischio: è il calcolo della probabilità che un evento dannoso avvenga.

Non possiamo eliminare il pericolo, ma ci adoperiamo per ridurre il rischio.

DEMOGRAFIA

In Italia c’è un istituto statistico che si occupa degli effetti di demografia, l’ISTAT. Ogni 10

anni viene fatto un censimento (sapere i dati di tutte le famiglie), perché l’Istat studia come è

fatta la popolazione in quell’ambiente. La demografia si concentra su popolazioni

dell’oggetto e generalizza gli aspetti sia statici che dinamici.

Statici: descrivono in quel momento la popolazione (es. quanti maschi ci sono).

Dinamici: nuovi nati, nuovi decessi, immigrazioni di quella popolazione.

Censimento della popolazione italiana: oltre 20 milioni di cartelle famiglia, ogni cartella 50 quesiti…

quindi matrici di dati mostruosi. Da lì bisogna ottenere dei numeri che in maniera sintetica

rappresentino lo stato della popolazione. Per fare questo si usano indicatori statistici, alcuni parametri

campione che rappresentano cose di quella popolazione.

Indicatori: parametri che condividono la stessa natura con l’aspetto che si vuole analizzare.

Es: per analizzare la sicurezza dell’acqua di piscina uso un indicatore, e. coli, che condivide

la stessa natura di ciò a che a me interessa cercare, cioè un batterio(?). Condivide natura,

caratteristiche fondamentali, risponde nella stessa maniera, ha lo stesso comportamento

nell’ambiente. Gli indicatori si modificano linearmente alle modifiche della popolazione.

L’indicatore non è proprio il parametro che cerco, ma può approssimarsi a quello, può

semplificare l’analisi del mio campione. Es. di indicatori che si applicano alla popolazione:

1. Piramide dell’età: non è la popolazione, è un grafico che rappresenta un parametro

statico della popolazione e che si modifica nella stessa maniera in cui si modifica la

popolazione. Risponde, come caratteristiche e proprietà, a quelle che sono

caratteristiche e proprietà della popolazione. Asse x direzione del campione e sulle y

fasce d’età in cui la popolazione è stata divisa. Uso questo indicatore perché la mia

matrice di questa info è illeggibile e non mi da info. Se io la riorganizzo con

l’indicatore ottengo delle info leggibili, modificabili. Alta natalità, pochi anziani. Che

paese rappresenta questa piramide? Paese che non ha risorse per garantire la

salute a tutti (a 20 anni si sono persi metà bambini).

Molti meno maschi adulti rispetto alle femmine.

Condizioni in un paese industrializzato: non perdo bambini e mantengo adulti.

Guerre. Popolazione che ha subito un conflitto.

Alcune info le posso riportare in una serie di indici numerici. Posso calcolare l’indice di

vecchiaia (anziano: persona over 65; non è più forza lavoro - popolazione che ha meno di 14

anni). Indice di mascolinità… indici: sono dei rapporti statistici; questi rapporti raggruppati li

chiamiamo tassi. Tasso: rapporto numerico tra numeratore e denominatore.

Se voglio conoscere una certa sfera della popolazione posso calcolare il tasso: prendendo

gli eventi che a me interessa calcolare e rapportandoli con la popolazione di riferimento.

Ci sono tassi grezzi che si riferiscono a tutta la popolazione e tassi specifici che sono

sottoinsiemi della popolazione (es. tasso specifico sulla popolazione maschile o femminile).

Tasso di sopravvivenza: indice che permette di capire quale popolazione coinvolge quella

determinata malattia. Fai screen libro, pag 17 circa.

Prevalenza: è un tasso che fa vedere quanta popolazione è colpita.

Incidenza: è un tasso che fa vedere quanti sono i nuovi diagnosticati. Indice di quanto

quella malattia è ancora aggressiva, qual è la sua forza di creare nuovi casi.

Tipi di grafici:

La scelta della rappresentazione grafica si fa in base al tipo di dato che si ha di fronte.

- Istogramma: valori separati (ogni colonna una popolazione diversa).

- Diagramma lineare: vedo variazioni nel tempo.

- Diagramma a torta: quanto un valore si separa dagli altri, valori separati.

- Diagramma a dispersione: una nuvola di valori attorno ad una linea ideale e quindi li

posso riportare su una linea di tendenza.

- Diagramma a barre.

- Cartogramma: rappresenta un dato su cartina, es. colori delle regioni in lockdown.

# Media: prendo tutte le osservazioni, le sommo fra loro e le divido per il numero delle

osservazioni. Non è nessuna delle mie osservazioni, ma riassume il totale. Può

rappresentare un valore che nessuno effettivamente ha.

# Moda: vedo qual è l’osservazione che si ripete più spesso; rappresenta quello che nella

realtà si verifica con più frequenza.

# Mediana: lavoro solo sulla media pesa dei valori centrali. Valore centrale di una serie di

numeri disposti in ordine crescente. Più incentrata sui valori veri, tralasciando i valori estremi

e più rari (le code della coda gaussiana).

Errore…

Si può calcolare la deviazione standard dell’errore.

La varianza.

Prove di significatività. Lez. 08 Novembre 21

EPIDEMIOLOGIA

Deriva del greco e vuol dire “studio sulla popolazione”, non demografico, ma finalizzato alla

salute e in particolare alla prevenzione. Si divide in:

● Epidemiologia osservazionale: accomuna tutte le scienze; si osserva il fenomeno

per come avviene in natura. Si divide in due tipi:

- Descrittiva: i suoi studi creano una fotografia; da una foto si può imparare chi è stato

fotografato, più o meno quando, dove, ma non possiamo sapere perché, come, cosa

⬇️

ambisce il soggetto fotografato, possiamo fare delle ipotesi ma non possiamo

dimostrarle. Per farlo abbiamo bisogno della .

- Costruttiva o analitica: ci permette di fare delle associazioni; da questo tipo di studi

deriva tutto ciò che sappiamo sulla salute e sulle malattie.

● Epidemiologia sperimentale: caratterizzata dall’intervento dello sperimentatore

nello studio; può essere fatta in vitro, sugli animali, sulle persone… es. i primi studi

sulle vaccinazioni Covid-19 (soggetti vaccinati e soggetti sottoposti ad un placebo).

Frequenza: è la conta delle occorrenze (misurare la frequenza di una patologia).

Frequenza assoluta è, ad es, la conta dei casi. Dipende dallo spazio e dal tempo. È il

numero totale dei casi; la conta del numero di eventi che si sono verificati. (Definizione

dell’evento da contare). Il numero di casi misurati in una popolazione è una frequenza

relativa, da un’indicazione di quanti sono i casi e di quanti sono rispetto a quella

popolazione. È la conta del numero di eventi che si sono verificati, rapportati ad un totale di

riferimento. Definizione del totale di riferimento (il denominatore). Incidenza e prevalenza.

EPIDEMIOLOGIA è lo studio della distribuzione della frequenza nello spazio e nel tempo

delle variabili legate ai fenomeni di salute e malattia. Quando si fa uno studio epidemiologico

come primo parametro si misura l’incidenza (accanto ad esso vi è la prevalenza). Tutto

però parte dalla definizione di caso: quella malattia come la definiamo, chi includiamo e chi

escludiamo dallo studio? Si tratta di stabilire dei criteri di inclusione e di esclusione.

Incidenza: la misura più semplice con cui si va a studiare il continuum salute-malattia della

popolazione; l’andamento della malattia nella popolazione. Qual è il modo più facile per

sapere quanti casi ci sono? È i casi rapportati alla popolazione. Si intende il numero di nuovi

casi sulla popolazione suscettibile in un determinato periodo di tempo. Es. tumore al seno: al

numeratore i nuovi casi e al denominatore la popolazione “donne”, in un determinato lasso di tempo

Incidenza elevata = elevata probabilità di ammalarsi. In un anno risulta anche la

(un anno).

prevalenza: si parla di totale dei casi (al numeratore). In un anno è più alta la prevalenza

perché contiene anche coloro che si erano ammalati negli anni precedenti.

L’incidenza c

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Scienze mediche MED/42 Igiene generale e applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chtg di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di igiene e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Roma "Foro Italico" o del prof Spica Vincenzo Romano.
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