Sociologia studia la società
Il potere
La sociologia è oggettiva ed analitica in quanto prevede il futuro. Il sociologo valuta i fatti con una doppia finalità:
- Interpreta la realtà per quella che è.
- Avanza ipotesi e previsioni fondate per quanto riguarda il futuro.
La sociologia ha connessione con altri saperi e studi come la psicologia, le scienze umane e la storia. A differenza della storia, la sociologia analizza e studia un fatto in maniera globale osservando il contesto delle popolazioni, la loro quotidianità sia sociale che lavorativa. La sociologia tende a creare schemi di interpretazioni flessibili in quanto la realtà è dinamica ed è in continuo mutamento. La sociologia ha un rapporto stretto tra la teoria e la pratica.
La nascita e lo sviluppo della sociologia
L'origine della sociologia si ha quando riceve un nome, ma ha un prodromo che dura quasi un secolo che fonda le sue radici nel Medioevo. Verso la fine del Medioevo ci furono tre grandi rivoluzioni che predispongono il prodromo della sociologia:
- Rivoluzione morale-religiosa: data dalla stampa della Bibbia da parte di Guttemberg, la lettura della Bibbia porta a un contatto diretto tra il singolo individuo e il divino.
- Rivoluzione scientifica: con la stampa le scoperte scientifiche vengono ben fissate; non esiste più il tramandare delle scoperte al singolo individuo, ma con la stampa di libri di scienza tutti possono scoprire e arricchire determinate scoperte.
- Rivoluzione sociale: gli individui iniziano a confrontarsi, a scambiarsi opinioni e a interrogarsi se il loro destino è uno e dato dalla nascita e non modificabile.
Ci avviciniamo agli Illuministi, singoli individui che mettono in crisi il sistema, ossia quegli elementi giuridici-morali-religiosi che tengono unite le persone a un destino dato dalla nascita ed immutabile. I prodromi della sociologia nascono dalla definizione dei dubbi a partire dall'idea che il modo di pensare il mondo entra in crisi. Da questo fermento nasce ciò che Comte dichiarerà avere bisogno di ordine e progresso.
Tre personaggi che sono il prodromo della sociologia
Montesquieu: Il barone di Montesquieu, un aristocratico francese al servizio del re inviato dallo stesso in Cina, al suo rientro avrebbe dovuto riportare spezie, nuove vie di commercio ed invece torna con un libro che scrisse viaggiando, "Lo spirito delle leggi". In questo libro M., nel raccontare il viaggio, osserva come possono esistere al mondo diversi regimi politici e non solo uno, può esistere la tirannia, la democrazia, la repubblica. M. non valuta ma osserva, esprime il dubbio che non esiste una forma migliore per governare gli uomini ma che gli stessi possono essere governati a seconda dei fattori geografici.
Rousseau: Attraverso il discorso dell'ineguaglianza afferma che tutti gli uomini sono uguali, tutti gli uomini nascono uguali e liberi e indipendenti, la disuguaglianza tra gli uomini viene data dalle cose e dal possesso. Nel momento in cui nasce il concetto di possesso di proprietà si creano disuguaglianze tra gli uomini. Come possono vivere insieme uomini in situazioni di disuguaglianza? Attraverso il contratto sociale si mantiene un equilibrio, una società non entra in crisi se gli uomini vengono obbligati a fare ciò di cui si sentono interiormente capaci. Per far capire ciò Rousseau scrisse "Emilio", un romanzo in cui racconta di un fanciullo che sotto la guida di un tutore deve crescere trovando se stesso e la propria natura. Solo in questo modo potrà vivere in equilibrio con la società e vivere felice.
Voltaire: Introduce il pensiero di tolleranza nei confronti della diversità, introduce l'accettazione delle diversità come mezzo di arricchimento della conoscenza. Una società in continua evoluzione. Ci troviamo alla fine del 1700 ed è proprio in questo momento che nasce il più grande elemento di democrazia, l'enciclopedia. Il prodromo del cambiamento nasce dalla conoscenza e grazie all'enciclopedia si può raggiungere il sapere universale.
Dalla rivoluzione alla sociologia
La Rivoluzione francese è stato l'evento che più ha scosso la coscienza di tutti e ha destabilizzato le credenze precedenti. Un tempo molto lungo di disordine, un tempo molto negativo. Da questo disordine arriva il bisogno di quello che Auguste Comte chiama ordine e progresso in quanto non si può fermare il progresso, le ricerche scientifiche. Inizia l'era del positivismo, un nuovo modo di guardare il mondo.
Auguste Comte
Inventò la parola sociologia: fu l'uomo che inventò la parola sociologia da "socius" e "logos" dal latino e dal greco. Con Comte nasce la scienza del sociale; si deve analizzare la realtà per prevedere ciò che accade. La scienza fa grandi passi; la medicina, la fisica, la biologia proseguono il loro sviluppo e Comte pensa che si possa analizzare il sociale con gli stessi strumenti con cui le altre scienze analizzano i loro ambiti. Comte immagina una casa del sapere: al primo piano tutte le scienze e come tetto la sociologia che deve comprendere tutte le scienze perché può dare un senso diverso ad ogni singolo sapere. Comte, osservando il sociale, pensa a una legge per spiegare l'andamento delle origini fino al suo tempo, una legge che riesce a prevedere possibilità sconosciute: la legge dei tre stadi.
- Stadio teologico: gli uomini per spiegare l'ignoto attribuivano alle divinità la ragione di essere.
- Stadio metafisico: la realtà veniva spiegata per metà dalla teologia e per metà da leggi scientifiche.
- Stadio positivo: le spiegazioni sono date da un'osservazione della realtà e da leggi scientifiche che si possono trarre da queste osservazioni.
La legge dei tre stadi costituisce la base per pensare alla sociologia come scienza. Per la prima volta grazie a Comte si parla di sociologia in quanto scienza come elemento interpretativo di analisi e previsione dei fatti sociali.
Herbert Spencer
Fondatore della sociologia britannica come Comte di quella francese, pioniere della sociologia come scienza. Spencer, uomo britannico che vive in un'Inghilterra, quindi in una terra che non ha mai vissuto rivoluzioni se non quella industriale, quindi in continua evoluzione. Spencer osserva il comportamento sociale in maniera evolutiva dal semplice al complesso come Darwin ha osservato l'evoluzione partendo dal semplice arrivando al complesso. Spencer nel suo studio riesce ad analizzare la Gran Bretagna del suo momento partendo dai piccoli gruppi, nella piccola interazione umana fino ad arrivare alla comunità ma in un'evoluzione costante verso il complesso, verso la vita urbana, l'industrializzazione. Spencer osserva in questo percorso storico-sociale che fa che esistono dei livelli che vanno sempre dal semplice (prime interazioni umane) verso un'interazione umana che si sviluppa nel tempo e che raggiunge i massimi livelli (sempre in relazione alla società contemporanea alla sua esistenza).
Offre una sola legge un'interpretazione totalizzante che il sociale a lui contemporaneo sia avvenuto in una continua progressione fatta di alti e bassi, affermando che sociologia e cambiamento diventano sinonimi. Non possiamo più da Spencer in poi considerare il mondo nella sua staticità ma che ogni evento è frutto di una situazione pregressa e prodromo di una situazione futura. Il pensiero di Spencer è basato sul principio che dall'interazione della diversità delle varie forme di una società possa portare a quello che lui chiama organismo superorganico.
Karl Marx e il materialismo storico
Marx visse in un tempo in un'Inghilterra in pieno stravolgimento proprio come il suo modo di pensare che fu totalmente stravolgente. La sua opinione si basa sulla società che Marx viveva in un periodo pieno di disordini che portarono alla rivoluzione industriale, l'immagine di una società che improvvisamente cambia. Ci troviamo in una società durante la quale lo stile di vita delle persone cambia, nascono le prime fabbriche e le persone lavorano incessantemente e a stretto contatto tanto che il lavoro di uno è strettamente correlato al lavoro dell'altro in un ciclo che catena di montaggio per molte ore al giorno, uomini, donne e bambini lavorano incessantemente tutta la giornata. Si parla di proletari che sostituiscono la figura dei contadini in una concezione in una società che da agricola diventa industriale. I proletari sono le persone che con pochissima esperienza forniscono il lavoro delle braccia e dei muscoli lavorato per il datore di lavoro per l'industriale ricevendo in cambio un salario, ossia un sussidio economico sufficiente a fare prole. Sono persone che hanno una missione nella vita, quella di offrire tutta la loro forza per una produzione di cui sono totalmente estranei e quella di riprodursi per riprodurre la forza lavoro per riprodurre il proletariato.
Marx spiega anche un nuovo concetto in maniera molto semplice portando l'attenzione sul concetto che un proletario guadagna il suo salario nelle primissime ore della giornata, le restanti ore le lavorano per il benessere dell'industriale, vanno a creare quello che viene chiamato ancora ad oggi il plusvalore che si accumula operaio per operaio, ora per ora andando a creare il capitale del datore di lavoro. Per la prima volta grazie a Marx si affronta la sociologia da un punto di vista economico, con Marx l'economia entra nella sociologia e non la lascerà mai più, dividendo il mondo in due parti, da una parte gli industriali e dall'altra i proletari, divisione che secondo Marx esiste da sempre nella storia dell'umanità (patrizi – plebei) (faraoni – schiavi).
Marx viene considerato un sociologo in quanto la sua dimensione previsionale del futuro è la possibilità che lui offre di pensare un mondo con una diversa ripartizione delle risorse e del potere; gli uomini possono raggiungere l'uguaglianza.
Emile Durkheim
Dopo Comte, Spencer e Marx la sociologia cambia aspetto. Ci fu un totale stravolgimento del pensiero, non si cerca più una legge per spiegare la sociologia ma con Durkheim si inizia a parlare di fenomenologia. Figlio di un rabbino, nato in una famiglia profondamente religiosa in Alsazia, terra di confine tra Germania e Francia, E. Durkheim considera la società come un insieme di cose; per studiare la società bisogna analizzarla guardando i fenomeni e analizzando i fatti. Si passa da una visione pragmatica della società ad una visione oggettiva. Durkheim lanciò una sfida più che altro personale spiegando che se si può analizzare la religione come un fenomeno oggettivo, si può analizzare la società analizzando le cose, i fatti, i fenomeni. Durkheim riuscì nel suo intento nel spiegare la religione come un fenomeno studiando un lontano altrove, analizzò i popoli aborigeni d’Australia i quali pensavano nelle capacità divinatorie e benevole del totem, ma tutta la popolazione sapeva che quel totem altro non era che un tronco di albero che una volta lavorato e abbellito veniva venerato ed onorato come una divinità. Nel momento in cui ogni individuo attribuisce al totem più valore venerandolo e attribuendogli quel pathos che lo rende sacro, il totem rinvia la sua sacralità e in quel momento la religione si forma come un fenomeno, un fatto sociale di quella società.
Durkheim analizzò anche un altro fenomeno, l'incidenza di suicidi all'interno delle caserme. Analizzò molti fattori di questi individui e si rese conto che questi soldati appartenevano a tre religioni diverse: protestanti, cristiani ed ebraici, e che il tasso di mortalità più alto riguardava i militari protestanti in quanto il protestantesimo è individualistico e non presenta quel senso di comunità appartenente più o meno nelle altre due religioni. Dallo studio di questi dati, Durkheim decide di dare una motivazione a questi suicidi dividendo questo fenomeno in tre tipologie di suicidi.
Vilfredo Pareto
La sociologia si è occupata di molti temi nel corso dei tempi ma l'elemento principale della sociologia è il potere che diviene l'argomento principale agli inizi del 900 in Italia. Vilfredo Pareto insieme a Michels e Mosca vengono chiamati gli elitisti perché concepiscono il potere in mano ad un'élite, ad un piccolo gruppo di persone che determina, orienta e obbliga la vita degli altri. Vilfredo Pareto era un eccentrico, fu prima economista e poi ingegnere, pone le basi oggettive del nostro modo di pensare. Pareto affronta la teoria delle motivazioni irrazionali nelle azioni umane: dice che l'uomo non può essere compreso solo come essere razionale, gli aspetti irrazionali di ogni singolo individuo sono molto importanti e predominanti. Da qui deriva la sua teoria basata sulla distinzione tra residui e derivazioni, teoria applicabile ad ogni modello di organizzazione. Residui sono manifestazioni irrazionali di forza e di sentimenti; in ogni uomo c'è la tendenza a spiegare in maniera razionale i comportamenti irrazionali e da qui nascono quelle che lui chiama derivazioni, ossia atti di giustificazione del pensiero irrazionale. La ragionevolezza viene a posteriori di ogni azione che viene per impulso.
Le derivazioni, ossia le norme, la legge, altro non sono che gli atti razionalizzati di azioni irrazionali. Questo è un passaggio che porta la sociologia non più alla ricerca di aspetti fenomenologici come aveva fatto Durkheim o alla ricerca di una legge storicamente adatta a comprendere come avevano precedentemente fatto Comte, Spencer, Marx, ma porta la sociologia all'analisi delle azioni sociali.
Questo continuo esistere di residui e derivazioni si può comprendere in quello che lui chiama cimitero dell'aristocrazia. Pareto osserva che all'inizio di un cambiamento politico c'è una grande passione di pochi di un'élite che si mette al posto dell'élite pregressa. Pareto osserva che chi governa è sempre nel giusto perché riformulando le leggi assume in quel momento la parte del giusto della società. Questa élite riuscirà a stare al potere finché un'ulteriore élite non combatterà per subentrare alla precedente sempre con lo stesso modus operandi di un mondo fatto di residui inizialmente e a posteriori di derivazioni. Un continuo susseguirsi di élite che non si stabilizzano alle precedenti con la forza ma con l'efficacia delle leggi che da quel momento promuove e diventano l'obbligo della convivenza sociale.
Max Weber
Weber fu un personaggio chiave della storia del pensiero sociologico. Ci introduce ad una sociologia che trasferisce il concetto dalla ricerca di una verità alla ricerca dell'oggettività e questo si basa su un metodo. Con Weber si cerca l'oggettivo e l'oggettivo è qualcosa che con un esperimento può essere riprodotto. L'opera principale di Weber è un testo dal titolo "Economia e società". Il concetto principale che Weber affronta in questo testo è quello di analizzare il potere in maniera chiara. In questo testo Weber osserva che ci sono tre tipi di poteri:
- Potere tradizionale: quello che viene dal passato, che si tramanda in maniera ereditaria (le conoscenze della vita agraria da padre in figlio, la gestione e i saperi della vita domestica da madre in figlia, il modo di governare un popolo da re a erede). Questa tipologia di potere ha un leader che rifacendosi al passato ha delle certezze e la sua missione è quella di tramandare queste certezze di riproporre un modello che è sempre stato utile all'equilibrio della comunità. Questo tipo di potere si basa sullo status di una persona, su quello status che a ogni singolo individuo è stato attribuito dalla nascita, quindi in una società che diciamo non conosce sviluppo, abbastanza statica.
- Potere burocratico: è un tipo di potere che non si basa solo sul fatto di ereditarietà ma di capacità personale, un mondo che produce capi che sanno fare le cose che attraverso le proprie capacità danno opportunità agli altri.
- Potere carismatico: è un potere che fa appello a qualità intrinseche di una persona, il carisma è un dono che rende una persona leader indipendentemente da ciò che fa o da ciò che è. Un leader carismatico deve essere dimostrare la prova della propria eccezionalità.
Weber, oltre alla divisione del potere, fa un'altra importante analisi che offre l'opportunità di ragionare in termini oggettivi. Secondo Weber è importante analizzare il sociale in maniera avalutativa partendo da un'angolatura che lui stesso chiama ideal-tipo e analizzare partendo da questo ideal-tipo attraverso un metodo. Per Weber l'efficacia e l'oggettività di un metodo si hanno quando la ripetibilità infinita di quel metodo porta ad una valutazione; in quel momento stiamo arrivando all'oggettività. Per Weber i metodi per analizzare il sociale, una volta che possono essere ripetuti da altri, sono la garanzia che la ricerca sta trovando l'oggettività.
Nel libro "Etica protestante e spirito del capitalismo", Weber parte da un ideal-tipo. Il punto di vista che lui vuole analizzare è la religione. Vuole dimostrare la possibilità di studiare la società partendo dai valori che possono essere organizzati intorno alle varie religioni. Infatti, nel libro sopra citato osserva come la dottrina protestante ha avuto un ruolo predominante per lo sviluppo del capitalismo. In questa dottrina la voglia di affermarsi da un punto di vista economico nella vita terrena non veniva vista come un atto impuro, anzi gli uomini dovevano affermarsi in terra da un punto di vista economico. Chiaramente questa ideologia e questi valori religiosi appartenevano a territori dell'Europa occidentale.
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