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DOMANDA 1

Quali sono i passaggi principali nell’origine e nell’evoluzione

1. della Docimologia? Precursori. Origini. Ricerche di Pieron e

Laugier. Measurement. Contributo di Tyler. Evaluation.

Contributo di Scriven. Valutazione dei processi cognitivi.

Valutazione autentica. Dibattito docimologico italiano.

La docimologia è un termine che è stato introdotto dallo psicologo

francese Henry Piéron nel 1922 per indicare lo studio dei problemi

posti dalla valutazione degli elaborati degli allievi. Docimologia

significa valutare con metodo. Studia su basi scientifiche i criteri

della valutazione scolastica (tenendo presenti anche i fattori

soggettivi che agiscono sugli esaminatori) al fine di elaborare

tecniche di valutazione del profitto scolastico e della preparazione

degli esaminandi. E’ una scienza che ha per oggetto tutto ciò che è

connesso alla misurazione ed alla valutazione in ambito educativo.

Il primo precursore della docimologia è Lacroix che, nel 1805,

sostiene che il sapere autentico in matematica non è costituito dallo

sforzo di memoria il quale, più che dilatarle, restringe le facoltà.

Sostiene che è del tutto ingiustificata la prassi d’un esame orale e

mnemonico per appurare la capacità dei giovani che si dedicano allo

studio delle scienze perché è ovvio che se ai ragazzi si richiede solo

la memorizzazione i ragazzi poi odieranno la matematica. Lacroix

capisce che il sapere autentico della matematica è ad esempio non

il saper risolvere le equazioni, ma il saperle applicare per risolvere

problemi reali. Individua due direzioni che caratterizzeranno

successivamente la ricerca in ambito docimologico:

tecniche di accertamento delle conoscenze;

• implicazioni «affettivo-emotive» collegabili a tali tecniche

Egli sostiene vi sia un vero e proprio effetto testing: se spiego bene

come valuterò e su cosa valuterò allora riuscirò ad orientare lo

studio dei ragazzi in un determinato modo. Questo è importante

perché noi non dobbiamo selezionare, ma formare. Dobbiamo

insegnare ai ragazzi come studiare e dobbiamo mirare a far

sviluppare determinate strutture mentali.Altri precursori sono Binet

e Simon che hanno avuto una idea geniale che nasce dall’esigenza

di distinguere gli alunni «normali» da quelli «ritardati» («deboli

mentali», «imbecilli», «idioti»). Per fare questo introducono dei test

basati su compiti vicini a quelli che potevano essere svolti nella vita

quotidiana (idea poi ripresa dai test Ocse-Pisa): se riuscivano a

risolvere tali problemi i ragazzi erano normali, altrimenti erano

giudicati imbecilli. La misurazione dell’intelligenza, che prima era a

discrezione dell’insegnante, è ora di tipo oggettivo perché tutti i

ragazzi erano sottoposti alla stessa domanda e solo una era la

risposta corretta. L’idea di questo test nasce dall’esigenza di

individualizzare i percorsi per i ragazzi e questo in qualche modo

significava adattare le diverse proposte didattiche ai vari bisogni

degli allievi e quindi prendersi cura di loro. La pecca di questi test

era che non tenevano conto della provenienza sociale del ragazzo.

Tra il 1923 e il 1950 vi è il paradigma comportamentista: si studia

l’apprendimento dando uno stimolo all’organismo ed osservando le

risposte. Il tutto nasce dalle osservazioni sul cane di Pavlov: è un

cane con una cannuccia che misura la salivazione. Vediamo che

veniva suonata una campanella e dopo un minuto gli si portava da

mangiare. Dopo poco tempo la salivazione iniziava già al suono

della campanella. In questo paradigma troviamo Piéron e Laugier

che danno origine ad un movimento noto come “Measurement”.

Piéron si accorge che facendo correggere a due correttori diversi la

stessa prova, si ottenevano risultati diversi. Questo movimento ha

portato alla valutazione oggettiva. Piéron e Laugier nel 1934

analizzano le modalità di valutazione delle prove scritte di

baccalauréat. Prendono in considerazione le prove dell’anno prima e

creano 6 gruppi di 5 esaminatori che valutano 100 saggi in

composizione francese, versione dal latino, composizione inglese,

matematica, dissertazione filosofica e fisica, con un voto in

ventesimi. Essi non conoscono il voto precedentemente assegnato a

quel compito. Dalle valutazioni emergono scarti elevati tra correttori

perché ogni esaminatore valorizza caratteristiche diverse delle

prove e usa la scala in modo diverso. Proprio da questa ricerca, che

fece tanto scalpore, nascono delle domande relative all’attendibilità

delle valutazioni, perché forse fatte come venivano fatte in quel

momento, non andavano bene. I correttori sbagliavano troppo, vi

erano addirittura 9 punti di scarto in alcune correzioni. Questo

accadeva anche perché non tutti gli insegnanti utilizzavano la

stessa scala! Alcuni usavano la scala da 0 a 20 traslata, altri solo

una parte…Dall’esigenza di attendibilità delle prove nasce il

“Measurement”. Presuppone di rilevare una caratteristica dell’allievo

in un dato momento della sua evoluzione (si ispira alle tecniche dei

test psicometrici, Binet-Simon). Il problema è che il test era tarato

per un modello di ragazzo bianco, maschio, inglese. Pone l’accento

sulla misurazione «oggettiva» delle conoscenze dell’allievo .

Bisogna quindi definire delle «scale di saperi» che un soggetto

dovrebbe avere ad una certa età. Tu ad 8 anni, se sei andato

regolarmente a scuola, dovresti sapere questo, questo e questo.

Vediamo se lo sai…Mira a sviluppare prove «oggettive» di

conoscenza, perlopiù basate su contenuti. Il problema è che si

usano solo test chiusi che valutano le nozioni dei ragazzi e non ciò

che effettivamente i ragazzi sanno fare con quelle nozioni.

Ricordiamo però che il test chiuso nasce dall’esigenza di oggettività

(col test chiuso non si sbaglia a correggere!)La valutazione avviene

alla fine del percorso formativo per stabilire quali contenuti sono

stati appresi dall’allievo e quali no («conosce/non conosce»). Se il

ragazzo sa le cose bene, altrimenti può andare a zappare la terra.

I test del Measurement sono nozionistici, ma con Tyler cambia

tutto. Sempre nel comportamentismo troviamo Tyler il quale dà

origine ad un movimento noto come “Evaluation” il quale introduce

il concetto di obiettivo di apprendimento nella formazione

scolastica. Questo movimento cerca di dare valore alle prove di

valutazione e ci lascia la valutazione per obiettivi. Definisce la

valutazione come il confronto tra una performance dell’allievo ed un

insieme di obiettivi (comportamentali) prefissati in fase di

programmazione e uguali per tutti gli allievi. La scuola non deve

puntare a dare nozioni e conoscenze, ma si devono raggiungere

degli obiettivi. L’attenzione si sposta dalla formulazione di contenuti

alla definizione degli obiettivi. Questi obiettivi sono di tipo

comportamentale. Finalmente non vi è più una semplice

memorizzazione, ma nasce l’esigenza di capire se il ragazzo sa

applicare quella conoscenza. Il fatto che il ragazzo manifesti un

certo comportamento è indice del raggiungimento di un obiettivo ed

è valutabile. Alcuni obiettivi sono:

Applicazione: il ragazzo sa risolvere una equazione di 2 grado.

• Comprensione: il ragazzo sa descrivere le caratteristiche delle

• equazioni di secondo grado (il fatto di dire quali sono le

caratteristiche è un comportamento e quindi il ragazzo ha

raggiunto tale obiettivo)

Analisi

• Sintesi

• Valutazione

Il raggiungimento o meno degli obiettivi permette di valutare (e

regolare) il processo di formazione, rivedendo gli obiettivi e la

messa in opera del programma. Nascono così le verifiche in itinere:

se si è a buon punto si prosegue, altrimenti, se gli obiettivi non

sono raggiunti, si deve riprogettare il programma e fare un

recupero.L’ “Evaluation” presuppone di rilevare i cambiamenti

promossi dall’azione formativa: si può vedere quanti ragazzi hanno

raggiunto gli obiettivi e quanti no. Il movimento pone l’accento

sull’assegnazione di valore ai prodotti dell’apprendimento. Si deve

tenere conto dei fattori personali (preconoscenze, motivazione

all’apprendere, fattori emotivi) e ambientali (classe, scuola,

famiglia, contesto sociale …) che possono incidere sui cambiamenti.

Se Pierino ha raggiunto gli obiettivi e Gianni no, ci si deve chiedere

per quale motivo Gianni non li ha raggiunti. Inoltre mira a

sviluppare prove «oggettive» per controllare il raggiungimento degli

obiettivi prefissati, non valuta se i ragazzi sanno o no. Importante è

che questi obiettivi inizialmente siano uguali per tutti. Sicuramente

alcuni ragazzi poi raggiungeranno il massimo obiettivo, ma ad

esempio per Gianni sarà necessario INDIVIDUALIZZARE IL

PERCORSO DI APPRENDIMENTO. Nasce l’idea di individualizzare gli

obiettivi e in questo caso ci si accontenta che Gianni raggiunga gli

obiettivi minimi. Per riuscire a garantire a tutti il raggiungimento

degli obiettivi minimi deve cambiare anche il tipo di lezione che

passa da frontale a metodi nuovi come le attività di gruppo, il

lavoro su schede, le attività di recupero! La valutazione avviene alla

fine del percorso formativo per stabilire quali obiettivi sono stati

raggiunti dall’allievo e quali no («raggiunto»/ «non raggiunto», e

perché). Per ora vediamo che ciò che viene valutato è il

comportamento sviluppato per risolvere un certo problema (non

ancora il processo cognitivo stimolato, che avverrà invece con Miller

nel 1956). Il comportamento però è così un indicatore di una

capacità che l’alunno ha sviluppato. Se il ragazzo esprime lo stesso

comportamento in situazioni diverse, allora ha acquisito tali

capacità. Importante è il fatto che bisogna tener conto della

situazione del ragazzo: il professore deve creare degli obiettivi

mirati e fare delle attività per far raggiungere gli obiettivi minimi.

Se si facesse solo lezione frontale non servirebbe perché si

andrebbero a considerare i ragazzi come se avessero tutti le stesse

caratteristiche. E’ necessario dare un ruolo attivo agli studenti. Un

esempio è l’introduzione delle autovalutazioni, così i ragazzi

crescono. Sono utili i lavori di gruppo, in cui si affianca uno bravo

ad uno meno bravo.

Fondamentale è vedere il progresso e per fare ciò è necessario

anche valutare le preconoscenze.

Importante è anche pesare bene gli obiettivi! A fine anno bisogna

pesare gli obiettivi e non semplicemente fare la media dei voti. Il

voto deve essere sul raggiungimento degli obiettivi. A partire circa

dal 1950 si instaura il paradigma cognitivista. Nasce con Miller che

scrive un libro intitolato il magico numero 7 in cui sostiene che la

memoria breve possa tenere al massimo 7 segmenti di

informazione (come ad esempio 7 numeri di telefono). Questo

paradigma studia i processi che avvengono nella mente umana e

animale. Gli esponenti del cognitivismo sono Scriven e Feurestein.

Scriven dà origine ad un movimento detto “Mastery Learning” ed

introduce la verifica sommativa (fine quadrimestre) e formativa

(che permette di capire cosa un alunno deve recuperare). Prima di

questo movimento la verifica avveniva solo a fine anno. Lui si

accorge che forse vedere se un ragazzo ha raggiunto o meno gli

obiettivi solo a fine anno è un po’ tardi. E’ meglio verificare prima,

così anche il ragazzo riesce a studiare in modo più proficuo.

Vengono differenziate le funzioni della valutazione (per formare e

per certificare). L’errore è parte integrante del processo di

apprendimento (a patto che venga individuato e corretto): è

necessario prevedere dei momenti in cui l’errore non sia

penalizzante. Bisogna far sì che i ragazzi tirino fuori i loro errori e

non bisogna mortificarli: solo così gli errori possono insegnare

qualcosa. In questo movimento non vi è distinzione rigida tra il

momento valutativo e il momento formativo: un’occasione

formativa può essere valutativa e viceversa. Si introduce la

valutazione formativa: valutare frequentemente e sistematicamente

quanto appreso per migliorare gli apprendimenti. Importante per

migliorare gli esiti è tener conto dell’effetto testing. Spesso far fare

prima una verifica fax simile è molto utile per orientare i ragazzi. La

simulazione è utile perché permette ai ragazzi di correggere il loro

studio e perché si realizza così un momento in cui è concesso di

sbagliare. Sarebbe utile che tali prove fossero auto valutate (anche

scambiando le prove) in modo che gli studenti accrescano la loro

consapevolezza. La scuola deve lavorare su un ampio spettro di

obiettivi.

Nasce il movimento “Mastery Learning : «Apprendimento per la

padronanza». Si basa sull’uso sistematico della valutazione:

Diagnostica: per individuare punti di debolezza e preparare

• l’allievo all’ingresso nel percorso formativo. Si valutano i

prerequisiti!

Formativa: per facilitare l’allievo nell’apprendimento. Verifiche

• ogni settimana per aiutare il ragazzo a recuperare e imparare

Certificativa: per controllare il raggiungimento degli obiettivi di

• padronanza di quanto appreso. Dalla valutazione certificativa

si stabilisce la necessità o meno di un recupero.

Feurestein introduce invece l’intelligenza dinamica e la valutazione

dei processi cognitivi. Il suo movimento è noto come “Valutazione

dinamica”.

Egli, a partire dagli anni 40, inizia a capire che la mente umana non

è una scatola nera. Egli è un ebreo polacco, allievo e collaboratore

di Piaget, che viene chiamato in Israele per risolvere un problema.

Egli si ritrova davanti ragazzi che non sono andati a scuola perché

ebrei, che sono stati salvati da campi di concentramento, che sono

stati strappati alle famiglie.. Nel momento in cui applicava loro i

test di Binet e Simon si accorgeva che avevano uno sviluppo

mentale non di ragazzi di 12 anni, bensì di 6. Feurestein allora si

domanda come sarebbe quello stesso ragazzino se anziché ebreo

durante il nazismo e la guerra, fosse cresciuto in America senza la

guerra. Egli capì che i fattori ambientali avevano una grossa

influenza sui PROCESSI COGNITIVI. Egli giunge alla conclusione che

l’intelligenza non è statica, bensì dinamica e che si sviluppa durante

tutto l’arco della vita. Se le persone vengono allenate ad esercitare

le funzioni cognitive, allora l’intelligenza si può modificare. Egli

inoltre sostiene che per incrementare l’intelligenza è necessario

migliorare le capacità cognitive di base, fornendo concetti, abilità,

strategie e tecniche utili a rendersi autonomi nell’apprendere

(imparare ad imparare) .

La valutazione dinamica risponde alla domanda: “Qual è la capacità

che serve a questo allievo per raggiungere questo obiettivo di

pprendimento?”. Si guardano le differenze di capacità tra prima e

dopo.Si concentra sulle capacità necessarie all’apprendimento,

ndipendentemente dal contenuto di ciò che si vuole realizzare

mediante tale capacità. L’intelligenza è la capacità di saper risolvere

dei problemi reali (Deriva da Simon), ma ovviamente dipende dal

fatto che l’insegnante abbia fornito le risorse necessarie per

mettersi in opera. Queste capacità secondo Feurestein possono

essere stimolate. Non vi sono però evidenze empiriche che

esercitando i processi cognitivi si migliorino le attitudini. Con

attitudine si intende la rapidità con cui viene appresa una disciplina,

con cui vengono raggiunti certi obiettivi.

Feurestein ha avuto un forte impatto sulla scuola:

• Per le disabilità

• Valutazione dinamica: non valuto ciò che sai o ciò che non sai,

ma quanto tu cresci in termini di processi cognitivi. All’inizio

non sapevi nulla, ma poi ti ho insegnato delle strategie e sei

migliorato, tanto che ora hai gli strumenti per imparare in

modo autonomo! La scuola deve insegnare ad imparare.

Feurestain prende le idee dal primo cognitivismo che vedeva la

mente umana come luogo di processo di informazioni: input,

elaborazione, output e svolge dei lavori empirici sui suoi studenti.

Sviluppa dei protocolli decontestualizzati da quelli scolastici, simili

alla settimana enigmistica. Uno dei limiti della sua opera è che i

ragazzi fanno fatica a trasportare i contenuti appresi con i protocolli

di Feurestein nella scuola! Secondo la teoria dell’IMPREGNAZIONE,

il potenziamento cognitivo deve essere fatto a scuola sui contenuti

scolastici perché se si lavora su protocolli decontestualizzati poi si fa

fatica a trasferire.

I lavori di Feurestein vengono rivisti da Andreson e Krathwol i quali

arrivano a scrivere i processi cognitivi, o meglio, costruiscono una

guida per creare degli obiettivi operativi di apprendimento. Se si

svolge una verifica e una didattica basata sugli obiettivi di A e K,

vado proprio a stimolare e verificare i processi cognitivi.

L’ultimo paradigma parte dal 1980 e giunge ai giorni nostri è il

costruttivismo sociale. Questo movimento in realtà inizia già con

Piaget. In questo paradigma si sostiene che non sia sufficiente

studiare i processi cognitivi, ma che sia necessario anche la

situazione sociale in cui si trova l’individuo. Il principale esponente

è Wiggins che dà origine ad un movimen

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MICHELA78B di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Docimologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Trinchero Roberto.
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