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Epitelo ghiandolare endocrino

In questo tipo di epitelio le cellule secernenti non riversano il loro secreto all'esterno o comunque su una superficie libera: esso permane all'interno dell'organismo e ha come bersagli organi e cellule posti talvolta anche a grande distanza. Il secreto delle ghiandole endocrine prende il nome di ormone.

Tipi di ormoni

Gli ormoni possono essere oligopeptidi, polipeptidi, proteine, glicoproteine, steroidi, ammine biogene o catecolammine. La loro concentrazione plasmatica è molto bassa (10-6, 10-9 M). Una volta raggiunto l'organo bersaglio, gli ormoni, interagendo con recettori specifici, innescano una serie di reazioni diverse. Molti ormoni inducono la sintesi di altri ormoni (tropoormoni), come il TSH (ormone ipofisario), che stimola i tireociti a produrre T3 e T4. Analogamente, un altro ormone ipofisario di natura proteica, l'ACTH, determina a livello del surrene la liberazione di cortisolo, un ormone steroideo.

Struttura delle ghiandole endocrine

La ghiandola endocrina è ricca di vasi sanguigni (in cui il secreto viene riversato) e quindi priva di lume e di dotto escretore (il rapporto con il sangue e con il liquido interstiziale è diretto); può inoltre assumere diversi aspetti.

Attività delle ghiandole endocrine

  • Endocrina in senso stretto: l'ormone viene subito riversato nel sangue attraverso il quale poi raggiungerà l'organo bersaglio posto a distanza (nel sangue l'ormone si associa a specifiche proteine prodotte principalmente dal fegato).
  • Paracrina: gli ormoni prodotti agiscono su un bersaglio posto a breve distanza dalla ghiandola di origine, che viene quindi raggiunto per diffusione attraverso il liquido interstiziale.
  • Autocrina: operata da ghiandole che, oltre a produrre gli altri tipi di ormone, producono ormoni che regolano l'attività della ghiandola stessa.

Unità secernenti endocrine

Cellule endocrine isolate

Si tratta di cellule isolate all'interno di un tessuto, che producono ormoni; possono essere cellule di natura anche non epiteliale:

  • Di natura connettivale: cellule interstiziali delle gonadi (producono ormoni androgeni), teca interna del follicolo ooforo, adipociti.
  • Di natura muscolare: cardiociti atriali, miocellule dell'arteriola afferente del glomerulo renale.
  • Di natura nervosa: neuroni ipotalamici.

Ovviamente, esistono cellule endocrine isolate anche nei distretti epiteliali: esse sono evidenziabili per argentaffinità, reazione per cui si fanno interagire con la cellula dei sali d'argento (che li lega). La cellula stessa produce un enzima riducente che, riducendo i sali ad argento metallico, lo fa precipitare e questo si accumula nelle strutture cellulari evidenziandole (si tratta di un fenomeno simile all'argirofilia, per cui il substrato organico riesce a legare i sali d'argento, ma per farlo precipitare ad argento metallico è necessario aggiungere un agente riducente dall'esterno). L'argentaffinità è una proprietà piuttosto diffusa nelle cellule endocrine. Nelle cellule isolate i granuli di secreti si accumulano nella parte basale, in modo da essere in comunicazione diretta con il liquido interstiziale.

Le cellule isolate possono anche raggrupparsi in piccole unità come avviene ad esempio nel pancreas: le isole di Langerhans sono gruppi di cellule di origine epiteliale a secrezione endocrina immersi nel tessuto esocrino pancreatico.

Ghiandole endocrine propriamente dette

In base alla struttura si dividono in due tipi:

  • Ghiandole cordonali: praticamente tutte le cellule endocrine del nostro organismo appartengono a questo tipo. Un cordone è un raggruppamento di cellule che si dispongono in modo da creare una struttura allungata piena all'interno. I cordoni sono comunque sempre molto sottili (2-3 file di cellule) e descritti da una membrana basale: devono stare in contatto diretto e costante con il tessuto connettivo che contiene i vasi sanguigni in cui la ghiandola immette i propri secreti per diffusione. I cordoni risultano infatti separati da stomi (spazi interstiziali) molto ricchi di capillari. Le ghiandole endocrine cordonali possono comunque apparire molto diverse tra loro per via della disposizione dei cordoni che possono organizzarsi in maniera: parallela, glomerulare, reticolare, a nidi cellulari. Il connettivo che avvolge le ghiandole – e di conseguenza il sistema vascolare – seguono i movimenti dei cordoni (capillari sinusoidali).
  • Ghiandole follicolari: l'unica presente nel nostro organismo è la tiroide. Il tessuto ghiandolare endocrino follicolare è formato da follicoli con un diametro che varia dai 20 ai 500 μm, a seconda del loro stato funzionale (micro- e macrofollicoli) e sono costituiti da un epiteliocubico semplice che poggia su di una lamina basale; all'interno della cavità è presente la colloide (glicoproteina) costituita da tireoglobulina (prodotta dalle cellule stesse). Tra un follicolo è l'altro è presente lo stroma. Il contenuto dei follicoli non è accessibile all'ambiente esterno: la colloide che viene accumulata è un prormone dell'ormone tiroideo. L'ormone tiroideo, la tironina, deriva dall'unione di due molecole di tirosina unite per legame peptidico: la tironina, per essere attivata deve legarsi a molecole di iodio, diventando tireoglobulina. Se le molecole di iodio sono tre si forma triiodotironina o T3, se sono quattro si forma tiroxina o T4. All'interno della tiroide si trova una grande quantità di follicoli: gli ormoni che vengono accumulati sono molti dato che la tiroide deve agire su tutti i tessuti (gli ormoni tiroidei sono infatti responsabili della regolazione del metabolismo). Quindi l'ormone tiroideo viene prodotto costantemente e riversato nel circolo sanguigno quando ce n'è richiesta. Se la richiesta è molto abbondante, l'ipofisi rilascia l'ormone follicolo-stimolante, che va ad agire sulla tiroide: i follicoli sono quindi indotti ad utilizzare la colloide accumulata per produrre nuovi ormoni tiroidei. Questo processo è detto di riassorbimento, perché le cellule per endocitosi prendono la tireoglobulina necessaria a produrre e rilasciare l'ormone. L'ormone tiroideo, essendo lipofilo, non interagisce con recettori di membrana, ma penetra direttamente all'interno della cellula. Il plasmalemma ha comunque un sistema di regolazione per cui può discriminare tra T3 e T4: infatti può scindere uno iodio dalla tiroxina per formare triiodotironina, che metabolicamente è più attiva. Il recettore presente all'interno del citoplasma con cui l'ormone tiroideo interagisce è di solito un fattore...

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Scienze biologiche BIO/17 Istologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camo.milla di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bani Daniele.
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