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Epidemiologia veterinaria

Dal punto di vista etimologico, epidemiologia è una parola composita (epi-demio-logia) di origine greca, che letteralmente significa «discorso riguardo alla popolazione». Per epidemiologia si intende lo studio di qualsiasi fenomeno che può avvenire in una popolazione.

Per fenomeno si intende qualsiasi situazione che può alterare lo stato di salute di una popolazione. Con la microbiologia e con l’epidemiologia si approccia a qualcosa di non fisiologico, ovvero alla patologia degli animali. L’epidemiologia ci permette di capire un evento, che non rientra nella fisiologia e che altera la salute di una popolazione, come si manifesta e come si distribuisce.

Ruolo dell'epidemiologo

L’epidemiologo deve fornire gli strumenti a chi prende le decisioni, a chi governa per poter gestire il problema, per poterlo tenere sotto controllo e per poterlo eliminare completamente. Deve essere in grado di dare una previsione nei confronti della quale il politico si deve dirigere per prendere decisioni e per gestire la popolazione. In conclusione, è importante lo studio della malattia nella popolazione e dei fattori che ne determinano la sua comparsa per identificare, pianificare, realizzare e valutare la qualità dei servizi (nel nostro caso veterinari) in relazione alla prevenzione, cura e riabilitazione, che mirano alla tutela della salute animale, ma anche alla tutela della salute pubblica.

Tra le finalità della medicina veterinaria rientra anche la salute e la tutela dell’uomo: inteso sia come proprietario di animali da compagnia, sia come consumatore di prodotti di origine animale, sia come appartenente a una specie che condivide gli ambienti con altre popolazioni e con le quali condivide necessariamente microorganismi e quindi eventualmente possibili patologie. Quando si parla di stato di salute si deve quindi tener conto dell’animale, dell’uomo e dell’ambiente: One Health.

Finalità dell'epidemiologo

Il fine ultimo dell’epidemiologo è:

  • Prevenire l’evento (massimo successo dell’epidemiologo)
  • Azioni mirate alla risoluzione del problema e alla cura della popolazione (quando l’evento si è già manifestato)
  • La tutela delle produzioni zootecniche e la tutela del consumatore

Definizioni di epidemiologia ed epizoologia

Epidemiologia è lo studio delle popolazioni umane. Epizoologia è lo studio di popolazioni animali. Quando parliamo di zoonosi dobbiamo distinguere il termine zooantroponosi, ovvero malattia trasmissibile dall’animale all’uomo, e antropozonosi, ovvero malattia trasmissibile dall’uomo all’animale.

Ad esempio, il Covid-19 è un virus che emerge da una popolazione animale e si trasferisce nella specie umana, ma è anche vero che sono stati registrati dei casi in cui questo virus è stato trasmesso dall’uomo all’animale.

Situazioni epidemiologiche

In una popolazione si possono avere due tipologie di situazioni da gestire e da studiare in termini epidemiologici:

Situazione 1: problematiche non ancora presenti nella popolazione

Situazione 1: Problematiche non ancora presenti nella popolazione, ma siamo consapevoli che c’è il rischio della loro introduzione. Per questo, sugli animali domestici è stato reso obbligatorio un intervento vaccinale in una popolazione vergine (dal punto di vista immunitario). L’ideale è bloccare l’ingresso e quindi introdurre le misure di prevenzione primaria. Le patologie che di solito non sono presenti in una popolazione vengono definite malattie esotiche; ovvero malattie che sono presenti in alcuni territori, ma alcune popolazioni non hanno ancora avuto modo di entrarci in contatto. Alcune malattie esotiche in Italia sono ad esempio la malaria.

Situazione 2: problematiche già presenti nella popolazione

Le patologie presenti nelle popolazioni prendono il nome di malattie endemiche, come la Leishmaniosi nel cane. L’approccio per il controllo di malattie endemiche è diverso rispetto a quelle esotiche e questo dipende anche dalla scelta del governatore che può decidere di eradicare, ovvero eliminare fisicamente l’agente eziologico da un territorio e da una popolazione. Ad esempio, il vaiolo è stato eradicato dalla medicina umana e la peste bovina dalla medicina veterinaria, in quanto rappresentava una problematica molto seria nelle produzioni bovine, soprattutto in alcune aree geografiche dove il bovino rappresenta una forma di sopravvivenza e di sostentamento. Brucellosi bovina e ovicaprina e la tubercolosi bovina sono altri esempi di malattie endemiche.

Una malattia per essere eradicata deve essere un rischio per la salute pubblica anche in termini quantitativi, cioè deve essere una patologia che colpisce una grande fetta della popolazione umana o animale e deve avere conseguenze abbastanza gravi, letali. Negli ultimi anni è stato preso in considerazione un altro fattore, ovvero l’impatto sociale che può avere una patologia.

Fattori di rischio e indagini epidemiologiche

In entrambe le situazioni, l’epidemiologo deve identificare quelli che vengono definiti i cosiddetti fattori di rischio, che è una specifica condizione che risulta statisticamente associata a una malattia e che pertanto si ritiene possa concorrere alla sua patogenesi, favorirne lo sviluppo o accelerarne il decorso.

Se non voglio che una patologia entri, devo identificare quali sono i possibili canali o modalità d’ingresso. Ad esempio, per la rabbia è stato fatto un controllo su due popolazioni, cioè sia sugli animali domestici che sugli animali selvatici che rappresentano il serbatoio di questo virus e per creare un “cuscinetto” di protezione.

Analogamente per quanto riguarda le malattie già presenti sulle popolazioni, bisogna individuare i punti critici per capire dove intervenire. Senza la conoscenza dei dati non si possono prendere decisioni. L’indagine epidemiologica è uno studio diverso rispetto a quello di un clinico medico o un clinico chirurgico o ostetrico, proprio perché ha delle finalità e dei metodi di studiare i pazienti (denominati “popolazioni” in epidemiologia).

Indagini qualitative e quantitative

Quando si fa uno studio epidemiologico è necessario che vengano raccolte delle informazioni per la valutazione, senza questo passaggio non si avrebbe conoscenza della struttura della popolazione, degli avvenimenti accaduti nella popolazione, di come la patologia/il fenomeno si manifesti.

L’indagine epidemiologica non è una anamnesi collettiva, il processo di raccolta delle informazioni potrebbe sembrare lo stesso applicato dal medico quando comincia a fare una visita sul paziente. La prima parte essenziale della visita sul paziente è l’anamnesi, una serie di informazioni che devono essere capite e comprese come se fosse una vera e propria indagine, ovviamente non dal paziente ma dal proprietario dell’animale; è necessario, infatti, conoscere la storia del paziente o, per quanto riguarda le realtà zootecniche, la storia dell’allevamento, in quanto serve al medico per inquadrare al meglio la problematica.

Apparentemente, dunque, quella fatta dal clinico sembrerebbe un’indagine epidemiologica ma le finalità che hanno il veterinario clinico e l’epidemiologo sono completamente diverse. Nell’epidemiologia interessa studiare la popolazione nella sua interezza in quanto non bisogna fare diagnosi di una malattia dato che l’epidemiologo interviene spesso quando la diagnosi è già stata fatta; all’epidemiologo interessa capire come fare affinché i sani non diventino malati, a differenza dell’approccio classico medico in cui la priorità è trasformare un malato in sano risolvendo la problematica.

Il ruolo del patologo

Il medico si concentra sul malato mentre l’epidemiologo solleva l’interesse anche nei confronti dei sani; quando deve studiare l’ambiente in un’azienda l’epidemiologo si dirige raramente dai pazienti malati, in casi particolari per effettuare delle indagini diagnostiche di laboratorio che gli consentano non tanto di confermare il sospetto, bensì di tirare le somme sulla presenza in termini quantitativi del patogeno, dunque farà un prelievo sui sani o apparentemente sani e successivamente sui malati.

Nella disciplina clinica e nella disciplina dell’epidemiologia, abbiamo dei momenti e degli approcci completamente diversi. Il clinico si concentra sul paziente perché deve risolvere la problematica mentre l’epidemiologo si concentra sulla popolazione in quanto più informazioni raccoglie dai sani meglio è, dato che deve capire perché i sani sono ancora sani e deve intervenire in modo precoce affinché rimangano tali.

Il patologo o l’anatomopatologo è colui che arriva a posteriori, (nella gestione della SARS attualmente è la figura che forse sta mancando in quanto è molto importante riuscire a capire, tramite i pazienti deceduti, come il patogeno ha reagito, quali sono state le lesioni e i meccanismi patogenetici).

La patogenesi

La patogenesi è lo studio di come si sia generata una certa patologia, che cosa fa un microrganismo all’interno dell’ospite, dove si moltiplica, quali sono gli organi e i tessuti bersaglio, che tipo di danno esercita. L’interesse del patologo è dato dal fatto che il morto è una fonte inesauribile di informazioni importantissime; questa disciplina dà la possibilità di studiare e di leggere sui cadaveri quello che è avvenuto e quello che ha fatto il microrganismo sull’ospite agendo così in previsione per poter aiutare i successivi pazienti. Il patologo acquisisce informazioni per la gestione dei casi futuri.

Il controllo della diffusione della malattia

L’epidemiologo deve controllare, evitare la diffusione della malattia. L’approccio dunque è completamente diverso. Il clinico deve fare una visita e associare degli esami collaterali (indagini di laboratorio necessarie per inquadrare il profilo biochimico e metabolico del paziente e servono indirettamente per valutare la funzionalità degli organi. Es: l’esame delle urine inteso come analisi chimico-fisica è un esame collaterale in quanto vado a valutare dei parametri urinari per capire la funzionalità.) svolgono un’azione complementare. Le varie discipline diagnostiche (clinica, patologia, epidemiologia) svolgono un’azione complementare.

Indagini qualitative

Le indagini qualitative ci permettono di descrivere come si manifesta la malattia nella popolazione senza elaborazione statistica o di ipotesi, ma osservando ciò che sta succedendo: come si distribuisce e come si trasmette una malattia nella popolazione tra un ospite sano e un ospite malato e vedere quali sono gli ospiti. Questa descrizione qualitativa rappresenta grossa parte anche dello studio della malattia infettiva.

Le malattie infettive

Le malattie infettive sono articolate didatticamente in:

  • Eziologia: comprende lo studio delle caratteristiche strutturali, funzionali, di classificazione tassonomica, di resistenza, di coltivazione e di isolamento in laboratorio, genetiche dell’agente patogeno, igieniche e spettro d’ospite.
  • Epidemiologia: la gamma di specie animali recettive a una malattia, distribuzione geografica, predisposizioni, fattori di rischio associati.
  • Patogenesi: ripercorrere il percorso che il patogeno compie dal momento di entrata nell'organismo ospite fino alla sua eliminazione all’esterno.
  • Sintomatologia: descrizione di come si manifesta la malattia nell’ospite colpito. I sintomi sono l’espressione di una lesione/alterazione (la tosse è il sintomo di una lesione/alterazione all’apparato respiratorio -es. polmonite- a partire dalle prime vie respiratorie fino ad arrivare alle vie più profonde).
  • Diagnosi e terapia: la terapia può essere sintomatica (applicazione della terapia con l’esclusivo scopo di ridurre una sintomatologia -es. antinfiammatorio) o eziologica (terapia specifica per un determinato microrganismo, in questo caso la terapia è successiva alla diagnosi -es. antibiotico-). La diagnosi è divisibile in diversi livelli, la più superficiale è quella clinica o di sospetto che si basa sui sintomi e sulle analisi anamnesiche seguita da terapia sintomatica o clinica (mirata a guarire la manifestazione clinica); successivamente si ha la diagnosi eziologica o di conferma che implica l’esecuzione di una serie di test che richiedono tempo e dunque non è conveniente in quanto il paziente può peggiorare o morire nel frattempo, che porta ad una terapia eziologica, mirata al determinato agente eziologico.

Prima di somministrare l'antibiotico sarebbe necessario capire a che cosa il microrganismo è più sensibile per avere un approccio più mirato e preciso, ma spesso per venire incontro all’esigenza di guarire e di soccorrere il paziente, mentre si attendono i risultati dei test, si somministra una terapia antibiotica di base ad ampio spettro. Più la diagnosi del medico si avvicina in maniera intuitiva a quello che è il reale problema, più la terapia, anche se generica, sarà efficace.

Laboratorio di diagnosi eziologica

Il laboratorio che affianca il medico nella diagnosi eziologica si distingue in due grosse tipologie:

  • Diagnosi diretta: cerca il patogeno tramite isolamento microbiologico, si cerca il microrganismo che causa la malattia.
  • Diagnosi indiretta: ricerca degli anticorpi, si vede se il sistema immunitario dell’ospite si è accorto del passaggio del microrganismo.

La profilassi: impedire che i malati aumentino; può essere diretta (attacco dell’agente eziologico es. igienizzazione delle mani) o indiretta/immunizzante (vaccinazione, ovvero aumento delle difese immunitarie dell’ospite).

Studi epidemiologici

Gli studi epidemiologici si dividono in:

  • Indagini qualitative, le quali si limitano a descrivere come si sviluppa un’alterazione dello stato di salute (patologia) all’interno di una popolazione. Sono studi che descrivono dal punto di vista qualitativo come si comporta un agente causale di malattia in un ospite e in una popolazione. Sono le prime fasi di uno studio epidemiologico, soprattutto se ci troviamo davanti a fenomeni poco conosciuti o del tutto ignoti (un esempio è lo studio che si è dovuto fare sulle infezioni da coronavirus: valutare le fasce di popolazione colpite, le modalità di trasmissione e quindi i mezzi mediante cui il patogeno si diffonde, osservare le prove di resistenza ambientale...). Questi studi ci danno le informazioni iniziali per poter ipotizzare una ipotesi causale, ovvero quale sia l’agente eziologico (agente vivente che ha causato la malattia).
  • Indagini quantitative, in cui si misura invece la distribuzione del fenomeno all’interno della popolazione e si verificano le ipotesi causali attraverso la dimostrazione scientifica che ci sia una reale connessione tra il fattore ipotizzato e la distribuzione del fenomeno.

Tipi di indagini quantitative

  • Rilevamenti (o indagini conoscitive): semplici conteggi con finalità immediate. Queste indagini possono anche essere denominate screening, ovvero una prima suddivisione della popolazione in base ad un determinato stato; es.: classificazione basata sull’esito positivo/negativo al test diagnostico, su sano/malato, oppure esito positivo/negativo al coronavirus.

Lo screening può essere di tipo:

  • Trasversale, si effettua una volta sola in un determinato momento temporale (test del coronavirus alle persone di rientro da un viaggio);
  • Longitudinale, si può riferire sia al passato (riprendendo studi passati) che al presente prospettivi o retrospettivi.
  • Monitoraggi e sorveglianze. Il monitoraggio è quando osservo un fenomeno registrando i dati ottenuti ma senza voler fare qualcosa a riguardo: indagine passiva. La sorveglianza è una forma di registrazione dei dati più intensiva rispetto al monitoraggio, si ha quando ho già programmato delle azioni di intervento sui dati ottenuti con finalità di prevenzione, limitazione, controllo o addirittura eradicazione: indagine attiva. Un’altra differenza tra monitoraggio e sorveglianza è che nella prima i risultati ottenuti sono anonimi mentre nella seconda necessito delle identità dei soggetti per poter agire eventualmente su di essi. La sorveglianza può essere, in base a come il dato viene generato, di due tipi:
  • Attiva, se avviene una ricerca attiva dei dati;
  • Passiva, se i dati emergono senza un meccanismo di ricerca.

Vigilanza veterinaria interviene a supporto della sorveglianza ed impone delle normative da rispettare, che mirano a prevenire le malattie o i problemi sanitari e a rarefare le occasioni di contagio. Un esempio è l’anagrafe canina: l’animale domestico deve essere obbligatoriamente dotato di microchip con il proprio nominativo e quello del padrone per prevenire altre cose, come la diffusione della rabbia. La vigilanza veterinaria ha quindi la finalità di sanzionare chi non rispetta le normative al fine di salvaguardare la salute pubblica: Polizia veterinaria.

  • Studi sperimentali: gli studi osservazionali e sperimentali sono quelli in cui si raccolgono dati perché si devono dimostrare o escludere delle ipotesi causali o delle ipotesi di rischio. In uno studio sperimentale ho il pieno controllo di tutte quelle che possono essere le variabili legate all’ospite, all’ambiente o al microrganismo: studio in laboratorio; mentre in uno studio osservazionale possiedo il vantaggio di studiare la naturale evoluzione della malattia.
  • Modelli: sono delle simulazioni virtuali di quello che può essere il fenomeno e l’evoluzione di un fenomeno attraverso sofisticati software. Si possono anche simulare gli scenari di interazioni tra fattori e popolazioni.
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Scienze mediche MED/42 Igiene generale e applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Federica_Sant di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Epidemiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Di Francesco Cristina Esmeralda.
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