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Gli studi osservazionali sono quelli in cui il ricercatore osserva cosa avviene nella realtà.

Gli studi sperimentali sono quelli in cui il ricercatore si sostituisce al clinico per decidere a

chi assegnare lo studio e l’assegnazione è randomizzata cioè casuale, in modo da creare 2

gruppi identici in modo che il risultato del confronto di questi due gruppi non darà luogo

ad alcun confondimento.

INFLUENZA DELL’OSSERVATORE: perché bisogna rendere ciechi i ricercatori? Perché i

ricercatori influenzano l’osservazione. Il ricercatore non deve sapere, deve essere in cieco

al fatto se il pz ha ricevuto un massaggio per guarire il dolore alla schiena o meno. Questo

è il singolo cieco. Ci sono tanti altri momenti in cui è importante la cecità. Un momento è

quello della randomizzazione.

La suggestione è un altro elemento. Chi è incluso in uno studio sperimentale e sa di essere

trattato con un trattamento innovativo, è suggestionato. Ad esempio studi nella

depressione: ad un gruppo si dava una pastiglia di zucchero dicendo che era un placebo,

ad un gruppo si dava la pastiglia di zucchero facendo credere che era un farmaco molto

funzionate. Bene! Nel gruppo al quale veniva detto che era un farmaco vi era una risposta

migliore. Per questo è necessario che anche il pz sia in cieco. Quindi si parla di quarto

cieco. 3 lezione

a

MISURE IN EPIDEMIOLOGIA

Sono delle variabili algebriche che permettono di definire una serie di caratteristiche dei

fenomeni a cui noi siamo interessati.

L’obiettivo fondamentale dell’epidemiologia è

quello di misurare la relazione che c’è fra un

fattore determinante e l’evento cioè tra la causa

e l’effetto, ma prima devo misurare il

determinante e l’evento. Devo trovare delle

misure che mi permettano di dire quanto è

frequente l’evento e quanto è frequente il

determinante.

TIPO DI MISURE

Misure di frequenza quantificano un evento e sono misure di incidenza e di

 

prevalenza;

Associazione misurano la forza con cui è associato il determinante al suo evento

 

Misure di impatto qual è stato l effetto complessivo di un intervento sanitario, di

 

un fattore di rischio.

La frequenza è una misura quantitativa della distribuzione di un evento o di una

condizione nel tempo e nello spazio (es. qual è la % di diabetici in Piemonte, in questa aula

11

la % di persone che portano gli occhiali è una frequenza ma in specifico è una prevalenza

perché portare gli occhiali è una condizione stabile). Si parla di incidenza quando si parla

di un evento: gli eventi sono ammalarsi, è un momento (prima ero sano e poi divento

malato), morte (prima ero vivo, dopo sono morto) è ovvio che c’è un periodo in cui si sta

morendo ma poi concettualmente arriva la morte e si muore. Questi 2 eventi, ammalarsi e

morire, sono degli eventi e la misura della frequenza di morti o di ammalamenti si chiama

incidenza. Ma si possono misurare molte altre incidenze: incidenza di recidive, incidenze

di iniziazione/cessazione del fumo di tabacco. Quindi è una misura quantitativa della

distribuzione di un evento o una condizione nel tempo e nello spazio

- Misure di associazione: (rischio relativo): l’esposizione allo smog aumenta il rischio di

morte, di polmonite. Rischio in questo caso è sinonimo di probabilità e questa probabilità

si può misurare con il rischio relativo. Quindi misurano la forza con cui un determinante

è associato ad un evento

- Misure di impatto: quota attribuibile. Sono molto importanti per riuscire a capire

complessivamente le cause di un fenomeno. Qual è la quota di riduzione delle morti per

infarto dovuti a trattamenti farmacologici? È del 50%. Quindi misurano l’impatto di un

fattore di rischio o di protezione su una malattia

MISURE DI FREQUENZA

INCIDENZA: quanti sono i nuovi casi di soggetti con la caratteristica di interesse,

 avvenuti durante il tempo di osservazione. (Es. misura di

quelli che si stanno per addormentare)

PREVALENZA: sono tutti i soggetti con la

 caratteristica di interesse presenti in una

popolazione in un preciso istante (è

una misura di quelli che stanno

dormendo). La prevalenza è una

misura istantanea, cambia in un

momento. Ho misurato la prevalenza di

persone che dormono contando 3 minuti

fa le persone che dormivano.

Posso fare la stessa cosa per sapere quante persone si stanno addormentando nello stesso

momento? Potrò misurare le persone che si addormenteranno nelle prossime 2 ore non

quelle che si stanno addormentando in questo momento. Vale allo stesso modo per il

diabete. Posso contare quante persone hanno il diabete ma non posso contare quelli che

stanno per avere il diabete.

La differenza tra i due metodi è il TEMPO. La prevalenza è qui e ora, è una misura

istantanea. Il censimento, ad esempio, è una misura di prevalenza.

INCIDENZA: è una misura di eventi istantanei e per questo motivo non posso misurarli

in modo istantaneo. L’incidenza (incidence, new cases, incidente cases, attack rate) quindi

può servire come una misura di predizione. Una volta misurata l’incidenza di

addormentamenti in quest’aula e dico che è del 20%, la prossima volta ci saranno 20

12

persone che nell’arco di un’ora si addormenteranno. Quindi lo posso usare per predire.

POPOLAZIONE-TEMPO: es voglio misurare l’incidenza di addormentamenti? Io devo

seguire queste persone per almeno un’ora. A questo punto queste persone diventano una

popolazione tempo e questo mi permette di misurare le persone che si addormentano. Es:

il tasso di mortalità del tumore per polmone è 1/1000 vuol dire che tra 1000 persone che

vengono seguite per un anno, troverò un morto. È una specifica popolazione sorvegliata

per un certo tempo.

L’incidenza si può misurare in 2 modi:

A. RISCHIO (chiamata anche incidenza cumulativa): viene misurata in una

popolazione chiusa è quando 200 studenti del corso di infermieristica entrano

alle 4 ed escono alle 6, stanno qui dentro e sono obbligati. Non possono uscire in

nessun modo. È diversa dalla popolazione che si chiama dinamica. Ad esempio: se

io voglio misurare la mortalità per tumori nella popolazione di Novara, la

popolazione di Novara non è chiusa perché la popolazione dell’1 gennaio non è

uguale a quella del 31 dicembre. È un gruppo di persone in cui teoricamente non si

possono né aggiunger né togliere persone. Viene anche chiamata COORTE oltre

che popolazione chiusa. La cosa importante è che la coorte deve essere seguita tutta

per lo stesso tempo.

Il rischio è la misura della probabilità di subire l’evento nel TEMPO DI OSSERVAZIONE.

Es: 100 studenti li seguo per 2 ore, 20 si addormentano il rischio è del 40% in due ore. Nel

rischio non c’è mai scritto di fianco /anno /ora /giorno. Il rischio di per sé non è

confrontabile con altri. Possiamo confrontare il rischio con un’altra popolazione seguita

almeno per 2 ore. Il rischio si misura con:

n° di nuovi casi/popolazione

Matematicamente è una proporzione: il numeratore è incluso nel denominatore. Il

numeratore e il denominatore hanno lo stesso periodo di osservazione. È una misura che è

compresa tra 0 e 1(con eccezioni). Esempio: nessuno si addormenta 0/100=0; tutti si

addormentano 100/100=1. Ci sono alcune patologie, come il raffreddore, che quando

misuro l’incidenza, posso decidere di misurare ogni episodio di cefalea. Normalmente

viene presentato in %. 13

INCIDENZA: COORTE

In questo grafico ci sono 12 persone rappresentate. Entrano al momento t ed escono al

0

momento t . Durante questo periodo 4 persone sviluppano un evento (ad esempio

1

addormentati) e sono rimaste addormentate fino alla fine. Quindi il rischio è 4/12 che è

uguale a 0,33 = 33%.

B. TASSO: Quando abbiamo a che fare con una popolazione dinamica, in cui c’è un

continuo entrare e uscire, non si può più misurare il tasso.

Il tasso è uguale al:

n° di nuovi casi che si sono sviluppati nel tempo t -t /popolazione-tempo t -t

0 1 0 1

È come se in quest’aula ci fosse cosi tanta gente che entra ed esce che io non riesco più a

misurare correttamente il rischio.

Questo è un grafico di una popolazione dinamica. Il primo soggetto per quanto tempo ha

contribuito all’osservazione? più o meno 6 mesi. Questo allora contribuisce come se fosse

mezza persona. E così via… alla fine il conto dei contributi è come se avessi seguito 10

persone dall’inizio alla fine. In realtà è una popolazione dinamica di 12. Allora conto il n°

di casi che sono 4 e li divido per le persone-tempo che sono 10 l’incidenza di questo

evento è di 4 per ogni 10 persone-tempo.

Esempio: stop in aula 2 ore. Conto quante persone entrano e quante persone escono. 200

14

sono complessivamente, sono stati in aula per 350 studenti ora. Dopo di ché conto in n° di

addormentamenti e conto che ci sono stati 35 addormentamenti. A questo punto il tasso

sarà 35/350=10% il tasso di addormentamenti è stato 10 per 100 studenti ora.

RELAZIONE TASSO INCIDENZA E RISCHIO: faccio uno studio su 10 mila persone sui

quali voglio misurare l’incidenza di una qualche malattia. Nella tabella troviamo l’anno

dello studio. Nel primo anno ci sono 10 mila persone a rischio. Dopo il primo anno 80 si

sono ammalate, quindi l’incidenza del primo anno è 1 su 10mila. Nel secondo anno

sempre 8 su mille. Ogni anno la popolazione scende anche se in realtà il rischio o

l’incidenza cumulativa aumentano. Il rischio di ammalare dopo il quinto anno è di 393,66

su 10 mila. Quindi è il 4% complessivo. Diminuiscono le persone a rischio perché le altre si

sono ammalate. PREVALENZA:

E’ il n° di soggetti che si sono ammalati in un istante. Quanti sono in questo istante i

soggetti che sono addormentati? Sono 2. Complessivamente si sono addormentate 4

persone, ma 2 erano quando ho fatto la misura di prevalenza. Quindi la prevalenza è

2/12=0,17=17%. Non è un tasso e si misura in percentuale.

La prevalenza è:

il numero di casi esistenti al tempo t / la popolazione osservata al tempo t.

E’ una proporzione e varia da 0 a 1. Qualche volta si misura la prevalenza di periodo che è

la prevalenza di uno specifico istante più tutti i casi che si sono sviluppati nel tempo. È

come se io dicessi: la prevalenza di periodo della seconda ora di epidemiologia è uguale ai

20 che si erano addormentati nella prima ora + tutti quelli che si sono addormentati nella

seconda ora. La prevalenza è una misura che serve per sapere, ad esempio, quanti letti per

lungo degenza devo avere in una popolazione perché dipende dal n° di persone che

hanno quei bisogni lì nella popolazione.

La prevalenza si usa anche per l’esposizione. Quanti fumatori ci sono? Quante persone

fanno esercizio fisico? studio sempre la prevalenza. Normalmente viene misurata negli

studi trasversali che si chiamano survey. Ho preso quanti fra quelli che erano in aula

dormivano. Qual è il tumore più frequente fra i maschi nei

termini di incidenza? Il tumore del polmone. Ma come mai

nella prevalenza è maggiore il tumore alla prostata? Perché

quelli della prostata durano più a lungo. Quelli che si

ammalano di tumore al polmone hanno una vita più breve di

quelli che si ammalano di tumore alla prostata. 15

La prevalenza è funzione dell’incidenza moltiplicata per la malattia

4 lezione

a

MISURE IN EPIDEMIOLOGIA

Misure di frequenza: sono le misure che quantificano la distribuzione di un evento e di

una condizione e sono le misure di incidenza e di prevalenza. Esse non sono alternative,

ma dipendono da cosa vogliamo misurare. Se vogliamo misurare una caratteristica

costante, per esempio l’essere ammalato di diabete, essere maschio, essere giovane si

misura con la prevalenza che si misura contando quanti soggetti hanno quella

caratteristica in questo momento, divido per il totale della popolazione osservata e ottengo

una proporzione, un numero compreso tra 0 e 1 e poi si moltiplica per 100, dato che lo

dobbiamo esprimere in %.

L’incidenza misura la frequenza degli eventi, cioè la transizione da uno stato ad un altro.

Ad esempio la frequenza con cui in una popolazione ci sia ammala di una certa malattia,

con cui si muore. Questi eventi sono istantanei ed essendo istantanei non posso misurarli

in quell’istante, ma è necessario il tempo quindi che io identifichi una popolazione, la

segui nel tempo e conti quanti eventi accadono in quella popolazione.

Si può misurare in 2 modi:

1) quando vogliamo contare degli eventi in una popolazione chiusa, cioè in una COORTE,

posso utilizzare il rischio che è una misura molto facile da usare, è una misura che non

dipende direttamente dal tempo ma indirettamente si. Se voglio misurare la quantità di

decubiti che si sviluppano in una popolazione anziana allettata, più tempo li osservo più

aumenteranno in n° di decubiti.

Quando vogliamo confrontare i rischi le popolazioni devono essere state studiate nello

stesso tempo. Il rischio è una popolazione in cui 12 individui sono seguiti nel tempo da t a

0

t che può essere 1 anno, in questo anno si sviluppano 4 eventi li divido per le 12 persone e

1

ottengo il rischio;

2) TASSO = quando ho una popolazione dinamica in cui le componenti della popolazione

possono entrare e uscire tutte le volte che vogliono, ogni singolo individuo di quella

popolazione non viene osservato per un tempo omogeneo. Quindi ogni individuo ha un

periodo in cui è suscettibile di sviluppare l’evento che può variare. In questo caso bisogna

utilizzare il tasso. Lo usiamo quando vogliamo misurare la frequenza di una malattia in

una popolazione. Il tasso è:

n° di nuovi casi dal tempo t al tempo t /la

0 1

popolazione tempo dal tempo t al tempo t

0 1 16

Esempio: la somma di tutti quei tempi di osservazione costituisce la mia popolazione

tempo. Il termine popolazione tempo si attiene con il numero di periodo seguiti. Questo è

molto utile quando si parla dei pz in ospedale. Il tasso di infezioni ospedaliere, ad

esempio, si fa sul numero di giornate di degenza nel periodo di osservazione e alla fine

calcolerò il tasso di infezione ospedaliera per 1000 giornate di degenza. La decisione sul

tipo di pattern dipende dal tasso. Ad esempio la mortalità totale generale in Italia è circa

dell’1% all’anno. Esempio:

MATERASSO MATERASSO TOTALE

ANTIDECUBITO NORMALE

DECUBITO SI 10 20 30

DECUBITO NO 40 30 70

TOTALE 50 50 100

Il rischio totale di sviluppare ulcere da decubito è uguale a 30/100=0,30 30%

Il rischio di chi è stato nel materasso normale è 20/50=0,4 40%

Il rischio di sviluppare ulcera stando sul materasso antidecubito che è 10/50=0,20 20%

Come si fa a quantificare quanto il materasso antidecubito sia vantaggioso rispetto al

materasso normale? Si fa la differenza di rischio cioè 40%-20%=20%.

Il rischio relativo(RR) si calcola facendo la divisione fra il rischio MA e il rischio MN = 0,5

Mettiamo l’intervento al numeratore e il controllo al denominatore, il controllo è quello

con cui io voglio confrontare l’intervento. Quindi 20% dei MA diviso 40% dei MN. Questo

0,5 non vuol dire il 50% ma vuol dire la metà, perché cambiando i numeri le cose

cambiano abbastanza.

La riduzione relativa del rischio(RRR) è (1-0,5)*100 = 50%

Altro esempio:

Pazienti ricoverati in medicina interna e seguiti per 14 giorni

R+ R- Totale

Decubito si 35 12.5 47.5

Decubito no 35 37.5 72.5

Totale 70 50 120

Il rischio totale è del 39.58%

Il rischio di R+ è del 50%

Il rischio di R- è del 25% 17

La differenza di rischio è del -26%

Il rischio relativo (r+/r-) è di 2,00

Il rischio relativo mi dimostra una protezione

quando è inferiore a uno, mi dimostra che c’è un

aumento quando è superiore a uno, non mi

dimostra niente quando è 1.

Gli interventi sanitari DEVONO essere inferiori a 1 altrimenti sono inutili!

MISURE DI ASSOCIAZIONE: RR

Misurano la forza di associazione che c’è fra essere ad alto rischio e avere l’ulcera, fra

essere stati messi in un materasso antidecubito e sviluppare l’ulcera. Negli studi di coorte

si calcola il Rischio Relativo, che è il rapporto fra l’incidenza fra gli esposti al fattore di

rischio in studio, fratto l’incidenza fra i non esposti (si usano sia rischi che tassi). Se a me

interessasse studiare l’effetto del letto normale, rispetto al materasso antidecubito, anziché

di un rischio relativo di 0,5 che rischio relativo avrei? 2! È l’inverso di 0,5.

Con quest’esempio parliamo di incidenza. 18

MISURE DI ASSOCIAZIONE: OR

Il calcolo del rischio relativo vale quando io posso calcolare un rischio. Posso calcolare il

rischio SOLO quando ho una coorte. Ci sono delle situazioni in cui non posso calcolare il

rischio. Il caso controllo serve a misurare dei rischi. I controlli sono dei soggetti presi in

modo totalmente diverso, non è come nella situazione di prima in cui prendo una coorte

di persone e dico tra essi quali sviluppano lesioni da pressione. Qui non posso calcolare i

rischi e non potendo calcolare i rischi devo trovare un trucco e il trucco si chiama 

ODDS RATIO è uguale ad:

a*d/b*c

Il 106 e il 128 non rappresentano nessuna coorte,

nessuna popolazione chiusa.

L’Odds Ratio, deve essere usato SOLO per gli

studi caso-controllo.

L’odds ratio è un’approssimazione del RR. Alla fine il risultato viene quasi uguale e si

interpreta quasi allo stesso modo. 17 Marzo 2015

I MODELLI DI STUDIO EPIDEMIOLOGICO

Per tenere conto di tutti quei problemi epidemiologici e misurare la relazione di

occorrenza si sono inventati nel tempo dei disegni/modelli di studio. Sono numerosissimi

e hanno tutti l’obiettivo di misurare il rischio relativo che lega il determinante all’evento

nel modo più affidabile possibile. Per fare questo ci sono 2 grandi approcci:

COORTE, popolazione seguita nel tempo l’approccio di coorte parte dal

 

determinante e va verso l’evento. Quindi è uno studio in cui identifichiamo delle

persone che sono esposte ad un fattore determinante, che non hanno ancora subito

l’evento, le seguiamo nel tempo e verifichiamo la presenza degli eventi.

CASO CONTROLLO, è uno studio che funzione al contrario, cioè si parte

 dall’evento e si cerca di capire andando indietro, che cosa ha provocato l’evento,

quale fattore di rischio. STUDI TRASVERSALI

Ci sono degli studi che non hanno bisogno di tempo e che vengono fatti misurando delle

prevalenze. Mirano a descrivere le caratteristiche

della salute di una popolazione in un determinato

momento, che quindi non richiedono di

considerare il fattore tempo. È una sezione

trasversa della popolazione. ES: considerare il

corso di epidemiologia dalle 2 alle 4 come un

19

salame in quanto le persone che compongono questo corso vengono seguite nel tempo. La

sezione trasversa è come se fosse una fetta di salame, taglio una fetta e vedo cosa c’è SOLO

in quel punto lì. Lo studio trasversale NON È uno studio eziologico (=studio che va a

cercare le cause), non può cercare le cause. Misurano la frequenza di una malattia (per

esempio di diabete, di ulcere da pressione), di un fattore di rischio (per esempio di

fumatori), o di altra caratteristica (per esempio delle opinioni, della percezione di un

problema, di immigrati fra le partorienti di un ospedale) in una popolazione (per esempio

fra i residenti a Napoli o fra i ricoverati nell’ospedale di Pavia), in un dato momento.

Attraverso strumenti soggettivi (intervista, questionario autosomministrato), semi-

oggettivi (visita) o oggettivi (esame strumentale).

È facile perché se ricordiamo il concetto di prevalenza esso ci permette di costruire il

nostro indicatore. La prevalenza è fatta al denominatore con la popolazione sorvegliata, al

numeratore con le persone sottoposte ai nuovi interventi. ES: se voglio misurare

nell’ambito dei pz ricoverati in un reparto ospedaliero, il n° di persone che hanno ulcere

da decubito, posso usare strumenti soggettivi e dico “qua c’è un’ulcera e qua no” oppure

semi-oggettivi e posso andare a misurarlo oppure oggettivi misuro chi ha l’ulcera o vado a

vedere se c’è un marker ematico dell’ulcera.

Gli studi trasversali misurano prevalenze che si possono misurare in vari modi: posso fare

uno studio censuario, come ad esempio il censimento della popolazione italiana. Se io

voglio sapere quante sono le famiglie con 2 figli vado a vedere i risultati dello studio del

censimento che coinvolge tutti i residenti dell’Italia e posso sapere esattamente il n° di

famiglie con 2 figlie. Quante sono le famiglie che hanno 2 figli se non ci fosse il censimento

sarebbe una follia! Allora cosa posso fare? Se non ho tempo per contattare tutte le famiglie

di Italia? Faccio un campione cioè estraggo dalla popolazione un numero piccole di

famiglie che però devono rappresentare tutte le 17 milioni di famiglie che ci sono. Questo

si chiama STUDIO CAMPIONARIO. Come potrei fare per fare un CAMPIONE

RAPPRESENTATIVO? Si fa un’estrazione a caso, dalle liste anagrafiche. Estraiamo

casualmente pochi soggetti. È la statistica che ci dice di quanti soggetti abbiamo bisogno.

Con 1000 persone riesco a sapere quanti sono gli ipertesi, i fumatori ecc... è una stima.

Soltanto gli studi censuari non sono una stima, anche se è comunque una stima perché

quando vado a misurare il numero di famiglie con 2 figli l’11 novembre, già sono

cambiate. Se io voglio sapere se l’aspirina elimina il mal di testa? Ho due possibilità: o

faccio uno studio censuario e coinvolgo la popolazione (passata e futura) o uno studio

campionario facendo una stima dalla quale estrapolo quella che è la situazione reale.

L’unico studio censuario è il censimento.

ESERCIZIO: Veglia si Veglia no TOTALE

Donne 62 98 160

Uomini 69 83 152 20

TOTALE 131 181 312

Prevalenza dei livelli di veglia nelle donne= 38,8% (62/160)

Prevalenza dei livelli di veglia negli uomini= 45,4% (69/152)

Rapporto di prevalenza? Il RISCHIO RELATIVO M/F = 1,17 (45,4/38,8) vuol dire che

la probabilità di essere svegli fra gli uomini è 1,17 volte di più delle donne.

Differenza? 6,6 % in più dei maschi sono più svegli delle donne.

Distribuzione di genere fra gli svegli? Nei maschi è il 45,4% nelle femmine è il 38,8%.

Quali spiegazioni all’osservazione? Nessuna perché è inventata.

Gli studi trasversali come questo, sono studi che non permettono di stabilire una relazione

causale. Anche se io trovassi che se mangio più pasta asciutta non ho rischio di essere

diabetico non può essere mai uno studio che mi dà una convincente definizione di

validità perché negli studi trasversali abbiamo enormi possibilità di bias.

GLI STUDI DI COORTE

È uno di quegli studi eziologici che sono in grado di identificare le cause, cioè delle

associazioni di tipo causale. Si usano ad esempio per misurare:

esposizioni a fattori di rischio

 trattamenti

 interventi palliativi

 ...

Si studiano le incidenze, fra le incidenze si studiano le incidenze di malattia, di decesso, di

disabilità, di comportamento… e poi si misurano i cambiamenti di stato: punteggio di una

scala del dolore, qualità della vita, opinioni ecc..

Ci sono due tipi:

A. STUDI SPERIMENTALI, studi in cui il ricercatore decide a chi assegnare

l’esposizione. Il controllo è costruito. Lo studio più affidabile è quello

randomizzato, in cui l’assegnazione al fattore che noi vogliamo studiare (ad es. il

materasso antidecubito) avviene casualmente (ad es. tramite il lancio di una

moneta). Altri studi sono quelli clinici controllati. 21

B. STUDI OSSERVAZIONALI, osservare la realtà così com’è. Sono di tanti tipi diversi.

Sono studi in cui noi facciamo uno studio di tipo prospettico e dopo di ché

dobbiamo fare dei controlli. Si possono fare dei controlli storici, degli studi

prospettici con controlli storici ecc… negli studi osservazionali la ricerca del

controllo si può fare in vari modi.

RICCHI NON RICCHI TOTALE

27+ 122 218 340

27- 42 767 809

TOTALE 164 985 1149

Qual è il rischio di ricchezza della coorte? 14,3% (164/1149)

Il rischio di diventare ricchi avendo un voto più basso 5,2% (42/809)

Il rischio di diventare ricchi avendo preso un voto più alto è del 35,8% (122/340)

Come misurare questa relazione? Prendere più di 27 in epidemiologia è associato a

diventare ricco? SI. Quindi è associato, c’è un’associazione. Come faccio a calcolarla?

Rischio relativo di chi ha preso 27+/27- è = a 6,9 se prendiamo più di 27 in

epidemiologia a probabilità di diventare ricchi è 7 volte più alta rispetto a chi ha preso 27-.

Come possiamo esprimerla in percentuale? Faccio (6,9-1)*100=590%

STUDI CONTROLLATI E RANDOMIZZATI

-Sono studi di coorte, perché ci sono delle coorti di soggetti che vengono seguiti nel tempo.

-Sono sperimentali perché la scelta è dell’osservatore, richiedono del tempo. Utilizzano la

randomizzazione per controllare il confondimento. Il confondimento lo posso risolvere

con la randomizzazione.

-Questo tipo di studi valutano l’efficacia degli interventi. 22


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DESCRIZIONE APPUNTO

Argomenti trattati:
1. storia naturale della malattia e interventi di prevenzione e cura
2. la frequenza delle malattie: prevalenza, incidenza, rischi e tassi
3. disegni di studio per la misura della frequenza delle malattie
4. la causalità in medicina: disegni di studio e misure per la determinazione di una associazione fra fattori
di rischio e malattia
5. la misura dell’efficacia di un intervento sanitario: studi randomizzati e metanalisi
6. la letteratura scientifica come fonte di prove di efficacia utili alla professione infermieristica
7. la ricerca delle prove scientifiche di efficacia


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (ALBA, ALESSANDRIA, BIELLA, NOVARA,TORTONA, VERBANIA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessiluci94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Infermieristica basata sulle prove di efficacia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Faggiano Fabrizio.

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