Epatopatia causata dall'agente dell'epatite D (HDV)
HDV viene trasmesso con le stesse modalità di HBV (via ematica e sessuale). Questo particolare modello di infezione comporta l'insorgenza di una epatopatia ben più grave di quella indotta dalla sola infezione da HBV.
L'agente dell'epatite D può causare la malattia inattivando un componente essenziale delle cellule: il suo RNA presenta, infatti, un'ampia omologia di sequenza con una particella di RNA 7S citoplasmatica coinvolta nel riconoscimento del segnale e nella traslocazione di proteine secretorie e di quelle associate alla membrana.
È probabile che l'RNA virale sequestri o scinda la particella 7S, determinando la morte cellulare e quindi il grave danno epatico cronico (cirrosi epatica e/o epatocarcinoma) o acuto (epatite fulminante).
Coinfezione e sovrainfezione con HBV
La coinfezione fra HDV e HBV, oppure la sovrainfezione di HDV in paziente affetto da HBV, comporta l'aggravamento della sintomatologia dell'epatopatia (superinfezione) e l'aumento del rischio di cronicizzazione con esiti gravi e spesso fatali.
Accertamenti microbiologici e controllo
L'accertamento di infezione da HDV viene effettuato repertando il virus in circolo mediante test per l'antigene delta (D) e con test sierologici (ELISA) per la ricerca di anticorpi IgM e IgG diretti contro tale antigene. È possibile anche testare la presenza di RNA di HDV nel siero o nel tessuto epatico mediante ibridazione in situ con sonde molecolari (preceduta da amplificazione genica) come indicatore di infezione produttiva in atto.
Controllo: non esiste trattamento terapeutico specifico per le infezioni da HDV; la malattia è prevenibile con i metodi di immunoprofilassi attiva e passiva impiegati per l'epatite B (la vaccinazione anti-HBV rende il soggetto immune anche verso HDV, incapace di replicazione autonoma).