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Il potere di interruzione degli interruttori e definito con riferimento al valore efficacia della

componente simmetrica della corrente di cortocircuito 62

regola di protezione stabilita dalla norma CEI per la protezione da sovraccarichi

Bisogna coordinare il carico, la conduttura e l'interruttore

il carico fornisce I corrente di progetto

B

I corrente richiesta dal carico

B

I portata della conduttura

Z

I corrente nominale dell'interruttore

n ≤ ≤

I I I

B n Z

Se abbiamo I < I l'interruttore scatta subito e non usciamo ad alimentare il carico

n B

Se abbiamo I > I l'interruttore non interviene

n Z

la seconda condizioni di funzionamento è che la corrente di funzionamento del interruttore

deve essere:

I 1,45I

f Z

I corrente con cui si ha l'intervento sicuro del interruttore entro 1ora

f

se abbiamo interruttori che sono costruiti a norma allora si avrà:

I =1,45 I per interruttori costruiti secondo la CEI 255

f n

I = 1,3 I per interruttori costruiti secondo la CEI 175

f n

Quindi la condizione

I 1,45 I

f Z

è automaticamente verificata perché

I < I

n Z

questa seconda condizione è importante se si utilizza come protezione un fusibile.

siamo obbligati a porre la protezione da sovraccarico se abbiamo: 63

una conduttura principale che alimenta utilizzatori che possono dar luogo ad un

assorbimento maggiore della portata del cavo

Esempio:

prese a spina con prolunghe

Una conduttura che alimenta motori e utilizzatori che nel loro funzionamento possono

determinare condizioni sovraccarico

Una conduttura che alimenta prese a spina che alimentano utilizzatori il cui prelievo può

superare la portata del cavo 64

possiamo omettere la protezione da sovraccarico se abbiamo:

condutture che sono derivate da una conduttura principale protetta contro i sovraccarichi

con dispositivo in grado di garantire la protezione anche delle condutture derivate. Non è

necessario mettere un interruttore per ciascuna partenza avendo posto un interruttore a

monte della linea

condutture che alimentano utilizzatori che non possono dar luogo a corrente di

sovraccarico come per esempio un circuito luci

Condutture che alimentano apparecchi con proprio dispositivo di protezione che

garantisce anche la protezione della conduttura di alimentazione

condutture che alimentano motori quando la corrente assorbita dalla linea con rotore

bloccato non supera la portata Iz della conduttura stessa 65

La norma 64/8 non fa esplicito divieto ma raccomanda l'omissione della protezione contro i

sovraccarichi nei seguenti casi:

a) circuiti che alimentano dispositivi antincendio

b) circuiti di alimentazione degli elettromagneti

c) circuiti e secondarie trasformatori di corrente

d) circuiti di eccitazione delle macchine rotanti

Una conduttura che alimenta diverse derivazioni singolarmente protette contro i

sovraccarichi, quando alla somma delle correnti nominali dei dispositivi di protezione delle

derivazioni non supera la portata I della conduttura principale non ha senso porre una

Z

protezione a monte della linea 66

Protezione da cortocircuito

L'interruttore deve essere posto ad una distanza minore o al più uguale a 3m perché

questi 3m sono la distanza necessaria per effettuare il cablaggio 67

se abbiamo un quadro elettrico 1 1 3m

2 2

fig

Nel sovraccarico tale limite non c'è perché non avrebbe senso.se abbiamo una conduttura

che alimenta un carico 68

La protezione da sovraccarico possiamo metterla ovunque perché la corrente circola

sempre su tutta la conduttura, sia che la mettiamo all'inizio che alla fine non cambia nulla.

se invece abbiamo un corto circuito

Il corto circuito e una situazione di guasto che può verificarsi in qualunque punto del

circuito e quindi rischiamo di avere tratti di linea scoperti dalla protezione.

la protezione da cortocircuito deve essere posta all'inizio della conduttura

Ciò che i cavo può sopportare in sovraccarico deve essere maggiore di ciò che

l'interruttore lascia passare in cortocircuito 69

energia specifica passante per cavi BT

Verifichiamo la protezione da cortocircuito 70

consideriamo un conduttore protetto da sovraccarico

La curva del interruttore I-t sarà

I t fig

Invece la curva dell' I2t sarà 2 2 2

La protezione è verificata fino al punto A. fino al punto A avrò che K S si trova sopra I t

non abbiamo problemi per correnti piccole invece oltre il punto A non è più verificato 71

consideriamo adesso un conduttore non protetto da sovraccarico

Possiamo avere un rischio anche per le correnti di cortocircuito minime. Queste correnti

sono subdole perché l'interruttore non è in grado di intervenire e durano nel tempo

portando a fondare o comunque danneggiare il cavo

se utilizziamo una protezione con fusibile le norme che dicono il valore minimo di I CCmin 72

Esempio

Formula per calcolare I

CCmin

abbiamo un cavo che ha protetto con fusibile

fusibile Guasto più

pericoloso

fig

Non è verificata la protezione da sovraccarico ma è verificata solo quello da cortocircuito.

Supponiamo sia una rete di illuminazione pubblica allora non siamo obbligati a fare la

protezione da sovraccarico.

La condizione più pericolosa è per un guasto che sta alla fine della linea, non all'inizio

teoricamente per sapere il valore della corrente potremo calcolare tutte le impedenze fino

alla cabina dell'Enel, ma non è detto che le conosciamo. Quindi con la formula

approssimata della norma possiamo calcolare I CCmin

supponiamo di avere il caso di neutro distribuito

L= lunghezza della conduttura o del punto dove vogliamo calcolare I CCmin

2

S= sezione mm

ρ = resistività

U = tensione di fase 230 V si considera il corto circuito peggiore quello fase-neutro

o

0,8 = viene inserito per tenere conto della caduta di tensione, abbassamento di tensione

dell'80%

1,5 = tiene conto del fatto che in caso di cortocircuito la resistenza del materiale aumenta

m= rapporto tra sezione di fase e di neutro 73

Dalle formule ricavate precedentemente potremo calcolare la lunghezza massima di

conduttura protetta

I = corrente magnetica dell' interruttore che fa la protezione del cortocircuito

m

si può verificare anche un'altra situazione cioè la scelta del cavo del interruttore può dar

luogo a intersezioni 74

È una situazione critica dei valori di corrente che corrispondono al punto B e B

1

al di sotto della soglia magnetica dell' interruttore si possono avere delle situazioni

pericolose

ESERCIZIO

Calcolo della I e della lunghezza massima di conduttura protetta L

CCmin max

supponiamo di avere un cavo protetto solo da un interruttore magnetico

I = 23A

B

Iz=26A

In=25A 50m

fig

Supponiamo che il cavo sia lungo L=50m e che l'interruttore abbia I =25A

n 75

conosciamo inoltre I = 23A e I =26A

B Z 2

il cavo ha una sezione di 2,5 mm supponiamo la sezione fase-neutro uguale

calcoliamo I CCmin

I = __0,8 * 230 * 2,5____ = 170,37A

CCmin 1,5* 0,018* (2) * 50

È una corrente piccola che dà luogo a problemi

Vediamo di calcolare la lunghezza massima protetta del cavo

Stiamo utilizzando un interruttore con corrente nominale I =25A quindi dobbiamo sapere la

n

classe di appartenenza. Supponiamo che l'interruttore sia di classe C

allora

I =5 ÷10 I

m n

consideriamo la condizione peggiore I = 10 I

m n

L = 2,5 * 0,8* 230_________ -1 = 65,64 m

max 1 1,5 * 0,018 * 10 *25

Abbiamo detto che la I = 170,36A a fine linea

CCmin 250A 210A 190A 170,36A

In teoria quel cavo risulta essere protetto applicando quella formula. 2 2 2

In queste formule però non entra in gioco il cavo e noi dovremo vedere se I t K S

quello che sicuramente abbiamo verificato è che quel interruttore non potrà mai intervenire

per L=50m ma interverrà per lunghezze minori, interviene soltanto per i guasti che stanno

76

a monte di 250A (perchè vale 10 I e quindi interviene per valori superiori a 250A)

n

mettendo

I = 5I

m n

L = 133,8 m

max

e si avrebbe l'intervento perché di sicuro per una distanza di 50m avrò correnti di

cortocircuito più grandi di 250A

24.04.07 Lezione n. 19 77

78

79

80

81

82

83

84

85

86

87

88

89

Motori alimentati a 36 kV 90

91

3 fattori perché stiamo analizzando un interruttore trifase 92

93

94

95

96

97

Recovery voltage = tensione che ci dovrebbe essere ai capi dei poli

Upeak = tensione di picco 98

99

100

101

102

le tre correnti non vengono interrotte contemporaneamente perché sono sfasate di 120°.

In questo caso apre prima a , b e c sono chiusi.

La tensione Ua è la tensione del neutro + la tensione del generatore

Un= U fase* sin 30°

Cio determina che ai capi del polo che apre c’è 1.5questo è il motivo per il quale il Kpp=1.5 103

104

105

106

Lezione del 26/4/2007 Parte 1 Lezione n. 20

Parte 1: Interruttori e valutazione tensione totale di corto

Si riprende dai casi visti per i sistemi trifase a neutro isolato e connesso a terra (Z di terra pari al

75% della Z di fase):

Caso neutro isolato: alla 1a apertura il sistema diventa da trifase a monofase, si può

valutare sia la tensione totale di ritorno sul 1o polo che apre, sia la tensione totale di ritorno sui 2

restanti interruttori che apriranno simultaneamente in quanto saranno attraversati da una corrente

che passa per lo 0 simultaneamente, da cui deriva che il fattore del 1° polo che apre è pari a 1,5

(sovratensione), e per il 2° e 3° polo diventa 0,87: in figura si osservano i comportamenti delle

tensioni sia considerando la sola step voltage che considerando poi il comportamento reale che tiene

conto della presenza nel transitorio delle capacità (il tempo di ripresa della sinusoide per il 1° polo è

di circa 2,5 ms). 107

108

109

Osserviamo quindi che la finestra di interruzione vale circa 150° (precisamente tra 90° e 150°,

considerando l'attesa del passaggio per lo 0). Osserviamo ancora le forme delle correnti e l'istante di

trip, quello in cui avviene il guasto. ∞

Caso neutro connesso a terra: la Zn non è più , in quanto il sistema dopo la 1a

interruzione non passa a monofase ma rimane bifase: (l'ipotesi rimane quella di un cto cto trifase

simmetrico su una terna simmetrica e correnti in ritardo): quindi alla prima interruzione non circola

corrente nel terreno (In=Ia+Ib+Ic=0). Un attimo prima dell'interruzione: le tensioni ai poli sono

tutte nulle, la corrente In vale appunto 0, Un=0.

Apertura del 1° polo al passaggio della corrente per lo 0: avremo Ub=Uc=0, Un=0,3Vf, la

Ia=0, la (Ib+Ic)=In, il sistema ha perso la simmetria; nel 1° polo che apre la tensione che appare

raggiunge 1,3 Uf, che è proprio quanto indicato dalla norma. Il 2° e 3° polo qui non aprono

simultaneamente: dovranno attendere che la corrispondente corrente passi per lo 0: se per ipotesi

(dipende dal senso ciclico delle fasi) è la Ib la prima che passa per lo 0, diventa: Ia=Ic=0 e Ub=0 e

Un=0,429Uf (lievemente più alta di quella del 1° polo), ed eseguendo la combinazione vettoriale si

trova che il fattore del 2° polo che apre vale 1,27 Uf. 110

111

Il sistema è diventato quindi quello in figura, con Un=0, ed il 3° polo che apre vale 1, cioè

esattamente la Uf. Nel grafico osserviamo l'andamento delle tensioni: osservane l'andamento 112

all'istante del passaggio per lo 0 della corrente (apertura dell'interruttore) ed al relativo

andamento della tensione. Successivamente osserviamo i grafici delle grandezze compresi i

transitori, che 'sporcano' tensioni e correnti a causa degli effetti capacitivi (si superano i valori di

Kpp anzidetti) , ed il ripristino delle tensioni di alimentazione ai capi dell'interruttore aperto. La

finestra di interruzione risulta pari a 180°. 113

Riassumendo:

Altri tipi di guasto: guasto monofase a terra e bifase a terra, comuni e di interesse nella

trattazione delle cabine (possibili solo se neutro connesso a terra, poiché altrimenti non

circolerebbero correnti a terra eccetto quelle di manovra; a noi interessano le correnti nei termini

3

necessari alla valutazione del Kpp, è già noto che la Uf si porta alla Uf): 114

Monofase a terra: occorre allora distinguere se Zn=0 ->Ig=Uf/(Z+Zn) o ->Ig=Uf/Z.

Zn 0

3

Il Kpp vale allora 1; nel caso di sistemi a neutro isolato invece è pari a .

Doppio guasto a terra: per le correnti (vedi figura) ci possiamo ricondurre al circuito monofase, in

cui Is=0,87 p.u., e che risulta essere in opposizione di fase rispetto alla Uao. Nel sistema a neutro

3 3

isolato, invece, è Un=Uf=1; Ua= p.u. e la Ubc= p.u., quindi ne risulta un Kpp pari a 1,73.

115

Correnti capacitive: sono interessanti e si manifestano quando si effettuano manovre su

cavi e/o linee a vuoto, e su batterie di condensatori.

Apertura: (vedi figura, l'interruttore deve aprire su Udc): a -5 ms si apre, a 0 si interrompe, con la

Ub che cresce fino ad arrivare a circa 2 volte la Uf; il rischio è il riadescamento dell'arco.

Chiusura: è una chiusura su correnti capacitive, conviene chiudere quando la tensione passa per lo

0, per non incorrere in un transitorio di chiusura. Nelle figure sono riportati anche i dati di esercizio

degli esempi, e le formule per conoscere la frequenza naturale del circuito e la I di picco transitoria.

116

117

Per la chiusura su Un=0, a parte le distorsioni di 3a armonica sulla tensione , ci si riporta dopo

alcuni cicli al livello normale; anche la corrente subisce solo un breve transitorio; osserviamo

invece richiudendo su U=max, le sovratensioni che si manifestano.

Nelle batterie di condensatori (in configurazione back-to-back) ci sono anche le criticità legate al

passaggio di corrente fra i condensatori : la chiusura del secondo verrà effettuata al passaggio per lo

0, con normali variazioni alle grandezze; se invece si chiude su Umax si hanno valori di corrente

che vanno fino a 30kA. 118

Le prove delle correnti capacitive sono fatti su circuiti monofase; nelle slides (file originale:

gariboldi.pdf) sono elencate le specifiche di prova per diversi tipi di interruttore.

Lezione del 26/4/2007 Lezione n.20

Parte 2: IMPIANTI DI TERRA

Argomento importante per quanto riguarda la sicurezza elettrica, soprattutto in BT (ma anche in MT

ed AT i problemi di sicurezza vengono risolti con l'ausilio degli impianti di terra). Un impianto di

terra deve smaltire nel terreno correnti di guasto, garantendo che non si vengano a creare tensioni di

passo e di contatto pericolose. Prendiamo il caso di un dispersore semisferico di raggio r0 infisso

nel terreno: si suppone che il terreno sia omogeneo ed isotropo, ed immaginiamo che la corrente si

richiuda attraverso un altro punto sufficientemente lontano.

Anche la corrente verrà quindi dispersa con la stessa simmetria geometrica del dispersore, e ciò

indica che la densità di corrente alla distanza r sarà:

I ε ρθ

θ =

= ,con (legge di ohm in forma locale del campo elettrico), da cui ricaviamo la

2

2πr  

rb I I 1 1

 

ΔU ρ ΔU ρ

= Ua Ub =

differenza di potenziale: = = Ua Ub =  

π

2 2 ra rb

2πr

ra

Ricordando che il potenziale è definito a meno di una costante arbitraria prendiamo un punto

lontano all'infinito per definirlo a potenziale 0: in realtà esso disterà a 4-5 volte la dimensione del

nostro impianto di terra. A questo punto la tensione che è funzione della distanza r vale

119

  I Ω/m Ω/m

ρ ρ

ρ , con che varia da pochi a 10k (rocce dure-->maggior ).

U r = πr

2

Vediamo ora il grafico, per il dispersore in oggetto, dell'andamento della tensione di terra: è

significativo perché tutti i tipi di impianti di terra, ad una data distanza, mostrano un grafico con

crescita esponenziale negativa della tensione (iperbole). Il dispersore si comporta diversamente in

funzione della frequenza, delle variazioni del terreno; quella del grafico è la U che si può misurare

ai capi di un voltmetro infisso nel terreno in quel punto x e nel punto lontano. La U max viene

I

ρ

chiamata Utt e si ricava facilmente: , è il max valore di U misurabile. I grafici si

Utt = 2πr

0

possono meglio realizzare al calcolatore con dei software appositi in 3D. Altro parametro

importante è la resistenza di terra totale Rtt: per il tipo di dispersore scelto, e nelle condizioni di

ρ

Utt ρ

interramento supposte, vale: . Quindi Rtt è funzione di e di r0; da notare ancora

Rtt = =  

I 2πr

0

che la Utt decresce rapidamente, con legge iperbolica: a 4-5 volte la distanza r0 è ridotta del 90%

rispetto alla tensione di partenza , quindi conta la dimensione dell'impianto (per i picchetti la

lunghezza, per le maglie la diagonale), quindi a 5 volte la distanza delle dimensioni dell'impianto

non si risente più della presenza dello stesso, ma ciò può anche però allora portare problemi per le

misure.

Tensioni di contatto e tensioni di passo

U contatto: è la differenza tra la Utt e la Ut in un dato punto, ad esempio r*, come in figura sopra,

cioè la tensione fra il punto di contatto ed i piedi (un attimo prima del contatto, perché con la

presenza dell'omino perturbo la tensione), quindi:

ρ

 

Uc = tensionedi contattoav uoto = Utt Ut = Utt I

 

0 πr

2

che come si può vedere aumenta con l'aumentare della distanza r, da cui avremo che la massima

Uc sarà pari a Utt (all'infinito, cioè a 4-5 volte r0).

0 120

L'esempio della gru è significativo per spiegare come varia la in funzione della distanza,

Uc

0

essendo la gru percorribile da una corrente che nasce dal terreno in cui è infissa: una persona che

può toccarne il gancio in varie posizioni, si trova in diverse situazioni di pericolo: all'estremità si

può trovare =Utt ! Da cui avremo correnti percorribili nell'operatore differenti, e poiché è

Uc

0

proprio la I che a noi interessa ai fini della sicurezza, dovremo avere un impianto che contenga le

differenze di tensione e quindi le correnti, o abbassando la Utt (e conseguentemente ,

Uc

0

aumentando le dimensioni del dispersore, fino agli ovvi limiti economici) oppure (gli effetti sono

mutui!) agendo appunto sull'estensione dell'impianto di terra, equipotenzializzando il terreno,

aumentando l'area protetta. Da osservare che l'eccessivo infittirsi dell'impianto di terra, ad esempio

della maglia di terra, per abbassare Rt, non produce più i risultati attesi oltre un certo limite, ma al

più rende molto uniforme il potenziale.

U passo: la tensione di passo a vuoto è la d.d.p. tra 2 punti del terreno posti alla distanza di 1

Up

0

metro ( =Ura-Urb, con |ra-rb|=1m), (quando c'è una dispersione di corrente nel terreno):

Up

0

l'andamento è iperbolico, la dU/dr è elevata nei primi tratti, poi va appiattendosi: è pericolosa vicino

Uc

al dispersore, al contrario di . Nel misurarla si usano dei dispersori a piastra circolare di 30 cm

0

di diametro (anche qui la presenza della persona che disperde, modifica il potenziale): si deve

considerare la sovrapposizione dell'andamento delle tensioni dei due dispersori.

Si può ridurre ulteriormente la Uc sulla persona con scarpe di gomma: avremo comunque che

Uc Uc

sempre Uc<= , per cui ci si preoccupa principalmente della riduzione di . Stesso discorso

0 0

per la Up: la I entra da un piede ed esce dall'altro, influenzando l'andamento del potenziale nel

terreno. Up

Avremo comunque sempre >=Up.

0 121

Definizione degli elementi di un impianto di terra: (da qui proietta le slides): elemento

fondamentale è il dispersore, definito dalle norme come conduttore di contatto elettrico con il

terreno oppure annegato nel calcestruzzo a contatto con il terreno (ferri di armatura possono far

parte dell'impianto di terra). Il calcestruzzo è igroscopico, assorbe l'acqua, e si può considerare a

contatto con il terreno. La funzione è quella di ridurre il gradiente di potenziale nel terreno. I

termini earth o ground vanno bene entrambi, li troveremo entrambi nelle norme per cui Re vuol dire

Resistenza di terra. Altra sigla da ricordare: EPR, ovvero Earth Protection Raise, massimo livello di

tensione di terra, cioè la Ut già vista. Poi troveremo termini come Touch voltage e Step voltage,

rispettivamente tensione di contatto e di passo. I requisiti per un buon impianto di terra sono: deve

operare indifferentemente dal verso della corrente, che può essere entrante a terra o uscente da essa;

deve essere un pozzo perfetto o una sorgente perfetta per tutte le correnti, cioè non deve modificare

gli altri parametri circuitali; non si deve surriscaldare neanche per correnti elevate (condizioni di

guasto) e non deve impattare sulla continuità del servizio; deve altresì garantire la sicurezza delle

persone alla non esposizione al rischio da elettroshock. Avremo 2 tipi di dispersori negli impianti di

terra: intentional ground, cioè realizzati appositamente, e accidental ground, cioè ad esempio lo

diventa una persona che si porta in contatto con una parte in tensione. La sola presenza di una Re

bassa non è garanzia di sicurezza per un buon impianto di terra, bisogna analizzare altri fattori. La

corrente può passare tutta nell'impianto di terra, oppure si divide tra la terra ed altri percorsi, a

seconda del tipo di schema adottato. L'andamento della tensione nel terreno è in realtà

tridimensionale: nell'area protetta dall'impianto il potenziale può essere elevato, decadendo

drasticamente al perimetro (come un iperbole), e ciò può costituire pericolo, ad esempio nelle

recinzioni delle sottostazioni o comunque di grossi impianti di terra. Il rischio di shock elettrico è

dato da correnti elevate (in relazione all'impianto di terra), potenziali elevati, la presenza di un

individuo nel punto, momento, posizione, per far sì che si chiuda il circuito; deve esserci bassa

resistenza di contatto: la pericolosità è data dall'intensità della corrente e dalla durata del contatto

(tempo di intervento delle protezioni). 0,5 mA è la soglia di percezione, 10mA quella di contrazione

muscolare (non ci si può allontanare dalla parte in tensione, bisogna allora considerare il tempo di

contatto), 30mA quella di arresto respiratorio, 75mA fibrillazione ventricolare (occorrono

defibrillatori), 1A danni irreversibili- morte, oltre gravi ustioni. Quindi l'impianto di terra non deve

essere solo 'fatto bene' ma deve essere coordinato con le protezioni.

Lezione del 02/05/07 (Ghiani) Lezione n. 21

Fusibili

Utilizzati per la protezione dei cto cto e dei sovraccarichi, sono alternativi agli interruttori, hanno

però l'inconveniente che in caso di intervento vanno sostituiti, ma hanno le caratteristiche di

efficacia di un interruttore automatico. La loro sostituzione deve però essere effettuata solo da

personale qualificato. Vediamo la definizione (praticamente quella di un interruttore) e come è

fatto: è di metallo che si fonde nell'intervento nella parte centrale, e poi circondato da sabbia.

All'esterno ha una custodia con i morsetti di collegamento. 122

Ve ne sono di varie forme, per diverse tipologie costruttive: per montaggio su barra DIN, a coltello,

di tipo D: sono questi nomi dati dagli installatori, perché il tipo corretto è quello indicato con la

sigla nella slide.

Vediamo lo spaccato di un fusibile a coltello non ancora intervenuto: la presa di fusione è

uno dei punti in cui per primo si fonde il metallo e avviene l'interruzione, cioè sono quelli più

rastremati (vedi prima slide): 123

Distinguiamo l'intervento del fusibile in 3 fasi: la prima è quella di prearco, assimilabile,

nell'interruttore magnetotermico, alla fase di intervento del relè termico: qui c'è una lamina che

inizia a fondersi (poi arriva all'evaporazione) anziché una lamina bimetallica: la durata in cui

avviene la fusione dipende dalla corrente, in cui l'energia dissipata sarà quella necessaria appunto a

far fondere il fusibile… 124

… la seconda fase è la fase dell'arco: quando essa avviene il fusibile ha già aperto il circuito, e

questa durata è molto piccola; infine nella fase finale circolerà una debole corrente che ha gli effetti

di smorzare la tensione di ristabilimento. Riassumendo avremo: tempo di prearco, cioè tempo di

intervento, tempo d'arco, brevissimo (si può trascurare sul tempo di prearco), ed abbiamo il potere

di apertura, corrispondente al potere di interruzione degli interruttori: anche i fusibili hanno dei

limiti, e le correnti, sebbene elevate, dato che il fusibile è inserito in un circuito e tra i terminali c'è

una data distanza, se la corrente è molto elevata si può verificare una non interruzione dell'arco

anche se il fusibile è intervenuto (esempio: I elevata e d piccola). Durante l'interruzione si ha un

andamento come in figura: 125

la corrente raggiunge quindi al massimo e viene quindi limitata; riguardo ai tempi, quello di

prearco è di circa 1-10 ms, e se le I sono piccole il tempo di prearco può durare più ms. Vediamo

un fusibile da 630°: l’arco si estingue in 5 ms. (2ms di prearco e 3 ms di

l'esempio di intervento di

arco). Se il fusibile non fosse intervenuto nel circuito si sarebbero raggiunti i 220 kA (di picco,

presunti) : con la presenza del fusibile ed il suo intervento invece si raggiungono 50 kA.

Dal punto di vista termodinamico si fa uno studio simile a quello condotto per i cavi: il

fusibile percorso dalla I di guasto avrà una resistenza dipendente dal materiale, quindi:

cioè la I innalza la T del materiale fino alla T di fusione del materiale, per cui eguagliamo le

126


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DESCRIZIONE APPUNTO

Il file contiene la seconda parte delle sbobinature delle lezioni di distribuzione e utilizzazione dell’energia elettrica tenute dal Professor Pilo, con nozioni su: gli interruttori in bt, relè assoluti, direzionali e differenziali, la classificazione degli interruttori, il potere di interruzione, l’apertura di una corrente capacitiva, il circuito di distribuzione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria elettrica
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Distribuzione e utilizzazione dell'energia elettrica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Pilo Fabrizio.

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