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Emilio o dell'educazione

Libro I

L'educazione plasma gli uomini; gli uomini nascono sprovvisti di tutto, ed è proprio l'educazione che fornisce di tutto ciò che non abbiamo e che non servirà in futuro. L'educazione ci deriva da:

  • Natura: sviluppo interno delle nostre facoltà e dei nostri organi.
  • Uomini: ci insegna quale uso dobbiamo fare di tale sviluppo.
  • Cose: acquisizione di un'esperienza personale, attraverso gli oggetti da cui riceviamo impressioni.

Solo quando queste tre educazioni si fondano, si parla di educazione riuscita. L'educazione non è altro che abitudine; le istituzioni sociali più valide sono quelle che riescono a snaturare l'uomo, privandolo dell'esperienza assoluta e trasferendo il suo “io” nell'unità comune, in modo che non abbia valore se non si identifichi con il tutto.

Secondo Rousseau, la migliore educazione è stata impartita a chi sa meglio affrontare le sfortune e le avversità della vita: ne consegue che la vera educazione deve essere basata sugli esercizi e non sui precetti. Sembra che la massima preoccupazione sia tutelare la vita del bambino, ma questo non è sufficiente, occorre insegnargli a tutelare se stesso.

Rousseau, a questo punto, esamina il problema delle fasce: il bambino appena nasce è assoggettato alla costrizione delle fasce. Il bambino viene messo, così, con la testa in posizione fissa, le gambe allungate e le braccia stese lungo i fianchi, che non rendono possibile di mutare la posizione. Il bambino, quindi, compie sforzi inutili e lo si condanna alla costrizione, ciò rallenta la circolazione e impedisce all'organismo di irrobustirsi.

Inoltre, Rousseau riflette sulla pratica di far allattare i figli alle balie: se le madri si degnassero di nutrire i loro figli, la cultura si diffonderebbe spontaneamente e in tutti i cuori si risveglierebbero i sentimenti naturali. Il richiamo alla vita domestica è il miglior antidoto contro la degenerazione di costumi: i grattacapi che i figli procurano, non suscitano fastidio, ma vengono affrontati con gioia, rendendo il padre e la madre più legati tra di loro. Il figlio deve cominciare ad amare la madre prima di imparare che si tratta di un dovere.

Una madre che protegge il proprio figlio non lo aiuta: la natura mette continuamente alla prova il bambino, ma tempreranno il loro carattere con insidie di ogni genere, si familiarizzeranno ben presto con fastidi e dolori. Attraverso le prove si irrobustisce e acquisterà vitalità. Un bambino è in grado di sopportare meglio i cambiamenti di un uomo, poiché le sue fibre sono ancora tenere e flessibili e assumono, senza sforzi, la piega che viene loro impressa.

Compito del padre → Generando e nutrendo i figli, il padre compie un terzo del suo dovere, ma né l'indigenza, né il lavoro, devono impedirgli di educare personalmente la prole.

Qualità educatore → L'educatore non deve essere un u

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

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