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RIASSUNTO “EMILIO – JEAN JACQUES ROUSSEAU”

LIBRO PRIMO - INFANZIA

Secondo Rousseau, tutte le cose vengono create buone da Dio, e nelle mani degli uomini perdono la loro bontà poiché questi

ultimi sconvolgono e distruggono ogni cosa. La specie umana non può essere educata parzialmente perché se abbandonato a sé

stesso sin dalla nascita, l’uomo si mostrerebbe deforme; inoltre, egli non potrebbe essere affidato esclusivamente alle istituzioni

sociali, dal momento che queste soffocano la natura originaria umana. La madre, quindi, è la figura educativa più importante per

la crescita di un fanciullo, poiché la donna è l’unica capace di seguire lo sviluppo sino alla fine e ad essere interessata al suo esito

finale, a differenza degli uomini i cui vizi possono solo far del male al giovane. E’ necessario che l’uomo viva, all’inizio della pro-

pria vita, come fanciullo.

Il bambino nasce privo di capacità e ha bisogno di aiuto; quello che serve all’uomo nella sua vita, proviene dall’educazione stessa.

L’educazione può essere impartita:

- Dalla natura = riguarda lo sviluppo degli organi e facoltà interni.

- Dagli uomini = insegna ad utilizzare in un certo modo facoltà e organi stessi.

- Dagli oggetti = il contatto con questi permette la costruzione di una propria esperienza.

Ogni individuo è formato da queste categorie che vengono definite “maestri”; se i loro insegnamenti risultano in contraddizione,

il fanciullo non può crescere coerentemente, solo in caso contrario può raggiungere la propria meta (ovvero crescere natural-

mente). L’unica educazione che possiamo controllare è quella degli uomini, tuttavia la possibilità è solo teorica, mentre quella

della natura è indipendente dall’uomo e quella delle cose ne dipende solo in parte; in questo contesto, è possibile solo avvicinarsi

gradualmente alla meta della natura stessa. Ma cosa è la natura? La natura non è solo abitudine (poiché se viene a mancare

l’abitudine stessa, la natura stessa riprende il controllo), così come non lo è solo l’educazione. L’uomo nasce dotato di sensibilità

e riceve impressioni dalle cose con cui entra in contatto sin da subito; impara a distinguere le sensazioni e ad allontanarsi da ciò

che le produce prima per l’effetto piacevole o no prodotto, per poi giudicarle in base all’idee fornite dalla ragione. Le sensazioni

si strutturano man mano che si sviluppa l’intelletto, e danno origine alla natura stessa.

Non si può formare contemporaneamente l’uomo e il cittadino, per il fatto che l’uomo è un assoluto in relazione con sé stesso o

col proprio simile, mentre il cittadino è una parte frazionaria dell’assoluto, il cui valore dipende dalla relazione col corpo sociale.

Nè si può essere contemporaneamente uomo naturale e civile, perché si è divisi tra le inclinazioni e i doveri; osservando questo

stato di cose, vi sono due forme opposte di istituzioni educative: una pubblica e collettiva, l’altra privata e domestica.

L’educazione pubblica (impartita in collegi e in generale proveniente dalla società) non può essere valida poiché, mirando alla

formazione dell’uomo naturale e civile, non riesce in questi due scopi e fallisce: l’uomo, in balia degli impulsi naturali e degli uo-

mini, non raggiunge né la prima né la seconda meta. In questa forma di educazione, ogni individuo è istruito in vista della posi-

zione sociale che ricoprirà da adulto e, se viene abbandonata, egli non sarà capace di fare altro.

Per poter giudicare un uomo, bisogna aver prima osservato le sue inclinazioni e in seguito i progressi gradualmente, ovvero co-

noscere l’uomo naturale; nell’educazione naturale, tutti gli uomini sono eguali e tutti devono raggiungere la condizione umana. Se

questa viene raggiunta, il soggetto è capace di svolgere qualsiasi compito; prima di tutto però è uomo.

L’oggetto di studio di questo pensatore è la condizione umana; l’uomo meglio educato è in grado di sopportare i vari eventi della

vita, di conseguenza la vera educazione è costituita da esercizi. Bisogna considerare nell’educando l’uomo astratto che vive tutte

le vicissitudini della propria esistenza. Si inizia ad apprendere sin dai primi momenti di vita.

Puericultura: Rousseau critica l’antica usanza di avvolgere i neonati, nei primi istanti di vita, in fasce, in modo da abituare il gio-

vane corpo a una posizione unica; egli sostiene che il piccolo ha bisogno di distendersi e muoversi proprio perché le sue membra

hanno bisogno di crescere e facendo così, si ostacola questo impulso naturale. Al bambino viene impedito di crescere e raffor-

zarsi; inoltre egli compie invano sforzi per liberarsi, sprecando così energie preziose. Questa pratica ha origine dall’affido dei

bambini, da parte delle loro madri, alle nutrici, in modo da potersi dedicarsi ad altro e non al faticoso compito di crescere i figli; il

bambino viene semplicemente nutrito dalla balia e poi fasciato in modo da non arrecare fastidio e infine abbandonato in un an-

golo. Questo perché tale donna deve crescere qualcuno a lei estraneo e non sente la necessità naturale di ciò. La soluzione sareb-

be l’allattamento del bimbo da parte della propria madre, ma il piccolo non ha bisogno solo di cure fisiche, perciò la cura mater-

na è insostituibile; un possibile rimedio dopo l’allevamento da parte della nutrice è allontanare il bambino da questa e farla di-

menticare. Così però si insegna il disprezzo e a non amare nemmeno la madre stessa, generando così effetti inaspettati: il male

mina le inclinazioni naturali sino a distruggere la stabilità della famiglia. Solo la crescita del fanciullo da parte della madre può

porre rimedio a questa condizione e a migliorare anche la società (influenzata da quella trasformazione che in origine ha interes-

sato il nucleo familiare). 1

Se il bambino non viene allevato dalla madre, si troverà poi fuori della natura, perché le inclinazioni naturali si spengono; egli

può trovarsi lontano dalla condizione naturale anche per un altro motivo, ovvero l’eccesso di cure (il piccolo che è stato protetto

estremamente, cresce debole e soffrirà maggiormente una volta adulto).Bisogna quindi seguire l’operato della natura, ovvero

temprare il carattere e insegnare che cosa sia il dolore, in modo che le giovani forze risultino rinvigorite e il loro uso successiva-

mente, sia proficuo; questa operazione deve essere attuata finché il corpo del giovane è plasmabile, perché una volta adulto,

l’individuo difficilmente si abituerà ai cambiamenti.

Il padre come educatore: L’uomo fuori della natura viene così cresciuto: da bambino, da un lato si tende ad assecondare la sua

volontà, dall’altro a esigere da lui ciò che piace all’adulto; così egli cresce apprendendo le idee di autorità e soggezione, prima di

agire impara ad obbedire. Dopo questo periodo di cure, della durata di 6-7 anni, viene affidato a un precettore che continua

l’opera di sviluppo di ciò che è artificiale, senza però insegnare a conoscersi. Una volta adulto, dotato di scienza ma debole nel

corpo e spirito, è soggetto al compianto. Affinché nel bimbo si possa conservare la natura originaria, bisogna occuparsi di lui fin

dalla nascita; mentre la madre è la vera nutrice, il padre è il vero educatore ed entrambi devono alternarsi nelle loro funzioni. Il

padre stesso deve svolgere il proprio compito anche per un altro motivo, ovvero dare uomini all’umanità e cittadini allo Stato.

Qualità del pedagogo e del suo allievo: Il pedagogo deve avere caratteristiche precise: non deve essere mercenario, deve essere

padre in modo da formare un uomo, deve avere ricevuto una buona educazione in modo da formare correttamente l’allievo.

Rousseau si rende conto di non essere in grado di svolgere il delicato compito di educare qualcuno, perciò preferisce dedicarsi

alla scrittura di un libro che possa essere un trattato sull’educazione leggibile da chi deve educare; egli si immagina un allievo di

nome Emilio, del quale si occuperà sino all’età adulta, applicando nella formazione di questo tutti i principi del suo pensiero.

Emilio è un ragazzino che ha bisogno di un’educazione adatta a lui, viene sempre controllato dal suo insegnante, il quale deve

essere giovane, possibilmente un fanciullo come Emilio, poiché solo tra coetanei possono nascere interessi comuni. Se nel pro-

cesso educativo consueto, i fanciulli hanno diversi maestri o ne conoscono di nuovi e apprendono da questi quando già hanno

ricevuto insegnamenti elementari, Emilio avrà un pedagogo presente ancor prima di nascere, tale da rimanere unico per tutto il

processo di formazione. Ai fanciulli si deve insegnare una sola scienza, quella dei doveri umani, e di conseguenza anche

l’educazione è una sola; il maestro è detto pedagogo perché il suo compito è guidare il ragazzo, al quale deve far trovare le regole

anziché imporle.

Sia la scelta dell’educando, così come del pedagogo, è importante: non deve essere influenzata dall’intelligenza o dal carattere del

bambino (questi sono visibili al termine dell’opera educativa). La scelta migliore è un allievo di intelligenza media, poiché è

l’uomo comune che deve essere educato, essendo poi di esempio per i suoi simili.

Nell’educazione ha importanza anche il paese nel quale l’uomo abita; dal momento che l’allievo deve crescere armoniosamente,

deve provenire da una zona temperata, e l’educazione deve renderlo adatto a tutte le condizioni umane.

Emilio è un bambino nobile, perché nell’educare un uomo ricco, si ha la certezza di sottrarre un uomo in più dalla corruzione

della società, mentre il povero si educa da sé; inoltre il fanciullo è orfano, non importa se ha oppure no i genitori, dal momento

che i compiti sono assunti dal pedagogo, e non deve essere separato da quest’ultimo senza il consenso di reciproco. Educatore

ed educando devono considerarsi inseparabili, solo in questo modo nasce affetto reciproco; per questo accordo è necessario che

il bambino sia ben formato e sano (nel caso in cui è il padre stesso ad essere pedagogo dei figli, non deve fare distinzioni tra di

loro, mentre nella situazione in cui una persona esterna ha il compito di educare, deve scegliere bene i mezzi per adempiere il suo

dovere), dal momento che curarne uno malato, sottrae tempo prezioso nella formazione di una vita di valore, e di conseguenza,

il corpo deve essere forte per poter obbedire.

La medicina e l’arte della salute: La medicina è necessaria per curare un corpo debole, il quale indebolisce l’anima; coloro che

praticano la medicina sono considerati negativamente perché insegnano la paura e soffocano il coraggio. A tal proposito bisogna

imparare a distinguere la scienza che istruisce da quella che inganna.

Se si vuole crescere un uomo coraggioso, bisogna crescerlo secondo natura, perché diventerà tale solo imparando a sopportare il

dolore e la fatica; il bambino perciò deve imparare a guarire dai mali da solo, e solo in occasioni estreme è necessario l’intervento

del medico. Le uniche medicine utili all’uomo sono il lavoro e la temperanza: il primo favorisce l’appetito, la seconda controlla

l’appetito stesso; accanto a ciò sono utili i lavori manuali e l’esercizio fisico per rafforzare la salute.

La nutrice: Poiché con la vita iniziano i bisogni, il neonato ha bisogno di qualcuno che lo nutri; è meglio che sia la madre a sod-

disfare il suo primo bisogno e a lei il pedagogo scelto deve dare istruzioni, le quali vengono seguite volentieri se la madre stessa

ha interesse per il bambino e ha stima per il precettore che lo seguirà successivamente. Se invece è una nutrice che deve svolgere

questa mansione, deve essere scelta con cura; ella deve essere sana sia fisicamente che caratterialmente e ciò è fondamentale per-

ché il bambino deve essere allattato da una sola nutrice, così come poi cresciuto ed educato da un solo pedagogo. Se riceve inse-

gnamenti da persone diverse, non viene educato bene; il fanciullo non deve avere altri maestri fuorché i genitori e in mancanza di

questi, deve conoscere solo la nutrice e il pedagogo (la figura della nutrice è eccedente, ma è necessaria; considerando ciò, ella e il

pedagogo devono accordarsi circa l’agire in modo da operare in vista di un solo scopo). 2

Soprattutto nei primi anni di vita, l’aria influenza lo sviluppo del corpo, dando origine ad effetti che rimangono nel tempo; per-

ciò il bambino deve essere portato a vivere in campagna in modo da respirare l’aria buona, adattandosi poi alle condizioni di vita

della nuova nutrice. Egli inoltre deve vivere in campagna anche per un altro motivo: in città gli uomini vivono in alte concentra-

zioni in medesimi luoghi e a causa di ciò, la loro vita diventa corrotta, il corpo diventa infermo e l’anima viziata. Le città sono la

causa della degenerazione umana, le generazioni nuove devono essere recuperate tramite la vita in campagna, da qui la necessità

della crescita in spazi aperti. Solo in questi il bambino potrà rigenerarsi e riprendere vigore.

Sin dai primi momenti di vita, il bimbo deve essere abituato al bagno non solo per questioni di igiene ma anche per abituare il

corpo ai mutamenti di temperatura. I suoi movimenti non devono essere ostacolati da fasciature rigide, ma favoriti da pannolini

agevoli, così come il giaciglio in cui riposare: entrambi devono permettere al piccolo di muoversi con agio e, quando si sarà irro-

bustito, dovrà essere lasciato libero di gattonare per la stanza, col fine di sgranchire gli arti.

L’educazione inizia quando comincia la vita e il bambino è discepolo non del pedagogo ma della natura; il primo deve limitarsi a

operare in nome della natura stessa e deve impedire tutto ciò che la ostacola.

Gli inizi dello sviluppo spirituale: Gli uomini nascono capaci di apprendere, ma non conoscono nulla; i movimenti e i pianti del

bambino sono atti meccanici, indipendenti dalla volontà. Ognuno progredisce secondo le proprie attitudini e bisogni.

Le prime sensazioni dei bambini sono affettive e questi ultimi avvertono, inizialmente, solo piacere e dolore; non ancora capaci

di camminare, necessitano di molto tempo per costruire rappresentazioni mentali degli oggetti a loro esterni. Il ripetersi di queste

sensazioni abituano il bambino ad esse. E’ necessario però operare affinché il bambino non si abitui ad avere abitudini, perché in

questo modo si aggiungono ai bisogni naturali, quelli artificiali, e bisogna quindi creare le circostanze adatte all’uso autonomo

delle sue forze, aiutandolo a diventare padrone di sé stesso.

Emilio deve abituarsi ad animali e oggetti sconosciuti in modo da non averne più paura, dopo averli toccati e aver visto gli altri

fare ciò; con l’esercizio graduale in questo ambito, si rende il piccolo coraggioso davanti ad ogni cosa.

All’inizio della vita sia la memoria che l’immaginazione sono inattive e perciò il bambino è attento solo a ciò che colpisce imme-

diatamente i suoi sensi; se queste vengono presentate ordinatamente adesso, in futuro saranno precise anche all’intelletto e non

solo alla ragione (si può partire dal mostrare il legame tra le sensazioni e gli oggetti che le producono). Le sensazioni possono

essere distinte e riconosciute da parte del bimbo solo se questo ha la possibilità di toccare e manipolare gli oggetti, capendone

anche le qualità sensibili (forma, durezza...).

Il movimento è fondamentale perché permette di comprendere che le cose sono esterne a noi e favorisce la comprensione delle

distanze; perciò bisogna far muovere il bambino dapprima gradualmente, poi farlo spostare nello spazio secondo la volontà degli

adulti.

Nei primi mesi di vita, il disagio originato dai bisogni viene espresso con segni, indirizzati a qualcuno che li possa così soddisfare;

il pianto è un segno usato per comunicare il disagio stesso. Alla nascita e nei primi istanti di vita, siamo dotati di una lingua natu-

rale che però viene disimparata con l’apprendimento di quella artificiale. E’ fondamentale capire le ragioni del pianto perché con

questo si instaura la prima relazione con la realtà.

Bisogno di attività e capricci: E’ fondamentale capire le ragioni del pianto perché con questo si instaura la prima relazione con la

realtà; se non si agisce attentamente, però, il pianto come manifestazione di un bisogno diventa atto di comando e di ordine nei

confronti dell’adulto. Se il bambino tende la mano verso un oggetto perché non riesce a raggiungerlo, bisogna aiutarlo facendolo

avvicinare con piccoli spostamenti ad esso, mentre se si protende verso l’oggetto stesso, è la richiesta o ordine a qualcuno di

portarglielo. Bisogna da un lato ignorare il pianto come ordine e dall’altro avvicinare il bambino all’oggetto, in modo da abituarlo

a non comandare.

E’ la ragione ad insegnare la conoscenza del bene e del male e la coscienza, che porta ad apprezzare il primo e a disdegnare il se-

condo, non può svilupparsi senza la prima; prima dell’età della ragione, il bambino compie il bene e il male senza conoscerli, egli

vuole far esperienza di tutto ciò che incontra e si dimostra molto vivace. Crescendo, egli acquisisce maggiori forze e si mostra

meno turbolento, la sua forza mira meno all’esplorazione e maggiormente alla conservazione, ma permane in lui il desiderio di

comandare (questo va al di là del bisogno che lo fa scaturire, egli prova amor proprio e da ciò ha origine il capriccio).

Bisogna agire tenendo conto di questi punti:

- Il bambino non ha forze superflue e frequentemente n

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessia.sella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Potestio Andrea.
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