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Eliminazione delle barriere architettoniche

Tesina personale sulla tematica dell'eliminazione delle barriere architettoniche. Ottima per l'esame opzionale di diritto urbanistico con il professore Cofrancesco. Consigliata per esame in dipartimento (io ho preso 30). Tra gli argomenti trattati: L’attenzione sul tema delle barriere architettoniche in Italia. L’evoluzione del quadro legislativo nazionale. Piani di eliminazione... Vedi di più

Esame di Diritto urbanistico docente Prof. G. Cofrancesco

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1.L’attenzione sul tema delle barriere architettoniche in Italia.

In Italia, negli anni Cinquanta e Sessanta, l’attenzione sul concetto di eliminazione di barriere

architettoniche e di handicap era molto scarsa e non esisteva il concetto di Design for all. Con notevole

ritardo rispetto ai Paesi anglosassoni si è avuto il primo segnale di interesse a queste tematiche nel 1965,

quando due associazioni di Roma, l’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) e

l’AIAS (Associazione Italiana per l’Assistenza agli Spastici), organizzarono la Conferenza Internazionale di

Stresa, proponendo, appunto, come dibattito le “barriere architettoniche”.

Questa conferenza, insieme a quella tenutasi ad Arezzo nel 1966, ebbero il merito di avviare un processo di

conoscenza del problema e la nascita di una coscienza sociale. Lo scopo della conferenza era infatti quello di

sensibilizzazione delle autorità competenti sulle difficoltà che la persona disabile incontra quando vuole

inserirsi nella vita sociale. Le difficoltà derivano da erronei criteri progettuali con i quali si realizzavano le

città e gli edifici, nonché dall’impossibilità dell’utilizzo dei mezzi di trasporto, e tali difficoltà vennero

definite barriere architettoniche. Il mondo della progettazione degli spazi architettonici, compatibile con le

problematiche della disabilità, da allora vanta in Italia una ricca legislazione con diversi riferimenti

prestazionali e prescrittivi.

2. L’evoluzione del quadro legislativo nazionale.

Il primo accenno, in campo normativo, al problema delle barriere architettoniche è contenuto nella Circolare

del Ministero dei Lavori Pubblici n.425 del 20-1-1967 relativa alla definizione degli standard nel settore

dell’edilizia residenziale, dove si evidenziano nelle barriere architettoniche gli ostacoli incontrati dagli

“individui fisicamente menomati” nel muoversi all’interno degli spazi urbani e negli edifici. Questa

circolare è significativa in quanto in essa si colgono tre elementi di notevole validità:

 Il discorso sulle barriere architettoniche è inquadrato nella più vasta tematica della qualità

dell’ambiente e non è considerato solo in relazione ad una particolare categoria di persone ma

all’intera collettività;

 Si parla di eliminazione e della non realizzazione di barriere architettoniche non solo negli edifici ma

in tutti gli interventi edilizi e urbanistici;

 Il tema delle barriere architettoniche è affrontato in una normativa tecnico-edilizia (e non socio-

assistenziale).

Nel paragrafo 6, denominato “aspetti qualitativi-barriere architettoniche”, si individuano, in particolare, due

tipologie di ostacoli:

- Quelli “costituiti essenzialmente da elementi altimetrici che si incontrano lungo i percorsi (gradini,

risalti, dislivelli, scale, ecc.)”;

- Quelli costituiti “da esiguità di passaggi e ristrettezza di ambienti (strettoie, cabine di ascensori,

apertura di porte, ecc.)”.

La disposizione conclude stabilendo che “allo scopo di eliminare al massimo tali difficoltà, è opportuno che

nelle progettazioni si evitino, per quanto possibile, percorsi che presentino siffatti inconvenienti, ovvero

siano previsti percorsi appositi, eventualmente in alternativa, che facilitino il movimento degli spastici o

delle persone comunque impedite o minorate”.

Per la prima volta, quindi, si manifesta la necessità di tener presente le condizioni di svantaggio che persone

menomate incontrano nello spazio costruito. Il discorso viene affrontato però solo a livello orientativo,

poiché si rimanda ad altra sede l’elaborazione d’indicazioni tecniche. Inoltre, per la natura del

provvedimento, le indicazioni fornite non sono vincolanti.

Sempre nel 1967 venne presentata una proposta di norme redatta sulla base dei risultati dei lavori di varie

commissioni che divenne la Circolare del Ministero di Lavori Pubblici n.4809 del 19 giugno del 1968 col

titolo “Norme per assicurare l’utilizzazione degli edifici sociali da parte dei minorati fisici e per migliorarne

la godibilità generale”, la quale introduce principi generali che saranno poi ripresi e sviluppati dalla

normativa successiva. Questa circolare è molto importante per tre aspetti:

Vengono fornite alcune prime indicazioni di tipo tecnico volte all’eliminazione delle barriere

 architettoniche con riferimento ad edifici pubblici e di uso pubblico, sia di nuova costruzione che

esistenti (in caso di ristrutturazione);

Ricorda, allacciandosi alla precedente circolare, che le barriere architettoniche sono presenti negli

 edifici, nelle strutture di relazioni tra edifici e reti di comunicazione, nell’arredo urbano, nei mezzi

di trasporto e che pertanto riguardano, oltre la progettazione edilizia, anche altri livelli di

progettazione (disegno urbano, pianificazione territoriale);

Sottolinea che le indicazioni tecniche date dalla circolare non escludono soluzioni più avanzate ed

 innovative, anzi dovrebbero servire da stimolo. Questa precisazione rivela un atteggiamento molto

moderno e anticipa il decreto ministeriale del 1989.

In generale, in questa circolare, sono date indicazioni riguardanti:

 Le sistemazioni esterne: parcheggi e percorsi pedonali;

 Le strutture edilizie: accessi, rampe, scale, corridoi e passaggi, porte e pavimenti;

 I locali speciali: sale per riunioni o spettacoli, locali igienici;

 Gli impianti e le apparecchiature elettriche: ascensori, impianti telefonici pubblici, semafori ecc.

Si ricorda infine che le norme hanno valore integrativo e non sostitutivo delle altre vigenti regolamentazioni.

Nonostante si trattasse di una normativa avanzata, ripresa da quelle straniere, la sua attuazione fu pressoché

nulla. Gli stessi enti che avevano partecipato alla sua stesura finale la ignoravano sistematicamente e un

rilevante numero di edifici pubblici furono costruiti nel suo pieno disconoscimento. Fu così creato un

patrimonio immobiliare pubblico praticamente inaccessibile.

Le prescrizioni tecniche contenute in tale circolare sono state resi cogenti dall’art 27 di quello che è

considerato il primo vero riferimento legislativo in materia di barriere, ossia la L. 118 del 30 marzo del 1971

(“Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971 n.5” e “nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi

civili”).

Riportiamo per intero l’Art 27, rubricato “Barriere architettoniche e trasporti pubblici”.

“Per facilitare la vita di relazione dei mutilati e invalidi civili gli edifici pubblici o aperti al pubblico e le

istituzioni scolastiche, prescolastiche o di interesse sociale di nuova edificazione dovranno essere costruiti

in conformità alla circolare del Ministero dei lavori pubblici del 15 giugno 1968 riguardante la eliminazione

delle barriere architettoniche anche apportando le possibili e conformi varianti agli edifici appaltati o già

costruiti all'entrata in vigore della presente legge; i servizi di trasporti pubblici ed in particolare i tram e le

metropolitane dovranno essere accessibili agli invalidi non deambulanti; in nessun luogo pubblico o aperto

al pubblico può essere vietato l'accesso ai minorati; in tutti i luoghi dove si svolgono pubbliche

manifestazioni o spettacoli, che saranno in futuro edificati, dovrà essere previsto e riservato uno spazio agli

invalidi in carrozzella; gli alloggi situati nei piani terreni dei caseggiati dell'edilizia economica e popolare

dovranno essere assegnati per precedenza agli invalidi che hanno difficoltà di deambulazione, qualora ne

facciano richiesta.

Le norme di attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo saranno emanate, con decreto del

Presidente della Repubblica su proposta dei Ministri competenti, entro un anno dall'entrata in vigore della

presente legge”.

Si tratta quindi della prima disposizione che fissa principi generali e non più stimoli e propositi: l’ambiente

costruito deve essere privo di ostacoli per favorire le relazioni e la socialità. Ma nonostante questa idea forte

essa riferisce la questione ai soli mutilati e invalidi civili. Purtroppo la legge trova applicazione solo negli

edifici pubblici di nuova costruzione (ossia quelli d’interesse amministrativo, sanitario, culturale, giudiziario,

economico) e non è indicata alcuna sanzione in caso di mancata applicazione.

Il suo decreto attuativo fu emanato ben sette anni dopo e non un anno come indicato nel comma 2 dell’art 27.

Ciò dimostra che il problema delle barriere è chiaramente noto al legislatore, ma manca di ancora la

regolarità di azione.

Nel 1978, come prima accennato, viene emanato il Decreto del Presidente della Repubblica n. 384 –

“Regolamento di attuazione dell’art 27 della L. 30 marzo 1971, n. 118, a favore dei mutilati e invalidi civili,

in materia di barriere architettoniche e trasporti pubblici”.

Art 1: “Le norme del presente regolamento sono volte ad eliminare gli impedimenti fisici comunemente

definiti "barriere architettoniche" che sono di ostacolo alla vita di relazione dei minorati.

Le presenti norme si riferiscono alle strutture pubbliche con particolare riguardo a quello di carattere

collettivo-sociale. Le norme stesse riguardano le nuove costruzioni e quelle già esistenti nel caso che queste

ultime siano sottoposte a ristrutturazione. Agli edifici già esistenti, anche se non ristrutturati, dovranno

essere apportate le possibili e conformi varianti. Per edifici pubblici a carattere collettivo e sociale si

intendono tutte le costruzioni aventi interesse amministrativo, culturale, giudiziario, economico, sanitario e

comunque edifici in cui si svolgono attività comunitarie o nei quali vengono prestati servizi di interesse

generale”.

Sono riportati tutti gli elementi citati nella circolare 4809/68 ma ad essi sono attribuiti sia caratteristiche

qualitative sia dimensionali (eliminando la discrezionalità che aveva portato all’inadempienza della norma).

Gli articoli erano 26 e trattano argomenti diversi: dai percorsi pedonali (di cui per esempio si stabiliscono le

dimensioni, i dislivelli, il posizionamento di rampe idonee ogniqualvolta il percorso pedonale si raccorda con

il livello stradale o è interrotto da un passo carrabile e, ancora, il materiale “atto ad assicurare l’immediata

percezione visiva ed acustica” con cui realizzare i cigli del percorso stesso) ai parcheggi, dagli accessi ai

fabbricati agli ascensori, dalle scale alle rampe, dai locali igienici agli impianti, dai trasporti in genere ai

luoghi di spettacolo.

Il D.P.R. è stato oggetto di critiche per l’eccessiva rigidità prescrizionale (nello specifico per i riferimenti

dimensionali troppo rigidi e difficili da applicare in caso di ristrutturazione di edifici pubblici esistenti), che

si è riflettuta in molte leggi regionali, ancora vigenti, che ad esso si riferiscono, non seguendo invece le

direttive di decreti successivi. Inoltre presenta molte lacune: per esempio non vengono predisposti organismi

di controllo e per gli inadempimenti non sono previste sanzioni, non si considerano le persone con problemi

di udito e di vista, si tralasciano gli interventi negli edifici privati e nei luoghi di lavoro.

Dopo il 1978, anche se l’attuale legislazione in materia resta largamente suscettibile di miglioramenti, gli

alibi consistenti nella mancanza di una normativa di dettaglio non trovano più spazio e la non attuazione

delle norme della legge diventa solo una questione di responsabilità politica e amministrativa. Infatti dopo

tale data non si vede alcun tipo di miglioramento: non vi è edilizia nuova che rispetti le indicazioni; i servizi

pubblici rimangono invariati (molte furono le proteste degli handicappati in occasione di inaugurazioni di

stazioni della metropolitana a Milano o della metropolitana a Roma, le quali ignoravano completamente il

problema).

Un salto qualitativo rispetto a quanto finora visto, lo si compie con la legge finanziaria del 28 febbraio

1986, n.41: in particolare il comma 20 dell’art 32 prescrive che “non possono essere approvati progetti di

costruzione o ristrutturazione di opere pubbliche che non siano conformi alle disposizioni del decreto del

Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, in materia di superamento delle barriere

architettoniche. Non possono altresì essere erogati dallo Stato o da altri enti pubblici contributi o

agevolazioni per la realizzazione di progetti in contrasto con le norme di cui al medesimo decreto”. Inoltre

nel successivo comma viene introdotto l’obbligo, per quanto riguarda “gli edifici pubblici già esistenti non

ancora adeguati alle prescrizioni del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, numero 384”,

da parte di tutti gli enti pubblici competenti di adottare “piani di eliminazione delle barriere architettoniche

entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge”.

Va rivelato che questa legge non ha come oggetto specifico le persone disabili o le barriere architettoniche

ma è una legge finanziaria dello Stato. L’osservazione è importante perché può far riflettere sul fatto che una

città piena di ostacoli deve essere, a ragione, considerata anche una città diseconomica.

Gli effetti di questa legge n.41 sono stati positivi, tuttavia per risolvere i numerosi e difficili problemi

dell’accessibilità non è certo sufficiente la sola produzione legislativa: la cosa importante è quella di

perseguire le finalità fissate, anche a piccoli passi, proseguendo sempre nella stessa direzione. Se ad esempio

un edifico comunale deve essere “messo a norma” per quando riguarda le prescrizioni antincendio, si deve

positivamente cogliere l’occasione per risolvere contestualmente anche i problemi di accessibilità. L’errore

in cui spesso si incorre, invece, è quello di emanare un gran numero di leggi, spesso in modo scoordinato tra

loro, con il risultato di provvedimenti contrastanti l’uno con l’altro. Ad esempio, alcuni provvedimenti che

obbligano ad applicare la normativa antincendio producono situazioni con ulteriori ostacoli: costruendo scale

antiincendio esterne si sono create altre barriere architettoniche che poi, forse in base ad altre leggi dello

Stato e quindi con altri finanziamenti, dovranno essere rimosse.

Nel 1992 viene emanata la Legge 5 febbraio n. 104 “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e

i diritti delle persone handicappate” che contiene una serie di richiami all’obbligo di eliminazione delle

barriere architettoniche e ad agevolare l’accessibilità urbana. In particolare le legge 104/92 prevede:

- Che il rilascio delle concessioni edilizie sia vincolato al rispetto della normativa in materia di

barriere;

- Siano dichiarate inagibili e inabitabili (e sanzionati i responsabili) le opere realizzate in edifici

pubblici o aperti al pubblico in modo tale da compromettere l’accessibilità ai disabili;

- Che siano adeguati i regolamenti edilizi comunali alle norme vigenti.

- Inoltre all’art 24, c. 9, prescrive direttamente che i Piani di cui alla legge 41/86, art 32, comma 21,

vengano modificati prevedendo di rendere accessibili, oltre agli edifici di proprietà pubblica, anche

gli spazi esterni urbani, in particolare provvedendo alla individuazione di percorsi pedonali

accessibili, all’installazione di semafori acustici ed alla rimozione della segnaletica installata in

maniera tale da costituire barriera architettonica.

esempio di segnaletica posizionata in modo da rendere inaccessibile il passaggio e di segnaletica ben

progettata e posizionata per non creare disagio.

Un importante momento per la normativa sull’eliminazione delle barriere architettoniche è quando vengono

emanati i decreti del 1989 e del 1996, i cui aspetti sono innovativi nei confronti delle normative precedenti in

materia e su cui poniamo particolare attenzioni qui di seguito.

2.1 Il decreto del 1989

La legge nazionale 9 gennaio 1989, n.13 – “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle

barriere architettoniche negli edifici privati” è fondamentale non solo per le nuove istruzioni tecniche ma

soprattutto per i principi che pone. Esso rappresenta una delle più innovative tecniche emanate in Italia a

riguardo: la novità si manifesta sia nell’uso di un linguaggio più moderno e più attento, soprattutto nel

definire le barriere architettoniche ed i destinatari della normativa, sia nell’impostazione di fondo divenuta

positiva e propositiva. Elementi fondamentali della legge, oltre la sua applicazione in ambito di strutture

private, sono l’introduzione dei già citati concetti di accessibilità, visitabilità e adattabilità che diventano

termini simbolo di un diverso interessamento per le problematiche dei disabili rispetto allo spazio costruito.

Nella legge 13/89 e nel Decreto Ministeriale n.236 del 1989, che ne consegue, si favorisce rispetto al DPR

389/78, la funzionalità dello spazio, le indicazioni date non sono più rigide ma libere di essere modificate dal

progettista. Infatti il decreto consente un’ampia libertà progettuale nell’individuare soluzioni, anche diverse

dalle proposte del decreto, ma conformi alle finalità dello stesso che individua i tre livelli di qualità nello

spazio costruito. È inoltre una normativa dinamica ed attenta all’evoluzione delle istanze sociali, produttive,

culturali, tecnologiche, perché offre la possibilità di un aggiornamento continuo delle sue prescrizioni,

accogliendo i suggerimenti provenienti da enti locali, professionisti e studiosi.


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Tesina personale sulla tematica dell'eliminazione delle barriere architettoniche. Ottima per l'esame opzionale di diritto urbanistico con il professore Cofrancesco. Consigliata per esame in dipartimento (io ho preso 30). Tra gli argomenti trattati: L’attenzione sul tema delle barriere architettoniche in Italia. L’evoluzione del quadro legislativo nazionale. Piani di eliminazione delle barriere architettoniche.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vect39 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto urbanistico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Cofrancesco Giovanni.

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