Capitolo 1: Che cos'è la sociologia?
Il senso comune sociologico
La sociologia si differenzia dal sapere sociologico comune.
- Il sapere sociologico comune ci offre le conoscenze minime necessarie per affrontare i problemi quotidiani.
- La sociologia è una scienza sociale che si pone delle domande e cerca delle risposte sulla base di informazioni raccolte nel tempo.
Qual è l'oggetto di studio della sociologia?
La sociologia è lo studio scientifico della società. Nel tempo molti significati diversi sono stati attribuiti alla parola società. La sociologia nasce a metà del diciannovesimo secolo contemporaneamente con l'affermazione dello stato nazionale moderno. Si fa riferimento quindi alla società compresa nel territorio di uno stato nazionale.
Come distinguere la sociologia dalle altre scienze sociali che si occupano di società?
- Soluzione gerarchica: risale ad Auguste Comte (1798 – 1857). Le scienze sono disposte lungo una scala gerarchica e la sociologia è al vertice di questa scala perché, essendo nata per ultima, è destinata a completare il processo evolutivo umano.
- Soluzione residuale: risale al sociologo inglese Runciman (1970). Rientra nel campo di studio della sociologia tutto quanto non è o (non è ancora) oggetto di un’altra scienza sociale specializzata.
- Soluzione analitica o formale: risale a Georg Simmel (1858 – 1918). La sociologia non ha una determinazione di campo ma guarda con una prospettiva analitica i fenomeni sociali studiati dalle altre discipline. La sociologia studia le forme pure di relazione.
Le origini
Tre sono le rivoluzioni che sono alla base del mondo moderno e a cui fa riferimento l'origine della sociologia:
- La rivoluzione scientifica: nasce l'idea di estendere allo studio dell'uomo, della società e della cultura gli stessi principi del metodo scientifico.
- La rivoluzione industriale: in epoca di rivoluzione industriale l'economia politica, nata con Adam Smith, si può considerare la prima scienza sociale. I suoi fondatori infatti riflettono sulle trasformazioni sociali che stanno avvenendo e tentano di interpretarle come dei veri e propri sociologi.
- La rivoluzione francese: marca la caduta di un ordinamento politico fondato sul principio dinastico e il potere assoluto passando simbolicamente lo scettro nelle mani del popolo.
Padri fondatori della sociologia: Herbert Spencer (Inghilterra) – Emile Durkheim (Francia) – Ferdinand Tonnies, Max Weber e Georg Simmel (Germania) – Vilfredo Pareto (Italia).
Temi e dilemmi teorici: ordine, mutamento, conflitto, azione e struttura
Paradigmi scientifici: assunti di base di natura teorica e metodologica sui quali una comunità di scienziati in un determinato campo sviluppa un consenso accettato da tutti i suoi membri. Questi i cosiddetti periodi di scienza normale.
I periodi di rivoluzione scientifica sono quei periodi in cui emergono nuovi paradigmi destinati a sostituire quelli precedenti.
Il paradigma dell'ordine
Che cosa unisce e che cosa divide la società, ovvero, che cosa fonda l'ordine oppure il disordine sociale? Prima delle rivoluzioni l'ordine sociale appariva assicurato da qualche entità trascendente. In seguito alle rivoluzioni c'è stata la necessità di ricercare il fondamento dell'ordine sociale nella società stessa.
Per Hobbes a garantire l'ordine sociale è il sottoporsi all'autorità coercitiva dello stato, mentre per Smith è lo scambio economico. Il pensiero di Hobbes e Smith non è condiviso dai sociologi a loro successivi. Comte e Spencer sviluppano entrambi un modello organicistico di stampo evoluzionistico. La società è concepita come un organismo le cui parti sono connesse tra loro da una rete di relazioni di interdipendenza. L'equilibrio tra le parti è dinamico e soggetto ad evoluzione. La competizione tra le specie seleziona coloro che dispongono di maggiori capacità di adattamento.
Per Georg Simmel la divisione del lavoro, producendo differenziazione sociale, fa in modo che ogni compito venga svolto da persone specializzate. Questa specializzazione aumenta sempre di più la differenza tra gli individui e a sua volta questa differenza aumenta la dipendenza tra loro: gli esseri umani devono fare sempre più affidamento sugli altri per soddisfare le proprie esigenze, devono stabilire rapporti di interazione reciproca. La società è possibile perché non si può fare a meno di quella rete di interdipendenze che lega insieme individui sempre più diversi l'uno dall'altro.
Durkheim differenza le società moderne (dove prevale la divisione del lavoro) dalle società tradizionali (dove la divisione del lavoro è scarsa).
- Nelle prime esiste una forma di solidarietà meccanica. Le persone sono unite da un vincolo di solidarietà fondato sulla credenza in una comune origine o identità.
- Nelle seconde esiste una forma di solidarietà organica. Le persone sono unite da un vincolo di solidarietà fondato dai legami di interdipendenza che le persone hanno a causa delle diverse professioni svolte.
Tonnies opera una distinzione tra comunità e società.
- La comunità nasce con i legami familiari, per poi estendersi ai legami di vicinato ed amicizia. Sono rapporti improntati su intimità, riconoscenza e condivisione. Essi formano delle unità organiche nelle quali gli esseri umani si sentono uniti e simili gli uni agli altri.
- Nella società gli individui vivono isolati o in tensione gli uni con gli altri. Gli individui non sono messi in relazione nella loro totalità ma soltanto per le loro prestazioni. La società è una costruzione artificiale e convenzionale composta da individui separati che perseguono i loro obiettivi personali.
Il paradigma del conflitto
Per Marx in ogni società i rapporti sociali fondamentali sono quelli che si instaurano nella sfera della produzione e distribuzione dei beni e dei servizi. Il conflitto si riduce alla lotta di classe. Esiste un esito finale dove i conflitti si placano e regna l'armonia.
Per Weber le classi non sono l'unica struttura attorno alla quale si organizzano gli interessi del conflitto. Il conflitto si manifesta nella sfera economica, politica, del diritto, della religione, dell'onore e del prestigio. Il conflitto non è una condizione patologica della società ma la sua condizione normale. Esso non conduce alla disgregazione della società ma alla creazione di strutture istituzionali definite ordinamenti sociali.
Il paradigma della struttura
Per spiegare i comportamenti umani bisogna ricondurli alle coordinate sociali nelle quali si manifestano. L'esistenza di ogni uomo segue un percorso stabilito dalla struttura sociale dell'ambiente in cui vive.
Marx e Durkheim utilizzano modelli di spiegazione classificabili nell'ambito del paradigma della struttura.
- Per Marx il comportamento di un individuo è obbligato dalla posizione che esso occupa nella struttura sociale. L'individuo non ha la possibilità di comportarsi in modo diverso.
- Per Durkheim la società viene prima degli individui e i fatti sociali possono essere spiegati solo da altri fatti sociali. Non si può partire dal comportamento degli individui, dalle loro motivazioni e dalla loro personalità per arrivare alla società.
Le teorie funzionalistiche parti sono spiegate in relazione alle funzioni che svolgono per il tutto. Il percorso non è dalle parti al tutto ma dal tutto alle parti. La teoria dei ruoli spiega il comportamento degli individui in base alla posizione che occupano nel sistema sociale. È la società che spiega gli individui e non viceversa (concezione olistica del sociale).
Il paradigma dell'azione
Weber sostiene che per spiegare i fenomeni sociali, di qualsiasi natura essi siano, è sempre necessario ricondurli ad atteggiamenti, credenze e comportamenti individuali e di questi si deve cogliere il significato che rivestono per l'attore.
Due sono i principi del paradigma dell'azione:
- I fenomeni macroscopici devono essere ricondotti alle loro cause microscopiche (le azioni individuali).
- Per spiegare le azioni individuali è necessario tenere conto dei motivi degli attori.
Teoria e ricerca empirica
Teoria: corpus di concetti generalizzati, logicamente interdipendenti, dotati di un riferimento empirico. Non si può sottoporre a prova empirica una teoria di portata molto generale (cioè applicabile a una vasta gamma di situazioni storico-sociali). Se però applichiamo una teoria ad una situazione specifica, allora potremo ricavarvi una serie di ipotesi da sottoporre a prova empirica.
Secondo Merton la sociologia dovrebbe formulare teorie a medio raggio ovvero il cui ambito di applicazione sia limitato a fenomeni fisici e con coordinate spazio-temporali definite. Esistono teorie prive di rilevanza empirica e ricerche empiriche prive di rilevanza teorica. In ogni caso la teoria senza la ricerca empirica è vuota, e la ricerca senza la teoria è cieca.
Capitolo 2: La formazione della società moderna
L'idea di mutamento
Una società non è di per sé né statica né dinamica: ciò che cambia è la velocità del mutamento. Il mutamento può essere talmente lento da essere impercettibile oppure molto accelerato. Ora l'Occidente vive un momento di mutamento sociale accelerato e questo mutamento è globale poiché coinvolge le sfere economica, politica, giuridica, culturale delle varie società.
Le trasformazioni nella sfera economica: la nascita del capitalismo
Il concetto di capitalismo
Il concetto di capitalismo nasce da Karl Marx. Marx ha una concezione materialistica dinamica della società. Modo di produzione capitalistico: dominano i detentori del capitale che pongono al loro servizio il lavoro salariato.
Il capitalismo secondo Sombart:
- È un'economia di scambio e in particolare un’economia monetaria (gli scambi avvengono con la mediazione del denaro e non in natura).
- Sul mercato non si scambiano soltanto merci ma anche prestazioni lavorative tra una classe di capitalisti (che hanno bisogno di lavoro per far funzionare le loro imprese) e una classe di proletari (che per vivere devono vendere la loro forza lavoro).
- Il fine dei capitalisti è l'accumulazione del profitto per poi re-investirlo nell’impresa.
- L'organizzazione della produzione e la gestione d’impresa sono improntate a criteri di razionalità economica, mediante le applicazioni tecnologiche della scienza e l’uso di moderne procedure contabili.
Il capitalismo rivoluziona la struttura dell’economica feudale.
Le trasformazioni dell'agricoltura
L'agricoltura feudale: famiglie contadine legate alla terra + signori fondiari che ne traggono ricchezza. Né il contadino né il signore fondiario ha interesse ad introdurre innovazioni produttive. Questo quadro di staticità comincia ad infrangersi prima in Inghilterra e poi nel resto d'Europa.
Con il termine enclosures ci si riferisce alla recinzione dei terreni comuni a favore dei proprietari terrieri avvenuta in Inghilterra tra il XII ed il XIX secolo. Gli enclosures danneggiarono principalmente i contadini, che non potevano più usufruire dei benefici ricavati da quei terreni, a favore dei grandi proprietari. Nasce l'agricoltura moderna: la piccola nobiltà terriera e i contadini benestanti si trasformano in capitalisti agrari comprando terre dai contadini poveri che venivano trasformati in braccianti. I capitalisti per migliorare la produzione introducono innovazioni (migliorano le tecniche di irrigazione, si selezionano le colture sui suoli, si introducono nuove coltivazioni, si perfezionano le tecniche).
Il ruolo delle attività mercantili
Il capitalismo mercantile ha alcune volte preceduto e creato le condizioni per la nascita del capitalismo industriale. Il caso dell’Italia è particolare: l’Italia ha conosciuto un precoce sviluppo mercantile eppure ciò non ha trascinato con sé un analogo sviluppo agricolo e industriale (permaneva il metodo feudale).
Nascita in Inghilterra e nell'Europa Settentrionale del lavoro a domicilio: il mercante gira per le campagne in cerca di persone che possano lavorare per lui; gli fornisce le materie prime, gli strumenti con cui lavorare e le indicazioni su come lavorare; successivamente ritorna poi per prendersi i prodotti finiti e paga i lavoratori. Dal lavoro a domicilio nasceranno poi le imprese capitalistiche quando il mercante deciderà di radunare tutti sotto lo stesso tetto fondando una manifattura e pagando loro un salario.
La trasformazione dell'artigianato
Corporazioni: organizzazioni monopolistiche il cui scopo era quello di assicurare l’esercizio esclusivo di un mestiere o di un’arte ai soli associati nell’intero territorio della città e del suo contado. Esisteva il divieto della concorrenza. Il capitalismo prese poi il sopravvento sulle corporazioni. Lo spirito del capitalismo era esattamente il contrario delle corporazioni. Richiede intraprendenza e propensione all’innovazione, premia la concorrenza in opposizione al monopolio.
La formazione dell'imprenditorialità
La nascita del capitalismo è opera degli imprenditori. Essi sono visti come degli innovatori. La massima aspirazione dei ricchi mercanti precedenti il capitalismo era quella di farsi costruire sontuosi palazzi e di condurre vite di lusso, sul modello dei ceti aristocratici. L’imprenditore razionale, invece, non è orientato al consumo, all’ozio e ai piaceri della vita. Al contrario, lui e la sua famiglia conducono una vita sobria e morigerata ed il profitto deve essere accumulato per essere reinvestito nell’impresa.
La tesi dell'origine religiosa dello spirito del capitalismo
Per Weber a fondamento dello spirito del capitalismo vi è un atteggiamento di tipo ascetico. Un’ascesi mondana che non fugge dalle cose terrene ma opera attivamente nel mondo per dominarlo e trasformarlo. Per Weber le origini dello spirito capitalista sono da rintracciare nella dottrina di Calvino. Per i calvinisti è Dio a stabilire fin dal principio chi sarà salvato e chi sarà dannato. L’uomo non può in alcun modo influenzare la sua volontà. Per Weber ciò avrebbe portato i credenti a cercare il successo terreno come segno della loro salvezza, lontano dall’ozio e dal lusso.
Le trasformazioni nella sfera politica: la nascita dello stato moderno
Lo stato moderno nell'epoca dell'assolutismo
Nello stato feudale dominava la dimensione localistica: i signori feudali esercitavano molto potere nel loro territorio e, anche se gli stessi feudatari avevano degli obblighi nei confronti dei loro superiori, le tendenze centralistiche erano deboli rispetto alle tendenze localistiche. Proprio la debolezza dei poteri centrali, incapaci di imporsi ad una moltitudine di poteri locali, spiegava l’endemica situazione di guerra che dominava in epoca feudale tra le autonomie locali.
Monopolio della violenza legittima: diritto esclusivo di usare la forza (cioè le armi) da parte del potere sovrano. L’instaurazione di questo monopolio rappresenta il presupposto alla formazione dello stato moderno.
Stato e città:
- La Francia, l’Inghilterra, la Spagna, la Prussia e la Russia hanno una storia statuale molto più lunga poiché il processo di unificazione e pacificazione si realizzò in essi molto prima che altrove.
- In Italia e in Germania il processo di unificazione statuale si realizzò molto tardi e per lunghi periodi esse rimasero divise in una pluralità di piccoli stati in costante conflitto tra loro.
Monopolio militare: gli eserciti feudali autonomi vengono sostituiti da un unico grande esercito costituito da un corpo di ufficiali selezionati, reclutati, equipaggiati e stipendiati dallo stato.
Monopolio fiscale: cambiamento radicale nei meccanismi di prelievo fiscale.
- Prima il funzionario non era stipendiato dall’erario: il signore stabiliva quale fosse la cifra da ricavare da un dato territorio ed inviava un appaltatore per la riscossione. Se il funzionario riusciva a ricavare più di quanto il signore avesse chiesto allora poteva tenere il resto per sé, altrimenti non avrebbe ricavato nulla.
- Con la nascita dello stato moderno la retribuzione del funzionario è posta a carico dell’erario.
Monopolio monetario: prima in Europa circolavano una grande quantità di monete diverse poiché ogni città commerciale, ogni banca ed ogni corporazione aveva il potere di battere moneta. Successivamente lo stato acquisisce il monopolio monetario.
Il monopolio dell’amministrazione della giustizia: nell’ambito dello stato moderno non è legittimo farsi giustizia da sé quando si ritiene di aver ricevuto un torto, è lo stato a garantire la protezione giuridica.
La prima forma di stato moderno si afferma così nell’epoca dell’assolutismo: il sovrano concentra nelle sue mani questi poteri e li esercita legittimamente nei confronti dei propri sudditi in virtù del principio dinastico. Il potere è legittimo quando chi ubbidisce lo fa perché ritiene che chi comanda abbia il titolo per farlo. Il potere non è legittimo invece quando chi ubbidisce lo fa per paura.
Il concetto di cittadinanza e la nascita del moderno stato di diritto
Con le grandi rivoluzioni nasce una nuova concezione dello stato in cui, oltre al sovrano, anche i cittadini sono una fonte di sovranità. Già dalla civiltà ateniese esisteva l’idea che il cittadino non fosse un semplice suddito del sovrano ma fosse una figura possessore di diritti.
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