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Appunti di Sociologia del prof. Bonino sugli elementi di sociologia: formazione della società moderna, il tessuto sociale, Cultura, linguaggio e comunicazione, Controllo sociale, devianza e criminalità, la religione, Stratificazione, classi sociali e mobilità, Differenze di genere e di età.

Esame di Sociologia docente Prof. R. Bonino

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ESTRATTO DOCUMENTO

L’acquisizione del linguaggio richiede un’assidua, prolungata e costante interazione sociale, prima con la

madre e poi, via via, con cerchie sempre più ampie di parlanti.

LA VARIABILITÀ DEI LINGUAGGI UMANI

È difficile che due lingue possano convivere a lungo nello stesso territorio, prima o poi l’una diventerà la

lingua dominante e soppianterà l’altra. Si verificherà comunque contaminazione linguistica, nella lingua

che avrà preso il sopravvento resteranno tracce consistenti della lingua caduta in disuso.

Le lingue sono fenomeni sociali dinamici, che variano nello spazio e nel tempo. Le variazioni, tuttavia, non

sono soltanto territoriali e diacroniche. Anche nello stesso momento e nella stessa popolazione, le lingue

variano a seconda della collocazione dei parlanti nello spazio sociale.

Tra le varie informazioni che trasmettiamo al nostro interlocutore ci è anche la nostra collocazione nello

spazio socioculturale, vale a dire nella stratificazione sociale. Vi sono differenze significative nel modo di

esprimersi degli appartenenti alle diverse classi sociali.

Rapporto tra linguaggio e genere: diversità tra linguaggio maschile e linguaggio femminile. Certe

espressioni, o addirittura certi toni della voce, possono essere prescritte o vietate a seconda che il parlante sia

uomo o donna e che gli interlocutori, o gli ascoltatori, siano dello stesso o dell’altro sesso o misti.

Variante (più evidente nei tempi passati) tra linguaggio urbano e linguaggio contadino. Il linguaggio dei

contadini è stato tradizionalmente bollato come particolarmente rozzo e primitivo, soprattutto dagli abitanti

delle città.

Importanti nel mondo moderno sono le varianti legate ai gruppi professionali. I linguaggi specialistici (o

linguaggi tecnici) sono il prodotto della crescente specializzazione del sapere e delle conoscenze.

I linguaggi specialistici, oltre a garantire la comunicazione tra gli addetti ai lavori, monopolizzano le forme

di sapere mediante un linguaggio inaccessibile a chi non è stato addestrato per comprenderlo.

TIPI DI LINGUAGGIO: PRIVATO, PUBBLICO, ORALE E SCRITTO

Il linguaggio varia anche in relazione alla situazione sociale nella quale avviene la comunicazione. Ognuno

di noi, infatti, cambia registro a seconda dell’interlocutore o che ha di fronte, del mezzo che usa e della

specificità del contesto.

Distinzione tra:

• Linguaggio privato: quando parliamo tra amici o in famiglia non stiamo molto attenti alla

correttezza delle forme grammaticali e sintattiche. La conversazione è molto più calata nella

dimensione “qui ed ora”, fa molta più attenzione ai segnali non verbali di approvazione o

disapprovazione degli interlocutori. Quello che conta è farsi capire dalle persone con la quale si sta

parlando.

• Linguaggio pubblico: è molto più formale ed impersonale. In genere è rivolto ad un pubblico e non

ad una serie di persone ben individuate. Richiede un maggiore controllo formale.

Distinzione tra:

• Comunicazione orale: al di là del contenuto del messaggio si aggiungono una serie di elementi meta

comunicativi che sono invece assenti nella comunicazione scritta. Il tono e l’intensità della voce, il

dosaggio delle pause e tutta la gamma del linguaggio gestuale accompagnano il messaggio verbale e

forniscono all’interlocutore una serie di messaggi aggiuntivi con i quali interpretare il messaggio

verbale.

• Comunicazione scritta: usa un registro molto più rigido del parlato. Il tipo di linguaggio usato

dipende molto dalle situazioni (scrivere una pagina di diario è diverso da scrivere un curriculum!).

La comunicazione scritta riflette, più di quella orale, la distanza sociale tra coloro che comunicano,

la formulazione del messaggio e la sua ricezione sono quasi sempre differiti nel tempo. Consente un

livello molto maggiore di intenzionalità. Mancano gesti meta comunicativi.

LINGUAGGIO, COMUNICAZIONE E INTERAZIONE SOCIALE

Esistono molteplici modi per comunicare lo stesso contenuto. Per quanto variabile e soggettiva, tuttavia, la

comunicazione verbale segue sempre determinate regole che dipendono dal contesto nel quale avviene

l’interazione e dalla posizione sociale relativa degli interlocutori.

In contesti altamente formalizzati vigono regole molto precise su chi ha il diritto di iniziare, di interrompere

e di concludere l’interazione. Si parla di situazioni asimmetriche quando vige asimmetria tra gli

interlocutori, asimmetria che si esprime nelle regole che governano chi può dire, che cosa, a chi, come e

quando.

In situazioni asimmetriche le regole della cortesia suggeriscono che chi è in posizione dominante abbassi

leggermente il proprio status e/o innalzi quello dell’interlocutore per metterlo maggiormente a proprio agio.

Nell’interazione tra pari vige una maggiore reciprocità, cioè l’interazione non è deformata dalle differenze

di status.

Turno di parola: avvicendamento dei partecipanti in una conversazione. Quando qualcuno sta parlando una

norma di cortesia dice di non interromperlo e di attendere che finisca per prendere la parola.

Analisi conversazionale: è l’analisi dell’interazione verbale all’interno di un gruppo. È in grado di mettere

in luce la struttura dei rapporti sociali tra i membri del gruppo, in particolare dei rapporti di potere,

l’esistenza di regole più o meno implicite, la loro eventuale violazione e le dinamiche che vengono messe in

atto per ristabilirle o modificarle.

LE COMUNICAZIONI DI MASSA

Viviamo nell’era della comunicazione di massa (televisione, libri etc.).

Come nasce una notizia?

1. Vengono scelti i fatti da trasformare in notizia.

2. Confezionamento del messaggio.

3. Trasmissione del messaggio.

4. Il destinatario sceglie il mezzo di informazione che più lo soddisfa.

La stessa notizia arriva a pubblici diversi, sui quali produce effetti diversi: la massa è un tessuto con trame

molto differenziate che filtrano i messaggi in modi e misure diverse.

L’influenza dei media e la rivoluzione telematica

Per descrivere e spiegare un atto comunicativo bisogna rispondere alle seguenti domane:

• Chi? Si riferisce all’emittente.

• Dice che cosa? Riguarda i contenuti dei messaggi trasmessi.

• Attraverso quale canale? Riguarda il tipo di mezzo e il tipo di linguaggio utilizzati.

• A chi? Definizione dei destinatari e delle loro caratteristiche.

• Con quale effetto? Riguarda le risposte comportamentali dei destinatari.

Gli effetti della comunicazione non variano soltanto a seconda della segmentazione del pubblico lungo le

consuete dimensioni socio-demografiche (età, sesso, classe sociale, livello di istruzione, condizione

professionale etc.), ma anche a seconda delle reti di relazione nelle quali gli individui sono inseriti.

Flusso di comunicazione a due stadi: tra emittente e ricevente vi è spesso un elemento intermedio costituito

dalle relazioni di gruppo.

Rivoluzione telematica: creazione e diffusione di reti di calcolatori elettronici connessi mediante diversi

canali di trasmissione e capaci di dialogare tra loro tramite un linguaggio comune, il TCP/IP.

Quattro sono le caratteristiche fondamentali dei nuovi media: selettività, interattività, multimedialità e

virtualità.

Nascita del telelavoro e della teledemocrazia.

C a p i t o l o 5 : C o n t r o l l o s o c i a l e ,

d e v i a n z a e c r i m i n a l i t à

SOCIALIZZAZIONE E CONTROLLO SOCIALE

Controllo sociale: metodi usati per fare in modo che i membri di un gruppo rispettino le norme e le

aspettative di questo gruppo.

In ogni società il controllo sociale si realizza principalmente attraverso due processi: uno interno e l’altro

esterno.

Il controllo sociale interno si realizza attraverso la socializzazione. La socializzazione è il processo

attraverso il quale ogni società, per assicurare la propria continuità, cerca di trasmettere a coloro che vi

entrano per la prima volta la sua cultura.

Si distingue la socializzazione:

• Primaria: avviene nei primi anni di vita del bambino ed è rivolta alla formazione delle competenze

di base.

• Secondaria: inizia quando una persona entra nella scuola e mira alla formazione delle competenze

specifiche necessarie per lo svolgimento dei vari ruoli sociali.

Se la maggior parte della gente rispetta le norme non lo fa per non incorrere in sanzioni ma lo fa perché ha

interiorizzato quelle norme e le considera giuste e naturali.

Per qualche motivo il processo di socializzazione può fallire o non essere sufficiente: allora entra in azione il

processo esterno di controllo sociale.

Le punizioni e le ricompense sono reazioni sociali alla violazione delle norme:

• Le punizioni sono rivolte a scoraggiare queste violazioni.

• Le ricompense sono rivolte ad incoraggiare l’adesione alle aspettative sociali.

IL CONCETTO DI DEVIANZA

Devianza: atto o comportamento di una persona o di un gruppo che viola le norme di una collettività e che di

conseguenza va incontro a qualche forma di sanzione.

Poiché le risposte della collettività variano considerevolmente nello spazio e nel tempo, un atto può essere

considerato deviante solo in riferimento al contesto socioculturale in cui ha luogo. In particolare:

• Un comportamento considerato deviante in un paese può essere accettato o addirittura considerato

molto positivamente in un altro.

• Un comportamento può essere considerato deviante in una situazione, ma non in un’altra del tutto

diversa.

Reato: comportamento che viola una norma del codice penale e che comporta una sanzione penale (multa,

arresto o reclusione).

Solo una piccola parte degli atti devianti costituisce un reato.

LO STUDIO DELLA DEVIANZA

Il numero dei reati ufficiali (considerati tali dalla polizia e dalla magistratura) rappresenta solo una parte di

quelli reali, effettivamente compiuti. Ve ne sono infatti altri che, pur essendo stati commessi, restano nascosti

e non vengono registrati. Questi ultimi costituiscono il cosiddetto numero oscuro dei delitti.

LE TEORIE DELLA CRIMINALITÀ

Le principali teorie sulla criminalità formulate sono sei.

Le spiegazioni biologiche

Esistono numerose teorie che riconducono i comportamenti devianti alle caratteristiche fisiche e biologiche

degli individui.

Mentre un tempo i sostenitori di queste teorie erano rigidamente deterministi, essi oggi ritengono che la

presenza di certi tratti biologici faccia solo aumentare la probabilità che una persona commetta dei reati.

Cesare Lombroso (1835 – 1909) fu uno dei primi studiosi che appoggiò questa teoria. Egli considerava la

costruzione fisica come la più potente causa di criminalità. Il delinquente nato possedeva caratteristiche

fisiche quali la testa piccola, la fronte sfuggente, gli zigomi pronunciati, gli occhi mobilissimi ed errabondi,

le sopracciglia folte e ravvicinate, la barba rada.

Lombroso sostenne che il delinquente nato presentava delle caratteristiche ataviche, simili cioè a quelle degli

animali inferiori e dell’uomo primitivo, che rendevano difficile o impossibile il suo adattamento alla società

moderna e lo spingevano a commettere reati.

La teoria biologica moderna, attribuisce la tendenza a commettere reati di vario tipo alla cosiddetta

sindrome XYY. Gli esseri umani hanno normalmente 46 cromosomi ma, alcune persone, ne hanno 47. Se il

cromosoma in più è un cromosoma X allora non succede nulla di rilevante, mentre se il cromosoma in più è

un cromosoma Y allora è molto probabile che questi individui commettano reati.

Le teorie biologiche non sono riuscite ad affermarsi tra gli studiosi della criminalità.

La teoria della tensione

Negli anni Quaranta, Robert Merton ha sostenuto che la devianza è provocata dalle situazioni di anomia

(mancanza di norme sociali), che a loro volta nascono da una tensione fra la struttura culturale e la struttura

sociale.

Struttura culturale: definisce le mete verso le quali tendere e i mezzi con i quali raggiungerle.

Struttura sociale: consiste nella distribuzione effettiva delle opportunità necessarie per arrivare a tali mete

con quei mezzi.

Per adattarsi ai valori culturali proposti nella situazione prodotta dal contrasto fra le mete e i mezzi per

raggiungerle, gli individui possono scegliere fra cinque diverse forme di comportamento:

• Conformità: consiste nell’accettazione sia delle mete culturali sia dei mezzi previsti per

raggiungerle. Comportamento corretto.

• Innovazione: la strada scelta da coloro che rubano, imbrogliano o ingannano gli altri, cioè da chi

aderisce alle mete, ma rifiuta i mezzi normativamente prescritti. Comportamento deviante.

• Ritualismo: è il modo di adattamento di chi abbandona le mete, ma resta attaccato alle norme e ai

mezzi. Comportamento deviante.

• Rinuncia: si rinuncia sia ai fini che ai mezzi (mendicanti, senza tetto, tossicodipendenti).

Comportamento deviante.

• Ribellione: consiste nel rifiuto sia delle mete che dei mezzi e della loro sostituzione con altre mete

ed altri mezzi. Comportamento deviante.

La teoria del controllo sociale

Si basa su una concezione pessimistica della natura umana, considerata moralmente debole.

L’uomo è per natura portato più a violare che a rispettare le norme. La maggior parte delle persone non

commette reati perché sono frenate dal farlo.

I controlli sociali che impediscono alle persone di violare le norme sono:

• Interni: diretti (imbarazzo, senso di colpa) ed indiretti (attaccamento psicologico emotivo agli altri

ed il desiderio di non perdere la loro stima e il loro affetto).

• Esterni: le varie forme di sorveglianza esercitata dagli altri per scoraggiare e impedire i

comportamenti devianti.

Il pensiero di Travis Hirschi: una persona compie un reato quando il vincolo che lo lega alla società è molto

debole, fino quasi a spezzarsi.

La teoria della subcultura

Una persona commette un reato perché si è formata in una subcultura criminale, che ha valori e norme

diverse da quelle della società generale e che vengono trasmessi da una generazione all’altra.

Edwin Sutherland è uno dei maggiori criminologi americani contemporanei. Secondo questo studioso il

comportamento deviante non è né ereditario né inventato dall’attore, ma appreso attraverso la comunicazione

con altre persone.

Nella società contemporanea coesistono numerose culture che prescrivono agli individui forme di

comportamento radicalmente diverse. Ogni uomo, nel corso della propria vita, entra a contatto con alcune di

queste culture. Quanto più una persona frequenta ambienti in cui prevale la tendenza a violare le norme,

tanto più è probabile che questa persona diventi deviante.

Chi commette un reato lo fa perché si conforma alle aspettative del suo ambiente. In questo sento, le

motivazioni del suo comportamento non sono diverse da quelle di chi rispetta le leggi. Gli individui non

violano le norme del proprio gruppo, ma solo quelle della società generale.

La teoria dell’etichettamento

Per capire la devianza è necessario tenere conto non solo della violazione, ma anche della creazione e

dell’applicazione delle norme; non solo dei criminali, ma anche del sistema giudiziario e delle altre forme di

controllo sociale.

La devianza non è altro che il prodotto dell’interazione tra coloro che creano e fanno applicare le norme e

coloro che invece le infrangono.

Distinzione tra:

• Devianza primaria: ci si riferisce a quelle violazione delle norme che hanno agli occhi di colui che

le compie un rilievo marginale e che vengono di conseguenza presto dimenticate.

• Devianza secondaria: ci si riferisce a quelle violazione delle norme che suscitano una reazione di

condanna da parte degli altri, che lo considerano un deviante e questa persona riorganizza la sua

identità e i suoi comportamenti sulla base delle conseguenze prodotte dal suo atto.

Un individuo scoperto a commettere un reato viene etichettato dalla società come un deviato.

La teoria della scelta razionale

I reati sono considerati come il risultato di un’azione intenzionale adottata attivamente dagli individui.

L’individuo è infatti un essere razionale che agisce seguendo i propri interessi, ricercando il piacere e

fuggendo il dolore e che è capace di scegliere liberamente se violare o rispettare una norma.

Se una persona decide di commettere un reato è perché si attende di ricavarne benefici maggiori di quelli che

avrebbe ricavato con attività lecite.

I motivi che spingono ad un’attività illecita sono gli stessi che spingono a quella lecita: la ricerca del

guadagno, del potere, del prestigio e del piacere.

FORME DI CRIMINALITÀ

L’attività predatoria comune

Attività predatoria comune: insieme di azioni illecite condotte con la forza o con l’inganno per

impadronirsi dei beni mobili altrui che comportano un contatto fisico diretto fra chi compie l’azione e una

persona o un oggetto.

Ne fanno parte due gruppi:

• Quelli compiuti di nascosto, evitando la vittima o facendo in modo che non si accorda di quanto sta

avvenendo (taccheggio).

• Quelli compiuti con la violenza, strappando qualcosa di dosso ad una persona (scippo) o

prendendogliela con la minaccia (rapina).

Gli omicidi

Distinzione tra:

• Omicidio colposo: è l’omicidio non voluto dall’agente, che si verifica a causa di negligenza,

imprudenza, imperizia o inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

• Omicidio doloso: è l’omicidio di chi agisce con la volontà di uccidere, premeditato.

Contrariamente a quello che si pensa, in Europa vi è stata una tendenza plurisecolare alla diminuzione del

tasso di omicidio. La teoria che appare oggi maggiormente in grado di spiegare questo fenomeno è quella

del processo di civilizzazione. Nel tempo le buone maniere hanno sostituito la violenza e la sopraffazione

lasciando il posto alla civiltà.

Nei periodi postbellici si verificavano bruschi aumenti del numero di omicidi. A questo fenomeno sono

state fornite almeno tre diverse spiegazioni:

• Disorganizzazione sociale: i periodi bellici sotto ponevano la gente alla perdita della casa e di altre

proprietà, ai rapidi ed imponenti spostamenti migratori, alla rottura dei matrimoni e alla

disgregazione delle famiglie.

• Fattori di natura economica: la scarsità dei beni e la disoccupazione dominavano nei periodi

postbellici.

• Legittimazione della violenza: fornita dal governo durante la guerra.

I reati dei colletti bianchi

Reati dei colletti bianchi: reati commessi da una persona rispettabile e di elevata condizione sociale nel

corso della sua occupazione (politici, settori amministrativi statali, imprenditori, manager). La violazione

deve avvenire nel corso dell’attività professionale di questa persona.

Distinzione tra:

• Reati nell’occupazione: commessi da individui nello svolgimento del loro lavoro per ricavarne un

vantaggio personale.

Appropriazione indebita chi si appropria del denaro o di una cosa altrui di cui abbia il

possesso per qualsiasi motivo.

Insider trading speculazione sui titoli di una società attuata da chi dispone di informazioni

riservate.

Corruzione del pubblico ufficiale un pubblico ufficiale, in cambio di una somma di

denaro che non gli è dovuta, compie un atto contrario ai doveri di ufficio.

un

Concussione pubblico ufficiale, abusando dei suoi poteri, induce indebitamente

qualcuno a dare del denaro a lui o ad un’altra persona.

• Reati di organizzazione: compiuti in nome e per conto di un’organizzazione, sia essa pubblica o

privata. Frodi di vario tipo.

Reati che mettono a repentaglio la salute dei cittadini per esempio l’immagazzinamento e

lo smaltimento rischiosi di materiali chimici e radioattivi o il mancato rispetto delle norme di

sicurezza sul lavoro.

La criminalità organizzata

Criminalità organizzata: insieme di imprese che forniscono beni e servizi illeciti (vendita di droga, gioco

d’azzardo, prostituzione, commercio di armi) e che si infiltrano nelle attività economiche lecite.

Le imprese criminali, per la maggior parte, mirano all’acquisizione sia di profitti finanziari che del potere

politico. In genere, per agire, esse hanno bisogno di consistenti capitali, da investire sia nelle attività

economiche illegali che in quelle legali.

Le imprese criminali devono disporre anche di una forza militare, cioè di gruppi di persone adeguatamente

armate, capaci e disposte a eliminare fisicamente i vecchi e i nuovi nemici.

GLI AUTORI DEI REATI E LE LORO CARATTERISTICHE

I sociologi hanno studiato le caratteristiche socio-demografiche di coloro che compiono i reati.

La classe sociale

Prima i sociologi sostenevano che i reati (ad eccezione dei colletti bianchi) venissero compiuti da persone

appartenenti alle classi sociali più svantaggiate.

Al giorno d’oggi si sostiene che fra classe sociale e criminalità non vi è alcuna relazione o ve ne è una assai

debole.

Il genere

In tutti i paesi è molto più probabile che sia un maschio piuttosto che una femmina a violare una norma

penale. Vi sono tuttavia importanti differenze a seconda del tipo di reato.

La percentuale delle donne sui condannati:

• È aumentata nel caso delle truffe e dell’appropriazione indebita.

• È rimasta costante nel caso delle rapine.

• È diminuita nel caso degli omicidi.

L’età

Studi hanno rilevato le curve dei reati per tassi di età:

• Furto e rapina: la curva cresce rapidamente per la preadolescenza e l’adolescenza, raggiunge il

picco verso la maggiore età e successivamente, cala bruscamente.

• Omicidi: sono compiuti di solito da persone molto giovani.

• Assegni a vuoto: il picco è raggiunto molto dopo il raggiungimento della maggiore età e la curva poi

scende molto lentamente.

DEVIANZA E SANZIONI

Sanzioni: sono il mezzo con cui, in ogni società, viene mantenuta la conformità delle norme.

Esse possono essere: negative o positive, formali o informali, severe o lievi.

Distinzione tra:

• Sanzioni formali: comminate da organi o gruppi specializzati ai quali è stato affidato il compito di

assicurare il rispetto delle norme.

• Sanzioni informali: spontanee o poco organizzate provenienti dai familiari, gli amici, i colleghi di

lavoro, i vicini, i conoscenti.

La severità delle sanzioni dipende anche dalla gravità dell’infrazione commessa.

Diversi sistemi di punizione fra le varie società nell’arco della storia:

• Faida: vendetta da parte della vittima del reato (o della sua famiglia) nei confronti del reo.

• Legge del taglione: nel diritto romano “occhio per occhio, dente per dente”.

• Sanzioni pecuniarie, espulsione dalla comunità, pene corporali.

• Pena di morte: ghigliottina, impiccagione, fucilazione, sedia elettrica, camera a gas. Oggi, in molti

paesi la pena di morte è stata abolita mentre persiste solo in altri 103 paesi tra i quali Stati Uniti,

Giappone, India e Cina.

• Il carcere: è il sistema di punizione di origine molto più recente.

C a p i t o l o 6 : L a r e l i g i o n e

SACRO E PROFANO

La religione, in forme elementari o complesse, è un fenomeno universale nelle società umane.

Religione: è una credenza, o un insieme di credenze, relativa all’esistenza di una realtà ultrasensibile,

ultraterrena e soprannaturale.

Credenza: giudizio su una qualsiasi realtà che si fonda su un atto di fede.

Le credenze religiose postulano l’esistenza di una sfera della realtà trascendente (invisibile, che sta dietro

le cose percepite dai sensi) rispetto alla sfera della realtà percepibile.

Il cosmo viene distinto in una sfera del sacro e in una sfera del profano. Anche se sono separate, queste

due sfere non sono tuttavia prive di rapporti. Le varie forme di religione si differenziano tra loro a seconda

del modo in cui è articolato il rapporto tra sacro e profano.

La magia si differenzia dalla religione proprio per il diverso rapporto che si instaura tra sacro e profano, tra

terreno e ultraterreno.

L’ESPERIENZA RELIGIOSA

Distinzione tra esperienza del limite ed esperienze del caso.

L’esperienza del limite riguarda la stessa vita umana. Gli esseri umani sono dotati della consapevolezza di

dover morire; essi vivono nella certezza che la loro vita così come ha avuto un inizio avrà una fine.

L’idea di limite è tuttavia inconcepibile senza l’idea opposta di assenza di limite: in contrapposizione al

mondo delle cose mortali deve esistere un mondo delle cose immortali al quale appartengono le anime, gli

spiriti e gli dei.

La religione aiuta l’uomo a dare risposta a determinati quesiti esistenziali che si pone.

L’esperienza del caso: evoca un’esperienza di tipo religioso. L’uomo si confronta costantemente con il

limite della sua capacità di dare una spiegazione agli eventi naturali, sociali e individuali che interferiscono

con la sua esistenza.

La consapevolezza del limite posto alla capacità di conoscere di ogni singolo individuo e della specie umana

nel suo complesso rende possibile concepire l’idea di un ente onnisciente al quale ricondurre in modo

unitario l’ordine delle cose naturali e umane.

Problema dell’ordine morale: in base a quali criteri scegliere quale azione intraprendere o non

intraprendere? Molte scelte vengono effettuate in base a criteri utilitaristici. In molti casi però le scelte

coinvolgono codici morali (quasi sempre religiosi) che consentono di distinguere ciò che è bene e ciò che è

male.

TIPI DI RELIGIONE

Classificazione delle religioni per la natura delle credenze:

• Religioni totemiche: i credenti riconoscono in un oggetto, in un genere animale o una pianta,

l’antenato comune che ha dato origine al loro clan.

• Religioni animistiche: credono che dietro gli uomini, le cose, i fenomeni vi siano spiriti che

intervengono attivamente influenzandone il comportamento.

Religioni universali: religioni che unificano mediante credenze comuni masse enormi di uomini, spesso

appartenenti a una pluralità di società.

Le religioni universali possono essere:

• Monoteiste: credono nell’esistenza di una sola divinità. Dio è unico, onnipotente, creatore del cielo,

della terra e del genere umano, la causa prima e l’origine di tutte le cose. per il credente la potenza di

Dio non può essere messa in discussione dalla concorrenza di altri dei e chi adora altri dei al di fuori

dell’unico vero Dio commette un atto di idolatria. Ebraismo, cristianesimo e islamismo sono tre

grandi religioni monoteiste.

• Politeiste: credono nell’esistenza di più divinità. Il mondo degli dei, come quello umano, è

differenziato e gerarchizzato, esiste un dio superiore che è al vertice della gerarchia.

Gli dei vengono concepiti come potenze eternamente in lotta tra loro e in concorrenza per la

devozione da parte degli uomini. Nonostante la loro superiorità, agli dei vengono attribuiti

sentimenti ed aspirazioni quasi umane. Tra i due mondi, il divino e l’umano, vi sono analogie e

corrispondenze. L’induismo è una grande religione politeista.

Distinzione tra:

• Religioni cosmo centriche: fondate sulla credenza di un’armonia universale ultraterrena.

• Religioni teocentriche: fondate sulla credenza di un aldilà dominato dalla presenza della divinità.

Premio e promessa: Ci sono religioni la cui promessa consiste nella possibilità di raggiungere uno stato di

beatitudine e di pienezza durante la vita o che promettono la redenzione dalle pene terrene nell’aldilà.

Metodiche di comportamento: ci sono religioni che prescrivono pratiche mistiche e contemplative di

distacco dal mondo (misticismo) e religioni che prescrivono una condotta ascetica di vita al di fuori, oppure

all’interno del mondo (ascetismo).

MOVIMENTI E ISTITUZIONI RELIGIOSE

Nelle religioni compare quasi sempre una figura (mago, stregone, sacerdote) definita ministro del culto che

si pone su un piano diverso rispetto ai credenti e alla quale è affidato professionalmente il compito di fare da

intermediario tra i fedeli e le potenze soprannaturali.

Elenco delle principali organizzazioni religiose: i movimenti religiosi, le chiese, gli ordini monastici, le sette

e le denominazioni.

Il movimento religioso

Compare quando in una società maturano le condizioni per una rottura delle credenze religiose tradizionali.

All’origine di un movimento religioso vi è quasi sempre una profezia un profeta che rivela agli uomini la

parola e la volontà di dio.

Un movimento religioso nasce e si diffonde perché i suoi membri passano attraverso l’esperienza della

conversione. Dalla conversione nasce un uomo nuovo, che ha tagliato i ponti con il proprio passato e

abbandonato le credenze che gli erano state trasmesse.

Il movimento religioso è una forma di organizzazione tutta incentrata sul rapporto carismatico tra il capo e

i suoi seguaci, sulla solidarietà e sulla fratellanza che si viene a creare, tra i membri del gruppo.

Per poter sopravvivere, un movimento religioso deve affrontare diversi problemi: il maggiore è il problema

della successione. La fedeltà e la fiducia del tutto personali che i seguaci riponevano nel capo, deve ora

essere trasferita al suo successore. Non è più la persona del capo che deve generare fedeltà e fiducia, ma le

sue idee e la sua dottrina, delle quali i successori devono diventare interpreti fedeli.

In breve, il movimento deve trasformarsi in chiesa attraverso un processo di istituzionalizzazione delle

credenze e delle pratiche religiose.

La chiesa

Quando il movimento si trasforma in chiesa, le credenze devono venire sistematizzate, consolidate in un

corpo organico di dottrina e codificate in un testo scritto che valga come legge fondamentale del gruppo di

credenti e come strumento di trasmissione della fede.

L’interpretazione autentica dei testi sacri è demandata ad un gruppo di specialisti, i teologi.

Quando la religione assume la forma organizzativa della chiesa, si genera inevitabilmente una

differenziazione interna tra un ceto sacerdotale (che dispensa beni di salvezza) e la massa dei credenti (che

riceve beni di salvezza).

Una chiesa, per poter sussistere, deve trovare qualche forma di accomodamento con il contesto economico,

sociale e politico in cui opera.

Il rapporto tra chiesa e stato può svilupparsi in termini di aperto conflitto, oppure (più frequentemente) di

sostegno reciproco, attraverso una sorta di alleanza tra poteri secolari e poteri religiosi.

Non è infrequente che nell’ambito di una chiesa si sviluppino movimenti religiosi che si oppongono, per

ragioni dottrinarie o politiche, all’ordinamento religioso rappresentato dalla gerarchia ecclesiastica. Ciò può

essere causa si scissioni della chiesa.

La storia della chiesa cattolica è costellata dalla comparsa di movimenti religiosi che sono stati dichiarati

eretici e quindi duramente combattuti e repressi.

Ordini monastici

Gli ordini monastici sono un esempio di ordine che ha avuto origine da movimenti religiosi ma che non sono

stati combattuti come retici.

Gli ordini monastici rappresentano un tipo di comunità religiosa separata dalla massa dei fedeli di una chiesa,

ad essi si appartiene per scelta attraverso un atto parziale di rifiuto del mondo (voto di castità, di povertà, di

obbedienza) e di dedizione ad un ideale di perfezione di vita religiosa.

Sette e denominazioni

L’appartenenza ad una setta presuppone un atto di adesione individuale.

La setta è una comunità religiosa tendenzialmente chiusa, tra i cui membri si stabiliscono legami assai forti

di fratellanza e fiducia. Nelle sette conta più la qualità e la forza della convinzione che non l’espansione

quantitativa del gruppo: i nuovi adepti infatti devono soprattutto dar prova dell’autenticità della loro fede

prima di essere accolti a pieno titolo come membri della comunità.

Anche le sette passano attraverso un processo di istituzionalizzazione e si trasformano quindi in

denominazioni alle quali di nuovo, come per le chiese, si appartiene più per nascita che per un atto di

adesione individuale.

LE INTERPRETAZIONI SOCIOLOGICHE DELLA RELIGIONE

Le principali interpretazioni sociologiche della religione si possono raggruppare in cinque tipi:

• Interpretazioni in chiave evoluzionistica della sociologia positivista dell’800: la religione è

sostanzialmente destinata ad essere sostituita dalla scienza come criterio fondamentale di

orientamento delle azioni e delle società umane.

• La religione come ideologia delle classi dominanti: pensiero che risale al periodo illuminista. La

religione è un fenomeno che oscura le menti e impedisce dio vedere la luce della ragione. Per

Voltaire, la religione da un lato inganna i poveri, facendo loro accettare supinamente la loro

condizione di subordinazione, ma inganna anche i ricchi ai quali la chiesa estorce elemosine

promettendo perdono per i loro peccati.

• L’interpretazione funzionalistica: per i funzionalisti la religione svolge una funzione sociale

fondamentale in ogni tipo di società. La società è un’unità in cui le varie parti sono tenute insieme da

qualche credenza comune, da un vincolo che continuamente si rinnova. La religione svolge questa

fondamentale funzione di integrazione.

• La religione come fattore di mutamento: la religione è vista come un fenomeno dotato di una sua

autonomia specifica. Le idee religiose sono state storicamente delle potenze rivoluzionarie, capaci di

indurre profonde trasformazioni negli assetti sociali e culturali.

• La concezione fenomenologica: l’elemento costitutivo e universale della religione è l’esperienza del

sacro. L’accento viene posto sulla relazione tra il soggetto credente e l’oggetto di venerazione che si

colloca su un piano trascendente rispetto alla realtà terrena.

In ogni esperienza religiosa è sempre presente una componente emozionale attraverso la quale

all’individuo è concesso di trascendere se stesso e i propri limiti per accostarsi alla comunione con

ciò che si colloca su un piano radicalmente altro da quello della realtà terrena.

C a p i t o l o 7 : S t r a t i f i c a z i o n e , c l a s s i

s o c i a l i e m o b i l i t à

Stratificazione sociale: il sistema delle disuguaglianze strutturali di una società.

Strato: insieme di individui che godono della stessa quantità di risorse (ricchezza, prestigio) o che occupano

la stessa posizione nei rapporti di potere.

UNIVERSALITÀ DELLA STRATIFICAZIONE SOCIALE

In tutte le società esistente esiste la stratificazione sociale.

Le società di caccia e raccolta sono società essenzialmente egualitarie. Ciò avviene per due motivi principali:

1. Il nomadismo di queste popolazioni ostacola l’accumulazione di grandi quantità di risorse.

2. L’applicazione del principio di reciprocità porta a condividere con gli altri le scarse risorse

disponibili. Ciò massimizza le possibilità di sopravvivenza.

Secondo Lenski:

• Le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza crescono all’aumentare del surplus economico.

• Le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza crescono all’aumentare della concentrazione

del potere politico.

Grado di disuguaglianza delle società (dal minore al maggiore): Caccia e raccolta Agricoltura Industria

TEORIE DELLA STRATIFICAZIONE

Due sono le più importanti teorie formulate dai sociologi e riguardanti il problema della stratificazione

sociale.

La teoria funzionalista della stratificazione sociale

L’esistenza delle disuguaglianze sociali è un fatto non solo inevitabile, ma anche necessario al buon

funzionamento della società.

Le argomentazioni principali dei funzionalisti sono quattro:

1. In ogni società, non tutte le posizioni hanno la stessa importanza funzionale, alcune sono più

rilevanti di altre per l’equilibrio e il funzionamento del sistema sociale e per questo richiedono

capacità speciali.

2. In ogni società, il numero delle persone dotate di quelle capacità che possono essere convertite nelle

competenze appropriate ed occupare quelle posizioni è limitato e scarso.

3. La conversione delle capacità in competenze implica un periodo di addestramento, durante il quale

vengono sostenuti sacrifici di varia natura da parte di coloro che vi si sottopongono.

4. Per indurre le persone capaci a sottoporsi a questi sacrifici, è necessario dar loro delle ricompense

materiali e morali, cioè far sì che le posizioni che andranno ad occupare godano di un reddito e di un

prestigio maggiore.

Le teorie del conflitto

Ritengono che le disuguaglianze esistano perché i gruppi sociali che se ne avvantaggiano sono in grado di

difenderle dagli attacchi degli altri, in una situazione di conflitto continuo.

Le classi sociali secondo Karl Marx: la base delle classi è nella sfera economica. In ogni società l’asse

portante delle classi si trova nei rapporti di produzione e nelle relazioni di proprietà.

Un piccolo numero di persone ha la proprietà dei mezzi di produzione, mentre la grande maggioranze ne è

esclusa.

Distinzione fra:

• Classe in sé: insieme di individui che si trovano nella stessa posizione rispetto alla proprietà dei

mezzi di produzione.

• Classe per sé: quando gli individui prendevano coscienza di avere degli interessi comuni e di

appartenere alla stessa classe.

Classi, ceti e gruppi di potere secondo Max Weber: le fonti delle disuguaglianze vanno ricercate in tre

diverse sfere:

• Gli

Economia individui si riunivano sulla base di interessi materiali comuni, formando classi

sociali.

Cultura Gli individui si riunivano seguendo comuni interessi ideali e dando origine a ceti.

Politica Gli individui si associavano in partiti o in gruppi di potere per il controllo dell’apparato di

dominio.

Distinzione tra:

• Classi possidenti privilegiate positivamente: costituite da redditieri che ricavano i loro redditi da

schiavi, terre, miniere, impianti di lavoro, navi.

• Classi possidenti privilegiate negativamente: formate da coloro che non dispongono di nulla.

• Classi medie: i membri hanno o piccole proprietà o un po’ di istruzione o qualche competenza

professionale.

• Classi acquisitive privilegiate positivamente: composte da imprenditori di vario tipo o da

professionisti con un alto livello di preparazione.

• Classi acquisitive privilegiate negativamente: vi entrano e lavoratori.

Relazione tra classi e ceti:

• Classi: hanno origine dalla divisione del lavoro, dall’articolazione in occupazioni. Hanno una

maggiore eterogeneità rispetto ai ceti e dunque più difficilmente si mobilitano per fini collettivi.

• Ceti: sono di origine etnica o religiosa. Seguono la strategia della “chiusura sociale” restringendo gli

accessi alle risorse e alle opportunità ad uno strato limitato di persone dotate di certi requisiti.

Lo squilibrio di status secondo i sociologi americani: in ogni società vi è una pluralità di gerarchie (di

reddito, di potere, di istruzione, di prestigio) e ciascun individuo occupa una posizione in ognuna di queste

gerarchie.

Distinzione tra:

• Equilibrio di status: quando una persona si trova in ranghi equivalenti nelle diverse gerarchie.

• Squilibrio di status: quando una persona non si trova allo stesso livello in tutte le gerarchie,

occupando una posizione alta in una di queste e bassa in un’altra. Perché si abbai squilibrio di status

è necessario che la differenza nelle posizioni occupate sia in contrasto con le aspettative della

società.

LE CLASSI NELLE SOCIETÀ MODERNE

La società moderna è caratterizzata dall’uguaglianza di diritto di tutti i suoi membri. Ma, pur essendo quali di

diritto, i cittadini non lo sono di fatto. Fra di loro esistono rilevanti differenze sociali non casuali e

relativamente durature.

Due sono gli schemi di classificazione che vengono oggi maggiormente usati nella letteratura sociologica

internazionale.

Primo schema di classificazione

Si basa sul tipo di reddito come criterio di classificazione.

Vi sono tre grandi categorie di reddito:

• La rendita: dei proprietari fondiari.

• Il profitto: dei capitalisti (industriali, agrari, commerciali).

• Il salario: degli operai.

Altre categorie di reddito:

• Redditi misti: da lavoro e capitale, propri dei lavoratori autonomi.

• Gli stipendi: degli impiegati.

• I redditi: di coloro che hanno occupazioni precarie e saltuarie ( redditi bassi,incerti e variabili).

Distribuzione in cinque grandi classi sociali:

1. Borghesia: formata dai grandi proprietari dei fondi rustici e urbani (rendite), dagli imprenditori e

dagli alti dirigenti di società per azioni (profitti e redditi misti), da professionisti (redditi misti).

2. Piccola borghesia relativamente autonoma: composta dai lavoratori autonomi come coltivatori

diretti, artigiani e commercianti.

3. Classe media impiegatizia: costituita dagli impiegati pubblici e da quelli privati.

4. Classe operaia: formata dai braccianti e dai salariati fissi in agricoltura, dagli operai dell’industria e

dell’edilizia e da quelli del terziario (salari).

5. Sottoproletariato: è composto da coloro che restano per lunghi periodi di tempo fuori dalla sfera

della produzione, perché sono disoccupati.

Secondo schema di classificazione

Si basa sulla situazione di lavoro e sulla situazione di mercato come criteri di classificazione.

Situazione di lavoro: si fa riferimento alla posizione nella gerarchia organizzativa assunta dagli individui in

quanto occupanti una data posizione occupazionale.

Situazione di mercato: indica il complesso di vantaggi e svantaggi di cui godono i titolari dei vari ruoli

lavorativi.

Gli occupati possono essere distinti in tre grandi categorie:

• Gli imprenditori: sono coloro che acquistano il lavoro altrui ed esercitano autorità e controllo su di

esso.

• I lavoratori autonomi senza dipendenti: non usano il lavoro altrui né vendono il proprio.

• I lavoratori dipendenti: vendono il loro lavoro.

Schema a sette classi:

1. Classe I: è formata da grandi imprenditori, professionisti e dirigenti di livello superiore, da persone

che svolgono un’occupazione ad alto reddito, sicura, che presenta forti possibilità di carriera e che

comporta l’esercizio di autorità.

2. Classe II: è formata da professionisti e dirigenti di livello inferiore.

3. Classe III: è costituita dagli impiegati di livello superiore ed inferiore e dagli addetti alle vendite.

4. Classe IV: comprende la piccola borghesia urbana (artigiani e commercianti) e quella agricola.

Coloro che fanno parte di questa classe godono di una notevole autonomia nel lavoro.

5. Classe V: è costituita dai tecnici di livello più basso e dai supervisori dei lavoratori manuali. Coloro

che occupano queste posizioni godono di un livello di reddito abbastanza buono e di una discreta

sicurezza di impiego. Modeste sono invece le possibilità di carriera.

6. Classe VI: è formata da operai specializzati di tutti i settori di attività economica.

7. Classe VII: è costituita da operai non qualificati di tutti i settori.

PROLETARIZZAZIONE, DEPROLETARIZZAZIONE E SVILUPPO DELLA CLASSE MEDIA

IMPIEGATIZIA

Il declino delle classi agricole, l’espansione e la contrazione della classe operaia di fabbrica sono iniziati

prima in Inghilterra e in altri paesi dell’Europa Settentrionale. In Italia la classe operaia dell’industria è

maggiormente aumentata tra il 1951 e il 1961.

Processi di proletarizzazione: passaggio di una o più persone dalla piccola borghesia al proletariato, cioè

dalla condizione di lavoratore autonomo (proprietario dei mezzi di produzione) a quella di lavoratore

salariato.

Processi di de-proletarizzazione: passaggio dalla condizione di bracciante o di operaio di fabbrica, privo

dei mezzi di produzione, a quella di lavoratore autonomo.

I processi di proletarizzazione (e, meno spesso, quelli di de-proletarizzazione) hanno avuto luogo nel XIX e

nel XX secolo sia nei paesi occidentali sia in quelli in via di sviluppo.

La borghesia e il proletariato nei servizi

Da molti anni ormai, nei paesi occidentali, la grande maggioranze della popolazione attiva è occupata nel

settore dei servizi.

Tendenza alla divaricazione sociale In alto, continua espansione di dirigenti e professionisti In basso,

continua espansione di una classe di persone che svolgono lavori a bassissima qualificazione.

L’aumento del numero di posti di lavoro a bassa qualificazione è più forte nei servizi al consumatore.

La sottoclasse

Definiamo sottoclasse una classe costituita da tutte le persone che si trovano in uno stato permanente di

povertà e che, non essendo in grado di procurarsi da vivere con u’attività economica legale, dipendono

dall’assistenza pubblica.

Due concezioni prevalenti:

• Concezione culturalista: la sottoclasse è costituita da tre gruppi (ragazze madri, persone espulse

dalla forza lavoro, delinquenti). Ben lungi dall’aiutare la popolazione povera a darsi da fare per

uscire dal suo stato, le riforme sociali hanno favorito il formarsi, nella sottoclasse, di atteggiamenti

di rassegnazione, demoralizzazione e cinismo.

• Concezione strutturalista: la sottoclasse è frutto di una debolezza di fondo dell’economia. Il

problema della povertà è quello della mancanza di posti di lavoro che diano un reddito sufficiente

per vivere.

L’IMPORTANZA DELLE CLASSI SOCIALI

La distribuzione dei redditi

Distinzione tra:

• Reddito: quello che gli individui e le famiglie ricavano dalle più varie fonti (salari, profitti, redditi).

• Patrimonio: è costituito da tutti i beni mobili ed immobili posseduti dagli individui o dalle famiglie.

Nei paesi occidentali vi è ancora una forte disuguaglianza nella distribuzione delle risorse economiche.

Dal confronto fra 12 paesi altamente sviluppati, è emerso che quello che ha la distribuzione del reddito più

egualitaria è il Giappone, seguito dalla Svezia, l’Olanda e la Norvegia.

Ad occupare l’ultimo posto in questa classifica (e dunque ad avere una distribuzione del reddito più

squilibrata) sono gli Stati Uniti, preceduti dalla Gran Bretagna, dalla Francia e dall’Italia.

La durata della vita

Prima (verso gli anni 20) il tasso di mortalità era tanto più alto quanto più bassa era la classe sociale. Questa

relazione persiste, ma si è molto indebolita per i motivi seguenti:

• Straordinario miglioramento nelle condizioni abitative e dell’alimentazione di tutti gli strati della

popolazione nei paesi occidentali.

• Le malattie infettive non uccidono più come un tempo.

• Con l’estendersi del welfare state, l’assistenza sanitaria è stata generalizzata a tutti.

I motivi per cui la relazione sopra citata persiste sono fondamentalmente due:

• Condizioni di lavoro e di vita: se le persone delle classi più basse muoiono prima è perché passano

il tempo in ambienti più nocivi, inquinati e in cui è più facile che avvengano incidenti.

• Stile di vita: quanto più bassa è la classe sociale di appartenenza, tanto è più probabile che una

persona abbia abitudini dannose per la sua salute (fumo, alcol, mangiare troppo).

LA MOBILITÀ SOCIALE

Mobilità sociale: ogni passaggio di un individuo da uno strato, un ceto, una classe sociale ad un altro.

Distinzione tra:

• Mobilità sociale orizzontale: si intende il passaggio di un individuo da una posizione sociale ad

un’altra dello stesso livello.

• Mobilità sociale verticale: si intende lo spostamento ad una posizione più alta (mobilità ascendente)

o più bassa (modalità discendente) nel sistema di stratificazione sociale.

Distinzione tra:

• Mobilità verticale di lungo raggio: avvenuta fra strati o classi molto lontani.

• Mobilità verticale di breve raggio: avvenuta fra strati o classi contigue tra loro.

Distinzione tra:

• Mobilità sociale intergenerazionale: i passaggi fra una classe sociale e l’altra vengono esaminati

mettendo a confronto la posizione della famiglia di origine di un individuo con quella che egli ha

raggiunto in un determinato momento della sua vita.

• Mobilità sociale intragenerazionale (o di carriera): il confronto viene fatto fra le posizioni che una

persona ha occupato nel corso della sua esistenza.

Distinzione tra:

• Mobilità assoluta: è data dal numero complessivo di persone che si spostano da una classe all’altra.

• Mobilità relativa: si intende il grado di eguaglianza delle possibilità di mobilità dei membri delle

varie classi.

Distinzione tra:

• Mobilità individuale: si intendono i movimenti verso l’alto o verso il basso di una persona.

• Mobilità sociale collettiva: si intendono i movimento verso l’alto o verso il basso di un intero

gruppo rispetto a tutti gli altri gruppi sociali.

C a p i t o l o 8 : D i f f e r e n z e d i g e n e r e e

d i e t à

IL SESSO E I CROMOSOMI

Ogni individuo possiede 23 paia di cromosomi. In 22 paia i cromosomi sono identici. Nel 23esimo paio i

cromosomi possono essere sia uguali (XX) che diversi (XY).

• XX L’embrione diventerà una femmina.

• XY L’embrione diventerà un maschio.

Poiché l’ovulo contribuisce sempre con un cromosoma X e lo spermatozoo con uno di tipo X o Y, è

l’apporto del padre a determinare il sesso del nascituro.

Il processo di differenziazione sessuale inizia solo alla sesta settimana dopo il concepimento: le gonadi, fino

ad allora indifferenziate, si trasformano in testicoli o ovaie a seconda del cromosoma trasmesso.

Testicoli e ovaie vengono definiti caratteri sessuali primari.

Composizione dei genitali:

Maschili Prostata, vescicola seminale, cordone spermatico (interni), pene e scroto (esterni).

Femminili Utero, trombe di Falloppio, vagina superiore (interni), clitoride e piccole labbra

(esterni).

Molti anni dopo la nascita, gli stessi ormoni sessuali che hanno generato i caratteri sessuali primari entrano

in gioco per determinare lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari:

• Seno,

Nelle donne estensione dei tessuti adiposi, estensione della superficie pilifera.

Negli uomini Muscoli, cambiamento di voce, sviluppo dei peli sul corpo e sul volto.

ESSENZIALISMO E COSTRUZIONISMO SOCIALE

Teorie formulate per spiegare le differenze tra uomini e donne:

• Essenzialismo: mette l’accento sul dualismo assoluto dei due sessi. Le differenze fra mascolinità e

femminilità sono naturali, universali, immodificabili. Uomini e donne si nasce.

• Costruzionismo: mette l’accento sulla somiglianza dei generi. Le differenze fra mascolinità e

femminilità sono una costruzione sociale. Uomini e donne si diventa.

Gli ormoni

La proporzione degli ormoni varia a seconda del sesso e della fase della vita degli individui. Tuttavia i

testicoli secernono più androgeni mentre le ovaie secernono più estrogeni.

Nella fase della pubertà le differenze nei livelli ormonali fra i due sessi si accentuano. Le femmine

cominciano a secernere più estrogeni e i maschi più androgeni. In questa fase coloro che hanno nel sangue

una maggior quantità di testosterone sono più aggressivi.

Che il comportamento degli uomini e delle donne risenta anche del livello di ormoni sessuali è indubbio, ma

la relazione fra queste due variabili è probabilmente debole e non serve a spiegare la mascolinità e la

femminilità.

Il cervello

Le dimensioni del cervello variano a seconda del peso del corpo.

Nel cervello vi sono due diversi emisferi, uno destro e l’altro sinistro, connessi da una fascia di fibre nervose

detta corpo calloso.

• Emisfero sinistro: controlla la parte destra del corpo. È più importante per il linguaggio e per le

attività motorie.

• Emisfero destro: controlla la parte sinistra del corpo. È responsabile di alcune funzioni spaziali.

Secondo alcuni studiosi, nella donna prevale l’emisfero sinistro e negli uomini l’emisfero destro. Tuttavia

nessuno è ancora riuscito a dimostrare questa affermazione.

Gli ovuli e gli spermatozoi

Secondo i sociobiologi, ogni organismo è portato a massimizzare il proprio potenziale riproduttivo, a

trasmettere i propri geni ai discendenti e a far sì che questi sopravvivano.

A causa delle loro differenze biologiche, le donne e gli uomini hanno strategie riproduttive distinte.

• L’uovo umano è 85mila volte più grande dello spermatozoo.

• Nel corso della sua vita una donna può produrre al massimo 400 uova (e solo una ventina possono

essere trasformate in neonati sani). L’uomo invece in una sola eiaculazione libera circa 100 milioni

di spermatozoi.

• Quando una donna è incinta per avere un altro figlio ha bisogno di almeno 18 mesi di tempo.

L’uomo nello stesso periodo può fecondare centinaia di partner femminili.

Investimento parentale: ogni investimento di un genitore in un discendente tale da accrescere le probabilità

di sopravvivenza di quest’ultimo a spese della possibilità da parte del genitore di investire in un altro

discendente.

Tutti i comportamenti di uomini e donne sono finalizzati alla massimizzazione dell’investimento parentale.

L’essenzialismo femminista

Essenzialismo femminista: il genere è una qualità che esiste indipendentemente dalla definizione culturale o

sociale e alle donne sono attribuite proprietà superiori rispetto agli uomini.

Uomini e donne hanno tratti completamente diversi:

Uomini Tendono alla separazione, all’isolamento, al dominio, alla gerarchizzazione.

Donne Tendono all’associazione, all’unione, alla cooperazione, alla cura e all’assistenza degli

altri.

Secondo alcune studiose essenzialiste, queste differenze dipendono da fattori biologici, secondo altre queste

differenze sono ricondotte all’esperienza della maternità.

Il pensiero di Nancy Chodorow: il primo rapporto significativo delle bambine avviene con una persona

dello stesso sesso (la madre) mentre quello dei bambini avviene con una persona dell’altro sesso.

Per acquisire un senso di sé separato, un’identità di genere, le femmine e i maschi passano attraverso percorsi

diversi:

Femmine Non devono rifiutare la loro iniziale interazione con la madre ed è dall’interazione

quotidiana con lei che imparano ad essere donne.

Maschi devono distaccarsi nettamente dalla madre ed identificarsi con il padre. Poiché il padre è

assente, la loro identificazione avviene con una figura astratta: è per questo che i maschi tendono ad

essere più emotivamente distaccati dagli altri.

GENERE E CULTURA. LA DIVISIONE SESSUALE DEL LAVORO

Distinzione tra:

• Sesso: si intendono gli attributi dell’uomo e della donna riconducibili alle caratteristiche biologiche.

• Genere: le qualità dell’uomo distintive (mascolinità e femminilità) definite culturalmente.

È stato dimostrato che la divisione sessuale del lavoro è un universale culturale, cioè che esiste in tutte le

società. Ma è stato riconosciuto anche che certi compiti che in alcune società sono considerati propri degli

uomini, in altre vengono invece ritenuti come appropriati per le donne.

Per spiegare la divisione sessuale del lavoro sono state formulate tre ipotesi fondamentali:

1. La maggiore forza fisica dell’uomo è considerata cruciale.

2. Le donne svolgono quei compiti che permettono loro di curare e allattare i figli, che non le

costringono a fare lunghi viaggi lontano da casa e che non sono pericolosi per i bambini.

3. Gli uomini svolgono di solito i compiti più pericolosi perché, dal punto di vista della riproduzione,

possono essere più facilmente sacrificati delle donne.

Queste ipotesi, pur non essendo prive di lavoro, non rispecchiano esattamente ciò che poi accade in alcune

parti del mondo.

Lo status delle donne

Fino a che punto lo status delle donne varia nello spazio e nel tempo? Vi sono stati paesi in cui le donne

hanno avuto una notevole influenza mentre paesi in cui le donne sono state completamente subordinate.

Non è mai esistita una società nella quale il potere politico fosse nelle mani delle donne.

Le variazioni nello spazio e nel tempo dello status delle donne sono state ricondotte principalmente a tre

fattori:

• Sistema di parentela matrilaterale: l’importanza sociale delle donne è maggiore nelle società con

un sistema di parentela matrilaterale e in cui si segue la regola di residenza matrilocale.

Sulla donna esercitano autorità sia il marito che il fratello: quando questi entrano in disaccordo

tendono a neutralizzarsi vicendevolmente dando senza volerlo più autonomia alla donna.

• Guerra: quanto più spesso una società è in guerra, tanto più è probabile che le relazioni fra uomini e

donne siano androcentriche.

Le guerre contro nemici lontani costringono gli uomini a lasciare il villaggio per lunghi periodi

facendo crescere l’autonomia e il potere delle donne.

• Contributo e controllo delle risorse economiche: se l’importanza sociale e politica della

popolazione femminile è cresciuta è anche perché è notevolmente aumentato il numero delle donne

che sono entrate nel mercato del lavoro retribuito.

MUTAMENTI NELLE SOCIETÀ CONTEMPORANEE

Il lavoro

In molte parti del mondo vi è stata una significativa diminuzione delle differenze di genere nella

partecipazione al mercato del lavoro.

Vi sono stati rilevanti mutamenti nell’uso del tempo:

• È diminuito il tempo che gli uomini dedicano al lavoro retribuito.

• È diminuito il tempo che le donne ogni giorno investono nell’attività domestica.

• È aumentato l numero delle donne che svolgono un lavoro retribuito.

Segregazione occupazionale per sesso: indica la concentrazione di uomini e donne in lavori diversi. In tutti

i paesi vi è segregazione occupazionale per sesso.

Indice di dissimilarità: è utilizzato per misurare la segregazione occupazionale per sesso. Tale indice è 100

quando in ciascuna occupazione vi sono solo uomini o solo donne, mentre è 0 quando il rapporto fra gli

appartenenti ai due sessi è perfettamente equilibrato.

Il grado di segregazione occupazionale per sesso, nel mondo, è ancora elevato.

La politica

Dopo esserne state a lungo prive, le donne hanno ottenuto il diritto di voto in quasi tutti gli stati del mondo.

Il primo paese in cui questo è avvenuto è la Nuova Zelanda (1893). In Italia ciò è avvenuto nel 1945.

Le differenze di genere sono diminuite anche nelle altre forme di partecipazione politica: l’interesse per

quanto avviene nella sfera pubblica, l’iscrizione ad un partito, le azioni svolte a sostegno di un gruppo, di un

candidato o di un programma.

Nonostante questo le donne sono ancora fortemente sottorappresentate ai vertici delle organizzazioni e delle

istituzioni politiche. Nei 159 stati appartenenti alle Nazioni Unite, le donne sono solo il 3,5% dei ministri.

DIFFERENZE DI ETÀ

In ogni società, sia gli individui sia i ruoli che essi svolgono sono stratificati non solo per classe e genere, ma

anche per età.

A differenza del genere, quello dell’età è uno status di transizione, perché finchè siamo in vita passiamo da

un’età all’altra.

In ogni società vi sono vari strati di età, cioè aggregati di individui di età simili. Tali strati differiscono per

ampiezza, composizione, status e ruoli: i doveri, i diritti e le ricompense vengono infatti distribuiti in maniera

diversa a seconda dell’età.

I comportamenti ritenuti adeguati alle diverse età possono essere definiti sia da norme formali e giuridiche

(la legge stabilisce a che età si può andare a scuola, a che età ci si può sposare etc.) sia da norme informali

(in Italia, coloro che terminate le superiori non si iscrivono all’università né cercano lavoro non sono visti di

buon occhio).

La Costituzione italiana stabilisce che la capacità di partecipare alle elezioni venga acquistata:

a) Come elettore: a 18 anni per la Camera dei Deputati e a 25 anni per il Senato della Repubblica.

b) Come candidato: a 25 anni per la Camera dei Deputati e a 40 anni per il Senato della Repubblica.

c) Solo coloro che hanno compiuto 50 anni possono essere eletti Presidente della Repubblica.

Per capire come si formino gli strati di età è bene tenere presente che in ogni società hanno luogo due diversi

processi:

• Invecchiamento e successione delle coorti: una coorte è formata da persone nate nello stesso

periodo, che a poco a poco invecchiano, passando attraverso vari ruoli (bambino, figlio, studente,

impiegato, marito, pensionato). Man mano che alcune persone muoiono, altre ne nascono e si

formano nuove coorti.

• Mutamento delle strutture e dei ruoli connessi all’età: la società si trasforma per vari motivi e con

essa cambiano anche le aspettative normative riferite all’età e le ricompense e le sanzioni ad esse

collegate.

COORTI E GENERAZIONI

La coorte

Una coorte è un insieme di persone che vivono uno stesso evento nello stesso momento.

L’ampiezza di una coorte è massima nel momento in cui essa si forma. Con il passare del tempo la morte e

l’emigrazione provocano un assottigliamento della coorte ed un mutamento della sua composizione interna.

Coorte di nascita: formata da tutti coloro che sono nati entro un medesimo arco temporale e che di

conseguenza invecchiano insieme.

La generazione

Generazione: insieme di persone che oltre ad essere nate entro lo stesso arco di tempo, hanno in comune i

valori, gli atteggiamenti e le opinioni riguardanti la società e la politica.

Perché vi sia una generazione è necessario che si crei un nesso generazionale fra coloro che sono esposti

allo stesso contesto storico-sociale: questo si forma quando vi è improvvisamente una forte discontinuità

storica e, per un certo periodo di tempo, la trasmissione del patrimonio culturale tradizionale dai genitori ai

figli non è più possibile.

LE FASI DEL CORSO DELLA VITA

Oggi i sociologi considerano il corso della vita non come biologicamente determinato ma come una

costruzione sociale: le fasi in cui si articola variano nello spazio e nel tempo e, persino fatti biologici come la

nascita, la pubertà e la morte, hanno assunto ed assumono un significato e un valore diverso nelle diverse

epoche e società.

I riti di passaggio

Rito di passaggio: concetto introdotto per indicare quelle cerimonie che accompagnano ogni modificazione

di posto, di stato, di posizione sociale e di età (riti celebrati per occasioni quali nascita, pubertà, matrimonio,

morte) la cui funzione principale è di segnalare e di riconoscere il formarsi di nuove relazioni sociali.

I riti di passaggio passano attraverso tre diverse fasi:

1. Fase di separazione: una persona abbandona la posizione e le forme di comportamento precedenti.

2. Fase di margine: il soggetto non è né da una parte né dall’altra: si trova in uno spazio intermedio fra

lo stato di partenza e quello di arrivo.

3. Fase di aggregazione: una persona viene reintrodotta nella società: è di nuovo in uno stato

relativamente stabile ed ha diritti e doveri precisi.

Vari riti di passaggio esistenti (esempi) in tempi antichi:

• La nascita: taglio del cordone ombelicale, il primo bagno, la reclusione in casa dopo la nascita.

• Il passaggio dall’infanzia alla gioventù: nelle società primitive i giovani maschi vengono separati

dalla famiglia e isolati nella foresta per imparare a diventare uomini.

• Il passaggio alla maturità: circoncisione (nelle società primitive) e taglio dei capelli (nell’antica

Grecia).

• Fidanzamento: consegna dell’anello alla fidanzata da parte del fidanzato, incontro tra i parenti dei

fidanzati.

• Matrimonio: incontro tra la nuora e la suocera, resistenza della sposa a lasciare la casa paterna.

Alcuni riti moderni:

• Viaggio di nozze e luna di miele.

• Partecipazione ad un concerto.

• Acquisizione dello status di guidatore (patente + acquisto auto).

La gioventù

Pubertà: passaggio dalla condizione fisiologica di bambino a quella fisiologica di adulto: sviluppo degli

organi sessuali, dei caratteri sessuali secondari, accrescimento scheletrico e muscolare.

Gioventù: passaggio dallo status sociale di bambino a quello di adulto.

Oggi si pensa che una persona diventa adulta quando ha varcato alcune soglie: indipendenza economica,

matrimonio, genitorialità.

Nell’ultimo secolo, in tutti i paesi occidentali, sono avvenuti profondi mutamenti:

• L’età a cui si finiscono gli studi e si entra nel mercato del lavoro si è innalzata.

• L’età a cui si esce di casa e ci si sposa si è prima abbassata e poi innalzata.

Oggi, nell’Europa occidentale, vi sono due diversi modelli di formazione delle nuove famiglie:

• Il primo è caratterizzato dalla presenza di tappe intermedie nel passaggio dalla famiglia di origine a

quella nuova. I figli escono di casa presto, per motivi di studio o di lavoro, e vanno a vivere da soli

oppure formano un unione di fatto convivendo con un partner e hanno spesso un figlio prima di

sposarsi (Finlandia, Svezia, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Belgio, Francia, Germania, Austria e

Svizzera).

• Nel secondo modello, le tappe intermedie hanno scarso rilievo o mancano del tutto. I figli lasciano i

genitori tardi per sposarsi e metter su casa per proprio conto ed hanno un figlio dopo il matrimonio

Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda).

(Italia,

La terza età e il pensionamento

Terza età: fase della vita che inizia con la pensione ed è caratterizzata da un grande aumento del tempo

libero e delle possibilità di realizzazione personale.

Quarta età: fase della dipendenza fisica dagli altri.

Oggi, nei paesi occidentali:

• Il peso numerico degli anziani sul totale della popolazione è molto aumentato.

• È migliorata la situazione economica degli anziani grazie alle pensioni di vecchiaia.

Pensionamento: passaggio da una fase ad un’altra della vita, la fine del periodo di lavoro e l’inizio di quello

del tempo libero, delle attività non economiche.

Un tempo il ritiro da lavoro aveva un significato del tutto diverso. Non esistendo le pensioni, chi smetteva di

svolgere un’attività spesso non godeva più di nessuna entrata e si trovava a dover dipendere economicamente

da figli e parenti.

Per paura di trovarsi alla mercé degli altri, essi cercavano di rimanere economicamente attivi quanto più a

lungo possibile.

Il primo programma di pensionamento di massa fu lanciato nel 1889 da Bismarck in Germania e da qui si

diffuse ad altri paesi europei.

In Italia, nel 1898, fu istituita la Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai. Si

trattava di una forma di assistenza pensata solo per i vecchi operai che non potevano contare sui figli per

essere mantenuti. Successivamente il sistema pensionistico si sviluppò e cambiò natura.

C a p i t o l o 9 : R a z z e , e t n i e e n a z i o n i

IL CONCETTO DI RAZZA

Razza: insieme di esseri umani che condividono alcune caratteristiche somatiche. A seconda del numero di

caratteristiche considerate varia il numero delle razze identificate.

I tratti che vengono presi in considerazione per la classificazione delle razze sono caratteristiche ereditate,

cioè non acquisite dall’individuo nel corso della sua esistenza e che non è possibile modificare.

IL RAZZISMO: DOTTRINE, ATTEGGIAMENTI E COMPORTAMENTI

Dottrine razziste: credono che i tratti mentali e morali siano, come le caratteristiche fisiche, ereditarie ed

immodificabili. Le disuguaglianze vengono naturalizzate.


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DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Bonino Roberto.

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