Introduzione
Fino al 1945 il conflitto e la violenza sono stati elementi costanti della vita internazionale. La guerra è stata anche un elemento di ampio dibattito, fin dagli antichi, in età moderna e contemporanea ne hanno parlato da Hegel a Sorel, passando per gli intellettuali nazionalisti fino ai giorni nostri. La guerra, che è una forma di violenza organizzata, si pensa che sia stata e sia un motore essenziale della storia. D’altra parte, l’esaltazione della violenza e della guerra non appartiene solo al campo del nazionalismo o delle destre, ma anche alla tradizione del pensiero socialista (conflitto, lotta di classe, scontro sociale che si collega alla teoria di Marx).
Si possono identificare tre sotto tipologie di conflitti:
- Conflitti internazionali: scontro tra stati e nazioni, ed è la forma più nota e ovvia di violenza, come ad esempio le guerre mondiali, la guerra fredda, conflitti interetnici. Tutti questi conflitti hanno in comune il fatto di essere guerre di massa, in cui l’esperienza della violenza organizzata non è tra poche figure, ma tra milioni di uomini. Il ‘900 è stato anche chiamato secolo delle guerre di massa. Alcuni storici hanno conteggiato circa 150 milioni di morti solamente nel secolo scorso.
- Conflitti politici: si tratta di una gamma di eventi ed episodi molto difficili. Sono forme di conflitto all’interno dei confini nazionali. Ad esempio, le guerre civili (spagnola dal 36 al 38 e italiana dal 43 al 45), terroristi di destra o sinistra e tentativi di colpi di Stato.
- Conflitti sociali e criminalità comune: si è anche qui di fronte ad un ampio ventaglio di eventi che comprende la criminalità comune o organizzata (la mafia), la violenza diffusa (tifoseria calcistica). Ci sono anche altri aspetti, come ad esempio la semplice cronaca nera che pur non avendo i caratteri di fenomeni di massa, è una rappresentazione pervasiva della violenza che colpisce l’immaginario popolare.
Queste 3 sotto tipologie molto spesso si sovrappongono. Durante la Seconda guerra mondiale, lo scontro tra le potenze dell’asse e gli alleati convive con altre forme di violenza e scontro. Ad esempio, il fenomeno della borsa nera, stigmatizzato dalle forze dell’ordine, è un fenomeno criminale che dilagava nei paesi come l’Italia coinvolti durante la Seconda guerra mondiale.
I conflitti internazionali
Già dall’antichità si riscontrano segni di conflitto, attraverso le prime incisioni rupestri preistoriche, ad esempio i ritrovamenti in Val Camonica.
La guerra come presenza storica
- Il paradigma della lotta/guerra come segno della virtù guerriera;
- Le rappresentazioni pittoriche del valore guerriero;
- Gli archetipi della cultura classica;
- I modelli della virilità.
Ad esempio, il modello tra Achei e Troiani nel V secolo A.C., è una lotta tra popoli, di una comunità che si percepisce superiore all'altra, combattendo con le armi (cultura classica). Alcuni simboli della cultura classica sono ad esempio la lotta tra i due eroi omerici Achille ed Ettore nel V secolo A.C. Anche nella cultura romana il tema dello scontro è ricorrente, molte rappresentazioni pittoriche, statue o bassorilievi. Lo scontro nella cultura classica greco-romana come il momento fondativo di una comunità. Il modello di Achille ed Ettore arriva fino ai giorni nostri, attraverso l'immagine di Achille che trascina il corpo di Ettore nel 1833. Il tema dello scontro fra due eroi ha permeato il tema della virilità guerriera fino ai giorni nostri.
La guerra nel medioevo è percepita tramite lo scontro con l'altro, dove l'altro per eccellenza è l'infedele. La costruzione di una comunità nazionale che si basa sul concetto di civiltà, che deve essere superiore alle altre. Spesso la guerra si sovrappone a rappresentazioni della morte, in questo caso della peste nera e della danza macabra con scheletri accanto a uomini vivi (Fine XV secolo). Questa sovrapposizione tra conflitti umani e conflitti naturali (le calamità naturali) è uno schema narrativo che può essere anche rovesciato, ovvero considerare il nemico (l'altro) come una vera e propria calamità che va abbattuta e sconfitta, così come si attua contro le malattie. Nell'età rinascimentale il modello della virtù guerriera è incarnato dai grandi condottieri come, ad esempio, Nicolò da Tolentino (affresco del 1456).
Il rapporto tra guerra moderna e nazione
La nazione è una comunità immaginata, che si è costruita nel tempo, rappresentando sé stessa attraverso alcune caratteristiche precise. Una comunità ha un territorio, una lingua comune e spesso un credo religioso comune o quasi. La nazione si basa sull’ idea di una comunità che nel tempo è riuscita ad affermarsi attraverso lo scontro con l'altro. Questo schema compositivo della nazione è comune a molte altre, cioè l'idea che nel corso del tempo si affermerà l'idea di una nazione francese, inglese, italiana, tedesca e attinge a quasi tutti gli stessi strumenti prima elencati.
Un punto importante è la pace di Westfalia nel 1648, che chiude la Guerra dei trent’anni, fondamentale perché da lì nasce la regolamentazione delle relazioni internazionali dell’uso della forza, ad esempio afferma l'esistenza delle comunità nazionali. Non esiste una data affinché si possa parlare di nazioni europee perché è un processo lento e complesso.
Lo Stato moderno nell’800
La Rivoluzione francese è l’evento che sta alla base della costruzione della nazione e dello Stato moderno, attraverso la costruzione di una struttura statuale, dotata di una sua organizzazione precisa, che raccoglie presso la popolazione le finanze per poter sostenere le spese pubbliche (le spese militari rappresentano le spese più consistenti). La Rivoluzione francese aggiunge qualcosa in più, vede il coinvolgimento dei cittadini nelle sorti della nazione. Con la Rivoluzione francese si attiva per la prima volta la coscrizione obbligatoria, cioè il servizio militare obbligatorio per tutti i cittadini maschi che avessero superato una certa età. Da qui in poi si vede un coinvolgimento dei cittadini anche da un punto di vista militare, dedicando 2-3 anni al servizio in armi.
La costruzione dello Stato moderno ha un punto di svolta nell’Europa post-napoleonica. L'Europa del congresso di Vienna nel 1848, con la caduta di Napoleone, ridefinisce la mappa europea e i confini dell’Europa. Le novità più rilevanti si notano nel centro dell’Europa, in quella zona in cui oggi chiamiamo Germania. Si attua la redistribuzione dei territori con l'importanza del Regno di Prussia, stato intorno al quale nascerà la Germania contemporanea. Dopo la caduta di Napoleone, ci sono degli effetti importanti anche nella penisola italiana, con la frammentazione del territorio, ed è uno degli aspetti che ha caratterizzato la storia dell’Europa per buona parte dell'Ottocento.
I conflitti ottocenteschi in Europa (anche fuori?)
L’800 è stato definito il secolo lungo e pacifico (relativamente), periodo che va dal 1815 al 1914. Storicamente parlando si conclude con la grande guerra. Nell’800 avviene la colonizzazione dell'Africa: in particolare si assiste allo scontro fra Francia e Inghilterra per il dominio del nord e il centro Africa. Avviene anche la Guerra Franco-prussiana (1870-71): è la guerra più nota nel corso dell’800, che introduce degli aspetti nuovi di modernità. Segna il ridimensionamento delle ambizioni di Napoleone III, nipote di Napoleone I, che auspicava il ritorno della Francia a grande potenza europea.
Adesso si contrappone la Prussia, che è uno stato della Confederazione germanica che sta macinando record dal punto di vista dell’industrializzazione, elemento che in Inghilterra e in Francia era già ben avviata. Con lo stupore di tutti nel giro di un anno, la Prussia arriva a sconfiggere facilmente la Francia. Avvengono anche le guerre d'indipendenza italiana. La dichiarazione di indipendenza di Romania e Bulgaria (1877-78): in un contesto particolare con la dissoluzione dell'impero ottomano e dall'altro le difficoltà dell’impero asburgico a conservare il pieno controllo dei suoi territori. La guerra anglo-boera (1880-1902): in realtà all'interno di questi 22 anni di conflitto non sono costanti, ma sono ad ondate. È una guerra molto particolare perché gli inglesi in questo caso combattono contro una comunità di origine europea, nell’ estremità sud dell'Africa.
Fuori dall’Europa? Il caso dell’America Latina, dove nel corso dell'Ottocento si ha l’affermarsi di diversi paesi indipendenti. Il caso più noto è la guerra civile americana. L'avvenimento più emblematico nell’affermarsi degli stati nazionali è la Germania, che arriva dopo la vittoria sulla Francia nel 1871, e contiene tutti gli elementi costitutivi dello Stato nazionale. Nella Germania ritroviamo il fatto che si percepisce come nazione che ha le sue radici in un suo lontano passato. Avviene anche la costruzione di una simbologia nazionale molto precisa, ad esempio la bandiera è un'idea nuova (quella più antica e quella inglese a metà '800), il tricolore tedesco si ispira a quello francese, ed esprime un’aspirazione all'unità dei tedeschi. Un'altra figura fondamentale è l'allegoria della patria, il modello è quello francese della Marianna, il caso tedesco è una figura femminile che oltre la bandiera, ha dipinto sul petto un simbolo di quello che sarà l'impero tedesco cioè l'aquila, la quale rappresenta lo stato imperiale. Un altro elemento è quello che si è costruito attraverso prove militari, che l'hanno vista vincitrice. La simbologia tedesca (come quella degli stati nazionali) si consolida con il tempo attraverso una serie di monumenti, raffigurazioni, stampe, che perpetuano quell’idea originaria di nazione forgiata dalle armi, dalla guerra.
L'unificazione italiana: guerra e identità
La domenica del Corriere è uno dei periodici più letti dagli italiani, come fonte di identità nazionale. Facendo un passo indietro, le guerre d'indipendenza rappresentano un tentativo di liberazione dallo straniero in Italia. I primi tentativi avvengono nel 1820-21 con i moti patriottici. Nel 1848 con la primavera dei popoli: inizia la prima guerra d'indipendenza, fu un'ondata di moti rivoluzionari contro i regimi assolutisti (libertà costituzionalmente garantite).
Nel 1859-61 avviene la seconda guerra d'indipendenza con la proclamazione dell'unità d'Italia il 17 marzo del 1861. Nel 1866 si aggiungerà all’Italia il Veneto e nel 1870 si aggiungerà anche Roma. Il ruolo dei capi come leader per l'indipendenza grazie alle forze trascinanti politiche e militari. Il sincretismo delle culture politiche con la convergenza di elementi ideologici già inconciliabili, attuata in vista di esigenze pratiche. Quindi si hanno tendenze e idee diverse. In Italia, il leader di equilibrio fu Cavour (liberale), il leader rivoluzionario fu Garibaldi, mentre l'ala di sinistra radicale ha il suo esponente in Mazzini, che rimarrà un repubblicano convinto.
Corpo e sangue della nazione: la cultura e l'arte italiana è piena di queste raffigurazioni. Vittorio Emanuele III diventa il padre per eccellenza della patria italiana, oltre ad essere un gran condottiero. Il Pantheon è il luogo dove i re D'Italia sono stati sepolti, mentre il Vittoriano rappresenta l'altare della patria, diverrà un monumento vuoto e si riempirà dopo la Prima guerra mondiale quando accoglierà le spoglie del milite ignoto. Il Conte di Cavour: natura di gentiluomo piemontese, atteggiamento della borghesia colta dell'epoca che non ama farsi vedere pubblicamente. Muore poco prima dell’unificazione italiana, e ha uno stretto rapporto con il re. Mazzini invece costituisce la figura meno visibile, che la monarchia non ha mai accettato, e muore in condizione di clandestinità nel 1872. Ha passato gran parte della sua vita in Inghilterra e rimarrà fedele allo stato repubblicano italiano come ideale statale. È stato sepolto a Genova.
La figura più interessante è rappresentata da Giuseppe Garibaldi, il quale riempie interamente la scena politica grazie al suo carisma e la sua fisicità particolare. È una figura significativa del paradigma sangue nazione, che combatte e si sacrifica per la nazione. Famosa fu la ferita ad una gamba durante la battaglia in Aspromonte. Garibaldi è una vera e propria icona, il suo corpo ha degli elementi ricorrenti: la camicia rossa, la sua barba eccetera. Trascorse gli ultimi anni sull'isola di Caprera.
Guerra e popolo
Dobbiamo distinguere tra immagini popolari attraverso la rappresentazione educativa e pop della nazione (cartoline, vignette, oggetti), e allegorie femminili come il corpo e la nazione. In genere, il corpo femminile allude alla madrepatria. Il modello virile del guerriero che si ribella contro il nemico per raggiungere l'unità nazionale. L'educazione patriottica, dove i bambini costituiscono la rappresentazione simbolica più efficace. Raffigurare i bambini durante la guerra rinforza sempre di più il binomio sangue nazione. L'immagine dell'altro attraverso la rappresentazione stereotipata del nemico.
La scomposizione-ricomposizione del corpo come sacrificio fisico per raggiungere l'obiettivo. Lo spettacolo del sangue per far vedere chiaramente che la guerra non è una metafora non fisica, ma è un mito fondativo dove la violenza va mostrata. Inoltre, anche attraverso oggetti di uso quotidiano, che hanno veicolato quell’idea di nazione, ad esempio, il ventaglio risorgimentale del diciannovesimo secolo, il ventaglio patriottico. La stampa fu il precursore dell’era moderna: Garibaldi in versione cristologica che contribuisce alla diffusione popolare della sua icona. Lo stivale di Garibaldi: indossato durante il suo ferimento in Aspromonte, è diventato un vero culto alla patria, diventa una vera e propria religione civile.
Album dei mille garibaldini: coloro che sbarcarono a Marsala, ritratto in abiti civili e alcuni con la giubba rossa. Sono importanti anche le cartoline postali, ad esempio la rappresentazione della guerra Italo-turca nel 1911-1912: doveva documentare lo scempio della guerra di Libia. Rappresentazione tramite vignette come il vignettista Giuseppe Salarini, pubblica nel 1911, tramite il quotidiano l’Avanti, L'Africa come un grosso teschio, nell’impresa di Libia (esercito italiano trasforma il continente africano in un grosso teschio durante questa impresa).
La grande guerra: la prima guerra moderna
La Prima guerra mondiale come evento periodizzante: in larga parte della letteratura storiografica, e non solo in quella, si è ormai consolidata l'idea che la grande guerra sia l'evento di inizio del cosiddetto secolo breve o addirittura della modernità. Per estensione geografica, caratteristiche dei combattimenti, impiego delle industrie, mobilitazione sociale culturale (propaganda) e conseguenze politiche del conflitto, gli anni tra il 1914 e il 1918 sono da considerarsi di svolta per l'Europa e per buona parte anche delle aree extra europee.
Estensione geografica
Dando uno sguardo alle mappe dell’Europa prima e dopo il 1918 ci consente di vedere le trasformazioni profonde degli assetti geopolitici del vecchio continente. Agli stati che, dopo l'attentato di Sarajevo nell’estate del 1914, entrarono in guerra (Austria-Ungheria, serba, Germania, Russia, Belgio, Francia, Regno Unito) si sarebbero aggiunti altri paesi come l'Italia che nel 1915 si unì al fronte alleato (Francia, Regno Unito e Russia) contro i suoi ex alleati e cioè Germania e Austria-Ungheria. Anche al di fuori dei confini del vecchio continente, direttamente o non, molti sono i territori coinvolti nel conflitto (ad esempio neozelandesi e australiani).
Il carattere industriale della guerra
Dopo la prima battaglia della Marna nel settembre del 1914 il conflitto diventa una guerra di posizione. La trincea diventerà il centro delle operazioni militari luogo simbolo del conflitto. Il fallimento del progetto tedesco di una guerra lampo trasformerà il conflitto in un'esperienza lunga e dispendiosa per numero di uomini, modalità e risorse economiche impiegate (guerra di logoramento). Il ruolo delle nuove armi (ad esempio gas asfissianti, il gas Moscarda, la nitrite): sul fronte occidentale, quello che vide opposte le truppe Franco britanniche a quelle tedesche, decisiva si rivelò la mitragliatrice, l'artiglieria pesante, in parte gli aeroplani e i primi carri armati.
Al termine del conflitto, tutti gli Stati belligeranti avranno accumulato un debito pubblico altissimo. Oltre alle banche e alla finanza pubblica, a vantare crediti saranno alcuni stati come gli Stati Uniti, ai cittadini che nel corso del conflitto avevano sottoscritto i prestiti di guerra. Ma il bilancio più pesante quello umano: tra morti, feriti e invalidi, le cifre sono davvero impressionanti, infatti si contano circa dieci milioni di soldati ed in più bisogna aggiungere i civili. Tra 1918 il 1920 ci fu anche la diffusione dell'influenza spagnola, che porta la morte di circa 40-50 milioni di persone.
La violenza e l'impatto sociale
Rispetto ai conflitti precedenti, i 5 anni della grande guerra registra in termini assoluti e relativi un numero di caduti che non ha precedenti. L'impatto della guerra sulla società civile di fatto, come vedremo, quasi tutti i cittadini dei paesi belligeranti soffriranno un lutto nella cerchia familiare o degli effetti.
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