ELEMENTI DI SOCIOLOGIA
CAPITOLO 1
Sapere sociologico comune: ognuno, per il fatto di nascere e vivere in una società, ha un sapere su come si svolgono i rapporti sociali
indispensabile per sopravvivere nella rete delle relazioni in termini di aspettative e comportamenti. Questo sapere ha dei limiti: è legato alla
nostra esperienza diretta circoscritta, al presente e all’esperienza altrui talvolta deformata.
Sociologia scienza sociale formula interrogativi sulla base di una riflessione teorica e cerca risposte sulla base di informazioni raccolte
sistematicamente, senza poter fornire certezze assolute, ma solo relative esposte a critiche e revisioni.
e nasce contemporaneamente alla nascita dello stato nazionale moderno (XIX° secolo)
Sociologia (Σ) è lo studio scientifico della società
affiancandosi ad una serie di scienze sociali quali l’economia, le scienze politiche, l’antropologia, la psicologia sociale, la filosofia.
La Σ si differenzia da tutte queste mediante :
- Soluzione gerarchica (Comte) in cui le viene assegnato il posto più elevato perché è il risultato finale dell’evoluzione delle
conoscenze umane, dalla fisica alle scienze sociali, producendo la sintesi più ampia.
- Soluzione residuale (Runciman) in cui le viene affidato lo studio di tutto ciò che non è o non è ancora oggetto di altre scienze
sociali specializzate.
- Soluzione analitica o formale (Simmel) in cui al centro è lo studio delle forme pure di relazione e non l’infinita varietà dei
fenomeni sociali; diventa la grammatica e la geometria della società.
Σ definizione tautologica: insieme delle ricerche di coloro che si riconoscono e sono riconosciuti da altri come sociologi, con confini
operativi sfumati e mutevoli nel tempo.
La Σ
Origini. nasce, come tutte le scienze sociali per l’avvento di tre rivoluzioni: scientifica (estensione allo studio dell’uomo, della società e
della cultura gli stessi principi del metodo scientifico applicato alla natura), industriale (analisi delle modificazioni indotte dallo sviluppo di
società basate su modelli di interrelazione fondati su elementi di tipo economico), francese (studio dei nuovi rapporti tra individui e gruppi
sociali dopo la caduta di un ordinamento politico assolutista).
Paradigmi scientifici di Kuhn: assunti di base di natura teorica e metodologica su cui una comunità di scienziati sviluppa un consenso
accettato dai suoi membri, con la possibilità che da una pluralità di paradigmi in competizione uno tenda a prevalere.
- Paradigma dell’ordine. L’ordine sociale, prima degli eventi rivoluzionari, appariva assicurato dalla credenza in un potere trascendente
religioso o naturale al di fuori della società. Ora invece era in meccanismi o processi interni all’organismo sociale, che fossero
semplicemente lo stato (Hobbes, patto di soggezione tra individui) o il mercato (Smith, mano invisibile che regola gli scambi) oppure veri
organismi in cui le parti siano interconnesse da una rete di relazioni di dipendenza. Spencer e Comte vedono nelle società un equilibrio
dinamico tra le sue parti in competizione tra loro in vista di un ottimale adattamento a un ambiente in trasformazione con meccanismi di
differenziazione e di divisione del lavoro. Questa (Simmel) fa in modo che compiti e funzioni siano svolti da organi specializzati all’interno
della società; ogni individuo diventa diversificato e necessita di interazioni con gli altri per garantirsi la sopravvivenza. Per Durkheim il
vincolo di solidarietà delle società moderne (dove prevale la divisione del lavoro) è interno, organico, fondato su interdipendenze tra
funzioni individuali e di gruppo. Per Tonnies invece organica è una società in cui i rapporti sono di intimità e condivisione di valori, mentre
la società moderna è una costruzione artificiale e convenzionale composta da individui isolati che perseguono ognuno il proprio interesse
rapportandosi solo per scopi utilitaristici.
- Paradigma del conflitto. Marx dice che i rapporti sociali fondamentali si instaurano nella sfera della produzione di beni e servizi
generando interessi antagonistici fra i componenti delle classi contrapposte. Weber estende il conflitto dalla lotta di classe, ovvero dalla
sfera economica, a vari aspetti sociali, quali la politica, il diritto, la religione, il prestigio: per lui il conflitto è la condizione fisiologica della
società, non solo non la disgrega, ma crea strutture istituzionali (gli ordinamenti sociali) che esprimono i rapporti di forza consolidati che
regolano i conflitti stessi. Il conflitto genera sia ordine che mutamento: l’ordine è l’assetto temporaneo, il mutamento è la genesi di nuove
istituzioni. La società è l’insieme dei conflitti e delle istituzioni che si intrecciano su piani e in sfere diverse.
- Paradigma della struttura. I comportamenti umani si spiegano riconducendoli alle coordinate sociali in cui si manifestano. Ognuno nasce
in un mondo sociale preformato di cui assume i valori e le regole seguendo un percorso largamente prevedibile. Durkheim teorizza che la
società venga prima degli individui e che i fatti sociali si spieghino solo con altri fatti sociali e non con la personalità degli individui. Esistono
sempre spiegazioni strutturali ai comportamenti degli individui. E’ la società che seleziona e forma gli individui a ricoprire ruoli e posizioni
sociali.
- Paradigma dell’azione. Weber sostiene che per spiegare i fenomeni sociali bisogna sempre ricondurli ad atteggiamenti e comportamenti
individuali di cui bisogna cogliere il significato per l’attore. Principi del paradigma dell’azione sono due: l’individualismo metodologico (i
fattori macroscopici vanno ricondotti ad azioni individuali, non si possono imputare azioni ad entità astratte o ad attori collettivi) e le
motivazioni dell’attore (ognuno ha un senso intenzionato, una capacità di compiere scelte e dare senso alle proprie azioni nell’ambito dei
vincoli contestuali). Il massimo grado di comprensione di un’azione si ha nel caso di azioni razionali, distinte per razionalità strumentale o
teleologica e razionalità di valore o assiologica (conforme a scelte valutative operate dall’attore come criterio assoluto di orientamento).
L’uomo non è un essere razionale, ma è capace di agire razionalmente, avvicinandosi o discostandosi dal modello dell’azione razionale in
base a proprie scelte valutative e motivazionali.
Compatibilità tra paradigmi di struttura e azione: il primo vede nella società l’elemento della costrizione e gli individui come esseri che
devono adattarsi alle circostanze imposte; il secondo concede spazio all’attore, che può scegliere diversi corsi di azione, pur vincolati. Le
strutture sociali sono aggregati di azioni consolidate nel tempo, modificabili da altre azioni. Esistono effetti non intenzionali, desiderabili o
no, che producono strutture istituzionali non volute intenzionalmente, ma che costituiscono un vincolo alle azioni degli individui. I due
paradigmi dunque sarebbero incompatibili solo se estremizzati (condizionamento deterministico dei comportamenti umani da parte della
struttura sociale o individuo attore svincolato dall’esterno).
Teoria: corpus di concetti generalizzati, logicamente interdipendenti, dotati di un riferimento empirico. Molte teorie sono così astratte da non
consentire traduzioni empiriche osservabili e misurabili, se non per singole proposizioni da essa ricavate. Una teoria è empiricamente
Il campo della Σ deve
rilevante se da essa si possono ricavare congetture passibili di confutazione. quindi orientarsi verso teorie di medio
raggio, il cui ambito di applicazione si limiti a fenomeni specifici entro coordinate spazio-temporali definite.
Le ricerche possono essere descrittive (su opinioni o atteggiamenti, con minima rilevanza teorica) o esplicative (verifica di un’ipotesi teorica
tra variabili dipendenti e indipendenti) spesso in relazione o successione. La teoria alimenta la ricerca, la quale retroagisce sulla teoria
ponendole nuovi interrogativi. La teoria senza ricerca empirica è vuota, la ricerca senza teoria è cieca. 1
CAPITOLO 2 LA FORMAZIONE DELLA SOCIETA’ MODERNA
La storia ha vissuto secoli in cui il mutamento sociale è stato insensibile (società statica) e altri in cui invece questo è stato vertiginoso
(società dinamica), in realtà è proprio la velocità di mutamento a variare rendendosi percepibile.
Capitalismo. Marx ha una concezione materialistica e dinamica della società, confronta i bisogni degli uomini e i rapporti tra di loro nella
sfera della produzione. I modi di produzione che si succedono nella storia sono quello schiavistico, quello feudale e quello capitalistico; in
quest’ultimo i detentori del capitale dominano le forze produttive salariate, cosa che durerà fino a quando il conflitto di classe porterà alla
transizione verso un modo successivo, ovvero il comunismo. Secondo Sombart il capitalismo è: un determinato sistema economico con le
seguenti caratteristiche: è un’organizzazione economica di scambio (economia monetaria) in cui collaborano, uniti dal mercato (del lavoro e
delle merci), due gruppi di popolazione, i proprietari e i lavoratori, dominata dal principio del profitto (finalizzato al reinvestimento) e dal
razionalismo economico (mediante tecnologie e procedure contabili).
Agricoltura. In epoca feudale è agita da famiglie contadine dedite al lavoro e da signori fondiari che ne godono la rendita; è estensiva, poco
produttiva e poco innovativa. In epoca moderna è invece caratterizza da capitalisti agrari motivati ad introdurre innovazioni e a migliorare
la produttività e da salariati nullatenenti estromessi dal possesso della terra.
Commercio. Nasce in epoca feudale stante la sempre maggiore circolazione dei beni e la maggiore richiesta di manufatti e prepara il
capitalismo industriale creandone le condizioni in maniera importante, come in Inghilterra tramite il lavoro domestico, o in modo meno
visibile, come in Italia. Mercanti e banchieri, accumulando ingenti fortune, si trasformano lentamente in imprenditori ed industriali.
Artigianato. Le corporazioni organizzavano il lavoro artigiano in modo da soddisfare i bisogni di un mercato stabile; quando la domanda di
beni si fa più vivace alcuni artigiani ne superano i limiti espandendo la propria attività grazie all’aiuto delle tecnologie e al ricorso a lavoro
salariato inaugurando un vero spirito capitalistico.
Imprenditoria. Gli imprenditori sono uomini nuovi provenienti da strati sociali diversi che vogliono fare cose nuove in modi nuovi per
espandere il proprio giro d’affari e la propria impresa, mossi dalla molla dell’accumulazione di profitto (poco consona ai ceti aristocratici ed
ecclesiastici tradizionali). Il vero capitalismo (non quello speculativo dei banchieri e dei mercanti) è dell’imprenditore razionale orientato al
guadagno d’impresa, continuativo e rinnovato per essere reinvestito. Weber dice che alla base dello spirito capitalistico sta una sorta di
ascesi mondana di origine calvinista (dogma della predestinazione) per cui l’uomo con le sue azioni non può modificare le decisioni di un
Dio onnipotente e deve quindi impegnarsi in attività produttive assidue lontane da ozi e lussi per arrivare alla salvezza eterna. Sono le virtù
borghesi di operosità e risparmio nobilitate dal lavoro a formare una nuova classe dominante.
NASCITA DELLO STATO MODERNO. Lo stato feudale aveva una dimensione localistica con relativa debolezza dei poteri centrali e
endemica situazione di guerra sfociante in una militarizzazione delle attività e delle spese. Gradatamente si è instaurato un potere sovrano
più forte con la legittimazione dell’uso esclusivo della violenza e la nascita di uno stato moderno come regno (con l’eccezione delle città-
stato di impronta mercantile). Il processo di pacificazione/unificazione di vaste aree vede la creazione di grandi eserciti, di apparati
burocratici e di meccanismi capillari di monopolio fiscale. Lo stato avoca a sé il diritto di battere moneta, di amministrare la giustizia
fondando il nucleo centrale del concetto di sovranità in cui il potere da assoluto diventa legittimo (stato di diritto) in cui chi obbedisce lo fa
perché convinto che chi comanda abbia il titolo per farlo.
Lo stato di diritto è un’organizzazione politica in cui tutti gli organi dello stato ed ogni loro atto sono vincolati al rispetto della legge; la
sovranità popolare si esprime attraverso un parlamento su base elettiva in cui vige il principio della separazione dei poteri.
Le trasformazioni di carattere economico e politico alle origini della società moderna sono causa e conseguenza di altre trasformazioni
culturali, le più importanti sono l’individualismo e il razionalismo.
Individualismo è il valore dominante della libertà di autorealizzazione dell’individuo garantito soltanto dall’avvento della società moderna,
anche se presente in nuce nell’antichità del pensiero occidentale. L’uomo viene apprezzato per le caratteristiche che lo distinguono dagli altri
rendendolo un esemplare unico dotato di uno status acquisito (diverso dallo status ascritto presente alla nascita) in base ai suoi meriti e alle
sue capacità. Costui è padrone della sua esistenza, è libero di scegliere il proprio destino, è responsabile delle sue scelte di fronte agli altri e
alla sua coscienza; in campo religioso può vivere un rapporto immediato con la divinità, in campo economico può disporre della sua
proprietà, in campo politico può esprimere opinioni, associarsi e partecipare alla gestione del potere di governo. Alla base del valore
dell’individuo stanno i valori di eguaglianza e libertà, col solo vincolo del rispetto della libertà altrui: alla base dell’individualismo moderno
sono i concetti di diritto naturale (originari della specie umana e non concessi da qualcuno) e di contratto sociale (patto stabilito tra uomini
liberi che si associano per dar vita a uno stato).
Razionalismo. La ragione diventa solo in epoca moderna un valore sociale dominante: l’uomo è dotato della facoltà di perseguire la ricerca
della verità sostituendo alla fede la ragione mediante il processo di razionalizzazione (trasformazione degli ordini sociali) e la razionalità
(attributo specifico dell’azione umana). Weber ha centrato i suoi studi sul processo di razionalizzazione; questo ha investito globalmente i
sistemi di credenze, le strutture familiari, gli ordinamenti giuridici, politici ed economici. Solo in Occidente il sistema di credenze
trascendente ha permesso un approccio alla realtà naturale vista come oggettiva e manipolabile dalla volontà umana grazie alla scienza. Il
concetto di razionalità postula che l’uomo è dotato della capacità di agire in modo coerente coi valori che ha scelto e di agire nel modo più
efficiente ed efficace per realizzare i fini che si è prefissato.
CAPITOLO 3 LA TRAMA DEL TESSUTO SOCIALE
Azione sociale: agire riferito secondo il suo senso al comportamento di altri individui e orientato nel suo corso in base a questo. La società è
fatta di individui che si influenzano reciprocamente agendo l’uno per, con e contro l’altro; per agire si deve intendere un fare con un
riferimento cruciale al senso, al significato intenzionale che l’attore dà al proprio comportamento.
Con riferimento al senso Weber sviluppa una tipologia formale dell’azione sociale distinta in:
- Azioni razionali rispetto allo scopo: chi agisce valuta razionalmente i mezzi rispetto agli scopi che si propone, le conseguenze che possono
derivarne e paragona i diversi scopi possibili e i loro rapporti.
- Azioni razionali rispetto al valore: chi agisce compie ciò che ritiene consono al dovere, alla dignità, a un principio svincolato dalle sue
conseguenze, con una scelta consapevole e una valutazione di congruenza col valore in questione.
- Azioni determinate affettivamente: manifestazioni emozionali svincolate dalle conseguenze prevedibili, ma senza riferimento consapevole
con l’affermazione di un valore, nascono piuttosto dall’espressione di un bisogno interno.
- Azioni tradizionali:semplici espressioni di abitudini acquisite ripetute senza pensare se esistano alternative e sul loro vero valore.
L’uomo, fino a prova contraria, si comporta in modo razionale in base alle sue risorse materiali e culturali.
Teorema di Thomas: una situazione definita dagli attori come reale, diventa reale nelle sue conseguenze. 2
Considerando due o più attori le unità elementari dell’azione sociale sono le interazioni e le relazioni sociali.
Relazione sociale: rapporto stabilito tra più attori sociali che orientano reciprocamente le proprie azioni. Possono essere stabili e profonde
o superficiali e transitorie, spesso sono cooperative, volte a raggiungere fini compatibili, talvolta sono conflittuali, se vedono volontà diverse.
Interazione sociale: processo secondo il quale più persone in relazione tra loro agiscono in sequenza, reagendo alle azioni degli altri; con
l’interazione si realizza, si riproduce e si cambia nel tempo il contenuto di una relazione.
Gruppo sociale: insieme di persone fra loro in interazione con continuità secondo schemi relativamente stabili, che si definiscono - e sono
definiti come tali da altri – membri del gruppo. Non sono gruppi né le categorie sociali (giovani, immigrati) né le classi sociali (borghesi,
operai), anche se questa appartenenza può essere la base per la formazione di un gruppo.
Esistono proprietà formali che riguardano l’interazione stabile e continuativa di più persone, quale che sia il contenuto di tale interazione.
Questa può essere diretta, vis a vi, tipica di piccoli gruppi in cui la presenza fisica permette una comunicazione veloce ed elastica, oppure
indiretta, più precisa, ma più lenta, fredda e rigida.
Diade è un gruppo di due persone che scompare se uno manca, è molto coinvolgente e non permette impersonalit&agr