Diversamente dalle altre branche mediche, la psichiatria ha come oggetto di cura non strutture anatomiche,
fisicamente tangibili, ma un’entità funzionale, ovvero la mente o psiche. Parlare di psichiatria nell’ambito del
modello medico presuppone di applicare il concetto di malattia, solitamente riferito al corpo, alla psiche
(idee, affetti, motivazioni, comportamenti).
Rapporto corpo-mente Rapporto cervello-mente
Nella concezione di malattia mentale non deve configurarsi una lotta per il primato fra mente e cervello: ad
ogni evento mentale, fisiologico o patologico corrisponde un evento cerebrale.
L’organizzazione mondiale della sanità calcola il peso di disabilita1 sulla società: i Disturbi psichiatrici sono
quelli che pesano di più: Infatti, dal punto di vista epidemiologico, i disturbi mentali rappresentano la
principale causa di morte, disabilità e impatto economico nel mondo. La prevalenza annuale dei disturbi
mentali in EU nel 2005 era del 27.4%, nel 2011 e salita al 38.2%, aumentata di più di un terzo. Questo vuol
dire che sono aumentati gli psicotici? No. Sono aumentati i disturbi dell’umore? Un po’ la depressione. Ma la
cosa che è aumentata di più sono i disturbi da abuso di sostanze. E da considerare anche la dipendenza da
internet (si va in astinenza come fosse una sostanza), infatti ormai non si parla più di tossico-dipendenze ma
di dipendenze in generale. Aumenta anche il numero delle demenze perchè la popolazione invecchia.
Questi disturbi rappresentano il 26,6% della disabilita totale: L’abuso di sostanze, in particolare l’alcol, è
quello che pesa di più. Poi la depressione unipolare (più nelle donne), seguita dallo stroke e dalle demenze.
Modello bio-psico-sociale
Il paziente psichiatrico deve essere valutato in maniera olistica e sistematica, per questo motivo viene
utilizzato il modello bio-psico-sociale, proposto da Engel per le malattie di tipo internistico. È derivato dalla
teoria generale dei sistemi. C’è un’integrazione tra biologico, psicologico e sociale. Considera:
Nel sistema biologico viene considerato il substrato anatomico strutturale e molecolare della malattia; la
patologia psichiatrica deriva dall’interazione tra fattori ambientali esterni e fattori genetici tipici
dell’individuo (vulnerabilità genetica)
Nel sistema psicologico vengono considerati gli effetti dei fattori psicodinamici, delle motivazioni, della
personalità e del carattere del paziente sull’esperienza di malattia e sulle reazioni agli stress da essa
prodotti (anche le risorse rimaste, molto importanti per la terapia)
Nel sistema sociale vengono considerati gli aspetti familiari-socioculturali che incidono sull’esperienza
di malattia (le acuzie sono spesso dovute a un burnout con la famiglia)
L’approccio dunque è globale sia nella visione della malattia che del suo trattamento.
Disturbo mentale
Sindrome caratterizzata da un’alterazione clinicamente significativa della sfera cognitiva, della regolazione
delle emozioni o del comportamento di un individuo, che riflette una disfunzione nei processi psicologici,
biologici o evolutivi.
Un disturbo psichiatrico o psicopatologia è uno stato morboso caratterizzato dalla presenza di:
Vissuto abnorme, ovvero incongruo (esagerato o non adatto) alle circostanze, differente dal vissuto
o medio della popolazione nei confronti delle stesse circostanze
Presenza di sintomi, ovvero di manifestazioni o comportamenti patologici (ad es. calo ponderale,
o astenia, pensieri suicidari, aggressività…)
Alterazione del funzionamento lavorativo e sociale dell’individuo, rispetto alla sua normalità.
o
I disturbi mentali vengono classificati nel DSM5 che, a differenza delle versioni precedenti, considera
l’importanza degli aspetti culturali e le differenze di genere. L’attenzione viene posta sui diritti umani, le cure
devono essere di facile accesso, gli interventi devono essere basati sull’EBM. L’approccio deve essere
orientato a tutte le fasi della vita (importante la fase adolescente) e deve essere multidisciplinare.
Capitolo 1: Visita e valutazione psichiatrica.
Come qualsiasi altro paziente, il soggetto affetto da un disturbo psichiatrico può entrare in contatto con il
medico (o altro tipo di operatore) nei seguenti modi:
1. Il paziente si rivolge spontaneamente al medico
2. Il paziente si rivolge al medico su consiglio di altri (parenti, amici, etc.) o è invitato da un altro medico (es.
medico di base).
3. Il paziente è obbligato a curarsi.
Una prima possibilità di contatto è quella con il proprio medico di base: più frequentemente il paziente
lamenta sintomi somatici (cefalea, stanchezza, dolori vari, difficoltà digestive, etc.). Il medico deve essere
formato e avere gli strumenti adeguati a sospettare la presenza di una diagnosi di disturbo psichiatrico e
inviare, se necessario, il paziente all’attenzione dello specialista psichiatra. Nel caso in cui il paziente lamenti
anomalie più specificatamente mentali e comportamentali (come l’isolamento, la diminuzione del
rendimento scolastico o lavorativo, la comparsa di aspetti depressivi o euforici dell’umore, l’insorgenza di
idee bizzarre, etc.), il medico di base deve formulare una prima diagnosi, se si sente preparato deve
impostare una terapia oppure può appoggiare il caso a un collega specialista in psichiatria. In questo caso,
viene spesso contattato direttamente lo psichiatra.
Con quali strumenti si arriva ad una diagnosi psichiatrica?
Lo strumento principe della diagnostica psichiatrica è il colloquio con il paziente. L’esame diretto, o con
strumenti, del corpo del paziente qui si colloca in un secondo piano, complementare rispetto al racconto del
paziente stesso: è un racconto di sintomi somatici e psichici.
Nel colloquio psichiatrico è fondamentale raccogliere le informazioni sulla famiglia, sulle relazioni, sulla
scuola (funzionamento premorboso); capire gli atteggiamenti e i sentimenti del paziente circa le sue
condizioni e i suoi sintomi; cogliere il comportamento non verbale per meglio definire la natura dei problemi
psichici; raccogliere, attraverso il comportamento nel corso dell’intervista, informazioni sulle caratteristiche
del rapporto interpersonale, spesso disturbato nel corso della patologia.
Un aspetto caratteristico della psichiatria, e talvolta di maggiore difficoltà, è la discriminazione fra
Normalità e patologia. Non avendo a disposizione riferimenti standard di tipo biologico, i dati raccolti dal
racconto del paziente devono essere confrontati con un prototipo di funzionamento normale che deriva
essenzialmente dalle esperienze personali più che da una trattatistica scientifica.
Elementi per una diagnosi psichiatrica:
- Necessari: sono gli elementi senza i quali non è possibile concludere il giudizio con buona sicurezza
racconto soggettivo del paziente (a volte sarebbe utile quello dei genitori, ma il paziente deve
essere d’accordo), esame psichico diretto, condizioni mediche generali.
- Complementari: sono quegli elementi che confermano o perfezionano la diagnosi ma su di essi la
diagnosi non è del tutto fondabile elementi riferiti dagli altri, test e scale psicometriche.
Elementi riferiti dal paziente
Sono i sintomi psichici e somatici, i vissuti soggettivi, le convinzioni personali, la storia esistenziale. I
sintomi sono l’espressione diretta della sofferenza individuale e costituiscono pertanto un elemento
irrinunciabile per la formulazione diagnostica.
Esame psichico diretto
È di particolare importanza la valutazione delle seguenti funzioni psichiche: disponibilità, accessibilità
al colloquio; (cura della persona, dell’abbigliamento); stato di coscienza (tempo/spazio/persona); eloquio;
mimica e gestualità; memoria a breve e a lungo termine; percezione; pensiero (forma e contenuto); umore;
istinti fondamentali; critica
La coscienza: consapevolezza di se stessi e del mondo oggettivo, esperienza psichica attuale che include la
totalità dei fenomeni psichici vissuti in un dato momento.
o Disturbi dello stato di coscienza:
o Disturbi della coscienza dell’io: consapevolezza che ha l’Io di se stesso; coscienza della sua continuità,
unità, della sua identità, della sua diversità dal mondo. Tra i disturbi della coscienza dell ’Io troviamo
depersonalizzazione (riduzione o perdita della capacità di riconoscere come proprie e personali le
esperienze soggettive della vita psichica) e la derealizzazione.
La memoria: capacità di conservare tracce di esperienze passate; il processo di memorizzazione comprende
una fase di fissazione, una fase di ritenzione, una fase di rievocazione e una fase di riconoscimento.
L’attenzione: capacità di mettere a fuoco specifici contenuti di coscienza.
L’intelligenza: capacità di risolvere i problemi.
La percezione: fisiologicamente, la funzione percettiva consente, attraverso gli organi di senso e la
corrispondente rielaborazione sotto-corticale e corticale, il rapporto dell’individuo con il mondo esterno.
Alterazioni patologiche possono produrre false percezioni, che vengono distinte in:
Illusioni (disturbo qualitativo): alterazione percettiva per cui un oggetto reale viene percepito come un
oggetto differente.
Allucinazioni (disturbo quantitativo): percezione senza oggetto, il paziente avverte come reale una
sensazione mentre i corrispondenti stimoli sensoriali sono assenti. Non esiste possibilità di critica.
Possono essere coinvolti tutti i sensi.
– Allucinazioni uditive (possono essere anche imperative: es. “buttati” e si buttano)
– Allucinazioni visive
– Allucinazioni cenestesiche o somatiche
– Allucinazioni olfattive
– Allucinazioni gustative
Pensiero: attività complessa che consente la formazione di un proprio concetto della realtà con possibilità di
compiere azioni astratte corrette di sintesi, di valutazione e di previsione pervenendo a programmi operativi,
orientamenti decisionali, etc. Gli aspetti che devono essere valutati sono il contenuto e la forma:
o Alterazioni formali del pensiero: riguardano il modo in cui il pensiero si struttura e si svolge nel tempo,
nelle caratteristiche associative e nelle formulazioni rappresentative:
- Deragliamento
- Tangenzialità
- Incoerenza
- Illogicità
- Circostanzialità
- Fuga delle idee
- Ossessioni
Alterazioni del contenuto del pensiero: riguardano la produzione di deliri, evidentemente contraddittori con il
buon senso comune, di cui il paziente è fortemente convinto e da cui non si lascia allontanare né
dall’esperienza né dalla critica.
Idea prevalente: idee o gruppi di idee che assumono un carattere di importanza e di priorità rispetto agli altri
contenuti mentali. Sono criticabili e accettate dal soggetto anche se di tonalità spiacevole.
Delirio: pensiero patologico, in quanto non corrispondente alla realtà, non criticato né modificabile mediante
prove ed argomenti razionali rifiutati dalla persona che ne è affetta.
Affettività: insieme dei fenomeni affettivi (sentimenti, emozioni, passioni, etc.) che caratterizzano le
reazioni psichiche di un individuo. L’affettività è alla base della comunicazione umana e il suo sviluppo è
una discriminante essenziale del benessere oppure del disadattamento psicologico. All’interno della
tradizionale visione intellettualistica caratterizzata dal dualismo corpo/mente, l’affettività è stata a lungo
subordinata e contrapposta al pensiero costante. Il comportamento non verbale (mimica, gestualità), il tono
della voce, comunicano l’affettività. È la capacità o disponibilità individuale di rispondere con modificazioni
soggettive affettivo-emotive a pensieri o a eventi della realtà esterna e interna; capacità di provare emozioni
di significato. Durata, intensità e tonalità assai variabili.
Alterazioni dell’affettività:
Depressione
Ansia
Apatia
Disforia
Labilità affettiva
Mania: euforia, esaltazione del tono dell’umore
Ambivalenza affettiva
Inadeguatezza affettiva: es. nei disturbi psicotici si ha un tono dell’umore,
Un’affettività totalmente incongrua alla situazione.
- Es. somma di inadeguatezza affettiva, alterazione del pensiero, non funzionamento si va verso la
fascia dei disturbi di tipo affettivo poi si vedrà se è schizofrenico o schizoaffettivo.
Comportamento psicomotorio: espressione a livello motorio e della vita di relazione del mondo affettivo-
pulsionale dell’individuo. Alterazioni del comportamento psicomotorio:
Impulsività
Eccitamento psicomotorio
Rallentamento psicomotorio
Arresto psicomotorio
Catatonia
Catalessia
Manierismi
Stereotipie
Condizioni mediche generali
Il funzionamento psichico può essere modulato o alterato da condizioni morbose endogene (malattie
somatiche) o da sostanze esogene (farmaci, sostanze psicoattive). Per una corretta diagnosi psichiatrica non è
possibile prescindere dalla conoscenza di un’eventuale condizione morbosa somatica di cui il paziente è
portatore, poiché sono molte le abnormità psichiche riconducibili a una malattia internistica o neurologica.
Elementi riferiti da altri
Gli elementi riferiti da altri (parenti stretti, conoscenti, terapeuti) possono essere un utile contributo alla
diagnosi che non deve essere però sopravvalutato: il significato di determinati comportamenti o il correlato
emotivo delle varie situazioni esistenziali deve essere desunto fondamentalmente sempre dal paziente.
Test e scale psicometriche
Abbiamo test di misura del quoziente intellettivo come la WAIS, questionari che orientano sulla diagnosi dei
disturbi psichici (es. MCMI-II), test proiettivi che mostrano aspetti caratteriali e personologici come il
Rorschach o il TAT. Esistono poi scale di valutazione psicopatologica, strumenti convenzionali e validati su
ampia scala che permettono al medico di ottenere una quantificazione della sindrome clinica che presenta il
paziente (in genere usate a scopo terapeutico, non diagnostico).
Capitolo 2: i disturbi dell’umore
I neurotrasmettitori principalmente implicati nelle funzioni regolatrici del tono dell’umore sono la
serotonina, la noradrenalina e la dopamina.
Le diagnosi psichiatriche sono complesse e si devono fondare su un riscontro di sintomi, che sono riferiti da
paziente, e segni, rilevati all’esame psichico diretto e sul rilievo che questi compromettono il funzionamento
del soggetto.
Gli elementi fondamentali da valutare per stabilire se l’umore è patologico sono:
1. Intensità della reazione emotiva
2. Inadeguatezza della reazione affettiva rispetto ad eventi/situazioni di vita
3. Qualità dell’umore
4. Persistenza dei sintomi e dei segni riferibili alla reazione abnorme affettiva
5. Compromissione del funzionamento lavorativo e sociale
Criteri di conferma:
6. Anamnesi
7. Scale di valutazione psicopatologica
8. Correlati biologici
il tono dell’umore si altera patologicamente per due motivi: i meccanismi neurotrasmettitoriali si sono
squilibrati autonomamente oppure avvenimenti negativi o positivi inducono una risposta del tono dell’umore
esagerata e anomala. Su questa distinzione si fondava la divisione in depressione biologica, determinata da
un’alterazione dei meccanismi cerebrali e depressione psicogena, conseguente a vissuti negativi. Tale
divisione è ora tralasciata.
Per parlare di disturbi depressivi bisogna fare una netta distinzione tra disturbi depressivi unipolari e disturbi
depressivi bipolari. Nel primo caso, il soggetto presenta uno o più episodi sempre del polo depressivo (calo
dell’umore). Il disturbo bipolare si caratterizza per la presenza sia di episodi depressivi che di episodi
maniacali/ipomaniacali (esaltazione del tono dell’umore).
Il tono dell’umore può presentarsi patologicamente alterato, ed è possibile identificare alcune varianti
psicopatologiche:
- Umore depressivo: abbassamento del tono timico che si manifesta con sentimenti di tristezza,
abbattimento o pessimismo
- Stato ipertimico: inteso come innalzamento del tono timico che può andare dalla semplice euforia
all’intensa esaltazione
- Umore irritabile: inteso come abnorme risonanza affettiva a stimoli e situazioni di scarsa entità, che si
esprime con reazioni di ira o rabbia
Per diagnosticare un disturbo dell’umore occorre prestare attenzione alle variabili socio-culturali.
Il tono dell’umore patologico può essere rappresentato da un tono deflesso (tono dell’umore depresso) o da
un tono espanso (tono dell’umore euforico, ipomaniacale o maniacale).
Nel DSM5 troviamo:
Disturbo di disregolazione dell’umore dirompente
Disturbo depressivo maggiore (terza causa di disabilità)
Disturbo depressivo persistente (distimia)
Disturbo disforico premestruale
Disturbo depressivo indotto da sostanza/farmaci
Disturbo dovuto ad altra condizione medica
Due distinte prospettive:
Trasversale come il paziente si presenta adesso e se si configura un quadro patologico di alterazione
dell’umore: EPISODIO (episodio depressivo maggiore/episodio depressivo minore). Valuta il singolo
episodio di alterazione del tono dell’umore. Si basa sulla ricerca di tutti gli elementi clinici necessari per la
distinzione tra manifestazioni fisiologiche e patologiche. Si distinguono episodi: depressivi maggiori,
depressivi minori, ipomaniacali, maniacali, misti.
Longitudinale ricostruire la storia del paziente, cioè gli episodi che si sono presentati nel passato. Valuta
l’andamento dei vari episodi di alterazione del tono dell’umore, all’interno di un quadro di disturbo del tono
dell’umore. Permette di indagare la storia cli
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