Elementi di gestione e conservazione dei beni culturali
Articolo 9 della Costituzione Italiana
“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”
Restauro
- La tecnica e l’operazione di restaurare edifici, oggetti antichi, opere d’arte e simili.
- Ristoro, sollievo.
Restaurare
- Rifare parti mancanti o rimettere a nuovo parti deteriorate di oggetti antichi, opere d’architettura, pittura e simili.
- Rimettere qualcosa nello stato di prima; ripristinare.
- Ridare forza e vigore a un organismo animale o vegetale.
L'operazione che ha lo scopo di reintegrare o sostituire, per assicurare la conservazione nel tempo, le parti deteriorate di un edificio, di un dipinto di particolare pregio. Obiettivo di garantire la sopravvivenza dell’oggetto al futuro (non si ritorna mai all’antico splendore).
Conservare
Mantenere in modo che non si alteri, non venga danneggiato o asportato, custodire.
Perché studiare la storia e la teoria del restauro?
Esempio del Pantheon; nel corso dei secoli il Pantheon fu modificato. Successivamente fu riportato a com’era all’inizio. Nel corso dell’800 le chiese vengono spogliate dalle aggiunte fatte nei secoli precedenti.
- Paolo Uccello, Madonna: Durante le radiografie si è visto che sotto questo manto esisteva questa redazione con una capigliatura originale; la ripittura venne tolta e successivamente scoprirono che la ridipintura era dell’artista.
- Raffaello, Santa Caterina: Longhi si accorse che la pellicola pittorica sembrava soprammessa.
Le principali cause di degrado di un’opera d’arte
Umidità
- Umidità di risalita: l’acqua del terreno entra nelle murature e sale per trovare più punti in cui emergere. Nelle opere affrescate è molto presente. L’umidità si porta su vari sali e impurità che si depositano sull’opera implicando lo staccamento dell’intonaco dalla parete. Il fenomeno più comune si chiama efflorescenze saline; i sali e le impurità escono dal muro. (Vicino alla cappella degli Scrovegni furono piantate delle piante che succhiavano l’acqua). Prima dell’intervento sull’affresco si cerca di intervenire sull’ambiente; individuare la causa del ristagno dell’umidità.
- Umidità d’infiltrazione: considerata dall’alto verso il basso, causata da motivi banali (infissi non fissati bene). Individuare la causa prima di risolvere il problema.
- Umidità di condensazione: problema dovuto all’alta frequentazione, lo stato dell’ambiente cambia quando le persone entrano ed escono. Se l’ambiente è stabile l’opera si abitua ma se l’ambiente non è costante l’opera si può deteriorare. La necessità di controllare questa umidità è data dalla manutenzione della temperatura e l’umidità dell’ambiente costante. Le conseguenze sugli affreschi dati dall’umidità sono le efflorescenze saline e il distaccamento di piccole parti oppure l’eccessivo seccamento delle parti. L’umidità può danneggiare anche la pietra.
Danni antropici
- Inquinamento: le opere esposte all’esterno, soprattutto quelle esterne, assumono le croste nere. Le croste nere sono l’effetto dei depositi che si vanno a depositare sul marmo quando il carbonato di calcio, principale componente del marmo, reagisce all’acido solforico diventando solfato di calcio (molto solubile). In molte sculture ci sono queste sporcizie e progressivamente si ha un effetto di dilavamento in cui i dettagli non sono più chiaramente definiti. Il tasso di inquinamento degli ultimi anni non ha paragone con decenni e secoli scorsi. Gli interventi sono principalmente di stampo ambientale. La rimozione delle croste nere è affidata a tecnici con laser; riproduzione meccanica che ha un effetto di trauma meccanico sull’opera. Spesso si lascia una superficie di sacrificio, lasciando un filo di sporco per evitare di rimuovere il marmo originale.
- Atti vandalici: le vernici sintetiche sono molto difficili da rimuovere.
- Cattivo utilizzo del territorio: eccessivo uso del patrimonio, Venezia ha superato l’equilibrio di resistenza (grandi navi, invasione dei turisti).
- Guerre e conflitti: durante tutte le guerre l’accanimento ha avuto un valore simbolico; colpisce chi lo subisce in quanto in un museo c’è la cultura del paese. Scelte diverse per la ricostruzione degli spazi.
- Restauri precedenti: il caso più emblematico è il cemento; molto utilizzato nella metà del Novecento. Usato nel restauro archeologico ed è molto sensibile e pieno di impurità, il materiale si sgretola molto facilmente. Con il ferro spesso si costruivano supporti in sculture; il ferro si deteriora e creava la ruggine anche sul marmo.
Danni naturali
- Terremoti: la prevenzione e i rimedi nel caso di terremoti: gli organismi di tutela hanno messo in atto delle modalità per la ricostruzione. Metodologia della raccolta delle macerie per ragionare in modo migliore sulla ricostruzione. Quadrettatura ideale sulle macerie (come in archeologia sugli scavi), prelevamento delle macerie con un sistema che permette l’assemblamento in futuro. In questo modo si mantiene la memoria del punto in cui i pezzi si trovavano. ASSISI BASILICA SUPERIORE 26 SETT 1997.
Carta del rischio
Progetto degli anni '80 in cui si comincia ad elaborare una mappatura del maggiore e minore rischio del danno sismico. Ragionamento sul territorio italiano su vari rischi: terremoti, inquinamento, umidità, inondazioni, turismo...
Quattrocento e Cinquecento: riuso, adattamento e restauro
Veniva definito restauro un adattamento e un riuso di un’opera. Operazione di restauro l’idea di inserire un pezzo di un’opera antica dentro un’altra opera moderna. (Es. Croce di Hermian 1025-150). Frequente l’idea di riaggiornare un dipinto al gusto contemporaneo (si definiva restauro). Polittici riaggiornati con cornici dell’epoca. I pittori intervenivano su altri dipinti. Durante il rinascimento il fondo oro era definito datato; Lorenzo di Credi interviene su un dipinto di Beato Angelico dipingendo il cielo nello sfondo. Nel sistema di allestimento del Cinquecento alcune opere devono entrare dentro ad un sistema a scopo decorativo (gallerie, tribune...) ed era frequente che queste sculture venissero affidate a vari scultori che li trasformavano in varie sculture sottolineando di più l’iconografia (chi più e chi meno).
Esempi
- Tullio Lombardo: si occupa della collezione Grimani: da una statua frammentaria aggiunge gli arti, la testa identificandola come una musa.
- Tiziano Aspetti: Galata caduto nel museo archeologico nazionale, gli arti sono stati aggiunti per l’interesse di una nuova vita per l’opera. Vasari: accomodò, rifare.
- Cardinal Andrea della Valle: si occupò di adattamento (cit. restaurare...) Il torso del Belvedere: ora ai musei Vaticani, Giulio II allestisce la collezione all’aperto. Non si sono mai aggiunte gambe o braccia, diventa da subito un esercizio per molti artisti.
- Benvenuto Cellini: racconta l’intervento che fece a Ganimede. Cellini scrive che la figura è di un marmo greco bellissimo. Inizialmente era fatto solo da un torso, Cellini si occupa di gambe, braccia, testa e aquila per identificarlo come Ganimede.
- Ercole e Centauro: restaurato da Giovanni Battista Caccini. Caccini prende due sculture e le assembla in un’unica scena. Restaura anche l’Apollo aggiungendo dei drappeggi e vari pezzi.
- Il Laocoonte: nasce da un gruppo di statue scomposte trovate durante gli scavi. 1506 Giulio II prende la statua e la porta nel cortile del Belvedere. M. Dente, incisione del Laocoonte nello stato frammentario. Nella scultura manca il braccio destro, senza questo dettaglio mancava l’interpretazione del gruppo statuario. Nel 1522-23 lo vince Baccio Baldinelli che realizza un braccio in un materiale deperibile (commissionato da Leone X per Francesco II di Francia), cercando soluzioni di equilibrio; inserisce il gruppo in un quadrato con effetto di armonia. Nel corso degli anni 1533 il Papa avvia un nuovo bando per il restauro in quanto insoddisfatto del lavoro di Baldinelli; lo vince Montorsoli. Montorsoli interpreta la scultura in modo più teatrale con un gesto di ribellione da parte del Laocoonte inserendo un braccio più teso e con il serpente che lo sta mordendo. Tra il 1725-27 un artista mezzo sconosciuto, Cornacchini, sostituisce il braccio del figlio sinistro. Quando la cultura archeologica scopre e capisce che la posizione non è originaria il braccio non viene cambiato per almeno 2 secoli. Pio Clementino scopre che il braccio non doveva essere così teso ma doveva essere appoggiato dietro la testa. Ormai il restauro di Montorsoli era talmente apprezzato che non lo tolsero. Durante le guerre napoleoniche, il Laocoonte parte per Parigi 1800 ma senza il braccio di Montorsoli (Giradon). A Parigi aprirono un concorso per ricreare un nuovo braccio; nessun artista si presentò. Durante il ritorno in Italia nel 1815 il Laocoonte subì un grave danno; si spaccò a metà. Una volta arrivato in Italia subì un restauro in cui ri-attaccarono il braccio di Montorsoli. Il Laocoonte rimane così fino al 1906, Pollak trova un braccio e dimostra che è il braccio originale del Laocoonte. Passano 55 anni e nel 1960 (Filippo Magi) viene smontato il braccio Montorsoli e viene montato il braccio “originale” di Pollack (1905). Sono state eliminate le integrazioni delle braccia dei figli.
Restauro delle sculture antiche nel Seicento
Il mestiere del restauratore è un’attività di ripiego. La pratica comune era il riuso e l’adattamento di parti per integrare dei pezzi e renderli particolari. Idea dell’artista contemporaneo che sfida l’artista antico.
Gian Lorenzo Bernini
Nella sua vita si dedica anche al restauro; dovuto al cardinal Ludovisi.
- Ares Ludovisi, restauro di Bernini: Bernini restaura la statua aggiungendo particolari iconografici. Trova la scultura di un uomo seduto e lo trasforma in Ares. Sfida dell’artista contemporaneo che, affascinato dal pezzo antico, decide di inserire delle cose che dimostrano un’iconografia. Inserisce il putto, confrontabile con l’Ascanio (Enea e Anchise) del Borghese. L’Ares Ludovisi diventa una statua molto apprezzata.
- Guerriero seduto: l’elemento del bastone è naturalistico. Per la testa si ispira ad un modello antico.
- Ermafrodito dormiente: la scultura è antica ma Bernini ci aggiunge il materasso. Le parti antiche e le parti moderne venivano fissate resecando il pezzo antico con l’aggiunta di perni e mastici. A quell’epoca la conservazione delle opere passava in secondo piano.
Alessandro Algardi
Restauratore della collezione Ludovisi, meno affermato di Bernini. Venuto da Bologna a Roma cercando la fortuna. Lavora come restauratore.
- Dadoforo: l’unica cosa originale antica è il busto.
- Satiro: le parti restaurate sono le braccia (con l’uva e la coppa).
- Atena Ludovisi: il suo restauro più affermato e apprezzato. Soltanto la parte centrale della scultura è antica. Il panneggio era una figura di matrona, una figura panneggiata femminile che viene trasformata in una scultura iconograficamente interessante con l’aggiunta della testa di Atena e l’aggiunta di un decoro sul petto.
Ippolito Buzzi
Ricrea una serie di teste che aggiunge a varie altre sculture.
Orfeo Borselli
Osservazioni della antica scultura. Scultore che lavora a Roma. Tra il 1642-1663 scrive. (Loda Bernini e Algar)
Restauro di sculture antiche nel '700
Pratica comune per collezionisti per accattivare il committente, immettevano nel restauro la propria cifra stilistica; il pezzo antico aveva libertà nel modo in cui era tagliato ed era anche in linea con lo stile barocco. Il progredire degli studi archeologici porta delle conseguenze rilevanti per il modo di restaurare le sculture antiche. I cambiamenti che fa l’archeologia nel '700 influiscono quindi anche nel modo di restaurare, sempre nel '700 iniziano i grandi scavi archeologici (gli obiettivi di scavo del '700 erano però molto diversi, si volevano trovare sculture e reperti da collezionare).
- Vengono promosse campagne di scavo partendo dallo studio del territorio, gli eruditi conoscevano le zone grazie allo studio e sulla base di questo ne promuovevano lo scavo.
- Lo stato pontificio divideva in tre parti il ritrovamento dello scavo: una parte andava al proprietario terriero, una a chi aveva pagato lo scavo e metteva i soldi e i lavoranti, e una parte andava allo stato pontificio.
- Negli anni '40 del '700 il Papa comincia a comprare sculture antiche, arrivano soprattutto le sculture ritrovate da questi scavi, inoltre lo stato pontificio aveva diritto di prelazione.
Da un lato c’è quindi questa nuova attenzione a “tirare fuori” e il dibattito fa un salto di qualità e quantità per il ritrovamento delle grandi sculture. Alla fine degli anni '30 vengono attuati scavi a Pompei e molti materiali vengono immessi sul mercato d’arte. In questa situazione si innesta la personalità di Winckelmann: autore della prima storia dell’arte antica che scrive senza essere mai stato in Grecia e in buona parte nemmeno a Roma, rimane colpito dai restauratori Romani. Voleva scrivere l’evoluzione della storia dell’arte, ed è il primo che cerca di metterla in ordine cronologico da Egizi a Romani. L’opera è importante perché nota e osserva le caratteristiche stilistiche delle opere, vuole creare legami e ci racconta che inizia a frequentare restauratori di sculture antiche, si crea una sorta di sensibilità. A Roma si andavano a cercare antichità (Grand Tour), verrà quindi sviluppata una pratica del restauro.
Bartolomeo Cavaceppi
Restauratore di fiducia di Winckelmann, firmerà un trattato su come bisogna restaurare le sculture antiche; trattato importante in quanto uno dei primi testi dedicati (sono 3 piccoli volumi) “l’arte del ben restaurare”. Comincia ad essere molto importante il ruolo del restauratore, nel '700 sia nelle sculture che nei dipinti viene rivendicata la qualità specifica che serve al restauratore, completamente differente rispetto al mestiere dell’artista.
Giovanni Pierantoni
Capo restauratore del Museo Pio Clementino: diretti da lui i 60 lavoranti e sotto il controllo di Visconti, diventa...
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