La filologia della letteratura italiana
La filologia della letteratura italiana si interessa di testi scritti in italiano e in latino, poiché spesso gli autori alternano le due lingue, come faceva Dante, o scrivevano anche in una lingua più letterariamente divulgabile, come l'occitano. Secondo Contini, esiste una filologia come evento quotidiano e una come fatto tecnico. La prima sussiste in quanto ognuno può porsi il problema della natura e dell'origine del testo più o meno corretto che sta leggendo. La filologia come fatto tecnico è un insieme di conoscenze e procedure non meccaniche che consentono all'editore critico di proporre un testo il più vicino possibile all'originale e intellegibile al lettore.
Spesso gli errori denotano rapporti di dipendenza reciproca dei testi e illuminano la loro diffusione (metodo di Lachmann o "degli errori" dei copisti). Della Commedia di Dante, ad esempio, restano 1000 manoscritti non autografi; di Pinocchio, uscito prima a puntate, furono pubblicate diverse edizioni, non necessariamente tutte riviste da Collodi (ci sono solo due capitoli autografi). I Quaderni dal carcere di Gramsci, pregni di modifiche, si sono conservati per caso, in quanto l'autore, trasferito dalla Puglia a Roma, li lasciò alla famiglia per paura di essere censurato dal Fascismo. Essi furono trasportati poi a Mosca per interessamento del Partito Comunista e pubblicati da Togliatti.
Il metodo filologico
Il metodo filologico è ipotetico in senso forte, non perché sia privo di fondamenta, ma perché è consapevole che conoscere con esattezza ciò che recava il testo originale è impossibile. Si cerca di ricostruire un modello approssimativo di rappresentazione della realtà basato su un approccio interdisciplinare: paleografia, storia del libro e codicologia, storia della miniatura, storia della lingua, studio delle abitudini linguistiche, interpretazione dei testi e dei contesti culturali in cui essi sono prodotti.
Nel Medioevo non c'erano segni diacritici a intervallare la scrittura e inoltre c'era una diversa coscienza dell'autorialità e del diritto d'autore, si pensi alle stanze aggiunte alle canzoni dei trovatori o al Tresor di Brunetto Latini, la cui cronaca storica fu integrata dai copisti con gli eventi successivi alla morte dell'autore.
Codici e manoscritti
Codice: libro manoscritto formato da più fascicoli di pergamena (materiale organico) e poi da carta, stesi, ripiegati, cuciti e chiusi da carte di guardia e dalla copertina. Non solo i manoscritti trasmessi contengono errori, ma anche quelli autografi, poiché a volte l'autore sbaglia a copiare se stesso o produce copie autografe incomplete (ad es. quelle del Decameron di Boccaccio). Dopo l'invenzione della stampa a caratteri mobili i problemi non finiscono, poiché anche quando l'autore esplicitamente autorizza una stampa a partire dal suo manoscritto, come fecero Bembo o Machiavelli, sorgono errori di nuove tipologie (ad es. una lettera per un'altra, mutamenti di idea dell'autore presente alla stampa).
Le cose si aggravano quando le ultime volontà dell'autore sono raccolte in note manoscritte indicate sui testi a stampa, come fece Leopardi prima di morire. La filologia, seppur attraversando fasi differenti, abbraccia un arco cronologico molto ampio e include momenti in cui si è già operato sui testi in modo filologico.
Precisamente è nata come fatto tecnico ad Alessandria d'Egitto con il lavoro sul testo omerico, ma nel Medioevo c'è meno coscienza della problematicità dei testi e volontà di analizzarli criticamente. Riprende vigore nell'Umanesimo, con Petrarca, Poliziano che riaccendono l'interesse critico per i testi originali, emendati per avvicinarsi alla lingua dell'autore. C'è un momento di passaggio fino alla fase ottocentesca, che assorbe le acquisizioni precedenti ma è più legata a Lackmann e all'elaborazione di un nuovo metodo critico per lo studio dei testi.
La definizione di filologia secondo Varvaro
Varvaro analizza le definizioni di "filologia" nei diversi dizionari europei. Ad esempio, in italiano si intende più orientata verso la critica testuale, in spagnolo più indirizzata verso lo studio della letteratura. Kant nella sua definizione tedesca parla di "lingua" e di "libri" come oggetto di conoscenza di tale disciplina, nel dizionario francese la filologia ha a che fare con lo stabilire un testo, interpretarlo e commentarlo.
Nel dizionario italiano Battaglia è una "disciplina che mediante la critica testuale si propone di interpretare correttamente un testo; disciplina che si occupa di ricostruire la lingua", mentre nel Devoto-Oli si parla di ricostruzione di documenti di una determinata cultura. In generale, in Italia la definizione è tecnica, poiché la filologia è lo studio e l'analisi dei testi volto a stabilire un testo critico.
Il manoscritto come prodotto culturale
Attualmente oggetto di studio dei filologi sono i manoscritti come prodotti culturali, prima considerati solo come un "contenitore" di testi e non indagati nella loro storia, nella loro produzione e nemmeno nella loro circolazione.
Nella prima fase della filologia della letteratura italiana, fino all'epoca della più economica e rapida stampa, il supporto principale è il manoscritto. Anche dopo l'invenzione della stampa, tuttavia, si continuano a produrre manoscritti, poiché poteva capitare che un fruitore integrasse le stampe con nuovi testi scritti a mano e divenisse "copista per passione" (non c'era la stampante a casa). Conoscere fisicamente il manoscritto ci dà informazioni sulla condizione economica del proprietario: se il manoscritto ha pergamena è membranaceo (più pregiato e costoso perché c'era molto spreco di pelli e spesso miniato in oro, richiedeva una lunga preparazione ma era più durevole) se ha carta cartaceo (più economico, in quanto la carta era ricavata dagli stracci, non dagli alberi e dunque più accessibile e diffuso).
La filigrana della carta è un particolare contrassegno inserito dalle diverse cartiere per consentire di identificare il luogo e la data di produzione di un manoscritto, grazie al catalogo Briquet. Tutti i manoscritti, inoltre, sono descritti in un sistema accessibile online, che ne dà la segnatura (il "nome", dato spesso dal luogo di conservazione, il fondo che lo ospita e il numero), l'informazione sul supporto (ad es. "omogeneo" se è fatto tutto della stessa carta, senza aggiunte), sul contenuto ("miscellaneo" significa che contiene opere diverse dello stesso autore), se è completo o mutilo (quando mancano fascicoli dell'opera, a causa di deterioramento o perdita, ad es. "acefalo" è quello a cui manca la parte iniziale), la datazione (stabilita grazie all'ecdotica, ovvero alla critica del testo) e il luogo di produzione, le carte di guardia che le compongono e quelle totali, le dimensioni, lo specchio di scrittura, la scrittura utilizzata, la storia del manoscritto.
Il metodo della pecia
I fogli di carta prodotti erano poi raccolti in gruppi di 4 fogli cuciti insieme, detti fascicoli, e protetti da carte di guardia. Le carte sono numerate non come le pagine di un libro: aprendo il manoscritto la pagina a sinistra è 1 verso (il rovescio è detto recto), quella a destra è 2 recto. Spesso ci sono più numerazioni per lo stesso testo, poiché quella iniziale è modificata quando il manoscritto in epoca moderna entra nelle biblioteche o nelle case di collezionisti (si possono perdere o deteriorare delle carte). Alla fine dei fascicoli spesso si trovano i richiami, ossia 2-3 parole indipendenti dal testo che si trova in quella pagina, ma che sono le prime parole del fascicolo successivo. Ciò è importante per rispettare l'ordine del testo, visto che il manoscritto era preparato non fascicolato da una equipe di più copisti che contemporaneamente copiavano diverse sezioni della stessa opera. Non è detto però che i copisti copiassero da uno stesso manoscritto, era possibile che arrivassero due copie dello stesso manoscritto, con due storie editoriali (ad es. uno di un copista per passione e uno di un copista a prezzo) e che dunque, copiate da copisti diversi, producevano un nuovo manoscritto "contaminato".
Metodo della pecia: spesso alcuni fascicoli di opere venivano copiati sparsi, ad esempio quando uno studente necessitava di un particolare capitolo di un'opera. Contaminazione: spiega le anomalie che risultano nel momento in cui si stabilisce una rappresentazione schematica dei testimoni di un'opera (stemma codicum). Manoscritto: oggetto fisico prodotto dal copista Testimone: oggetto fisico (manoscritto o stampa) in quanto testimone di una determinata Stemma codicumopera. Stemma: rappresentazione dei rapporti di parentela tra i manoscritti. Quasi tutti sono bipartiti. Collazionare: confrontare il testo di un testimone con quello del testo di riferimento di un'opera. Grazie a questa operazione il filologo tenta di ravvisare differenze (ed errori) e affinità tra diversi manoscritti, che ne testimoniano la produzione e la storia.Se tutti i testimoni di un'opera sono uguali e della stessa epoca non è possibile stabilire la derivazione di uno dall'altro. Sono detti errori congiuntivi quelli che testimoniano la parentela di due manoscritti; ad es. se due manoscritti della Commedia iniziano con "Nel naso del cammin di nostra vita" è improbabile che un errore così grossolano venga compiuto indipendentemente da due persone differenti. Se tutti i testimoni contengono almeno un errore comune allora abbiamo dimostrato l'esistenza dell'archetipo (indicato con omega), ovvero di un unico punto da cui tutta la tradizione si è irradiata. Ad es. in tutti i manoscritti del Convivio di Dante manca una parte che, in assenza del manoscritto autografo, è ignota. Non è detto che ci sia un archetipo, ma il metodo degli errori si usa per individuare rapporti di parentela che creano "gruppi di manoscritti": ad es. se 50 manoscritti hanno lo stesso errore sicuramente c'è un subarchetipo che lo conteneva. Se invece abbiamo un testo che contiene alcuni errori ed altri no dobbiamo pensare che il copista avesse davanti due differenti manoscritti grazie a cui ha potuto correggere alcune parti del testo. Questa modalità di lavoro ha molto a che fare con il fenomeno della contaminazione.
È molto importante conoscere il lavoro del copista, che segue logiche differenti a seconda che lo faccia per passione (ad es. Boccaccio) o per lavoro ("a prezzo"). Nel primo caso in genere la qualità testuale è più alta, perché sicuramente il fruitore era interessato ad avere un buon testo, ma è anche necessario notare che i copisti per passione erano spesso poeti e dunque si sentivano ancora più autorizzati a modificare il testo; nel secondo caso, al contrario, i copisti producevano spesso manoscritti intesi come oggetti di pregio, non come veicolo di cultura (porzioni di testo saltate, poca attenzione alla lingua). Spesso le officine dei copisti e i centri di produzione scrittoria erano legati a contesti universitari, in cui gli studenti necessitavano di testi su cui studiare. È fondamentale ricordare che prima della digitalizzazione il manoscritto doveva essere trasportato fisicamente da un posto all'altro o comunque doveva essere copiato.
La stampa e i problemi filologici
Manuzio, dopo aver stampato molti testi latini (Virgilio, Lucrezio), nel 1501 stampa il Canzoniere e i Trionfi di Petrarca in un carattere che diverrà molto noto non solo nelle edizioni aldine. Il libro era stato allestito da Pietro Bembo, che aveva copiato un manoscritto contenente, oltre a Petrarca, Dante e in ciò si nota il persistente intrecciarsi di stampa e manoscritto. Bembo sapeva dell'esistenza dell'autografo petrarchesco (Vat. Lat 3195 + Codice degli abbozzi-contenente le varianti d'autore del Canzoniere- Vat. Lat. 3196) e proprio su esso, seppur correggendolo in alcuni punti, allestisce il proprio manoscritto con le precise istruzioni per la stampa (Vat. Lat. 3197), ovvero 2 sonetti per pagina, distanziati.
Nel 1502 Manuzio stampa la Commedia curata da Bembo, ma questa volta non c'è manoscritto autografo. L'impostazione è simile a quella data al manoscritto petrarchesco, la scrittura è aldina.
I problemi filologici persistono nell'epoca della stampa, poiché i testi a stampa non sono testimoni, al contrario dei manoscritti su cui si concepiscono, e dunque non sono utili per ricostruire la produzione e la diffusione del testo. Della Giuntina di rime antiche (Firenze, 1527), a differenza di ciò che accade per Dante e Petrarca, non conosciamo il manoscritto da cui fu tratta, si ha un'idea delle fonti, ma non certezze. Alcuni poeti duecenteschi, come Dante da Maiano -il quale fu protagonista di una tenzone con Dante Alighieri-, sono testimoniati unicamente dalla Giuntina.
Dall'età della stampa in poi le opere vengono concepite direttamente stampate e non hanno manoscritto autografo, dunque c'è un problema di edizione critica quando sussistono variazioni a stampa di autori come Ariosto, Machiavelli, Leopardi, D'Annunzio, Pasolini. Di una stessa opera possono esistere più edizioni, con differenze notevoli tra le diverse emissioni, ad esempio perché l’autore era fisicamente presente in stamperia e accorgendosi dell'errore ne chiedeva la correzione sulle stampe successive, oppure l’editore interveniva all'insaputa dell'autore. Alcune volte i manoscritti recano l'indicazione di quello da cui copiano (manoscritti descritti), ma ciò non sempre avviene.
L'editore critico di un testo antico deve esaminare tutti i testimoni (manoscritti, stampe) e collazionarli indicando tutte le varianti rintracciabili. Il lavoro è facilitato quando l'autore corregge a mano il testo a stampa, poiché ciò consente di rintracciare il testo più vicino alla volontà dello scrittore. Oggi esistono programmi per collazionare i testi, ma non sempre funzionano alla perfezione, in particolare nei manoscritti, i quali hanno livelli di oscillazione notevoli. Per i testi a stampa, invece, sono più affidabili in quanto lo specchio di scrittura e il carattere sono costanti. Per realizzare un lavoro filologico si inizia dalla trascrizione del testo, per cui le nozioni di paleografia sono indispensabili. Ci sono vari metodi di trascrizione, più fedeli alla forma fisica originale del testo (edizioni diplomatiche, frequente per atti/rogiti, grazie a cui il fruitore può ricostruire il lavoro filologico attuato sul testo) o più simili ad edizioni complete (edizione dotata di punteggiatura, va a capo quando il filologo lo stabilisce, assimilata alla grafia dell'italiano moderno).
La scuola siciliana e la trascrizione dei manoscritti
Madonna dir vo voglio di Giacomo da Lentini è la prima canzone della scuola siciliana ed era già al suo tempo quello a cui i lettori davano più rilevanza, tanto che il manoscritto Vat. Lat. 3793, composto a Firenze alla fine del XIII secolo nel nuovo carattere protomercantesco (definizione di Armando Petrucci), si apre proprio con tale componimento. In generale gli autori più importanti sono trascritti all'inizio dei fascicoli. Il primo settenario del testo è ipermetro poiché ha otto sillabe, ma non è un errore del manoscritto. È abitudine frequente e caratteristica di tale manoscritto usare sempre le forme verbali piene (discrasia implicita tra scrittura ed esecuzione). Boccaccio, ad esempio, segna con un puntino sotto le lettere quelle che vanno espunte nell'esecuzione. La poesia italiana antica è erede di quella trobadorica non solo sul piano contenutistico, ma anche per il forte rispetto del computo metrico e l'anisosillabismo è quasi totalmente escluso. A ciò si lega anche il rispetto della perfezione in rima, salvo la possibilità di usare rime imperfette, come quella siciliana, che ha tuttavia spiegazione linguistica, in quanto i testimoni della poesia siciliana sono stati completamente toscanizzati (persistono pochissime testimonianze laterali del siciliano illustre, il quale aveva solo rime perfette).
Ad esempio, il copista scrive Vui toscanizzato in Voi e lo fa rimare con Lui (non toscanizzato perché forma in uso). Il codice contiene nei primi capitoli gli autori della scuola poetica siciliana, i primi di cui si ha testimonianza diretta poiché la lirica precedente è sopravvissuta solo in sporadiche tracce contenute in opere latine. Il manoscritto testimonia un progetto storiografico, in quanto i componimenti sono ordinati cronologicamente e geograficamente in modo da veicolare una tradizione letteraria.
La prima edizione critica di Giacomo Da Lentini fu curata da Roberto Antonelli nel 1979 e contiene indicazioni utili per il lettore, che all'epoca non aveva la possibilità di osservare digitalmente il manoscritto, come le trascrizioni diplomatiche. Queste ultime consistono nello scioglimento delle abbreviazioni come il titolus (raddoppiamento della n reso con un trattino sopra la n), che vanno rese tra parentesi tonde: Madonna, nel rispetto della scansione del testo e degli spazi presenti nel manoscritto. Il manoscritto Vat. Lat. 3793 è caratterizzato, inoltre, dall'indistinzione grafica tra U e V, dall'univerbazione di elementi lessicali e particelle (uiuolglio), mantenute nella trascrizione diplomatica, come pure il punto metrico che, in assenza di altri segni di punteggiatura, segna la fine del verso.
Il copista, tuttavia, non sempre inserisce il punto metrico o può sbagliare la scansione, ad esempio un endecasillabo potrebbe essere scansionato come un settenario + un quinario. Per precisare gli "a capo" Antonelli utilizza un'asta, ma recentemente si affermano edizioni che vanno a capo esattamente come il manoscritto. Nel manoscritto mancano anche i segni diacritici.
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Elementi lessicali
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Elementi costruttivi
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