Lo studio del disegno infantile
Lo studio del disegno infantile è riconducibile a due periodi: uno di bassa autonomia dello studio del disegno in relazione alla psicologia; l’altro, dal 1975 circa, in cui la ricerca psicologica sul disegno (cognitivista) ha più vigore per il concetto di rappresentazione e comunicazione. Le produzioni dei bambini sono specifiche attività di simbolizzazione per padroneggiare le forme di equivalenza tra artefatto e realtà, che costituiscono la peculiarità della costruzione grafico-pittorica molto lontana dall’essere replica del reale.
Il concetto di artisti-bambini
Golomb definisce artisti-bambini coloro che amano intensamente disegnare, dipingere, scolpire, senza limitarsi a criteri basati su caratteristiche intrinseche dei prodotti. Opera in una prospettiva attenta all’interazionalismo e vicina a Bruner, connettendo la mente individuale con il contesto sociale collegando artisti e fruitori. Consente di superare la convinzione della superiorità del realismo ottico nell’arte e l’idea dell’eccellenza artistica correlata a un solo stile di rappresentazione. Ruolo fondamentale del contesto culturale e sociale, fornitore di mezzi espressivi (le pratiche educative che propongono l’uso di mezzi 2D comportano che lo studio delle attività espressive abbia sottovalutato i processi mentali/esecutivi impliciti negli oggetti 3D). Golomb propone lo sviluppo di una teoria ingenua delle rappresentazioni artistiche.
Introduzione
Le caratteristiche tipiche dei disegni primitivi dei bambini sono state spesso considerate come segno di deviazione nell’uso del mezzo pittorico a causa di immaturità mentale perché ci si basava su un realismo visivo. Ma per gli artisti della rivoluzione modernista a cavallo tra 800 e 900, questi dipinti sono emblema di ispirazione/originalità (Klee, Picasso, Mirò, Matisse). La semplicità della rappresentazione diventa fonte di creatività e molto apprezzata. La concezione dell’infanzia in questo modo e con l’intervento di Rousseau portò innovazioni pedagogiche tra cui l’insegnamento delle pratiche grafico-pittoriche come mezzo di auto-espressione.
I risultati delle ricerche della Golomb contrastano con la nozione secondo cui i disegni dei bambini siano immaturità concettuale anche perché è nella nostra cultura arrivare ad un realismo visivo, cosa non comune a tutte. Gli interrogativi sono sulla natura della rappresentazione. Per Piaget la rappresentazione è pensiero basato su un sistema di simboli differenziati e sui loro referenti, cioè invenzione di forme pittoriche che possono stare per l’oggetto senza confondere il simbolo con il referente. Nell’arte infantile vanno differenziate le azioni senso-motorie fatte con mezzo espressivo e le azioni intenzionali atte a creare un oggetto che “sta per” qualcosa di reale. La rappresentazione implica un’attività mentale che va oltre il percepire gli oggetti e trasformarli con le possibilità date dal mezzo.
Lo sviluppo del disegno
La bizzarria dei disegni dei bambini richiede un’indagine dei processi mentali che sono sottesi.
Teorie cognitive
Tra IX e XX sec. si tengono le prime mostre d’arte infantile, l'interesse è dato da nuovi eventi (impressionismo, post-impressionismo, espressionismo, cubismo, surrealismo) che modificano la rigida attinenza al reale: una rivoluzione delle arti visive. Il disegno sembrava riprodurre gli stadi della mente umana e vennero fatte molte raccolte. Gli studiosi dell’arte trovano delle peculiarità: omissione/collocazione scorretta di importanti parti del corpo e le “trasparenze” di parti non visibili; indifferenza per le proporzioni (bambino piccolo); natura schematica conto natura. Queste furono considerate manifestazioni tipiche di una mente immatura, confusa, carente. Si pensava che il realismo fosse la più alta conquista artistica! Goodenough (usa il criterio del realismo) valuta l’intelligenza di essi sulla base di come disegnavano la figura umana (test che venne esteso da Harris).
Piaget vede nello studio dell’arte infantile un indice di maturità mentale. Fase 1: il bambino usa simboli senza differenziazione e vita mentale con egocentrismo (non considera prospettive diverse dalla sua). Delinea una progressione evolutiva dal disegno di forme chiuse con referente generico ignorando forme e dimensioni; fase associata al periodo pre-operatorio dello sviluppo cognitivo. Individua diverse trasformazioni grafiche che giungerebbero allo stadio di realismo intellettuale (secondo scala di Luquet) in cui vi è progresso nella differenziazione delle componenti della figura e varie forme. Il maggior cambiamento si ha nel periodo operatorio concreto (realismo visivo o fotografico) con attenzione al dettaglio, forme, dimensioni, proporzioni; esplorano nuove tecniche per ritrarre una scena. Per Piaget, l’abilità di adottare un altro punto di vista deve corrispondere al realismo visivo e all’uso della prospettiva nei disegni. I disegni per lui sono come una stampa dell’immagine mentale del bambino e del suo status concettuale. All’inizio dello stadio delle operazioni formali si suppone che abbia raggiunto il livello ideale di raffigurazione realistica (arte come copia) perché lui pensa a una progressione stabile verso una meta precisa. Queste convinzioni continuano ad aver credito presso molti ricercatori e il ragionamento logico-matematico sia applicabile anche alle arti visive ignorando che il realismo visivo non è uno stadio acquisito da tutti.
Negli anni '70 venne criticata l’ipotesi che il responsabile delle figure imperfette fosse un’immagine concettualmente primitiva perché vi sono effetti significativi legati al compito e alla natura del mezzo espressivo. Studi dicono che i bambini piccoli non sono egocentrici perché in grado di considerare diversi punti di vista. Sono ora presentati quattro approcci contemporanei nello sviluppo del disegno.
Norman Freeman: la produzione imperfetta
Critica Piaget sui deficit concettuali dei disegni dei bambini proponendo che la comprensione del bambino non è carente e i disegni “imperfetti” sono solo un problema di realizzazione tecnica perché le strategie di progettazione sono limitate (limiti interni). Sono espressioni inadeguate di un’immagine completa, ma non sono un fallimento nell’analisi percettiva/comprensione. Evidenziano gli sforzi grafici del bambino nella raffigurazione centrata dell’oggetto (rappresentazione generica che ne illustra le caratteristiche che lo definiscono) oppure centrata sulla percezione (da parte di chi lo disegna). Le sue teorie hanno il limite di non essere generiche perché le considera in determinate situazioni temporanee.
Maureen Cox: estensione della nozione di modelli interni
Cox diversifica la visione di Freeman: i disegni possono variare in base al compito, intenzione, umore del bambino. Il modello interno/immagine mentale informa o guida il disegno e media tra la percezione del bambino e la conoscenza di un oggetto da una parte e il suo disegno dall’altra. Compiti diversi generano modelli diversi. Si associa a Freeman sullo sviluppo artistico che progredisce da una raffigurazione centrata sull’oggetto a una centrata sul punto di vista. Il modo di vedere l’oggetto tipo “Finestra di Leonardo” non è spontaneo ma è una risposta che nasce da un allenamento, è una conquista artistica. Il concetto di sviluppo grafico dei bambini ha una meta del realismo ottico (simile a Piaget), parametro entro cui misurare le fasi.
Constance Milbrath: una prospettiva piagetiana sul talento artistico
Milbrath ha un approccio piagetiano sull’indagine dello sviluppo dei bambini dotati artisticamente. I criteri per identificarli includono l’abilità di fare forme riconoscibili (realistiche!) in età precoci, l’originalità, impegno e motivazione intensa. Su varie analisi Milbrath ha concluso che i bambini di talento e quelli meno dotati hanno processi mentali diversi: quelli meno dotati disegnano a partire da concetti, centrati sull’oggetto (realismo intellettuale) e ciò blocca l’accesso all’informazione visiva, raro che anche da grandi imparino a disegnare in prospettiva. I bambini dotati vedono il mondo in termini di forme con caratteristiche visive peculiari (realismo visivo), hanno un pensiero figurativo dominato dai processi percettivi/imitativi + abilità figurative. Secondo Milbrath il pensiero figurativo è basato sull’imitazione (formulazione derivata da Piaget). Bensì i bambini dotati scoprano presto le tecniche per fare il volume, rotazione, scorcio... sono prodotti di ordine figurativo inferiore perché non riflettono attività cognitive genuine perché anche loro unificano i processi figurativi e operativi verso i 9-10 anni (fine del periodo operatorio concreto). Per Milbrath, la teoria di Piaget sulla differenza tra accuratezza percettiva e inadeguatezza della rappresentazione grafica non è applicabile a bambini dotati perché le teorie di Piaget sono sullo sviluppo dell’intelligenza in generale, così Milbrath svaluta il problem solving perdendo di vista i processi cognitivi astratti implicati nell’invenzione della rappresentazione pittorica. Il suo concetto di talento è limitato al disegno in prospettiva ignorando qualsiasi altro stile e variabile (colore, espressione, composizione, personalità).
John Willats: una teoria della percezione e della produzione pittorica
Ha proposto una nuova teoria della percezione/produzione pittorica dando un’analisi sofisticata dei dipinti identificando i sistemi grafici e i sistemi denotativi: quelli grafici sono la trasposizione delle relazioni spaziali del mondo reale sull’immagine disegnata; quelli denotativi sono la trasposizione delle unità minime dell’informazione circa la forma in una scena (aree, linee, punti del disegno) che possono essere 3D, 2D, 1D, 0D. Da ciò elabora lo sviluppo grafico infantile per sistemi grafici:
- Sistema basato su rapporti topologici
- Produzioni in proiezione ortografica (orizzontale-verticale-obliqua)
- Prospettiva
Il sistema denotativo delinea la progressione:
- Aree 2D (regioni) denotano volumi interi
- Regioni denotano lati degli oggetti o loro proiezioni del campo visivo
- Linee 1D come bordi/contorni
Le conquiste più avanzate sono dovute all’apprendimento di nuove tecniche. Ha distinto anche tra immagini primitive, le unità di significato più astratte e segni, l’effettiva area della pittura. Per lui il disegno di un bambino piccolo è linee-punti come segni, ma le unità di significato sono regioni 2D così le primitive sono sempre regioni (di linee o zone chiuse). Egli concepisce lo sviluppo come attività di problem solving, interazione tra percezione e produzione e adotta la distinzione di Marr delle descrizioni centrate sull’oggetto o sull’osservatore: il processo percettivo che inizia con una fase centrata sull’osservatore e termina con il riconoscimento centrato sull’oggetto è inconscio. Quindi per Willats la rappresentazione interna è la descrizione su cui si basano i disegni. Cox lo critica per non aver spiegato il motivo per cui i bambini dovrebbero progredire da punti a regioni. Lo studio di Willats risulta limitato perché le ricerche sono circoscritte a forme cubiche. Sono studi molto rigorosi ma che poco hanno in comune con i bambini anche se si nota l’influenza di Piaget e molto vicino ad Arnheim.
Una teoria rappresentazionale dello sviluppo grafico (Arnheim)
Al centro del dibattito su come interpretare i disegni dei bambini vi è lo scarto tra percezione e rappresentazione. Le teorie tradizionali segnano il limite dei bambini nell’analisi delle figure. Rudolf Arnheim ha sfidato la concezione dell’arte come copia della realtà contrapponendo la nozione di rappresentazione che, a differenza della copia, richiede un’invenzione di forme che siano equivalenti strutturalmente/dinamicamente all’oggetto. Deriva dalla convinzione che la comprensione delle arti e della storia dell’arte sia un dominio degno di uno studio autonomo. L’arte visiva è attività cognitiva che offre un'opportunità artistica di esprimere se stessi e il mondo. L’idea di copia della realtà non considera il lato espressivo. I vincoli del mezzo espressivo precludono ogni tentativo di copiare un mondo 3D, così l’artista deve inventare forme adeguate che possano stare per l’oggetto complesso. Tutta la produzione artistica è basata sull'astrazione e riproduce alcune caratteristiche distintive in un modo strutturalmente essenziale. Il pensiero artistico inizia con la creazione di forme astratte semplificate che poi divengono più complesse. Con lo sviluppo vi sarà il desiderio di una maggiore complessità e aumenta l’ambizione e l’abilità. Per lui l’arte pittorica è invenzione di forme equivalenti all’oggetto che possono stare al suo posto. Equivalenza come relazione tra il polo della realtà oggettiva e l’insieme delle possibilità del mezzo espressivo. L’esperienza umana percettiva è attività dinamica e intelligente, consente di dare senso all’ambiente. La trasposizione della percezione alla rappresentazione non è duplicazione, ma è una mediazione tra concetti percettivi e la rappresentazione del mondo.
La rappresentazione pittorica inizia con le forme globali che raffigurano l’oggetto in un modo generale basato sul principio della semplicità; con il procedere dello sviluppo le equivalenze tendono a basarsi su relazioni più complesse che forniscono più informazioni all’osservatore. Lo sviluppo è ordinato e significativo con una logica intrinseca. Inizialmente l’astrazione e le forme generiche sono le sole disponibili per l’artista inesperto: l’inesperienza, non l’infanzia, è il punto di partenza per lo sviluppo rappresentazionale! Arnheim sostiene una continuità tra le aspirazioni artistiche di bambini e adulti e i principi base dell’arte. La differenziazione pittorica implica che ci sono diversi modi per la soluzione di un problema di rappresentazione. C’è la spinta a creare equivalenze di forma in un certo mezzo espressivo.
I disegni dei bambini non sono “meno” dei lavori degli artisti: i loro disegni prodotti a diversi livelli di competenza pittorica sono completi all’interno dei loro sistemi di rappresentazione. Il lavoro di Golomb è ispirato dalla concezione di Arnheim: la sua descrizione del processo artistico dei bambini non è legata all’età o agli stadi, ma come serie di fasi che dipendono dalla pratica, motivazione, talento e maturità mentale. Ma vi sono molte differenze individuali sconnesse dall’età. Critica Piaget sul modello evolutivo grafico come progressione unidirezionale verso il realismo ottico perché ignora la varietà dei modelli culturali e di rappresentazione alternativi che dipendono dalle intenzioni dell’artista.
Tendenze nello sviluppo del disegno
I bambini piccoli iniziano facendo movimenti gestuali che lasciano una traccia, detta “scarabocchio”. All’inizio sono soddisfatti del loro scarabocchio ma se un adulto chiede loro cos’è tendono a inventare una narrazione (romanzare); poi scoprono una somiglianza accidentale tra il disegno e qualcosa di reale ed estrapolano che cosa il dipinto potrebbe rappresentare. Espedienti prerappresentazionali per dare senso a creazioni non intenzionali. Il vero inizio lo si ha quando la forma disegnata si rivolge al referente di cui “sta al posto”. Prime rappresentazioni sono forme semplici (cerchi, punti, linee). L'astrazione di alcune caratteristiche generali è marchio di un’intelligenza simbolizzante cioè che i simbolo e referente devono essere distinti.
La forma
Primi soggetti disegnati: esseri umani e sono fatti in modo globale: forme sferiche con pochi dettagli con semplicità ed economia della forma. Le figure si differenziano graficamente con l’aggiunta di parti o per suddivisione. Spuntano gambe e braccia: “omino testone”. Viene ristrutturato creando una figura filiforme o una figura “a busto aperto” e poi facendo il busto come unità separata. Anche le figure animali mostrano processi simili. Mano a mano che aumenta la pratica cresce il desiderio di raffigurare i dettagli che rendono distinguibile il soggetto. L’ipotesi di un’immagine mentale/modello unico sotteso al disegno non tiene conto della varietà dei modelli grafici che i bambini davvero usano. A seconda delle intenzioni, del compito i bambini doteranno il loro disegno. All’inizio tendono ad essere interessati a proseguire una verosomiglianza mentre dimensioni, proporzioni, colori sono secondari. La forma è il principale veicolo per creare una rappresentazione dotata di senso, solo dopo prestano attenzione agli altri elementi. L’interesse estetico emerge con la produzione di forme equilibrate e con l’uso dei colori primari che crea impatto visivo. Preferiscono la visione frontale; ogni figura come unità separata con dei confini; le occlusioni sono evitate. Con la figura umana, l’orientamento frontale è punto di vista canonico mentre negli animali spesso si ha il corpo di lato e la testa frontale (punto di vista misto). Dal cerchio primordiale si arriva a forme rettangolari e triangolari varie, dalle linee rette a curve a linee “D o 3D”. Le braccia estese a T danno spazio a relazioni sempre più variate e cresce piano piano l’abilità di ritrarre gesti/movimenti (così da usare anche diverse visioni), iniziando a considerare anche dimensioni e proporzioni e un contorno unico per il corpo.
-
Riassunto esame Educazione all'immagine, prof. Zuccoli, libro consigliato Fantasia, B. Munari
-
Riassunto esame Educazione all'immagine, Prof. Marabotto Paolo, libro consigliato Toccare l'arte, Bellini
-
Riassunto esame Didattica generale, prof. Zuccoli, libro consigliato Esperienza e didattica, Nigris, Negri, Zuccoli
-
Riassunto esame Didattica generale 1, Prof. Boffa Federico, libro consigliato Didattica generale, Nigris, Terrugi, …