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Educazione degli adulti

Lessico pedagogico

Educazione = azione (a differenza della pedagogia che è teoria/riflessione) che favorisce lo sviluppo integrale del soggetto-persona, dal punto di vista fisico, corporeo, motorio e sensoriale, intellettuale, sociale, morale ed affettivo-emotivo, verso la piena coscienza di sé e il pieno dominio di se, e verso la rispondenza reciproca alle esigenze della comunicazione e cooperazione sociale, nella partecipazione ai valori.

Abbiamo cominciato a dare la definizione del termine educazione e non dal termine pedagogia perché l'educazione avviene in tutte le culture, mentre la pedagogia non è detto che ci sia. Partiamo dal fatto dell'educazione.

Pedagogia = è la teorizzazione del fatto, dell'evento educativo, è la sua riflessione, dottrina, sapere intorno all'educazione (ora si parla di scienze dell'educazione; v. più avanti). Il rapporto che c'è tra pedagogia e educazione è il rapporto che c’è tra teoria e prassi nel quale si colgono le relazioni tra l’una e l’altra. (Teorizzazione/riflessione dell'educazione).

Educazione integrale

Implica tutte le sfere del soggetto:

  • Fisica, motoria, sensoriale, fisiologica, corporea (educazione del nostro corpo, serve anche all’adulto)
  • Intellettuale (no razionale), riguarda le intelligenze (intuizione, elaborazione intellettuale di quello che ho studiato, intelligenza matematica, motoria, musicale…). Dovrebbe appellarsi alle capacità intellettuali delle persona.
  • Sociale, l’educazione deve essere sociale
    • Intrapersonale (tra due/tre persone, amici)
    • Sociale (far parte di un gruppo, società)
    • Intrapersonale (discorso con me stesso)
  • Morale, l’educazione deve basarsi su dei valori. Etica: valori, principi fondanti, filosofia morale (teoria); Morale: azioni, comportamenti.
  • Affettivo-emotivo, importante nell’educazione. Affettivo: educazione ai legami, gestione dei nostri legami affettivi. Emotivo: saper controllare le proprie emozioni.

Coerenza = Corrispondenza tra quello che dico e quello che faccio.

Congruenza = non è solo una connessione razionale tra quello che si dice e quello che si fa. Intima connessione di tutto l’essere, sentire su di se i propri valori. Noi educhiamo con il nostro essere, per come siamo, non per quello che sappiamo.

Apprendimento: quello che ho.

Educazione: quello che sono, che sento mio, fa parte del mio essere.

Autonomia = gestione sostenibile delle nostre dipendenze. Tutti noi siamo dipendenti da qualcosa/qualcuno (fidanzato, mamma, fratello, orari). Bisogna gestire le nostre dipendenze. Obiettivo dell’educazione: conoscersi meglio, sapersi gestire.

Educazione formale: scuola.

Educazione non formale: lavoro.

Educazione informale: famiglia.

Pedagogia: riflessione sul fatto educativo

Ha tre definizioni:

  • Allevamento dei bambini; ma è sorpassata, non esiste più perché non è chiaro il passaggio dall’essere bambino al diventare adulto.
  • Teorizzazione del fatto, dell’evento educativo, è la sua riflessione.
  • Pedagogia come incontro delle scienze dell’educazione coordinate delle scienze che si occupano di educazione che non sono pedagogia.

Pedagogia e scienze dell'educazione

Educazione: risultato di più variabili/fattori/elementi. Fatto sociale complesso e multiforme.

  • Complesso: Se educo in un gruppo ci sono tante personalità (maschi e femmine, italiani o stranieri).
  • Multiforme: formale, non formale, informale.

Posso indagare l’educazione da più punti di vista: dal punto di vista antropologico, sociologico, storico, economico, psicologico, biologico, medico…

Pedagogia: coordinare i diversi apporti delle scienze dell'educazione facendoli confluire in un insieme articolato e connesso, complesso. Le scienze dell’educazione sono scienze autonome (antropologia, medicina…), hanno il loro oggetto di studio. Nel caso queste discipline si occupino di educazione si chiamano scienze dell’educazione.

Esempi:

  • Antropologia: si occupa di cultura, ma nel momento in cui nelle scuole sono arrivati i figli degli immigrati i pedagogisti hanno chiesto aiuto agli antropologi e l’antropologia diventa scienze dell’educazione.
  • Economia: il mondo economico ha influenze sull’educazione, la scuola deve gestire i soldi che ha a disposizione. Politica: quanto si investe sull’educazione.
  • Psicologia: come gestire i rapporti interpersonali.
  • Medicina: neuropsichiatria infantile, pediatria.

Didattica: è la scienza e l’arte dell’insegnamento; è teoria e prassi dell’aiuto sistematico offerto al soggetto in età evolutiva che impregna un ambiente specializzato, adatto a tale scopo. Essa riguarda il modo di procedere del fatto educativo attraversato da una intenzionalità pedagogica.

Istruzione ≠ Apprendimento. Istruzione = dalla parte dell’educatore. Apprendimento = dalla parte dell’educando.

Rapporto tra educazione permanente e educazione degli adulti

(L’educazione degli adulti c’è sempre stata con Socrate, ma nasce nel 1800). Non c’è educazione se non è permanente.

  • Dimensione orizzontale
  • Dimensione verticale

Continua per tutta la vita, permane, resta dentro, ce la portiamo dietro.

Life long learning = può essere misurabile, ma non esaudisce l’idea di educazione permanente.

Life long education = educazione per tutta la vita/permanente, non è misurabile.

Initial education = corrisponde alla scolarizzazione/educazione formale, l’educazione va oltre la fase della scolarizzazione.

Adult education = l’educazione dopo i 18 anni, si rivolge alla persona matura/formata, educazione non formale (stage, tirocini).

Learning environment = educazione informale, ambienti di apprendimento.

L’educazione permanente non si raggiungerà mai, è un ideale, un principio ispiratore.

Ci sono due tipi di trasversalità:

  • Trasversalità disciplinare: pongo in connessione più discipline, interdisciplinarità.
  • Trasversalità formativa: riguarda la formazione, quando educo porto avanti i valori in cui credo. Capacità dell’educatore di diffondere nei valori in cui crede.

Ecosistema formativo = l’educazione è un sistema complesso (il nostro organismo è un sistema complesso, tutti gli organi devono essere in equilibrio altrimenti ci ammaliamo), anche l’educazione è un sistema complesso perché legato a una situazione/evento/a un ambiente. Un evento è complesso perché composto da più variabili, e tutte queste variabili devono stare in equilibrio.

Pedagogia della comunità educativa: ogni evento educativo è una comunità, ci si conosce tutti. Per l’educazione degli adulti devo rifarmi all’educazione permanente (sia orizzontale che verticale).

Educazione ricorrente: prima forma di educazione degli adulti, educazione compensatoria (formazione professionale), ad esempio per chi non ha il diploma, istruzione, recupero scolastico per l’adulto, alfabetizzazione, educazione al tempo libero (anziani), animazione socio-culturale (stage di teatro, musica, yoga, portano a un arricchimento personale).

Ci sono 4 tipi di alfabetizzazione:

  • Letterale = saper leggere e scrivere. Alfabetizzazione di ritorno: sono stati alfabetizzati ma si sono dimenticati.
  • Linguistica = per coloro che non sanno la lingua (immigrati).
  • Concettuale = non solo si capiscono i termini linguistici ma anche i concetti sottesi alle parole. Comprensione dei contenuti.
  • Coscientizzazione = oltre a comprendere quello che si legge ti fa riflettere criticamente (discussione).

Modello univoco di adulto: prima di fare un certo tipo di intervento devo conoscere la situazione, il tipo di adulto con cui devo trattare. L’adulto ha un’identità plurima/pluralistica, l’identità dell’adulto è caratterizzata dal pluralismo e dinamismo.

Pluralismo = ricopriamo vari ruoli e ci comportiamo a seconda dei ruoli (qualcuno può essere madre, fidanzata, lavoratrice…)

Dinamismo = l’adulto è evoluto, non ha la personalità di quando aveva 5 anni.

Definizioni di adulto

Tre orientamenti principali:

  • Empirico
    • L’età: avere 60 o 18 anni è diverso.
    • Status e ruoli: lavoratore o studente.
    • Scolarità: il grado di istruzione.
    • Attività lavorativa: il posto che ha nella società, quanto conta nella società.
  • Evoluzionista
    • Nozione di fase: soggetto in età evolutiva, giovane adulto, adulto nel pieno dell’attività lavorativa.
    • Nozione di stati della vita: l’adolescente può avere delle caratteristiche da adulto ma anche da bambino.
  • Socio-culturale = viene dall’antropologia e dalla sociologia
    • Variante generazionale: contesti sociali e momenti storici (il grado di maturità è diminuito, una volta a 14 anni andavano già a lavorare).
    • Variante gruppo sociale: componenti culturali, ideologiche, religiose.

Nozione di adulto = è plurale: essa è strettamente connessa al tessuto di relazioni e non tanto ad un modello dato di adulto. Ciò rinvia ad una visione dinamica e sistematica degli adulti come soggetti delle loro trasformazioni individuali e collettive.

Le ragioni del pubblico

  • Il pubblico è considerato come un adolescente a vita ed è sbagliatissimo; come quando diciamo “poverino ha tutta la vita davanti” è sbagliato perché a una certa età deve rendersi conto delle sue responsabilità.
  • Considerato nella sua dimensione individuale e collettiva (intrasoggettività e intersoggettività), capacità di guardarsi dentro.
  • Considerato come consumatore (scelta dei consumi che possiamo consigliare).
  • In rapporto all’utilizzo delle infrastrutture culturali.

Tipologie di pubblico

  • Pubblico reale: di buoni livelli d’istruzione.
  • Pubblico potenziale: dotato di possibilità di accedere alle occasioni educative ma ostacolato da alcuni fattori (lavoro, residenza, sesso, età, tempo).
  • Prepubblico: caratterizzata da basso livello d’istruzione e da semialfabetismo.
  • Non pubblico: caratterizzato da impedimenti difficili (ordine interno e esterno).

Orientamento educativo

È quello che l’educatore promuove nei soggetti che ha di fronte, l’orientamento educativo si collega alla relazione educativa, nel senso che non si può fare un orientamento che non sia in posizione se non c’è la possibilità di costruire una relazione significativa (che naturalmente non avviene subito, avviene col tempo attraverso alcune attività da fare insieme), quando faccio qualcosa (laboratori) riesco anche a entrare in connessione con un'altra persona, se invece sto fermo e non progetto niente l’altra persona non la conosco e la relazione interpersonale che potrà diventare educativa non si sviluppa.

Auto-orientamento

L’orientamento formativo, cioè quella attività di riflessione su di se che fa la persona, una forma di esegesi del sé, cioè questa capacità di guardarsi dentro, di analizzare dentro di noi quelle che sono le nostre caratteristiche, i nostri desideri, i nostri progetti, i nostri vizi, le nostre virtù.

Esistono dei costrutti psicosociali dell’orientamento e anche dell’auto-orientamento, cioè ci sono alcuni elementi base che si può seguire sia nei confronti della persona cui mi rivolgo, sia nei miei confronti (perché è importante che anche l’educatore faccia un lavoro di orientamento formativo).

Costrutti psicosociali dell’orientamento (e auto-orientamento): i pilastri su cui deve lavorare una persona quando fa orientamento verso l’altro oppure auto-orientamento, sono pilastri (non sono ricette, non sono abilità), sono dei punti che io devo tenere presente e che posso ritrovare nel processo educativo, nel rapporto con l’altro, nella quotidianità.

  • Concetto e stima di sé: cioè come io mi vedo, come io mi raffiguro (sono capace, non sono capace, sono bravo, non sono bravo, ho i miei limiti, non riesco a fare questo, sono bravo a trovare scuse per non fare determinate cose), come io mi vedo nella mia complessità perché il concetto di me riguarda l’aspetto affettivo, l’aspetto relazionale, l’aspetto intellettuale (quando i genitori mandano il figlio a scuola un anno prima, invece di mandarlo a 6 anni lo mandano a 5 anni, per “pomparlo”, perché ha le capacità intellettuali, ma gli mancano tutte le altre come gli aspetti affettivi, gli aspetti emotivi, gli aspetti di gestione della propria persona); noi vediamo quasi sempre lo sviluppo della persona dal punto di vista intellettuale/razionale mentre invece quando facciamo un discorso di concetto e stima di sé dobbiamo vederlo nella sua complessità, cioè secondo i vari aspetti (aspetto valoriale, aspetto relazionale, aspetto fisico/motorio, aspetto sensoriale), il concetto che abbiamo di noi, questo discorso ci aiuta a capirci come siamo, a vedere come noi ci collochiamo (per esempio se abbiamo una posizione eretta, o gobba perché siamo stanchi, è molto importante l’aspetto corporeo perché il corpo ci condiziona continuamente). Stima di sé vuol dire quanto noi crediamo in noi stessi, che stima ho di me? Come sono? Come ho passato la giornata? Come mi sono relazionato con gli altri? Che idea ho per il domani?
  • Congruenza tra aspettative personali e contesto di riferimento: Ci deve essere una certa congruenza nell’orientamento fra quello che io desidero/voglio/aspiro e la realtà, cioè qualcosa che mi metta in relazione con le reali possibilità che ho io di realizzare determinati ideali (molte volte ci sono persone che hanno tantissime aspettative personali e non tengono conto del contesto di riferimento, in questo caso bisogna andare avanti con una certa sostenibilità, vedere quante cose siamo capaci di fare e quante cose il contesto ci permette di fare), è un “work in progress” perché all’inizio possiamo avere grandi ideali, grandi aspettative nei nostri confronti però la realtà ci schiaccia, ci mostra una realtà molto più cruda, molto più difficile di quelle che sono le nostre aspettative, allora bisogna andare avanti con gradualità (non fare il passo più lungo della gamba), io posso avere in mente quello che vorrei fare ma lo devo graduare attraverso un rapporto continuo con la realtà (questo è importantissimo negli adolescenti, perché l’adolescente tende molto a immaginarsi, quindi ha bisogno di stare con i piedi per terra, l’immaginazione è importante e va sviluppata ma va anche controllata), quindi un incontro tra idealismo e realismo.
  • Assunzione di responsabilità: Vuol dire che quando io ho un progetto in testa so che devo assumere delle responsabilità, qualsiasi cosa che faccio implica che io mi assuma determinati compiti, un processo di responsabilizzazione. La responsabilità è una cosa che si costruisce con il tempo.
  • Autovalutazione: È l’azione e la valutazione combinate insieme, perché io possa avere un concetto e una stima di me ho bisogno di fare l’autovalutazione, ma la posso fare solo se faccio qualcosa, devo fare qualcosa, impegnarmi in qualche compito per poi potermi valutare. Capacità: sono qualcosa che si costruisce.
  • Decodificare la realtà: Cioè separare il reale dall’immaginario; l’immaginario è molto importante, è bello che ci sia, però bisogna sapere che da un lato c’è la realtà e poi c’è l’immaginario. Io posso fare collegamenti tra l’immaginazione e la realtà solo se le tengo distinte, io devo distinguere la realtà dall’immaginario e poi posso metterle in relazione, perché se non le distinguo faccio confusione, c’è una sola posizione di piani: mentre da una parte ci sono le realtà (impegni, doveri, diritti, responsabilità) e dall’altra l’immaginario (che comunque è importante).
  • Costruzione di punti di riferimento: (Significati, valori, direzioni) quando tu affronti le varie questioni della vita devi avere dei punti (che possono essere dei valori, delle definizioni), alcuni elementi di base su cui fai riferimento quanto fai delle scelte, quando gestisci la tua vita, la tua quotidianità (sono significati, valori, direzioni, possono essere anche delle prospettive).
  • Processi decisionali: (Capacità di scelta) La vita è fatta di scelte e noi sappiamo che quando decidiamo e facciamo una scelta, naturalmente/immediatamente escludiamo tutte le altre, ogni scelta è limitativa.
  • Criteri
    • Analisi dei costi e dei benefici: Quanto mi costa questa scelta? E quanto vantaggio posso trarre da questa scelta?
    • Saper escludere e selezionare: Ogni scelta è un'esclusione, ma non solo: posso anche selezionare, quindi fare una gerarchia di cose, fare una scala di priorità.
    • Sapersi organizzare: Saper utilizzare il tempo, non vuol dire che non possiamo oziare (dal punto di vista dell’ozium latino), ci dobbiamo anche concedere un momento di riflessione su noi stessi; organizzare il tempo che ho a disposizione nelle cose che faccio come azioni ma anche usare il tempo come riflessione, abituarsi a stare con se stessi.
    • Valutazione del passato, del presente e del futuro: Quando io scelgo devo valutare la situazione.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maddalenaonor di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Educazione degli adulti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Albarea Roberto.
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