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Quando il mercato è contendibile, l’intervento pubblico si deve limitare a

− consentire, liberalizzare l’entrata di nuovi potenziali entranti

Esercizio 16 (cap 10 di micro)

Nella città di PM ci sono 10 case, ciascuna con una domanda di elettricità pari a q=50-P

La società elettrica è unica e ha una funzione di CT, CT=500+Q

a. Per evitare la perdita secca di interesse, quale prezzo imporre al monopolista?

Quali saranno le Q, P, π, SC?

Abbiamo bisogno della domanda aggregata

q= 50-P

Q= 10q

Q= 10(50-P)

Q =500-10P

D

Sono un regolatore, per evitare la perdita secca devo fissare il P=C’ come in

concorrenza perfetta (first best, prezzo politico)

CT=500+Q

CMT= CT/Q = 500/Q + 1

C’= ∂CT/∂Q

P=C’

(500-Q)/10 = 1

Q*= 490; P*=1

∏= P*Q*-CT*

∏=-500

SC= area sopra P*, sotto la funzione di domanda, a sinistra di Q*

SC= bh/2 = (Q*(50-1))/2 = 12005 48

b. Per evitare la perdita di profitto, quale prezzo imporre? Calcolare Q**, P**, SC, π

e la perdita secca

Il second best è il prezzo pubblico: P**= CMT => (500-Q)/10 = 500/Q+1

Risolvo rispetto a Q, ottengo 2 soluzioni:

Q =10,4 (troppo piccolo, non ci interessa)

1

Q =479,6 480

2

P=(500-Q**)/10 = (500-480)/10 = 2

∏**=P**Q**-CT** =-20 0

SC**= area sopra a P**, sotto la curva di domanda, a sinistra di Q**

SC**= bh/2 = (Q**(50-2))/2 = 12000

La perdita secca è la differenza tra SC*-SC**= 5

c. Immaginiamo che si voglia introdurre una tariffa in 2 parti (canoni + prezzi al

consumo) in modo che il canone copra tutti i costi fissi del monopolista. I

consumatori accettano tale tariffa?

CT= 500+Q

CF= 500

Numero consumatori (N): 10

CF/N= 500/10= 50 => canone fisso

Il prezzo al consumo sarà uguale al prezzo politico, ogni consumatore quindi paga

50+1 per ogni unità consumata.

Il SC nel caso di prezzo politico è 12005.

Con il canone è come se ciascun consumatore rinunciasse ad una parte di tale

surplus.

In aggregato la perdita di SC è 50(10)= 500 49

Il SC***= 12005-500 > 0

I consumatori accetteranno tale proposta

4° fallimento del mercato (ESTERNALITA’)

Definizione esternalità: un’azione di un produttore e/o di un consumatore che influisce

su altri produttori/consumatori senza che tale influenza si rifletta nel prezzo di mercato

Dato che le esternalità non si riflettono nel prezzo di mercato, si generano inefficienze.

Rappresentazione grafica:

• Esternalità negativa da produttore (acciaieria) a produttore

▪ (allevamento pesci)

Inizialmente l’acciaieria opera in concorrenza perfetta

▪ Sappiamo però che ogni unità di acciaio prodotta genera un’unità di

▪ esternalità negativa: l’inquinamento dell’acqua e la morte di un

certo numero di pesci

L’equilibrio di mercato (concorrenza perfetta) è il seguente:

Ogni unità di acciaio genera una unità di inquinamento. L’inquinamento in quanto

esternalità negativa produce un “danno sociale”, un costo per la collettività 50

Quindi rappresentiamo tale costo che chiameremo costo esterno:

“q” è la quantità di acciaio prodotta dalla singola impresa

“Q” è la quantità aggregata di acciaio

C’est aggregato è la somma dei C’est individuali

N.B.: la curva di offerta aggregata è anch’essa la somma di costi marginali: 0 ∑ C’i

≡ i

Quindi aggiungo all’analisi del mercato concorrenziale dell’acciaio il costo esterno:

per capire il peso sociale dell’esternalità negativa devo sommare:

A livello di impresa: C’+C’est CS (costo sociale)

→ ≡

A livello di mercato: O+C’est CS (costo sociale aggregato)

→ ≡

agg agg 51

27/03/18

(riguardare il grafico sopra)

I punti A sono equilibri concorrenziali ottenuti con i meccanismi di mercato: Q , P e q .

1 1 1

I punti B sono gli equilibri ottenuti introducendo i costi sociali, i quali incorporano le

esternalità negative

L’equilibrio cui si giunge:

P**>P*

→ 1

Q**<Q*

→ 1

q**<q*

→ 1

⇨ prezzi più alti e quantità inferiori all’equilibrio concorrenziale

Ma se i punti B sono l’equilibrio socialmente corretto/rilevante, allora il mercato

lasciato operare da solo, determina un fallimento => l’equilibrio in A non è efficiente =>

quindi le esternalità sono possibile fonte di fallimento del mercato

Altri casi:

1) Effetto di una esternalità negativa di produzione (es. produttore che genera

inquinamento). Confronto tra equilibrio concorrenziale ed equilibrio socialmente

ottimo con riferimento all’aggregato:

differenza tra equilibrio A ed equilibrio B: prezzi, Q

↑ ↓

2) Effetto di una esternalità positiva di produzione (es. attività di ricerca e

sviluppo). Confronto tra l’equilibrio concorrenziale con l’equilibrio socialmente

ottimo in presenza di una esternalità positiva di produzione: 52

CS = O - beneficio esterno della ricerca

agg

Con esternalità positiva di produzione avremo nell’equilibrio socialmente ottimo

maggiori Q e minori P: Q*>Q e P*>P

1 1

3) Effetto di esternalità negative di consumatori (es. fumo passivo, traffico che

congestiona le strade). Confronto tra l’equilibrio concorrenziale e l’equilibrio

socialmente ottimo:

Vs (valore sociale aggregato) = D - costo sociale del consumo

Nell’equilibrio socialmente ottimo si avranno prezzi e quantità inferiori rispetto

all’equilibrio concorrenziale: Q*<Q e P*<P

1 1

4) Esternalità positiva di consumatori (es. prato fiorito che avvantaggia l’apicoltore)

Vs = D + beneficio esterno/sociale

agg

Nell’equilibrio ottimo sociale, P, Q, Q*>Q e P*>P

↑ ↑ 1 1 53

Se le esternalità generano equilibri inefficienti in senso paretiano (i punti A), quali

possono essere le soluzioni per avvicinarsi all’equilibrio ottimo sociale (come

raggiungere i punti B)?

2 tipi di soluzioni:

I. Private: la contrattazione privata permette il raggiungimento dell’ottimo sociale

(Teorema di COASE)

II. Pubbliche: tassazione (est neg), sussidi (pos), regolamentazione e mercati per le

esternalità

1) Teorema di COASE

Caso di esternalità negative di produzione

• Es. acciaieria che inquina il lago dei pescatori

• Immaginiamo che i pescatori siano i proprietari del lago

• Dati i loro diritti di proprietà, questi possono imporre all’acciaieria la chiusura

• (non vi è possibilità di installare filtri o tecniche di depurazione)

Immaginiamo che ogni unità di acciaio prodotta genera 100$ di danno ai pescatori

• Se tutti sono perfettamente informati su tutto, l’acciaieria potrebbe provare a

• contrattare/negoziare con i pescatori. L’acciaieria offre 100$ ai pescatori per

ogni unita di acciaio prodotta:

Da un lato i pescatori sono compensati del danno

o Dall’altro, per l’acciaieria, pagare 100$ significa aumentare i propri costi

o di produzione (come se fosse un input in più), ma è preferibile alla

chiusura.

Quindi questa soluzione permette di internalizzare le esternalità e rappresenta il

• 1° risultato del Teorema di COASE: 54

quando i diritti di proprietà sono ben definiti e la contrattazione/negoziazione si

caratterizza per bassi costi, allora la negoziazione tra le parti (quella che crea

l’esternalità e quella che la subisce) può portare ad un equilibrio di mercato

ottimo socialmente => la negoziazione porta all’eliminazione del fallimento di

mercato.

Il ruolo della pubblica amministrazione si limita a:

Stabilire i diritti di proprietà

▪ Consentire le contrattazioni tra privati a basso costo

2° risultato del Teorema di COASE

Il raggiungimento della soluzione efficiente (punto B) non dipende da quale delle

• due parti sia assegnataria dei diritti di proprietà => l’importante è che i diritti di

proprietà siano assegnati ad una delle due parti, ma non importa quale.

Nel nostro esempio:

• Il lago è di proprietà dell’acciaieria

o I pescatori non possono minacciare la chiusura dell’acciaieria

o I pescatori possono tentare di negoziare con l’acciaieria in tali termini: i

o pescatori pagano 100$ all’acciaieria per ogni unità di acciaio non prodotta

I 100$ incassati dall’acciaieria per non produrre non rappresentano un

o ricavo, ma un costo opportunità per l’acciaieria: 100$ è il costo

opportunità di rinunciare a produrre

Se così è, si raggiungerà l’equilibrio in B:

o 55

Esempio

Pasticciere:

• Guadagna 40$ se produce e fa rumore

o Guadagna 0$ se non produce e non fa rumore

o Crea esternalità negativa di produzione

o

Medico:

• Guadagna 120$ se non c’è rumore

o Guadagna 60$ se c’è rumore

o Subisce esternalità negativa

o

Da un punto di vista collettivo, possiamo distinguere 2 situazioni:

→ Pasticciere lavora: W = 40 + 60 = 100

o 1

Pasticciere non lavora: W = 0 + 120 = 120

o 2

W > W => pasticciere non lavora, no esternalità negative, solo medico lavora

→ 2 1

Applichiamo il Teorema di COASE, assegnando i diritti di proprietà del laboratorio

→ del pasticciere:

I diritti di proprietà sono in capo al pasticciere, sarà il medico a pagare il

o pasticciere affinché non lavori

Se il medico paga il pasticciere per non produrre:

→ M (medico) = 120 – I (quota pagata al pasticciere)

o P (pasticciere) = 0 + I

o W = (120 - I) + (0 + I) = 120

o

Da un punto di vista sociale, abbiamo raggiunto l’ottimo, ovvero W = 120

→ 2

I, la compensazione del pasticciere, sarà 40 (guadagno pasticciere quando

→ ≥

lavora) e mi aspetto che sia < 60 (maggiore guadagno del medico) => 40 ≤ I < 60 56

I diritti di proprietà sono ora in capo al medico

➢ Il medico minaccia la chiusura della pasticcieria

➢ Ci potrebbe essere una controfferta da parte del pasticciere che ricompensa il

➢ medico per il rumore: questa dovrebbe essere pari a 60 che è la perdita del

medico

Il pasticciere si può permettere solo 40, il suo guadagno, ma non essendo

➢ sufficiente a ricompensare il medico, non accetterà e farà chiudere il laboratorio

Da un punto di vista sociale:

➢ M: 120

o P: 0

o W = 120 + 0 =W

o 2

Limiti del Teorema di COASE:

Esistono dei problemi nell’assegnazione dei diritti di proprietà, soprattutto

→ quando sono tanti i soggetti coinvolti

Problemi e costi nella contrattazione tra le parti

Il Teorema di COASE resta valido per piccole esternalità locali, mentre per esternalità su

ampia scala/globali è necessario l’intervento pubblico

Soluzioni pubbliche alle esternalità

1) Tassazione e sussidi (tassa/sussidio pigouviano)

a. Se l’esternalità è negativa (di produzione), lo stato può imporre una tassa

che di fatto aumenti i costi di produzione e permetta uno spostamento

della curva di offerta verso l’alto in modo che vada a coincidere con la

curva di costo sociale (CS)

Es. acciaieria: lo stato impone 100$ di tassa per ogni unità prodotta =>

tassa pigouviana che consente di raggiungere l’equilibrio socialmente

ottimo

CS: O + tassa pigouviana 57

b. Se l’esternalità è positiva (di produzione), lo stato interviene con un

sussidio pigouviano: un trasferimento di denaro per ogni unità prodotta

CS: O – sussidio

16/04/18

Soluzioni pubbliche alle esternalità:

I. Imposte o sussidi Pigouviani

Se l’esternalità è negativa, lo stato impone una tassa, che permette di traslare la

curva di offerta (nel caso di esternalità di produzione) o la curva di domanda (nel

caso di esternalità di consumo) in modo che il nuovo equilibrio coincida con

l’ottimo sociale

Immaginiamo che (P*,Q*) non sia socialmente ottimo (es. un’esternalità negativa

di produzione (inquinamento)). Lo stato impone una tassa pigouviana t ai

produttori => la curva di offerta trasla verso l’alto => si ottiene l’equilibrio ottimo

socialmente (P**,Q**)

II. Regolamentazione

Lo stato emana leggi che impongono standard ambientali o divieti 58

La regolamentazione è un tipo di approccio basato sulle quantità, mentre la

tassazione modifica i prezzi

lo stato può:

Imporre una tassa t => curva di offerta verso l’alto

• Imporre una quantità pari a Q** => la curva di offerta diviene ora verticale

• in corrispondenza di Q**

Permessi di emissione negoziabili o mercato per le emissioni

Con i “permessi” si crea un mercato per le esternalità e si combinano elementi di

regolamentazione (approccio alle quantità) e i vantaggi associati all’imposta (approccio

ai prezzi)

Lo stato fissa un numero massimo di emissioni (es CO ) e le imprese devono ottenere il

2

permesso per produrre emissioni: ogni permesso specifica la quantità di emissioni che

l’impresa può generare e chi eccede tali limiti viene sanzionato

Le imprese possono scambiarsi tra loro su un mercato i permessi (sono negoziabili)

Il presupposto è che le imprese siano eterogenee nella loro capacità di abbattimento

delle emissioni: chi emette meno, venderà il proprio permesso a chi emette di più

Nel tempo per ottenere una riduzione dell’inquinamento globale, lo stato deve ridurre il

numero massimo di emissioni (e quindi il contenuto di ciascun permesso)

Esercizio 7 capitolo 18 (micro)

Nel settore “lavaggio a secco” la funzione di domanda è:

P = 100 – Q

D

La funzione di offerta (aggregata o di mercato):

P = 10 + Q

O

L’inquinamento generato dalla produzione può essere quantificato in danni all’ambiente

per un costo marginale esterno pari a: C’ esterno = Q

1) Calcolare P e Q di equilibrio concorrenziale, senza regolamentazione del danno

esterno 59

Domanda = offerta

100 – Q = 10 + Q

Q = 45, P = 55

1 1

2) Determinare P e Q socialmente efficienti:

esternalità negativa di produzione;

occorre sommare alla curva di offerta di mercato il costo marginale esterno del

danno ambientale => otteniamo il costo marginale sociale:

C’ sociale = C’ privato + C’ esterno

C’ sociale = 10 + Q + Q

C’ sociale = 10+ 2Q nuova curva di offerta che incorpora le esternalità

L’equilibrio socialmente ottimo:

D = C’ sociale

100 – Q = 10 + 2Q

Q = 30, P = 70 => sono socialmente ottimi

2 2

3) Determinare il livello di una tassa (pigouviana) che induca le imprese a produrre

la quantità socialmente ottima

Occorre riscrivere la curva di offerta del mercato in modo che incorpori la

→ tassa:

P = 10 + Q + tQ

Sapendo che P e Q socialmente ottimi sono P = 70 e Q = 30, sostituiscono

→ 2 2

nella nuova curva di offerta e risolvo rispetto a t:

P = 10 + Q + tQ

2 2 2

70 = 10 + 30 + t30

Risolvo rispetto a t: 60

t* = 1$

Lo stato deve imporre una tassa pari ad 1$ per ogni unità prodotta

In questo modo la quantità e i prezzi di equilibrio saranno quelli ottimi socialmente: P =

2

70 e Q = 30.

2

Esercizio 8 capitolo 18 (micro)

Un apicoltore abita vicino ad un meleto.

Il proprietario del meleto beneficia dell’attività dell’apicoltore, ma non paga nulla per

tale beneficio.

Il costo marginale dell’apicoltore è:

C’ = 10 + 5Q dove Q è il numero di alveari

Ogni alveare produce un valore pari a 40$

1. Quanti alveari avrà l’apicoltore senza interventi esterni di regolamentazione delle

esternalità?

C’ = 10 + 5Q

In concorrenza perfetta il prezzo per la singola impresa è dato (le imprese sono

price takers). In tale caso il prezzo è il valore (beneficio) dell’alveare, ovvero

40$.

Uguaglio:

P = 40 = C’

40 = 10 + 5Q

Q* = 6

⇨ L’apicoltore installa 6 alveari

2. Se ogni alveare genera un’esternalità positiva pari a 10$ al proprietario del

meleto, qual è la quantità socialmente ottima di alveari?

Esternalità positiva => il prezzo privato è 40, ma il prezzo sociale di un

→ alveare è pari a 40 + 10 61

La curva di domanda si sposta verso l’alto: oltre al beneficio privato di 40,

→ si ha il beneficio esterno di 10

Quindi il beneficio sociale è 40 + 10 = 50

La nuova Q di alveari sarà data da:

50 = 10 + 5Q

Q** = 8

La Q socialmente ottima di alveari è 8 e il beneficio totale è pari a 50

Definizioni:

- Aliquota media: t = t = T/Y

me a

T debito d’imposta, Y base imponibile

≡ ≡

Aliquota marginale: t = t = ∆T/∆Y ∂T/∂Y

- ≅

mg m

3 tipologie di imposte sulla base della classificazione (h), ovvero come varia T al variare

di Y:

A. PROPORZIONALE

B. PROGRESSIVA

C. REGRESSIVA

A. PROPORZIONALE (es. IRPEG)

Aliquota media costante

→ Aliquota marginale coincidente con l’aliquota media: t = t

→ mg me 62

Il debito d’imposta varia proporzionalmente al variare del reddito imponibile

B. PROGRESSIVA (es. IRPEF)

Aliquota media è crescente al crescere della base imponibile

→ Aliquota media è sempre minore dell’aliquota marginale: t < t

→ me mg

Nel primo grafico all’aumentare della base imponibile (Y), il debito d’imposta

aumenta in modo più che proporzionale

Nel secondo grafico t crescente all’aumentare di Y

me

C. REGRESSIVA

L’aliquota media è decrescente all’aumentare della base imponibile (Y)

→ L’aliquota media è sempre maggiore dell’aliquota marginale

→ 63

Nel primo grafico all’aumentare del reddito Y, il debito d’imposta aumenta in

maniera meno che proporzionale

Nel secondo grafico abbiamo t decrescente e t < t

me mg me

Come realizzare la progressività?

5 modi:

1) Continua

2) Per scaglioni

3) Per classi

4) Per deduzione

5) Per detrazione

1) Continua:

Si crea un’aliquota media espressa come funzione continua e crescente

→ della base imponibile

Es. t = a + bY

me

Dove a e b sono due costanti

Scarsamente applicata perché troppo complicata

2) Per scaglioni:

La base imponibile Y è divisa in intervalli (≡ scaglioni) e, sulla parte di

→ reddito che ricade in ogni intervallo, si applica un’aliquota crescente

Individuo (A): Y = 500, qual è il suo debito d’imposta T?

T = 0.05(500) = 25 debito d’imposta

T = T/Y = 25/500 = 5%

me 64

T = 5% = coincide con l’aliquota dell’ultimo scaglione in cui cade il

mg

reddito imponibile

Individuo (B): Y = 1500

T = 0.05(1000) + 0.06(500) = 80

T = T/Y = 80/1500 = 5,3%

me

T = 6% = l’aliquota marginale coincide con l’aliquota dell’ultimo scaglione

mg

in cui cade il reddito dell’individuo (B)

Individuo (C): Y = 2500

T = 0.05(1000) + 0.06(1000) + 0.07(500) = 145

T = T/Y = 145/2500 = 5,8%

me

T = 7% = pari all’aliquota dell’ultimo scaglione

mg

Con il sistema a scaglioni si riesce ad ottenere un’aliquota media t

me

crescente al crescere del reddito => ovvero un’imposta progressiva.

3) Per classi:

La base imponibile è divisa in intervalli (≡ classi) e al crescere del reddito

→ si applica un’aliquota media crescente sulla base imponibile

▪ Individuo (C): Y = 2500 65

Y = 2500 cade nella 3° classe quindi si applica il 7% a tutta

l’imponibile

T = T/Y = 175/2500 = 7%

me

Quando si ha progressività per classi l’aliquota media aliquota.

Infatti, l’aliquota dell’ultima classe è anche l’aliquota media

T = 7%

mg

Ovvero l’aliquota dell’ultima classe in cui cade il reddito imponibile

Quindi per calcolare T:

Nel caso di scaglioni:

o T = t (Y ) + t (Y -Y ) + t (Y -Y )

1 1 2 2 1 3 J 2

Dove Y è il reddito imponibile

J

Nel caso di classi

o T = t (Y )

3 J

17/04/18

riassunto lezione precedente:

• Scaglioni 2)

• 66

T = T/Y

me

T è l’aliquota dell’ultimo scaglione in cui cade Y

mg

Graficamente

Un’imposta di questo tipo è progressiva perché:

T è crescente

→ me

T T

→ ≥

mg me

Per classi 3)

• T = T/Y

me 67

T coincide con l’aliquota dell’ultima classe in cui cade Y

mg

In un imposta progressiva per classi: t = t

me mg

Un’imposta progressiva per classi è tale perche:

T è crescente in

→ me

T = t

→ mg me

4) Deduzione

Si definisce:

RC il reddito complessivo

→ ≡

D deduzione, ovvero una riduzione del RC che la normativa prevede

→ ≡

debba essere operata per ottenere il reddito imponibile, RI

Y = RI = RC – D

Il debito d’imposta è ottenuto come:

T = t(RI) = t(RC – D)

t è chiamata aliquota legale e noi la assumiamo costante

esempio: t = 20% aliquota legale, D = 100 deduzioni (uguale per tutti)

T = t(RI) = 0,2(100) = 20 68

Tme effettiva = T/RC

Anche con deduzioni, pur mantenendo un’aliquota legale costante (flat tax), si ottiene

progressività, ovvero t effettiva è crescente in RC e t effettiva < t

me me

5) Detrazioni

Le detrazioni sono un abbattimento delle imposte (del debito d’imposta T)

→ Si distingue tra:

→ i. T : imposta lorda pari ad aliquota legale per reddito imponibile RI

l

ii. Imposta netta che è pari all’imposta lorda meno la detrazione d

T = T – d

n l

T = t(RI) – d = t(RC) – d

n

RI = RC in assenza di deduzioni

Esempio: d = 20$, t = 20%: aliquota legale

T = t(RC)

l

T = t – d

n l

T effettiva = T /RC

me n 69

Anche con le detrazioni si ottiene progressività, ovvero:

T effettiva crescente in RC

• me

t > t effettiva

• me

detrazioni e deduzioni danno esattamente lo stesso risultato

In termini di progressività, se vale che d = t(D), come nell’esempio:

d = 20, t = 20%, D = 100, d = t(d) i 2 sistemi danno identici risultati

≡>

allora vale che con un’imposta progressiva per scaglioni l’utilizzo di deduzioni favorisce i

redditi più alti.

Esempio: 2 individui:

- (A): RC = 100

- (B): RC = 1100

Con detrazioni d = 10

Con deduzione D = 10 70

Confronto

Quindi:

- Per (A) il risparmio d’imposta è pari a:

10 con detrazione

o 1 con deduzione

o

- Per (B) il risparmio d’imposta è pari a:

10 con detrazione

o 3 con deduzione

o

- Il punto è che con le detrazioni tutti risparmiano lo stesso ammontare

d’imposta (10)

- Con le deduzioni, invece, i risparmi aumentano con il RC: più si è ricchi e più

si risparmia

Teoria dell’imposta:

a) Ripartizione del carico tributario

b) Scelta base imponibile

c) Effetti distorsivi delle imposte

d) Incidenza

I primi due (a,b) sono problemi di equità

Gli ultimi due (c,d) sono problemi di efficienza 71

a) Ripartizione del carico tributario

2 principi teorici:

A) Principio del beneficio (o controprestazione)

B) Principio della capacità contributiva e i principi del sacrificio

A) Principio del beneficio

Le imposte sono il prezzo dei beni e servizi offerti dallo stato

→ Non vi è spazio per motivazioni redistributive

→ Vantaggi:

→ Trasparenza nelle decisioni pubbliche di entrata e uscita

o Il prezzo che si paga è un prezzo di mercato

o

Svantaggi:

→ Problemi di free riding

o Difficoltà nel calcolare l’effettivo utilizzo di un servizio/bene (es.

o esternalità)

B) Capacità contributiva

Non vi dev’essere necessariamente un collegamento diretto tra imposte e

→ vantaggi immediati (beni, servizi, uno scambio volontario)

Lo scopo dell’imposta è sia produrre beni/servizi, ma anche redistribuzione

→ La ripartizione delle imposte avviene sulla base dell’ability to pay

→ (capacità contributiva)

3 assunti fondamentali:

→ Equità orizzontali (EO): a parità di capacità contributiva si paga lo

o stesso ammontare di imposte

Equità verticale (EV): individui con maggiore capacità contributiva

o pagano più imposte

No re-ranking: l’ordine nella distribuzione dei redditi non deve

o essere ribaltato dalle imposte

Come indicatore di capacità contributiva si usa di solito il reddito

→ Con il principio della capacità contributiva, chi ha di più deve pagare più

→ imposte => ma quanto “di più” dovrà pagare? 72

Per rispondere si introduce il criterio del sacrificio:

→ 4 ipotesi:

→ i. L’utilità (felicità/benessere) è generata unicamente dal reddito

ii. Il reddito è un elemento dato, esogeno, al di fuori delle scelte del

singolo

iii. Individui sono identici nelle loro preferenza (stessa f. di utilità)

iv. L’utilità marginale è decrescente nel reddito => all’aumentare del

reddito, l’utilità aumenta, ma a tasso decrescente

Se sono valide queste 4 ipotesi, si possono individuare 3 diversi principi del

→ sacrificio:

I. Uguaglianza del sacrificio assoluto

II. Uguaglianza del sacrificio proporzionale

III. Uguaglianza del sacrificio marginale

I. Principio dell’uguaglianza del sacrificio assoluto

L’imposta deve sottrarre ad ogni individuo un uguale ammontare di utilità

• totale

Graficamente:

• Siano dati 2 individui: ricco e povero

o Con le seguenti U’:

o 73

Y è il reddito del povero

o 1

Y è il reddito del ricco

o 2

CY è l’imposta pagata dal povero

o 1

DY è l’imposta pagata dal ricco

o 2

CY + DY gettito per lo stato

o ≡

1 2

le imposte rispettano il principio dell’uguaglianza del sacrificio assoluto se:

• l’area sotto U’ del povero tra C e Y = l’area che sta sotto U’ del ricco tra D e

1

Y 2

⇨ ABCY = EFDY

1 2

23/04/18

II. Principio dell’uguaglianza del sacrificio proporzionale

L’imposta deve sottrarre a tutti i contribuenti un’uguale percentuale

→ (proporzione) dell’utilità totale:

2 individui: povero e ricco

→ OY = reddito povero ante imposta

→ 1

OY = reddito ricco ante imposta

→ 2

OC= reddito povero dopo imposte

→ 74

OD= reddito ricco dopo imposte

→ CY = imposta pagata dal povero

→ 1

DY = imposta pagata dal ricco

→ 2

le imposte devono essere tali che:

(utilità persa dal povero a causa delle imposte)/(utilità totale del povero in Y ) = (utilità

1

persa dal ricco a causa imposte)/(utilità totale ricco in Y )

2

⇨ ABCY /MOY B = EFDY /MOY F

1 1 2 2

III. Principio di uguaglianza del sacrificio marginale

L’imposta deve essere ripartita in modo da uguagliare per tutti i

→ contribuenti l’utilità marginale del reddito netto dopo l’imposta

OY = reddito ante imposta povero

→ 1

OY = reddito ante imposta ricco

→ 2

CY = imposte pagate dal povero

→ 1

CY = imposte pagate dal ricco

→ 2

OC= reddito dopo le imposte povero

→ OD= reddito dopo le imposte ricco

→ Si richiede che in corrispondenza di C e D i livelli dell’utilità marginale

→ siano uguali per tutti i contribuenti

Tale principio è anche detto del sacrificio minimo collettivo, ha valenza

→ fortemente egualitaria ed essendo tutti i soggetti identici nelle preferenze

(tutti hanno le stesse f. di U’) tale principio implica che dopo l’imposta

tutti avranno lo stesso reddito:

OC = OD

Reddito dopo imposta povero = reddito dopo imposta ricco 75

In linea generale tali principi sono una possibile guida nella scelta della ripartizione del

carico tributario

Non offrono alcun giudizio di valore su quale principio di sacrificio sia preferibile

Quale nozione di reddito utilizzare?

Si distingue tra fonti e usi del reddito:

3 nozioni di reddito come base imponibile:

a) Reddito prodotto

b) Reddito entrata

c) Reddito consumato o speso

a) Reddito prodotto

Coincide con il valore aggiunto

La base imponibile è il valore dei nuovi beni e servizi che in un dato periodo sono

stati prodotti

RP = ∑ Y dove i = lavoro, capitale, terra

i i

RP = (1) + (2) e non entrano (3) + (4)

b) Reddito entrata

RE = consumo + variazione del valore de patrimonio 76

RE = C + (W – W ) (la parentesi è ∆ valore stock patrimonio)

t t t t-1

RE = (1) + (2) + (3) + (4)

t

Di solito, le plusvalenze (3) vengono tassate solo se sono realizzate (e non

semplicemente maturate)

c) Reddito consumato o speso

d) RS = C = RP – S

t t t t

Un elemento connesso alla definizione della base imponibile è la scelta dell’unità

impositiva: individuo o famiglia?

Esempio: Y = 20000, Y = 10000, Y = 30000

U D F

Imposta sul reddito progressiva per scaglioni

1_ nozione di reddito individuale:

T = 15000(0,23) + 5000(0.27) = 4800

U

T = 10000(0.23) = 2300

D

T = 4800 + 2300 =7100

F

T effettiva = aliquota media effettiva familiare = T /Y

meF F F

T = 7100/3000 = 27,67%

meF

2_ nozione di reddito familiare

Y = 20000 + 10000 = 30000

F

T = 15000(0,23) + 13000(0,27) + 2000(0,38)

F

T = 7720

F

T = T /Y = 7720/30000 = 25,73%

meF F F

L’aliquota media effettiva sul reddito cumulato è maggiore di quella sui redditi

individuali 77

Esistono vari meccanismi che cercano di mitigare tale effetto, per es. lo splitting

3_ nozione di reddito familiare con splitting

Y /2 = 30000/2 = 15000

F

T = 15000(0,23) = 3450

U

T = 15000(0,23) = 3450

D

T = 3450(2) = 6900

F

T = T /Y = 6900/30000 = 23%

meF F F

Teoria dell’imposta (cap 3)

a) Eccesso di pressione

Tale misura si ottiene ricorrendo a:

Analisi aggregata in concorrenza perfetta

→ Introducendo un’imposta indiretta ad valorem (es. IVA) con aliquota t

→ Per semplicità ipotizziamo curva di offerta aggregata orizzontale => ovvero

→ assumiamo a livello di singola impresa C’ = C e il costo medio (e

me

marginale) è costante (non crescente/decrescente)

Graficamente:

Ci interessa confrontare l’equilibrio ante imposta (A) con l’equilibrio dopo

imposta (C), in termini di surplus

SC = P DA

ante imposta 0

SC = P DC

dopo imposta 1

∆SC = P P CA: riduzione del SC a causa delle imposte

0 1

SP = 0

ante imposte

SP = 0

dopo imposte 78

∆SP = 0

Stato:

gettito = 0

ante

gettito = (P -P )Q = P P CB

dopo 1 0 1 1 0

∆ gettito = P P BC: aumento del gettito dello stato

1 0

⇨ A livello della collettività:

effetto dell’imposta:

∆SC + ∆SP + ∆gettito = ∆ST

-P P CA + 0 +P P BC = ∆ST

1 0 1 0

ST: surplus totale dell’intera collettività

∆ST = -ABC: misura dell’eccesso di pressione perdita di benessere per la

collettività causata dall’imposta

Da che cosa dipende la dimensione dell’eccesso di pressione? Da 2 cose:

Dipende positivamente dall’elasticità della domanda rispetto al prezzo

→ Dipende positivamente dall’aliquota marginale t

Dimostrazione:

= (∆Q/∆P)(P/Q)

ε = -3 => se il prezzo↑ dell’1% la domanda (Q domandata) si riduce del 3%

ε misura la sensibilità della domanda al prezzo

ε:

> 1: domanda elastica sensibile al prezzo

ε < 1: domanda rigida/anelastica/poco sensibile al prezzo

ε L’eccesso di pressione è:

• ABC = ½(P -P )(Q -Q ) = ½ ∆P ∆Q

1 0 0 1

Posso riscrivere l’aliquota t come:

• P =P (1+t) => t = P /P = 1 => t = (P -P )/P = ∆P/P

1 0 1 0 1 0 0

Eccesso di pressione = ½(∆P ∆Q)[(∆P/∆P)(P/P)(P/P)(Q/Q)]

Riordino i termini:

eccesso di pressione= ½ (ε)(t )(P)(Q)

2

= (∆Q/∆P)(P/Q) e t = ∆P/P

ε 79

Più la domanda è elastica (ovvero all’aumentare di più vi è eccesso di

• ε)

pressione => maggiore è l’inefficienza dell’imposta. Pertanto, se si vuole ↓

l’inefficienza è preferibile colpire beni a domanda rigida (con bassa)

ε

Maggiore è t (l’aliquota dell’imposta), maggiore è la pressione fiscale e

• maggiore è l’inefficienza dell’imposta => è preferibile (meno inefficiente)

un’imposta con aliquota più bassa, ma su più beni, anziché un’imposta

speciale con aliquota alta, ma su un solo bene

Un’imposta è neutrale se l’eccesso di pressione è nullo, l’unica è la lump sum

• tax => ovvero un’imposta senza effetti distorsivi sulle scelte

La maggior parte delle imposte non sono neutrali, perché distorgono le scelte.

• 2 esempi: Effetto distorsivo nell’offerta di lavoro

o Effetto distorsivo nelle decisioni di consumo

o

b) Effetti distorsivi delle imposte nell’offerta di lavoro

Punto di vista individuale: come cambiano le scelte individuali a seguito

• della introduzione dell’imposta

La scelta del numero delle ore di lavoro

• Un individuo che ha a disposizione H ore in un giorno, deve decidere

• quanta parte dedicare al lavoro per ottenere reddito R e quanta parte

dedicare al tempo liberoL

Il salario orario è w

• Il vincolo di bilancio è: R = (H-L)w

• Dato il vincolo di bilancio, la scelta ottima dell’individuo dipende dalla

• massimizzazione della sua funzione di utilità:

max U(R,L) L= tempo libero

r,l

sub. R= (H-L)w

La condizione per la massimizzazione dell’utilità è:

• (∂U/∂R)/(∂U/∂L) = U’ /U’ = 1/w

R L

Graficamente

• 80

P è la scelta ottima, ottenuta dalla tangenza tra la c. di indifferenza più

• alta (U ) e il vincolo di bilancio

3

Il segmento OU sono le ore di tempo libero “ottime”

• La distanza UA, rappresenta il numero di ore lavorate, infatti A = H

• Il segmento OI è il reddito percepito nella scelta ottima

• Introduciamo un’imposta proporzionale sul salario con aliquota t

• Il nuovo vincolo di bilancio è:

• R = (H-L)w(1-t)

Il nuovo vincolo:

• A = H non cambia

• La pendenza del nuovo vincolo di bilancio è: -w(1-t)

• Nuovo paniere ottimo è N:

• Tempo libero OM, ridotto rispetto a prima dell’imposta (OU)

o Il tempo dedicato al lavoro è MA, maggiore di UA => si lavora di più

o Esiste I che è il reddito netto associato al paniere N, il reddito

o 1

disponibile dopo aver pagato le imposte, ma c’è anche un reddito

lordo che è pari al segmento MZ.

Il lavoratore incassa il reddito lordo MZ, una parte va allo stato (il

segmento NZ), una parte resta al lavoratore (I ovvero NM)

1 81

Ora proviamo a scindere l’effetto totale dell’imposta in due effetti:

• Sostituzione

o Reddito

o

Lo spostamento da P a Q è definito effetto reddito => il tempo libero è

• passato da OU (nel paniere P) a OF (nel paniere Q) => si è avuto a seguito

dell’imposta una del tempo libero (un del numero di ore lavorate) pari

↓ ↑

a FU effetto reddito

Lo spostamento da Q a N sulla stessa curva di indifferenza si chiama

• effetto sostituzione => il tempo libero è passato da OF (nel paniere Q) a

OM (nel paniere N) => ovvero l’effetto sostituzione ha portato ad un

aumento del numero di ore libere (↓ numero di ore lavorate)

Quindi l’effetto totale sul numero di ore di tempo libero pari a UM può

• essere scomposto in UF + FM = UM

UF = effetto reddito (-) => il tempo libero per lavorare di più e avere

→ più reddito

FM = effetto sostituzione (+) => aumento le ore di tempo libero:

→ l’imposta abbassando il salario disincentiva il lavoro

UM = in questo caso prevale l’effetto reddito (ovvero si riduce il

→ tempo libero) ma non è detto, potrebbe prevalere l’effetto

sostituzione

A seconda della dimensione dei segmenti UF e FM può prevalere l’effetto reddito (che fa

lavorare di più) o l’effetto sostituzione (che fa lavorare di meno)

24/04/18

Può prevalere l’effetto reddito e allora 82

P: scelta ottima senza imposte; N: scelta ottima con imposte

In N prevale l’effetto reddito ovvero si riduce L e aumentano le ore di lavoro.

Può, però, prevalere l’effetto sostituzione:

P: scelta ottima senza imposte

Q: scelta ottima con imposte dove prevale l’effetto sostituzione, ovvero un aumento del

tempo libero (una riduzione del lavoro)

⇨ In generale si avrà un prevalere dell’effetto sostituzione (↓ dell’offerta di

lavoro) se sono verificate due condizioni:

Non vi sono vincoli nella scelta dell’orario di lavoro (es. lavoro

o autonomo)

Se le aliquote marginali t sono molto alte

o

In particolare, è possibile dimostrare che esiste una relazione a U rovesciata tra aliquota

e gettito. Tale relazione è detta curva di Laffer: 83

Per le aliquote t = 0 e t = 100% il gettito è nullo, per aliquote > t* il gettito si riduce.

Confrontiamo tra:

Imposta proporzionale sul salario:

• R = (H-L)w(1-t)

Imposta in somma fissa T:

• R = (H-L)w(T)

- Nel passaggio da P a N (imposta proporzionale) vi sono 2 effetti di segno opposto,

ovvero l’effetto reddito e l’effetto sostituzione:

Se prevale ER => lavoro aumenta

o Se prevale ES => lavoro si riduce

o

- nel passaggio da P a Q (imposta fissa) vi è solo effetto reddito (non vi è effetto

sostituzione perché non cambia la pendenza del vincolo di bilancio, non cambiano

i prezzi relativi) => quindi le ore lavorative aumentano (si riduce L).

Perciò non essendoci effetto sostituzione, un’imposta fissa è più efficiente,

comporta minor perdita di surplus per la collettività.

- un’imposta in forma fissa è preferibile ad un’imposta proporzionale perché:

a parità di sacrificio (a parità di utilità per l’individuo), l’imposta fissa

o assicura un gettito più alto 84

a parità di gettito, l’imposta fissa causa un minor sacrificio (minore perdita

o di utilità) rispetto all’imposta proporzionale

c) effetti distorsivi delle imposte nelle decisioni di consumo (T. di Barone)

in tale ambito confrontiamo gli effetti distorsivi di un’imposta

• individuale (es. IVA, accisa) con un’imposta diretta (IRPEF)

Teorema di Barone:

• A parità di gettito, l’imposta indiretta è più distorsiva (meno efficiente)

dell’imposta diretta.

Un consumatore che deve allocare R tra il consumo del bene 1 e del

• bene 2:

R = P x + P x

1 1 2 2

P = prezzo bene 1, x = quantità bene 1

1 1

La f. di utilità misura la preferenza del consumatore

• Max U = U(x ,x )

x1,x2 1 2

Sub. R = P x + P x

1 1 2 2

Condizione per la max di U: (SMS= P /P ):

1 2

(∂U/∂x )/(∂U/∂x ) U’ : SMS = P /P

1 2 2 1 2

Introduciamo le imposte:

imposta indiretta sulle quantità x accisa con aliquota pari a T euro per ogni unità del

≡>

1

bene 1

Nuovo vincolo di bilancio:

→ R = (P + T)x + P x

1 1 2 2

Imposta indiretta (accisa di T) 85

- Il nuovo paniere di ottimo N contiene minore quantità di 1 e 2 rispetto al paniere

P

- La distanza NZ rappresenta il gettito dell’imposta

- Anche in questo caso il passaggio da P a N può essere scisso in 2 effetti:

Effetto reddito: a seguito dell’aumento del prezzo del bene 1, è come se vi

o fosse una perdita del potere d’acquisto => quindi l’effetto reddito va nella

direzione di riduzione del consumo di entrambi i beni:

E.R. di un’imposta indiretta determina e

↓x ↓x

1 2

Effetto sostituzione: l’accisa aumenta il prezzo del bene 1, ma in termini

o relativi il prezzo del bene 2 si è ridotto => E.S. va nella direzione di (il

↑x

2

consumo del bene meno caro) e di (il bene tassato)

↓x

1

- Quindi l’effetto totale sarà:

bene 1 (tassato): E.R. (↓x ) + E.S. (↓x )= E.T. (↓x )

1 1 1

bene 2 (non tassato): E.R. (↓x ) + E.S. (↑x ) = E.T. (incerto)

2 2

- Confrontiamo ora i risultati dell’imposta indiretta con un’umposta diretta:

V.B. con imposta indiretta su 1:

o R = (P + T)x +P x

1 1 2 2

V.B. con imposta diretta:

o R – T = P x + P x

1 1 1 2 2 86

- Con imposta indiretta cambia la pendenza del vincolo di bilancio che è:

-((P +T)/P )

1 2

- con imposta diretta il vincolo di bilancio si sposta parallelamente e non cambia

pendenza: - (P /P ) (rispetto al V.B. senza imposta)

1 2

- nel paniere N (rispetto al paniere P) vi sono E.R. e E.S.

- nel paniere Q (rispetto al paniere P) vi è solo E.R. (perché i prezzi relativi non

sono cambiati)

- il solo E.R. porta a ridurre i consumi di 1 e 2, senza sostituzione tra di loro, a

favore del bene non tassato

- questo porta a minori inefficienze (minori distorsioni) per l’imposta diretta (T. di

Barone)

- ruolo fondamentale è giocato dai prezzi relativi:

se i p relativi (pendenza V.B.) cambiano => distorsione (vi è E.S.)

o se i p relativi non cambiano => minore distorsione (vi è solo E.R.)

o

- proviamo a scrivere i vincoli di bilancio per una serie di possibili imposte sui beni

consumati:

I. No imposta

p relativi = P /P

1 2

R = P x + P x

1 1 2 2

II. Imposta specifica (imposta indiretta) sul bene

Un’imposta specifica è l’accisa dove l’aliquota è T espressa in $ per unità

consumata:

R = (P + T)x + P x

1 1 2 2

P relativi sono: (P +T)/P ≠ P /P => l’imposta è distorsiva

1 2 1 2

III. Imposta indiretta ad valorem

(es. IVA che ha aliquota t espressa in percentuale del valore monetario del

bene) 87

Imposta indiretta ad valorem solo sul bene 1:

▪ R = P (1 + t)x + P x

1 1 2 2

P relativi: (P (1+t))/P ≠ P /P => imposta con effetti distorsivi

1 2 1 2

(anche qua si applica il T. di Barone)

IV. Imposta diretta

(es. IRPEF)

R – T = P x + P x

1 1 1 2 2

P relativi sono: P /P = P /P (senza imposta) => minore effetto distorsivo

1 2 1 2

V. Imposta indiretta ad valorem sui beni 1 e 2 ad aliquota costante t

(es. IVA ovvero un’imposta generale sugli scambi)

R = P (1+t)x + P (1+t)x

1 1 2 2

P relaviti: come IV

Postilla al T. di Barone: un’imposta indiretta ad valorem generale (su tutti gli scambi) è

non distorsiva, come un’imposta diretta)

VI. Imposta indiretta specifica ad aliquota T euro su tutti i beni

R = (P + T)x + (P + T)x

1 1 2 2

P relativi: (P + T)/(P + T) ≠ P /P => imposta è distorsiva

1 2 1 2

07/05/18

d) Teoria dell’incidenza

- Un’agente economico colpito da imposta si dice percosso

- In seguito alla percussione, si potrebbero verificare una serie di comportamenti:

1. RIMOZIONE: modificare le proprie decisioni di consumo, risparmio e lavoro al fine

di rimuovere l’imposta

2. TRASLAZIONE: trasferire a carico di qualche altro soggetto l’onere dell’imposta.

L’incidenza è la fase in cui si individua colui che sopporta di fatto l’onere

d’imposta, che è chiamato inciso

3. ELUSIONE: attraverso comportamenti leciti il contribuente tenta di evitare

l’imposta (es. cambio di residenza)

4. EVASIONE: comportamenti illeciti di occultamento della base imponibile

Teoria dell’incidenza

In un contesto:

Concorrenza perfetta

→ 88

A livello aggregato

→ Imposta specifica (accisa) sulla quantità

(P – P ) è pari all’aliquota t, $ per litro di benzina

3 2

(P – P ) è l’onere dell’imposta a carico del consumatore

3 1

(P – P ) è l’onere dell’imposta a carico del produttore

1 2 - Vi sono 2 principali modi in cui l’imposta specifica può essere

introdotta:

Sulla produzione:

o immaginiamo che si introduca l’accisa t per ogni unità prodotta

Un’accisa sulla produzione sposta verso l’alto in O , è come se

1

aumentassero i costi di produzione;

Il nuovo equilibrio passa dal punto A al punto B;

In corrispondenza di B identifichiamo il prezzo P che è il prezzo effettivo

3

pagato dai consumatori;

Inoltre, possiamo identificare il prezzo P che è pari a (P – t) = P che è il

2 3 2

prezzo effettivamente incassato dai produttori;

Incidenza: ovvero come viene ripartita t tra produttore e consumatore?

P – P quota/parte di t a carico del consumatore

3 1 89

P – P quota/parte di t a carico del produttore

1 2

A seconda delle caratteristiche del mercato può capitare che un’imposta

pensata per percuotere solo i produttori possa essere traslata ad altri

soggetti, i quali diventano incisi.

Accisa sui consumi

o In questo caso l’aliquota è t e l’imposta è versata dal consumatore

▪ Un’imposta specifica sui consumi sposta verso il basso D in D , come

1

se fosse stata una riduzione del reddito

Il nuovo equilibrio è in C dove identifichiamo 2 prezzi:

▪ P : il prezzo effettivamente incassato dai produttori

2

P = P + t: è il prezzo effettivo pagato dai consumatori

3 2

Quindi, come nel caso di un’accisa sulla produzione si avrà:

(P – P ) t

3 2

P – P quota d’imposta a carico del consumatore

3 1

⇨ Concentriamoci sulle accise sulla produzione 90

L’area del triangolo BHA è l’area dell’eccesso di pressione, ovvero la perdita di

benessere per la collettività causata dall’accisa

Area del rettangolo P BHP = t(Q**), il gettito dell’imposta per lo stato

3 2

3 regole dell’incidenza:

1. Il soggetto passivo dell’imposta (il percosso) non coincide necessariamente con

chi realmente sopporta l’onere dell’imposta (inciso)

2. Il lato del mercato sul quale si applica l’imposta (Offerta (O) o domanda (D)) è

irrilevante per la distribuzione del suo onere. Sono le caratteristiche di D e O a

stabilire quale parte dell’onere dell’imposta sarà a carico del consumatore/

produttore

3. Vale che sono le elasticità di D e O a stabilire la ripartizione dell’onere

dell’imposta:

Produttore/consumatore con c. di O/D rigida sopportano l’onere dell’imposta

→ Produttore/consumatore con c. di O/D elastiche evitano l’onere dell’imposta

In generale vale che l’imposta incide prevalentemente sul compratore se (ε /ε ) ha un

d o

valore basso, mentre incide sul venditore se ha un valore elevato.

Si possono usare:

La formula della traslazione:

→ TR = quota d’imposta sopportata dal consumatore = /(ε -ε )

ε

o o d

Indice di traslazione:

→ TR = quota d’imposta sopportata dal consumatore = 100((P -P )/t)

3 1

La quota d’imposta a carico del produttore sarà (1-TR), 0 ≤ TR ≤ 1 oppure 0 ≤ TR ≤ 100

4 possibili situazioni estreme:

1. Domanda perfettamente rigida

(ε =0, >0)

ε

d o 91

Le distanze:

(P -P ) t

3 2

(P -P ) quota onere imposta a carico del consumatore (P -P ) = t

≡ ≡

3 1 3 2

Il consumatore paga tutta l’imposta

(P -P ) onere a carico del produttore

1 2

Ma ora P = P => (P -P ) = 0:

2 1 2 1

il produttore trasla completamente l’imposta a carico del consumatore

TR = indice di traslazione = 100(P -P )/t =100%

3 1

2. Domanda perfettamente elastica

(ε = -∞, >o)

ε

d o

P -P = t

3 2

P -P onere a carico del consumatore = 0

3 2

P -P onere a carico del produttore = P -P t tutta l’imposta è pagata dal

≡ ≡ ≡

1 2 3 2

produttore 92

La formula della traslazione:

TR = /(ε -ε ) = 0, il consumatore non sopporta l’onere dell’imposta che è solo a

ε

o o d

carico del produttore

3. Offerta (perfettamente) rigida

(ε = 0, > 0)

ε

o d

P -P = t

3 2

P -P la quota di t a carico del consumatore

3 1

P -P la quota di t a carico del produttore

1 2

Con c. di O molto rigida, l’onere a carico del produttore è molto più ampio

dell’onere a carico del consumatore

Con la formula di traslazione:

TR = /(ε -ε ) = 0: l’onere a carico del consumatore è nullo => = 0

ε ε

o o d o

4. Offerta (perfettamente) elastica

(ε = ∞, > 0)

ε

o d 93

P -P t

3 2

P -P onere a carico del consumatore

3 1

P -P onere a carico del produttore

1 2

Con O elastica, l’onere del consumatore è molto maggiore dell’onere del

produttore

Esercizio 12 cap 9 (micro)

Mercato sigarette

• P e Q di equilibrio sono P = 5 e Q*=16

• 1

Elasticità di D nel punto di equilibrio è -0,4

• Elasticità di O è 0,5

• Introdotta un’imposta sulla produzione t=1$ per pacchetto

• Calcolare il prezzo pagato dai consumatori, il prezzo ricevuto dai

• produttori e la ripartizione dell’onere dell’imposta

Utilizzando la formula della traslazione:

TR = /(ε -ε ) = 0,5/(0,5 + 0,4) = 0,56

ε

o o d

Il 56% dell’onere dell’imposta sarà a carico del consumatore, il restante

44% sarà la parte di imposta a carico del produttore 94

P -P = t = 1

3 2

P -P onere imposta a carico del consumatore = t(TR) = 1(56%) = 0,56$

3 1

P -P onere imposta a carico del produttore = t(1-TR) = 0,44$

1 2

Dato t = 1$, 0,56$ saranno pagati dai consumatori e 0,44$ dai produttori

Calcoliamo:

P => P -P = P - 5= 0,56 => P = 5,56$

3 3 1 3 3

P => P -P = 5-P = 0,44 => P = 4,56$

2 1 2 2 2

Esercizio

La domanda per biglietti allo stadio è: Q = 360 -10P

L’offerta è: Q = 20P

Calcolare P e Q* di equilibrio

• 1

Calcolare prezzi e quantità nel caso di un’imposta t = 4$ per biglietto

• Calcolare la ripartizione dell’onere dell’imposta

D = O 95

360 – 10P = 20P => P = 12, Q*= 240

1

Per il secondo punto parto da O:

Q = 20P

Riscrivo con P a sinistra:

P = Q/20

Traslo la c. di O di t = 4

O : P = Q/20 + 4

1

Riporto Q a sinistra

Q = 20P – 80

Nuovo equilibrio (B):

360 – 10P = 20P – 80

Risolvo rispetto a P:

P = 14,67

3

Q**= 20(14,67) – 80

Posso ora trovare:

P = 14,67 – 4 = 10,67

2

Per definizione:

P -P = t

3 2

14,67 – P = 4

2

Ripartizione dell’onere dell’imposta tra consumatori e produttore:

P - P 14,67 – 12 = 2,67 onere pagato dai consumatori

3 1

In percentuale, indice di traslazione:

100(P -P )/t = 100(14,67 – 12)/4 = 67%

3 1

Per i produttori, l’onere è:

P – P = 12- 10,67 = 1,33

1 2

In percentuale: 33%

Ora proviamo a risolverlo applicando la formula di traslazione:

= (∂Q /∂P)(P /Q*) = -10(12/240) = -1/2 = -0,5

d

ε

d 1

= (∂Q /∂P)(P /Q*) = 20(12/240) = 1

o

ε

o 1

TR = /(ε - ) = 1/(1 + 0,5) = 67%

ε ε

o o d 96

TR = 67%, la percentuale a carico del consumatore è pari al 67% mentre a carico del

produttore si avrà il 33%

Il sistema tributario italiano

- la grande riforma fiscale del 1973 – 74:

o passaggio da un sistema fiscale basato sui contributi sociali e imposte

indirette ad un sistema fondato su imposte dirette

o IRPEF, IRPEG, IVA

o Anni ’80: poche riforme fiscali, inflazione e fiscal drag

o Anni 97-98, riforma visco:

▪ Introduzione IRAP: imposta regionale

▪ Qualche tentativo di semplificazione

• anni 2000, riforma governi centrodestra:

o abolizione IRPEG, sostituita da IRES

o ulteriori tentativi di semplificazione

CAP. 1

nel 2015 le entrate tributarie in senso stretto (imposte dirette e indirette) sono

• state 494 mld$, rispetto al PIL sono circa il 30%

all’interno delle entrate tributarie le imposte dirette rappresentano il 15% del PIL

• e il restante 15% rappresentano imposte indirette:

imposte dirette (IRES/IRPEF): colpiscono una manifestazione immediata di

o capacità contributiva

imposte indirette (IVA, accise): colpiscono una capacità contributiva

o mediata

imposte erariali: tributi che confluiscono al governo centrale

o altre imposte non erariali (IRAP, IMU, TASI): sono le fonti di entrata per

o governi locali (regioni e comuni)

CAP. 2

in Italia le imposte erariali non sono imposte patrimoniali

• si distingue inoltre tra:

• 97

imposte personali: sono imposte che tengono in considerazione le

o caratteristiche individuali del contribuente (carichi familiari, stato di

salute)

imposte reali: non si considerano aspetti personali del contribuente

o

CAP.3

A) distinzione fra:

a. reddito effettivo: reddito effettivamente percepito in un certo arco

temporale

b. reddito normale: è un reddito potenziale, che fa riferimento per es. ad un

reddito medio in condizioni normali di produzione (es. rendita catastale,

studi di settore)

B) il reddito effettivo è la categoria più corretta, ma vi sono una serie di vantaggi

nell’utilizzo del reddito normale (facilità di calcolo e di accertamento)

CAP. 4 l’IPREF è un’imposta:

• a. personale (non reale), che considera le caratteristiche individuali

b. progressiva (non proporzionale) con scaglioni, deduzioni e

detrazioni

c. sul reddito complessivo delle persone fisiche

Base imponibile

• d. Reddito d’entrata, con l’esclusione di alcune plusvalenze che

rendono la base imponibile ibrida tra reddito entrate e reddito

prodotto

e. Si usa anche il reddito spesa, perché non è assoggettato il

risparmio previdenziale

f. Il soggetto passivo: individuo (non la famiglia) residente oppure

non residente (per la sola parte residente in Italia)

08/05/18

IRPEF

A) Determinazione del reddito imponibile

B) Accertamento

C) Deduzioni e detrazioni 98

Determinazione del reddito imponibile:

• ci sono 6 categorie:

1. Redditi fondiari:

Terreni

• Fabbricati

2. Redditi da capitale

Interessi (attivi)

• Obbligazioni

• Utili da prestiti, c/c

• Tutte le fonti di reddito associate ad utilizzo di capitale

• Nel tempo si è ridotto il numero di redditi da capitale ai fini IRPEF in

• quanto vi sono ISOS (imposte sostitutive)

3. Reddito da lavoro dipendente

Redditi da lavoro dipendente e assimilati + pensioni

• Criterio di cassa

• Criterio è il reddito da lavoro dipendente e al lordo di eventuali spese

• per la produzione

Il versamento dell’imposta avviene da parte del sostituto d’imposta

• (datore di lavoro)

4. Reddito da lavoro autonomo

Reddito da esercizio di arti e professioni

• Criterio di cassa

• Vale il principio del reddito netto, ovvero le spese/costi di

• produzione possono essere sottratti dal reddito complessivo

Si adotta un regime di contabilità semplificata

5. Reddito d’impresa

Vale che:

• 99


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Pej

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3 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pej di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Di Giacomo Marina.

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